Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Volersi o no - ottava parte (leggi la prima parte) (leggi la seconda parte) (leggi la terza parte) (leggi la quarta parte) (leggi la quinta parte) (leggi la sesta parte) (leggi la settima parte)
autrice: Kelly
e-mail:
data di edizione: 03/12/2005
argomento della storia: romanzo sentimentale a puntate
riassunto breve: La vita di Laura è sconvolta dall’arrivo di Stefano ma non è sempre facile abbandonarsi ai sentimenti…
lettura vietata ai minori di anni: 14 anni
note: Non è una fan finction vera e propria, è soltanto una storia che ho immaginato interpretata da alcuni attori. Non so se sono tutti riconoscibili, uno di sicuro lo è.

Volersi o no


PARTE OTTAVA

Per i due giovani iniziò uno dei periodi più belli della loro vita. Gli occhi di Stefano avevano perduto l’abituale velo di melanconia e brillavano allegri come quelli di un ragazzino, mentre Laura, di solito pepata e linguacciuta, era diventata dolce come il miele con tutti persino con Catherine. In azienda tutti attribuivano il suo cambiamento d’umore al fatto che gli affari stessero andando a gonfie vele, solo l’uomo ne conosceva il vero motivo ed approfittando della sua disponibilità la costrinse anche a chiedere scusa alla piccola Silvia. La donna lo fece volentieri, pentita delle cattiverie che le aveva detto, ma continuò a conservare qualche dubbio sulle capacità intellettive della ragazza. Che fosse una gran pasticciona poi, su questo non c’erano dubbi e spesso ne combinava qualcuna delle sue.
Con la scusa di dover definire l’accordo con Aleari, Laura si recava a Roma quasi ogni fine settimana, però lo faceva solo per seguire Stefano che si stava allenando assiduamente con gli amici. Avrebbe potuto andare a dormire a casa sua, ma se si fosse saputo non avrebbe potuto spiegare il perché di tanta familiarità. La prima volta che erano andati, aveva chiesto a Silvia di prenotarle in albergo una camera “doppia uso singola” perché detestava le camerette piccolissime riservate ai single. La ragazza non aveva ritenuto necessario specificarlo e così, quando Stefano l’aveva accompagnata alla reception, il portiere li aveva salutati dicendo che la “matrimoniale” riservata a nome dei signori Lambiase era pronta e che potevano anche accomodarsi mentre registrava i loro documenti. L’uomo non aveva fatto una piega ed aveva porto la sua carta d’identità, invitando Laura a fare altrettanto. Questa invece si era fatta rossa in volto e stava per dire qualcosa, ma lui, pronto, le aveva tolto dalle mani il documento, l’aveva dato al portiere e l’aveva trascinata nell’ascensore.
- Ma hai visto quella stupida che ha combinato? Non ha specificato che dormivo da sola e meno male che il portiere ti ha creduto mio marito. Chissà perché, poi – osservò la ragazza appena furono soli.
- Forse perché mi chiamo Lambiase. Sulla tua carta d’identità che c’è scritto?
- Laura Pancaldi.
- Coniugata?
- Lambiase.
- Lo vedi? – fece lui aprendo la porta – possiamo essere benissimo i coniugi Lambiase!
- A questo punto venivo a casa tua se volevo dormire con te! – protestò ancora lei.
- A casa mia non c’è mica questo bel lettone e poi chi ti ha detto che qui si dorme? – l’abbracciò trascinandola sul letto e togliendole subito la voglia di protestare ancora.

Restando a Roma per i fine settimana Laura aveva preso l’abitudine di andare spesso a trovare Sabrina e la sua famiglia mentre Stefano si dedicava agli allenamenti. Stava bene con loro e tutti le si erano affezionati, compresi i bambini più piccoli ed Attila, che le faceva un sacco di feste facendola in verità agitare un poco, data la sua mole. Ma il rapporto migliore era con Valentina che l’aveva eletta sua migliore amica ed era felice soprattutto quando insieme a loro c’era anche il padre.
Finalmente la sera della fatidica partita di rugby era arrivata e tutti loro andarono ad assistervi. Laura non ci capiva un granché e spesso era costretta a ricorrere alle spiegazioni di Guglielmo o di Valentina. Temeva però per il suo uomo e tremava ogni volta che vedeva una mischia o una ruck. Stefano sembrava invece divertirsi un mondo, molto impegnato nel gioco e quando si liberò da un placcaggio che aveva subito, quasi non si era accorto di essersi ferito alla fronte. Lei si agitò nel vedere il sangue, ma gli altri che pure si erano uniti al pubblico in un coro di fischi rivolti all’avversario, la tranquillizzarono dicendole che tra poco ci sarebbe stato l’intervallo e che l’avrebbero medicato. Guglielmo le spiegò anche che placcare un giocatore che non aveva la palla, così come aveva fatto l’altro con Stefano, per il ferreo codice d’onore del rugby era una scorrettezza che lo sconsiderato avrebbe pagato cara, senza poter sperare nemmeno di essere difeso dai suoi stessi compagni.
Durante il secondo tempo Laura si avvide che ciò avveniva davvero, ma veder maltrattare quel giocatore non la consolò dalla pena che provava per Stefano e quando finalmente la partita finì, tirò un sospiro di sollievo. Andarono ad attenderlo all’uscita degli spogliatoi e quando lo vide apparire tutto contento, che parlava animatamente dandosi delle amichevoli pacche sulle spalle proprio con il suo avversario di prima, dovette fare uno sforzo sovrumano per non buttarsi tra le sue braccia e baciarlo, come stava facendo Valentina.
Trascorsero la serata insieme con gli altri giocatori, avversari e compagni, a mangiare e a bere in grande allegria. Alla fine Laura non aveva neanche capito chi avesse vinto e chi avesse perso perché erano tutti talmente contenti ed amici che non ci si raccapezzava più, a piena dimostrazione che il rugby era uno sport davvero speciale, fatto per persone speciali, com’era il suo amore.
Vale era andata con loro e la riaccompagnarono in taxi che già era quasi mezzanotte.
- Adesso accompagno anche te e poi dico all’autista di proseguire per casa mia. Vado a dormire lì stanotte – le disse Stefano quando furono soli.
- No, amore, no, vieni in albergo - la ragazza aveva approfittato subito per abbracciarlo e baciarlo teneramente sulla guancia. Proprio non se la sentiva di lasciarlo andare, aveva bisogno del suo forte guerriero!
- Stasera no, cara, la partita, il cibo, la birra: mi sento tutto rintronato.
Ma lei insisteva:
- Dai, dai, vieni. Ti prometto che dormiamo solo! Giuro. – aggiunse allo sguardo ironico di lui alzando una mano – e poi che gli dico al portiere, dove l’ho lasciato “mio marito”?
Era talmente dolce che alla fine dovette cedere. Arrivati in camera, la pregò di farlo entrare per primo in bagno perché voleva andare subito a letto. Dopo la ragazza andò a prepararsi a sua volta ma lo invitò a non spegnere la luce sul comodino perché tornando nella stanza sconosciuta sarebbe sicuramente inciampata.
Stanco, ma incapace di prendere sonno, la stava aspettando disteso con il lenzuolo addosso perché l’aria condizionata dell’albergo era piuttosto fredda. La sentì canticchiare sotto la doccia, poi la vide apparire con una camicia da notte molto sexy ed avvertì il suo profumo inebriante. Quando scivolò silenziosa al suo fianco, non si distese, ma appoggiò il mento sulla mano e si mise a guardarlo con i suoi occhi dorati.
- Adesso spengo la luce e dormiamo – suggerì l’uomo prudentemente.
Ma lei cominciò a carezzargli la piccola ferita sulla fronte con la mano libera ed avvicinò il viso posandogli un bacio lieve lieve sulla bocca, con le labbra fresche che sapevano ancora di dentifricio. 
- Laura, ti prego, sono morto! – la implorò.
- Io muoio! Io muoio! – sussurrò la donna mentre scendeva piano con la bocca sul suo petto.
Stefano rise, riconoscendo una traduzione della haka che quella mattacchiona doveva aver trovato da qualche parte...
- Io vivo! Io vivo! – continuava scendendo lungo l’addome.
Una smorfia di dolore gli contrasse il volto: sotto la costola aveva una brutta ecchimosi che lei gli carezzò pianissimo tornando a ripetere:
- Io muoio! Io muoio!
- Basta, smettila. Meno male che avevi giurato di stare buona! – la invitò ancora ridendo.
Invece non la smetteva: lo baciava, con le belle labbra morbide e gli carezzava sapientemente le membra indolenzite, fino a quando, vinto, non l’attirò su di sé pieno di desiderio.
Allora lei sollevò le braccia e si tolse la camicia continuando a recitare:
- …Questo è l’uomo peloso che ha persuaso il Sole a splendere di nuovo…
Stefano rise ancora mentre le accarezzava il bel corpo nudo. Poi spese la luce, lasciandosi avvolgere dal buio e dalla seta di quella carne di donna. 

Il giorno dopo era il compleanno di Robertino e Laura stava aiutando Sabrina a fare una torta. Mentre era intenta ai fornelli a cuocere la crema, Stefano non le dava pace. Approfittando del fatto che erano soli in cucina, si era messo dietro di lei e stringendola, la baciava sul collo e sulle spalle lasciate scoperte dalla maglietta scollata. Intenti a scherzare tra loro non si avvidero di Sabrina che stava entrando con un carico di lenzuola da stirare. Nel vederli così affettuosamente abbracciati, la donna si fermò perplessa: che tra quei due ci fosse del tenero l’aveva già capito da un pezzo, ma che potessero già stare insieme, questo non l’aveva creduto. Si meravigliava un po’ di lui che di solito era così riservato, si vedeva che per Laura doveva proprio aver perso la testa. Non è che la cosa le dispiacesse, era una brava ragazza che le piaceva, però non era già sposata? E Stefano aveva proprio bisogno di un’altra avventura?
Ripeté la sua entrata, questa volta facendosi sentire e dando loro il tempo di ricomporsi. Si stava accingendo a preparare il tavolo da stiro quando un forte capogiro la costrinse a sedersi. Agitati le si fecero intorno.
- Non è niente, non vi preoccupate, sono solo un po’ incinta – li tranquillizzò informandoli anche del suo stato.
Immediatamente entrambi si congratularono con lei, che però a quanto pareva, non ne era eccessivamente contenta:
- E che cavolo, sono quindici anni che sforno un figlio ogni cinque anni, adesso mi sono stufata! – si lamentò.
- Ma come, non era voluto? – le chiese Stefano.
- No che non era voluto, però non ho avuto il coraggio di…
- Zitta, per carità, non dirla nemmeno questa cosa orribile! – s’indignò Laura – I figli sono la cosa più bella al mondo.
La cucina fu invasa dai piccoli che insieme ad Attila entrarono strillando che qualcuno doveva seguirli per prendere qualcosa. C’era una confusione pazzesca perché entrambi urlavano ed il cane abbaiava con il suo vocione.
- Eccola la cosa più bella del mondo! – sospirò Sabrina desolata.
Laura sorrise, poi si alzò e seguì i bambini.
Rimasti soli Stefano le chiese premuroso:
- La gravidanza va bene?
- Sì, certo. Sono incinta già di tre mesi ormai. Solo che non l’avevo detto ancora perché immaginavo cosa sarebbe successo.
- Guglielmo? – chiese perplesso.
- No, lui è felicissimo, anzi, spera in una femminuccia. E’ tua figlia che si è fatta prendere le crisi. 
- Perché? Che cosa le succede? Non è contenta di avere un fratellino o una sorellina?
- Dice che ora toccherebbe a lei fare i figli, io sono troppo vecchia ed è dispiaciuta perché la nostra vita sarà condizionata da un altro poppante. Parole testuali.
- Secondo me è solo un po’ gelosa, vedrai che le passa – suggerì l’uomo sorridendo.
- Sai cos’è Stefano? E’ che lei ti adora e non sopporta più di vivere con me e Guglielmo. Non fa altro che protestare per ogni cosa, io non so più come prenderla. A volte vorrei tanto che potessi tenerla tu, almeno per un po’!
- E come faccio, cara? Lo sai che sono solo e non posso occuparmi di un’adolescente.
- Già, tu non hai mai potuto farlo – gli rispose un po’ acida - però neanche hai mai cercato di costruirti qualcosa, trovarti una donna, farti una famiglia. Anche con Laura, adesso...
- Che ne sai tu di Laura? Te l’ha detto lei? – le chiese accigliandosi un po’.
- No, non mi ha detto niente, ma insomma, che razza di segreto di Pulcinella è il vostro? Si vede lontano un miglio che state insieme!
Stefano sorrise, in fondo era contento che si vedesse che si amavano.
- C’è poco da ridere – lo rimbrottò la donna – non mi pare che le cose stiano molto meglio. E’ sposata con tuo cugino ed anche con lei non è che hai molte speranze di rifarti una famiglia. E che diavolo, hai quasi quarant’anni, non ci pensi alla vecchiaia? Non potevi innamorarti di qualcuna più alla tua portata?
L’uomo non rispose nulla. Si era immalinconito perché sapeva che Sabrina aveva ragione. Eppure Laura era l’unica donna che potesse volere, al mondo non ce n’erano altre come lei.

Il pomeriggio se n’erano andati tutti e tre a passeggio a Villa Borghese, come piaceva a Valentina e Stefano ne approfittò per introdurre l’argomento “fratellino”.
- Com’è che non ne sei contenta? – le chiese vedendola fare una smorfia di disappunto.
- Te l’immagini l’allegria? Mamma che starà con il pancione, Guglielmo che si rincretinisce e dopo pannolini, bagnetti, poppate, pianti tutta la notte. E che diamine, non la smettono mai quei due di figliare come conigli!
- Valentina, fa la persona educata – la rimproverò il padre – e poi non esagerare, pare quasi che lo debba crescere tu!
- Già per te è niente, non è così? Intanto già quest’anno dovevamo andare in Tunisia e non se ne farà nulla perché mamma è incinta. E non se ne farà nulla nemmeno l’anno prossimo e quello dopo e quello dopo ancora…
- Poi ti farai grande e te ne andrai in vacanza per conto tuo – la rincuorò Laura.
- Già, tra un poco potrò farli io i bambini e quella là, invece di fare la nonna, vuole fare ancora la mammina.
- Ma perché secondo te una donna di trentacinque anni deve solo fare la nonna? Guarda che mi offendo sai, ho la stessa età di tua madre.
La ragazza per rimediare le disse:
- Sì, però tu sei intelligente e non ne hai fatto nemmeno uno di figlio.
Lei si rabbuiò un poco:
- Non è perché sono intelligente, è perché la mia bambina è morta durante il parto.
Stefano intervenne rimbrottando ancora la figlia.
- No, perché la rimproveri? Che ne sapeva povera piccina! – la difese la donna stringendola affettuosamente per le spalle.
- Perché non ne hai fatto un altro dopo? – le chiese ancora, rincuorata dalla sua difesa accorata.
- Perché non ne sono più venuti. O meglio, avrei dovuto fare delle cure per averli, però ho preferito lasciar perdere.
La ragazza stava ancora per chiedere qualcosa, ma un suo amichetto la chiamò da lontano e si allontanò di corsa per andare a salutarlo. Rimasero loro due e per la prima volta affrontarono l’argomento. Stefano commentò:
- Non lo sapevo. Della bambina sì, voglio dire, me l’aveva detto Rosa, ma del fatto che tu non potessi…
- Non te lo sei mai chiesto quando stai con me?
- Pensavo che tu usassi qualche precauzione.
Stette zitto poi si decise a chiederle:
- Perché avete lasciato perdere?
Laura rimase un attimo a riflettere prima di rispondergli:
- Perché quando un figlio è conseguenza dell’amore fisico lo metti in cantiere senza pensarci, volente o nolente, invece quando non viene e lo vuoi, allora sì che devi compiere un vero atto d’amore. Credimi, ci vuole un amore mille volte maggiore per sottoporsi a tante visite, a tante torture, per riempirsi di ormoni e diventare magari grossa come una botte e brutta come una ranocchia o avere rapporti solo in determinati giorni se non in determinati momenti e soprattutto essere sballottati tra le speranze e le delusioni più amare.
Stette un attimo in silenzio poi proseguì, malinconicamente:
- Pensavo che non avremmo potuto reggere a tutto questo ed ho preferito lasciar perdere. Christophe l’ha chiesto ancora per un po’ poi non ne ha più parlato. In fondo se non si può non si può, meglio non pensarci nemmeno.
- Per me lo faresti? – le chiese Stefano serio.
Lei lo guardò perplessa mentre l’uomo le spiegava:
- Ho sempre desiderato avere un altro figlio. Valentina oramai è grande e mi è mancato tanto crescerla. Mi piacerebbe immensamente stringere ancora un bambino tra le braccia, vederlo fare i primi passi, insegnargli a parlare, giocare con lui, accompagnarlo a scuola, insomma tutte le cose che di solito fanno i papà e che io ho fatto tanto tempo fa o che non ho fatto proprio.
- Non lo so. In fondo mi hanno assicurato sempre che con le tecniche di oggi avrei buone possibilità di riuscirci. Tu saresti disposto ad aiutarmi nonostante le difficoltà che ti ho prospettato? – gli rispose timida.
- Ti ho appena detto che vorrei un figlio, ma non ti ho detto che l’unica donna al mondo dalla quale lo vorrei sei tu, amore mio.
Laura avrebbe voluto accarezzarlo, se non che Valentina stava venendo verso di loro con il suo amico e dovette limitarsi a rivolgergli uno sguardo colmo di amore e di gratitudine. 

L’estate trascorse incantata. Nei primi giorni di agosto, benché facesse un caldo torrido, non avevano smesso di cercarsi disperatamente e per questo erano scappati nella “loro” casa, approfittando che il pomeriggio immediatamente prima della chiusura estiva per ferie della fabbrica c’era poco da fare.
Si erano amati con la consueta passione ed ora, spossati dal caldo e dalla stanchezza, se ne stavano a riposare sul letto, godendo di un filo d’aria che entrava dalla finestra aperta. Laura gli carezzava dolcemente la nuca e Stefano sembrava quasi sul punto di addormentarsi. Per farlo svegliare gli disse:
- Ho sentito Valentina ieri sera. E’ un po’ arrabbiata perché non si è divertita al mare con i suoi ed anche perché le hai detto che la porterai in Sila.
- Già – disse lui piano – lì ho una casetta che mio padre comprò da un collega quando ero ancora bambino e ne approfitto ogni anno per portarla un po’ in montagna. Si sta bene sai, qualche volta sono venuti anche Sabrina ed i bambini, ma stavolta ci andremo solo noi due. Lei si è sempre divertita, non so perché quest'anno sta facendo i capricci, in fondo dopo il mare, l’aria di montagna le fa solo bene.
- Ma dai Stefano, ha quattordici anni, per chi l’hai presa, per Heidi?
- E dove avrei dovuto portarla, sentiamo.
- Che ne so, in un villaggio ad esempio. Lì si sarebbe sicuramente divertita anche da sola con te.
- Forse hai ragione, ma non mi sono deciso per tempo ed adesso è tardi. Non mi andava di pensare a quest’estate, solo l’idea di separarmi da te mi fa star male.
Si strinse a lei, appoggiandole il capo sul seno e la ragazza lo baciò sui capelli mentre gli confessava:
- A dire il vero anche per me è stata la stessa cosa. Ho rimandato tanto la prenotazione all’agriturismo di Nicoletta che alla fine non ho trovato più posto!
Lui la guardò inquieto:
- Ed adesso dove vai?
- Andrò per qualche giorno nella villa di famiglia sull’Argentario.
Si avvide che l’uomo si era irrigidito e che una luce buia gli aveva attraversato gli occhi, per cui si affrettò ad aggiungere:
- Mi riposerò un poco, non ci sarà nessun divertimento. Verranno Catherine, Giorgio e zia Evelina. Christophe no, neanche per un giorno: ci ha fatto sapere che è stato invitato da un attore a passare le vacanze in Costa Smeralda, in uno di quei posti pieni di vip che adesso sono il suo ambiente preferito. 
Poi proseguì imitando il tono affettato del marito: “Devi capire, cara, è un’opportunità di farmi conoscere che non posso perdere”! 
Stefano rise rassicurato e spontaneamente le chiese:
- Vieni con me, con me e Valentina. T’immagini come staremmo bene noi tre in montagna? 
- Come faccio amore? Non è possibile, tua figlia conosce la mia situazione.
- A lei fa piacere quando stiamo insieme, lo sai.
- Già, ma una cosa è per un fine settimana, quando possiamo fingere di essere solo amici, ed una cosa è per un’intera vacanza. Finiremmo per farci scoprire, tua figlia mica è scema, e che esempio sarebbe per lei che è ancora una ragazzina?
Stefano si alzò all’improvviso e se ne andò in cucina senza dire nulla.
Oramai Laura lo conosceva abbastanza per sapere che quando faceva così c’era qualcosa che lo turbava. S’infilò la sottoveste e lo seguì. Nel guardarlo si sentì tremare le ginocchia: era in piedi, davanti al frigo aperto con addosso soltanto i boxer e si stava versando da bere. In controluce il suo corpo risaltava in tutta la sua bellezza. Le spalle forti, i muscoli scolpiti, quel viso dai lineamenti così perfetti incorniciati dalla barba bruna, lo facevano sembrare quasi la statua di un dio greco. Solo che lui non era fatto di marmo o di bronzo, ma della carne tenera e calda che lei stessa aveva poco prima accarezzato. Lo amava da morire per cui gli si avvicinò e teneramente gli si strinse contro.
- Me lo vuoi dire che hai? – gli chiese dolcemente.
- Non ce la faccio a separarmi da te.
- Amore, non esagerare, sono solo tre settimane. Passeranno in fretta, vedrai.
- E dopo? Dopo non sarà la stessa cosa? Io non ce la faccio ad amarti così di nascosto, a vivere di sotterfugi, di menzogne.
Carezzandolo, cercò di consolarlo:
- Dai che non puoi lamentarti. In fondo siamo più che liberi, ci vediamo ogni volta che vogliamo, nessuno ci fila e mio marito neanche si ricorda che esisto!
- Ma io non voglio solo fare sesso con te, voglio dormire con te, mangiare con te, andare in vacanza con te e poi baciarti davanti alla gente, portarti con me ovunque vada, dire a tutti che sei mia…
Commossa, lei gli posò le dita sulle labbra per frenare il fiume di parole appassionate.
- Non sei stato tu a dirmi che ti sarebbe bastato volermi bene e basta? 
- Si è vero, l’ho detto. Però adesso ti amo troppo!
- Anche io ti amo tanto e voglio godermi quest’amore così grande. Poi si vedrà.
Incominciò a baciarlo dolcemente ed a poco a poco lui dimenticò le sue paure.

Purtroppo Laura si sbagliava quando sosteneva che la loro relazione fosse passata inosservata perché c’era qualcuno in famiglia che aveva capito tutto da un bel pezzo ed era proprio l’unica persona che voleva loro bene, vale a dire zia Evelina. Era successo proprio quel lunedì di giugno, dopo la partita di rugby, quando si erano trattenuti per il compleanno di Robertino. Saputo che Laura era a Roma, l’anziana signora aveva pensato di incaricarla di una commissione e perciò aveva chiesto a Silvia il nome dell’albergo dove era scesa la nipote. Ci rimase di stucco quando il portiere le disse che “i signori Lambiase avevano già lasciato la stanza”. Sapeva per certo che Christophe era a Napoli, aveva telefonato da lì alla cognata poco prima, ed allora? Non le ci volle molto ad indovinare chi potesse essere lui e più ci pensava e più si chiedeva come avevano potuto essere tutti così stupidi da non capire che tra Stefano e Laura potesse nascere qualcosa. Voleva bene a quel nipote tanto posato ed affettuoso e capiva come un uomo solo e giovane, a stretto contatto con una donna così attraente, potesse essere stato indotto ad approfittarne. D’altronde era anche più che convinta che lei amasse Christophe e che la sua fosse soltanto una vendetta per l’indifferenza ed i tradimenti del marito. Non se la sentiva di condannarli, ma sicuramente tale relazione non avrebbe portato nulla di buono a nessuno. Fu per questo che qualche sera prima, avendo appena saputo che Chris non avrebbe trascorso nemmeno le vacanze con la moglie, andò su tutte le furie e si decise a telefonargli per cantargliene quattro. Non che il nipote la tenesse molto in considerazione, ma infine dovette ammettere di stare veramente esagerando nel trascurare la moglie, anche dopo ciò che la poverina aveva affrontato quando nel loro ambiente si era diffusa la notizia del suo tradimento con la Baldini e così zia Evelina riuscì a farsi promettere che avrebbe fatto qualcosa per farla contenta.

Laura invece non rimase affatto contenta quando tornò a casa e si vide davanti il marito. Christophe la baciò molto affettuosamente senza avvedersi che lei istintivamente si ritraeva: si sentiva ancora l’odore del suo Stefano addosso e quasi temeva che le si leggesse in faccia la gioia che le aveva dato il pomeriggio d’amore appena vissuto.
- Che ci fai qui? – gli chiese fredda.
L’uomo non si meravigliò, sapeva che la moglie era arrabbiata con lui per la storia con Valeria e non si aspettava certo una reazione diversa.
- Sono venuto a farti una sorpresa. Indovina che ho qui? – le disse tutto allegro mostrandole una busta.
- E che ne so!
- Ho i biglietti per una bella crociera nelle isole greche che ho trovato in un last minutes. Vai a preparare le valige tesoro, che domani mattina partiamo.
La ragazza si sentì raggelare il sangue nelle vene, nonostante l’afa.
- Sei impazzito? Devo lavorare almeno altri tre giorni.
- Perché, la fabbrica non chiude domani per le ferie?
- Sì, ma io ho ancora da fare, perlomeno fino a venerdì. 
- Poco male – proseguì lui senza arrendersi – dobbiamo partire sabato mattina da Bari. Vuol dire che venerdì mi raggiungi a Napoli e poi andiamo via insieme.
- No, non voglio venire. 
Nel frattempo erano arrivati gli altri componenti della famiglia, compresa Zia Evelina, artefice di quel disastro. Informati dell’invito incominciarono tutti ad insistere perché Laura accettasse. In fondo la situazione venutasi a creare tra i due coniugi non era stata piacevole per nessuno ed una loro riappacificazione era perlomeno auspicabile.
In conclusione la poverina fu costretta a cedere anche se riuscì a guadagnare un po’ di tempo con il pretesto di dover lavorare fino a venerdì. Almeno in questo modo avrebbe escogitato qualche strategia di difesa perché non avrebbe potuto sistematicamente rifiutarsi ogni volta al marito così come aveva fatto quella sera con la scusa del caldo e del mal di testa.

Il problema più grosso era dirlo a Stefano. Si stava per l’appunto chiedendo come fare quando lo vide irrompere nel suo ufficio tutto agitato.
- Mi spieghi cos’è questa storia della crociera con Christophe? – urlò incurante che potessero sentirlo.
Laura si alzò ed andò a chiudere la porta prima di domandargli a sua volta:
- Chi te l’ha detto?
- Zia Evelina, anzi sembrava che non vedesse l’ora di dirmelo, mi ha telefonato alle otto stamani! Non vai con lui vero, non è così? Deve aver capito certamente male – fece speranzoso, ma vedendo che la donna rimaneva zitta e con gli occhi bassi, urlò di nuovo:
- Non è possibile! Come puoi farmi questo!
- Credimi, non potevo rifiutarmi di andare. Come facevo?
- Come sarebbe a dire come facevi? Tu non ci vai e basta.
- Non posso, tutti vorrebbero sapere il perché ed io cosa dico? Che sto con te?
- Perché, ti farebbe tanto schifo dirlo? – il tono di lui era molto amaro.
- Amore, ti prego, sono solo sette giorni, vedrai che…
Ma l’uomo non la lasciò neanche finire.
- Se ci vai tra noi è finita – questa volta parlò piano, ma con la rabbia che gli si leggeva sul viso.
- Ascolta, non essere così rigido…
- Te lo ripeto, se ci vai è finita.
- Non posso rifiutarmi, lo capisci o no?
Però lui se ne stava già andando senza neanche più voltarsi.

Stesa su di una sdraio a prendere il sole e a leggere, Laura osservava il marito circondato da un nugolo di signore. Sorrise tra sé nel vederlo tutto contento: in fondo la crociera era stata una buona pubblicità per lui perché lo avevano riconosciuto in tante e lo trattavano come un vero divo. 
Bisognava riconoscere che era nella sua forma migliore, magro, atletico, i capelli portati corti per esigenze di copione e gli occhi più magnetici che mai. A volte poi, quando alzava le sopracciglia e sorrideva divertito, sul suo volto maschio si stampava l’espressione così affascinante che l’aveva fatta innamorare tanto tempo prima. Eppure ora sapeva che quell’amore così intenso, durato per tanti anni, si poteva paragonare solo ad una cotta di adolescente rispetto a ciò che adesso provava per Stefano. Non riusciva mai a smettere di pensare a lui e spesso, quando chiudeva gli occhi abbandonandosi alla carezza del sole, richiamava alla mente ogni più piccolo particolare del suo viso o del suo corpo, come il colore degli occhi o la tenerezza della sua nuca. Nessun altro uomo ormai la intrigava altrettanto, era qualcosa di fisico ma anche di più, come una forza misteriosa che la legava a lui e che nulla aveva a che vedere con la sua bellezza. Anche se fosse stato brutto, vecchio, grasso, era Stefano, il suo amore.

Stranamente Christophe l’aveva molto apprezzata in quei giorni perché l’aveva trovata molto cambiata. Aveva acquistato una dolcezza che non aveva mai posseduto perdendo l’irruenza che a volte la rendeva sgradevole. Calma, misurata, sempre elegante e cortese, pareva quasi che desiderasse dimostrargli che benché l’avesse fatta soffrire, lei era lì accanto a lui, come una presenza affettuosa e costante, vero punto fermo della sua vita da scapestrato. Certo, non aveva voluto stare con lui, aveva trovato delle scuse, ma la capiva, non doveva essere stato piacevole sapere del suo tradimento ed era naturale che gli tenesse un po’ il broncio. In quei pochi giorni non ce n’era stato il tempo, ma era pienamente intenzionato a ricominciare a corteggiarla e tutto sommato sarebbe stato anche molto eccitante riuscire a far cedere l’unica donna che sembrava volergli resistere, l’unica però che era veramente sua.
Anche la ragazza in fondo era contenta perché era riuscita a gestire egregiamente i suoi rapporti con il marito che fortunatamente non si era mostrato troppo desideroso di riallacciare una relazione più intima. Però lo stesso non aveva visto l’ora che quel tormento finisse e quando finalmente sbarcarono a Bari fu felicissima di aver portato anche la sua auto.
Mentre si salutavano al parcheggio, Chris la strinse affettuosamente e le disse:
- Guarda che a settembre non ammetto scuse: devi prenderti qualche giorno di vacanza e venire con me a Torino. E’ vero che sarò occupato a registrare, ma tutto il mio tempo libero lo voglio trascorrere con te, abbiamo tante cose da dirci, tante cose da ritrovare.
Laura non gli credeva affatto: quante volte l’aveva detto e poi tutto era ritornato come prima! Ma adesso la cosa non le importava, doveva solo andarsene al più presto e correre dal suo amore.
Il marito sapeva che sarebbe andata all’agriturismo dell’amica per cui le disse:
- Chiamami quando arrivi a Spoleto e mi raccomando stai attenta per strada, ho sempre paura quando guidi.
- Non ti preoccupare, andrò pianissimo e ti chiamerò non appena arrivo. Dopo però lo sai che non potrò farlo spesso, lì i telefonini non prendono.
- Non importa, ci sentiremo quando sarà possibile. Vorrei venire con te, ma l’invito di Giorgio è importante, conoscerò un sacco di persone, di registi, di attori. Potresti venire tu con me, però so che a te la vita mondana non piace molto e non voglio importi nulla.
- Certo e poi io ho bisogno di riposo.
Quando finalmente riuscì a salutarlo le parve di essersi liberata di un grosso fardello e piena di buona volontà partì alla volta del paesino della Sila dove Stefano e la figlia stavano trascorrendo le vacanze.
Non fu impresa da poco però, era una pessima guidatrice, non conosceva la strada e l’ultimo tratto tutto di curve fu decisamente infernale. Arrivò che erano le sei passate. Si fermò in un bar per telefonare a Christophe e tranquillizzarlo sul suo arrivo a destinazione e lo fece pur sentendosi molto in colpa per la tremenda bugia che gli stava dicendo. Dopo s’informò dal barista e fu lieta di notare che davvero in paese Stefano era conosciuto da tutti. Con poche precise indicazioni le spiegarono dove fosse situata la sua casetta e la trovò con estrema facilità.
Udì la voce di Valentina che dall’interno gridava “vado io” e poi le vide un’espressione di autentica gioia dipingersi sul volto quando la scorse.
- Laura – strillò tutta felice – Papà, vieni c’è Laura!
Ma l’uomo non si mostrò altrettanto contento anzi, molto duramente le disse:
- Perché sei venuta?
- Babbo! - protestò la ragazza.
- Volevo salutarvi.
- Bene, l’hai fatto, te ne puoi anche andare.
Sapeva che sarebbe stata dura, ma non si aspettava fino a quel punto. Per fortuna Valentina intervenne in suo soccorso, tirandola dentro casa per un braccio.
- Non dar retta a quest’orso, entra. Da dove stai venendo?
- Da Bari.
- Accidenti, è una bella strada, devi essere stanca.
- Un po’ sì, non sono brava a guidare.
- Questo lo so – rise la ragazza.
- Potevi evitare la fatica. La doppia fatica piuttosto, perché adesso te ne vai – lui era sempre più duro e gelido nell’atteggiamento.
- Non se ne parla nemmeno, tra poco sarà buio e per stanotte dorme qui.
- Non ti preoccupare cara, vado in paese, lì ci sarà sicuramente un albergo.
- La sera del 17 agosto? E poi che bisogno c’è, in camera mia c’è tanto posto!
- Tuo padre non vuole che resti qui.
- Mio padre è un cafone inospitale. Vieni andiamo a prendere le tue cose per la notte.
Stefano capì che la figlia aveva ragione e suo malgrado dovette accettare.
Entrando in camera Valentina le chiese:
- Ma insomma, si può sapere che è successo tra te e papà?
- Abbiamo avuto dei contrasti per il lavoro – mentì la donna. 
- Ah ecco perché ha telefonato al suo amico – si lasciò sfuggire la ragazza.
- Quale amico? 
Si era pentita di aver svelato la cosa, ma al punto in cui era, meglio dirle tutto e così Valentina proseguì:
- Un suo amico di Roma che gli ha offerto un lavoro nella sua azienda. Ho sentito che ha fissato un appuntamento per settembre dicendogli che è molto interessato.
Laura si sentì stringere il cuore: doveva fare di tutto per fargli cambiare idea.
Quando tornarono in cucina, l’uomo si stava destreggiando a preparare la cena.
- Vuoi una mano? – gli chiese nel vederlo lottare per girare una frittata.
- No, grazie, possiamo sopravvivere anche senza il tuo aiuto – le rispose gelido. Mai più avrebbe sopportato di vederla cucinare per loro: ora voleva considerarla solo un’estranea.
- Non ti preoccupare, c’è anche formaggio, salame, insalata ed una buonissima torta di mele che non ha fatto lui, fortunatamente - scherzò la ragazza mettendo i piatti a tavola.
Mentre mangiavano le disse ancora:
- Ti prego Laura, resta anche domani. Stasera devo andare ad una festa e non posso stare con te!
- Vuol dire che non ci vai se vuoi stare con lei – obiettò il padre che sembrava completamente senza appetito tanto sbocconcellava il cibo, contrariamente al suo solito.
- Tu sei pazzo!? Sarà stata l’unica cosa piacevole di questa vacanza del piffero e tu vuoi che non vada! – strillò la ragazza scandalizzata.
- Bada a come parli e sii educata.
Valentina si rivolse a Laura cercando aiuto:
- Gesù, si è offeso! Ma se è una settimana che è intrattabile, non fa altro che brontolare e quando gli ho detto che mi annoiavo non ha avuto niente di meglio da propormi che una passeggiata sul pony, come se avessi ancora tre anni!
Laura non poté trattenersi dal sorridere e la cosa lo fece ancora più arrabbiare. Si alzò da tavola e disse brusco:
- Stasera i piatti li lavi tu. Poi ti vai a preparare che è già tardi: io al massimo alle dieci ti vengo a prendere.
- Alle undici, si era detto alle undici! – protestò lei avvilita.
Si riprese un poco quando Laura l'aiutò a vestirsi e a truccarsi leggermente, ma lo scontro ricominciò quando Stefano notò il mascara ed il lucidalabbra.
- Che ti sei messa? Vatti a lavare il viso.
- Papà, ho quasi quindici anni!
- Vatti a lavare il viso ti ho detto, altrimenti non esci.
Con gli occhi pieni di lacrime, Valentina dovette rassegnarsi ad andare a togliersi quel po’ di trucco.
- Perché non la smetti di prendertela con lei se è con me che ce l’hai? – gli chiese la donna irritata quando furono restati soli.
Ma lui non rispose, la guardò solo con aria dura e quando la figlia fu tornata salì con lei in auto e partì.

Certo il paesino non era una metropoli e si capiva chiaramente che non poteva averci impiegato tutto quel tempo ad accompagnare Valentina. Erano usciti che non erano nemmeno le otto ed ora erano quasi le nove e mezza e non era ancora tornato a casa.
Laura si aggirava per le stanze senza sapere che fare, in preda ad un’agitazione che si trasformava sempre più in rabbia. Cosa pretendeva da lei? Non lo sapeva forse di essersi messo con una donna sposata? A questo punto si stava comportando quasi come se il marito tradito fosse lui! Se non fosse stato così tardi ed avesse avuto paura di far dispiacere quella dolcissima ragazza, se ne sarebbe sicuramente andata. Ma chi si credeva di essere per trattarla in quel modo! In fondo non aveva fatto altro che cadere dalla padella nella brace: se doveva essere trattata uno schifo da un uomo, tanto valeva che si fosse tenuta Christophe.
Purtroppo tutte queste considerazioni che le stavano dando la carica svanirono come neve al sole quando lo vide finalmente rientrare. Era come sempre molto attraente nonostante avesse il viso serio e malinconico e non le rivolgesse neanche un saluto. La donna capì il bisogno che aveva di lui per cui lo seguì in cucina chiedendogli con fare disinvolto:
- Ho fatto il caffè, ne vuoi una tazza? 
- No – le disse freddamente e versatosi un’abbondante dose di brandy, se ne andò di filato sulla veranda.
Ancora una volta Laura lo seguì, decisa a chiarire la situazione.
- Insomma, perché mi stai trattando così? – proruppe senza nascondere la sua irritazione.
- Che volevi da me, che ti accogliessi con un tappeto rosso dopo le romantiche serate che hai trascorso con tuo marito? – le disse facendo trapelare l’enorme gelosia che lo rodeva.
Lei rise:
- Stefano, per favore, non dire sciocchezze, ma di quali serate romantiche parli!?
- A no? E che avete fatto per tutta una settimana? Siete stati raccolti in preghiera forse?
- Io mi sono riposata e lui si è divertito un mondo a pavoneggiarsi. Non è successo niente di ciò che immagini.
- Finiscila, mi credi tanto stupido? E sentiamo come avresti fatto ad impedirlo?
- Ho trovato la scusa più banale di questo mondo e cioè che avevo il ciclo e tra l’altro era anche vero.
Lui la guardò scettico come a volerle dire che non se la beveva.
- E poi lo conosci Christophe, non è il tipo da smancerie. Sì, una volta o due mi ha baciato, ma l’ho subito fermato con la scusa che in quel modo mi faceva stare solo male e si è ritenuto subito soddisfatto nel suo orgoglio di conquistatore.
Era andata davvero così e lei stava usando quel tono scherzoso per sdrammatizzare, ma Stefano non era affatto convinto. Infastidito se ne tornò in cucina ignorandola completamente.
Sul serio non ne poteva più, inviperita gli andò dietro e gli urlò con tutta la sua rabbia:
- Perché non mi credi accidenti?
- Perché sei una bugiarda! – urlò l’uomo a sua volta.
- Io sarei bugiarda!? Non è che lo sei tu per caso che stai facendo tutte queste storie solo perché non hai il coraggio di dirmi che ti sei stufato di me? Ho saputo che ti stai dando da fare a cercare un nuovo lavoro. Abbi perlomeno il coraggio delle tue azioni, vigliacco!
- Chi te l’ha detto? Ma sì, Valentina naturalmente – era di nuovo calmo e molto serio.
Temendo di aver messo la ragazza nei guai, anche lei si calmò:
- Se l’è lasciato sfuggire però adesso non ricominciare a prendertela con lei per favore.
Stefano stette un poco in silenzio, il capo basso e le braccia appoggiate sul lavello dove aveva posato il bicchiere poi senza alzare la testa le disse:
- Sì, è vero, a settembre darò le dimissioni e me ne andrò via. E’ meglio per tutti credimi, dovevo farlo già da tanto.
Laura sentì un nodo di pianto alla gola:
- Perché, non siamo stati felici insieme forse? Perché vuoi che tutto finisca così? Allora lo vedi che è vero che non mi ami più?
Finalmente alzò gli occhi e la guardò. C’era una malinconia immensa nel suo sguardo e tanto tanto amore e non potette fare a meno di credergli quando le disse accorato:
- Io ti amo tantissimo invece, più che mai. Ma non posso dimenticare nemmeno per un attimo che tu appartieni ad un altro.
- E’ passato, si è trattato solo di una settimana e poi te lo giuro che davvero non è successo nulla.
- Sì, questa volta, però che succederà la prossima? Credi davvero che tuo marito non ti cercherà mai più?
- Stefano lo sai meglio di me che il nostro matrimonio è finito!
- Allora lascialo, che aspetti.
La donna rimase zitta, non sapeva cosa rispondergli. Lui continuò:
- Non siamo più ragazzini. La gioventù in gran parte se n’è andata ed io non me la sento di aspettare chissà quanto per provare a costruirmi una vita con te. E’ questo che desidero, te l’ho detto dal primo momento, vorrei che tra noi ci fosse qualcosa di concreto, non un amorazzo da quattro soldi consumato in fretta e di nascosto.
Lei sorrise ironica:
- Non credevo che il nostro fosse un amorazzo! E poi, caspita, sono solo due mesi che stiamo insieme, dammi perlomeno un po’ di tempo. Non è facile sai. Che dovrei fare secondo te, dire a Christophe che lo lascio per mettermi con te? Sei davvero convinto che ci farebbero vivere felici e contenti come se nulla fosse accaduto?
- Lo so che non è facile ed è per questo che io me ne vado. Se vuoi però puoi seguirmi, puoi venire a Roma con me. Potremmo tranquillamente vivere nella mia casa, provare ad avere un figlio, farci una famiglia. Insomma. Laura, io non ti voglio come amante, voglio che tu sia la mia donna!
- Non lo so Stefano, è troppo complicato. Non so se voglio farlo.
Lui ci rimase male, ma si controllò:
- Va bene, come non detto. Allora come vedi è meglio finirla qui, prima che faccia troppo male. Adesso scusami, me ne vado in camera mia a leggere un po’.

Si era preparata per la notte però non aveva sonno. Davanti alla finestra aperta godeva della fresca aria di montagna, profumata di erba e di fiori. La notte era calma, bella, ma Laura si sentiva agitatissima. Stefano era sincero, lo sapeva, sul serio le stava offrendo il suo amore e non c’era cosa al mondo che lei potesse desiderare di più. Ma aveva paura: non era semplice buttare alle ortiche tutta la sua vita, non soltanto un matrimonio che durava da dodici anni, ma anche il suo lavoro, le sue amicizie, tutte le cose che solo fino a qualche mese prima erano state le sue certezze. E se poi si fossero stancati l’uno dell’altra? Anche quando si era innamorata di Christophe aveva creduto che potesse essere per sempre ed in fondo con Stefano stava da così poco tempo! Anche lui poi aveva il suo bel caratterino e più di una volta si erano scontrati. Chi mai avrebbe potuto assicurarle che sarebbe stata felice?
Si era accesa una sigaretta e si avvide all’improvviso che la puzza del fumo le impediva di sentire ancora il meraviglioso profumo della notte. Pensò che la stessa cosa stava avvenendo con Stefano e le sue paure le stavano impedendo di prendersi la cosa più dolce che le fosse capitata nella vita: l’amore di un uomo così affettuoso che non le stava chiedendo altro che di adorarla. Non poteva perderlo, non voleva.
Senza neanche bussare entrò nella sua stanza. Lui era seduto sul letto appoggiato alla spalliera e stava leggendo, ancora vestito. Senza dire una parola si sdraiò a pancia in sotto accanto a lui, mettendosi a guardarlo intensamente. 
Stefano neanche aveva alzato lo sguardo quasi fingendo di non averla vista, anche se in realtà aveva notato benissimo quanto fosse seducente con la camicia lunga di raso nero che le accarezzava le forme, sotto la quale era completamente nuda. Rimase fermo però, senza muovere un muscolo, neanche quando la mano di lei cominciò a carezzargli il petto.
Incoraggiata dall’immobilità dell’uomo, Laura gli sbottonò la camicia e toccò la carne calda e muscolosa dell’addome. Ancora immobile, lui la lasciava fare ed immobile rimase fino a quando lei non si spinse più in giù. Solo allora, incapace di controllare ancora il suo desiderio, con un balzo le fu addosso e la tenne ferma sotto di sé mentre le baciava con ardore il collo e le spalle. La donna cercò inutilmente di girarsi per abbracciarlo, ma non glielo lasciò fare. Le mise una mano sulla nuca, tra i capelli e la immobilizzò sul cuscino, poi si alzò e sempre tenendola ferma con una mano, con l’altra le sollevò il bacino facendola inginocchiare. Senza potersi muovere né voltare, lei si accorse che non avrebbe avuto più nessuna possibilità di sottrarsi a quel rapporto, ma avvertì anche che in lui non c’era alcuna violenza, solo un enorme desiderio di dominio, un bisogno di farla soggiacere alla sua volontà di maschio e di possederla completamente. Anche quando riuscì a liberarsi e ad alzarsi perlomeno sulle braccia, afferrandosi alla spalliera del letto, continuò tenendola fermamente per i fianchi, incurante di lei, persino dell’enorme piacere che le stava regalando, desideroso soltanto di soddisfare la propria voglia che non lasciava posto né a tenerezza né ad amore. Soltanto quando si fu placato la lasciò andare e mentre la donna ricadeva sul letto, con il viso nascosto sul cuscino per nascondere l’enorme emozione che aveva provato, se ne andò subito in bagno senza nemmeno più toccarla e senza dirle nulla.
Quando riapparve si erano calmati tutti e due. Laura era ancora distesa, ma si era ricoperta con la camicia da notte e mentre Stefano seduto sull’orlo del letto s’infilava le scarpe, gli chiese piano:
- Dove vai?
- A prendere Valentina.
Nonostante ora gli si fosse accoccolata vicino e gli stesse timidamente accarezzando un braccio, continuò nella sua occupazione senza badarle nemmeno. A questo punto la ragazza lo circondò con le braccia impedendogli qualsiasi movimento e dopo aver poggiato il viso nell’incavo del suo collo, gli sussurrò piano:
- Farò tutto quanto vorrai, verrò con te ovunque, ma ti prego non smettere di amarmi. Io ti amo e non posso più vivere senza di te.
Stefano si voltò prendendole il viso in una mano e costringendola a guardarlo: voleva capire quanta verità ci fosse in quelle parole. Si rassicurò vedendole negli occhi un amore immenso, totale. Allora la prese tra le braccia e stringendola forte, la colmò di tutta la tenerezza che prima non le aveva dato.


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