Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Volersi o no - nona parte (leggi la prima parte) (leggi la seconda parte) (leggi la terza parte) (leggi la quarta parte) (leggi la quinta parte) (leggi la sesta parte) (leggi la settima parte) (leggi l'ottava parte)
autrice: Kelly
e-mail:
data di edizione: 09/12/2005
argomento della storia: romanzo sentimentale a puntate
riassunto breve: La vita di Laura è sconvolta dall’arrivo di Stefano ma non è sempre facile abbandonarsi ai sentimenti…
lettura vietata ai minori di anni: 14 anni
note: Non è una fan finction vera e propria, è soltanto una storia che ho immaginato interpretata da alcuni attori. Non so se sono tutti riconoscibili, uno di sicuro lo è.

Volersi o no


PARTE NONA

Di comune accordo decisero di non dire nulla a Valentina finché non fossero andati a vivere insieme, ma nascondere l’amore e la fortissima attrazione fisica che provavano risultò più difficile del previsto. Se la ragazza si fosse messa ad indagare sul perché dell’improvviso cambiamento d’umore di suo padre, sarebbe stato quasi impossibile negare i loro rapporti, ma fortunatamente si era sentita talmente sollevata dal fatto che si fossero riappacificati, che si accontentò di vivere spensieratamente gli ultimi giorni di vacanza.
A volte Stefano osservava le due donne mentre scherzavano, parlavano o addirittura si abbracciavano con affetto e si sentiva invadere il cuore da una felicità enorme perché pensava alla sua vita futura. Aveva piena fiducia nel loro amore anche se sapeva che per Laura sarebbe stato difficile sciogliersi dai mille legami che la imprigionavano e per questo la colmava di ogni tenerezza approfittando dei momenti in cui la figlia li lasciava un po’ soli per farle sentire con la passione tutta la forza dei suoi sentimenti. Lei invece non era capace di liberarsi dall’angoscia che le dava il pensiero di cosa le sarebbe toccato affrontare una volta tornata a casa ed avrebbe voluto che quei pochi, meravigliosi giorni non finissero mai più.
Stefano agli inizi di settembre rassegnò le dimissioni ed accettò la proposta di lavoro del suo amico di Roma. Insieme lo comunicarono ai loro collaboratori e tutti ne furono dispiaciuti, ma rimasero addirittura costernati quando rivelarono che insieme con lui sarebbe andata via anche Laura. Chi in un modo, chi in un altro, cercarono tutti di farle cambiare idea: Rosa addirittura pianse. Solo quando furono certi che la sua fosse una decisione inamovibile, le promisero che l’avrebbero aiutata a lasciare la società. In effetti lei aveva una carica e non poteva andarsene così su due piedi. Bisognava convocare d’urgenza un’assemblea dei soci per eleggere un nuovo amministratore ed i soci erano i Lambiase, compreso Christophe. 
La sera in cui chiesero alla famiglia di incontrarli tutti perché dovevano comunicare una cosa importante, la povera Laura era molto nervosa e a niente valeva la presenza di Stefano accanto a lei: sapeva bene che tra un paio di giorni sarebbe andato via e sarebbe rimasta da sola ad affrontare tutto. Non si aspettava comunque l’insieme delle reazioni che la loro confessione scatenò: quella rabbiosa di Catherine che si sentiva offesa per il figlio, quella stupefatta di Giorgio o quella quasi indifferente di Chantal. L’unica che non si mostrò affatto stupita fu zia Evelina che invitò i parenti a non dire nulla a Christophe perché dovevano essere loro stessi a parlargliene:
- Questo almeno glielo dovete, non è così ragazzi? – disse loro con aria severa.

Era l’ultimo giorno che stavano insieme. Ancora una volta avevano trascorso il pomeriggio ad amarsi ed ora se ne stavano in silenzio, tra gli scatoloni e le valige pronte per la partenza di Stefano.
- Ho preso appuntamento per domani alle otto con la ditta di traslochi, ma chi si occuperà di ricevere la tua roba a Roma? – gli chiese ad un tratto lei.
- Guglielmo mi ha assicurato che domani ci andrà lui. Io devo assolutamente prendere servizio, ho già rimandato troppo.
- Sì però ricordati che hai promesso di venire con me a Torino sabato. Lo sai che non ce la faccio ad affrontare Christophe da sola!
- Non temere, amore, saremo insieme – le disse baciandole una tempia e stringendola ancora di più – e poi non devi aver paura, non lo dici sempre che il vostro matrimonio oramai era finito? Vedrai che non farà troppe storie. Piuttosto mi preoccupa la società, lì non c’è nessuno che possa sostituirti.
- Infatti, ne avrò ancora per qualche giorno prima di potermene andare. Sempre che vada tutto liscio.
Rabbrividendo si strinse a lui con il cuore stretto in una morsa:
- Vorrei che fosse già tutto finito!
- Vedrai, presto sarà così anche se sono sicuro che dopo ti lamenterai perché non avrai neanche il tempo di respirare: dovrai arredare la casa e fare da vice mamma a Valentina. Dai, sorridi tesoro, vedrai come sarà bello dire di noi due a chi davvero ci vuole bene come lei o Sabrina o tua zia Filomena!
Laura sorrise sul serio:
- Lo sai che già quel giorno mi aveva chiesto se stavamo insieme e quando le ho detto di no c’è rimasta male?
- Lo vedi? L’avevo capito dal primo momento che tua zia è una donna molto intelligente! 

Il giorno dopo da dietro la finestra Laura stava osservando gli operai che caricavano sul camion dei traslochi le cose di Stefano, guardandosi intorno per controllare che non avessero lasciato nulla nell’appartamento ormai vuoto. Una strana malinconia le stringeva la gola nel vedere la casa, la “loro” casa, svuotata di tutto ciò che lei stessa ci aveva messo con tanto amore. Quanto tempo era passato? Appena un anno, eppure in così poco tempo si erano conosciuti, amati ed ora erano pronti ad affrontare una nuova vita insieme. Avrebbe dovuto essere felice, ma avvertiva come se qualcosa si fosse irrimediabilmente perduto e non come se stesse appena cominciando. Nel richiudere la porta si sentì commossa ed ancora di più lo fu quando uscì sulla piazza e guardò per l’ultima volta i giardinetti, il chiosco del fioraio, quello del giornalaio ed infine il bar dove in una mattina di sole d’ottobre, esattamente un anno prima, avevano incominciato a volersi bene. 
Era già pomeriggio inoltrato quando Stefano le telefonò e con la sua voce allegra le diede un enorme conforto:
- Tesoro, tutto bene lì? Volevo tranquillizzarti che i mobili sono arrivati e Guglielmo li ha fatti salire tutti al secondo piano. Sai amore, non t’invidio proprio, a casa mia c’è una confusione enorme ed avrai il tuo bel daffare a renderla abitabile!
- Sarà un vero piacere invece – disse la ragazza che per tutta la mattina era rimasta chiusa nel suo ufficio a sbrigare l’enorme mole di lavoro che ancora le rimaneva prima dell’assemblea e che non ne poteva più – Dimmi, com’è il tuo nuovo incarico?
- Interessante. Però Francesco mi ha già preannunciato che dovrò girare parecchio perché è un’industria molto grossa e spesso dovrò andare anche all’estero.
- All’estero dove?
- Parigi, Londra, Ginevra, qualche volta New York.
Laura si preoccupò:
- Ehi, non è che mi fai venire lì per poi lasciarmi tutta sola?
- No tesoro, verrai sempre con me. Qualche volta potremmo portare con noi anche Valentina: t’immagini come potremo divertirci noi tre in giro per il mondo? Comunque la mia sede di lavoro è a Roma per cui se non vorrai seguirmi, te ne starai buona buona ad aspettarmi nella nostra bella casa.
- Ecco che viene fuori il maschilista! – scherzò ancora lei ma Stefano si affrettò a chiarire il concetto:
- Beninteso potresti pure trovarti un lavoro, anche se credo che hai già lavorato abbastanza e potresti goderti un po’ di libertà. O no?
- Si, se mi mantieni tu!
- Mantenerti solo? Ti tratterò come una principessa amore, ogni tuo desiderio per me sarà un ordine. A proposito, lo sai che ho già detto a Francesco che dal 18 dicembre fino a Natale avrò bisogno di un periodo di ferie?
Intenerita Laura esclamò:
- Te ne sei ricordato?!
- E come potrei dimenticarmi di quel giorno stupendo in cui ho capito che anche tu mi amavi. Anzi, sai che ti dico, voglio che diventi il nostro anniversario così ti ricorderà anche una cosa bella. O almeno lo spero.
- Sì, una cosa meravigliosa, come sei meraviglioso tu.
L’uomo era troppo felice per soffermarsi su quei complimenti e continuò tutto entusiasta:
- E poi voglio passare un Natale bellissimo. Mi sono sentito sempre uno schifo a Natale da quando non ho avuto più una vera famiglia. Quest’anno sarà un’altra cosa, non è vero tesoro?
- Sì, sarà bellissimo.
Continuarono ancora a fare progetti per parecchio tempo, poi quando si salutarono dandosi appuntamento all’indomani perché Stefano la sera doveva andare ad una cena di lavoro, Laura si sentì tutta rincuorata e pensò che il sacrificio di quei giorni sarebbe stato l’ultimo prima di una vita nuova e felice che l’aspettava accanto a lui.

Christophe arrivò all’improvviso mentre lei stava andando via alle nove di sera. Lui, di solito così accurato nel vestire, indossava un vecchio maglione sformato ed un impermeabile non certo all’ultima moda. Aveva la barba mal rasata e sul viso sconvolto risaltavano gli occhi azzurri, cupi, quasi disperati. 
La investì immediatamente urlandole:
- Come potete farmi una cosa del genere tu e quell’altro bastardo di Stefano! 
- Chi è stato a riferirtelo? Volevamo essere noi a dirtelo!
- Che importa chi me l’ha detto, l’importante è che vuoi lasciarmi per metterti con lui, non è così?
Laura abbassò lo sguardo, nonostante tutto si sentiva molto in colpa.
- Credimi, ho provato a fare a meno di lui, ma me ne sono innamorata sul serio.
- Brava e per chi mi hai preso, per tuo fratello o per il tuo confessore per caso?
La donna s’irritò moltissimo all’allusione che le ricordava le sue stesse parole e sembrava rinfacciarle la sua poca serietà:
- Christophe, se sei venuto per toglierti la pietra dalla scarpa, hai proprio sbagliato. Io ho provato in tutti i modi a tenere in piedi il nostro matrimonio, ma tu non te ne sei mai dato per inteso. Adesso che vuoi?
- Niente, voglio solo dirti quanto sei puttana! - l’aveva afferrata per un braccio e la scuoteva con violenza – Non ti vergogni ad aver fatto la mogliettina affettuosa con me mentre ti facevi mio cugino?
- Non è vero, lo sai che non è così. Mi sono messa con lui dopo che te ne sei andato e mi hai lasciato sola.
- Quindi sarebbe colpa mia se hai cercato subito un altro per rimpiazzarmi. Che volevi fare, vendicarti di me?
- No, ma non ti amo più e non posso farci niente. Rassegnati, è finita - la disperazione le diede la forza di essere determinata.
La rabbia che emanava da lui la invase come una corrente malevola e ne rimase profondamente turbata anche dopo che l’uomo ebbe lasciato la stanza sbattendosi la porta dietro le spalle. 
Non aveva nessuna voglia di tornarsene alla villa e così se ne andò a mangiare nel “loro” ristorante tanto lì, anche se era da sola, sentiva la presenza rassicurante di Stefano. Quando si ritirò fortunatamente la casa era vuota come di consueto. Se ne stava andando a letto ma arrivò Matilde tutta agitata con il telefono in mano:
- Signora, c’è il maresciallo Federici. Vuole parlare con lei.
Laura prese immediatamente il telefono agitandosi anche perché temeva che il maresciallo dei carabinieri che conoscevano da tanti anni volesse darle qualche brutta notizia.
- Mi dispiace disturbarla signora Lambiase però suo marito sta bevendo moltissimo e sta dando fuori di matto nel bar di Arturo. Forse sarebbe il caso che una persona di famiglia lo venisse a prendere prima che combini qualcosa. In fondo ora è abbastanza conosciuto, non vorrei che qualcuno chiamasse un giornalista e…
- Vengo subito – la ragazza non aveva esitato un attimo. Sapeva che era davvero così e non desiderava affatto che il marito attirasse l’attenzione di qualche ficcanaso.
In men che non si dica raggiunse il bar e scorse Christophe che se ne stava seduto al banco con una bottiglia di whisky davanti. Non sembrava agitato però, anzi, sembrava addirittura depresso.
Gli si sedette accanto:
- Insomma, si può sapere che combini e perché ti stai comportando cosi? Non sembri nemmeno più tu – gli disse con dolcezza. 
- E che ci vuoi fare, si vede che dopo essere stato liquidato da mia moglie con tre parole dopo dodici anni di matrimonio deve avermi fatto uno strano effetto!
La guardò con i suoi splendidi occhi colmi di tristezza sincera e la ragazza si sentì nuovamente in colpa:
- Dai, torniamo a casa che è tardi e non ti stai facendo una buona pubblicità qui dentro.
Lo prese sottobraccio e lo costrinse ad alzarsi. L’uomo, un po’ barcollante, la seguì, ma appena fuori del bar si fermò a respirare l’aria fredda della notte.
- Laura, ma com’è successo che hai smesso di amarmi? - le chiese calmo, poi il suo tono si fece più rabbioso – Io credevo nel tuo amore, era l’unica certezza della mia vita. E’ stata colpa di quel disgraziato, ne sono sicuro, lui era invidioso di noi ed ha fatto di tutto per portarti via da me, quel bastardo! 
- No, non prendertela con Stefano. Te l’ho detto, abbiamo cercato di resistere, ma poi è stato più forte di noi. Forse non sarebbe avvenuto se tu mi fossi stato più vicino quando te l’ho chiesto.
Christophe non si controllò più. L’afferrò e mentre la scuoteva con violenza, le urlò contro:
- Ancora con questa storia? Vuoi proprio addossare a me tutta la colpa del tuo tradimento? Già, dimenticavo, tu sei sempre santa, anche quando ti comporti da donnaccia! 
Laura si liberò:
- Lasciami, mi fai male. Non voglio passare per santa, ma me ne hai fatte tante! Dovevi aspettartelo che prima o poi sarebbe successo.
- E no cara mia, così è troppo comodo. Anche tu hai le tue colpe e lo sai. 
- Davvero e quali sarebbero di grazia?
- Non hai mai smesso di umiliarmi davanti a tutti perché portavi avanti l’azienda ed io non ne ero capace. Mi hai sempre considerato una nullità, poco più di un bel bambolotto con cui giocare ma che non avresti mai potuto considerare come una persona con i suoi bisogni, le sue incertezze, le sue paure. Io ti ho sposato perché ti amavo, sei stata tu che a poco a poco mi hai allontanato da te facendomi sentire quanto mi stimavi stupido ed inutile. Lo sai perché non sono mai voluto andare a vivere per conto nostro? Perché allora sarei stato veramente solo visto che tu hai sempre anteposto il lavoro a me. Me ne sarei dovuto stare lì a fare il principe consorte e a leggere ogni giorno nei tuoi occhi la delusione che provavi nei miei confronti quando non mi trovavi come mi volevi tu. Perché non mi hai amato per quello che sono: avrei dovuto assomigliare a tuo padre, ma non sono mai stato alla sua altezza, non è così?
- Lascia stare mio padre, che c’entra lui adesso! – cercò di interromperlo, ma Christophe oramai voleva dare sfogo ai suoi pensieri più nascosti e non si fermò:
- Anche con la bambina hai fatto la stessa cosa. Solo tu avevi il diritto di soffrire, io non contavo nulla, come se quella piccolina non fosse stata anche figlia mia! E quando ti ho chiesto di provare ancora, mi hai detto che tra di noi non c’era abbastanza amore per farlo. Avevi deciso tu, come al solito, e non ti sei mai chiesta come mi sarei sentito nel vedere quanta poca fiducia avevi in me. Adesso te lo posso dire come mi sono sentito: mi sono sentito umiliato, solo e senza uno scopo. Poi ho cercato di reagire per non soccombere ed anche allora non mi hai mai dato un po’ di appoggio, anzi mi hai sempre dimostrato di pensare che tutto ciò che facevo erano solo cazzate. 
La donna si sentiva un po’ turbata dalle accuse forse non del tutto immeritate, però non voleva ammettere alcuna colpa:
- Perché non la smetti di fare la vittima? Non ti accorgi che sei ridicolo!
- Già sono ridicolo. Adesso che hai trovato l’uomo ideale, questo povero fesso deve solo farsi da parte e lasciarti andare, non è così?
- Senti io torno a casa, se vuoi venire bene, altrimenti ti lascio qui.
Christophe non disse più nulla e la seguì, mezzo imbambolato dall’alcool e dallo sconforto.

Più tardi stava per entrare sotto la doccia quando sentì un gran fracasso di vetri infranti provenire dalla stanza di Christophe attigua alla sua. Indossò in fretta la vestaglia e si precipitò a vedere cosa stesse succedendo e lo trovò che in un gesto di rabbia, stava spazzando via tutto ciò che c’era sul cassettone. Gli si avvicinò per calmarlo. Gli afferrò le braccia e lo costrinse a girarsi verso di lei, si avvide che stava piangendo e ne rimase sconvolta.
- Basta, sei ubriaco, adesso te ne vai a letto e cerchi di dormire. Vedrai che domani ti sembrerà tutto più semplice – gli parlò dolcemente costringendolo a stendersi sul letto.
Ma lui l’attirò con forza accanto a sé e cominciò a piangere a dirotto con il viso appoggiato sulla sua spalla, le lacrime calde che le bagnavano il collo.
Una pena infinita la travolse perché mai si sarebbe aspettata una reazione così disperata. Per anni aveva creduto che l’uomo non l’amasse più ed invece adesso si stava comportando come se il suo tradimento lo stesse facendo soffrire immensamente. E’ vero, anche lui l’aveva tradita eppure ugualmente non si era comportata bene. Avrebbe dovuto dirgli chiaramente che le cose non andavano già dalla primavera passata e confessargli dal primo momento che si era innamorata di Stefano, prima di diventarne l’amante. Gli carezzava con dolcezza la testa e lo abbracciava con affetto mentre lui le sussurrava parole d’amore ora tenere ora appassionate. Forse dovette fraintenderla o forse si lasciò trasportare dalla sua frenesia, le aprì la vestaglia e cominciò a carezzarle la pelle nuda e calda. Laura si rese conto troppo tardi di cosa stava accadendo, cercò di sottrarsi, ma l’uomo la teneva ferma ed ogni suo tentativo di respingerlo alla fine non fece altro che aumentare la sua eccitazione. 
- Ti prego, amore, ho bisogno di te, non lasciarmi… – le sussurrava baciandole il viso e cercandole disperatamente la bocca che lei gli negava, ma riuscì a prenderla e la donna non fu capace di respingerlo.
Ferma sotto di lui si sentiva come uno scoglio travolto da un mare in tempesta: non riusciva a dimenticare il sentimento innegabile che fino a poco tempo prima l’aveva legata a lui e tutte le volte che aveva provato la gioia tra le sue braccia. In un attimo di abbandono percepì di nuovo il piacere fisico, ma immediatamente il pensiero di Stefano ritornò a raggelarla. Era lui che amava, lo avvertì chiaramente risalendo in piena coscienza dalla voragine che l’aveva inghiottita per un momento ed anche se non riuscì a respingere Christophe, rimase fredda come il marmo, senza accarezzarlo più, con il viso girato e le braccia abbandonate sul cuscino. Appena lui ebbe finito ed allentò la sua stretta, scappò via disperata, incurante delle parole che le stava dicendo:
- Aspetta, non andare via, resta qui, ti prego. Amami ancora, per favore… 

L’indomani la voce di Stefano risuonò tutta allegra dall’altro capo del telefono e le provocò una stretta al cuore perché dovette dirgli:
- No, non va tutto bene. E’ venuto Christophe ieri. Qualcuno deve averlo avvisato.
- Ah, figurati se qualche stronzo non lo faceva! – commentò l’uomo – E come l’ha presa?
- Male. Malissimo. Prima si è arrabbiato, poi ha cominciato ad accusarmi ed infine si è disperato. Non credo che voglia lasciarmi andare.
La voce di Laura era solo un sussurro addolorato e Stefano si provò a rassicurarla:
- Non ha scelta, deve farlo per forza, non può costringerti a rimanere con lui. E’ venuto il momento che devi fargli avere la tua richiesta di separazione. Facciamo così, sabato andiamo insieme dall’avvocato e… 
- No aspetta, devo dirti una cosa.
- Non fare la stupida per favore. Anche se arriverete alla separazione giudiziale e non alla consensuale come speravamo noi, non può succederti nulla, al massimo ti darà la colpa, ma chi se ne frega. Per fortuna non dovete lottare per l’affidamento di un figlio e per quanto riguarda la parte economica, tu rinunci ad ogni pretesa per cui non so se insistere su questa strada gli conviene. In fondo…
La donna si sentiva morire, ma non poteva assolutamente tacere cosa era accaduto la notte prima, non aveva il coraggio di farlo, così lo interruppe con un filo di voce:
- Sono stata con lui ieri notte.
Stefano era un giocatore di rugby abituato ad incassare bene, ma quelle parole che stentò anche a mettere a fuoco, lo colpirono come la peggiore delle mazzate lasciandolo senza fiato. Stette un po’ in silenzio poi piano le chiese “perché?”, poi ripeté più forte ”perché?”, poi le urlò con tutta la sua rabbia “perché?”
- Perché si è messo a piangere, era disperato e mi faceva pena. Non mi sono resa conto di ciò che stava accadendo, mi sono ritrovata a farlo senza neanche sapere come - la voce di Laura era incrinata dalle lacrime.
- Ma davvero! Ti faceva pietà, era disperato! Non lo sai che fa l’attore, stupida, credi davvero che ti ami? - anche lui aveva la voce rotta dall’emozione.
- No, se avesse recitato sarebbe stato da Oscar, credimi. Non pensavo che mi amasse così e che non volesse perdermi.
- Bene, allora vuol dire che sono stato utile a qualcosa: ti ho fatto ritrovare la concordia familiare. In fondo è lui quello che ami, non è così? E’ stato sempre e solo lui, io non sono stato altro che un diversivo.
Nel suo tono ironico si avvertiva tutta l’amarezza che provava e non si lasciò intenerire dal pianto di lei:
- Stefano, amore ti prego non fare così. E’ te che amo.
- Però sei andata con lui! – urlò di nuovo disperato.
- Non l’ho fatto per amore, te lo giuro. Mi faceva pena e non sono riuscita a fermarlo.
- E che fiducia dovrei avere io in una donna che la dà per pietà! Forse è meglio che mi dici il vero, ci fai una figura migliore, potrò soffrire a sapere che l’hai fatto perché lo ami ancora, ma se non sei capace di fermare un uomo che non vuoi, sei solo una stupida. O forse sei semplicemente una puttana perché ci vorresti tutti e due!
Oramai Laura singhiozzava soltanto perché non sapeva come giustificare il suo comportamento. Aveva paura di perdere Stefano e si sentì morire quando lui le disse:
- Ascolta, è meglio che ci riflettiamo un po’ su. Ci sentiremo di nuovo quando avremo le idee un po’ più chiare.
- No, aspetta, aspetta… – lo implorò tra le lacrime, ma non ci fu nulla da fare, lui interruppe la comunicazione.
Per tutto il giorno provò a richiamarlo inutilmente: aveva il cellulare spento ed a casa non rispondeva. La poverina ignorava che subito dopo il loro colloquio Stefano era andato da Francesco per dirgli che si era liberato dai suoi impegni e che poteva partire per Parigi la sera stessa. Ed infatti se ne andò per ben quindici giorni, cambiando il numero di cellulare per non farsi rintracciare: aveva bisogno di stare solo per digerire l’enorme delusione provata.
Laura provò a chiamarlo ancora per un lungo periodo di tempo, chiese persino aiuto a Valentina la quale le disse che sapeva che il padre era a Parigi, ma non ne aveva il recapito, perché la chiamava sempre lui. Quando si rese conto che non voleva più parlarle e che l’aveva lasciata così, nell’incertezza più assoluta, sprofondò nella disperazione. Tra l’altro Christophe continuava a pregarla di rimanere con lui e lo faceva talmente insistentemente che si era quasi convinta di essere un mostro a voler lasciare un uomo che l’amava così tanto. Benché fosse impegnato a Torino nelle riprese della finction, non perdeva occasione di ritornare a casa e la riempiva d’attenzioni e di parole dolci ed anche se dopo quella sera lo aveva tenuto sempre a debita distanza, pareva convinto che l’avrebbe spuntata e che la moglie non avrebbe più trovato il coraggio di lasciarlo. 
Anche il lavoro non andava per nulla bene: Aleari aveva respinto i primi campioni dichiarandosi non soddisfatto ed erano stati costretti a rifare tutto da capo con enorme perdita di tempo e di denaro. Inoltre bisognava trovare subito un nuovo direttore finanziario perché la ditta non ne poteva farne a meno. Dopo le sue dimissioni il consiglio dei soci composto dalla famiglia Lambiase avrebbe dovuto sostituirla fino alla designazione del nuovo amministratore però non se la sentiva di lasciare la conduzione dell’azienda in mano loro, anche se solo per pochi giorni, perché con la loro incompetenza avrebbero potuto combinare qualche disastro.
Mai come in quel periodo si era sentita stanca e sola e quando non era in ufficio se ne stava rintanata nella sua camera per evitare di dover affrontare l’astio dei suoceri o gli inviti del marito a riprendere un rapporto che invece riteneva già concluso.

Quella domenica mattina Christophe era solo in casa e stava aspettando pazientemente che Laura si alzasse per riprendere il discorso che ormai stavano affrontando già da un mese.
Sentì bussare e vide Matilde andare ad aprire e stentò a credere alle sue orecchie quando udì la voce di Stefano chiedere della signora. La cameriera gli aveva risposto che stava ancora riposando ma che sarebbe andata subito ad avvisarla.
Si alzò in piedi come una furia proprio mentre il cugino varcava la soglia del salotto.
I due uomini si trovarono uno di fronte all’altro e si guardarono reciprocamente con espressione di sfida.
Il primo a rompere il silenzio fu Christophe:
- Si può sapere che vuoi ancora, brutto bastardo.
- Voglio parlare con Laura – gli rispose l’altro in tutta calma.
- Vattene, schifoso. Mia moglie non vuole parlare con te.
- A no? Che me lo venga a dire di persona allora e poi me ne vado.
- Ti caccio io a calci invece – gli urlò fuori di sé avvicinandosi minaccioso.
Ma Stefano non si lasciò intimidire e continuò a guardarlo dritto negli occhi senza muovere un muscolo. Imbestialito Christophe diede sfogo a tutto il suo odio:
- Brutto figlio di puttana, lo dovevo immaginare che razza di schifoso eri! Ti sei intrufolato quatto quatto nella nostra famiglia ed hai cercato di prenderti tutto, compresa l’azienda e mia moglie, non è così? Che volevi fare, vendicare quel bastardo di tuo padre forse? Ma ti è andata male: Laura ama me ed ha deciso di rimanere qui. Anzi, grazie a te abbiamo capito quanto siamo importanti l’uno per l’altra e quanto possiamo essere ancora felici insieme.
- Benissimo. Come ti ho detto aspetto che me lo venga a dire – gli rispose Stefano sempre calmissimo, andandosi a sedere su una poltrona.
Allora il cugino si avventò su di lui e come una furia lo afferrò per il bavero della giacca costringendolo a rialzarsi.
- Io ti spacco la faccia se non te ne vai subito.
- Davvero? Provaci e finisce che smetti di fare l’attore per come ti rovino questo bel viso da buffone che ti ritrovi.
Laura, chiamata da Matilde, entrò proprio in quel momento e tutta agitata si avvicinò ai due uomini per separarli.
- Basta, smettetela! Ma siete impazziti per caso? – poi rivolta al marito che sembrava non intenzionato a mollare la presa:
- Guarda che qui non stai recitando in una delle tue finction del cazzo, smettila!
Christophe la stette a sentire ed allora lei parlò duramente anche a Stefano:
- In quanto a te poi, che bisogno c’era di fare questa apparizione improvvisa dopo che sono più di quindici giorni che non ti fai vedere né sentire senza minimamente importartene di ciò che provavo. Che cavolo vuoi adesso?
- Ho bisogno di parlarti.
- Va bene, parliamo.
- Davanti a questo qui? – le chiese provocatoriamente indicandoglielo con il pollice.
- No, certo, non davanti a me. Via di qui, tutti e due! – urlò allora Chris fuori di sé e presa la moglie per un braccio la trascinò fino alla porta d’ingresso e dopo che l’ebbe spalancata la buttò all'esterno, incurante del fatto che fosse solo in vestaglia ed in pantofole e facesse già un freddo cane.
Stefano gli si avventò contro per prenderlo a pugni, ma la donna lo afferrò e fece uscire anche lui.
- Basta con queste scene madri! Che problema c’è? Vieni, staremo benissimo in giardino.
Poi rivolta al marito gli disse guardandolo con disprezzo:
- Vattene dentro ora, imbecille, e chiudi la porta.
Stringendosi addosso la vestaglia leggera si avviò sul tappeto di foglie gialle che costeggiavano il vialetto d’ingresso, addentrandosi nel parco ed aspettando che Stefano la seguisse. Quando furono abbastanza lontani dalla villa, si sedette sull’orlo della fontana di pietra e rabbrividendo dal freddo gli chiese una sigaretta.
Stette un attimo in silenzio, aspirando nervosamente il fumo, poi alzò gli occhi e lo guardò fisso, aspettando che l’uomo parlasse.
Stefano aveva passato giorni d’inferno perché quando non era assorbito dal lavoro, il suo pensiero tornava irrimediabilmente a lei. Quante volte nelle sere solitarie trascorse in una città straniera, si era detto che Laura non lo amava davvero, che tutto quanto c’era stato tra loro era stato solo un modo di vendicarsi del marito. Conosceva oramai quanto fosse calda di temperamento e probabilmente era stata anche la lontananza del suo uomo a spingerla tra le sue braccia. Più di una volta era giunto alla conclusione di doverla lasciare, ma ora, guardandole gli occhi del colore delle foglie brune che sembravano chiedergli cosa sarebbe stato di loro, ebbe l’impulso di stringerla e baciarla come aveva fatto tante volte. Ma doveva capire chi davvero fosse, non poteva accontentarsi più di vederla agire ogni giorno in maniera differente, lui doveva sapere, avere qualche certezza:
- Mi ha detto che hai deciso di rimanere con lui, è così?
- No, non è vero. Come facevo a decidere qualcosa se tu mi hai lasciata come una scema senza dirmi se mi volevi ancora o no?
- Qui io c’entro poco. Sei tu che devi sapere cosa vuoi per te, non io.
- Io lo so che voglio, voglio te, anche se ho sbagliato quella sera a…
La interruppe:
- Basta, non voglio parlare mai più di ciò che è successo – la guardò con lo sguardo intenso che l’aveva fatta impazzire, senza riuscire più a nascondere l’amore che provava per lei.
- Stefano, amore, lo sapevo che non poteva finire così! - piena di felicità fece per lanciarsi tra le sue braccia, ma lui la fermò:
- Torna dentro, mettiti qualcosa addosso, preparati una valigia con un po’ di roba e vieni via con me.
- Ma che dici? Adesso?
- Sì, ora. Partiamo subito per Roma.
- No, no, come faccio! Devi darmi un po’ di tempo.
- Ti ho detto adesso – non alzò la voce ma ugualmente il suo tono fu estremamente imperioso – non tollererò che tu trascorra neanche un’altra ora in casa con lui.
- Te l’ho detto che Chris non conta più nulla per me e poi devo finire di sistemare l’azienda, non posso lasciare tutto così.
- Non mettere sempre in mezzo l’azienda! Se io conto qualcosa per te, lascia tutto e seguimi.
- Lo farò caro, non appena avrò organizzato un po’ le cose, te lo giuro.
- No, non giurare. Tu sei bugiarda, mi tradiresti ancora, lo so.
Laura si sentì montare la collera:
- Tu non hai la minima fiducia in me allora!
- Dovrei averla dopo quanto hai fatto? – le chiese ironico alzando un sopracciglio per mostrarle tutto il suo scetticismo.
- E tu dici di amarmi? Ma come puoi dirlo se non riesci a comprendere che l’ho fatto solo per debolezza. Io sono stata con te per giorni, per mesi, ti ho dato tutto il mio corpo e la mia anima e tu non riesci a perdonarmi. Allora mi ama di più Christophe che nonostante abbia saputo che l’ho tradito nella maniera più ignobile è disposto a riprendermi e a ricominciare da capo!
- Ti sto dando una possibilità, Laura. O vieni con me subito senza voltarti indietro o torni da lui.
- Bene, se le cose stanno così allora ti dico che con te non ci vengo. Non ho bisogno di essere trattata come una pupattola. 
Con rabbia calpestò la cicca sotto la pantofola poi alzò lo sguardo sull’uomo con aria di sfida aspettando che parlasse:
- Allora hai deciso, vuoi stare con Christophe? Guarda che dopo non potrai più tornare indietro.
- Quello che farò dopo saranno affari miei. Capirai, devo pensarci prima di mettere la mia vita nelle mani di un uomo ottuso ed intransigente come te! 
Già mentre lo diceva se n’era pentita, ma Stefano abbassò la testa per nascondere la tristezza profonda che gli incupiva l’azzurro degli occhi. Non le diede la possibilità di aggiungere altro, le voltò le spalle e si avviò verso l’ingresso. Sul tappeto di foglie cadute risaltava la sua bella figura, con i jeans e le mani affondate nelle tasche del giaccone nero. Laura lo guardò andare via mentre rabbrividiva per la pena ed il freddo che l’attanagliavano. Cominciava a piovere e in quella buia mattina di novembre il sole pareva non esserci mai stato. Sul serio si gelava e così se ne tornò a casa. Da dietro il grande finestrone a piano terra intravide Christophe ed accanto a lui la sagoma di zia Evelina che era tornata dalla chiesa e veniva messa al corrente dell’accaduto dal nipote. Tenendo le braccia conserte come a volersi difendere, la ragazza si fermò davanti all’ingresso ed Evelina si affrettò ad aprirle l’uscio. Entrò in silenzio e stava per tornarsene in camera sua senza dir nulla, quando l’uomo le si parò davanti. Era chiaro che si aspettava delle spiegazioni, ma lei con aria indisponente lo fissò negli occhi e rimase ostinatamente zitta come a volergli dire che quanto era successo tra lei e Stefano non era una cosa che lo riguardasse. Sapeva di stare sbagliando, ma non poteva fare a meno di comportarsi in quel modo, era troppo confusa e non si sentiva di scusarsi di nulla. Il volto di lui divenne di pietra, gli occhi di ghiaccio ed un’espressione di rabbia quasi lo trasfigurò, poi, per la prima volta da quando si conoscevano, suo marito alzò le mani su di lei e le mollò uno schiaffo così violento che la fece barcollare. Sarebbe sicuramente caduta se l’anziana signora, pur così minuta, non l’avesse sorretta.
Rivolgendosi al nipote lo rimproverò aspramente:
- Si può sapere che ti prende? Cerca di comportarti da persona civile! In quanto a te – si rivolse con dolcezza a Laura – sei tutta gelata. Sei impazzita forse? Ti sei dimenticata che meno di un anno fa hai avuto la polmonite?
Sorreggendola come una bambina, l’accompagnò nella sua camera, facendola mettere a letto:
- Adesso vado a dire a Matilde di prepararti un po’ di latte bollente.
Laura la vide uscire dalla stanza e distesa sul letto si toccò la guancia dolente. Pensava a Stefano, a Christophe, a quello che aveva fatto ed a quello che avrebbe dovuto fare. Un’angoscia infinita le serrava la gola e quando vide rientrare zia Evelina ebbe la speranza di potersi confidare con qualcuno. Si sentiva come una persona che sta precipitando in un burrone e cerca un appiglio qualsiasi per non cadere giù. Adesso anche l’anziana signora le sembrava un possibile conforto, ma purtroppo, pur essendo una brava persona, era troppo svagata e lontana per poter aiutare qualcuno. Infatti le disse:
- Io devo andare, ho appuntamento con le amiche al circolo ed ho già tardato troppo. Però adesso verrà Matilde a portarti il latte. Tu stattene a letto a riposare, mi raccomando.
Rimasta sola nella stanza non le restò che tirarsi addosso le coperte e cominciare a sfogare nel pianto l’immenso dolore che si sentiva dentro.

Stesso la sera Christophe se ne tornò a Torino, senza dirle più nemmeno una parola e da allora lo rivide solo il giorno dell’assemblea dei soci, a metà dicembre, quando furono formalizzate le sue dimissioni e fu eletto amministratore Antonio.
Laura era riuscita a riprendere il rapporto di lavoro con Aleari ed aveva trovato anche un giovanotto di Pisa che avrebbe rivestito l’incarico di direttore finanziario. Ancora una volta la fabbrica era stata rimessa in sesto ed oramai il suo impegno di lavoro era concluso. Ora avrebbe anche potuto andarsene. Sì, ma dove? Stefano non si era fatto più sentire. Lei non aveva avuto il coraggio di cercarlo ancora e non aveva neanche osato chiedere sue notizie a Valentina. A volte avrebbe voluto raggiungerlo a Roma e fare come se quell’orrenda scenata di appena un mese prima non fosse mai accaduta, ma lo conosceva abbastanza per capire che non era un tipo che ammetteva alcuna debolezza per cui, come in una partita di rugby, chi aveva commesso una scorrettezza doveva pagare. Forse l’amava ancora, ma non sarebbe stato disposto a perdonarla facilmente e lei proprio non sapeva come fare a riavvicinarlo.
Ora più che mai si sentiva un’estranea nella grande villa vuota dove trascorreva le sue giornate senza niente da fare e senza che nessuno le rivolgesse la parola. Solo zia Evelina di tanto in tanto s’intratteneva con lei e cercava di dirle qualche parola buona, incoraggiandola a riprendere il rapporto con il marito.
- Ma non vedi che non mi ha più chiesto di rimanere con lui? – obiettò una volta alle sue esortazioni.
- Però non ti ha nemmeno detto di andare via. Sta aspettando, semplicemente sta aspettando che tu faccia la prima mossa ed infondo spetta a te farla. Anche se pure lui ti ha tradita, tu hai creduto addirittura di esserti innamorata di un altro!
- Il fatto è che io non l’ho solo creduto, l’ho fatto veramente e non mi sento di ingannarlo ancora.
- No, non è così, vedrai che a poco a poco le cose torneranno al loro posto. Quando c’è tuo marito a casa, invece di startene rintanata in camera tua tutto il giorno, scendi a tavola, fagli vedere che ci sei.
- Non sono mai invitata da nessuno.
- E finiscila di fare la stupida – la rimproverò la signora – questa è ancora casa tua. Chi ti dovrebbe invitare?
Ascoltò il consiglio e quando la settimana prima di Natale la famiglia era radunata per una delle solite cene, si presentò e silenziosamente sedette al suo solito posto accanto a Christophe che non le disse niente. Gli altri l’accolsero con ostentata indifferenza e si sentì immediatamente a disagio.
Zia Evelina ruppe lei il ghiaccio: 
- Stavamo parlando della festa di sabato, Laura. Tu puoi venirci quest’anno, non è vero? Il 18 è venerdì.
Istintivamente guardò il marito che si fece una risata ironica:
- Perché guardi me, non è che pretenderesti pure che ti accompagnassi per caso? Sei capace di tutto tu!
- No, non me lo sogno neppure - abbassò il capo e cominciò ad inghiottire la minestra insieme alle lacrime che le erano salite agli occhi. 
- Già, per fortuna non sono io il tuo accompagnatore preferito.
Christophe voleva a tutti i costi farle del male e ci riuscì in pieno perché lei lo guardò con due occhi colmi di tristezza nei quali si era persa ogni traccia della ragazza vivace e battagliera che fino a poco tempo prima era stata. Un silenzio imbarazzato scese sulla tavola a quell’allusione. Nessuno sapeva cosa dire.
Jerry, che oramai era diventato come l’ombra stessa di Christophe, intervenne per cambiare argomento:
- La festa di sabato sarà il non plus ultra. Oltre alle persone importanti che intervengono sempre, mi sono permesso di invitare anche un po’ di personaggi del mondo dello spettacolo. Spero che non le dispiaccia vero, signora Catherine?
Quest’ultima si rianimò e tutta trillante di gioia, si fece sciorinare l’elenco dei nomi noti e meno noti che sarebbero intervenuti alla sua festa.
Più tardi, rintanata in biblioteca, con un bicchiere colmo di brandy, Laura se ne stava appollaiata sulla poltrona a guardare nel vuoto, persa nella sua tristezza. Zia Evelina la raggiunse e si sedette di fronte a lei.
- Non lasciarti scoraggiare – le consigliò – è offeso e ne ha motivo, ma se tu insisti vedrai che gli passa. Mi ha detto che tra poco deve andare a Como per registrare una nuova serie. Va con lui, oramai non lavori nemmeno più, stare un po’ insieme da soli vi farà bene.
- No, non è l’ambiente per me, mi sentirei enormemente a disagio.
- Ma allora vuoi solo startene qui tutto il giorno a bere liquori? Stammi a sentire cara, devi decidere cosa vuoi fare della tua vita, hai solo trentacinque anni, non puoi buttarla via così. E poi accetta un consiglio, cerca di recuperare il tuo matrimonio, è l’unica sicurezza che hai.

In realtà le giornate lunghe e vuote la stavano proprio esasperando. Per vincere la noia si diede a mettere ordine nei suoi mobili e tirò fuori senza volere un vecchio album di fotografie. Erano le foto di quando lei e Christophe si erano conosciuti e ce n’era una fatta proprio alla festa di Natale il primo anno che era intervenuta. Ritraeva loro due giovanissimi, sotto il grande albero addobbato nel salone. Mio Dio, come era stata inaspettatamente felice! Quel ragazzo splendido non l’aveva lasciata mai, nemmeno un momento, insieme avevano riso e scherzato tanto. Poi portandosi lo champagne e due bicchieri, si erano andati a nascondere nella saletta dove c’erano i cappotti degli ospiti ed avevano cominciato a baciarsi appassionatamente. Ricordava ancora il desiderio che li aveva infiammati, le promesse di rimanere insieme per sempre, le frasi dolci che si erano scambiati. Ma come era stato possibile perdere tutto quell’amore? Asciugò una lacrima che era scivolata sulla fotografia e solo allora si rese conto che il vestito che aveva indossato allora non lo aveva mai buttato. Si precipitò all’armadio, dove aveva messo le cose che non le andavano più e lo trovò quasi subito. Le venne voglia di metterlo la sera della festa e gioì nello scoprire che le andava ancora. Era nero, lungo, con il corpetto di lurex che si allacciava sul collo, lasciandole le spalle completamente nude. Allora Christophe l’aveva trovato molto sexy ed adesso che era dimagrita le stava ancora bene. Certo, sotto avrebbe dovuto mettere un reggiseno senza bretelle, non aveva più ventidue anni come allora, ma forse lui oggi non l’avrebbe portata nella stanzetta e non glielo avrebbe slacciato per baciarle il seno. A questo pensiero sorrise malinconicamente: che stupida era stata a pensare di poter tornare indietro. La giovinezza e l’amore erano perduti per sempre e nessuno mai avrebbe potuto restituirle le cose che il tempo si era portato via.
La mattina del 18 chiamò zia Filomena per dirle che non sarebbe andata poi se ne stette tutto il giorno rintanata in casa, dietro la finestra a guardare la pioggia. Era riuscita a non mancare mai l’appuntamento ed anche quando era stata stanchissima ed oberata di lavoro aveva trovato il modo per portare i fiori sulla tomba della madre e della sorella, ma quest’anno, anche se non aveva nulla da fare, proprio non se l’era sentita. Come aveva previsto Stefano, adesso quella data le ricordava qualche altra cosa ed era molto doloroso sapere che in un solo anno aveva trovato l’amore e l’aveva anche perduto. Non riusciva a smettere di pensare a lui, ma si sentiva uno schifo perché lo aveva tradito, così come aveva tradito Christophe e suo padre. Stava cominciando a perdere ogni fiducia in se stessa e questa era la cosa peggiore che le potesse capitare.


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