Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Volersi o no - sesta parte (leggi la prima parte) (leggi la seconda parte) (leggi la terza parte) (leggi la quarta parte) (leggi la quinta parte) (leggi la settima parte)
autrice: Kelly
e-mail:
data di edizione: 21/11/2005
argomento della storia: romanzo sentimentale a puntate
riassunto breve: La vita di Laura è sconvolta dall’arrivo di Stefano ma non è sempre facile abbandonarsi ai sentimenti…
lettura vietata ai minori di anni: 14 anni
note: Non è una fan finction vera e propria, è soltanto una storia che ho immaginato interpretata da alcuni attori. Non so se sono tutti riconoscibili, uno di sicuro lo è.

Volersi o no


PARTE SESTA

Purtroppo quel comportamento così distaccato perdurò nel tempo e la donna non riusciva a farsene una ragione. Stefano sembrava evitarla volutamente anche quando la sera s’incontravano alla palestra che aveva cominciato a frequentare. Per fortuna in quel periodo si era buttata nel lavoro anima e corpo e poi aveva tantissime cose da fare. Oltre all’esercizio fisico, seguiva anche una dieta stringatissima, faceva massaggi, sedute dall’estetista, prove di trucco e di pettinature, insomma tutte le cose che normalmente detestava di cuore fare, ma questa volta aveva un obiettivo da raggiungere: diventare più bella. A mano a mano che si avvicinava il giorno della festa a casa di Pierluigi, diventava sempre più nervosa e spesso andava a Roma o a Firenze dove frequentava i migliori atelier d’alta moda per scegliersi un abito veramente strepitoso. Tutto doveva essere pronto per la sera fatidica…

Naturalmente Stefano era stato invitato anche lui ma si sentiva enormemente a disagio nello smoking. Era un tipo d’abbigliamento che odiava, preferiva mille volte una tuta da ginnastica o una maglietta, ma data la circostanza, aveva dovuto sottomettersi. Alla festa c’erano un sacco di persone importanti ed anche se non ne conosceva nessuna perché era pochissimo informato di mondanità, zia Evelina ogni tanto gliene presentava qualcuna. Conobbe anche il famoso Aleari, un ometto antipatico e pieno di sé che come aveva saggiamente predetto Laura, era stato ben felice di partecipare a quella kermesse della vacuità in cui lui invece si stava annoiando mortalmente. Tra l’altro lei non era ancora arrivata e non riusciva a spiegarsi il perché visto che aveva avuto tanto interesse alla serata. Più tardi si avvide che c’era Christophe, ma stentò a riconoscere la donna che lo accompagnava. Ma davvero era Laura quella splendida ragazza stretta al suo braccio? Sì, era lei, dimagrita, truccata alla perfezione, con i bei capelli di un rosso castano portati un po’ più lunghi e gli occhi che le brillavano come due ambre lucenti. Indossava un vestito nero, lungo, elegantissimo, che pur essendo molto castigato aveva delle trasparenze molto seducenti che sottolineavano le sinuose forme femminili del corpo. Si vedeva anche da lontano che il marito questa volta era orgoglioso di lei perché non solo era bella come una delle sue colleghe attrici, ma era la dimostrazione vivente della sua teoria e cioè che qualsiasi donna graziosa curata alla perfezione poteva diventare bellissima. La presentava a tutti godendo degli sguardi di curiosità che le lanciavano le donne e di aperta ammirazione che le riservavano molti uomini. Anche Aleari rimase colpito da una così incantevole creatura e forse anche un po’ dal fatto che indossava un abito chiaramente firmato dai Valeriani, suoi acerrimi concorrenti. Si fermò a lungo a parlare con lei e la ragazza fece sfoggio anche delle sue doti di simpatia e d’intelligenza che Stefano sapeva essere altrettanto seducenti del suo aspetto fisico. Irritato distolse lo sguardo e provò a non pensarci, ma la gelosia lo attanagliava e non riusciva a fare altro che buttare giù un liquore dopo l’altro. Verso la fine della serata Laura lo scovò in un angolo che ancora beveva.
- Hai visto, sono riuscita a farmi notare ed ho anche ottenuto un appuntamento con Aleari per la prossima settimana – gli disse tutta trionfante.
- A sì – rispose lui acido – così ci vai anche a letto?
- Stefano, ma sei impazzito? Si tratta di lavoro.
- Non ti vergogni, ti stai comportando come una puttana di lusso e vieni anche a parlarmi di lavoro? Che c’entra il nostro lavoro con questo!
- Tu devi essere ubriaco, non c’è altra spiegazione – cercò di scusarlo, profondamente dispiaciuta e fece per andarsene, ma l’uomo l’afferrò per un braccio, costringendola a girarsi.
- Se fossi stato io tuo marito, ti avrei riempito la faccia di schiaffi, si vede invece che quel pappone è contento così
- Finiscila, stupido. Christophe non ha nessun interesse per Aleari, lo sai.
- Già, ma si è fatto anche una bella pubblicità mostrando a quel giornalista che bella gnocca ha per moglie. Ho notato come facevi la civetta anche con lui e come posavi tutta soddisfatta per il fotografo. Tutto questo ti piace, eccome se ti piace, sei soltanto un’ipocrita quando fai la ragazzina semplice e modesta!
- Smettila, per favore, hai bevuto e non sai più ciò che dici.
- Certo che lo so, dico che sei molto peggio di tutti questi stronzi. Loro perlomeno non sanno fare altro, tu invece lo fai solo per ottenere i tuoi sporchi vantaggi.
- Adesso basta, lasciami immediatamente! – gli ordinò lei e se ne andò profondamente offesa.

Il peso di parole così dure stentava ad abbandonarla anche nei giorni successivi, quando insieme con Federico, andò a Roma per incontrare Aleari e con lui concluse l’accordo per la fabbricazione dei tessuti che lo stilista avrebbe usato per la sua prossima collezione. 
Durante il ritorno parlò con l’amico tecnico del gravoso impegno che si erano assunti e che avrebbe dovuto comportare una piccola rivoluzione nella loro abituale produzione immutata da decenni. Per un momento Laura si chiese se avesse fatto bene a cominciare una simile sfida, anche perché le era costata la stima e l’affetto dell’unica persona a cui tenesse davvero.
Stefano invece si era pentito delle sue uscite poco opportune, ma era troppo orgoglioso per chiederle scusa. La gelosia che lo aveva accecato era stata troppa e se lo avesse confessato, avrebbe anche dovuto dirle che l’amava spaventosamente. Doveva andare via, questa era l’unica soluzione, ma nonostante si sentisse a pezzi, non trovava il coraggio di lasciarla. Anche se lei adesso non gli rivolgeva neanche più la parola, preferiva guardarla da lontano piuttosto che rinunciarvi. 
In ogni caso i loro rapporti si erano fatti davvero tesi, anche perché il lavoro era diventato veramente intenso e la stanchezza si faceva sentire. Una mattina ad esempio si erano scontrati di brutto come mai era avvenuto prima perché l’uomo le aveva portato a firmare delle lettere urgentissime e lei gli aveva detto di non avere tempo di farlo in quel momento, ma soltanto perché voleva rivederle. Sapeva che le aveva preparate Silvia, la nuova segretaria di cui non aveva gran considerazione. Era stato proprio Stefano a proporre di assumerla, un po’ perché era la figlia del suo garagista ed un po’ perché avevano potuto utilizzare un contratto di formazione trattandosi di una ragazzetta appena diplomatasi. Lo aveva fatto nell’interesse dell’azienda pur sapendo che avrebbe dovuto seguirla passo passo, perlomeno i primi tempi, cosa che aveva sempre fatto scrupolosamente.
- Cosa c’è, non ti fidi più di me? Non ti avrei mai chiesto di firmare qualcosa senza controllarla prima io – le aveva detto tutto irritato.
- Non ti preoccupare, le firmo dopo e le faccio partire io stessa. Che c’è, non ti fidi tu forse? – gli aveva risposto la donna con aria di sfida guardandolo dritto negli occhi.
Però tutti e due sapevano che quella battaglia non poteva durare a lungo, faceva troppo male ad entrambi.
Anche in ditta si respirava un’aria di tensione perché il lavoro era aumentato e gli operai, costretti a turni massacranti, erano molto scontenti. Quando si era saputo poi che quell’anno il premio di produzione sarebbe stato addirittura inferiore all’importo erogato l’anno prima, i sindacati avevano proclamato lo stato di agitazione.

Il giorno che a mensa si doveva tenere un’assemblea dei lavoratori, Gianni aveva pregato Laura ed il suo staff di sedere tutti allo stesso tavolo perché doveva preparare la sala.
Quando arrivarono Federico, Italo e Stefano, la ragazza aveva il viso pallido e molto teso e stava parlando con Antonio: 
- Se proclamano anche un solo giorno di sciopero siamo rovinati. Abbiamo le consegne da fare e gli interessi da pagare alla banca. 
Con un gesto stanco si passò la mano sulla fronte, smettendo di mangiare l’uovo sodo e le quattro foglie d’insalata che aveva nel piatto.
Il direttore del personale le rispose:
- Che ti devo dire, dovremmo cercare di pagare quel maledetto premio come si aspettavano loro.
Laura guardò Stefano come a chiedergli un parere.
- Non possiamo – disse questi – per cominciare la produzione per Aleari ci servono i soldi per le materie prime. La nostra banca non ci anticiperà più niente, potremmo provare a chiedere un prestito ad un’altra, ma se non offriamo garanzie tangibili dubito che possano concedercelo. A questo punto dobbiamo farcela con le sole nostre forze.
- Ho provato a convincere mio suocero a dare in garanzia la villa che ha sull’Argentario: ha un valore notevole e sarebbe stata più che sufficiente, ma lui non ne ha voluto sapere, dice che i beni di famiglia non si toccano ed io, di mio, non ho un accidenti di niente lo sapete – confidò la donna.
- Già, è proprio ciò che prevedeva il tuo povero padre e cioè che quelle carogne dei Lambiase ti avrebbero solo sfruttato. Accidenti, sono anni che lavori per loro, se solo avessero voluto pagarti come collaboratrice, adesso saresti ricca di tuo! Ma ripeto, sono delle carogne! – sbottò Antonio che le voleva bene come ad una figlia ed era stato il miglior amico di Rodolfo.
Federico, che temeva per le parole sconsiderate del collega, si sentì in dovere di intervenire:
- Vacci piano, qui c’è un Lambiase e potrebbe offendersi.
- Ma quale offendersi! Sono perfettamente d’accordo con voi. Anche con la mia famiglia si sono comportati da carogne: quando il nonno è morto hanno imbrogliato in maniera vergognosa mio padre e la nonna, approfittando del fatto che il primo era ancora un ragazzo e la seconda una donnetta ignorante. Alla fine di tutta l’eredità, a loro sono andati solo la casa di Roma e quattro soldi che a stento sono serviti alla poverina per sopravvivere e far studiare il figlio.
- Lo vedi? – disse Antonio soddisfatto – Sono persone da cui ci si deve difendere e questa qui è imperdonabile e non la si può certo definire come hai fatto tu con tua nonna “una donnetta ignorante”.
La loro conversazione fu interrotta da Rosa che arrivò, fracassona ed allegra come sempre:
- Guarda che ho trovato dal mio parrucchiere – e tutta contenta gettò sul tavolo una di quelle riviste di gossip dove si parlava anche della festa data dai genitori di Pierluigi. C’erano numerose foto e tra queste anche una con la didascalia: “Il Fabrizio de “I giorni dell’amore”, la sua bella moglie ed il noto stilista Aleari”.
Tutti si affrettarono a guardare e a commentare, mentre Stefano e Laura si accigliarono ancora di più al ricordo della serata.
- Sei bellissima!
- Anche Christophe, però, che bell’uomo si è fatto!
- E’ vero, ma anche lei sembra proprio un’attrice.
- Ah sì? – fece la ragazza freddamente – e pensare che qualcuno ha detto che sembravo un’altra cosa.
- Cosa?
- Niente, non ha importanza - poi, lanciando uno sguardo duro a Stefano, si alzò da tavola e se ne andò.
Dopo un po’ lui la raggiunse nel cortile, dove stava fumando una sigaretta.
- Senti, ho sbagliato a dirti quelle cose. Ero mezzo sbronzo – le disse sinceramente dispiaciuto.
- Ti avevo dato l’occasione di fermarti, ma non hai voluto. Si vede che”quelle cose” le pensi davvero – gli rispose gelida, osservando il fumo.
- Non è vero, non le penso. Solo che a volte mi sconcerti. Non so mai chi sei, ogni volta mi trovo davanti una donna diversa e quella che ho visto alla festa, anche se era bellissima, proprio non mi piaceva! – non era riuscito a confessarle che si trattava di gelosia pura e semplice e con le sue parole aveva soltanto peggiorato la situazione.
- Perché, che ho fatto di male per meritarmi il tuo disprezzo? In fondo ho soltanto indossato un vestito elegante e mi sono preparata un po’, questo è tutto.
Stefano non riuscì a trattenere la sua stizza, non accettando una spiegazione così semplicistica:
- No, non si tratta di questo. E’ che hai usato la tua bellezza e la tua femminilità per ottenere qualcosa.
- E’ questo è essere puttana per te? – concluse lei con la voce alterata.
Aveva gli occhi pieni di lacrime quando aggiunse:
- Mi dispiace, sai, pensavo che tu fossi diverso. Si vede che mi sono sbagliata. 
Poi se n’andò via senza dargli la possibilità di aggiungere nulla.

Durante l’assemblea, Laura se ne stava nella sua stanza andando su e giù come un leone in gabbia, mentre gli altri erano tutti nel corridoio a parlare delle possibili ripercussioni che un eventuale sciopero avrebbe potuto avere. Ad un certo punto la donna uscì e rivolta ai suoi collaboratori disse molto dura:
- E’ inutile che stiate tutti qui a blaterare, qui bisogna fare qualcosa.
Dopodiché si avviò decisa alla sala mensa.
- Laura, che fai? – cercò di fermarla Antonio – Questo potrebbe essere visto come un comportamento antisindacale.
Non ci fu niente da fare, così si precipitarono tutti dietro di lei.
Appena fu entrata nella sala uno dei sindacalisti l’apostrofò:
- Signora Lambiase, la prego, deve lasciare quest’assemblea altrimenti sarò costretto a…
- A far cosa? – lo aggredì decisa mostrandogli il volantino che era stato distribuito due giorni prima - Qui c’è scritto che si tratta di un’assemblea aperta a tutti i lavoratori di quest’azienda. E allora io che sono?
- Lei è la proprietà.
- Si sbaglia Ruggieri, io sono l’Amministratore e pertanto lavoro anch’io in quest’ azienda.
Si udì qualche fischio, ma la donna si rivolse direttamente al pubblico.
- Io sto in qui da quando avevo poco più di venti anni, mi conoscete tutti e voglio vedere chi di voi ha il coraggio di dire che non lavoro. Ho lo stesso vostro diritto di intervenire.
Si udirono un po’ di voci contrastanti ma alla fine si decise di lasciarla parlare per sentire che cosa avesse da dire.
Era rossa in volto e molto agitata, ma si capiva che le sue parole erano sincere quando incominciò:
- Ho comprato macchinari nuovi ed ho fatto dei debiti con la banca. Ho firmato un contratto che ci obbligherà ad anticipare i costi delle materie prime e a cambiare parte della nostra produzione. Non potrò pagarvi il premio che vi avevo promesso e forse vi chiederò altro lavoro straordinario perché non posso permettermi di assumere neanche un operaio in più. Saranno anche scelte opinabili, ma nessuno mi venga a dire che sono scelte padronali perché m’incazzo. 
Ancora una volta si udirono dei fischi, poi qualcuno zittì le voci e le consentì di proseguire.
- Vi sto chiedendo molto, lo so, ma quello che fate, lo fate anche per voi, perché una piccola azienda come la nostra o fa un salto di qualità o è costretta a chiudere. I macchinari nuovi e la collaborazione con Aleari ci consentiranno di avere una produzione esclusiva, che saremo sicuri di collocare bene sul mercato. I nostri tessuti potranno diventare richiesti in tutta Italia ed anche all’estero, non dovremo temere la concorrenza dei paesi emergenti che producono al nostro stesso standard attuale ma a prezzi molto inferiori…
- Belle parole, ma a noi che ne viene? Vogliamo i soldi! – gridò qualcuno dalla sala.
- Che ne viene? Innanzi tutto viene che manterrete il posto di lavoro, che la nostra azienda diventerà di nuovo competitiva e potrà ingrandirsi. Ma credete davvero che ai Lambiase importi qualcosa di tutto questo? Loro sono già ricchi, anche se la fabbrica soccombe, potranno sopravvivere. Io vi sto parlando come una di voi e lo sapete che mio padre ed io ci abbiamo messo l’anima qui dentro!
- Sì, però sei anche la moglie di un Lambiase.
- D’accordo, allora vuol dire che me ne tornerò a fare la moglie di un Lambiase, questi signori qui – disse indicando il suo staff – se n’andranno a fare i dirigenti in qualche altra azienda, ma voi che farete? Direte alle vostre famiglie che non avete voluto rischiare per non mettere in gioco cinque, seicento euro di premio di produzione?
- No, signora non mi sta bene, queste sono minacce belle e buone – intervene il sindacalista.
- Si sbaglia, io non sto minacciando proprio nessuno, faremo del nostro meglio per salvare comunque il salvabile. Ma avrei voluto condividere un sogno con voi e se non ci sono riuscita, non sarà stata solo colpa mia. Comunque pensateci e comunicatemi le vostre decisioni. Vedrò se posso bloccare il contratto con Aleari e quanto ci costerà la penale.
Così dicendo se n’andò, lasciandoli in un’accesa discussione. In ogni modo il suo veemente intervento era riuscito, i lavoratori infine, ben consapevoli che nella zona stavano chiudendo numerose fabbriche, avevano accettato il sacrificio e la maggioranza si era detta contraria allo sciopero.
Stefano la raggiunse nella sua stanza per darle la bella notizia:
- Laura, tutto bene, non ci sarà nessuna agitazione. Sei stata grande!
Lei era in piedi che guardava fuori dalla finestra con la fronte appoggiata ai vetri. Era dimagrita parecchio in quel periodo e sembrava fragile come un passerotto.
Le si avvicinò perché pensava che non avesse sentito cosa le aveva detto e solo allora si rese conto che stava piangendo. Una tenerezza immensa lo riempì e senza neanche pensarci, la costrinse a girarsi e la strinse forte tra le braccia. La donna si abbandonò alla sua stretta, il viso appoggiato sul petto forte di lui ed il pianto che fino allora era stato sommesso, divenne dirotto mentre l’uomo le accarezzava i capelli e le baciava la fronte, ma non riusciva in alcun modo a calmarla.
Arrivarono anche gli altri e chiesero stupiti cosa stesse succedendo.
- Non lo so, ha una crisi di nervi, non riesco a farla smettere. – confessò cercando inutilmente di sollevarle il mento per guardarla.
Laura piangeva, piangeva, sembrava disperata.
- Ha ragione povera figlia - intervenne Antonio – ce la siamo vista brutta questa volta.
Italo aggiunse:
- E c’è voluto del coraggio ad affrontare le maestranze come ha fatto lei.
- Già, soprattutto quando nello stomaco si ha solo un uovo sodo e tre foglie di lattuga – scherzò la buona Rosa per sdrammatizzare.
Tutti loro conoscevano il buon appetito che aveva sempre dimostrato la ragazza per cui risero e cominciarono a prenderla benevolmente in giro per la smania di dieta che da un po’ di tempo pareva tormentarla.
- Sapete che facciamo adesso amici? – disse Stefano sorridente senza smettere neanche per un attimo di stringerla tra le braccia - V’invito tutti in un bel ristorante che so io dove cucinano divinamente e la costringiamo a farsi una bella mangiata. Voglio vedere se non le passa il malumore!
- Io vengo solo se facciamo il patto di non parlare di lavoro. Per oggi ne ho abbastanza - affermò sempre Rosa. 
- Tutti noi ne abbiamo abbastanza, non è vero capo? – era finalmente riuscito a farle sollevare il viso e la guardava con una dolcezza immensa, ma non sembrava strano perché in quel momento ognuno di loro le voleva ancora un po’ più bene in quanto si era dimostrata per ciò che in realtà era: una piccola donna forte e vulnerabile allo stesso tempo.
Laura si sentì confortata dal calore degli amici e mentre l’uomo che amava le asciugava con tutta la sua tenerezza le ultime lacrime, riuscì anche a sorridere.

Nonostante tutta la sera l’avesse riempita di premure e non avesse permesso in alcun modo che se ne tornasse a casa da sola, Stefano capiva inequivocabilmente che le ombre che si erano create tra di loro non si erano ancora dissipate. Infatti durante tutto il tragitto del ritorno Laura se n’era stata silenziosa e seria senza accennare né al loro discorso della mattina né al conforto che aveva cercato tra le sue braccia.
Al ricordo della tenerezza che aveva provato in quella circostanza, Stefano si sentì invadere dal dispiacere di averla trattata così male ed avvertì la necessità di parlarle, anche se non sapeva assolutamente da dove cominciare.
Una volta arrivati al cancello della villa furono costretti a chiamare Ruggiero, la guardia giurata che faceva il servizio di sorveglianza notturna e mentre aspettavano che questi venisse ad aprire trovò la forza di dirle:
- Stasera, mentre ti sentivo parlare agli operai, ho capito che cosa rappresentasse per te l’accordo con Aleari. Mi dispiace di averti detto tante cose sgradevoli, non le meritavi.
- Perché non le meritavo? In fondo anche se il fine era buono i mezzi rimangono sempre da puttana o no? – gli rispose molto malinconicamente.
Stefano la guardò con i suoi splendidi occhi colmi di dolore:
- Mi dispiace di averti ferito, ma è stato unicamente perché mi sono lasciato trascinare dalla gelosia che provo per te.
La ragazza gli lanciò uno sguardo ironico. Lui continuò lo stesso perché oramai era deciso a dirle con sincerità cosa provava:
- E’ la verità, devi credermi. Lo so che non ne ho nessun diritto e che avevo promesso di non importunarti più con il mio amore, però a volte mi sembra di impazzire. Non sopporto nemmeno che un altro uomo ti guardi e a volte l’odio che sento per tuo marito fa paura anche a me stesso! 
Tacque aspettando che lei gli dicesse qualcosa, ma anche Laura rimase zitta e non appena Ruggiero arrivò ad aprire il cancello, scivolò fuori dall’auto senza guardarlo.
- Laura – la implorò l’uomo sporgendosi dal suo lato e cercando di non farla allontanare – ti prego, dimmi che mi hai perdonato.
Lei si fermò un attimo, come a volergli dire qualcosa, ma poi silenziosamente richiuse la portiera e se n’andò senza neanche salutarlo. 

Per tutta la settimana lo evitò volutamente, lasciandolo in uno stato di prostrazione che gli faceva molto male ed anche se lavoravano gomito a gomito per tante ore al giorno, non si parlarono mai.
Il venerdì sera Stefano aveva preso un impegno con Evelina, promettendole di accompagnarla ad una cena a cui teneva molto e per la quale aveva bisogno di un cavaliere. In fondo la zia era l’unica persona della famiglia che gli stava veramente simpatica. Anche lei non era stata molto fortunata: rimasta orfana di entrambi i genitori, aveva dovuto crescere con i due fratelli egoisti e duri ed in gioventù n’aveva sofferto moltissimo. Spesso suo padre ne parlava come di una persona buona ed affettuosa ed avrebbe voluto aiutarla, ma Alberto e Giorgio non consentivano che si occupasse della sorella, anzi facevano di tutto per tenergliela lontana. Alla fine la poverina, dopo tante delusioni anche di ordine sentimentale, aveva trovato una sorta di meccanismo difensivo estraniandosi da tutto e da tutti per chiudersi in un mondo tutto suo, fatto di arte e di sogni, ma non era né egoista né insensibile. Le voleva sinceramente bene ed era disposto a fare per lei anche qualche piccolo sacrificio, come quella sera. Si recò alla villa intorno alle otto ed andò in salotto ad aspettarla, nel vedere Christophe ebbe un tuffo al cuore.
- Ciao – lo saluto questi cordialmente – che ci fai qui?
- Sono venuto a prendere zia Evelina. Piuttosto tu che ci fai qui, non sapevo che saresti venuto per il week end.
- Infatti, non posso rimanere, domani devo già ripartire, ma ogni tanto devo pur farmi vedere da mia moglie, è dalla sera a casa di Pierluigi che non lo faccio!
- Già, te ne sei andato subito dopo la festa – commentò Stefano ricordando il sollievo provato nel vedere che almeno non sarebbe rimasta con lui la notte.
Christophe rimase un po’ pensieroso poi, visto che si fidava del cugino e non sospettava assolutamente i sentimenti di quest’ultimo nei confronti di Laura, aggiunse:
- Tra l’altro è successa una cosa e non so come potrà prenderla.
- Cos'è successo? – gli chiese l’altro incuriosito.
- Conosci Valeria Baldini?
- No, chi è?
- Stefano, ma vivi su Marte? E’ quella mia collega attrice, bionda, alta, che lavora tanto in TV…
- Mi dispiace, non so chi sia.
- Va bene, non importa. In ogni caso è famosissima – esitò un poco poi proseguì - Abbiamo avuto una storia.
Stefano si sentì rimescolare dalla rabbia. Avrebbe volentieri preso a schiaffi la sua bella faccia di corno.
- Accidenti, Chris, ma non ti rendi conto che hai una donna meravigliosa accanto e non solo la tratti uno schifo ma ti consenti anche di tradirla? Che cos’ hai in testa?
- Lo so, hai ragione, io le voglio bene. Però… e che cavolo!, sei un uomo anche tu, in fondo puoi capirlo che in certe circostanze...
- No, non lo posso capire. Quando si ama davvero una persona, uno le occasioni le evita.
Stefano si sentiva davvero in collera, per lui Laura era la donna più desiderabile del mondo, se fosse stata sua l’avrebbe colmata di ogni attenzione figuriamoci tradirla!
- Dai, non trattarmi male. E pensare che volevo un consiglio da te!
- Che vuoi da me, cosa dovrei dirti?
- Te l’ho detto che Valeria è famosa, il problema è che ci hanno beccato dei fotografi mentre eravamo insieme.
- Puoi sempre negare – gli suggerì distrattamente.
- Anche se pubblicano le foto in cui la sto baciando?
Stefano lo guadò irritato.
- La notizia non farà di sicuro il giro del mondo per la sua importanza, al massimo finirà su una rivista di pettegolezzi e sai bene che tua moglie non legge cose del genere.
- Lei no, ma molte sue conoscenti sì. Puoi mai credere che non glielo vadano a dire?
Si ricordò del settimanale portato da Rosa in mensa e dell’effetto che aveva fatto su tutti: certo, lo sconsiderato aveva ragione, qualcuno sarebbe andato a riportarle la cosa e lei ne avrebbe potuto soffrire immensamente. Preoccupato per la donna gli suggerì:
- Allora diglielo, raccontale tutto e chiedile di perdonarti. Se ti ama può darsi che lo faccia.
Christophe rimase un po’ perplesso in merito al suggerimento.
- Sai – disse – dovrei provare un pentimento che non sento.
- Bravo, la cosa ti fa molto onore!
- Non è questo, è che davvero Valeria non conta nulla per me ed in fondo se trapela la notizia di una nostra relazione non può portarmi altro che una buona pubblicità.
- … Ed il disprezzo di tua moglie – aggiunse lui duro.
- Laura non arriverebbe mai a tanto, mi ama molto.
In verità non riusciva a capire perché il cugino si stesse scaldando tanto, poi l’attribuì al fatto che fosse una persona integerrima e molto più concreta di quanto lui non fosse mai stato.
- Forse hai ragione tu, è meglio che glielo dica io piuttosto che lo sappia da altri – concluse.
In quel momento arrivò zia Evelina e dovettero troncare la conversazione. 

Anche se era sabato, Stefano era andato in ufficio dopo pranzo perché aveva parecchio lavoro da portare avanti. Nel salutarlo il guardiano gli aveva detto che anche Laura era lì sin dalla mattina. Più volte fu tentato di entrare nella sua stanza, ma non ne ebbe il coraggio e cercò di distrarsi tuffandosi nel lavoro.
Verso le sei però proprio non ce la faceva più, doveva vederla, sapere che cosa era successo con Christophe la sera prima. Per andare da lei trovò la scusa più banale di questo mondo:
- Ciao, hai una sigaretta che ho finito le mie? 
- E tu che ci fai qui? – gli chiese stupita porgendogli il pacchetto.
- Probabilmente la cosa che stai facendo tu: lavoro. 
Anche la ragazza si accese una sigaretta e si vergognò per il viso senza trucco ed i capelli scompigliati, perché quando era concentrata nel lavoro se li toccava di continuo e poi non si era preparata con cura perché non si aspettava di incontrare nessuno, tanto meno Stefano. Questi però non aveva fatto caso a quei particolari insignificanti: per lui Laura era sempre attraente in ogni circostanza. Piuttosto si stava chiedendo come fare a sapere…
- Non sei andata a trovare tuo marito questo fine settimana? – le domandò fingendosi disinvolto.
- No, è venuto lui qui.
- E tu sei a lavoro invece di stare con lui? 
- Tanto se n’è già andato.
- E’ naturale che abbia preferito ripartire, che doveva fare, aspettarti a casa? – la provocò volutamente.
- Aveva già deciso così. In fondo è venuto solo… - rispose lei e non concluse la frase.
Stefano fremeva dall’agitazione:
- Solo? – aspettò la risposta, ma poiché non arrivava esagerò un poco - Che domande stupide faccio! Una bella notte di fuoco altro che “solo”!
La donna lo guardò attentamente. Sul serio era la gelosia che lo tormentava? Le fece tenerezza e fu invogliata a confidarsi.
- Quale notte di fuoco! – sospirò con rammarico - Per Christophe io sono oramai solo un’amica un po’ più intima a cui si può anche raccontare dell’avventura avuta con l’attrice famosa, tanto!
Lui non disse nulla, la guardò soltanto, cercando di capire se l’amarezza che traspariva da lei fosse frutto dell’amore deluso o dell’orgoglio ferito, poi le vide gli occhi lucenti riempirsi di lacrime e non sopportò più di stare zitto:
- E’ soltanto colpa tua. Sei tu che non vuoi convincerti che quello stupido non merita nulla di quanto gli dai. 
Poi continuò, sempre più appassionato:
- Io ti amo invece e posso farti felice, lo sai. Sono certo che anche tu provi qualcosa per me, è solo che ti manca il coraggio.
Laura teneva il capo abbassato e non gli rispondeva. Allora si sporse sulla scrivania e le afferrò il viso, costringendola a guardarlo in faccia. Era bellissimo in quel momento, gli occhi azzurri che luccicavano appassionati:
- Vieni via con me. Adesso. Supera questa paura assurda e non te ne pentirai.
- No, non me la sento. Non stasera – sospirò lei troppo confusa dalle emozioni che provava.
La lasciò immediatamente e riprese il controllo:
- Ok, come vuoi. Ti saluto.

Dal momento in cui l’uomo aveva lasciato la stanza, non era riuscita più a concentrarsi. Si sentiva strana, infelice. Sapeva benissimo che Stefano aveva visto più che giusto, anche lei lo amava, ma quel sentimento sconvolgeva tutta la sua esistenza e non poteva non farle paura.
Era sera quando lasciò l’ufficio, una sera di sabato vuota e desolata in cui non sapeva che fare. Decise di sbronzarsi. Era una cosa che non aveva mai fatto, ma questa volta sentiva davvero il bisogno di cancellare la sua coscienza, di non pensare più a nulla. Solo che aveva vergogna di andare in un bar, meglio farlo nella sua stanza dove se anche la sua fosse stata una sbronza triste, nessuno l’avrebbe potuta vedere, ma purtroppo trovò i negozi già tutti chiusi. Dove procurarsi una bottiglia di whisky? Si ricordò del supermercato sotto casa di Stefano, aperto fino a tardi e ci andò.
Stava facendo la fila alla cassa e non si aspettava certo di vederlo arrivare dietro di lei.
- Ciao, chi si rivede – le disse disinvolto poi facendo cenno alla bottiglia tra le sue mani aggiunse:
- Che fai, ti prepari per la serata?
Laura a sua volta aveva guardato senza volere il contenuto del carrello che portava: c’erano una scatola di vol-au-vent, del salmone, delle uova di lompo, una bottiglia di Berlucchi ed una confezione di profilattici che faceva bella mostra di sé. Irritata osservò:
- Anche tu ti stai preparando per la serata e non tralasciando proprio nulla a quanto vedo!
Stefano capì l’antifona e freddo, con le labbra serrate e gli occhi gelidi, le rispose:
- Che cosa vuoi, quando si rimorchia in palestra una che neanche conosci, qualche precauzione la devi pur prendere!
- Siete tutti degli schifosi voialtri uomini!
Glielo aveva detto in tono molto sprezzante e non gli diede il tempo neanche di rispondere perché la cassa si era liberata e ci mise solo un attimo a pagare il suo acquisto e a precipitarsi fuori.
Si sentiva il cuore battere forte. Anche lei stava provando la gelosia adesso e non ne era affatto contenta. Avrebbe voluto scappare via immediatamente ma come al solito quelle benedette chiavi dell’auto non si facevano trovare. Fu costretta a rovesciare il contenuto della borsa sul cofano della macchina per cercarle e Stefano ebbe tutto il tempo di raggiungerla. Era furente. La afferrò violentemente per un braccio e la costrinse a girarsi e a guardarlo.
- Perché te la prendi con me! Tuo marito ti cornifica e lo schifoso sarei io? Lo vuoi capire che sono disperato e non ce la faccio più a sopportare questa situazione così umiliante? 
- Non sei obbligato a sopportare nulla – protestò la donna.
- A no? E che dovrei fare secondo te, continuare ad implorarti o non sarebbe meglio forse che me n’andassi via?
- Lo chiedi a me? – gli rispose sentendosi stringere il cuore da una simile ipotesi, ma incapace di comportarsi altrimenti continuò: 
- Fai ciò che ritieni più opportuno.
Stefano la guardò amareggiato, poi le voltò le spalle e se n’andò via.

Aveva sperato inutilmente che alla villa non ci fosse nessuno, ma poi si ricordò che quel sabato Catherine aveva invitato a cena un certo conte non so che conosciuto alla festa di Pierluigi. Cercò di svignarsela senza farsi vedere, ma la suocera la vide dal salotto e la chiamò:
- Laura, vieni a salutare il conte Mascoli – poi rivolta ad un signore tutto distinto e dai candidi capelli bianchi, disse:
- Se la ricorda conte la moglie di mio figlio? Vi siete conosciuti alla festa. 
Ad onor del vero l’aristocratico stentava a riconoscere in quella donnetta spettinata ed in jeans la splendida ed elegante signora che aveva conosciuto, ma era un gentiluomo ed inchinandosi galantemente le prese la mano tra le sue per baciargliela e le disse:
- Signora, sono lieto di rivederla, così potrò conoscerla meglio. Catherine mi stava giusto parlando delle inclinazioni artistiche della vostra famiglia. Per caso fa anche lei l’attrice come suo marito?
- No, io faccio solo la stronza che lavora in fabbrica e porta i soldi a casa.
Si pentì subito della sua uscita, tra l’altro volgare, che aveva lasciato di stucco il suo interlocutore e cercò di porvi rimedio:
- Perdoni conte, sto attraversando un periodo difficilissimo e non sono in vena di fare conversazione. Deve scusarmi, sarà un piacere incontrarla di nuovo in un momento migliore.
Se ne era andata sperando che la cosa si fosse conclusa lì, ma non aveva previsto la reazione della suocera che l’aveva seguita fino alla soglia della sua stanza.
- Sei una selvaggia, screanzata e zotica – le disse a bassa voce per non farsi sentire dagli ospiti al piano di sotto, ma con tutto il disprezzo di cui era capace – L’avevo detto a mio marito che non eri degna di entrare nella nostra famiglia, ma lui niente, non mi ha voluto ascoltare ed ha permesso che il mio povero figliolo sposasse una montanara morta di fame come te!
- Catherine, vaffanculo, tu e tuo figlio! – l’apostrofò Laura per tutta risposta sbattendole in faccia la porta della sua stanza.
Purtroppo anche il suo tentativo di sbronzarsi era destinato a fallire: al secondo bicchiere il liquore le fece nausea e lo buttò nel lavandino prima di vomitare. Era in preda ad un’agitazione incontenibile e non si sentiva capace di ragionare lucidamente. Dentro di sé sapeva benissimo cos’era che la faceva stare male: amava Stefano e lo desiderava molto di più di quanto lei stessa non volesse ammettere. Dal primo momento che l’aveva visto non aveva mai pensato a lui come ad un collaboratore o ad un parente del marito: era un uomo che l’attirava enormemente e per giunta quello che aveva sempre desiderato di incontrare. Ma allora, se questa era la verità perché non aveva accettato di stare con lui quando era la cosa che desiderava di più al mondo? Per mancanza di coraggio? Per paura del futuro? Per fedeltà? Già, la fedeltà, ma nei confronti di chi? Di un marito che non sapeva neanche lontanamente dove stava di casa la fedeltà? Basta! Era venuto il momento di smettere di comportarsi come una stupida!
Presa la sua decisone, in tutta fretta si fece bella come sapeva fare quando lo voleva: indossò un tailleur nero e sotto la giacca mise un top rosso molto scollato. Gli occhi sapientemente truccati, risaltavano ambrati come quelli di un gatto e le labbra, già particolarmente belle, avevano il fascino di un frutto rosso e maturo. Soddisfatta del suo aspetto uscì e senza neanche ragionare sulle conseguenze del suo gesto, andò a casa di Stefano. Soltanto quando bussò alla porta si rese conto che la pazza voglia di rivederlo le avevano fatto persino dimenticare che l’uomo aveva un appuntamento per la sera.
Le venne ad aprire e rimase di sasso nel vedersela lì, più bella che mai. Restò zitto a guardarla, con il cuore che gli batteva forte, perché aveva compreso cosa volesse significare la visita improvvisa, ma l’incanto fu rotto da una voce femminile che proveniva dalla casa:
- Stefano, ma chi è? Torna qui per favore, dai...
- Scusami, scusami, devo essere impazzita – sussurrò Laura rendendosi improvvisamente conto dell’assurdità della situazione e precipitandosi di corsa per le scale.
- Aspetta, aspetta – provò a fermarla l’uomo, ma lei era già lontana.

Con una scusa aveva congedato la donna di cui non si ricordava neppure il nome ed aveva cominciato a cercare il suo amore, ma inutilmente. Sul cellulare non rispondeva e dopo averle dato il tempo di ritornare, aveva provato anche alla villa, però Matilde gli aveva riferito che non era rientrata. Non sapeva più cosa fare, poi ebbe un’intuizione.
La finestra dell’ufficio di Laura era buia, ma lui domandò lo stesso a Luigi, il guardiano notturno se l’avesse vista salire.
- No, signor Lambiase, non l’ho vista – gli rispose questi.
- Devo salire un attimo in ufficio. Mi apriresti, per favore? 
Non si era arreso. Sapeva che Laura aveva le chiavi dell’ingresso e che Luigi poteva benissimo non averla vista passare. Era sicuro che fosse lì, più che sicuro.
Aprì la porta della stanza di lei e la scorse: era al buio, seduta dietro la scrivania, ma con la sedia girevole rivolta verso la finestra aperta da cui, insieme al vento, entrava il profumo della tiepida serata di fine maggio ed i raggi della luna che splendeva nel cielo sereno. Stava ascoltando della musica, forse un CD che aveva messo sul computer. Era una canzone molto dolce, cantata da una stupenda voce di donna, non ricordava come s’intitolasse, sapeva solo che era stata la colonna sonora di un film di successo.
Al rumore della porta che si chiudeva, lei si voltò sobbalzando e nel riconoscere Stefano provò un colpo al cuore.
- Come sapevi che ero qui? – gli chiese cercando di dissimulare la sua agitazione.
Lui non rispose. Le si parò davanti e la guardò, il viso illuminato dal chiaro di luna.
Laura si sentì il sangue rimescolare a quello sguardo che la dominava e la seduceva allo stesso tempo, dal quale non poteva trovare scampo e la costringeva a piegarsi alla sua volontà, qualsiasi essa fosse.
- Mi dispiace di averti rovinato la serata galante, non ci ho pensato – provò a dirgli distogliendo gli occhi.
Ancora una volta Stefano non le rispose, le prese le mani e la costrinse ad alzarsi in piedi davanti a lui. Continuò a stare zitto poi lentamente avvicinò le labbra e la baciò. Come la prima volta che era accaduto, al contatto delle loro bocche provarono un brivido infinito, ma contrariamente ad allora che si erano trovati all’aperto, sull’autostrada ed infagottati nei loro abiti più pesanti, adesso non c’era nulla che si frapponesse alla loro passione. 
Senza smettere di baciarla, Stefano le scostò il top scollato ed abilmente le slacciò il reggiseno, buttandolo sulla scrivania. Passò le mani avide sulla morbida rotondità del seno, poi lasciò scorrere le labbra calde sulla sua pelle di seta, aspirandone voluttuosamente il profumo. Carezzandole le cosce ed i fianchi le alzò la gonna ed infine la sollevò mettendola a sedere sull’orlo della scrivania.
Laura si sentiva perduta, non ricordava mai di aver desiderato così un amplesso e fu ben contenta di aiutarlo a finire di spogliarla. Mentre lo stringeva a sé carezzandogli i capelli e il torace sotto la camicia sbottonata, si rendeva conto che farlo lì, in quel modo un po’ selvaggio e senza alcun romanticismo, sarebbe stato ugualmente meraviglioso perché l’urgenza del loro desiderio era talmente grande da non poter essere in alcun modo rimandata. Lo stava aspettando con ansia, ma una luce nel corridoio la fece trasalire. Dovette fare uno sforzo per fermare Stefano che sembrava sordo e cieco verso tutto ciò che lo circondava ad eccezione della donna tanto desiderata che stava finalmente per avere.
Quando riuscì ad attirare la sua attenzione, lui commentò:
- Deve essere Luigi che fa il giro.
- Mio Dio, non voglio che ci veda qui, così!
- Non sa che ci sei, non ti ha visto. Chiuditi nel bagno ed aspetta che lo porti fuori prima di uscire.
Stefano aveva ripreso in pieno il controllo di sé ed aiutò Laura a raccogliere la sua biancheria, la giacca e la borsa.
Guardandola rifugiarsi nel bagno, le disse con un sorriso dolcissimo e facendole l’occhiolino per tranquillizzarla:
- Ci vediamo a casa mia tra poco, tesoro.
Si affrettò a ricomporsi lui stesso ed accese la lampada sulla scrivania. In fretta si ficcò in tasca il reggiseno di Laura che era rimasto lì proprio nel momento che il guardiano stava entrando.
- Signor Lambiase, pensavo che fosse nel suo ufficio non in quello della signora.
- Ho lasciato qui delle cose che mi servivano - e nel dirlo spense la musica ed il computer. 
L’altro lo stava guardando un po’ perplesso.
- Che c’è Luigi, hai paura che stia facendo spionaggio industriale? – scherzò con il suo sorriso più accattivante.
- No, signore, si figuri, ma se ha finito le offro un caffè giù in guardiola. L’ho appena fatto.
- Ben volentieri, ne ho proprio bisogno. Tu ne sai qualcosa di quanto pesa lavorare la notte, non è vero?
Tutto contento dello scampato pericolo, gli mise una mano sulla spalla con un gesto amichevole e si allontanò insieme con lui.


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