Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Volersi o no - decima parte (leggi la prima parte) (leggi la seconda parte) (leggi la terza parte) (leggi la quarta parte) (leggi la quinta parte) (leggi la sesta parte) (leggi la settima parte) (leggi l'ottava parte) (leggi la nona parte)
autrice: Kelly
e-mail:
data di edizione: 14/12/2005
argomento della storia: romanzo sentimentale a puntate
riassunto breve: La vita di Laura è sconvolta dall’arrivo di Stefano ma non è sempre facile abbandonarsi ai sentimenti…
lettura vietata ai minori di anni: 14 anni
note: Non è una fan finction vera e propria, è soltanto una storia che ho immaginato interpretata da alcuni attori. Non so se sono tutti riconoscibili, uno di sicuro lo è.

Volersi o no


PARTE DECIMA

Nei giri svogliati per i negozi fatti nei giorni precedenti, aveva trovato un vestitino firmato ed elegantissimo che sembrata fatto apposta per Valentina. Non aveva resistito alla tentazione, l’aveva comprato e fattone un bel pacchetto, glielo aveva spedito con un corriere, augurandosi che le arrivasse in tempo per il suo compleanno. Invece già il sabato mattina, quando era appena tornata dal parrucchiere, sentì al telefono la vocetta allegra della ragazza:
- Laura è bellissimo, bellissimo, bellissimo. Grazie! Grazie! Grazie!
Si vedeva che non stava più nella pelle dalla gioia.
- Devo dedurre che ti sia piaciuto allora. In fondo quel vestito sembra fatto proprio per una bella quindicenne come te!
- Tu sei un vero tesoro, ma quand’è che vieni a Roma, è un sacco che non ci vediamo?!
- Ho un po’ da fare – mentì la donna.
- Anche tu come papà! Sai, credevo, che una volta tornato qui ci fossimo visti con più frequenza ed invece lo vedo meno che mai. Anche lui ha sempre da fare.
- Come si trova con il nuovo lavoro? – osò chiederle.
- Bene, credo - poi si mise un po’ a riflettere – Boh, non lo so! Lui di solito a Natale sta sempre più depresso di un tacchino, ma adesso sta proprio incazzato nero. Potrebbe essere che sia per il lavoro. Sai, anche con il vestito ha fatto un sacco di storie, voleva che te lo rimandassi indietro. Poi lui e mamma si sono chiusi in cucina a parlare ed alla fine lei è riuscita a convincerlo che anche se è costato un sacco di soldi avrei potuto accettarlo senza rischiare di abituarmi alle cose di lusso.
Laura rise.
- Addirittura abituarti! Per cosa poi, per un regalo di compleanno?
- Ma non starlo a sentire il noioso! Anzi fammi il piacere, vieni qualche volta, così lo facciamo sciogliere un poco quel Catone!
Si udì la voce di Sabrina:
- Passami Laura, voglio salutarla e tu vai a vedere i tuoi fratelli cosa combinano – poi prese lei il telefono:
- Come va, stai bene?
- Sì grazie, tutto bene.
- Ti volevo ringraziare anch’io per il regalo che hai fatto a Vale, però ti prego, non farlo più.
- Dai, è il suo compleanno, lo sai che le voglio bene. E’ vero che Stefano voleva che me lo rimandasse? Ma come potrebbe viziarsi per così poco?
- Questo è quanto abbiamo detto alla ragazza – Sabrina esitò un attimo poi trovò il coraggio di proseguire - Stefano mi ha raccontato di voi e non vuole che tu stia in contatto con Vale.
Laura si sentì molto irritata:
- Perché? La posso traviare forse?
- No cara, non è questo. E’ che lei ti vuole un mondo di bene e sicuramente cercherà di vederti ancora e Stefano non vuole più avere nulla a che fare con te. Mi dispiace.
Dall’altro lato Laura non parlava ed al prolungarsi del suo silenzio mortificato, la donna aggiunse:
- Purtroppo è fatto così ed anche se non sono d’accordo con lui, mi trovo in una situazione molto imbarazzante. D’altronde la vostra storia è finita ed è meglio per tutti e due che non vi teniate più in contatto. Soprattutto è meglio non coinvolgere Valentina che potrebbe soffrire a conoscere la verità.
Laura le rispose con un soffio di voce tanta era l’umiliazione che provava:
- Non ti preoccupare, non mi farò più sentire.
- Dai non fare così, io e te ci potremo sentire ogni volta che vorrai. Guarda che neanche a me piace il modo di fare di Stefano però adesso è meglio per entrambi che riprendiate a vivere la vostra vita, o no?
- Certo. Ma dimmi di te ora, come va il pancione?
Fortunatamente era riuscita a riprendere il controllo della situazione e a non mostrare all’amica quanto si sentisse affranta, ma una volta conclusa la telefonata, non poté più trattenere le lacrime ed in fondo un bel pianto prima della festa di Natale stava diventando quasi una tradizione!

Per la festa aveva curato il suo abbigliamento fin nei minimi particolari e si era pettinata con la frangetta, così come piaceva a Christophe. Perché l’avesse fatto poi, questo non lo sapeva neanche lei, forse perché faceva parte dei suoi comportamenti incongruenti.
Appena entrata nella sala piena di gente si rese conto di essere come un pesce fuor d’acqua. Non aveva voglia di parlare con nessuno. Dovette però avvicinarsi al marito che invece sembrava felice come non mai e la degnò appena di uno sguardo distratto. A metà serata si avvicinò di nuovo a lui che stava parlando con Jerry ed un signore molto alla moda che le sembrava fosse un regista. Accanto a loro c’era una ragazza davvero bella che le presentarono, ma di cui non capì nemmeno il nome. Era una russa e stava facendo i primi passi nel mondo dello spettacolo. Christophe era tutto intento a parlare con lei. Ad un certo punto le mise una mano sulla bella schiena lasciata completamente nuda dalla scollatura del vestito e la guidò vero il buffet, lasciando la moglie sola con i due uomini. 
- Certo che una festa come questa per Maruska è una vera manna – disse Jerry allusivo parlando con il regista.
- Già, tra industriali facoltosi, nobili, produttori, registi ed attori ha un buon terreno di caccia - rispose l’altro maligno.
- Chi è? – domandò Laura – E’ davvero molto bella e poi ha un viso conosciuto, devo averla già vista da qualche parte.
I due uomini risero: 
- Sì, ma non è certo il viso ciò che hai visto.
- Infatti, signora, Maruska ha posato per un calendario che sta facendo furore e mi creda, molti di questi uomini sono molto interessati a verificare se le foto sono veritiere.
Laura si sentì una cretina e con una scusa si allontanò. Seguendo con gli occhi il marito si avvide che forse il più interessato di tutti a scoprire le grazie di Maruska era proprio lui. Disgustata si diresse al bar, prese una bottiglia di brandy ed un bicchiere e si andò a rifugiare in biblioteca.

Quando le pretendeva l’estro di pittrice, zia Evelina era capace di non dormire nemmeno. Anche se era andata a coricarsi tardi perché la festa era finita a notte inoltrata, alle cinque in punto era già sveglia perché l’idea di un quadro le frullava in testa ed avrebbe ricuperato la pace solo quando l’avesse perlomeno abbozzato. Purtroppo non trovava gli occhiali e dopo aver frugato per tutta la stanza e lo studio, si ricordò di averli lasciati in biblioteca il pomeriggio precedente e vi si recò subito.
- Non spaventarti, zia, ci sono io qui.
Laura aveva parlato a bassa voce nel buio perché si era resa conto che Evelina non l’aveva vista seduta sulla poltrona ed avrebbe potuto impaurirsi scorgendola all’improvviso.
L’anziana signora si voltò stupita, accese una lampada su di un tavolino e guardò la ragazza: aveva ancora addosso il suo abito da sera, ma i capelli erano scompigliati ed il trucco disfatto, probabilmente dalle lacrime.
- Ma che hai fatto, non sei andata proprio a dormire? 
- No, non avevo sonno. 
- E da quanto sei qui?
- Da prima che finisse la festa, tanto sapevo che nessuno mi avrebbe cercato.
Aveva parlato con un tono così scoraggiato che la donna si sentì stringere il cuore: mai e poi mai avrebbe pensato che una ragazza così piena di vitalità e d’allegria avesse potuto ridursi così. Le fece una pena immensa ed il ricordo delle sue stesse rinunce che le avevano reso così amara la vita, la portarono a suggerirle in un impeto di tenerezza:
- Basta, ragazza mia, se ami tanto Stefano, va da lui e non pensarci oltre.
- Sì, lo amo tanto, ma non posso più tornare indietro, lui non mi vuole più.
Si passò una mano tra i capelli in un gesto di sconforto poi dopo una breve pausa, continuò: 
- Ho cercato di convincermi anch’io di poter tornare a vivere con Christophe, ma poi ho capito che se ci fosse stato ancora qualcosa tra noi, non mi sarei mai potuta innamorare di Stefano ed invece l’ho fatto ed anche se è finita, non posso più tornare indietro e fare come se nulla fosse accaduto. Me ne devo andare.
- Dove se non hai nessuno, dove vuoi andare? Resta qui, tanto Chris non avrà mai il coraggio di mandarti via, lui ti vuole ancora bene.
- A questo punto non lo so più se questo è vero. Certo non mi aspettavo la sua reazione quando ha saputo di me e di Stefano, però mi sono convinta che non sia stata dettata da un autentico affetto, ma solo dal risentimento per essere stato messo da parte. Non è cambiato nulla, zia, per lui non sono più nulla da tanto tempo e non lo sono diventata certo adesso che l’ho tradito. Sono sicura che mi tratterebbe ancora peggio del solito ed in fondo non me lo sono meritato forse? Io per prima non ho più nessuna stima in me stessa e come posso pretendere che un uomo, qualsiasi esso sia, me la possa restituire? 

- Allora hai deciso di andartene? Non passi neanche Natale qui? – le chiese Christophe dalla soglia mentre lei era intenta a mettere le sue cose in valigia.
Laura si fermò un attimo, poi gli rispose calma:
- Non hai detto forse che trascorrerai le feste a Cortina con i tuoi amici? Che dovrei fare, rimanere qui da sola dato che non mi hai nemmeno chiesto di venire con te?
Lui si arrabbiò molto:
- Finiscila di fare la vittima, non mi pare che tu ne abbia il diritto dopo che ti ho teso una mano e l’hai rifiutata. 
- Hai ragione, scusami se ti ho dato quest’impressione, ma oramai è inutile continuare a fingere. Io ammetto tutte le mie colpe, però voglio essere anche sincera e ti prego, per una volta cerca di esserlo anche tu: noi due non ci amiamo più da tanto ed è perfettamente inutile tenere in piedi qualcosa che non può darci che amarezza.
- Lui invece ti darà solo gioia non è così?
- Lui non c’entra, Chris. Io non vado da Stefano, non riesco a rassegnarmi al fatto di averlo perduto e vorrei poterlo fare, ma non è così. Però devo cercare di rifarmi una vita, non lo so dove e non lo so come, so solo che non posso restare in questa disperazione, ne morirei.
- Va bene, vattene, non sarò più io a trattenerti. Non sparire però, lascia un recapito perché potrei aver bisogno di te.
Laura lo guardò uscire: aveva pronunciato quelle ultime parole in un tono strano, duro, come a volerle dire che il bisogno menzionato non era certo di tipo affettivo.

Mentre Matilde l’aiutava a caricare le sue valige in auto, gettò un ultimo sguardo alla villa che tanti anni prima l’aveva vista arrivare sposina, allegra e piena di speranze. Zia Evelina non c’era e nessuno era venuto a salutarla. Era la Vigilia di Natale e lei si mise in viaggio colma di apprensione perché la strada fino a casa di zia Filomena era tanta ed a tratti nevicava. D’altronde era l’unico posto dove poter andare, non aveva altri parenti ed anche se conosceva tanta gente, non aveva mai avuto vere amicizie.
Guidò per molte ore, andando pianissimo. Lungo la via riconobbe da lontano il paesino davanti al quale lei e Stefano si erano fermati a baciarsi quel giorno di un anno prima e si sentì struggere dal desiderio al ricordo di lui. Aveva una voglia incredibile di sentirlo per sapere cosa stesse facendo e se ancora provasse qualcosa per lei, ma le cose che le aveva detto Sabrina l’avevano scoraggiata dal telefonargli. Per questo motivo aveva anche deciso di dire a Valentina, nella probabilità che l’avesse chiamata per farle gli auguri, di dover andare per un lungo periodo all’estero. Dopo avrebbe cambiato il numero di telefonino e non si sarebbe fatta più trovare. 
Arrivò a destinazione che era già sera inoltrata, con il cuore scuro per l’angoscia, ma fortunatamente il calore di quelle persone semplici, ma che le volevano davvero bene, a poco a poco la rincuorò facendola sentire dopo tanto tempo, a casa. 

Era sua intenzione prolungare il soggiorno e così raccontò subito tutto a Filomena e la zia, preoccupata per la sua nipotina rimasta così sbandata, non tralasciò mai di incoraggiarla, spingendola più di una volta a reagire alla sua insolita depressione. Laura cercò di starla a sentire, ma anche dopo che fu passato quasi un mese dal suo arrivo, non aveva ancora deciso che cosa fare. Capiva benissimo di non poter approfittare in eterno della loro ospitalità, ma la sola idea di andarsene da quel nido sicuro la spaventava.
Andava spesso sulla spiaggia ed anche se faceva freddo, se ne stava stretta nel suo piumino d’oca con il cappuccio alzato a guardare il mare invernale. Un giorno pensava più che mai a Stefano, anche perché era il 15 gennaio e sapeva che era il suo compleanno. La brama di sentirlo era diventata quasi insostenibile negli ultimi giorni. Presa da uno dei suoi soliti impulsi irrefrenabili, si procurò il numero della società in cui lavorava e telefonò lì. Una segretaria le rispose molto freddamente:
- Chi devo dire, prego?
- Laura, Laura Lambiase.
A sentire lo stesso cognome di Stefano, si mostrò più cortese:
- Un momento, le passo subito la comunicazione.
Rimase in attesa per qualche istante, con il cuore che le batteva all’impazzata perché si aspettava di udire la sua voce, invece sentì ancora la ragazza:
- Mi dispiace signora, non c’è, è uscito.
Spense il telefonino terribilmente triste: non avrebbe mai saputo se fosse stato veramente assente o se non le avesse voluto parlare.

Una mattina verso fine gennaio, stavano in cucina e Filomena le stava mostrando come preparare la pizza di scarola. Bussarono alla porta e Laura andò ad aprire: era il postino che aveva una raccomandata da consegnarle. La ragazza impallidì quando ne lesse il contenuto senza però fare alcun commento. Quando furono rimaste di nuovo sole, la zia le chiese di cosa si trattasse: 
- E’ una convocazione di un avvocato per il 5 febbraio: Christophe ha chiesto la separazione legale – le rispose con un filo di voce.
- Che disgraziato, non ti ha neanche dato il tempo di riflettere un po’, subito è passato ai fatti.
- No, non dire così. Sono stata io ad andarmene e trovo più che giusto che l’abbia fatto. Non ha senso rimanere legati dal matrimonio se ci siamo lasciati!
- Adesso che farai?
- Non lo so. Credo che dovrò trovarmi un avvocato, non so che si fa in questi casi.
Crollò su una sedia con aria desolata, non perché fosse addolorata, ma perché non aveva voglia di uscire da quell’atarassia così consolante nella quale si era lasciata sprofondare.

A Roma c’era una sua amica di università che era diventata avvocato divorzista, nessuno meglio di lei avrebbe potuto aiutarla. L’accolse con affetto e dopo aver parlato un po’ dei vecchi ricordi, si fece raccontare da Laura com’erano andate le cose.
- Va bene, anche tu hai avuto una relazione però credo che ci sia comunque qualche elemento per arrivare ad una giudiziale, che ne dici? – le chiese la donna che faceva il suo mestiere.
- No, per l’amor di Dio, voglio la separazione consensuale. Non mi sembra il caso di andarci a sputtanare davanti ad un tribunale.
- Già, ma se poi non ci mettiamo d’accordo su quanto ti deve dare?
- Ma che mi deve dare scusa, io non voglio niente, neanche un soldo.
- Che dici? E come intendi vivere allora?
- Posso lavorare. Ho parlato proprio stamani con un vecchio amico che ha una grossa società che produce scarpe: è disposto ad assumermi e mi darà una risposta a breve.
- Non vuoi il mantenimento allora?
- No, non vedo perché dovrei farmi mantenere da lui solo perché siamo stati sposati. Avessimo figli, va bene, ma così se li può tenere i suoi soldi. Solo che... – aggiunse pensierosa.
- Solo?
- Ho lavorato tanti anni per la loro ditta e poichè ero la moglie di uno dei soci, anche se facevo l’amministratore non mi sono mai fatta pagare un vero e proprio stipendio. Anche quando ho dato le dimissioni, non ho pensato a chiedere la liquidazione che mi spettava e, pensa un pò, sono talmente superficiale da non aver seguito nemmeno la mia posizione previdenziale.
- Ma che cavolo Laura, eppure non mi sembri così sprovveduta, come hai potuto essere così incauta da non pensare al tuo futuro!? 
- Lo so, ho sbagliato, si può fare qualcosa?
- Ci vorrebbe un avvocato specialista in diritto del lavoro, non un divorzista.
- Tu non ne conosci di bravi? Sai, così come ti ho detto che non voglio nulla da Christophe per essere stata sua moglie, così ti dico che non ho intenzione di rinunciare a ciò che mi spetta per tutto il lavoro che ho fatto. Li voglio fare neri i Lambiase per avermi sfruttata tanti anni ed avermi lasciato solo con quattro soldi!
L’amica sorrise radiosa:
- Ecco, è questa la Laura che piace a me! Non ti preoccupare, c’è Armando, il mio compagno, che guarda caso fa proprio questo. Adesso gli andiamo subito a parlare.
Quando più tardi uscì dallo studio dell’avvocato, si rese conto di trovarsi in una strada vicino alla sede della società dove lavorava Stefano e si chiese quale avrebbe potuto essere la sua reazione nell’incontrarla. Quel giorno si sentiva un poco del suo vecchio spirito battagliero e in un momento di follia si decise ad andarlo a trovare. Cosa avrebbe mai potuto fare? Cacciarla forse? 
Si recò alla portineria e diede il suo nome ad un usciere in divisa che la pregò di attendere un momento e poi andò a telefonare dietro una porta a vetri. Non poteva sentirlo, ma lo vide parlare con qualcuno. Dopo un po’ le venne a dire che Stefano non c’era precisando che sarebbe mancato per tutto il resto della settimana.
Uscita di nuovo nella strada si chiese ancora una volta se non si fosse fatto negare. Si sentiva spaesata e sola nella grande città e si affrettò a riprendere il treno per tornarsene da zia Filomena. Oramai quella era diventata la sua casa anche se sapeva che la vita l’avrebbe presto portata via di lì. 

Il mese di febbraio non era stato piacevole. Dall’avvocato aveva incontrato Christophe che si era mostrato davvero soddisfatto nell’apprendere che anche lei voleva arrivare ad una separazione consensuale ed addirittura entusiasta nel sapere che non voleva un soldo. Lo furono un po’ meno tutti i Lambiase quando Armando si fece vivo minacciando di adire le vie legali per ottenere ciò che spettava alla sua assistita in quanto ex collaboratrice per oltre dodici anni. Preferirono arrivare ad un accordo e Laura ricevette una bella somma che le avrebbe consentito una certa tranquillità economica. Nel frattempo Lorenzi, il proprietario della ditta di calzature che le aveva promesso un’occupazione, l’aveva richiamata ed ora era a Roma per sentire che cosa aveva da proporle.
Era un lunedì di una ventosa mattinata di marzo e poiché l’appuntamento era solo per la sera, decise di andare a far visita a Sabrina. Era da tanto che non la sentiva ed aveva voglia di vedere il suo bambino la cui nascita doveva essere avvenuta a gennaio. A quell’ora sicuramente i ragazzi dovevano essere a scuola e Guglielmo all’università per cui non c’era motivo di non andarla a trovare. Andò prima a comprare un bel regalo al nuovo nato, agli altri due bimbi e a Valentina e poi andò a citofonare.
Le rispose proprio Sabrina che la invitò subito a salire con molta cordialità. Come aveva previsto era da sola a casa, ma stringeva tra le braccia un frugoletto di nemmeno due mesi alla vista del quale Laura rimase subito incantata.
- Questa qui è Alessia – la presentò la madre e togliendole i pacchetti dalle mani e ringraziandola per i regali, le porse la bambina.
- Madonna com’è bella! - esclamò prendendo il tenero fagottino tra le braccia e non riuscì a nascondere l’emozione che provava al contatto con un neonato.
La donna le sorrise con dolcezza, quasi commuovendosi nel notare la sua trepidazione. Si era fatta ancora più bella dopo la recente maternità e nei suoi occhi c’era una corrente sincera di simpatia e di affetto che le riscaldarono il cuore.
- Scusa se sono venuta così all’improvviso, ma davvero avevo tanta voglia di vederti e di sapere di voi.
- Vieni, siediti qui accanto a me, parliamo un po’. Non sai che piacere ha fatto anche a me vederti dopo tanto tempo. Come vanno le cose? Come mai sei a Roma?
Lei che stava accarezzando con tenerezza il visino grazioso della neonata, le rispose con voce molto stanca:
- Ho lasciato l’azienda ed io e Chris ci siamo separati. Sono qui perché un amico mi ha promesso di darmi un lavoro ed io ne ho proprio bisogno, non posso rimanere così senza far nulla.
- Ah, è per questo che quando Valentina ti ha chiamato a casa le hanno detto che non abitavi più lì! Ma dove stai adesso?
- Da mia zia al paese. Dimmi come sta la nostra bella Vale?
- Benissimo, solo c’è rimasta molto male perché non ti sei fatta più viva.
- Lo sai che non è dipeso da me.
- Sì, certo che lo so. Ho cercato di trovare delle scuse con lei, però ti vuole molto bene e sente la tua mancanza.
- Anch’ io sento la mancanza sua e di voi tutti. Mi sento così sola a volte che se non fosse stato per quella santa donna di zia Filomena che mi ha dato un po’ di calore, credo che mi sarei già sparata.
- Dai, non esagerare. Ma com’è che alla fine vi siete lasciati? Stefano mi aveva detto che avevi deciso di tornare con tuo marito.
- Che ti ha raccontato quello lì!? Guarda che le cose sono andate un po’ diversamente – e le rivelò per filo e per segno ciò che era successo, senza tralasciare nulla, concludendo infine:
- Credimi, ho parecchie colpe, ma io avevo scelto Stefano non Chris. E’ stato lui che non mi ha voluta più.
Sabrina sospirò:
- Sì, è tipico del suo carattere. Sai come lo prendevo in giro quando eravamo ancora insieme? “Dio perdona, Stefano no”. E’ ferocemente geloso, senza contare che non ammette il minimo errore da parte degli altri. Una cosa deve essere come dice lui e non transige per niente al mondo, anche se deve costare una sofferenza infinita a lui per primo. Ma in fondo che te le dico a fare queste cose, è chiaro che se ci siamo lasciati deve essere stato per dei motivi ben precisi.
- Sì è vero, però sa anche essere dolcissimo, protettivo, leale, senza contare che fisicamente è… – s’interruppe imbarazzata e pentita di essersi lasciata sfuggire i suoi sentimenti.
- Tu lo ami ancora, non è così?
- Sì, credo proprio di sì. E’ vero che il mio matrimonio andava male, ma se non fosse stato perché mi sono innamorata di lui, forse avrei tirato avanti come fa tanta gente.
- Però visto che vi eravate lasciati perché non hai provato a recuperare con tuo marito?
- Non me la sentivo di continuare così ed anche se sapevo che con Stefano era finita, ho dovuto prendere per forza una decisione. Solo che adesso… - non riuscì a continuare ed incominciò a piangere, poi, sorridendo tra le lacrime, porse la bambina alla madre dicendole:
- Tieni, prendi tu Alessia, non la vorrei innaffiare questa povera creatura!
Sabrina prese la figlia e rimase un po’ pensierosa. 
- Hai provato a ricontattarlo? Forse se sapesse che con tuo marito ti sei lasciata potrebbe essere un po’ più malleabile.
- Ho provato per ben due volte, però non l’ho mai trovato. O forse si è fatto negare perché non vuole più nemmeno sentirmi.
- E tu non ti scoraggiare, insisti.
- Ma se mi hai appena detto che non perdona ed io mi sento così in colpa nei suoi confronti!
- Sai Laura, non l’ho mai visto contento come quando stava con te ed anche se ora cerca di mascherare la sua tristezza, ti assicuro che non mi sembra affatto felice.
- Vorrei tanto che fosse come dici tu, ma non ho il coraggio di insistere, ho troppa paura.
- Già una volta hai sbagliato per la paura ed i sensi di colpa. Non ti sembra che sia venuto il momento di reagire?

In realtà quel giorno Sabrina le aveva detto delle cose giuste. Laura cercava in ogni modo di convincersi a trovare il coraggio di richiamare Stefano e si decise a farlo soltanto quando Lorenzi le disse che il lavoro che aveva pensato per lei era a Varese. In fondo, prima di cominciare una nuova vita in un’altra città sarebbe stato giusto provare a ritornare con l’uomo che amava.
Ancora una volta ebbe qualche rifiuto, ma non si lasciò scoraggiare ed alla fine, chissà se perché si era stancato di farle dire che non c’era o perché era stata fortunata a trovarlo davvero, Stefano le rispose:
- Ciao, come stai? – le chiese però molto freddamente.
- Bene. Sai, sono a Roma ed ho pensato che potremmo vederci una volta di queste.
- No, sono molto impegnato in questo periodo.
- Anche un’oretta, solo per parlare un po’.
- E di che? Non abbiamo più nulla da dirci io e te, ci siamo già detti tutto.
- Sì? E dove? In un giorno d’autunno, su un viale, tra le foglie morte? Guarda che quello era un finale perfetto per un film degli anni cinquanta. Io e te viviamo nella realtà e nel terzo millennio. Di cosa hai paura, che ti mangi?
Stefano si sentì irritato dalle sue parole. Davvero la piccola presuntuosa credeva che avesse temuto di rivederla?
- E va bene. Ci vediamo venerdì prossimo verso le nove, però potrò stare davvero solo un’ora perché dopo ho un altro impegno. Dove ci vediamo?
Fecero appuntamento al bar dell’albergo dove lei alloggiava.

Il venerdì Stefano si fermò all’entrata del bar cercandola con gli occhi. Quando la vide, suo malgrado, provò un tuffo al cuore tanto la trovò affascinante. Aveva tagliato i capelli a caschetto e la nuova pettinatura le incorniciava il visino più dolce che mai. Era molto elegante con una maglietta di pizzo nero con il collo alto che però le lasciava completamente scoperte le belle braccia tornite. Avvicinandosi non poté fare a mano di provare l’antico desiderio. Oramai, dopo tanti mesi, credeva di essersene liberato, ma ora rivedendola, l’attrazione fisica che provava per lei si faceva sentire più forte che mai. Laura lo guardava con le belle pupille color dell’ambra e le labbra invitanti ed il suo aspetto era ancor più seducente perché anche lei stava provando la stessa attrazione per quell’uomo bellissimo che finalmente stava per incontrare ancora. 
- Ti trovo benissimo, sei in piena forma a quanto vedo – le disse mentre si sedeva di fronte a lei.
- Grazie, anche tu stai molto bene. 
Furono interrotti dal cameriere che venne a prendere l’ordinazione.
- Cosa ci fai qui a Roma? – le chiese ancora quando furono di nuovo soli.
- Mi sto cercando un lavoro – gli rispose la ragazza sorridendo.
- Perché quello che hai non ti va più bene?
- Ho dato le dimissioni, lo sapevi che lo stavo facendo.
- Ci sei riuscita davvero? Per come eri attaccata alla ditta pensavo che non l’avresti mai fatto. E tuo marito che ha detto?
- Ci siamo separati il mese scorso.
Stefano si sentì una strana emozione dentro - alla fine era riuscita a lasciarlo! – ma non per questo la sua collera si affievolì, anzi:
- Oh mamma mia, e tutto l’amore folle di Christophe che non sopportava di vederti andare via dove è andato a finire?
Alla sua ironia la donna si finse sicura di sé, anche se non lo era:
- Ci eravamo sbagliati ancora una volta. Non poteva più funzionare tra noi, oramai.
L’uomo la guardava: lei lo fissava negli occhi con la sicurezza dei suoi momenti migliori. Ora che aveva sperimentato che il suo matrimonio era davvero finito era venuta a riprenderselo certa che il suo fascino e la sua volontà non avrebbero trovato alcuna resistenza. Ecco perché si era fatta così bella, lo faceva sempre quando voleva ottenere qualcosa, ma questa volta aveva sbagliato perché non poteva trattarlo alla stregua di un giocattolo che si prende e si posa quando se ne ha voglia.
Mentre con le belle dita dalle unghie smaltate giocava con il suo bicchiere vuoto, con la voce più dolce del mondo gli stava dicendo:
- Io non ho mai smesso di amarti, ma tu non mi hai dato neanche un po’ di tempo per sistemare le cose. Ora però è tutto a posto ed è per questo che sono qui.
Stefano era molto combattuto perché da una parte la odiava per un tale modo di fare, dall’altra il desiderio che provava per lei era enorme. 
- In fondo – si diceva - l’importante è non lasciarmi coinvolgere come ho fatto finora. Devo pensare che questa donna è una delle tante, niente di più, ma sarei solo un fesso a respingere la cosa che mi sta offrendo su di un piatto d’argento.
- Hai una camera in quest’albergo? – le chiese calmo.
- Sì.
- Bene, e che aspettiamo ad andarci allora?
Laura s’illuminò tutta: non si aspettava che potesse essere così facile ed al ricordo di tutta la sofferenza provata negli ultimi mesi di solitudine e di sconforto, si sentì il cuore colmo di gioia.
Lo precedette nella bella stanza con i letti gemelli ed andò ad accendere la luce sul comodino, poi si voltò verso di lui pronta a buttarsi tra le sue braccia e dirgli tutto l’amore che provava, ma l’uomo la fermò con un gesto della mano.
- Spogliati – le sussurrò.
Rimase un po’ interdetta: avrebbe desiderato lasciarsi andare ai sentimenti prima, ma intuiva quanto lui la desiderasse ed anche se in quel momento avrebbe voluto altro, decise di accontentarlo. Sapeva quanto gli piacesse giocare con un po’ di erotismo ed era più che sicura che non sarebbe rimasto deluso perché aveva curato il loro incontro in ogni minimo particolare. Si sfilò la maglietta scoprendo il reggiseno di pizzo nero che metteva in risalto il suo seno rigoglioso. Aveva pagato l’indumento una fortuna, ma n’era valsa la pena, non fosse stato altro per l’espressione di desiderio che gli vide dipingersi sul volto.
Si fermò e lo guardò.
- Continua – la invitò lui con la voce roca.
Allora si sfilò la gonna. Aveva scelto un reggicalze tradizionale che, insieme alle calze nere ed alle scarpe con il tacco alto, la rendevano particolarmente seducente.
- Togliti tutto – le disse ancora, senza riuscire a nascondere la voglia che gli era esplosa violenta.
La donna si sedette sul letto e si sfilò le calze, il reggiseno, il reggicalze e gli slip e mentre lo faceva verificava quanto il sapiente lavoro compiuto dall’estetista il giorno precedente fosse stato efficace: la sua pelle perfettamente liscia e levigata era pronta a ricevere le carezze dell’uomo che le stava di fronte come impietrito, quasi incapace di parlare ancora. Le fece cenno con la testa di mettersi sul letto e Laura sollevò il copriletto di seta e si distese sulle lenzuola, si ricoprì e si mise ad aspettarlo.
Stefano cominciò a spogliarsi, ma non con la consueta furia. Piano si tolse la giacca dell’elegante vestito scuro e la rispose accuratamente sulla spalliera di una seggiola. Poi proseguì riponendo accuratamente anche tutti gli altri suoi indumenti. Ebbe persino l’accortezza di togliersi le sigarette dalla tasca e metterle sul comodino. Quando rimase solo con gli slip, andò a spegnere la luce e dopo essersi spogliato completamente, si distese accanto a lei.
Il contatto con quel bel corpo di maschio le fece l’effetto di una scossa elettrica. Quante volte l’aveva desiderato negli ultimi tempi! Quante notti aveva passato insonne a sognarlo ed ora il sogno era diventato di nuovo realtà! Si abbandonò completamente alla sua passione mentre lo stringeva, lo carezzava, gli cercava la bocca per baciarla e non si meravigliò affatto che lui passasse al sesso vero e proprio senza abbandonarsi a tanti preamboli, anche lei lo desiderava da impazzire e non aveva voglia di aspettare ancora. Perduta nella sua frenesia, gli sussurrava parole dolcissime ma ad un tratto ebbe come una sensazione che la colpì in modo sgradevole: Stefano era strano, sembrava che non si stesse abbandonando all’amore con il consueto trasporto. No, non era così che lui lo faceva: l’uomo silenzioso che godeva di lei senza cercare lo scambio reciproco che sempre li aveva portati all’estasi, non era il suo Stefano.
Smise di assecondarlo nei movimenti ed afferratolo per i capelli con una mano, lo costrinse a fermarsi e a guardarla negli occhi.
- Dimmi che mi ami, ti prego, dimmi che mi ami! – lo supplicò appassionatamente.
Una strana luce passò sul quel viso bellissimo stravolto dal piacere, ma non le rispose, solo si abbassò di nuovo su di lei e cominciò a baciarle avidamente il collo ed il seno, riprendendo ad amarla.
In fondo per una donna il sesso è anche una questione cerebrale e nonostante le sensazioni fisiche fossero quelle deliziose che l’avevano accompagnata fino ad un momento prima, Laura non riuscì più ad abbandonarsi.
Quando ricadde disteso accanto a lei, notò che se n’era accorto perché le chiese:
- Si può sapere che ti è preso? 
- Niente – non sapeva in che modo spiegargli la brutta impressione provata.
- Mi dispiace per te, io ce l’ho messa tutta, non è stata certo colpa mia se non ti è piaciuto – poi si girò a prendere le sigarette dal comodino – Posso fumare?
- Certo. Io ho smesso ma tu fuma pure se vuoi.
La ragazza si appoggiò sul suo petto e per un po’ stettero così, poi più per rompere il silenzio che per altro, gli disse:
- Dai, fammi fare un tiro – e gli prese la sigaretta dalle mani cominciando a fumarla lei così come avevano fatto tante volte quando erano restati insieme dopo l’amore.
Stefano sogghignò:
- Ma non avevi smesso per la novantesima volta? Ah già, dimenticavo che i tuoi propositi sono tutti estremamente mutevoli – osservò gelidamente poi le disse - Uso un attimo la tua doccia.
Lei gli fece cenno di sì con il capo e se ne stette tutta perplessa, con il copriletto tirato addosso, senza sapere che cosa pensare.
Dopo un po’ lo vide uscire dal bagno con solo un asciugamano stretto sui fianchi ed andare ad accendere la luce sul comodino. Era talmente bello che non resistette e gli tese le braccia invitandolo a tornare accanto a lei.
- Vieni qui, amore, ho ancora tanta voglia di stare abbracciata a te.
- No, devo andare. Te l’avevo detto che ho un impegno no?
Prese i suoi vestiti dalla sedia e se ne andò di nuovo in bagno, lasciando però la porta aperta.
- Quando ci sentiamo di nuovo? - gli chiese ansiosa.
- Non lo so, ti chiamo io.
- E come fai se non hai neanche il numero? Dai, dammi il cellulare che te lo metto in rubrica.
- Non ce l’ho, n ce l'ovantesima voltacorto perché a quella donna che avevaappena lasciato e della quale si sentiva ancora addosso il profumnon lo porto sempre con me. Lo uso talmente tanto per lavoro che sono arrivato a detestarlo.
- Allora ti segno il numero da qualche parte.
Con il copriletto avvolto intorno al corpo nudo, Laura si mise alla ricerca di qualcosa per scrivere, ma non trovò nulla.
- E che cavolo, un albergo come questo e non mettono neanche un po’ di carta ed una penna a disposizione dei clienti! – protestò – Non è che ce l’hai tu?
- No, mi dispiace.
- Aspetta, ho trovato come fare - prese le sigarette, scostò il cellophane e scrisse sul pacchetto il suo numero usando la matita per gli occhi – Ecco te l’ho segnato qui sul pacchetto di sigarette. Poi te lo ricopi con calma.
Intanto Stefano era uscito dal bagno, vestito di tutto punto.
- Ma dov’è che devi andare tutto elegante?
- Ad una festa di compleanno,
- Non è che posso venire con te?
- Non puoi.
- Perché? Guarda che ci metto solo pochi minuti a prepararmi, non ti faccio perdere tempo.
- Non è per questo. E’ che tra me e la festeggiata c’è, diciamo così, una certa simpatia e non mi sembra un regalo di compleanno portare con me la donna con la quale ho appena scopato.
L’aveva detto disinvoltamente, senza neanche guardarla e Laura si affrettò a girarsi verso la finestra per non mostrargli la pena che sicuramente le si doveva leggere sul viso.
Lo sentì dietro di sé raccogliere le sue cose, poi avvicinarsi alle spalle e scostarle i capelli con un gesto affettuoso. Le posò un bacio sul collo, sotto l’orecchio. Suo malgrado rabbrividì a quel contatto, ma non si mosse.
- Ciao bella, ci rivediamo presto, spero. E’ stato un vero piacere, nel senso più letterale del termine.
Uscì, ma lei rimase ferma lì, bloccata da un’emozione fortissima. No, non era possibile, adesso sarebbe tornato indietro, l’avrebbe presa tra le braccia e l’avrebbe consolata come lui solo sapeva fare. Ma lo vide uscire sulla strada e prendere a volo un taxi.
Solo allora si girò a guardare quasi inebetita il letto disfatto e la lampada accesa. Vide il pacchetto di sigarette che lui aveva lasciato sul comodino. Lo prese, lo rigirò tra le mani e guardò il suo numero di telefono scritto con la matita del trucco, poi lo aprì, ne prese una sigaretta e l’accese, ricominciando a fumare per la novantunesima volta.
Ma anche Stefano si sentiva uno schifo. Per giunta si era persino dimenticato le sigarette ed aveva un impellente bisogno di fumare. Chiese al tassista di fermare davanti ad un tabaccaio, ricomprò le sigarette e proseguì a piedi. Solo allora si ricordò che sul pacchetto che aveva lasciato nella stanza c’era segnato il numero di Laura. 
- Poco male – si disse – se avrò voglia di risentirla domani la chiamerò in albergo.
Certo, era perfettamente consapevole di averla trattata proprio male, ma era ancora arrabbiato con lei e non sapeva se la collera era destinata a passare oppure no. Questa volta era lui ad avere bisogno di un po’ di tempo. Intanto era entrato nel ristorante dove già c’erano gli amici. Tra loro una ragazza dai riccioli biondi e dal viso carino lo vide arrivare da lontano e lo salutò con la mano tutta contenta. Anche lui le sorrise mentre si avvicinava, ma non smise mai per tutta la sera di pensare alla donna che aveva appena lasciato e della quale si sentiva ancora addosso il profumo.


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