Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Volersi o no - undicesima parte (leggi la prima parte) (leggi la seconda parte) (leggi la terza parte) (leggi la quarta parte) (leggi la quinta parte) (leggi la sesta parte) (leggi la settima parte) (leggi l'ottava parte) (leggi la nona parte) (leggi la decima parte)
autrice: Kelly
e-mail:
data di edizione: 22/12/2005
argomento della storia: romanzo sentimentale a puntate
riassunto breve: La vita di Laura è sconvolta dall’arrivo di Stefano ma non è sempre facile abbandonarsi ai sentimenti…
lettura vietata ai minori di anni: 14 anni
note: Non è una fan finction vera e propria, è soltanto una storia che ho immaginato interpretata da alcuni attori. Non so se sono tutti riconoscibili, uno di sicuro lo è.

Volersi o no


PARTE UNDICESIMA

Quando aveva lasciato precipitosamente Roma la mattina di marzo dopo la penosa serata in albergo con Stefano, non avrebbe mai pensato di dovervi fare ritorno appena sei mesi dopo. A dire il vero aveva fatto arrivare a Lorenzi la sua protesta perché non ne poteva più di essere trattata come una trottola, tre mesi qui, tre mesi là, prima Varese, poi Milano ed adesso Roma. Il suo più grande desiderio era stato di provare a rifarsi una vita, ma cambiare di continuo non l’aveva certo agevolata. Già aveva trovato enormi difficoltà sul lavoro, lei che era abituata a comandare e a decidere ed ora era l’ultima ruota del carro. Benché fosse molto socievole, in quei pochi mesi di permanenza nelle varie sedi non era riuscita nemmeno ad instaurare dei rapporti umani. Molti dei suoi colleghi la guardavano con diffidenza, altri ne erano invidiosi, altri ancora la trattavano solo con enorme indifferenza e la sua vita era diventata per questo ancora più solitaria e triste. Soprattutto l’estate a Milano, nella città vuota e desolata, era stata quanto di più squallido ci potesse essere, ma lì perlomeno aveva avuto un alloggio confortevole, ora, trasferita nella capitale in tutta fretta, non aveva trovato altro che uno squallidissimo recidence dove non si trovava nemmeno bene. Per fortuna le avevano assicurato che sarebbe stato l’ultimo spostamento prima della destinazione definitiva che avrebbe avuto a gennaio e poiché oramai si trattava solo di tre mesi, aveva finito per accettare, sebbene a malavoglia. D’altronde aveva già deciso che se non l’avessero accontentata, avrebbe dato le dimissioni perché della vita da vagabonda non ne poteva proprio più. Era pur vero che dopo non avrebbe saputo più dove cercarsi un altro lavoro, ma qualche soldo da parte ce l’aveva e tutto sommato avrebbe potuto sempre tornare al paese di zia Filomena ed aprirsi un negozietto. Era così stanca e sola che anche una prospettiva del genere finiva per sembrarle allettante anche se non sarebbe stata di certo il coronamento di tutto ciò che aveva desiderato per se stessa.
Durante la settimana cercava di farsi assorbire dal lavoro fino alla sera tardi, ma la vera tragedia erano le giornate di sabato e di domenica quando la mancanza di compagnia si faceva sentire maggiormente. Per fortuna era una grande dormigliona e trascorreva molte ore a riposarsi, ma non poteva mettersi in letargo e qualcosa in quei noiosissimi lunghi giorni di riposo, doveva pur inventarsi. Avesse avuto almeno una casa vi si sarebbe potuta dedicare, ma quelle stanze in fitto, con pochi mobili consumati dall’uso di chissà quante persone, non la incoraggiavano né poteva dedicarsi allo shopping dato che disponeva di poco spazio ed ogni tanto doveva fare armi e bagagli e cambiare residenza. D’altronde adesso che era libera e sola, aveva dato spago alla sua natura molto semplice rinunciando totalmente al look di signora elegante, accontentandosi di portare cose acquistate nei grandi magazzini e facendosi crescere i capelli per non essere costretta ad andare spesso dal parrucchiere. Si trascurava anche nel nutrimento, non perché non mangiasse, il suo buon appetito lo aveva sempre, ma perché non le andava di cucinarsi e comprava soltanto le classiche schifezze adatte ai single.
L’unica sua consolazione erano le lunghe telefonate che faceva con Antonio e Rosa che le erano rimasti molto affezionati e la tenevano al corrente delle novità nell’impresa in cui aveva lasciato il cuore. Antonio aveva assunto anche suo cugino Pino che nel frattempo si era laureato e così, anche quando telefonava a zia Filomena, le sembrava che qualcosa della sua antica vita fosse sopravvissuta allo sfacelo in cui si era ritrovata dopo la separazione con Christophe. Quest’ultimo non si era fatto più sentire, così come la sua famiglia, solo zia Evelina ogni tanto le telefonava ed era anche andata a trovarla una volta mentre era a Milano. In quella occasione però aveva finto di essere ancora la persona sicura ed allegra che era stata, perché non sapeva cosa la vecchia signora avrebbe potuto riferire all’ex marito o addirittura a Stefano nel caso fosse ancora in contatto con lui e per orgoglio non voleva mostrare quanto la sua vita fosse diventata insulsa ed insopportabile. Sapeva di essere cambiata e poteva anche non importarle niente, ma preferiva non incontrare nessuno che l’avesse conosciuta prima perciò aveva finito per respingere anche i pochi tentativi di qualche persona amica che avrebbe voluto starle un po’ vicino. 
Comunque bisognava pur vivere e per riempire le solitarie serate del sabato aveva preso l’abitudine di andare al cinema e poi di andare a mangiare una pizza. Continuò a farlo anche a Roma ed una sera si stava godendo un film proprio bello quando durante l’intervallo notò la persona seduta davanti a lei, una ragazza dai lunghi capelli neri che stava dicendo all’amica accanto:
- Per me non esiste nessuno che sia altrettanto bello ed interessante di Orlando Bloom. Ti giuro che me ne sono innamorata follemente dal primo momento che l’ho visto.
Era Valentina, la sua Valentina. Presa da un impulso irrefrenabile si alzò e sporgendosi sullo schienale della poltrona le chiese divertita:
- E allora signorina, che fine abbiamo fatto fare a Brad? Se l’è già dimenticato quanto lo amava?
La ragazza si voltò stupita e nel vederla proruppe in un grido gioioso:
- Laura!!
Però subito dopo il suo bel volto si rabbuiò ed aggiunse gelidamente:
- Ma guarda, chi non muore si rivede! Stai bene?
- Sì, grazie – le rispose la donna ancora sorridente.
- Bene! Questi sono i miei amici.
Poi rivolta ad un giovanotto seduto poco più in là:
- Mario, andiamo a comprare altri pop corn?
Quando il ragazzo si alzò, le disse freddamente:
- Scusa - e si allontanò.
Per fortuna al loro ritorno le luci erano già spente e la sua espressione delusa e triste non si vedeva al buio. Si stava rimproverando per essere stata una vera stupida a farsi vedere. Aveva agito d’impulso perché le voleva ancora molto bene, ma avrebbe dovuto immaginare che la ragazza potesse essere risentita con lei o che magari alla sua età potesse aver benissimo dimenticato un’amicizia durata solo pochi mesi.
Appena finito il film, senza aspettare neanche i titoli di coda, se ne scappò via ed andò a prendere la macchina che aveva lasciato al parcheggio del cinema. Cercando di mascherare la sua malinconia persino con se stessa, si stava dicendo che non aveva voglia di pizza per cui se ne sarebbe tornata subito a casa ed avrebbe mangiato i formaggini che c’erano in frigo. Nel frattempo cercava come al solito le chiavi nella borsa e come al solito non le trovava. Era tutta intenta nella sua ricerca quando si sentì chiamare.
- Dimmi un po’, ti sembra bello andartene così senza neanche salutarmi?
Valentina era lì dietro di lei, però adesso le sorrideva. Laura notò la sua enorme somiglianza con il padre e le rispose mesta:
- Mi sembrava che tu fossi arrabbiata con me e non ho voluto importunarti.
- Certamente che sono arrabbiata con te! Non si fa così, non si sparisce per mesi interi senza nemmeno una telefonata! Ma ti ho fatto qualcosa per caso?
- No, per carità, è solo che ho avuto un periodo veramente nero e poi è da poco che sono venuta a Roma. Scusami, ma devi credermi, io ti voglio sempre bene.
Gli amici la stavano chiamando e la ragazza fu costretta a tagliare corto.
- Va bene, voglio crederti. Però guarda che se non mi chiami entro una settimana considero i nostri rapporti conclusi per sempre.
- Ecco – pensò la donna sorridendo tra sé – è proprio uguale a lui, anche nel carattere.
Poi la richiamò perché se stava già andando via:
- Vale, tesoro, ti sei fatta proprio bella lo sai?
- Grazie – le rispose e le gettò un bacio con una mano.
Mentre tornava accanto ai ragazzi pensava che invece Laura era cambiata tanto da non sembrare più la stessa. Non c’era più nulla della giovane allegra, vivace ed elegante che aveva conosciuto in quella donnetta triste, vestita con una maglietta da quattro soldi e con i capelli legati in una squallida coda. Che cosa le era mai capitato per essersi ridotta così? Aveva provato tante volte a chiedere al padre che cosa ne fosse stato di lei, ma poi aveva capito che non erano più in buoni rapporti e non aveva più insistito con le domande. A questo punto però sperava che si facesse viva perché era diventata davvero curiosa di conoscere le risposte.

Guglielmo fu costretto a posare il libro che stava leggendo perché la moglie si era infilata nel letto e si era stretta subito tra le sue braccia:
- Ehi, ma con chi hai avuto questa conversazione telefonica chilometrica? – le chiese abbracciandola forte.
- Laura.
- Già è a Roma e Valentina l’ha anche incontrata.
- E’ proprio per questo che mi ha chiamato, voleva chiedermi il permesso di vederla qualche volta.
- Il permesso? – l’uomo restò un attimo perplesso poi ricordò – Ah, il famoso divieto di Stefano! Ma è ancora valido dopo tanto tempo?
- Valido o non valido io le ho detto che può incontrarla quando vuole. Me ne infischio di quello stupido! – sbottò la donna irritata.
- Non credi che sarebbe meglio dirglielo?
- Perché scusa, se mia figlia le vuole bene perché non dovrebbe frequentarla? Solo perché lui ha avuto una storia finita male con lei? In fondo quella trattata uno schifo è stata proprio Laura: ci ha messo tutta la determinazione di cui è capace a farle del male e tu non immagini neanche quanto sappia essere cattivo quando vuole.
Si strinse ancora di più al marito, come a cercare protezione da antiche sofferenze.
Guglielmo le accarezzò con dolcezza una guancia:
- No, dai, lo sai che Stefano non è cattivo. Ha reagito così solo perché è stato molto ferito ed ha sofferto molto.
- Anche lei ha sofferto e sta ancora soffrendo. Non me la sento di costringerla a farsi odiare anche da Valentina non facendosi più viva con lei. E poi a gennaio andrà già via.
- Così presto? Allora una soluzione si trova di certo. Basterà non far sapere niente al padre che si vedono, tanto oramai lo sentiamo così di rado!
- E’ proprio ciò che pensavo io. Mi dispiace fare le cose di nascosto, però a volte quell’uomo si impunta peggio di un mulo ed invece non vedo che male potrebbe fare a nostra figlia vedere Laura.
- Nessuno di sicuro. E’ un’ottima persona e questo lo sa anche lui, solo che probabilmente allora l’amava ancora e non sopportava neanche di sentirla nominare.
- Hai ragione, avviseremo Vale di stare zitta e una scusa con lei la troveremo di sicuro. Adesso, mio signore, vogliamo pensare un po’ a noi?
Nel dirlo cominciò a baciare il viso del marito, sussurrandogli tutta tenera:
- A volte mi chiedo cosa sarebbe stato della mia vita se non ti avessi incontrato! Te l’ho mai detto quanto ti amo?
- Sì, però dimmelo ancora – scherzò Guglielmo cominciando a ricambiare con trasporto le effusioni della giovane moglie, però dovette fermarsi perché la piccola Alessia cominciò a piangere.
- Vado io – disse sospirando nell’alzarsi – speriamo che abbia perso soltanto il ciuccio e che si rimetta a dormire la piccola peste!

o mai detto quanto ti amo? viso del marito.e, vogliamo pensare un pò e non vedo che male potrebbe fare a nostra figlia vedere 
Erano bastati pochissimi incontri affinché tra Laura e Valentina riprendesse l’antica amicizia. Un pomeriggio, sedute al tavolino di un bar, davanti ad un bel gelato, la donna le aveva chiesto di non dire niente a suo padre dei loro incontri.
- Mi dici che cosa è successo tra di voi?- le domandò la ragazza. 
- Abbiamo litigato ancora per motivi di lavoro – mentì lei.
- Ma scusa, ora che anche tu hai lasciato la fabbrica dei Lambiase e fai un altro lavoro che motivo avete di non fare pace?
- No, Vale, per favore, non insistere. Sai bene come è tuo padre ed io non voglio più averci a che fare. Anche tua madre è d’accordo con me: è meglio che non sappia nulla di noi due, altrimenti si mette sicuramente a fare storie.
- Mio Dio, neanche fossimo amanti io e te!
Anche se Valentina non era troppo convinta della spiegazione, infine accettò di buon grado:
- D’altra parte non mi costerà molto, da quando siamo tornati dalle vacanze, l’avrò visto si e no un paio di volte. Ha sempre da fare con il suo maledetto lavoro ed ora pare che debba andare per quasi venti giorni a New York.
- Siete stati in Sila in vacanza? – le domandò ricordando ancora con nostalgia i giorni stupendi che avevano trascorso lì.
- No, quest’anno mi ha portato in un bel villaggio in Sicilia, ma neanche mi sono divertita troppo perché mi dispiaceva lasciarlo solo. Sai, papà mi preoccupa a volte: si è lasciato troppo andare, beve molto e fuma esageratamente ed io non riesco a capire cosa gli manca.
Aveva detto di proposito quelle cose, peraltro vere, perché sperava di indurla a confessarle i motivi della sua rottura con lui, invece Laura non si lasciò abbindolare ed anche se moriva dalla voglia di chiederle se Stefano avesse un’altra donna, preferì cambiare argomento.

Ben presto ricominciò anche a frequentare la loro casa ed un sabato che era anche Halloween, rimase pure a pranzo, con enorme felicità di Vale e dei bambini che non l’avevano dimenticata. La sera aiutò la ragazza a prepararsi per una festa in maschera. Voleva truccarsi da strega, ma nonostante tutti i loro sforzi non riuscirono ad imbruttirla neanche un po’.
- E’ inutile, è troppo bella – commentò Laura con Sabrina – al massimo potremmo travestirla da fata.
In effetti Valentina aveva il fisico di una modella ed un viso dolcissimo in cui spiccavano gli occhi verde-azzurro che contrastavano piacevolmente con il nero corvino dei capelli e le due donne la rimiravano incantate, la madre piena di orgoglio, Laura con affetto sincero.
Guglielmo uscì per accompagnare lei e Robertino che doveva andare anche lui ad una festa e rimasero sole con i due bambini più piccoli. Se ne andarono in cucina e mentre Sabrina dava la pappa ad Alessia, Laura aiutò Massimo a fare un disegno che doveva portare a scuola il lunedì successivo. Si divertirono tantissimo nel prepararlo e alle loro risate felici si aggiunse il balbettio allegro della bambina che voleva partecipare al gioco e l’abbaiare di Attila che non voleva sentirsi messo da parte. Fuori pioveva forte ed era già buio, ma l’atmosfera che si viveva in quella cucina era talmente serena che Laura si sentì così colma di gratitudine che non poté fare a meno di dire:
- Davvero non so come ringraziarvi per quanto mi state dando. Siete delle persone così piene di simpatia e di amore che chiunque vi sta intorno non può non sentirsene coinvolto. Una volta Stefano me l’aveva detto che avete un talento stupendo per aiutare le persone, ma non credevo che fosse tanto grande! 
La donna le sorrise e con simpatia le accarezzò la guancia:
- Sei davvero una gran brava ragazza e mi dispiace che sia finita così tra te e lui, secondo me eravate fatti l’uno per l’altra. Adesso ti dirò una cosa che potrà sembrarti strana: nonostante l’amore sia finito da un pezzo, voglio molto bene a Stefano, ma un bene strano, come se fosse un altro figlio ed un po’ mi sento responsabile per lui. Guglielmo non ne è affatto geloso perché sa bene che è un sentimento più che pulito, però mi prende un po’ in giro quando gliene parlo. Forse succede perché mi sento un po’ in colpa: sono stata io a voler troncare il nostro matrimonio, mi sono tenuta Vale nonostante sapessi quanto l’adorasse, mi sono rifatta una vita con un compagno che amo moltissimo mentre lui è rimasto sempre più solo e sbandato. Forse, se avessi potuto vederlo felice accanto ad una donna come te, anche la mia felicità sarebbe stata più completa adesso.
- Non è dipeso da me, purtroppo – confidò Laura ad occhi bassi. 
- Lo ami ancora?
- Non lo so. I pochi mesi che ho vissuto con lui sono stati i più belli della mia vita ed a volte mi chiedo come una felicità così grande mi sia scivolata dalle mani senza che abbia potuto fare niente per trattenerla. Ogni tanto mi dico che non mi ha mai amato davvero altrimenti non mi avrebbe trattato in un modo così crudele quando l’ho cercato.
- Stefano è fatto così, te l’avevo detto, non dimentica con facilità i torti subiti, ma questo non vuol dire che non ti ami ancora.
- Ed allora sono io che probabilmente non lo amo abbastanza da accettarlo per quello che è. Mi ha fatto soffrire troppo, non ha avuto nessuna pietà per me, nessuna comprensione per i miei sbagli, come se fosse stata una persona completamente diversa dall’uomo dolcissimo che mi aveva fatto innamorare. Certo, non ti nascondo che vorrei tanto che le cose tornassero come una volta, ma è inutile, è meglio smetterla persino di pensarci perché a volte anche i sogni possono fare male se sono veramente irrealizzabili.
- Chi ti dice che non possa succedere?
Laura le sorrise con tristezza come a volerle dire che non ne aveva più nessuna speranza.

La loro conversazione era rimasta viva nella mente di Sabrina e quando Stefano, appena tornato in Italia, li andò a trovare, si chiese se non fosse il caso di affrontarlo a viso aperto e dirgli di Laura.
Le cose purtroppo andarono diversamente da come avrebbe voluto. L’uomo aveva portato un giocattolo in regalo a Massimo che da poco aveva festeggiato il suo onomastico, ma nell’aprire il dono il piccino si lasciò scappare ingenuamente:
- QQuesto però me l’ha regalato già Laura!
Nel vedere il viso del padre rabbuiarsi, Valentina si affrettò ad intervenire per cercare di riparare:
- E’ una sua amichetta di scuola!
- Che dici, è stata Laura grande! – tenne a precisare il bimbo senza rendersi conto di stare facendo un guaio.
Stefano non disse nulla. Aspettò che i ragazzi fossero usciti dalla stanza poi, con un viso molto irritato, ma calmo, si rivolse ai due adulti:
- Ho l’impressione che qui qualcuno mi stia prendendo per i fondelli o mi sbaglio?
Guglielmo sospirò e si stava accingendo a spiegargli, ma l’altro non gli diede il tempo di parlare:
- Da questa qui e va bene, è da te che non me lo sarei mai aspettato!
Immediatamente Sabrina si sentì montare la collera:
- Si può sapere che accidenti vuoi? Per caso pretendi anche di impedirci di frequentare chi vogliamo noi?
- Per carità, voi due siete liberi e padroni di frequentare chi volete, ma se dico che mia figlia non deve incontrare quella donna, desidero che mi si dia ascolto.
Avevano alzato entrambi la voce, nonostante Guglielmo li invitasse a stare calmi. Purtroppo Valentina aveva sentito l’alterco e si era affrettata a tornare nella stanza per chiedere aggressivamente al padre:
- E perché, di grazia, non dovrei frequentare “quella donna”? Si può sapere che è successo di tanto grave tra di voi da impedirmi di vederla?
- Qualunque cosa sia successa non è affar tuo – tagliò corto Stefano – Comunque se ti dico che non devi averci a che fare, esigo che tu mi ubbidisca.
- E perché? Perché sei un dittatore?
- No, accidenti, perché sono tuo padre!
- Questo lo so, purtroppo. Però so anche che non ti sei mai preoccupato di me, tanto questo era compito della mamma e di Guglielmo, non è così? Che c’è, ora non ti sta più bene? Mi dispiace, ma te ne dovevi ricordare prima!
Oramai la ragazza avevano perso le staffe e Stefano rivolto alla ex moglie l’accusò:
- Sei stata tu a dirle questo non è vero? Chissà quante volte gliel’hai ripetuto che non mi prendevo cura di lei – poi rivolto ancora alla figlia - Di cosa mi accusi, sentiamo, che cosa ti avrei fatto mancare?
- Non è vero, non ho mai detto niente del genere, non prendertela con me se ora è grande ed esprime dei giudizi suoi! – si giustificò la donna.
- Non dargli retta, mamma! E’ vero, mi ha sempre riempito di regali e di soldi, ma non era questo ciò che volevo. Io volevo un vero papà con cui crescere, che mi potesse capire e conoscere, non un estraneo che vedo di tanto in tanto e che sa solo comprarmi delle cose. Lui non sa chi sono io, cosa sono diventata, cosa è che cerco dalla vita e le persone di cui ho bisogno. Sparisce per intere settimane facendomi solo la telefonatina di circostanza e poi pretende di fare il padre dicendomi che devo fare!
Valentina aveva cominciato a piangere ed a nulla servivano le parole della mamma che la invitavano a stare calma e a non dire certe cose. Continuò ad urlare all’indirizzo di Stefano:
- Di un padre come te ne posso fare benissimo a meno! Sarei stata molto più felice se non ti avessi conosciuto nemmeno. Perché non te ne vai e ci lasci vivere in pace come una qualsiasi famiglia? Non lo vedi che la tua presenza ci fa solo male?
Sabrina fu costretta a trascinarla via, perché oramai era irrimediabilmente fuori controllo e le sue parole si riflettevano sul viso di Stefano che diventava sempre più triste e cupo, tanto da darle l’impressione che stesse addirittura per piangere.
Quando furono rimasti soli, questi commentò con Guglielmo con un filo di voce:
- Lo vedi che ho ragione? E’ riuscita a mettermela contro quella disgraziata di Laura.
- Non essere assurdo per favore, prima Sabrina, poi Laura! La verità è che tua figlia è identica a te: quando vi sentite feriti tutti e due partite a testa bassa senza guardare in faccia nessuno e più male fate più siete soddisfatti. Valentina ti ha detto cose che non pensa di certo e tra due minuti se ne sarà pentita, però su una cosa ha ragione: perché vuoi impedirle di frequentare Laura se le va?
- Perché la sta usando per arrivare a me, ne sono certo. Tu non sai di cosa sia capace quando vuole ottenere qualcosa!
- A dire il vero non mi sembra così, è più di un mese che la vediamo e non ti ha mai nemmeno nominato. Non è perché ne sei ancora innamorato per caso e sai di aver sbagliato con lei?
Stefano lo guardò con i suoi meravigliosi occhi immensamente malinconici, ma non rispose alla domanda, si alzò e gli disse:
- Scusami se ho turbato la pace della tua famiglia stasera, ma devi perdonarmi, sono sempre io quello che sbaglia, con tutti.
E nonostante Guglielmo cercasse di farlo restare a parlare ancora, preferì andare via.

Contrariamente alle ragazze della sua età che erano piene di piercing, Valentina era una gran fifona e non aveva mai avuto il coraggio nemmeno di farsi forare i lobi anche se desiderava tantissimo possedere degli orecchini. Laura aveva promesso di accompagnarla ed ora stava finendo di vestirsi mentre la ragazza l’aspettava seduta sul letto. Nel vederla mogia mogia sospettò che si trattasse della preoccupazione per l’operazione che si accingevano ad andare a fare e la prese un po’ in giro:
- Ehi guarda che non devi farti mica un intervento a cuore aperto: con l’apposita pistola i buchi te li fanno in un attimo e non senti nulla. Non ti vergogni di essere l’unica ragazza al mondo senza manco un orecchino?
Valentina sorrise tristemente:
- Non è per questo. E’ che ho litigato con papà.
- Perché? - le chiese la donna fattasi immediatamente seria.
- Perché quel fesso di mio fratello Massimo gli ha detto che sei venuta da noi e…- esitò un attimo – non vuole che io t'incontri.
Laura rimase zitta per un po’ mentre sul viso le si dipingeva una grande pena. Dopo però, molto calma le disse:
- Hai visto? Che ti avevo detto? Tuo padre non mi sopporta affatto. 
- Però io gli ho risposto per le rime, sai? Chi è lui per imporci qualcosa?
- Vale, non voglio che per colpa mia tu ti debba mettere in urto con tuo padre! Faremo ciò che dice e non ci vedremo più, tanto tra poco dovrò andare via e comunque non avremmo più potuto farlo.
L’aveva detto con la voce che le tremava per il pianto che stava cercando di trattenere, ma la ragazza non si arrese:
- Me lo vuoi dire o no che cosa è veramente successo tra voi?
- Te l’ho detto, abbiamo litigato per il lavoro.
A questo punto la giovane si arrabbiò sul serio ed investì anche Laura in malo modo:
- Insomma la vuoi finire con questa storia del cavolo o mi ritieni tanto deficiente da non aver capito che avete avuto una relazione che è finita male? Ma si può sapere che gli hai fatto? L’hai lasciato per caso?
Incapace di trattenersi oltre, la donna scoppiò a piangere.
- In un certo senso sì, come faccio a spiegartelo – sussurrò tra le lacrime – non ho avuto il coraggio di mollare tutto e seguirlo e non me l’ha perdonato. Mi dispiace sai, se potessi tornerei indietro, mille volte tornerei indietro, ma non posso riparare ai miei errori e così è finita.
- Però tuo marito l’hai lasciato ed anche il tuo lavoro. L’hai fatto per papà o no?
- Certo, ma era troppo tardi, già non mi amava più.
- Tu invece lo ami ancora, non è così?
La donna non rispose, piangeva desolatamente e la ragazza l’abbracciò con affetto, consolandola in silenzio quasi come se la sedicenne fosse stata Laura. 

Il giorno dell’Immacolata, Valentina si ricordava di due anni prima, quando aveva conosciuto la sua amica.
- Chissà se allora stavano già insieme – si chiedeva mentre in metropolitana si recava a casa del padre, ma poi si rammentò che a quell’epoca Stefano aveva avuto una storia con una donna e lei lo aveva addirittura aiutato.
- Deve essere successo dopo – continuò a pensare – ma sicuramente all’epoca della partita di rugby era già successo: non ho mai visto papà felice come in quel periodo. In quest’ultimo anno invece è diventato sempre più distante ed intrattabile. Vuoi vedere che l’ama ancora anche lui?
Non lo aveva avvisato della sua visita e visto che erano oramai molti mesi che non andava più a trovarlo a casa, l’uomo rimase meravigliato nel vedersela davanti alle nove del mattino di un giorno di festa. Dalla sera del loro litigio non si erano più parlati e Valentina, pur desiderosa di farlo, non sapeva come chiedergli scusa. Si limitò a baciarlo chiamandolo con il nomignolo affettuoso che usava sin da bambina, senza dirgli nulla:
- Ciao, paparone. Posso entrare?
- Che ci fai qui? – le chiese meravigliato, ma siccome neanche lui aveva voglia di tornare sull’argomento spinoso, non le disse più niente. 
La casa era estremamente sporca e piena di confusione. Oramai si era ridotto a vivere in uno spazio sempre più esiguo dato che tutto il resto dell’enorme abitazione sembrava più un deposito di mobili che un alloggio.
- Non ce l’hai una colf che ti venga a fare le faccende? – gli chiese la ragazza scandalizzata.
- Sì, viene due volte a settimana, ma tanto ci sto così poco a casa. Ora sono diventato un giramondo, lo sai – le rispose sorridendo prima di andare in bagno a lavarsi.
La figlia lo aveva guardato con attenzione: aveva la barba ed i capelli lunghi e molto trascurati. Anche gli occhi, una volta così luminosi, apparivano cerchiati e spenti e delle rughe profonde che non aveva mai notato prima gli solcavano la fronte. Realizzò che suo padre sembrava invecchiato di colpo e si dispiacque di avergli detto cose tanto cattive.
- Guglielmo e mamma ti invitano a pranzo per domenica prossima – provò a fare la disinvolta mentre entrava nella stanza da letto. Notò immediatamente i bicchieri sporchi e la bottiglia vuota ai piedi del letto disfatto. Uno dei bicchieri aveva vistose tracce di rossetto.
- Ringraziali da parte mia, ma preferisco non venire: non vorrei turbare ancora l’armonia della vostra famiglia! – le rispose ironico dal bagno.
- Ma dai, paparone, lo sai che non le penso quelle brutte cose! Mi avevi fatto arrabbiare per il fatto di Laura, ma possiamo parlarne con calma, se vuoi.
Continuando a lavarsi, Stefano accettò l’invito dicendole con la massima tranquillità:
- Non mi fa piacere che la frequenti, Vale. E’ una donna adulta, non è una compagnia adatta a te.
Anche Valentina si sforzò di restare serena e mentre rimetteva a posto le coperte, gli rispose calma:
- Non è vero, con lei sto benissimo e le voglio un gran bene. E poi proprio per il fatto che è più grande dovresti stare tranquillo perché non è una scapestrata e mi sa dare consigli preziosi.
Lui uscì dal bagno ancora asciugandosi le ascelle e guardò la figlia con un’espressione ironica:
- Sì, stai fresca! Come fa a dare consigli a te una fallita che non ha saputo usare nemmeno la sua di vita? E poi, che esempio può darti una persona così volubile ed incostante? Lascia stare quel letto! – soggiunse imperioso notando solo allora che la figlia lo stava rimettendo a posto, ma era troppo tardi.
- Tu invece la usi benissimo la tua vita non è così? – gli domandò con irritazione la ragazza mostrandogli la bustina vuota di un profilattico che aveva trovato tra le lenzuola – Tu sì che sei un fulgido esempio di moralità e morigeratezza!
Stefano si sentì avvampare dalla vergogna e dalla rabbia. Le strappò la bustina dalle mani e la investì in malo modo:
- Insomma, si può sapere che vuoi da me? Vattene e lasciami in pace! 
- No che non me ne vado. Non lo vedi che schifo è diventata la tua vita? Lavori come un pazzo, non fai altro che andare con puttanelle che ti rimorchi qui e lì, fumi come un turco, bevi a dismisura, sei invecchiato, ingrassato, incattivito e ti preoccupi giusto di me e di Laura? Ti assicuro che lei è molto meglio di te.
Stefano non si controllò più:
- E allora prenditela, che vuoi da me? Fai quello che cazzo ti pare, però togliti immediatamente dai piedi, non ho nessuna voglia di sopportare una piccola saccente ed arrogante come te!
- Certo che me ne vado, tanto con te è tutto inutile: sei ottuso, cocciuto e stupido e quando ti metti una cosa in testa non ci sono né santi né madonne che possano farti cambiare idea. Sai che c’è di nuovo? Restatene in questo trogolo a rovinarti l’esistenza, che me ne importa!
Prese il suo giaccone e si avviò alla porta senza che il padre facesse niente per fermarla. Stava per uscire ma si fermò e voltandosi gli puntò un dito contro, dicendogli molto arrabbiata:
- Un’altra cosa: quello che hai fatto adesso con Laura non farlo mai più. Io non ti permetterò di intrometterti nella mia vita, non ho bisogno di uno come te che mi dica cosa devo fare e chi devo vedere. So badare a me stessa e non ho bisogno dei tuoi giudizi del cavolo.
- Vattene allora. Se tu non hai bisogno di un padre come me neanche io ho bisogno di una figlia come te!
Udendo la porta sbattere, Stefano si sedette sull’orlo del letto e si prese il viso tra le mani con un gesto di estrema stanchezza.
Appena arrivata a casa Valentina si gettò piangendo tra le braccia della mamma e le raccontò tutto. Non proprio tutto, in verità, tralasciò il particolare del profilattico per non metterla in imbarazzo, anche se sapere che perlomeno suo padre praticava sesso sicuro era l’unica cosa che la tranquillizzasse alquanto. 
Sabrina si mostrò anche lei molto preoccupata per Stefano e benché cercasse di consolare la figlia dicendole che presto avrebbero fatto pace, si chiedeva come erano finite in una situazione tanto dolorosa.
- Forse abbiamo fatto male a riprendere i rapporti con Laura, forse dovevamo assecondarlo – confessò dubbiosa.
- Perché dici questo, mamma, che c’entra Laura con la vita che sta facendo papà?
- Forse è diventato così perché l’ama ancora.
- Anche lei lo ama ancora, l’ho capito. Ma allora, se si vogliono ancora bene e stanno uno schifo tutti e due, perché non si rimettono insieme? 
- E che ne so, figlia mia, a volte gli esseri umani sono così complicati! Tuo padre poi è il re delle complicazioni!
- Allora dobbiamo fare noi qualcosa per farli riavvicinare – affermò decisa la ragazza
Tutta allarmata Sabrina protestò:
- Per carità, Vale, abbiamo combinato già tanti di quei guai! Cerchiamo di non intrometterci più per favore.
- Ma no, dobbiamo farli incontrare ancora. Sono convinta che se si vedranno non avranno la forza di continuare a stare separati.
- Vale, guarda che le cose stanno molto male: dietro mio consiglio, Laura ci ha già provato una volta ma è stato ancora peggio. Lasciamoli stare.
- No, devo escogitare qualcosa.
Un po’ rincuorata, Valentina da quel momento in poi si calò pienamente nel ruolo di Cupido, mettendosi a pensare come fare a far riavvicinare il suo papà e quella donna a cui si era tanto affezionata.

Il 18 di dicembre non se l’era sentita di mancare ancora al suo impegno morale e visto che era sabato, era andata al paese a visitare la tomba della mamma. Si sentiva molto depressa però, più di quanto non fosse mai stata prima. Non è che avesse mai sperato di rimettersi con Stefano, oramai era consapevole che era finita, ma nonostante ciò l’aver saputo che lui la considerasse così male non le faceva certo bene. Per lo meno avrebbe voluto essere stata un bel ricordo ed invece, neanche questa soddisfazione! 
Mentre puliva la lapide con le foto, si soffermò su quella della piccola Angela pensando:
- Chissà sorellina mia, chissà se fossi stata io al tuo posto quella notte. Forse tu saresti stata più fortunata di me, oggi avresti potuto essere una bella donna di quarant’anni, con un marito e dei figli, felice e realizzata e non una mezza scombinata come me che non serve a niente e a nessuno!
Era la prima volta in vita sua che aveva avuto un tale pensiero e benché sapesse che la sua innata vitalità prima o poi sarebbe rispuntata, adesso quasi si crogiolava nell’autocommiserazione. Mai come adesso aveva avuto fame di affetto e forse era venuto il momento di ricominciare a volersi un po’ di bene da sé. Forse ci sarebbe riuscita o forse no, ma bisognava almeno provare a farlo. Per prima cosa avrebbe dovuto telefonare a Lorenzi per chiedergli di darle una destinazione non solo definitiva, ma anche più consona alle sue possibilità. D’altronde lui la conosceva bene ed a suo tempo, durante un incontro di piccoli e medi imprenditori che si era svolto qualche anno prima a Capri, le aveva anche fatto una corte discreta, mostrandosi abbastanza sensibile al suo fascino. Laura sorrise al ricordo, rammentando quanto il sesso forte fosse sempre stato facilmente influenzabile dalla donna elegante e sicura di sé che era stata per il passato. Sapeva bene quanto l’essersi lasciata andare nell’ultimo periodo non avesse certo giovato alla sua vita di relazione e si ripromise di prendersi di nuovo cura del suo aspetto e del suo abbigliamento. Non era certo accalappiare un uomo la cosa che voleva, l’amore era l’ultima cosa a cui pensasse, ma comunque sentirsi di nuovo ammirata e ricercata avrebbe contribuito non poco a ridarle la fiducia e la sicurezza che sembrava aver completamente perduto. In fondo l’importante era ricominciare, poi la vita avrebbe fatto il resto e forse non era troppo tardi per poter sperare di riuscire ad essere di nuovo felice e perché no, di innamorarsi ancora. 
Uscita dal piccolo cimitero, dopo aver scambiato quattro chiacchiere con il vecchio guardiano, si accorse che era ancora molto presto e decise di farsi un giretto per il paesino. Arrivò fino al belvedere dove si affacciò a guardare il mare. Automaticamente il ricordo di quando l’aveva fatto con Stefano due anni prima le tornò alla mente. Aveva avuto ragione lui, quella data oramai le avrebbe ricordato per sempre la loro storia, ma il ricordo che avrebbe dovuto essere bellissimo, era diventato anch’esso una memoria dolorosa e Laura si sentì stringere il cuore dalla pena. Era inutile cercare di mentire a se stessa, lo aveva amato sul serio e non sapeva rinunciare a ciò che aveva rappresentato. Poteva quasi rivivere, adesso, a distanza di ben due anni, la meravigliosa sensazione di protezione che aveva percepito quando sulla spiaggia lui l’aveva tenuta stretta tra le braccia senza nemmeno parlare. Mai con nessuno prima aveva provato quel senso di fiducioso abbandono che l’aveva avvolta con la sua dolcezza e si era sentita così amata e protetta. O forse no, la stessa emozione qualcuno già gliela aveva regalata, però doveva tornare alla sua più lontana infanzia, a quando fingeva di avere assai sonno per farsi portare in braccio dal padre. Allora se ne stava con gli occhi furbescamente chiusi a fingere di dormire, ma in realtà intenta ad ascoltare il ritmo un po’ affannoso del suo respiro e a riempirsi i polmoni dell’odore di colonia e di sigarette che veniva da lui. Con il visino appoggiato sulla spalla di quell’uomo ancora così giovane che ai suoi occhi di bimba appariva così grande ed autorevole, ne rubava inconsapevolmente l’energia vitale e la trasformava in un calore che si propagava in ogni sua cellula e la riempiva di una tenerezza struggente che la commuoveva. In quei momenti si sentiva sicura che niente al mondo avrebbe mai potuta toccarla perché c’era lui a proteggerla e ad amarla. Ora, da adulta, sapeva bene quanto l’amore di suo padre fosse stato enorme ed incondizionato e quanto ogni volta l’avesse cercato negli uomini della sua vita. Con Stefano le era sembrato di averlo trovato di nuovo, ma si era sbagliata, nessun altro mai avrebbe potuto darglielo, tanto meno lui, che era stato così pronto a condannarla senza remissione quando aveva sbagliato.
Scostandosi dal viso i capelli che il vento le scompigliava, se ne stette ad ascoltare il vento e a guardare il mare che biancheggiava in lontananza. Una sorta di rassegnata malinconia l’aveva invasa ed in contraddizione ad i suoi pensieri di poco prima, si diceva che avrebbe potuto rimanere per sempre lì, rintanata in quel paesino accogliente e solitario come in un ventre materno ad aspettare semplicemente che la vita passasse, senza più tornare a tuffarsi nella lotta, nei sentimenti, nelle inevitabili sofferenze che l’esistenza le avrebbe portato ancora. Si sentiva stanca e scoraggiata e pure fu costretta a stamparsi sul viso una finta serenità che doveva portarsi fino alla sera successiva per non far dispiacere gli zii. E poi bisognava che continuasse nel ruolo di donna forte ed ottimista che si era scelto nella vita e che lei per prima aveva sempre recitato con convinzione. Forse le sue contraddizioni e la sua volubilità nascevano proprio dal suo essere intimamente diversa da ciò che voleva apparire e se avesse finalmente accettato il fatto che la rinuncia le era molto più naturale della lotta, avrebbe finalmente trovato la pace che aveva sempre cercato. 

Anche se le cose sembravano essere arrivate ad un punto morto, c’era una persona che si stava dando veramente da fare per dare una svolta decisa al corso degli avvenimenti: Valentina era sempre più fermamente convinta che l’amica e suo padre si amassero ancora e non sopportava di starsene lì a guardarli buttare via le loro vite senza fare nulla. Purtroppo non sapeva cosa fare e dopo l’ennesima scenata con Stefano, si sentiva più che mai incapace persino di fargli sentire il suo affetto che nonostante tutto era sempre enorme.
Fortuna che c’era Mario il quale si stava trasformando sempre di più da amico in qualcosa di diverso e che la consolava moltissimo nel suo sconforto. Involontariamente fu proprio lui a suggerirle un sistema per far incontrare di nuovo Laura e Stefano quando le propose di andare ad un concerto del loro cantante preferito che doveva tenersi proprio la sera del 23 dicembre, giorno del suo compleanno. Come se la classica lampadina le si fosse accesa, la ragazza gli si buttò tra le braccia tutta allegra riempiendolo di baci affettuosi e lasciandolo un po’ perplesso perché non riusciva a capire che cosa le fosse preso. Per tutta la serata se ne stette ad escogitare una specie di piano diabolico giungendo però alla conclusione che avrebbe avuto bisogno della madre per realizzarlo.
Tornata a casa si comportò in maniera stranamente dolce per tutta la sera, mostrandosi paziente con i fratellini ed invitando Sabrina ad occuparsi di Alessia mentre lei lavava i piatti. Appena ebbe finito raggiunse la mamma che stava dando il biberon alla piccina e si sedette sul letto, vicino a loro due. Carezzando affettuosamente la guancia tonda della sorellina che adorava, cercava di trovare il coraggio di esporle il suo progetto, così la prese alla lontana:
- Mario mi ha invitato ad andare con lui al concerto di Vinicio la sera del mio compleanno.
- Chi è Mario, il tuo amico che già frequenta l’università?
- Sì, è lui. Mi piace molto sai.
- Te ne sei innamorata?
- Forse, non lo so ancora.
- E vuoi metterti con lui?
- Credo di sì. Forse – rispose lei prendendo in braccio la piccina che aveva appena finito di mangiare per farle fare il ruttino, come la migliore delle mammine.
Sabrina la guardò fare quel gesto: sì, ormai era proprio una piccola donna, naturale che cominciasse a pensare all’amore. Poi un pensiero la fece sospirare e disse:
- Accidenti però, proprio in questo periodo doveva capitare!
- Perché?
- Mi sono sempre chiesta come avrei fatto a dirlo a tuo padre quando ti saresti innamorata e che comportamento avrebbe tenuto lui quando ciò fosse avvenuto. Perché dobbiamo dirglielo che hai un ragazzo, non ti pare?
La guardò cauta per spiarne la reazione, temendo che le desse una rispostaccia tipo “non mi sembra che siano affari suoi” ed invece la ragazza se ne stette pensierosa mentre appoggiava con tenerezza la sorellina nella culla e la ricopriva piano.
Sabrina si era messa a letto anche lei e non si aspettava che Valentina le si mettesse accanto per poi stringerlesi contro tutta affettuosa.
- Ehi, e che è questa novità? – le disse ridendo mentre le accarezzava i bei capelli lunghi.
- Ti sembra così strano che anch’io voglia due coccole? O le vuoi dare tutte ai due compari ed alla piccina le tue tenerezze? – le rispose piccata.
- Per carità! – si giustificò immediatamente la mamma accarezzandola ancora – lo sai quanto ti voglio bene solo che tu sei la mia donnina mentre i tuoi fratelli sono ancora piccoli.
- Questo è il mio guaio, tutti mi considerate grande o piccola a seconda del vostro comodo e nessuno che si preoccupi mai di prendermi per cosa sono – continuò piagnucolosa.
Sabrina si agitò un poco:
- Non è per caso che vuoi cominciare ad accusare anche me come hai già fatto con papà? Guarda che non è giusto trattare così due poveri genitori che ti vogliono un bene dell’anima e darebbero la vita per te!
- Anche io vi voglio bene assai e sono dispiaciuta per ciò che è successo. L’ho trattato proprio male papà, non è vero? – le chiese ancora tutta mortificata.
- Sì e dovresti chiedergli scusa.
- Voglio fare di più, voglio farlo ritornare ad essere felice con Laura.
- Ancora con questa storia! Non ti avevo detto che devi lasciarli stare quei due?
- Mamma ho un piano perfetto per farli incontrare e poi sono sicura che una volta che si saranno rivisti torneranno insieme. Ne sono certa, credimi. Solo che tu dovresti aiutarmi.
- Nemmeno per sogno, non mettermi in mezzo per favore!
- Non devi fare nulla, solo dire a papà che per il mio compleanno deve accompagnarmi al concerto.
- Perché non ci dovevi andare con Mario?
- Certo, ma tu dirai a papà quando ti telefona per chiederti cosa voglio come regalo di compleanno che deve farmi una sorpresa, comprare i biglietti ed accompagnarmi lui…
- Cosa ti fa credere che Stefano mi chiami dopo quello che è successo tra di voi? Secondo me è ancora arrabbiato e non si farà nemmeno vivo!
- Vedrai che si farà vivo invece, tempo qualche giorno e ti telefona. Tu devi solo dirgli cosa ti ho suggerito ribadendo però che deve essere una sorpresa, per il resto me la vedo io.
- Ah sì? E sentiamo quale sarebbe questo resto.
- Chiamerò Laura e le dirò la stessa cosa e cioè che come regalo di compleanno voglio che mi porti al concerto di Vinicio.
- Nemmeno Laura verrà, lo sai che ha detto che vuole rispettare la volontà di Stefano e non incontrarti più.
- Lo farà invece. Sa bene che tra poco andrà via e che comunque non potremo vederci spesso. Io poi le dirò che ci tengo moltissimo ad andarci e che lei è la mia unica speranza.
- E poi?
- E poi due biglietti li compra lei, due papà così abbiamo quattro ingressi e potrà venire anche Mario.
- E sai che casino che succede: tuo padre s’incazza sia per Laura che per Mario!
- Ma no, quale casino, io dirò che non lo sapevo che mi ci avrebbe portato lui e per questo lo avevo chiesto a Laura e che Mario l’ho incontrato lì. Dai mammina è un piano perfetto, aiutami ti prego!
- No piccina per favore, non può andare.
- Va bene, come non detto, abbiamo scherzato! – la ragazza irritata fece per alzarsi ed andarsene, ma la madre la trattenne e le chiese:
- Sei davvero convinta che se si rivedono si rimettono insieme e non ricominciano a litigare?
- Non lo so, almeno vorrei provarci.
- Facciamo così allora, se papà mi telefona glielo dico, altrimenti non se ne fa nulla, va bene?
- Certo mammina, sei un tesoro. – Valentina l’abbracciò tutta contenta.

Sabrina aveva fatto la promessa sicura che Stefano non avrebbe telefonato ed invece si sbagliava di grosso perché esattamente una settimana prima del compleanno di Valentina, un pomeriggio chiamò chiedendo della figlia.
- Non lo sai che il martedì e il venerdì va a lezione di greco?
- No, non lo sapevo.
- Come non lo sai? Sei tu che gliele paghi!
- Me ne ero dimenticato. Che c’è, per caso vuoi accusarmi anche tu che non la seguo? - protestò risentito. In fondo con tutte le preoccupazioni che aveva era un assurdità pretendere che si ricordasse anche delle ripetizioni della figlia!
- Stefano, calmati, non volevo dire questo. Valentina è molto dispiaciuta per le cose che ti ha detto e sa di aver sbagliato, però anche tu cerca di non essere così rigido con lei, è in un’età difficile incomincia ad avere una sua personalità e non possiamo trattarla più come se fosse una bambina. Bisogna lasciarle fare le sue scelte e le sue esperienze anche con le persone. Se sei stato così geloso di un’amica cosa farai adesso con il suo ragazzo!
Era inutile, Stefano non ci voleva nemmeno provare a spiegarle le motivazioni che l’avevano reso furioso nel sapere che Laura e Valentina si frequentavano, per cui preferì farsi raccontare della novità e sapere qualche particolare in più circa il ragazzo che stava dietro alla sua piccina. Un po’ rassicurato dalle parole di Sabrina alla fine le chiese:
- Credi che dovrei parlargli?
La donna proruppe in una risata divertita:
- Ma per favore, lui ha vent’anni e tua figlia sedici. E lasciali vivere poverini!
- Hai ragione, a volte però non so proprio come comportarmi. Mi sembra di fare tanto per lei e poi scopro che non faccio nulla e che magari non la conosco nemmeno abbastanza. Ad esempio non so assolutamente cosa regalarle per il suo compleanno e dire che vorrei fare qualcosa che la lasci davvero contenta. Non è che puoi aiutarmi e darmi una dritta?
Sabrina rimase senza fiato: possibile che Valentina lo conoscesse invece così profondamente da prevedere per filo e per segno il suo comportamento? Evidentemente sì e forse a questo punto era anche possibile che avesse visto giusto sul fatto che desiderasse riavvicinarsi a Laura e che gliene fosse solo mancata l’occasione… non resistette:
- Una cosa c’è senz’altro e né io né Guglielmo possiamo accontentarla – finì per dirgli quello che aveva concordato con la figlia concludendo poi - Ci tiene talmente tanto che ha scritto qui sul calendario in corrispondenza della data del suo compleanno dove fanno la prevendita dei biglietti. Credo che le faresti davvero una sorpresa molto gradita.
- Secondo te le passerebbe anche l’arrabbiatura nei miei confronti? – le domandò Stefano la cui unica speranza era di fare pace con la figlia.
- Penso proprio di sì
- E allora è andata. Domani per prima cosa vado a vedere di comprare i biglietti e spero di trovarli ancora visto che manca solo una settimana. Poi la sera del suo compleanno la passo a prendere e ce ne andiamo insieme a sentire questo Vinicio. Dopo magari la porto anche a cena fuori. Tu, però mi raccomando, non le dire niente.
Era talmente contento che quasi quasi le fece un po’ pena.


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