Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Volersi o no - quinta parte (leggi la prima parte) (leggi la seconda parte) (leggi la terza parte) (leggi la quarta parte)
autrice: Kelly
e-mail:
data di edizione: 14/11/2005
argomento della storia: romanzo sentimentale a puntate
riassunto breve: La vita di Laura è sconvolta dall’arrivo di Stefano ma non è sempre facile abbandonarsi ai sentimenti…
lettura vietata ai minori di anni: 14 anni
note: Non è una fan finction vera e propria, è soltanto una storia che ho immaginato interpretata da alcuni attori. Non so se sono tutti riconoscibili, uno di sicuro lo è.

Volersi o no


PARTE QUINTA

Nonostante si fossero reciprocamente promessi che tra loro le cose non sarebbero cambiate dopo ciò che era successo prima di Natale, Laura e Stefano non riuscivano a riprendere con disinvoltura i rapporti di prima. Ogni volta che s’incontravano era come se un certo imbarazzo li bloccasse e tutti e due capivano che i sentimenti che provavano l’uno per l’altra piuttosto che spegnersi con il tempo stavano diventando sempre più grandi. Eppure avevano entrambi una relazione sentimentale. Stefano stava sempre con Marta e Laura aveva ripreso una parvenza di vita matrimoniale con Christophe il quale si sentiva lusingato dal bisogno della moglie di stargli sempre vicino ignorando che nasceva più dalla paura della solitudine che dall’amore vero e proprio. 
Fortunatamente tutti erano abituati al carattere volubile di Laura e si sapeva che Stefano era un tipo molto riservato e taciturno per cui la malinconia che i due facevano trasparire dai loro atteggiamenti non era stata notata da nessuno come particolarmente strana. Comunque l’inverno lungo e freddo sembrava non dovesse passare mai e la vita in azienda e a casa continuava con la solita routine.
Verso la fine di gennaio, Laura si beccò una bell’influenza e fu costretta a restare a casa per qualche giorno. Si sentiva di morire abbandonata alle cure della cameriera, da sola nella sua stanza perché il marito era troppo timoroso di mischiarsi il malanno ed i suoceri la consideravano meno che niente. Soltanto zia Evelina ogni tanto faceva una capatina, ma la vecchia signora era sempre un po’ tra le nuvole ed aveva sempre mille cose da fare quindi non è che le facesse molta compagnia. Fortunatamente si teneva molto in contatto telefonico con Rosa ed Antonio e qualche volta anche con Stefano.
Una mattina quest’ultimo le comunicò che la banca aveva telefonato per fissare un appuntamento a Roma per discutere del fido che avevano richiesto.
- Benissimo – gli disse Laura soddisfatta - quando dobbiamo andare?
- Veramente era per venerdì, ma ho spiegato che eri malata ed abbiamo rimandato.
- Bene. Tra qualche giorno mi sarò rimessa completamente e potremo andare. 
- No, il funzionario che ci deve ricevere è nuovo ed è oberato d’appuntamenti perciò o è per venerdì o se ne parlerà a fine febbraio o inizio marzo.
- Addirittura! No, Stefano, non è possibile, se rimandiamo così tanto rischiamo che i prezzi dei macchinari che dobbiamo acquistare aumentino tantissimo perché arriveranno i nuovi listini.
- Lo so, ma non c’è altra soluzione.
- Certo che c’é. Telefona e conferma l’appuntamento. Vuol dire che andiamo venerdì, in fondo ho ancora due giorni di convalescenza.
- Non fare pazzie, guarda che fa molto freddo. Tra l’altro la sede della banca è in pieno centro di Roma per questo non conviene andare con l’auto, è meglio prendere il treno.
- E allora? Qual è il problema?
- Potrebbe venire qualcun altro al posto tuo. In fondo i titolari della ditta sono Giorgio e tuo marito. 
- Sì, figurati, quel rincoglionito di mio suocero, che ne capisce dell’azienda? Però posso chiedere a Christophe.
- Perché lui che ne capisce?
- Niente, ma in fondo fa l’attore e se gli dico di recitare la parte del giovane imprenditore s’impegnerà sul serio, vedrai – scherzò la ragazza – e poi conta la tua presenza, non la sua.
- Veramente preferirei che venissi tu, mi sentirei più sicuro. Comunque dato le circostanze, prova a chiederglielo intanto che io prenoto il treno e confermo con la banca. 
Naturalmente Christophe non ne volle sapere adducendo degli impegni che aveva preso con il suo agente e Laura, ostinata, decise di andarci lei anche se non si sentiva ancora molto bene.
Stefano provò ad opporsi, ma non ci fu niente da fare. 

La mattina di venerdì andò a prenderla con l’auto alla villa per poi proseguire in treno.
Durante il tragitto, l’uomo la osservava: si vedeva che era stata malata perché anche il sapiente trucco non era riuscito a nascondere le occhiaie ed aveva una tosse insistente che la disturbava ogni tanto. Era molto carina però, sempre ben a vestita e pettinata con cura.
Per tutto il viaggio parlarono solo di lavoro e quando finalmente arrivarono alla banca furono ricevuti da un funzionario di grado piuttosto alto che pose loro parecchie domande. Stefano fu contentissimo che fosse venuta anche Laura perché insieme riuscirono ad offrire un’immagine veramente buona della solidità della loro azienda tanto che in breve ottennero un buon fido ad un interesse abbastanza accettabile. Quando ebbero finito era ora di colazione. 
- Penso che ci meritiamo un buon pranzetto non credi? – le disse l’uomo invitandola ad entrare in un ristorante – Ma che c’è, ti vedo strana, non sei contenta di quello che abbiamo realizzato insieme?
- Certo che lo sono. Solo che non ho fame, ma ti faccio lo stesso compagnia.
Quando si furono seduti Stefano la incoraggiò:
- Dai, devi mangiare qualcosa. Sei pallida, che hai?
- Non mi sento bene - gli confidò – mi fa male molto la gola.
- Allora prendi almeno qualcosa di caldo.
Più tardi, uscendo dal tepore del ristorante, la ragazza fu presa da un forte attacco di tosse che la imbarazzò non poco.
- Scusami, sembro Mimì della Boheme – gli disse per buttarla sullo scherzo ma si vedeva che stava proprio male.
Inutilmente cercarono un taxi e così optarono per la metropolitana, mentre con il calare del sole la giornata diventava sempre più fredda ed umida. Aspettando il treno, furono investiti in pieno dal vento gelato proveniente dalla galleria e la poverina si strinse nel suo cappotto intirizzendo tutta. Stefano allora non esitò un attimo e per proteggerla le si parò davanti facendole scudo con la sua possente mole. Con una gentilezza estrema la prese tra le braccia mentre Laura, dopo un momento d’esitazione, si abbandonò contro di lui, rabbrividendo. L’uomo le accarezzò i capelli scompigliati dal vento e le posò le labbra sulla fronte.
- Santo Cielo – le disse - ma tu scotti molto! Devi avere la febbre alta.
- No, sto bene – sussurrò la ragazza e sul serio, a parte il malessere fisico, si sentiva meravigliosamente bene stretta in un abbraccio così tenero. Avrebbe voluto rimanere così per sempre, protetta da quell’uomo meraviglioso che era capace di farla sentire felice anche solo con un gesto, ma il treno arrivò e dovettero staccarsi. 
Per tutto il viaggio di ritorno non fece altro che vezzeggiarla, facendola coprire bene e procurandole ogni tanto qualcosa di caldo da bere per farle alleviare il mal di gola.
Più tardi, quando furono arrivati davanti alla villa ed ebbe fermato l’auto, si girò verso di lei che se ne stava con il capo abbandonato sul poggiatesta quasi incapace di muoversi, tanto si sentiva male. Cominciò a carezzarle piano il viso bollente di febbre.
- Te l’avevo detto io che era un azzardo. Adesso mi prometti che vai immediatamente a metterti a letto e chiami subito un medico. Ma ci sarà qualcuno a curarti?
- Non ti preoccupare, c’è Matilde, la cameriera - rispose la donna mentre con gli occhi chiusi godeva delle belle mani fresche e profumate che la stavano accarezzando con tanto amore. Si sentiva uno schifo, ma da quando era piccola nessuno l’aveva più coccolata in quel modo perché aveva la febbre ed ora era quasi felice di essere malata.
- Adesso vai però. Ti chiamo più tardi per sapere come stai.
A malincuore Laura uscì dall’auto nel freddo della sera e si diresse verso casa mentre Stefano l’accompagnava con il suo sguardo colmo d’amore.
In casa non c’era nessuno invece, nemmeno Matilde che era in libera uscita. Laura si sentiva davvero malissimo e per lei fu un gran sollievo quando udì finalmente rientrare zia Evelina. A stento si trascinò fino alla sua stanza per chiederle aiuto, giusto in tempo prima di accasciarsi per terra perché la febbre le era salita a quaranta gradi e non riusciva più a respirare.

Come conseguenza dell’influenza mal curata, si era presa una bella polmonite che però i medici definirono benigna e guaribile in tre o quattro settimane al massimo. All’inizio fu proprio dura, perché stava malissimo, ma a poco a poco le cure cominciarono a fare effetto e benché confinata in casa, cominciò a stare meglio.
Ogni tanto riceveva la visita di qualcuno e persino Catherine si sentì in dovere di andare a domandare come stava. Christophe poi, rassicurato dal medico che non correva alcun rischio di contagio, qualche volta la sera veniva a guardare la tv nella sua stanza. Non osava confessargli che avrebbe preferito leggere piuttosto che vedere le finction di cui lui invece era uno spettatore attento, ma un piccolo sacrificio valeva bene la presenza del marito. Con lui vicino si sentiva più sicura di sé e lo smarrimento che le prendeva ogni volta che pensava a Stefano era meno spaventoso quando era in sua compagnia.
A San Valentino lui le telefonò per dirle che sua figlia era andata a passare l’onomastico a casa sua e che avrebbe desiderato vederla. Laura accettò con entusiasmo e siccome si sentiva anche molto meglio, fece riordinare la stanza da Matilde e fece preparare anche dei dolci. Lei stessa indossò una bella camicia con dei disegni allegri, aggiustò i capelli con qualche bigodino e si truccò molto leggermente tanto che quando gli ospiti arrivarono la trovarono veramente bene.
Passarono un pomeriggio veramente piacevole e la ragazza rimase contentissima del regalo che l’amica le fece: si trattava di una collanina d’oro con una stellina che indossò immediatamente.
- Tu la vizi in questo modo - protestò Stefano che per molto tempo si era guardato intorno osservando il famoso “bi-vani” rifugio di Laura.
- Ma che dici, anzi, mi dispiace che non sono potuta uscire a comprarle qualcosa di nuovo e che si sia dovuta accontentare di un gioiellino che mi regalò mio padre quando ero una ragazza della sua età.
- E’ bellissimo, ma non vorrei che te ne privassi per me. Guarda che non c’è alcun bisogno che tu mi faccia un regalo. 
- Mi fa piacere darlo a te perché ti voglio bene e so che ne apprezzerai il valore sentimentale di là da quello reale. 
- Anch’io ti voglio bene – le disse la ragazza con spontaneità mentre si buttava sul letto per abbracciarla, sotto lo sguardo stupito dell’uomo che non immaginava che tra quelle due potesse esserci tanto affetto visto che si conoscevano da poco.

Più tardi, quando furono da soli a casa, andò in camera da letto per darle il bacio della buonanotte prima di andarsene a dormire sul divano-letto.
- Sai, paparone – gli confidò Valentina con le coperte fino sul naso e già mezzo assonnata – una donna come Laura mi sarebbe piaciuta per te. E’ allegra, simpatica, buona, sono sicura che ti avrebbe fatto felice e sarebbe piaciuto anche a me, credo. Sì, sarebbe stato buffo perché con te e lei, più mamma e Guglielmo mi sarebbe sembrato di avere due volte la mamma ed il papà.
Anche lui sorrise alla stramba idea e dolcemente le disse, con il cuore pieno di rimpianto:
- Purtroppo non è possibile bambina mia, Laura è già sposata e vuole stare con suo marito. Adesso dormi però. Buonanotte. 
La ragazza ricambiò il suo bacio e lo osservò allontanarsi, le grosse spalle un po’ curve ed un aspetto talmente triste che le fece venire il sospetto che probabilmente la sua solitudine cominciasse a pesargli davvero tanto.

L’invito a cena alla villa in un primo momento aveva infastidito molto Stefano, ma poi aveva pensato che fosse l’occasione giusta per incontrare di nuovo Laura. Si era oramai agli inizi di marzo ed anche se la ragazza si era ripresa completamente dalla malattia, non era ancora tornata a lavoro. Lui d’altronde aveva avuto il suo bel daffare in ditta e non era più potuto tornare a trovarla.
Si sentì quasi emozionato quando la rivide così graziosa nel suo golfino di cachemire beige che metteva in risalto il bel castano dei capelli e la figura piacevolmente formosa. Gli sorrise e gli venne incontro, poi presoselo affettuosamente sottobraccio, lo sequestrò, quasi senza dargli il tempo di salutare gli altri. Stefano era contentissimo di quel calore anche se si diceva che in fondo alla donna interessava solo avere notizie del lavoro che oramai aveva lasciato da oltre un mese.
- Sai – gli disse quando n’ebbe saputo abbastanza – ho l’impressione che la cena di stasera nasconda qualcosa che dobbiamo conoscere. Siamo al gran completo: ci sono anche Pierluigi e Jerry.
- Già – convenne l’uomo – l’ho notato che in questa famiglia ognuno fa la sua vita e per comunicarsi qualcosa si è costretti a fare i raduni ufficiali!
Capitarono a tavola di fronte l’uno all’altra e quando Giorgio si alzò in piedi dicendo “Se permettete devo dirvi due parole” si scambiarono sorridendo uno sguardo d’intesa.
- Per prima cosa voglio rallegrarmi con mia nuora per la sua salute ritrovata. - stava dicendo l’anziano signore – Ci hai fatto stare tutti molto in pena per te, figliola e speriamo che in futuro tu sia più prudente…
- … e non riprenda con quelle maledette sigarette. Non ti scordare che hai avuto la polmonite! – concluse Catherine.
Laura guardava stupita i suoceri: forse era accaduto un miracolo per farli preoccupare di lei?
- Poi – disse ancora Giorgio – voglio ringraziare Stefano. Accidenti, in questo periodo ha fatto lui tutto da solo e per quanto ne so non è stato un momento semplice. Noi tutti te ne siamo davvero grati, ragazzo.
- Ma no, non ho fatto niente di speciale - si schernì lui. 
- Non dire sciocchezze, sei stato molto bravo. Ti sei dimostrato un vero Lambiase, degno continuatore dell’opera di mio padre e di mio fratello Alberto. 
Stefano si sentì dispiaciuto per quella frase perché sembrava voler sminuire tutto il lavoro che Laura aveva fatto per l’azienda in tanti anni perciò si sentì in dovere di precisare:
- Si è trattato solo di un breve periodo, non potrei mai fare a meno di Laura ed è stata lei a pensare all’ampliamento dell’azienda.
Intanto guardava la donna seduta di fronte quasi a volersi scusare che gli stavano dando un merito non suo, ma lei ricambiò lo sguardo con i suoi begli occhi colmi di dolcezza. Avrebbe voluto dirgli che condivideva in pieno le parole d’elogio perché in un altro momento la sua assenza sarebbe stata un disastro ed invece aveva potuto starsene in pace e sicura sapendo che lui le era accanto. Un pensiero però le attraversava la mente: era strano che avessero dato una cena solo per felicitarsi con lei e Stefano, doveva per forza esserci qualcos’altro. Ed infatti Giorgio proseguì:
- Infine voglio fare i complimenti a mio figlio Christophe, ma sarà lui a parlarvene
- Ma no papà, che devo dire, non è importante.
- Capperi se non è importante! – intervenne Jerry - Chris ha ottenuto una parte ne “I giorni dell’amore”.
- Non è la soap opera che si gira a Napoli? – chiese Chantal.
- E che va in onda tutte le sere? – aggiunse Pierluigi.
- Sì, ed anche se il suo personaggio per il momento deve apparire solo per tre mesi, se avrà successo potrà entrare a far parte del cast fisso.
- Immaginate la notorietà che potrà derivargliene? – Giorgio era visibilmente soddisfatto.
- Oddio! – fece zia Evelina – Non è che le soap siano ad alto valore artistico però devo ammettere che sono la chiave per farsi conoscere dal grosso pubblico.
- Quand’è che potremmo vederti? Io già non me ne perdo una puntata, figurati quando ci sarà anche mio fratello a recitare! – la povera Chantal non stava più nella pelle. Lei si arrangiava, poverina, ma non riusciva neanche lontanamente ad eguagliare le glorie del fratello che sembrava essersi preso anche la parte della bellezza che sarebbe spettata a lei, che, tra l’altro, era notevolmente bruttina.
- Dovrai avere pazienza, sorellina. Le mie apparizioni saranno a partire da aprile.
- Sì, però deve cominciare a registrare già da lunedì prossimo – intervenne Jerry.
Laura trovò la forza di parlare, rossa in volto e con gli occhi bassi:
- Presumo che dovrai andare a Napoli allora? – chiese rivolta al marito.
- Sì, è naturale...
- E quand’è che pensavi di dirmelo?
- Te lo sto dicendo.
- A cose fatte però. Non credi che sarebbe stato il caso di chiedere a tua moglie prima di prendere la decisione di allontanarti per tanto tempo?
- No, perché sapevo che avresti cominciato a rompermi le scatole – sbottò Chris tutto irritato.
La tempesta che si stava profilando gettò un velo di gelo su tutti.
- Ti avevo chiesto di starmi vicino e tu, per tutta risposta, te ne vai addirittura a Napoli.
- Lo sapevo che avresti cominciato a mettermi i bastoni tra le ruote! – protestò l’uomo con il bel viso stravolto dalla rabbia – Ma se proprio ci tieni a fare la mogliettina affezionata, vieni anche tu con me.
- Non posso e lo sai
- Perché non puoi? Per l’azienda? Guarda che Stefano è in grado di vedersela molto meglio di te, l’ha dimostrato.
- No, ti ho detto che non posso farlo a lungo – intervenne quest’ultimo un po’ per amore di giustizia e un po’ perché non avrebbe sopportato che la donna se ne fosse andata.
- Laura, ma lo sai che sei una bella egoista? Vorresti tenere tuo marito attaccato alle sottane e non concepisci neanche l’idea che lui possa avere delle aspirazioni – la rimproverò la suocera.
A queste parole tutti si sentirono in dovere di dire la loro e naturalmente tutti contro la ragazza.
- Va con lui allora – le consigliò zia Evelina sempre un po’più tenera degli altri.
- No zia, non posso, io ho un ruolo nell’impresa.
- Sì fare la prima donna! – l’accusò sprezzante Christophe.
- Ed anche buscarsi una polmonite per il bene dell’azienda! – Stefano non ne poté più, dovette difenderla - In quanto ad egoismo non mi pare che possiate farvi maestri: nessuno di voi si è sentito in dovere di prendere il suo posto quando è dovuta venire fino a Roma ancora con la febbre.
La rabbia gli era montata dentro come una marea perciò era sbottato senza tener conto dell’impressione che le sue parole avrebbero fatto sugli altri, infatti tutti lo guardarono stupiti. 
Anche Laura lo guardò mentre pensava che non le importava un accidenti di niente di tutti loro, compreso del suo arrogante marito. Ma sì, se n’andasse pure, lei aveva bisogno solo dell’uomo stupendo seduto di fronte a lei, anche solo la sua stima le faceva bene più di qualsiasi altra cosa, però non voleva che s’inimicasse quelle quattro serpi per prendere le sue difese.
- Va bene – disse in fretta – mi avete convinta. Vai pure. Vuol dire che qualche volta verrò io a Napoli e qualche volta verrai tu qui. Non è così?
A Christophe non sembrava vero che la moglie avesse ceduto così facilmente per cui la blandì un poco:
- Certo, potremo vederci spesso. Devi capirlo, amore, io non la posso perdere quest’occasione!
- Già – aggiunse lei un po’ acida – anche perché non sei più giovanissimo e se aspetti ancora un po’ a farti conoscere, finisce che quando diventerai famoso potrai fare concorrenza solo a Lino Banfi per le parti di nonnino….
Lo aveva detto con tono malizioso ed un sorrisino sulle labbra per cui tutti rimasero un po’ interdetti, ma poi fu lo stesso Christophe ad accettare lo scherzo ed a farsi una bella risata.

Laura aveva temuto l’assenza del marito pensando che la cosa avrebbe potuto renderla più vulnerabile, ma si era sbagliata. Con il passare dei giorni si convinceva sempre di più di aver fatto la scelta giusta: la solitudine non le pesava affatto, anzi la faceva sentire più libera ed era mitigata dalla discreta presenza di Stefano che da persona seria qual era, non aveva più fatto cenno alle cose che le aveva detto la sera della festa. Nonostante ciò, sapeva che non era cambiato niente, se n’accorgeva da certi sguardi che le faceva o dalla dolcezza che gli sentiva nella voce quando le parlava. Anche i suoi sentimenti in verità non erano cambiati affatto e spesso le veniva voglia di stringersi a lui o di fargli una carezza, ma si tratteneva sempre. Preferiva prendere ciò che poteva sentendosene già appagata, ma era difficile ignorare la gelosia che provava quando lo vedeva andare via insieme a Marta. Avrebbe desiderato ardentemente essere lei al posto della donna, ma non aveva il coraggio di confessarlo nemmeno a se stessa.
Aveva preso l’abitudine di andare spesso dal marito per i fine settimana e poiché lui a volte doveva registrare e non poteva dedicarle molto tempo, ne aveva approfittato per andare a trovare zia Filomena, giacché da Napoli si trattava di prendere solo un autobus.
Un sabato era passata anche per Roma da Valentina e la ragazza aveva insistito tantissimo perché andasse a pranzare a casa sua. Aveva finito così per conoscere Sabrina, suo marito Guglielmo ed i suoi due deliziosi bambini. L’uomo insegnava all’università, mentre Sabrina si era dedicata alla casa ed ai figli. Erano davvero delle persone aperte ed intelligenti con le quali non tardò a legare con facilità così com’era avvenuto con Vale.
Raccontando la cosa a Stefano non sapeva smettere di elogiarli.
- Meno male che la pensi così. Ho saputo che qualcuno ci giudica addirittura degli immorali perché frequento casa loro! – osservò lui.
- Sono persone stupide e meschine. Non c’è niente di più bello del bene che vi unisce. Il male sta solo nel rancore e nell’odio, non certo nell’affetto – commentò Laura convinta.
- Certo, ma capisco che il fatto che Guglielmo abbia accettato me ed io lui, possa apparire strano a qualcuno. Ma è un uomo intelligente e sa bene che l’amore così intenso ed impetuoso che abbiamo provato Sabrina ed io da giovani ora si è trasformato in una tenerezza diversa, come quella che può esserci tra un fratello ed una sorella. In pratica – aggiunse sorridendo – da quando è morta anche mia madre, mi hanno adottato tipo cucciolo abbandonato ed oggi sono loro tutta la mia famiglia!
- Ma che dici, – rispose Laura scherzosa - la tua famiglia sono… i Lambiase! 
Ed alla smorfia comica di disgusto che l’uomo si lasciò sfuggire non poté evitare di scoppiare a ridere.
Purtroppo Stefano non condivideva quella pur precaria serenità di Laura. I suoi sentimenti nei confronti della donna diventavano sempre più intensi e doveva fare uno sforzo grandissimo per controllarsi ogni volta che l’aveva vicino. Tra l’altro era stufo della sua relazione con Marta che si era esaurita dopo un primo momento d’attrazione sessuale. Non la sopportava più, però non sapeva come fare a liberarsene senza sentirsi in colpa. Per fortuna in suo soccorso intervenne Rosa…

Stupita dalle urla femminili che si sentivano, si era affacciata nel corridoio. Sì, doveva essere proprio Marta di cui si udiva chiaramente la voce adirata. Anche Rosa apparve nel corridoio e mentre le faceva segno di star zitta con un’espressione tutta soddisfatta, la fece rientrare nella stanza e le disse:
- Sono stata io!
- Sei stata tu a fare cosa?
- A riferirgli quello che la spocchiosa mi ha detto ieri mentre le davo un passaggio in auto fino a casa.
- E che cosa ti ha detto?
- Che oramai Stefano è alla sua mercé e non dubita che le chiederà di mettersi con lui. Ha parlato addirittura di matrimonio non appena avesse ottenuto il divorzio.
- E tu sei andata a raccontarglielo?
L’altra accennò di sì con il capo mentre si faceva una risatella maligna.
- Mamma mia, quanto sei carogna! – asserì Laura ma in cuor suo ne era più che felice, considerato i risultati.
Marta uscì dall’ufficio sbattendo la porta, visibilmente sconvolta. Passando accanto alle due donne che nel frattempo erano uscite di nuovo nel corridoio, disse loro come a sfidarle:
- Me ne vado!
- Ma certo, cara, se non ti senti bene… – la cattiveria di Rosa mentre pronunciava con l’aria premurosa queste parole era talmente tanta che Laura le lanciò uno sguardo di rimprovero.
Dopo un po’ bussò timidamente alla porta di Stefano che trovò seduto con un’aria desolata dietro la sua scrivania.
- Stefano, ma che è successo?
- Scusami Laura, è tutta colpa mia.
- Che c’è, hai litigato con Marta?
- Non ho litigato, le ho detto solo che non me la sento di andare avanti con la nostra storia.
- Perché?
Lui non rispose, solo la guardò, con le labbra strette e gli occhi di un blu profondo che la fissavano seri. Non parlava, è vero, ma le stava dicendo lo stesso: “perché io amo te, lo sai” e la ragazza se ne sentì scossa profondamente, tanto che abbassò lo sguardo, imbarazzata.
- Però adesso sarà difficile stare qui con lei. Sono stato uno stupido a non pensarci prima ed ora non so proprio come farò a gestire il nostro rapporto di lavoro – le confidò accorato dopo la breve pausa.
- Non ti preoccupare, ti farò venire a lavorare nella mia stanza.
Ma già mentre lo diceva pensava che sarebbe stato un rimedio peggiore del male ed anche Stefano a dire il vero lo pensava: meglio convivere con una donna che ti odia piuttosto che con una che desideri ardentemente e non potrai mai avere.
Fortunatamente non ci fu bisogno d’alcun cambiamento perché dopo qualche giorno Antonio comunicò che Marta aveva rassegnato le dimissioni e Laura fu così contenta di essersela tolta dai piedi che propose di darle una buonuscita più consistente.

I primi d’aprile arrivò anche Pasqua e Laura, nel salutare Stefano, gli disse che sarebbe andata un paio di giorni a Napoli, ma che sarebbe tornata per la Pasquetta in quanto Christophe aveva avuto un invito da un collega e sarebbe andato qualche giorno a Capri.
- Perché non ci vai anche tu? – le domandò stupito.
- Vuoi vedere che è perché non sono stata invitata? – gli rispose scherzosamente la donna a cui davvero la cosa non dispiaceva affatto.

La sera di Pasqua stava cenando in un bel ristorante sul Golfo di Napoli in compagnia del marito, quando ricevette una telefonata sul cellulare. Era Valentina:
- Laura, papà ci ha detto che domani sarai sola ed io e mamma pensavamo che potresti passare la giornata con noi. 
- Ma no, cara, mi dispiace, siete in famiglia e…
- No, devi venire – insistette la ragazza – Mamma diglielo anche tu, per favore!
Sabrina prese il telefono.
- Vieni, dai, passiamo una bella giornata insieme. C’è anche Stefano e la sera puoi tornartene con lui.
Alla fine la ragazza accettò di buon grado.
- Chi era? – le chiese Chris quando ebbe riposto il telefonino.
- Valentina, la figlia di Stefano e sua madre. Mi hanno invitato a passare la Pasquetta a casa loro. Ho accettato, sono persone molto simpatiche.
- Ci sarà anche Stefano?
- Certo, perché non dovrebbe esserci?
- Ammetterai che è una cosa curiosa - poi divertito da un pensiero aggiunse con un risolino maligno - Forse una ripassata ogni tanto alla sua ex se la fa volentieri e si vede che anche il marito n’è contento. 
- Quanto sei stupido e cattivo! - commentò Laura con disgusto. 
Quando si dimostrava così gretto e meschino arrivava a detestarlo con tutto il cuore.

La mattina dopo Cristophe aveva molta fretta di partire presto per cui le aveva fatto cambiare la prenotazione facendole prendere un treno alle sei e mezza e così arrivò a Roma spaventosamente presto. Era stata invitata solo a pranzo e non poteva certo presentarsi prima delle nove del mattino, ma intanto non sapeva proprio che fare. Si andò a sedere ad un caffè, ma tutta sola e con la valigia, si sentiva un po’ a disagio. Appena vide un negozio aperto ne approfittò per comprare delle belle uova di cioccolato da portare ai bambini e a Valentina, ma nonostante tutti i suoi sforzi alle nove non sapeva più che fare. Allora telefonò alla ragazza per dirle che era già arrivata.
- E che aspetti a venire? – le disse questa disinvolta.
- Non è troppo presto a quest’ora? Preferirei che tu lo chiedessi alla mamma.
- Mamma – fece lei staccando un po’ il telefono dall’orecchio – Laura è arrivata però ha paura di dare fastidio a venire qua perché è troppo presto.
- Non siamo ancora vestiti, ma se lei non si formalizza, per noi non c’è nessun problema.
Laura ascoltò la spontanea risposta di Sabrina e si decise a prendere un taxi.
Infatti la ricevettero senza tanti complimenti facendola entrare direttamente in cucina. La donna, abituata alla fredda atmosfera della villa, fu immediatamente colpita dall’allegria che si respirava in quella casa. I due bambini più piccoli, di otto e cinque anni, stavano facendo colazione, ancora con il pigiamino addosso mentre Sabrina anch’ essa in vestaglia, si affannava di qui e di là a mettere ordine e a preparare il pranzo. Sul terrazzino Guglielmo stava pulendo le scarpe a tutta la famiglia, mentre il grosso cane, un bel meticcio che assomigliava un po’ ad un Labrador, un po’ ad un Terranova ma più di tutto ad un grosso orso, entrava ed usciva dalla stanza correndo tutto eccitato. L’unica ad essere vestita già di tutto punto era Valentina che le diede appena il tempo di prendere un caffè e tentò di trascinarla via dicendole:
- Su, andiamo a prendere papà, altrimenti quello chissà a che ora viene.
- Veramente volevo chiedere a tua madre se ha bisogno di una mano – obiettò timidamente lei.
- Non ti preoccupare, cara. Se il padre si decide a portare queste due pesti a far visita ai nonni, io resto da sola e me la sbrigo benissimo – e mentre lo diceva era indaffarata a pulire la bocca del più piccolo che aveva del cioccolato fin quasi sulle orecchie.
- Non voglio andare dai nonni, non voglio andare! – strillò il bambino più grande.
- Ah sì? – domandò Guglielmo dal terrazzo – Allora adesso telefono a nonna Ida e le dico di regalare le uova di cioccolato che ha comprato per voi ai bambini poveri. Vado.
Ma il più piccolo si affrettò a trattenerlo per la manica della giacca dicendogli:
- No. Io vengo, non stare a sentire quello stupido di Roberto.
- Va bene – accondiscese l’altro – vengo anch’io. Però ci portiamo pure Attila.
- Perfetto e vi consiglio di fare in fretta ad uscire tutti perché tra poco mi trasformo in un “Terminator” e faccio fuori tutti gli esseri viventi che mi si parano avanti, cani, mariti e figli compresi – commentò la mamma esasperata da tanta confusione, ma ridendo allegra.

Dopo un breve percorso in metropolitana, si erano trovate in una strada tranquilla. Indicando una palazzina stile Liberty, Valentina le disse:
- Ecco, quella è casa di papà.
Bussarono alla porta e dopo un po’ venne ad aprire Stefano che fu stupito nel vedere che la figlia era già in compagnia di Laura.
Anche quest’ultima rimase di sasso perché a vederselo comparire così davanti all’improvviso con addosso solo il pantalone del pigiama ed una maglietta intima che metteva in risalto le spalle possenti e le braccia muscolose, c’era davvero da rimanerci secche. Si vedeva che si era appena rasato perché in quel periodo lo stava facendo di nuovo. Quando lei gli aveva chiesto se doveva accontentare i gusti di qualche altra signora, le aveva confidato che lo stava facendo “ per far respirare un po’ la pelle” e siccome stava facendo crescere un po’ i capelli bruni che ora gli ricadevano in simpatici ciuffetti sulla fronte, Laura gli aveva detto scherzosamente che approvava il nuovo look e che gli dava il permesso solo per un po’, di non portare la barba. 
Scusandosi per il suo abbigliamento poco ortodosso, le fece entrare in casa e scappò via per andarsi a vestire.
- Perché, che hai di strano? – gli chiese la ragazzina stupita da tanto pudore e visto che il padre non le rispondeva nemmeno aggiunse: - Boh, certe volte mi pare un po’ scemo quello lì! Comunque vieni, ti mostro la casa.
Laura rimase stupita dalla sua bellezza. Al pian terreno c’erano una cucina enorme, ancora con il focolare in ceramica ed un’intera collezione di pentole di rame un po’ annerite, ma preziosissime. C’era anche un salone grandissimo con un camino di marmo, una piccola stanza che Stefano usava per dormire ed il bagno padronale. Con una scala di legno si saliva al primo piano dove c’erano ben quattro stanze da letto ed un altro bagno. Ancora più su poi, c’era un’enorme soffitta che prendeva quasi tutta la larghezza della casa. Mentre si vedeva che il piano terra era in qualche modo abitato, le stanze al secondo piano erano abbandonate ed i numerosi mobili antichi coperti da lenzuola polverose.
- Che fai, Vale, le mostri anche il “castello della desolazione”? – vestitosi con un jeans ed una polo bianca, Stefano le aveva raggiunte. 
- Questa parte qui è disabitata da tanti anni – spiegò – c’è solo polvere e cose vecchie.
- Macché, questi mobili sono bellissimi, avrebbero bisogno soltanto di un restauratore. Anzi, tutta la casa avrebbe bisogno di un bel restauro.
Ridiscesero al piano terra, decisamente più accogliente. Lui intanto le stava dicendo:
- Sono sicuro che in mano tua diventerebbe di nuovo bella come dev’essere stata ai tempi dei nonni. Sei un’arredatrice fantastica, tu. Con un appartamentino da niente hai fatto un miracolo, figuriamoci qui!
Laura si guardava intorno estasiata. L’abitazione le piaceva davvero moltissimo, aveva sempre desiderato possederne una così. Senza volere, forse per la scenetta a cui aveva assistito la mattina da Sabrina, s’immaginò anche lei in quella bella cucina spaziosa mentre preparava la colazione ai suoi bambini con Stefano che le girava affettuosamente intorno… Quasi le salirono le lacrime agli occhi per il rimpianto che provava; purtroppo la sua vita non era andata così ed era inutile sognare le cose impossibili.
Dopo se n’andarono a passeggio tutti e tre e si attardarono a prendere degli aperitivi seduti ad un tavolino aspettando che si facesse l’ora per andare a pranzo. Quando arrivarono era tutto in ordine, la tavola preparata ed il pranzo pronto.
- Come hai fatto a fare tutto da sola? E sei anche riuscita a vestirti e a truccarti così bene! – chiese Laura alla padrona di casa sinceramente stupita ed ammirata.
- Che vuoi farci mia cara, tu sei una brava imprenditrice mentre io sono una casalinga doc!
- Sì, casalinga – commentò Stefano – E’ Guglielmo che l’ha fatta cambiare. Sapessi com’era attaccata al suo lavoro prima, una roba che rasentava il fanatismo!
- Davvero e che lavoro facevi? 
- Lavoravo in un’agenzia pubblicitaria. Ma non dargli retta, non ero fanatica, solo che era un lavoro competitivo, che ti prendeva totalmente. Poi mio marito mi ha fatto capire che non c’è niente di più bello della propria famiglia ed allora… Scusate hanno suonato deve essere mia sorella Rita con il marito. Ho invitato anche loro a pranzo.
Quando la donna si fu allontanata per andare ad aprire, Laura disse a bassa voce:
- Mi dispiace, ci mancavo solo io oggi. Com’è venuto in mente a te a Vale di far invitare anche me?
- Guarda che io e la ragazza non abbiamo fatto niente. Ho soltanto detto così per dire che oggi saresti stata da sola e come ti ho detto loro hanno una vocazione per accogliere i cuccioli abbandonati. Hanno preso prima me, poi Attila e si vede che ora vogliono adottare anche te – la rassicurò Stefano, aggiungendo poi mentre le sorrideva con dolcezza – che di sicuro sei quella più carina e meno ingombrante. 
Fu un pranzo davvero speciale. Anche Rita, che sembrava una mongolfiera tanto era grossa incinta e suo marito Eduardo, erano due persone simpaticissime. Rimasero molte ore a tavola, non solo a gustare l’ottimo pranzo preparato da Sabrina, ma anche a parlare e a scherzare piacevolmente.
Alla fine Valentina si ribellò:
- Ehi mummie, ma dobbiamo stare davvero tutto il resto del giorno in casa?
- Mia nipote ha ragione. E poi io devo fare la passeggiatina igienica prescrittami dal ginecologo – approvò la zia.
- Anche Attila deve fare la passeggiatina igienica, altrimenti d’igienico qui resterà ben poco – aggiunse Guglielmo guardando l’enorme cagnone che girava per le stanze irrequieto.
Così decisero di andare a fare due passi ed uscirono tutti insieme nel tiepido pomeriggio primaverile.
Rita e Sabrina, tenendosi a braccetto, camminavano davanti con Laura e Valentina la quale evidentemente stava raccontando qualcosa di molto divertente perché ogni tanto scoppiavano a ridere. Eduardo invece correva con i due bambini tenendoli per mano e facendoli giocare, impegnato a fare esercizio come papà in previsione dell’arrivo del pargolo atteso a giorni.
Stefano e Guglielmo erano rimasti un po’ indietro. Inaspettatamente quest’ultimo disse:
- Ti piace Laura. 
L’uomo lo guardò per capire se la sua fosse stata una domanda o un’affermazione. In quel momento però l’altro era occupato a frenare l’impeto di Attila, che sentendosi profondamente offeso nella sua dignità canina da un barboncino che passava sul marciapiede di fronte, aveva deciso di lavare l’affronto e cercava di lanciarsi contro quel microbo.
Stefano osservò la scena. Nonostante avesse quasi cinquant’anni Guglielmo era sempre un bell’uomo, alto e ben piantato. Era un po’ stempiato, ma i capelli che portava un po’ lunghi erano ancora tutti biondi, il viso aperto e leale dove gli occhi chiari splendevano ancora giovanili nonostante la rete di piccole rughe che li circondava.
Quando, quasi nove anni prima, Sabrina gli aveva detto che voleva risposarsi, era rimasto un po’ perplesso dalla sua scelta: non era convinto che quell’uomo tanto più grande di età potesse essere adatto a lei. Ancora di più i suoi dubbi erano aumentati nel sapere che l’aveva obbligata a lasciare il lavoro perché aveva temuto addirittura che fosse un gretto maschilista e che la sua ex si stava preparando un futuro di infelicità. In fondo la donna viveva per quello e non esitava a lasciare la loro bambina per intere settimane a casa dei genitori per far fronte ai suoi impegni, cosa che era stata fonte di numerosi litigi in quei primi anni di separazione. Non si capacitava che lei potesse essere così cambiata, ma quando aveva conosciuto Guglielmo aveva capito il perché. Era davvero una persona affascinante ed intelligente che con i suoi modi calmi le dava la sicurezza che lui non era mai riuscito a darle un po’ perché troppo giovane ed un po’ perché era spesso testardo ed intransigente. Il maturo professore invece sapeva essere molto tollerante e comprensivo ed alla fine Stefano aveva dovuto addirittura ammettere che non avrebbe potuto affidare in mani migliori le sue “bambine”. Con il passare degli anni la loro amicizia era diventata sempre più profonda perché in fondo si somigliavano molto e grazie all’uomo, parecchi motivi di dissapore tra lui e l’ex moglie erano stati ripianati, come quando Guglielmo aveva convinto Sabrina che i rapporti tra un padre ed una figlia non potevano essere regolati dai rigidi orari stabiliti da un tribunale. Rammentava ancora quando subito dopo la morte di sua madre, mentre lui e Valentina si accingevano a passare un tristissimo Natale da soli, si era presentato tutto allegro e li aveva trascinati a casa sua dove la bambina aveva trovato il sorriso della mamma e la gioia dei fratellini e lui un calore che gli aveva riscaldato il cuore. Insomma tra loro c’era un affetto fraterno ed in fondo aveva bisogno di confidare a qualcuno quella pena che oramai lo angustiava da tanti mesi. 
Aspettò che Attila avesse calmato i suoi furori e gli rispose semplicemente:
- Sì, mi piace moltissimo.
Calmo Guglielmo gli chiese:
- E gliel’hai detto?
Stefano fece un risolino sarcastico:
- Avrei fatto meglio a non dirle niente.
- Perché, ti ha respinto? Strano, mi era sembrato che la cosa fosse reciproca.
- Non ti sei sbagliato, in fondo credo che anche lei provi qualcosa per me.
- E allora?
- Allora lavoriamo insieme ed è la moglie di mio cugino. Non pensi che basti?
L’uomo rimase un po’ a riflettere poi osservò:
- Il lavoro non è un problema, non credo che avresti difficoltà a trovarne un altro.
Su questo aveva ragione perché non più tardi di una settimana prima un suo caro amico gli aveva offerto di entrare a far parte della sua azienda ed anche se si trattava di un incarico di prestigio, l’aveva rifiutato per non lasciare Laura.
- E poi non mi sembra che il suo matrimonio vada tanto a gonfie vele – aggiunse Guglielmo.
- Che ti devo dire, si vede che lei nonostante questo preferisce essere una donna fedele.
- Ma tu hai provato ad insistere un po’ o ti sei ritirato in buon ordine?
- Guarda che non è un’avventura ciò che cerco – gli confidò desolato.
- Questo l’ho capito. Però non puoi continuare a startene in platonica contemplazione del tuo amore. In fondo hai una certa età e questa situazione è dura da sopportare. E poi secondo me le donne a volte hanno bisogno di una piccola spinta.
Stava per chiedergli cosa volesse dire, quando Valentina si voltò verso di loro e tutt’allegra disse:
- Papà non è vero che giocherai una partita di rugby?
- Sì, a giugno – confermò questi sorridendo.
- Che sei impazzito? Non ti ricordi come è andata l’ultima volta? – chiese Sabrina tutta allarmata
- Perché che è successo? – domandò Rita
- Ne ha prese talmente tante!
- Non esagerare, ho solo preso una botta forte alla spalla. Poi adesso mi sto allenando molto, sono mesi che la sera vado in palestra.
- Botta alla spalla? Ma se sei stato un sacco di tempo senza poterti muovere! Non hai neanche potuto lavorare!
- Ah no, questo no, io ho bisogno di un direttore finanziario tutto intero – affermò Laura che però aggiunse sorridendo – In ogni caso confermo, va in palestra tutte le sere ed ha anche cercato di ridurre il fumo e solo adesso ne capisco il perché. Non vi preoccupate, verrò a vederlo giocare e se le cose dovessero mettersi male, lo obbligherò a farsi sostituire.
- Non può, a rugby uscire perché si è troppo malconci è una vera onta - intervenne Valentina mostrando di aver fatto tesoro delle lezioni paterne in materia.
- Questa è una follia! Non ho mai capito come a Stefano possa piacere uno sport tanto violento – commentò ancora Laura con una smorfia di disgusto.
A questo punto Guglielmo intervenne nel discorso e con la sua solita calma bonaria spiegò alla ragazza:
- Guarda che ti sbagli. Solo in apparenza è violento in realtà è uno sport che richiede più di altri coraggio, generosità, altruismo e sacrificio.
- Davvero? E tutti quegli omaccioni vestiti di nero che urlano e fanno le smorfie rappresentano tutte queste cose? – rispose lei perplessa.
- Mio Dio! Questa sta parlando degli All Blacks e della haka! Professore, ti prego, pensaci tu a spiegare le nobili origini della “haka” a questa profana – mentre si fingeva desolato da tanta ignoranza, Stefano le mise un braccio intorno alle spalle e la strinse a sé in un gesto molto affettuoso e pieno di naturalezza.
Laura non si sottrasse alla stretta, anzi gli passò anche lei un braccio intorno alla vita e si mise ad ascoltare interessata la spiegazione che il professore aveva cominciato a fare dell’antica danza Maori volta ad istillare potenza e forza nei giocatori. 

Nonostante fosse la sera di Pasquetta il treno non era molto affollato ed i due giovani trascorsero quasi tutto il viaggio a parlare ininterrottamente. Laura era più vivace del solito e la sua bella vitalità riscaldava il cuore. Stefano non avrebbe mai smesso di starla a sentire mentre parlava di questo e di quello tutta allegra ed eccitata. Naturalmente il discorso finì per cadere anche sul lavoro ed a questo proposito la donna disse di aver dimenticato di raccontargli “una cosa importantissima” e cioè che Christophe aveva conosciuto Marco Aleari.
- Chi è, lo stilista per caso? E a noi…?– le chiese un po’ dubbioso perché proprio non riusciva a capire quale fosse la cosa importante.
- Come, non ci pensi? Questi grossi nomi della moda amano disegnare loro stessi i tessuti che utilizzano per i loro modelli, ma hanno pur sempre bisogno della fabbrica che li realizzi materialmente e guarda caso noi produciamo tessuti
- Si tratta di un argomento strettamente tecnico per il quale non sono competente, ma credo che non sia una cosa molto semplice cambiare la nostra produzione standard.
- Io credo di sì. E poi dobbiamo sfruttare le potenzialità dei nuovi macchinari che ci sono arrivati, non possiamo continuare a produrre le solite cose. In ogni modo appena torno a lavoro chiederò a Federico che ne pensa.
- Ma perché, Christophe ha già firmato il contratto con Aleari? – chiese l’uomo volutamente ironico conoscendo l’assoluto disinteresse del cugino per tutto ciò che riguardava l’azienda.
- Non dire sciocchezze, ma ha promesso che ne parlerà a Catherine e a Chantal.
- Forse mi sono perso qualche passaggio; che cavolo c’entrano adesso Catherine e Chantal!?
- Hai ragione, ti spiego. Il problema è farmi conoscere Aleari. Ora devi sapere che ogni mese di maggio la famiglia di Pierluigi dà una festa importantissima nella “antica dimora” vicino Firenze a cui partecipa il fior fiore della nobiltà italiana senza contare i numerosi vip. Se Chantal riesce a convincere il fidanzato a far invitare anche Aleari, siamo a cavallo.
- Davvero? Perché sei così sicura che accetti l’invito?
- Che diavolo, Stefano, lui con quella gente ci campa, chi vuoi che compri i suoi vestiti se non loro! Certo che ci verrà, vedrai come lo farà volentieri, anzi.
- Va bene, però se anche dovesse venire alla festa, come farai a convincerlo a far produrre i suoi tessuti da noi?
- Questo non lo so ancora. Dovrò trovare non solo il modo di conoscerlo ma anche quello di farmi notare, questo è certo.
Per tutta risposta l’uomo proruppe in un risolino tra l’ironico ed il divertito a cui lei rispose piccata:
- Ci riuscirò, cosa credi. Quando voglio una cosa so essere molto determinata, sai. 
Stette un po’ zitta a riflettere poi gli chiese apparentemente cambiando discorso, ma seguendo invece sempre il filo dei suoi pensieri:
- Com’è la palestra dove vai la sera? Vorrei incominciare anch’ io a fare un po’ di movimento così magari butto giù un po’ di ciccia.
Oramai avevano passato anche la stazione di Firenze ed erano quasi arrivati. Dopo aver parlato tanto Laura se ne stava zitta zitta guardando la notte fuori del finestrino.
- Che c’è – le chiese Stefano – ti senti bene?
- Certo che mi sento bene, perché?
- Ti ho visto mogia mogia e mi sono ricordato dell’ultimo viaggio in treno che abbiamo fatto insieme da Roma…
La ragazza rise:
- Già, più che di un treno allora avrei avuto bisogno di un’ambulanza. 
Poi lo guardò con un’espressione di gratitudine:
- Grazie a te ed alla tua famiglia oggi ho passato una giornata meravigliosa che avrei voluto non fosse mai finita. Però sono un po’ stanca, devo ammetterlo. Fortuna che ho lasciato l’auto alla stazione così torno subito a casa. Posso darti un passaggio, se vuoi.
Intanto aveva cominciato a frugare in borsa commentando:
- Uffa non trovo le chiavi della macchina!
Dopo aver rovistato a lungo si decise ad alzarsi e a rovesciarne sul sedile il contenuto. Stefano sorrise divertito nel notare la quantità di cose che si portava dietro in mezzo alle quali in ogni modo le chiavi proprio non c’erano.
- Maledizione, devo averle perdute e adesso come faccio!– esclamò la ragazza desolata. Poi le venne un’idea :
- Adesso che ci penso devo averle lasciate in valigia. Christophe mi ha messo talmente fretta stamattina che devo aver dimenticato di prenderle. Per favore, me la tiri giù?
Stefano si affrettò a scenderle il borsone dal bagagliaio non senza commentare:
- Accidenti come pesa! Ma quanta roba ti sei portata per quattro giorni che sei stata fuori?
- Lo sai com’è mio marito, con lui devi sempre avere l’abbigliamento giusto per ogni occasione, altrimenti chi lo sente.
Indaffarata ad aprire il suo bagaglio non notò lo sguardo di disappunto che si dipinse sul viso del giovane irritato al pensiero che era stata con Christophe i giorni precedenti, però il suo disappunto si trasformò addirittura in collera quando notò che nella valigia era stata infilata una camicia da notte. Più che una camicia da notte in verità era una nuvola di pizzo e velo rosso che la donna doveva aver indossato la notte precedente e doveva aver buttato lì proprio all’ultimo momento, senza avere neanche il tempo di piegarla per bene. Già, gli aveva appena detto che il marito pretendeva l’abbigliamento giusto per ogni circostanza e la camicia così sexy era stata giusta per la notte che aveva trascorso con lui. Un’irrefrenabile gelosia lo sconvolse e per non dare a vedere il suo turbamento disse:
- Devo sgranchirmi un po’ le gambe. Lasciala sul mio sedile quando hai finito, tanto tra dieci minuti siamo arrivati.
Laura non aveva notato nulla, indaffarata com’era nella sua ricerca e non le parve strano che lui non si facesse vedere fino all’arrivo. Quando furono scesi dal treno però, fece caso al suo mutismo e cercò inutilmente di ricominciare a chiacchierare. Arrivati all’auto gli propose di nuovo il passaggio, ma lui le rispose con freddezza di non volerlo. A questo punto fu obbligata a chiedergli perché avesse cambiato umore così repentinamente, ma la gelida risposta che ottenne fu:
- Vuoi l’esclusiva dei cambiamenti d’umore? Qualche volta capita anche agli altri.
Dopodiché richiuse la portiera dell’auto e se n’andò, senza neanche aspettare che lei fosse partita. Si sentiva il cuore chiuso in una morsa mentre camminava verso casa attraversando strade solitarie poiché erano già le undici passate. Era stato un vero stupido a pensare che qualcosa fosse cambiato ed anche se quel giorno si era illuso che fosse la sua donna, Laura era più che mai la moglie di suo cugino. In fondo Guglielmo aveva visto giusto, davvero non ce la faceva più a sopportare la situazione. Si era innamorato come un adolescente stupido della ragazza di un altro ed adesso non sapeva come uscirne o meglio lo sapeva, sarebbe bastato andarsene e con il tempo sicuramente l’avrebbe dimenticata. Eppure non riusciva a prendere una decisione in tal senso perché aveva bisogno di lei, anche del poco che gli dava, però nello stesso tempo il suo desiderio di averla completamente lo faceva soffrire da matti. 
Anche Laura soffriva mentre guidava verso casa: perché si era adombrato? Era stato a causa di un suo involontario comportamento che aveva cambiato così repentinamente umore? Eppure quella lunga giornata era stata così maledettamente bella! Se solo avesse intuito il perché del malumore dell’uomo forse si sarebbe fatta una risata. Lui immaginava notti di passione tra lei e Christophe ignorando che oramai nei loro frettolosi e rari rapporti mettevano la stessa passionalità e lo stesso sentimento di quando bevevano un bicchiere d’acqua o mangiavano un panino. Da tanto tempo era così e lei, dopo aver preso coscienza di amare Stefano, non se la sentiva più di avere un’intimità con qualcun altro e per questo evitava persino di stare con il marito.


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