Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Volersi o no - tredicesima parte (leggi la prima parte) (leggi la seconda parte) (leggi la terza parte) (leggi la quarta parte) (leggi la quinta parte) (leggi la sesta parte) (leggi la settima parte) (leggi l'ottava parte) (leggi la nona parte) (leggi la decima parte) (leggi l'undicesima parte) (leggi la dodicesima parte)
autrice: Kelly
e-mail:
data di edizione: 31/12/2005
argomento della storia: romanzo sentimentale a puntate
riassunto breve: La vita di Laura è sconvolta dall’arrivo di Stefano ma non è sempre facile abbandonarsi ai sentimenti…
lettura vietata ai minori di anni: 14 anni
note: Non è una fan finction vera e propria, è soltanto una storia che ho immaginato interpretata da alcuni attori. Non so se sono tutti riconoscibili, uno di sicuro lo è.

Volersi o no


PARTE TREDICESIMA


Non era nelle sue intenzioni trascorrere l’ultimo dell’anno nella maniera disastrosa in cui aveva passato la Vigilia di Natale, per cui Laura lasciò l’ufficio alle due, insieme a tutti gli altri colleghi. Uno di essi, Gianluca, le aveva appena chiesto di andare ad una festa con lui la sera e pur avendo rifiutato adducendo un impegno inesistente, se ne era sentita molto contenta. In fondo il sapere che poteva ancora interessare ad un uomo le infondeva una certa sicurezza oltre alla speranza che un domani, quando avesse superato completamente la sua crisi, avrebbe potuto ancora sperare di trovare un affetto. Aveva riflettuto anche a lungo sull’invito di Giorgio Lorenzi, rimproverandosi per aver quasi sollecitato le sue avances. Indubbiamente l’aveva fatto in un momento in cui non aveva la piena padronanza di se stessa, ma adesso, a freddo, sapeva perfettamente che se le avesse telefonato avrebbe dovuto rifiutarsi di uscire con lui. Probabilmente l’incarico prestigioso sarebbe andato a farsi benedire, ma poco importava, la cosa realmente importante era poter continuare a guardarsi allo specchio senza farsi schifo e fino ad oggi, anche se di sbagli ne aveva commessi tanti, era sempre riuscita a farlo.
Stava pensando a cosa fare quando Valentina la chiamò a telefono. Era dal parrucchiere e voleva un consiglio su come pettinarsi. Laura decise di raggiungerla lì: sarebbe stato un modo come un altro di trascorrere qualche ora in compagnia.
Trovò la ragazza tutta eccitata perché aveva avuto il permesso di andare per la prima volta ad un veglione di Capodanno e l’aiutò a scegliere una pettinatura adatta al vestito. Lei stessa si fece fare una tinta per coprire qualche filo bianco che aveva scoperto di avere. Il risultato fu davvero soddisfacente, i suoi capelli diventarono morbidi e lucenti e presero un caldo colore rosso che le donava moltissimo. Magari fosse stato sempre così facile liberarsi dei segni del tempo!
Salutata Valentina, si attardò ancora in un centro commerciale dove acquistò una tuta di pile e delle pantofole a forma di coniglietti che mettevano allegria solo a guardarle e che le avrebbero risparmiato il tormento dei piedi freddi. Si procurò anche una preziosa linea da bagno dalla fragranza raffinata perché aveva proprio voglia di coccolarsi dopodiché andò nel reparto alimentari. Gironzolando allegramente per i banchi, comprò le vongole ed i pomodorini per cucinarsi lei stessa gli spaghetti oltre che una splendida orata, della frutta esotica, un po’ di dolci e persino una bottiglia di vino.
- Stasera si mangia cara mia! – si disse tutta soddisfatta, riuscendo persino a sentirsi contenta.

Stefano aveva aspettato almeno un quarto d’ora che la ragazza arrivasse ed alla fine la vide avvicinarsi all’auto. Indossava un soprabito nero che portava sbottonato e sotto un vestitino rosso piuttosto corto dalla cui generosa scollatura si intravedeva il seno alto e sodo. I capelli erano raccolti in un raffinato chignon che faceva risaltare il suo collo elegante e la nuca perfetta, mentre le gambe lunghe e diritte erano sottolineate dalle calze scure e dai tacchi alti. No, non era solo l’amore paterno che gli faceva vedere Valentina bellissima, lo era sul serio.
Sedutasi accanto a lui lo salutò con un bacio ed un sorriso allegro.
- Non ritieni che questo vestito sia un po’ troppo provocante? – la investì, incapace di celare la gelosia che provava per la figlia.
- Che dici paparone, è castigato come quello di un’educanda! Che c’è, non ti piace come sto forse?
- Ma no, sei bellissima, sul serio – la rassicurò – mi piace anche molto la tua pettinatura, è molto elegante.
- Trovi? Me l’ha consigliata Laura: siamo state insieme dal parrucchiere oggi.
Da quando aveva avuto il permesso di frequentare l’amica, non si faceva più scrupolo neanche di nominarla liberamente. Stefano non commentò e lei rincarò la dose, per provocarlo un poco più che altro:
- Anche questi orecchini me li ha regalati lei. Ti piacciono?
- Sì, sono molto belli. Te l’ho detto, stai molto bene. 
Il padre le rivolse un sorriso molto dolce ed anche lei fu presa da un moto di tenerezza:
- Anche tu sei tutto elegante, ma dove devi andare?
- Niente di speciale. In un locale con degli amici.
- Sai che strage di cuori farai stanotte bello come sei?
- E dai, non prendermi in giro!
- No che non ti prendo in giro. Sai, anche Cristina la mia compagna di classe ha detto che sei un gran bell’uomo.
- Davvero? E quando mi ha visto Cristina?
- Come non ti ricordi? Quando sei venuto a parlare con la prof di greco e poi hai riaccompagnato me e le mie amiche a casa. Cristina era una delle due.
- Per caso quella che ha detto che dopo il liceo vuole iscriversi a medicina e poi specializzarsi in geriatria?
- No, papà, quella è l’altra, Manuela.
- Meno male allora, pensavo di aver suscitato un interesse puramente scientifico!
Risero entrambi, poi suonò il cellulare di Valentina e lei si mise a parlare animatamente con qualcuno.
- Mario – diceva – guarda che io sono già quasi arrivata. Non è che abbiamo fatto tutto sto’ casino per passare la mezzanotte insieme e poi tu fai tardi? Bada che mi arrabbio se non arrivi massimo tra mezz’ora! No, non trovare scuse idiote, per favore!
Si sentiva la voce del ragazzo che cercava di rabbonirla. Parlarono ancora un poco animatamente poi lei chiuse il cellulare posandoselo in grembo.
Timidamente il padre le chiese:
- E’ il tuo ragazzo Mario? Viene anche lui al veglione stasera?
Valentina lo guardò corrugandola fronte:
- E che ne sai tu di Mario? Te l’ha detto la mamma o l’hai visto al concerto la sera del mio compleanno?
- Me l’ha detto la mamma. A dirti il vero ero talmente preso dai miei casini personali che non l’ho nemmeno guardato. Peccato – aggiunse sorridendo – non ho visto se assomiglia ad Orlando Bloom.
Valentina questa volta quasi strillò tanto era stupita:
- Oddio, sai anche di Orlando Bloom! Anche questo ti ha detto quella pettegola di mamma?
- No, questa volta è innocente – rise il padre – solo che, a meno che non si siano messi a produrre tappezzerie con la sua faccia, credo che tutte le foto di lui appese nella tua stanza vogliano dire che ti piace, o no?
La ragazza sorrise ed ammise:
- Sì, tantissimo, ma Mario non gli somiglia affatto, è tutto un altro tipo. Però Laura me l’aveva detto che mi sarebbe potuto piacere lo stesso anche un ragazzo completamente differente dal mio idolo ed è stato proprio così.
A questo punto Stefano non poté più ignorare i continui riferimenti alla donna e le chiese serio:
- Sei proprio tanto attaccata a Laura?
- Certo papà, tanto. Lei mi capisce, mi aiuta, non si stufa mai di starmi a sentire. Purtroppo tra poco deve andare via e resterò di nuovo sola.
- Dai, che dici, sola! C’è mamma, ci sono io…
- Che c’entra, voi siete i miei genitori, mica i miei amici.
- Perché i genitori non possono essere amici?
- No, perché si preoccupano troppo e vogliono sempre farti vedere le cose dal loro punto di vista – dichiarò la ragazza sorridendo.
- E va bene, noi no, però ci sarà sempre il tuo ragazzo a non farti sentire sola.
- Sì, figurati! Per quello che potrà durare!
- Ma perchè dici così? Ti ci sei appena messa e già pensi che potrà finire? Non stai bene con lui?
- Certo, sto benissimo, però non credo nel rapporto di coppia.
Stefano sorrise con sufficienza perché gli sembrava né più né meno che una posa da adolescente, per cui Valentina, offesa, ribadì il suo concetto:
- Non mi sembra che io abbia fatto esperienze tali da indurmi a credere nell’amore, non ti pare?
- Perché, sentiamo, che esperienze avresti fatto? – il padre continuò a trattarla con ironica sufficienza.
- Non direttamente, s'intende. Ma tu e mamma non siete l’esempio vivente di un’esperienza fallimentare?
Stefano si mise un po’ sulle difensive, spaventato dalla piega che stava prendendo il discorso:
- Che c’entra, un errore può sempre capitare nella vita. Non vedi come tua madre e Guglielmo sono felici? Non si sono fatti una bella famiglia forse? 
- Oh sì, loro se la sono fatta la bella famiglia, ma non io!
- Che dici amore? Io ho sempre pensato che tu fossi più che felice con loro. Sabrina è un’ottima mamma e Guglielmo poi è un gran brav’uomo, non credi?
- E chi dice il contrario. Gli voglio molto bene, sai, ma…non è mio padre - la ragazza esitò un poco poi proseguì accorata - Sapessi quanto è stato difficile crescere come ho fatto io, dovendo spiegare alle mie compagne di scuola perché sulla targhetta della porta di casa mia non c’era il mio cognome o passare le estati e le migliori feste un po’ con te un po’ con loro.
- Lo so, hai ragione, però abbiamo cercato sempre di trovare il massimo accordo per non farti star male e non mi sembra che tu ne abbia sofferto poi tanto. Sapessi che situazioni conflittuali ci sono in altre famiglie di separati!
La voce di Valentina s'incrinò di pianto:
- Lo so, papà, però quando la domenica mattina ci mettevamo nel lettone o quando cantavamo in macchina tutti insieme mentre andavamo in vacanza, io ho sofferto lo stesso e mi chiedevo sempre perché non c’eri tu al posto di Guglielmo, perché non avevamo potuto essere noi quella famiglia felice!
Stefano fu colpito da quelle parole e sinceramente addolorato mormorò:
- Mi dispiace, sul serio mi dispiace.
- Lo so, anche a me e mi dispiace ancora di più perché quando mi sono fatta grande mamma mi ha spiegato perchè vi siete separati. Non sono stati motivi importanti, in fondo vi volevate bene tant’è vero che ve ne volete ancora oggi, ma solo questioni marginali e d’orgoglio che volendo avreste potuto anche superare.
- Ascolta tesoro, sei ancora troppo giovane per capire, a volte le cose non sono così facili come sembra – provò a giustificarsi l’uomo, ma la ragazza non lo fece neanche concludere.
- No, papà, è inutile. La verità è che tu l’hai fatto con mamma ed anche con Laura: per questioni di principio ti sei fatto scappare le uniche due brave ragazze che ti siano capitate nella vita! Però non temere, io non voglio accusarti di nulla, solo che siccome ti assomiglio tantissimo ed ho i tuoi stessi difetti, penso che probabilmente lo farò anch’io ed allora è meglio prepararsi alla solitudine perché se non si riesce ad accettare gli altri con i loro limiti e le loro mancanze si è condannati a rimanere soli, c’è poco da fare.
L’uomo rimase senza parole: certo non si aspettava da una ragazzina un ragionamento così profondo e concreto. Avrebbe voluto continuare a parlare a lungo con lei, non l’avevano mai fatto in quel modo, ma erano arrivati ed un nugolo di ragazzine tutte vestite eleganti li salutarono agitando le mani allegramente.
Valentina si distrasse subito e si mise a indicargli tutta eccitata una di esse che indossava un vestito scollatissimo che la lasciava seminuda nel freddo della notte invernale:
- Guarda, paparone, guarda Franca. Poi dici che io ho un vestito provocante! 
Stefano sorrise e salutò la figlia con un bacio senza dimenticarsi le solite raccomandazioni:
- Mi raccomando stai attenta e se ti viene sonno chiamami che vengo subito a prenderti.
- E dai, paparone, non mi ci hai fatto neanche arrivare che già pensi a venirmi a riprendere!
Il padre sorrise dolcemente:
- Hai ragione, scusami. Comunque ciao, amore mio, divertiti e passa uno splendido Capodanno.
Aspettò di vederla entrare in un portone con le sue amiche e poi ripartì.
Non aveva molta voglia di andare in quel locale. Lì c’erano i suoi soliti amici ed amiche, alcuni non sposati, molti separati, tutti orribilmente soli. Avrebbe preferito starsene in macchina a guidare senza meta, ma era l’ultimo dell’anno e tra poco si sarebbe scatenato il putiferio. Era fermo ad un semaforo quando udì la suoneria di un cellulare che non era il suo: era quello di Valentina che l’aveva fatto scivolare dal grembo quando era uscita dall’auto e non se ne era accorta. Lo raccolse e vide che la telefonata proveniva da Mario.
- Mi scusi, signore devo aver sbagliato – proferì questi quando udì la voce di un uomo.
- No, non hai sbagliato, sono il papà di Valentina e lei si è dimenticata in macchina il telefono.
- Accidenti questo è un bel guaio, adesso come faccio?!
- Se posso aiutarti io, però non chiedermi di andarglielo a riportare perché sono già lontano e si farebbe tardissimo per me.
- Lei lo sa usare il cellulare?
- Veramente sono più bravo a srotolare papiri, ma posso sempre provarci.
Un po’ interdetto per la battuta che non aveva colto, il ragazzo proseguì tutto agitato.
- Dovrebbe trovare in rubrica il numero di Lavinia, chiamarla e dirle che io, che sono Mario, la passerò a prendere con l’auto perché mio padre alla fine me l’ha data. Le dica però che deve farsi trovare giù al palazzo tra dieci minuti esatti, altrimenti la lascio lì e me ne vado perché non posso aspettarla. 
- E no che non puoi, finisce che fai tardi e non è prudente contrariare quella piccola vipera di mia figlia. – commentò sorridendo l’uomo – Non ti preoccupare figliolo, provvedo subito. 
Certo era un po’ strano il papà di Vale, però doveva essere simpatico. Mario lo ringraziò di cuore.
Ancora ridendo tra sé, Stefano accostò l‘auto e cominciò a scorrere la rubrica: Lalla, Lara, Laura, Lavinia… aveva trovato il nome che gli interessava ma si era soffermato un po’ su quello che lo precedeva; sì, doveva essere proprio lei, la sua Laura. Dopo aver fatto la telefonata così come aveva promesso, se ne stette un po’ pensieroso mentre fumava una sigaretta. Ad un tratto fu colto da un impulso irresistibile, riafferrò il cellulare e chiamò il numero.

Laura se ne stava sul divanetto a guardare i programmi televisivi ed a dire il vero aveva già sonno, forse per la noia, forse per la pancia piena. Si riscosse sentendo il trillo del telefono e vedendo che era Vale si affrettò a rispondere:
- Bella che c’è? – chiese affettuosa come al solito sicura di parlare con lei e per poco non le venne un colpo quando invece udì la voce di Stefano:
- Sono io, ma chiamo dal telefono di Vale perché quella scombinata se l’è scordato nella mia macchina.
Il suo tono era sereno per cui la donna non si allarmò, ma gli chiese calma:
- E perché mi stai chiamando?
- Niente, ho visto il tuo numero in rubrica e volevo farti gli auguri. Ma se ti disturbo ti lascio subito, forse sei da qualche parte.
- No, sono a casa.
- Devi uscire?
- No, non devo uscire. 
- Forse sei con qualcuno allora?
- Stefano, ma che ti prende? Sono a casa, non devo uscire e sono sola. Che c’è di tanto strano?!
- C’è che è la sera dell’ultimo dell’anno.
- E chi se ne frega, mica sono più una ragazzina come tua figlia che si eccita ad andare alle feste di Capodanno e poi ti dirò, ho sempre detestato questa specie di esorcismo collettivo che porta a fare follie ogni 31 dicembre! Stasera è una sera normale, domani ci sarà una normalissima alba ed un altro normalissimo giorno. Non c’è nessun confine, niente che cambierà, ci saranno i soliti disastri, il solito maltempo, la solita estate torrida, le polemiche in politica, l’inflazione. Insomma, di nuovo c’è solo un numero su un calendario e l’unico augurio che possiamo farci è quello di essere ancora qui per poterlo buttare via quando ne arriverà uno nuovo.
- Accidenti sei talmente pessimista che ti ci vorrebbe un esorcismo personale altro che collettivo!
Laura ammise ridendo:
- E va bene, confesso che non ho una visione troppo rosea del futuro in questo periodo. Hai ragione, abbiamo tutti bisogno di auguri ed a te li faccio di tutto cuore.
- Posso venire a casa tua? – Stefano proferì la domanda all’improvviso.
- Come? – chiese la donna un po’ incredula.
- Ti chiedevo se posso venire da te, così, per parlare un po’ e farci un po’ di compagnia visto che neanch’ io ho voglia di andarmi a fare esorcizzare in un locale pieno di confusione e di gente che fa di tutto per dimostrare di essere allegra.
Dopo un attimo di esitazione gli rispose:
- Va bene vieni – e gli spiegò dove abitava.
- Non è lontano da dove sono ora, tra un quarto d’ora sono da te. Non c’è nemmeno traffico.

- Sei una pazza, sei una pazza – si diceva mentre dimenticandosi persino di spegnere la televisione, si aggirava per la sua stanzetta in preda ad un’agitazione folle. Ma che diamine, pensava di esserne fuori ed invece era bastato che lui le dicesse “vengo da te” perché tutta la sua dignità andasse a farsi friggere! Ma non ci poteva fare niente, voleva vederlo ancora. E se lui avesse inteso ripetere l’esperienza di quel giorno in albergo? Sarebbe stata capace di mandarlo a quel paese o piuttosto gli avrebbe lasciato fare il comodo suo e poi andarsene via? Forse sì, non sarebbe riuscita a rifiutarsi perché solamente l’idea di quel “comodo” la faceva tremare di eccitazione. Ed in fondo perché no, anche una sola volta ancora sarebbe stata una cosa meravigliosa! Si precipitò in bagno a controllare il suo aspetto: i capelli erano perfetti e ben pettinati e il corpo emanava ancora la fragranza esotica usata per il lungo bagno che si era concessa. Si lavò i denti e si truccò leggermente, solo un po’ di mascara e un po’ di fard, poi incominciò a pensare a cosa doveva mettersi. Solo a questo punto la saggezza prese il sopravvento: non poteva farsi trovare tutta agghindata, non voleva dargli ancora una volta l’impressione di volerlo sedurre, nel caso doveva andargli bene così come stava, con la tutina di pile, la biancheria di cotone e le pantofole a coniglietto.
Non dovette aspettare a lungo che Stefano bussò alla porta. I due giovani si scambiarono uno sguardo reciproco e poi scoppiarono a ridere: lui tutto elegante, con l’abito, il cappotto scuro e la sciarpa di seta bianca e lei vestita da casa.
- Simpatiche le tue pantofoline! – commentò guardandole i piedi.
- Ti piacciono? Sono molto calde così come la tuta. Ho pensato di rimanere come stavo per casa per ottenere il duplice scopo di non sentire freddo e di non rischiare di sedurti con un aspetto troppo sexy. Ho fatto bene?
- Benissimo, i tuoi coniglietti sono antiseduzione, te l’assicuro. 
Risero ancora, poi Laura lo invitò ad accomodarsi prendendogli il cappotto.
Lui guardò dubbioso il divanetto mezzo sgangherato, poi optò per una sedia vicino al piccolo tavolo.
- Ma com’è che ti sei ridotta in un posto così squallido? Non che lo voglia disprezzare s’intende, per uno come me andrebbe più che bene, ma non mi sembra certo all’altezza di donna che ci tiene alla casa come te.
- Questa non è una casa, è un residence che ho trovato per pura combinazione e in cui dovevo stare appena due o tre mesi. Quando avrò una destinazione definitiva ci penserò a farmene una come dico io.
Intanto Stefano continuava a fissarla con quel suo magnifico sguardo.
- Stai bene con i capelli lunghi. Sono molto belli.
- Ah già, tu mi hai visto sempre con il berretto in testa e non sapevi che li ho fatti crescere! Comunque è anche il colore che li fa belli, ma quello l’ho fatto per coprire i capelli bianchi. Sto incanutendo, amico mio, è inutile negarselo, a maggio saranno 38 suonati! 
- Non è vero non stai affatto invecchiando anzi, sembri addirittura più giovane.
- Grazie, anche tu stai bene.
- Non dire bugie. Da quando ho smesso di fare sport sono ingrassato terribilmente e mi sono lasciato andare un po’ troppo.
Sì, era vero, era ingrassato ed aveva un po’ di rughe sulla fronte, ma Laura lo sapeva da tempo che le sarebbe piaciuto sempre e comunque. Sentiva l’identico immutato impulso di andargli vicino e farsi prendere tra le braccia, poggiargli il capo sulla spalla ed avvertire il suo profumo maschile. Si chiedeva perché adesso non fosse più possibile toccarlo, assaporare le sue labbra, accarezzare quel corpo massiccio e forte. Era lì, a pochi passi da lei eppure era come se fosse stato sull’altra sponda di un fiume immenso che li separava senza alcuna possibilità.
Timorosa che i suoi pensieri le si potessero leggere in faccia, distolse lo sguardo e gli chiese tutta briosa:
- Champagne non ne ho, ma se ti va potrei offrirti della cioccolata calda.
- Perché no? Ne prendo volentieri una tazza. Credi che ce la farai a prepararla per le 24 così brindiamo con quella?
- E che diamine, sono le undici e mezza e poi non sperare in qualcosa di speciale, è solo comunissima cioccolata istantanea. Ma dimmi, Valentina mi ha detto che sei molto in giro per lavoro è vero?
- Sì , ma è una scelta mia. Potrei anche non farlo, ma dato che non ho legami e che guadagno bene…
- Come non hai legami,? E tua figlia cos’è?
- Mia figlia è grande, Laura, non ha più bisogno di me. E’ meglio che le metta da parte un po’ di soldini per quando dovrà andare all’università e sposarsi piuttosto che stia a scocciarla con la mia compagnia non richiesta.
- Guarda che ti sbagli, Vale ti adora e le manchi tanto. Ma spiegami esattamente, che tipo di lavoro fai in realtà?
Gli porse la tazza di cioccolato e si andò a sedere lei sul divanetto alzando le gambe e stringendo un cuscino tra le braccia in una posizione molto comoda. Sorbendo la bevanda, parlarono del lavoro di Stefano, poi la discussione cadde su quello di Laura che non gli nascose le sue perplessità in merito:
- Non è che non mi piaccia, ma è un lavoro impiegatizio, devo solo applicare le disposizioni che mi vengono impartite e nient’altro. Per fortuna che riesco a sentirmi ancora un essere pensante e non un robot quando Antonio o Rosa mi chiamano per chiedermi qualche consiglio!
- Li senti ancora?
- Certamente. Sai, ora lavora lì anche mio cugino Pino, il figlio di zia Filomena per intenderci, e ci sentiamo molto spesso.
- E come vanno le cose?
- Bene. La fabbrica va così bene che probabilmente acquisteranno anche quella dei Della Rocca che vogliono chiudere. In fondo l’accordo con Aleari ha veramente dato la spinta che ci aspettavamo.
- Hai fatto davvero un buon lavoro in quell’azienda! Ti manca, non è così? – le chiese Stefano che ne aveva percepito il rimpianto.
- Sì, è naturale. Ci avevo messo l’anima là dentro.
- E la famiglia l’hai sentita più? Io qualche volta sento zia Evelina: è sempre più svampita, ma è una gran brava donna in fondo.
- Sì anch’ io la sento di sovente e sono d’accordo con te, è la migliore dei Lambiase, su questo non c’è dubbio. Te compreso, naturalmente.
Gli occhi verde-azzurro di Stefano brillarono divertiti, ma poi si fecero di nuovo seri quando la donna continuò a parlare: 
- La vigilia di Natale ho sentito per telefono anche Christophe.
- Ho visto che sta facendo una bella carriera e mi fa piacere. E mi fa piacere anche che siate rimasti in buoni rapporti – commentò calmo ma con freddezza.
- Ma quali buoni rapporti! E’ stata la prima volta che l’ho sentito da quando ci siamo separati. Ha detto che voleva farmi gli auguri anche se in realtà voleva solo accertarsi che gli concedessi il divorzio.
- Non lo sa che dovete aspettare che siano passati i tre anni?
Laura strinse ancora più forte il cuscino tra le braccia un po’ riluttante a proseguire, poi disse con la voce molto bassa:
- Lo sa però ha necessità di convincermi a non oppormi nel caso volessi farlo, perché si è messo con una ragazza di 23 anni ed a marzo avranno anche un bambino.
Stefano rimase di stucco e posando la tazza vuota sul tavolo pronunciò un solo epiteto diretto al cugino:
- Che stronzo!
Era esattamente quello che aveva pensato lei, ma per fare la superiore disse tutta calma:
- No, perché? Mi sembra giusto che si rifaccia una vita.
L’uomo aveva giurato di non tornare in argomento, ma non riuscì a trattenersi e sbottò furioso:
- Ma non lo vedi che è un bugiardo? Perché diceva di amarti alla follia quando poi, dopo solo pochi mesi si è messo seriamente con un’altra?
- Forse allora era in buona fede e davvero mi amava. Sono sicura che soffrisse davvero.
Stefano non ci vide più e le disse molto turbato:
- Ed io forse, non ho sofferto io o la mia sofferenza non contava nulla?
Laura non parlò e distolse lo sguardo da quello di lui. Ma l’uomo continuò accorato:
- Tu neanche lo immagini il tormento che ho provato ad averti vicino per tanti mesi e poi cosa è stato amarti con la consapevolezza di doverti dividere con un altro. Come ero tutto contento, povero fesso, quando pensavo di poter riuscire a costruirmi un futuro con te! Dopo averti desiderato tanto, finalmente pensavo di averti convinto ed invece tu non hai esitato un attimo a dimostrarmi quanto poco ti importasse di me!
Vedendo che a mano a mano cominciava a scaldarsi, Laura lo interruppe un po’ irritata:
- Senti, se è per parlare di questo che sei venuto, è meglio che te ne vai stesso ora.
Lui non se ne diede per inteso e continuò con un tono sempre più agitato:
- No, accidenti, non t’importava niente di me, altrimenti non ti saresti buttata subito tra le sue braccia. Però io ti amavo troppo per rinunciare a te, anche se mi sentivo tradito. In fondo, mi sono detto, è stato pur sempre suo marito che importa se è stata con lui ancora una volta, se mi vuole ancora devo darle la possibilità di tornare da me. E’ per questo che sono venuto quella domenica, per chiederti di tornare, ma tu non sei voluta venire.
- Ma come cavolo facevo a lasciare tutto su due piedi? – protestò la donna molto turbata
- Giusto, io sbagliavo perché credevo che il nostro amore potesse essere più importante di ogni altra cosa. Si vede che non lo era abbastanza. Te lo giuro, sarebbe tornato tutto com’era se tu fossi venuta via quando te l’ho chiesto, però non l’hai fatto perché oramai mi avevi già usato e potevi anche gettarmi via. Quello che volevi era recuperare il rapporto con quel grand’uomo e solo quando ti sei resa conto che non ti sarebbe stato possibile, hai deciso di riprendermi, non è così forse? Abbi il coraggio di dirmelo in faccia perlomeno, senza metterti a fare la vittima e far passare me per l’infame che non ti ha più voluta.
Oramai stava quasi urlando ed anche lei lo fece:
- Io non mi sono messa a fare la vittima però tu hai fatto come chi dice ad un bambino “buttati, buttati, che ti prendo io” e poi si scosta e lo fa finire per terra.
Stefano proruppe in una risata sardonica:
- Uh che bel paragone, un bambino! Io ti avrei fatto delle promesse e poi mi sarei scostato? Ma se sei stata tu a non volerti buttare, prima avevi tanta di quella paura e non volevi assolutamente farlo e poi ti sei tirata indietro all’ultimo momento.
- Basta. Non ho nessuna voglia di tornare su questa storia. Fammi la cortesia, vattene e sparisci dalla mia vita! – la povera Laura si sentiva davvero esasperata ed incapace di lottare oltre però quando lo vide prendere il cappotto e voltarsi silenziosamente per andarsene, proruppe in un grido disperato:
- Avevo paura, sì, avevo paura. E lo sai di che? Avevo paura che accadesse proprio quello che è accaduto. Ma guardami, accidenti, guardami. Io non ho più niente, Stefano, non ho più un lavoro, non ho più una casa, non ho più amici o una parvenza famiglia, ho lasciato tutto per te, tutto! Mi è rimasto solo questo amore di cui non hai che fartene perché ti ho deluso e non sono stata all’altezza delle tue aspettative. Sei stato tu a non volermi più, non lo negare!
L’uomo non si fermò avviandosi deciso alla porta.
- Sì, vattene, vattene, tanto… – urlò ancora la ragazza e non finì la frase perché scoppiò in lacrime e si gettò sul divanetto a piangere mentre udiva l’uscio aprirsi e richiudersi.
Stefano invece non se ne era andato, aveva sì aperto la porta, ma l’aveva subito richiusa restando fermo a riflettere. Dalla stanza gli arrivava in sordina il suono della tv rimasta accesa per tutto il tempo. La voce allegra di un presentatore scandiva i minuti che mancavano ancora a mezzanotte ed era coperta dal singhiozzare disperato di Laura. Si voltò a guardarla: stesa sul divano, si copriva la testa con il cuscino, come a ripararsi da un pericolo o da un dolore immenso. Gli mancò il cuore di lasciarla così ed avvicinandosi piano le si accovacciò vicino, toccandole il braccio che teneva premuto sulla testa.
La donna sobbalzò perché credeva che fosse uscito e lo guardò stupita con i suoi splendidi occhi color delle foglie brune bagnati di pianto. Stefano le prese il viso tra le mani e le asciugò le lacrime con un gesto delle dita, poi dolcemente le disse:
- Perdonami, amore, perdonami! 
Con uno slancio irrefrenabile gli si gettò tra le braccia.

Mentre sullo schermo del piccolo apparecchio televisivo scorrevano le immagini della festa e dei fuochi di artificio, Laura e Stefano si abbracciavano e lei era incapace di smettere di singhiozzare.
Soltanto perché l’uomo non cessava di chiederle perdono cercò di calmare il pianto e ritrovò le parole: anche lei aveva tante, troppe cose da farsi perdonare e doveva dirglielo assolutamente. Si sentivano entrambi liberati, rasserenati e riuscirono, tra le carezze e i baci, a raccontarsi tutto quello che avevano sofferto in quel lungo periodo di separazione senza nascondere il fatto che non avevano mai cessato di amarsi, mai, nemmeno un minuto, nonostante l’orgoglio ferito li avesse tenuti lontano per così tanto tempo. A poco a poco, ma era già passato parecchio tempo, i baci si fecero più appassionati e le carezze più intime. Stretti sul piccolo divano, Stefano si era tolto la giacca e la cravatta ed aveva infilato le mani sotto la tuta per carezzarle la pelle nuda, piano, dolcemente, come si fa con i bambini per calmarli. Aveva finito per slacciarle il reggiseno e toccarle il seno con le sue grandi mani calde, provocandole un lungo brivido che provò a sua volta quando lei gli sbottonò la camicia e cominciò a baciargli sensualmente il petto. Allora si alzò, spense la tv, la prese per mano e la condusse verso il letto per poi cominciare a spogliarla e a spogliarsi, con estrema delicatezza, lasciandosi aiutare da lei che con docilità lo assecondava nei gesti. Faceva un freddo cane in quella stanzetta senza sole, e quando si misero finalmente tra le lenzuola non riuscirono a capire se il tremore fosse dovuto al freddo o all’emozione, ma passò in fretta perché il calore reciproco e l’amore tramutò il brivido in un fremito dolcissimo. Non avevano fretta di cominciare a fare l’amore, sapevano che il loro desiderio era tale che l’atto sessuale si sarebbe consumato come un fuoco che divampa ed invece non volevano che quella magia avesse mai fine. Soltanto dopo molti baci e carezze si unirono veramente ed allora per Laura fu come volare sulle ali della gioia. Per tutti i lunghi mesi trascorsi senza di lui si era quasi imposta di dimenticare di essere donna perché sapeva che anche il ricordo della loro intimità l’avrebbe fatta enormemente soffrire per la privazione che ne stava avendo. Per questo aveva sempre preferito, prima di addormentarsi nelle serate solitarie o quando si ridestava con i sensi tutti svegli, scacciare il pensiero di lui come avrebbe fatto una donna consacrata con un pensiero peccaminoso e solo questo le aveva dato la forza di andare avanti. Ma ora era finalmente di nuovo tra le braccia dell’uomo che amava e tutto quel patire le sembrava lontanissimo. Si abbandonò con tutta se stessa mentre godeva pienamente dell’amore fisico senza alcun pudore di nasconderlo. 
Per Stefano invece era diverso: a differenza di lei, mai come in quell’ultimo periodo aveva disperatamente cercato donne con cui fare sesso. In questo modo aveva inteso placare la sua smania, ma ogni volta ne era uscito sempre più solo ed amareggiato perché nonostante in tante lo avessero amato, sentiva sempre di più la mancanza dell’unica donna che cercava. Era per questo che adesso non poteva abbandonarsi, perché non voleva mai, nemmeno per un istante, perdere la consapevolezza che colei che stringeva tra le braccia fosse proprio la sua Laura. Mentre l’amava spiava sul suo bel viso il piacere che le stava dando e ne godeva a sua volta, più di rimando che direttamente. Con dolcezza aspettava trepidante quella lacrima dolce che sapeva le sarebbe spuntata tra le ciglia quando sarebbe giunta al culmine e quando la vide, con estrema dolcezza, le baciò tutto il viso e le labbra e poi ancora il viso, allontanandosi da lei, ma restandole abbracciato.
Laura riemerse a poco a poco dal profondo abisso in cui era sprofondata ed aprì gli occhi per guardarlo. Voleva capire perché non avesse proseguito per soddisfarsi lui stesso, ma due occhi azzurri che la guardavano innamorati le diedero la risposta senza che avesse bisogno di chiedergli nulla: era un dono che aveva voluto farle, il dono di se stesso e del suo amore, fatto ad una regina o a una padrona o semplicemente alla donna amata. Un sorriso dolcissimo le si dipinse sul volto rendendola stupendamente bella ed ancora di più lo fu quando lo attirò di nuovo su di sé e serrandogli la nuca con una mano, mentre con l’altra gli carezzava le spalle forti, incominciò a posargli piccoli baci appassionati sul collo, sotto l’orecchio, sul viso, sussurrandogli senza sosta “ti amo, ti amo, ti amo”. Le loro bocche si incontrarono e bastò poco perché lui si infiammasse di nuovo e ricominciasse ad amarla con una passione che ormai non aveva più alcun freno.

Si erano addormentati da poco, esausti, stretti nel letto troppo piccolo per tutti e due e tendendosi per questo teneramente abbracciati. Stefano stava sognando dei sogni dolcissimi ed in essi cercava di far trovare posto al fastidioso rumore che purtroppo non voleva cessare e che lo costrinse a svegliarsi: era la suoneria di un cellulare, quello di Valentina. Cercando di fare piano per non svegliare la ragazza di cui non si vedeva neanche la testa tanto si era ficcata sotto le coperte e rabbrividendo per il freddo del pavimento sotto le piante dei piedi nudi, andò fino alla giacca rimasta sul divano e vi pescò il telefonino che, implacabile, continuava a suonare la sua musichetta petulante.
- Pronto – grugnì ancora mezzo assonnato. Sul display aveva letto “Mario” ma era Valentina che con una vocina tutta allegra gli gridò.
- Paparone, auguri, buon anno!!!
- Mmmmmhhh !!
- Ma che stai facendo? 
- Niente. Dormivo.
Sospettosa la ragazza lo interrogò:
- Non dovevi essere in un locale? A casa non sei perché ho provato a chiamarti lì e allora me lo dici dove è che stai dormendo?
- Che cavolo vuoi, si può sapere? Vuoi che ti venga a prendere per caso? – domandò Stefano che a poco a poco stava riprendendo coscienza.
- No, non cambiare discorso. Dimmi dove sei! – il tono era imperioso.
Rimettendosi al calduccio sotto le coperte accanto a Laura, le disse ridendo:
- Insomma te li fai o no gli affari tuoi?
Questo scatenò le ire della ragazza che quasi come una mamma che ha colto il figlioletto a fare qualcosa di proibito, cominciò a strillare:
- Ecco, lo sapevo, con te è tutto inutile! Ho provato a parlarti con calma, ma sei incorreggibile…
Stefano aveva scostato l’orecchio dal telefono per non farsi assordare e quando Laura tirando fuori la testa da sotto le coperte, gli chiese mezzo assonnata “Ma chi è?” le rispose divertito:
- E’ quella lagna di Vale che mi sta facendo la predica.
- Valentina! – gridò felice Laura.
- Laura!– gridò felice Valentina che un po’ aveva sentito pronunciare il suo nomignolo, un po’ aveva riconosciuto la voce dell’amica.
La donna gli strappò il telefono di mano e cominciò a parlare con la ragazza, tutta contenta.
- Me lo dici com’è avvenuto questo miracolo? – le chiese questa.
- Sei stata tu a farlo o meglio, il tuo telefonino. Ha trovato il mio numero su quello e ha deciso di chiamarmi, poi è venuto qui e…abbiamo fatto pace. Ma dimmi, piccola, ti stai divertendo?
- Io sì e tu?
Laura rise e stava per parlarle ancora, però Stefano le strappò il cellulare scherzando con lei:
- Insomma, brutta infame, lo so che hai sedotto me per arrivare a mia figlia, però adesso fammici parlare un po'. No, no, sta buona, sta buona! – fu costretto a difendersi dai pizzicotti che gli stava dando divertita mentre dall’altro lato Valentina rideva felice. Quando fu tornata un po’ di calma, proseguì serio:
- Allora, signorina, vuoi che ti venga a prendere?
- Veramente, papà, io volevo dirti che non ce n’è bisogno perché volevamo andare a prendere il cappuccino e il cornetto ad Ostia quando sorge il sole.
- No, no si fa troppo tardi, poi tua madre si preoccupa.
- Gliel’ho detto e non ha nulla in contrario tanto più che mi riaccompagna Mario che ha avuto la macchina dal padre.
- Che abbia avuto la macchina lo so anch’io, è il fatto di non sapere come la guida che mi impensierisce. Non mi sento sicuro se non ti vengo a prendere io.
- Dai papà! – fece Valentina. 
- E dai Stefano! – fece Laura.
Alla fine si arrese:
- E va bene, fai un po’ quel che ti pare. – poi soggiunse – Sta attenta, mi raccomando.
- Certamente, però state attenti anche voi due, perché se ricominciate a litigare di nuovo vi strozzo con le mie mani!
Posato il telefono, Stefano ritornò sotto le coperte ed abbracciando Laura, le chiese tenerissimo:
- Che dici rischiamo la morte per strangolamento o potremo evitarla?
- La evitiamo, la evitiamo, non ti preoccupare – gli rispose stringendoglisi contro.
L’uomo le carezzò il viso con una mano, poi fece per avvicinarsi e baciarla, ma lei improvvisamente si voltò di spalle e gli disse allegra e dispettosa:
- Però adesso voglio dormire: è da tanto che non lo faccio con te e lo sai che è la seconda cosa che mi piace di più fare quando siamo insieme!
Lui rise e la circondò teneramente con le braccia tirandosela contro e mettendosi buono buono. Dopo un po’ si riaddormentò. Laura no, non riusciva a dormire, era troppo felice. Fino a qualche ora prima Stefano era stato per lei un tenero e focoso amante, ma ora, mentre ne ascoltava il respiro regolare e ne avvertiva il tepore del corpo forte e massiccio contro il suo, lo percepiva quasi come un padre tra le cui braccia poteva stare ancora una volta sicura e protetta. Era una sensazione meravigliosa e la donna giurò a se stessa che mai più niente e nessuno al mondo l’avrebbero potuta separare dall’uomo meraviglioso che dormiva al suo fianco. 

Il 10 gennaio era il primo compleanno di Alessia, ma anche il giorno in cui Laura avrebbe incontrato Lorenzi per conoscere la sua destinazione definitiva.
Valentina entrò in cucina preceduta da Attila ed annunciò:
- Ha chiamato Laura. Ha detto di cominciare a mangiare perché per lei ci vuole ancora tempo e non sa a che ora potrà sbrigarsi.
- No, l’aspettiamo – commentò Sabrina ma fu subito contradetta dal coro di proteste dei bambini che erano affamati.
- Dai, sono quasi le due ed Alessia già crolla dal sonno. Cominciamo a pranzare, sono sicuro che a Laura non farebbe piacere se non lo facessimo – la rassicurò Stefano.
Erano quasi arrivati alla frutta quando finalmente bussarono e Valentina, seguita dall’immancabile Attila, si precipitò ad aprire. Era Laura che però entrò come un ciclone strillando: - Devo andare in bagno!! – e sparì di corsa, tra le risate divertite dei piccoli. Dopo un po' riapparve ed aveva davvero un aspetto radioso nel suo maglione bianco dall’ampio collo ed i capelli lunghi che le incorniciavano il viso allegro ed arrossato dal freddo. 
- Accidenti, fa un freddo cane! – disse mentre dava un bacio su una guancia a Stefano e si sedeva a tavola al suo posto, poi guardando il piatto di lasagna fumante che Sabrina le aveva messo davanti commentò:
- Madonna, Sabrì, stavolta hai superato te stessa! – ed attaccò a mangiare di buon appetito.
- Mi fa piacere che ti piaccia. Comunque ce lo vuoi dire o no che cosa è successo? Dall’aspetto sembri molto contenta.
- Certo che lo sono! Assai! – rispose Laura senza smettere di mangiare e ripromettendosi di raccontare più tardi in separata sede i veri motivi della sua contentezza. Infatti, quando Giorgio Lorenzi le aveva telefonato i primi di gennaio per portarla fuori così come le aveva promesso, gli aveva risposto molto cortesemente, ma in maniera gelida che il suo compagno non avrebbe gradito che uscisse con un altro uomo ed aveva rifiutato categoricamente facendogli capire che sotto quell’aspetto doveva mettersi il cuore in pace. Sapeva bene che così facendo si sarebbe giocata la nomina prestigiosa, ma già aveva deciso di farlo quando non si era rimessa ancora con il suo amore, figuriamoci adesso. Non immaginava quindi che le sue doti lavorative fossero state comunque notate e la cosa le faceva ancora più piacere perché non era dovuta scendere a compromessi mortificanti. Continuò a spiegare:
- C’erano tre incarichi da conferire e sapete a chi hanno proposto quello più importante?
Era una domanda pleonastica naturalmente e fu accolta da un coro di congratulazioni.
- Di che si tratta? – le chiese Stefano che però si manteneva un po’ più distaccato.
- Devono aprire una nuova filiale della fabbrica ed hanno offerto a me di andare ad avviarla. Il contratto è da dirigente ed è ottimo dal punto di vista economico senza contare che lasciano la massima discrezionalità sulla conduzione. 
Sabrina intervenne sinceramente contenta per l’amica:
- Lo vedi Laura che la classe non è acqua? Tu sei stata bravissima a dirigere la fabbrica dei Lambiase e rimpiangevi quel ruolo. Adesso ne avrai uno ancora più importante e farai grandi cose, ne sono sicura!
Sempre continuando a mangiare, Laura disse:
- Sì, però la fabbrica si farà a Bratislava.
Il silenzio che quella notizia lasciò, fu rotto da Valentina che tra lo stupito e lo scandalizzato chiese:
- Bratislava!? In Slovacchia!?
Laura annuì con la bocca piena ed a quel punto il silenzio divenne davvero imbarazzante. Poi il piccolo Roberto chiese:
- Ma dov’è sta’ Slovacchia?
Guglielmo spiegò con il suo fare da professore:
- E’ una Repubblica dell’Europa centrale nata nel 1993 dallo scioglimento consensuale della Cecoslovacchia e da poco fa parte della Nato e dell’Unione Europea.
Nessuno commentava, perciò Sabrina cercò di addolcire la cosa:
- Resta sempre un incarico importante, però.
- Certamente – rincalzò Guglielmo – e poi quelli sono paesi emergenti che attirano le partecipazioni straniere e gli investimenti. E’ quasi normale che un’azienda vada ad installare lì una nuova fabbrica.
- E poi mica è tanto lontano? Quanto saranno, due o tre ore di aereo da Roma o no? – continuò la moglie.
Nessuno ebbe il tempo di rispondere perché Stefano si era alzato e con fare molto controllato aveva detto:
- Scusate, vado di là: ho voglia di fumare e qui ci sono i bambini e Laura che sta mangiando – e così dicendo uscì dalla cucina.
Laura stava mangiando eccome, ma lo seguì perplessa con lo sguardo fino alla porta, poi guardò Sabrina con aria interrogativa, quest’ultima commentò facendo spallucce:
- Ecco, ci risiamo, ricomincia!
Valentina però si ribellò prendendo accoratamente le difese di suo padre:
- E no, sapete, questa volta ha ragioni da vendere!
- Ma quali ragioni? – finalmente aveva inghiottito il boccone e poteva parlare – Ricomincia a fare l’ombroso senza neanche darmi il tempo di spiegare che ho rifiutato.
- Hai rifiutato? – fu un coro unanime.
- Lo sapevo benissimo che l’avrebbe presa male e poi neanch'io me la sentivo di andarmene così lontano – sospirò la donna posando la forchetta nel piatto.
- Di', ma ne sei sicura? Guarda che qui si tratta del tuo lavoro, di quello che ti è sempre piaciuto fare e potresti non trovare altrettanto piacevole una vita diversa – le disse Sabrina.
Guglielmo osservò mentre le versava galantemente il vino:
- Non darle retta, cara, lei è stata la prima a rinunciare al lavoro preferendo la famiglia.
- Sì, ma il mio non era un lavoro così importante.
- Non è quello, Sabrina – commentò Laura – ogni lavoro può essere importante per consentirti di realizzarti e non dipendere da un uomo. Ma io adesso sono stufa di lavorare, ho la necessità di dedicarmi a Stefano e a me stessa, non è una rinuncia, è una scelta. Può darsi che un domani me ne pentirò, ma adesso sento di dover fare così.
- Vai a dirglielo, ti prego. Starà soffrendo come un pazzo – la implorò Valentina che era contenta ma anche molto preoccupata per il padre.
- E no, che aspettasse! Così impara a fare il bisbetico! - Laura si stava accingendo a riprendere a mangiare ed infilzò una appetitosa polpettina, poi parve ripensarci e posando di nuovo la forchetta si alzò da tavola:
- E va bene. E’ meglio che glielo vada a dire a quello scorbutico.
- Vai, ti rimetto il piatto in caldo e finisci dopo.
- E no, sono quasi le tre passate e questa creatura deve spegnere la candelina sulla torta. Pazienza, metti via la lasagna! – così dicendo diede un bacio ad Alessia seduta sul seggiolone e poi raggiunse Stefano in salotto.
Lo trovò che sfogliava distrattamente una rivista fingendosene interessato. Alzò i suoi splendidi occhi molto tristi su di lei e le chiese molto affabile e calmo:
- Hai già finito di mangiare?
- No che non ho finito, ma temevo che tu fossi arrabbiato e sono venuta a vedere.
Lui le sorrise, ipocrita ma dolcissimo:
- Arrabbiato? E perché dovrei essere arrabbiato?
- Perché ho preso una decisione senza consultarti, ad esempio.
- Avevi tutto il diritto di prenderla, si tratta della tua vita infondo.
- Veramente si tratta anche della tua.
- Che c’entra, sono cose che devi fare tu non io.
- Veramente le devi fare tu.
- Io? E che cosa dovrei fare, sentiamo.
Laura cominciò a contare sulle dita:
- Tanto per cominciare, mantenermi, poi consegnarmi la tua casa e lasciarmene fare ciò che voglio, poi appena sarà possibile, sposarmi, ci tengo a continuare a chiamarmi Lambiase sai, poi aiutarmi a smettere di fumare e devi farlo anche tu naturalmente e poi – era arrivata al mignolo ma si appoggiò la mano sul cuore e si fece seria – aiutarmi ad avere un figlio. 
Un'ombra di preoccupazione le era passata sul viso fino a quel momento allegro perché sapeva che quella sarebbe stata la sfida più dura e che avrebbe richiesto forza e sacrificio, ma sapeva anche che niente l’avrebbe più scoraggiata dal perseguire tale scopo adesso che aveva accanto un uomo che amava e del cui amore era più che certa.
Stefano la guardava dubbioso, non osava sperare di aver capito bene:
- Lo sai che questo è ciò che voglio – le sussurrò ansiosamente.
- Meno male! Sai che guaio se ti tiravi indietro dopo che ho rifiutato: in mezzo ad una via mi lasciavi!
Tutta allegra Laura gli si strinse contro e lui l’abbracciò stretta stretta, baciandole il viso e dicendole:
- Amore mio, grazie, grazie, non avrei sopportato di averti lontano!
- Perché io si? Non voglio più perderti tesoro, ti amo da morire e voglio farlo finché campo. Solo che… – esitò.
- Cosa? Dimmi amore, che cosa?
- Per favore, cerca di essere meno introverso per il futuro, se c’è qualcosa che non va, dimmelo, sai quanti equivoci in meno ci sarebbero stati tra di noi se tu invece di chiuderti in te stesso a soffrire me ne avessi parlato!
- Sì, hai ragione te le prometto. Ti assicuro che mi farò perdonare le rinunce che hai fatto per me.
- Già, ma non so se ci riuscirai. L’ultima è stata proprio dura!
L’uomo rimase un po’ pensieroso, poi si sentì in dovere di dirle:
- Guarda che se ci tieni molto potremmo anche adattarci. In fondo è vero che con poche ore di aereo ci si potrebbe vedere perlomeno tutte le settimane.
- Che hai capito, fesso, non stavo parlando del lavoro ma della lasagna! Me l’hai fatta restare qui, te lo giuro! – si puntò un dito alla gola facendo una smorfia buffa per indicare la sua golosità rimasta insoddisfatta.
Stefano rise contento e provò ad abbracciarla di nuovo però lei si scostò:
- E no, dai, abbiamo tutto il tempo per scambiarci le effusioni. Ora torniamo di là che aspettano noi per aprire la torta.
Si alzò e lo prese per mano ed insieme tornarono in cucina.
Erano tutti intorno alla tavola e Valentina faceva fare le prove alla sorellina facendole soffiare sulla fiamma di un accendino ed incitandola tutta allegra:
- E dai, sorella, facciamo vedere ai due compari di che sono capaci le donne di questa famiglia!
Laura e Stefano si guardarono sorridendo, poi si strinsero l’uno all’altra sentendosi per la prima volta non semplici spettatori della felicità di una famiglia, ma una famiglia felice loro stessi.

FINE


 

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