Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Volersi o no - quarta parte (leggi la prima parte) (leggi la seconda parte) (leggi la terza parte)
autrice: Kelly
e-mail:
data di edizione: 09/11/2005
argomento della storia: romanzo sentimentale a puntate
riassunto breve: La vita di Laura è sconvolta dall’arrivo di Stefano ma non è sempre facile abbandonarsi ai sentimenti…
lettura vietata ai minori di anni: 14 anni
note: Non è una fan finction vera e propria, è soltanto una storia che ho immaginato interpretata da alcuni attori. Non so se sono tutti riconoscibili, uno di sicuro lo è.

Volersi o no


PARTE QUARTA

Laura si sedette sulla poltrona vuota accanto a Stefano durante l’intervallo della commedia a cui stavano assistendo e scherzosamente gli chiese senza nemmeno salutarlo:
- Pensavi di essertela scampata, non è vero furbacchione? 
- No, che dici, mi sta facendo piacere guardare Chris recitare.
- Ah davvero? Guarda che dopo però ti aspetta anche la cena che “madame” ha organizzato per i parenti ed un ristretto numero di amici che vogliono congratularsi con il figlioletto – lo osservava con un sorriso malizioso e notando un’espressione di disappunto apparirgli sul volto, per prenderlo in giro aggiunse:
- Ringrazia il cielo giovanotto, per te si tratta solo di stasera, pensa a me che devo sorbirmeli tutti i giorni senza contare che è la trentesima volta che vedo questa dannata commedia. Oramai, tra prove, controprove, prime e repliche, la parte di mio marito la so a memoria e potrei recitarla al suo posto - si avvicinò all’uomo e con fare da cospiratrice gli sussurrò quasi nell’orecchio – ed anche molto meglio di lui, credimi!
- Pover’uomo, neanche se l’immagina che serpe ha nel seno! – commentò Stefano divertito.
Lei sorrise allegra, quel bel sorriso che la illuminava tutta e che gli faceva venire voglia di abbracciarla. 

In effetti la cena fu abbastanza noiosa anche se davvero la signora Catherine aveva inteso riservarla alle poche persone che più le stavano a cuore.
- Lo sapete che il sabato prima del Natale do sempre una grande festa cui partecipa il fior fiore della società cittadina, ma stasera ho voluto che gli amici più cari festeggiassero con me Christophe - spiegò.
- A proposito come farai quest’anno visto che di sabato sera sicuramente tuo figlio ha le recite?- le chiese Pierluigi.
- Ci siamo già messi d’accordo. La festa questa volta la darò il giovedì ed anche se qualcuno non potrà venire, pazienza, giovedì Chris non recita. Non è vero caro?
- Certo, mamma. E’ il giorno che sono libero.
Laura intervenne tutta allarmata:
- Ma il giovedì prima di Natale è il 18. Come facciamo?
- Vuol dire che quest’anno non ci vai al paesello natio.
- Non se ne parla nemmeno! Mi devi accompagnare e lo sai – protestò la donna rossa in volto.
- Non è possibile ti ho detto. La sera c’è la festa e non voglio certo mancare.
- Chi ti ha detto che devi mancare? Andiamo e torniamo.
- Ma tu sei scema!? Cinquecento chilometri ad andare ed altrettanti a tornare nella stessa giornata?
- E’ soltanto una volta l’anno che ti chiedo di fare una cosa per me, non puoi tirarti indietro. 
- No, non insistere. Non torneremmo in tempo.
- Sì se facciamo tutta una tirata. Lo sai, mi serve solo una mezz’ora.
- No, ho solo un giorno di riposo e non voglio massacrarmi a guidare.
- Sei solo un fottuto egoista! Ci vado io da sola allora.
- Cretina, anche tu devi esserci e poi per come guidi male finisci che ti ammazzi e ce la rovini a tutti sta’ benedetta festa.
Oramai i due litigavano come se fossero stati da soli, incuranti dell’imbarazzo in cui stavano mettendo i commensali.
Timidamente Stefano intervenne:
- Scusatemi, posso sapere di che si tratta? Potrei essere utile in qualche modo?
- E’ che questa stupida ha le incombenze sentimentali da assolvere e non capisce di essere abbastanza grande da poter rinunciare a determinate cose quando deve.
- Io devo andare lì – gli rispose dura poi rivolta a Stefano spiegò – Il 18 di dicembre morirono mia madre e mia sorella e da allora ogni anno io e papà siamo sempre andati al cimitero a portare i fiori…
- Solo che il cimitero è in un paesino sperduto del salernitano dove ci vogliono ore di guida per arrivare – la interruppe il marito ironico.
- L’accompagno io se volete. Non mi pesa guidare. – li rassicurò il cugino.
- Nemmeno per sogno. Non posso chiederti questo sacrificio.
- A no? E perché a me si? – intervenne piccato Christophe alle parole della moglie.
- Perché si dà il caso che tu sia mio marito!
- Già, ma anche lui ha qualche favore da ricambiarti, non è così? – fece rivolto all’uomo ricordandosi della venuta di Valentina.
- Più di uno, se è per questo. Sul serio, Laura, non c’è problema, ti ci porto io. Domani studiamo insieme l’itinerario così prepariamo una tabella di marcia che ci consentirà di tornare anche in tempo per la festa.
- Hai visto? Che vuoi di più! Grazie Stefano – l’uomo si dimostrò molto sollevato dal fatto di essersela scampata.
- Mi dispiace però – disse lei mortificata. 
Stette un attimo in silenzio a riflettere poi lo guardò con gratitudine:
– Grazie, accetto perché per me è un impegno morale: ho promesso a papà prima che morisse che avrei continuato sempre a farlo.
- Certo, sciocca, quando si può fare, ma se ci sono impedimenti gravi! – la rimbrottò marito.
- Non credo che una stupida festa o le tue recite del cavolo possano essere considerate tali. – rispose Laura arrabbiata, dopodiché si rinchiuse in un mutismo ostinato che l’ accompagnò per tutto il resto della sera.

Faceva un freddo cane quella mattina, senza contare che era ancora buio pesto considerato che erano appena le cinque e trenta. Rabbrividendo dal freddo, Laura si infilò in macchina accanto a Stefano. Si erano preparati una bella tabella di marcia, calcolando che verso mezzogiorno sarebbero dovuti arrivare. Un’ora di sosta, il tempo di visitare il piccolo cimitero, e poi sarebbero ripartiti subito dopo. Alle sei, le sei e mezza del pomeriggio avrebbero potuto fare ritorno, naturalmente imprevisti esclusi.
La ragazza aveva portato un po’ di generi di conforto, compresa una busta di cornetti alla marmellata che consumò applicando il suo solito divertente rituale e commentando:
- Non saranno i migliori, ma bisogna accontentarsi.
Più tardi, guardando il sole che sorgeva, si sentivano entrambi allegri, come se stessero andando in vacanza e non a compiere un triste rituale.
- In che modo è successo che tua madre e tua sorella sono morte? - le chiese ad un certo punto l’uomo osservando la sua spensieratezza.
- Io mi ricordo ben poco, non avevo neanche quattro anni ed in quel periodo stavo a casa dei nonni a Salerno perché Angela, mia sorella, aveva il morbillo ed i miei avevano preferito allontanarmi. Niente, ti dico ciò che mi hanno raccontato: faceva molto freddo e la casa era gelata. Mia madre accese una stufa per asciugare della biancheria e non si avvide che aveva preso fuoco. Morirono entrambe nel sonno, soffocate dal fumo.
- Ma com’è che tuo padre si salvò?
- Neanche lui era in casa. Faceva il contabile in un caseificio della zona e lavorava a volte fino a notte inoltrata. Comunque fu lui ad accorgersi del fumo e a dare l’allarme, ma era già troppo tardi.
- Poverino, dovette essere un brutto colpo per lui.
- Sì, certo, non si riprese mai del tutto e non trovò di meglio da fare che dedicare a me la sua vita. Sapeva bene che io non ricordo neanche il viso di mia sorella e di mia madre, ma il fatto di farmi promettere di andare ogni anniversario a portare dei fiori sulla loro tomba, era per lui la certezza che quel legame che lo univa a loro sarebbe continuato anche quando non ci sarebbe stato più. Mi capisci allora quando dico che questo per me è un dovere morale? Solo che mi dispiace immensamente averti coinvolto in questa sfacchinata.
Ma Stefano la guardò con una dolcezza immensa:
- Io ti ho coinvolto in cose molto più banali e tu sei sempre stata disponibile. Anzi, mi devi spiegare come hai fatto a conquistare Valentina così tanto: ogni volta che le telefono non fa che parlarmi di te, di quanto sei simpatica, di come sei bella… 
Laura rise divertita:
- La verità è che tua figlia è una ragazza deliziosa e molto matura per la sua età. Ed è lei ad essere bella, simpatica, intelligente. Ha preso tutto dalla mamma non è vero? – gli fece provocatoriamente solleticandogli con le dita della mano sinistra la barba.
Divertito Stefano si voltò verso di lei per risponderle a tono, ma su quel visino allegro e luminoso si leggeva così chiaramente l’affetto che provava per lui che per un attimo si domandò se i suoi sentimenti non fossero in qualche modo ricambiati e dovette trattenersi dal chiederglielo.
Fecero solo una breve sosta e grazie all’autostrada piuttosto libera e all’andatura sostenuta con cui l’uomo aveva guidato, già verso le undici e trenta erano quasi arrivati.
Laura spiegò la strada per arrivare al paesino dei Monti Lattari dove erano diretti.
- Sul serio tu sei nata qui? – le chiese stupito nel vedere il piccolo centro montano pressoché deserto nella fredda giornata invernale.
- Sì, papà era di Salerno e veniva a villeggiare qui con i nonni. Ha conosciuto mamma che aveva poco più di sedici anni e lei ne aveva solo quattordici. Furono costretti a vedersi pochissimo, ma dopo essersi diplomato, lui lasciò la città e se ne venne qua a lavorare al caseificio per poter sposare mamma. Avevano pochi soldi però qui la vita quarant’anni fa era molto meno cara. Dopo la disgrazia, andammo per un poco a Salerno poi mio padre si trasferì in Toscana dove cominciò a lavorare nella fabbrica dei Lambiase. All’inizio faceva solo l’impiegato ma pare che tuo zio Alberto lo notò e lo portò a lavorare con lui. Il resto lo sai.
- E tu con chi rimanesti visto che eri così piccina?
- Un po’ con i nonni paterni, un po’ con la sorella di mamma che abita ancora qui. Poi quando mi feci più grandicella papà mi mise in un collegio a Firenze per tenermi un po’ più vicina e veniva a prendermi ogni domenica.
- Allora anche tu hai avuto “il padre della domenica” come Valentina, adesso capisco perché andate tanto d’accordo.
Nel frattempo erano arrivati al piccolo cimitero del paese dove furono accolti da un vecchio guardiano che trattò Laura con estrema familiarità. Aveva preparato anche degli enormi fasci di fiori che la ragazza mise su una tomba di marmo, raccogliendosi in preghiera. Alle sue spalle Stefano osservava la scena: c’erano le fotografie di una bambina di otto o nove anni e di una giovane donna, molto bella che sorrideva con lo stesso luminoso sorriso che aveva sua figlia. Notò anche che c’erano già tantissimi altri fiori e le luci accese, segno che non era una tomba visitata unicamente una volta l’anno.
Quando se ne andarono le chiese:
- Chi è che mette i fiori?
- Mia zia. Te l’ho detto che una sorella di mamma vive ancora qui.
- E non vuoi passare a trovarla?
- Magari potessi! E’ da un anno che non la vedo e quando Luigi le dirà che sono venuta e non sono andata a trovarla, ci rimarrà di sicuro molto male. Purtroppo dobbiamo tornare o si farà troppo tardi.
- Ma no, dai. Sono appena le 12 e 30 e siamo anche in anticipo sulla tabella di marcia. Vuol dire che correrò un po’ di più al ritorno.
- Ehi amico, guarda che sono venuta con te per non ammazzarmi – scherzò, però era molto tentata di accettare la proposta:
- E va bene, andiamo. Accidenti, zia Filomena e zio Pasquale sono gli unici parenti che mi sono rimasti, come faccio a trascurarli?
I due coniugi accolsero la nipote a braccia aperte ed in effetti, sapendo che Laura non mancava mai il triste appuntamento, la stavano addirittura aspettando.
- E chi è questo bel giovane? - le chiese la zia che era davvero una donnina molto semplice, prima che lei li presentasse.
- E’ Stefano, il cugino di mio marito. Lavora con me in ditta e mi ha accompagnato lui poiché Christophe è molto impegnato in questo periodo.
- Certo, l’ho visto nella pubblicità in TV. Sta proprio bene – intervenne zio Pasquale che aveva anche lui proprio l’aspetto del contadino.
Poi Filomena annunciò:
- E’ tutto pronto, ti ho preparato il pranzo che ti piace.
- No, zia, scusa, ma non possiamo rimanere a pranzo. Per le sei, le sette dobbiamo fare ritorno a casa ed il viaggio è lungo. Abbiamo programmato di mangiare un panino in autogrill.
-Guarda Laura che tua zia ci resta troppo male, è da ieri che sta in cucina a preparare manicaretti.
- In effetti c’è un profumo proprio buono in questa casa – commentò Stefano che era un po’ stanco ed anche molto affamato.
- Ho fatto gli gnocchi io stessa, poi ci sono le salsicce che ho preso da un contadino amico mio che alleva i maiali, i sottaceti preparati in casa e mozzarella, formaggio, salame e prosciutto del posto. Ah dimenticavo, ho preparato anche il babà e la pastiera.
- Ed io ho tenuto in serbo un vinello di Gragnano che è una vera delizia – aggiunse lo zio con fare tentatore.
Ma Laura rifiutò ancora.
- E dai, come fai a tenerlo solo con un panino un pezzo di ragazzone come questo! – continuò ad insistere la donna.
- In effetti al pensiero di tutto quel ben di Dio che ha preparato tua zia, mi sento quasi di svenire – fece lui facendo il viso patetico per intenerirla.
E così alla fine dovette cedere, però non se ne pentì nemmeno lei in quanto il pranzo fu davvero squisito e Stefano che era un tipo simpatico ed alla mano, non tardò a prendere confidenza con i suoi zii anche se erano due persone molto semplici.
- Grazie per i soldi che ci hai mandato per Pino: tenerlo a studiare a Napoli costa davvero una fortuna.
- Non dirlo nemmeno, è nel mio interesse far prendere la laurea a tuo figlio così me lo porto a lavorare con me. Anzi, lo mettiamo a scuola da questo signore qui che è espertissimo e ti faccio vedere come diventerà bravo. – rispose la ragazza indicando Stefano.
- Basta signora, la prego, se prendo un altro boccone scoppio - stava dicendo quest’ultimo cercando di impedire a zia Filomena di mettergli altro dolce nel piatto. Poi sentendosi chiamare in causa intervenne:
- Non sono io ad essere bravo. Se sapeste che grande imprenditrice è vostra nipote e come sa portare avanti l’azienda!
- Lei è intelligente come il nostro povero cognato – sostenne lo zio.
- …e bella com’era sua madre. Ora che si è fatta donna è il suo autentico ritratto – concluse Filomena ed asciugandosi una lacrima con l’orlo del grembiule, aggiunse – Come si volevano bene quei due, sin da ragazzini era stato un amore folle. Purtroppo sono stati così sfortunati, anche se credo che Rodolfo abbia continuato ad amare la mia povera sorella per tutta la vita.
- Certo, se assomigliava a sua figlia non difetto a credere che l’abbia potuta amare tanto.
Stefano aveva pronunciato quelle parole senza pensare, però vedendo gli sguardi perplessi dei tre, un po’ imbarazzato e per cambiare argomento, chiese dell’altro limoncello fatto in casa dichiarando che non ne aveva mai assaggiato di così buono.
Più tardi, quando la zia fu sola con la nipote in camera da letto, le chiese:
- Dimmi la verità, Laura, ma chi è davvero Stefano?
La ragazza la guardò stupita:
- Te l’ho detto, è il cugino di Christophe e lavora con me. Che c’è, non mi credi?
- Scusami, ma a vedervi insieme pare che ci sia qualcosa di più tra voi.
- Ti sbagli. Non c’è niente.
- Peccato – sospirò l’altra - perché mi piace proprio. E’ un bellissimo ragazzo e non è altezzoso come tuo marito che pare abbia sempre la puzza sotto il naso. Anche quel nome poi, ma non è italiano? Perché deve portare un nome così strambo?
La donna rise divertita:
- Perché la madre è francese, lo sai. E poi è anche colpa sua se mio marito è così, anche lei è boriosa.
- Lo vedi? A me piace più Stefano ed anche a tuo padre sarebbe piaciuto, ne sono sicura – asserì convinta la zia.
- Davvero? – continuò Laura sorridendo ironica – E che ne faccio di mio marito? Lo butto via e mi prendo Stefano?
- In fondo oggi c’è anche il divorzio.
- Ma sentitela! Guarda che vado a dirlo a padre Giustino, così domenica prossima durante la messa ti addita alla pubblica vergogna perché dai questi consigli da scomunicata.
Poi l’abbracciò con trasporto e le scoccò due bacioni sulla guancia. In fondo le faceva piacere che anche lei avesse trovato Stefano così affascinante: era segno che l’attrazione che provava per lui era giustificata da dati di fatto e per questo più scusabile.

Più tardi, salutati gli zii e prima di mettersi in viaggio, Laura lo invitò ad andare un attimo a guardare il panorama. Dall’alto si godeva una stupenda visione di un’insenatura, quasi un fiordo, dove arrivava il mare tempestoso.
- E’ bellissimo – commentò l’uomo.
- Quando ero ragazza, qualche volta ci fermavamo da zia Filomena a trascorrere il Natale. Mi ricordo che avevo un motorino mezzo scassato e me ne andavo laggiù su quella spiaggia a godermi il mare d’inverno. Mio Dio come mi piacerebbe farlo ancora una volta! 
- Ed allora si accomodi sul cocchio incantato principessa, che il suo desiderio sarà presto esaudito ….basta che mi mostri la strada.
Laura rise ed ancora provò a rifiutare senza troppa convinzione una cosa che lei per prima desiderava ardentemente per poi cedere volentieri.
Dopo una mezz’ora erano sulla spiaggia deserta a guardare il mare in burrasca. Dritta in piedi la donna se ne stava muta come in preda ad una segreta emozione. Alle sue spalle Stefano la guardava e più che mai sentiva di amarla. Le si accostò e come a volerla difendere dal freddo, la trasse contro di sé, timidamente. Lei non si sottrasse ad un abbraccio così spontaneo, anzi si appoggiò a lui con le spalle e la testa e con le sue gli circondò le braccia che la cingevano alla vita. Stettero così, senza parlare, godendo della reciproca vicinanza. Laura pensava che mai con nessuno aveva provato la sensazione di sicurezza che quell’uomo sapeva infonderle, mentre lui, con il cuore che gli batteva forte, aspirava voluttuosamente il profumo dei suoi capelli che il vento gli portava. Stava sostenendo una lotta titanica per non baciarla ed alla fine si riscosse e con la voce bassa le disse:
- Dobbiamo andare ora, si sta facendo veramente tardi.
Si sciolsero dal tenero abbraccio ben sapendo entrambi che c’era qualcosa d’irresistibile che li attirava l’uno verso l’altra, ma tutti e due ne avevano paura per cui preferirono far finta di nulla e riprendere il loro viaggio.
Dopo un po’ Stefano le disse guardandola dolcemente.
- Dormi un po’ se hai sonno.
- No, non è giusto, tu stai guidando e voglio farti compagnia.
Ma era stanchissima, la notte precedente, eccitata come una ragazzina dal viaggio che l’attendeva, non aveva dormito molto e l’alzataccia della mattina aveva fatto il resto. Gli occhi le si chiusero senza che nemmeno se ne accorgesse. Quando si risvegliò era già buio.
- Oddio, mi sono addormentata! Ma quanto ho dormito che è già notte? Dove siamo ora? – poi, dimenticandosi le domande poco importanti rispetto alla cosa che più le stava a cuore, chiese timidamente - Ho russato?
Stefano si fece una risata, divertito.
- No, assolutamente. Credo che tu avessi ragione nel sospettare che quella di tuo marito fosse una scusa. Non russi affatto anzi – esitò un attimo – sei bellissima quando dormi, sembri una bimba. Starei delle ore a guardarti dormire.
Lo aveva detto con un tono d’infinita tenerezza che le fece sentire quasi una stretta allo stomaco. Per spezzare l’emozione, disse disinvolta.
- Devo fare pipì, non puoi fermarti?
Lui ancora una volta rise divertito e poi, con la stessa paterna dolcezza che avrebbe usato con una bambina, le disse:
- Trattienila un po’. Manca ancora qualche chilometro alla prossima stazione di servizio. Tra l’altro devo anche fare benzina.
Appena vi furono giunti, Laura lo lasciò a fare il pieno ed andò subito in bagno. Quando ritornò si guardò un po’ intorno perché non trovava l’auto. Infatti lui l’aveva parcheggiata più in là e la stava aspettando.
- Eccomi, possiamo ripartire – gli disse tutta allegra.
- E no, mia cara, ho anch’io le mie esigenze fisiologiche, cosa credi. Ora tocca a te aspettarmi un po’, visto che io ho avuto anche la pazienza di attendere che ti facessi bella.
In effetti si era ritoccata il trucco, ravvivato i capelli e messa un po’ di lucido sulle labbra inaridite dal gelo.
Faceva molto freddo e stava anche cominciando a nevicare ma lei restò lì fuori guardando un paesino arroccato su un’altura di fronte all’autostrada. Illuminato nel buio e con i fiocchi bianchi che cadevano, sembrava un borgo delle fiabe o un presepe. Quando Stefano la raggiunse lo stava ancora guardando ammirata. Come prima si era messo alle sue spalle per questo si voltò per dirgli:
- Guarda, non è bellissimo quel paesino con …– ma si interruppe.
Uno sguardo azzurro la stava fissando ed era uno sguardo così innamorato che si sentì tremare le ginocchia. Sul suo viso dovette trasparire la stessa emozione perché l’uomo la prese tra le braccia senza dire nulla. Lei posò le mani sulle sue spalle forti, senza riuscire a distogliere gli occhi da quelli di lui.
Una forza irrefrenabile li avvicinava l’uno all’altra. Avrebbero fatto chissà cosa per evitarlo perché erano perfettamente consapevoli che quello che stava per accadere avrebbe in qualche modo cambiato la loro vita, ma non ci fu nulla da fare ed il contatto delle loro bocche fu come una scossa per entrambi. Da principio fu un bacio tenero, delicato, ma poi a mano a mano divenne sempre più appassionato fino togliere il fiato. Si staccarono solo per poco perché subito ripresero a baciarsi ancora e ancora, incuranti del freddo, della neve che cadeva, delle macchine che sfrecciavano sull’autostrada ad un passo da loro. Quanto tempo rimasero così persi l’uno nell’altra? Laura non lo sapeva più, tanto era dolce quell’oceano di languore in cui si sentiva sprofondare, ma poi l’improvvisa consapevolezza di ciò che stavano facendo la colpì come una sferzata. Si scostò da lui e gli disse con gli occhi bassi:
- Basta Stefano, ora dobbiamo andare.
Solo che l’uomo non intendeva lasciarla. Stringendola forte le sussurrò appassionatamente nell’orecchio, facendola rabbrividire con il suo alito caldo:
- Telefoniamo. Diciamo che si è rotta la macchina e che non possiamo tornare per stasera, poi ce ne andiamo in quel paesino lì e cerchiamo un alberghetto, una pensione, una stanza, insomma un posto qualsiasi dove possiamo stare io e te, per tutta la notte. Ti voglio, non sai quanto.
- No, no - si schernì lei - non possiamo, non possiamo…
- Sì che possiamo. Anche tu mi vuoi, non negarlo.
Ancora cercava di stringerla a sé facendole sentire il fuoco che aveva dentro, ma la donna si divincolò e se ne scappò in auto.
Stefano non la seguì subito, era troppo agitato. Si accese una sigaretta e rimase a fumarla nervosamente appoggiato allo sportello dell’auto, dandole le spalle.
Non riusciva a vederlo in viso, ma intuiva la medesima agitazione che stava scuotendo violentemente lei. Non se l’aspettava che avesse potuto provare la sua stessa attrazione e ne era stata felice, ma non per questo le cose si erano semplificate, anzi.
Quando si fu seduto di nuovo accanto a lei gli disse:
– Ti prego, facciamo finta che non sia mai successo. Non so che mi è preso. Scusami.
La guardò soltanto, con negli occhi una tale malinconia che la faceva star male:
- Scusami anche tu. Hai ragione, facciamo finta che non sia mai successo. – e ripartì.

Il viaggio riprese, ma silenziosamente. Tra l’altro la neve che cominciava a cadere rallentò la loro andatura e quando arrivarono alla villa, le nove di sera erano già passate da un pezzo.
Stefano fermò la macchina davanti all’ingresso dove si trovavano già le auto di alcuni ospiti. Dall’interno Christophe li notò ed uscì a riceverli.
- Ma insomma, si può sapere che cavolo avete combinato? – li rimproverò appena li vide.
- C’era la neve Chris, non ho potuto andare più veloce – rispose l’uomo.
- Lo sapevo, figurati, l’avevo detto che non potevate fare in tempo. Ma questa scema ha insistito.
Laura non disse nulla, uscì dall’auto e si diresse verso casa senza neanche salutare.
- Fa presto, cretina, che stanno già cominciando ad arrivare gli ospiti – le urlò dietro il marito, scortese come al solito. Poi si rivolse con più gentilezza all’uomo. – Fa presto anche tu, cugino, ci tengo che tu intervenga alla festa.
Stefano, che aveva stretto forte le mani sul volante costringendosi a non prendere le difese della donna che amava mollando un cazzotto a quel buffone arrogante, si limitò a rispondergli freddamente:
- Certo, devo solo farmi una doccia e mettermi un vestito. Fra tre quarti d’ora sarò di ritorno.

In effetti tanto ci mise, solo che quando arrivò Laura non era ancora scesa e giacché tutti gli ospiti erano già arrivati, suo marito dava palesi segni di nervosismo.
Appena giunta in camera sua si era buttata sul letto ed era scoppiata in un pianto dirotto. Si sentiva profondamente in colpa per quanto era successo eppure non riusciva a cancellare l’emozione che aveva provato e che dopo tanti anni l’aveva fatta sentire ancora una volta viva. Temeva di rivedere Stefano, non avrebbe osato guardare in faccia Christophe, ma intanto il tempo passava e benché a malincuore, dovette prepararsi per la festa. Non aveva voglia di vestirsi, per cui indossò il primo vestito da sera che le capitò sottomano. Anche i capelli, senza la sapiente opera del parrucchiere e con tutto il vento e la neve che avevano preso quel giorno, non erano propriamente acconciati, senza contare che il pianto a cui si era abbandonata, le aveva fatto arrossare gli occhi e neanche il trucco era riuscito a nasconderlo.
Entrata nel salone li vide entrambi vicini che parlavano tra loro. L’effetto che la sua apparizione ebbe sui due fu estremamente contrastante: mentre Stefano nel vederla così dimessa e con gli occhi ancora rossi ebbe una gran voglia di prendersela tra le braccia e consolarla, Christophe si arrabbiò di brutto ed incurante della presenza del cugino, la investì come il solito a voce bassa ma in maniera molto astiosa:
- Brava, ti sei combinata proprio bene. Ma non lo vedi che questo vestito ti fa grassa e che hai i capelli come una lavandaia? Non ti vergogni di farmi fare questa figura davanti a tutti i nostri amici?
Stefano stava per intervenire: non ce la faceva proprio più a veder trattare Laura così, ma fortunatamente zia Evelina lo prese sottobraccio e lo trascinò via quasi di forza prima che potesse aprire bocca.
Mentre fingeva di ascoltare le banalità che sua zia gli stava dicendo in merito alla signora che gli aveva appena presentato, non staccava mai gli occhi dalla coppia che proseguiva nella discussione animata. Anzi no, questa volta non si trattava di una discussione, perché la donna stava ad occhi bassi a sorbirsi i rimbrotti del marito con l’aria di chi sta per scoppiare a piangere.
Quando Chris si allontanò la vide uscire sul terrazzo. Con una scusa si liberò di zia Evelina e la seguì. Faceva molto freddo lì fuori e Laura indossava un vestito leggero.
- Che ci fai qui, prendi freddo – le disse con la sua solita dolcezza.
- Avevo bisogno di fumare una sigaretta – gli rispose piano.
- Perché sei stata zitta, perché non gliene hai cantato quattro a quel deficiente? – le chiese con gli occhi che erano diventati due fessure dalla rabbia che provava. – Stavo quasi per farlo io. E’ indegno il modo come ti tratta!
- E che dovevo dirgli che ho fatto tardi perché sono stata a baciarmi con suo cugino? – lo guardò con tristezza, poi buttò la sigaretta e rientrò nel salone.
Arrossì violentemente forse per il caldo improvviso o più probabilmente per la mano di Stefano che la afferrò da dietro e la costrinse tra le sue braccia con la scusa di ballare.
- Non possiamo fare finta di niente Laura, io ti amo, non ce la faccio più a tenermelo dentro – le sussurrò all’orecchio facendola rabbrividire ancora. 
Non osò dirgli niente, solo le sue mani si contrassero sulla giacca di lui che continuò:
- Ti amo dal primo momento che ti ho vista, non te l’ho detto perché pensavo di non essere ricambiato, ma da oggi so che anche tu provi qualcosa per me ed allora perché far finta di niente?
Molto turbata lei gli rispose con la voce rotta dall’emozione:
- Ma che vuoi, Stefano, che vuoi? Vuoi scopare forse? E’ questo che vuoi? Certo, possiamo farlo, chi ce lo impedisce, anch’io ti desidero, ma dopo che ne sarà di noi, del nostro rapporto di lavoro e di parentela anche?
- Non fare la stupida, sai bene che io e te non siamo parenti neanche alla lontana e poi non voglio pensarci, sarà quello che deve essere. Ora so solo che ti amo, il resto non conta.
Stavano parlando a voce bassissima ma molto concitatamente e si vedeva che il ballo era solo un pretesto. La cosa non sfuggì a Christophe che dall’altra parte della sala li osservò e ne fu irritato. Non è che fosse geloso della moglie, solo non l’aveva mai vista così in confidenza con un altro uomo e doveva ammettere che il cugino era giovane e molto piacente. Infastidito nel suo senso del possesso, si avvicinò ai due e disse con un sorrisino provocatorio:
- Ehi, ma che avete ancora da dirvi di tanto importante voi due? Non vi è bastata tutta la giornata per parlare? – poi senza aspettare nemmeno che rispondessero, prese la donna per un braccio e l’attirò a sé: - Se permetti vorrei fare io un ballo con mia moglie adesso.
A Stefano non andava di provocare una scenata, per cui non si oppose e fattosi in disparte andò a prendersi un bicchiere di liquore.
- Scusami per prima, non volevo trattarti male – stava dicendo Chris con il suo fare più seducente – Non pensavo le cose che ho detto, ero solo arrabbiato e tu sei sempre bella.
- Mi dispiace per stasera, mi dispiace – gli disse concitatamente anche se non poteva rivelargli la vera ragione del suo pentimento.
- Uffa, ma dove è finita la gattina che tira sempre fuori le unghie per difendersi? Quasi non c’è gusto a trattarti male quando sei così remissiva! – scherzò l’uomo.
- Ti prego, stammi vicino – gli rispose la ragazza sorridendo ma con gli occhi pieni di lacrime mentre gli si stringeva contro.
- Certo che ti sto vicino. Anzi, sai che facciamo? Domani ti invito ufficialmente nella mia stanza e ti assicuro che di bollente non troverai solo la temperatura. Mi piaci, te l’ho mai detto che mi piaci? – le sussurrò piano baciandola sul collo.
Da lontano, con il bicchiere in mano, Stefano osservava la scena. Aveva un mal di testa feroce forse per la stanchezza o forse per le emozioni di quel giorno. Ingollò il liquore in un solo sorso e poi lasciò la festa, insalutato ospite.

Quando per la prima volta dopo quella giornata, Laura si decise ad incontrarlo, lo fece perché sapeva che l’indomani sarebbe andato a Roma per le feste ed era l’ultima occasione di salutarlo prima di Natale. Si fece coraggio ed entrò nella stanza dove lui era da solo perché Marta era andata via prima per assistere ad una recita scolastica del figlioletto. Seduto dietro alla sua scrivania, l’uomo stava completando un lavoro ed alzò su di lei i suoi meravigliosi occhi che risaltavano come non mai per la barba scura fattasi piuttosto lunga.
- Ciao – gli disse timidamente - sono venuta a salutarti perché so che domani vai a Roma. Peccato, c’era la festa di Natale con le maestranze e sarebbe stato bello se anche tu avessi potuto partecipare. Sei simpatico a tutti sai, come se appartenessi alla nostra squadra da chissà quanto tempo!
Stefano si mantenne sullo stesso tono disinvolto e le rispose calmo:
- Anche a me sarebbe piaciuto molto ma domani è…
- …il compleanno di Valentina. – concluse la donna – Lo so. Anzi, sono venuta anche per questo. Tieni, è un regalo per lei, devi farmi il piacere di darglielo.
- Ma perché? Gliel’ hai già fatto il regalo, le hai dato la maglietta e il giubbetto di velluto – protestò mentre girava tra le mani il pacchetto regalo.
- Che c’entra, quella era solo roba che non mi andava più. Questi sono DVD di film con il suo attore preferito… che non è Paperino se lo vuoi sapere. – aggiunse dopo una breve pausa e con un sorriso ricordando i momenti felici trascorsi con la ragazza.
Lui non fece caso alla frase e con gli occhi bassi le disse solo:
- Va bene allora, grazie.
- Di niente. Dille che domani le telefono così ci facciamo anche quattro chiacchiere. Ciao.
Fece per uscire ed era arrivata già sulla porta quando si sentì chiamare:
- Laura, aspetta.
Si fermò con la mano sulla maniglia senza però girarsi.
- Volevo chiederti scusa per l’altro giorno. Perdonami, ho detto un sacco di sciocchezze, avevi ragione tu – le disse a voce bassissima e con un tono molto concitato.
La donna si voltò per guardarlo. Era bellissimo in quel momento e la sua aria malinconica faceva una tenerezza infinita. Solo che non aveva detto sciocchezze perché lei stessa nei giorni precedenti quando Christophe l’aveva cercata, si era chiesta mentre facevano all'amore, se davvero lo avesse tradito abbandonandosi alla tenerezza con Stefano o piuttosto non stesse tradendo quest’ultimo ora che sapeva di amarlo.
Aveva una gran voglia di gettarsi tra le sue braccia e di baciarlo ancora, ma era troppo confusa e timorosa di sbagliare perciò rimase ferma senza dirgli nulla.
- Mi dispiacerebbe se la nostra amicizia dovesse finire per colpa di un momento di follia – stava continuando a dirle l’uomo con la sua bella voce calda – Ti prometto che d’ora in avanti saprò stare al mio posto, ma tu dimmi che tra di noi non cambierà nulla.
Laura si domandava perché si stesse prendendo tutte le colpe, come se l’avesse forzata a qualcosa e non fosse stata anche lei a lasciarsi andare con tanta leggerezza. In ogni caso aveva ragione, la cosa più saggia da fare era di non tornarci più sopra.
- Non ti preoccupare, va tutto bene. Buon Natale, Stefano – rispose con un sorriso e lasciò la stanza. 


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