Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Volersi o no - terza parte (leggi la prima parte) (leggi la seconda parte) (leggi la quarta parte)
autrice: Kelly
e-mail:
data di edizione: 31/10/2005
argomento della storia: romanzo sentimentale a puntate
riassunto breve: La vita di Laura è sconvolta dall’arrivo di Stefano ma non è sempre facile abbandonarsi ai sentimenti…
lettura vietata ai minori di anni: 14 anni
note: Non è una fan finction vera e propria, è soltanto una storia che ho immaginato interpretata da alcuni attori. Non so se sono tutti riconoscibili, uno di sicuro lo è.

Volersi o no


PARTE TERZA

I giorni a venire furono tutti molto più tranquilli. Prendendo coscienza dell’assurdità dei suoi sentimenti, Laura aveva ripreso a controllare il suo umore e a comportarsi con naturalezza. Tutti sembravano apprezzare tale cambiamento, ma più di tutti Stefano che senza timore di prendersi qualche rispostaccia, si fermava spesso a parlare con lei. Anche a mensa spesso si metteva a mangiare al suo tavolo e quando lei una volta gli aveva fatto notare che Marta lo stava guardando con un’espressione infastidita, le aveva detto che non si riteneva obbligato a starle sempre appiccicato. In fondo a Laura stava bene così: si sforzava di credere di aver superato la sua gelosia ignorando volutamente che a tranquillizzarla era stato il fatto di sapere che lui non era davvero innamorato di quella lì.
Però anche con Christophe le cose andavano meglio. A volte la sera lo aiutava anche ad imparare il copione e lo accompagnava spesso alle prove. Lui si dimostrava molto grato di tanta insolita considerazione anche se non al punto di darle il calore di un marito ma forse in quel particolare momento ciò nemmeno le mancava perché più che mai non sapeva cosa volesse veramente.

Il venerdì pomeriggio all’improvviso Stefano entrò nella sua stanza tutto agitato facendola anche preoccupare.
- Ti prego, solo tu mi puoi aiutare! – la implorò in preda al nervosismo.
- Che è successo? – gli chiese agitata a sua volta.
- Sta venendo qua mia figlia. Sai, lunedì è festa e lei e quella testa di cavolo di sua madre hanno deciso di farmi una sorpresa. Mi hanno avvertito che era già sul treno – le confidò l’uomo nervosamente.
- E allora qual è il problema? Valla a prendere e portatela a casa.
- Il fatto è che ho promesso a Marta di andare con lei a Firenze per questo fine settimana.
- Vuol dire che rimandate. Tua figlia è molto più importante della tua bella.
- Non posso, credimi. Ho insistito tanto perché lei affidasse Gianluca al padre ed è successo un mezzo casino perché lui non lo voleva tenere. Come faccio adesso, dopo che ho minacciato di piantarla perché non riusciva mai a liberarsi della zavorra del figlio, a dirle che non partiamo più perché sta arrivando la mia di figlia? – aveva un’espressione talmente desolata da risultare quasi comica.
- Ma mi spieghi io cosa c’entro in tutta questa storia? – gli chiese divertita ed un po’ perplessa.
- Ho detto che è per un tuo incarico che dovevo andare a Firenze per lavoro. – esitò un poco cercando il coraggio di farle la sua richiesta – Senti, visto che Valentina sta già arrivando non potresti andarla a prendere alla stazione? Dovresti anche farla dormire con te poiché stasera si farebbe troppo tardi per farla tornare a casa, poi domani la rimetteresti su un treno per Roma e così andrebbe tutto a posto. 
- Ma tu sei pazzo! Così mi faresti solo odiare da tua figlia! Non se ne parla nemmeno!
- Ti prego, ti prego, aiutami. Sei l’unica persona a cui posso chiederlo.
Laura si fece pregare ancora un po’, poi alla fine cedette:
- D’accordo, dammi il numero del suo cellulare e le chiavi di casa tua. Non voglio portarla alla villa, andremo a dormire da te.
- Grazie. Ti sarò grato in eterno! – il suo sollievo era palese mentre le baciava la guancia con trasporto.

Purtroppo Laura si era pentita quasi subito dell’ingrato compito che si era assunta. In fondo non aveva nessun’esperienza di adolescenti e non sapeva come la ragazza l’avrebbe presa.
Quando il treno giunse nella stazione, non ebbe neanche la necessità di chiamarla sul cellulare perché la riconobbe immediatamente.
Era ancora più graziosa che sulla fotografia, bruna, alta, con un fisico che sembrava quello di una diciottenne e poi aveva gli stessi meravigliosi occhi di lui.
- Ciao, sono Laura – le disse avvicinandosi – la colpevole dell’assenza di tuo padre. Riuscirai mai a perdonarmi?
La ragazza aveva un po’ di broncio, ma era un tipino bene educato per cui le rispose:
- Non si preoccupi signora, papà mi ha detto che era un impegno che non poteva spostare.
- Povera figlia! – si disse tra sé sapendo bene che l’unico impegno che aspettava Stefano era quello tra le lenzuola, con buona pace dell’amore paterno. Aspettò che telefonasse alla madre per rassicurarla di essere arrivata a destinazione e poi tutta allegra le chiese:
- Allora Valentina, cosa ti piacerebbe fare stasera?
- Non lo so signora, faccia lei. – le rispose malinconica.
- Per il momento andiamo a prendere la macchina. Posso chiederti un favore però? La smetti di chiamarmi signora? Mi fai sentire una vecchia bacucca!
In effetti la donna vestita con un jeans ricamato ed un giubbetto corto, non sembrava affatto una vecchia ed aveva anche l’aria piuttosto simpatica. Valentina, come suo padre, era un’ istintiva e le persone le risultavano simpatiche o antipatiche sin dal primo impatto. Laura le piaceva, perciò le sorrise:
- D’accordo, per me non c’è problema.
Appena si furono sedute in auto, si rese conto anche che era una bella imbranata perché non riusciva nemmeno a fare la manovra per uscire dal parcheggio, ma la spontaneità con cui si prendeva in giro da sola era molto divertente.
Andarono a fare un giro turistico per la città che la ragazzina non aveva mai visto poi a cenare in una pizzeria del centro.
Mentre mangiavano Laura notò che Valentina stava guardando un cartellone pubblicitario posto dall’altro lato della strada che ritraeva Christophe nella nota pubblicità di auto.
- Ti piacerebbe conoscerlo? – le chiese.
- Chi?
- Quello del cartello.
- E come?
- E’ più facile di quanto immagini visto che è mio marito.
- No, non è possibile! – fece la ragazza stupita.
- Certo ed è anche il cugino di tuo padre se è per questo. Se ti fa piacere possiamo andare a vederlo a teatro. Stasera ci sono le prove generali della commedia che devono rappresentare per la prima volta domenica. Se vuoi facciamo in tempo ad andarci.
Valentina si mostrò entusiasta di fare l’inusuale esperienza e dopo un po’ erano già a teatro dove il guardiano le fece entrare senza difficoltà perché conosceva Laura.
Era una prova in costume e, ad onor del vero, Christophe faceva davvero la sua bella figura con la marsina ottocentesca, il colletto alto ed i capelli tutti pettinati all’indietro. Aveva molto fascino e n’era pienamente consapevole, cosa che compensava in parte la sua recitazione che la moglie continuava a trovare pessima. Alla fine delle prove andarono dietro le quinte.
- Ciao caro - lo salutò dandogli un bacio sul viso pieno di cerone.
- Sei venuta a vedermi. Bene! – si mostrò tutto soddisfatto – E dimmi chi è questa bella ragazza? – le chiese osservando ammirato Valentina che arrossì tutta.
- E’ Valentina, la figlia di Stefano.
Lui le strinse la mano calorosamente e chiese ancora: 
- Allora c’è anche Stefano? Mi fa piacere.
- No, lui è a Firenze per lavoro.
Christophe le rivolse uno sguardo interrogativo. Per lavoro? Di venerdì sera? Ma vedendo i cenni che la moglie gli faceva da dietro le spalle della ragazza, non insistette.
- Ti è piaciuta la commedia bella signorina?
- Oh sì, tanto. Lei poi è bravissimo – gli fece la ragazza senza nascondere la sua emozione.
Questo bastò a conquistarle le simpatie dell’uomo che se la prese sottobraccio dicendole tutto affettuoso:
- Dai, dammi del tu, in fondo ti sono quasi zio! Vieni ti porto a conoscere gli altri attori.
Trascorsero piacevolmente una mezz’oretta poi Laura, chiamato in disparte il marito, gli disse sottovoce.
- Chris, Stefano è fuori con una donna. Mi ha chiesto di coprirlo e di fare compagnia alla figlia. Ti dispiace se sto con lei stanotte?
- No, non ti preoccupare, io questo week end sarò impegnatissimo. Però domenica vieni alla prima non è vero?
- Ma certo, non me la perderei per niente al mondo. – gli rispose con un sorriso ed un po’ falsamente perché della commedia ne aveva fin sopra i capelli.
Stavano per andare via, ma Valentina esitava, si vedeva che voleva fare una richiesta. Laura la incoraggiò a parlare ed infine le riuscì a strappare di bocca che le avrebbe fatto piacere avere una fotografia con dedica di Chris.
- Figurati, con una cosa del genere ti guadagnerai la sua imperitura riconoscenza.
Ed infatti lui ne fu molto felice anzi le scrisse anche sulla foto “Alla nipotina più dolce della terra” cosa che mandò in sollucchero la ragazzina.
- Sai che invidia tutte le mie compagne di classe! – dichiarò tutta soddisfatta quando furono di nuovo in auto.
- Sì, nemmeno si trattasse di Gorge Clooney! – la prese un po’ in giro – A proposito, che classe frequenti?
- Sto in quinto ginnasio.
- Anche tu alle prese con il greco allora. Mio Dio, me lo ricordo ancora come un incubo!
Cominciarono a parlare un po’ della scuola e Valentina si divertì a sentire i buffi ricordi della donna ed a raccontarle a sua volta gli episodi più comici che invece erano capitati a lei.
Parlando parlando erano arrivate all’appartamento di Stefano. Laura si ricordava di come glielo avesse lasciato poco più di un mese prima, pulito ed in ordine, per cui rimase di stucco quando, accendendo la luce, la visione fu quella di una baraonda infernale. Le due donne rimasero per un po’ ammutolite, poi si scambiarono uno sguardo desolato ed alla fine proruppero insieme in una risata.
- Ma com’è possibile ridursi così? – chiese alla ragazza ancora ridendo.
- Si vede che non conosci il proverbiale disordine di papà.
- A saperlo ti avrei portato da me. Devi credermi, questa casa un mese fa era un gioiellino!
- Ti credo, ma giacché ci siamo è meglio darci da fare a mettere un po’ d’ordine se vogliamo dormire qui questa notte – le rispose Valentina pratica mentre si avviava verso la stanza da letto.
Un pensiero terribile attraversò la mente della donna: in fondo Stefano era uno scapolo disordinato che viveva da solo e non avrebbe voluto che nella stanza ci fosse stato qualcosa che era meglio che una ragazzina di quattordici anni non vedesse. 
- No, Vale – le disse trattenendola per un braccio – Vado io in camera, tu pensa alla cucina per favore. Detesto i piatti sporchi.
Fortunatamente invece non c’era nulla di compromettente, soltanto cumuli di abiti abbandonati sulle sedie ed il letto disfatto. Dopo aver messo a posto raggiunse la ragazza in cucina.
- Come va qui?
- Tutto bene, solo ottocentoventitrè piatti sporchi. – rispose lei ridendo.
- E pensare che gli ho comprato anche la lavastoviglie! Ma i posacenere non li svuota mai? – commentò cominciando con il salotto.
Impiegarono un’ora buona a fare un po’ di pulizia ed alla fine si sentirono stanche.
- A me è tornata la fame, non è che il selvaggio ha qualcosa da mangiare? Che dici, apro il frigo o rischio di brutto? - chiese Laura con un sorriso.
- No, non c’è pericolo, l’ho pulito io. Ho visto un barattolo di Nutella se ti va.
- Caspita, m’inviti a nozze: è la mia passione! Non è che ci sono anche dei biscotti per caso?
Alle undici di sera, sedute al tavolo di cucina, si stavano abbuffando di biscotti e cioccolato quando a Laura venne un’idea:
- Senti Vale, domani sono sola tutto il giorno, che ne diresti di rimanere a farmi compagnia invece di tornartene a casa? O hai di meglio da fare?
- No, se torno devo andare dai nonni, i genitori di Guglielmo cioè, ed è una cosa che mi deprime tanto. Sono ottantenni e non sopportano i ragazzini così mi tocca anche tenere a bada quelle due pesti dei miei fratelli. Finisce sempre che per evitare preferisco addirittura chiudermi in camera a studiare il greco - le confessò la ragazzina malinconicamente.
- Orrore! Orrore! Senti a me, resta qui e ti prometto che domani ce ne andiamo a fare uno shopping da favola.
- Sì, e con quali soldi? Mamma mi ha dato solo trenta euro. Capirai le follie che ci faccio con quelli!
- Ma dove è il problema? Ci penso io.
- No, assolutamente non voglio che tu spenda del denaro per me – protestò la giovane educatamente.
- E chi ti ha detto che pago io? Paga tuo padre!
Il bel visetto di Valentina diventò un punto interrogativo: proprio non riusciva a capire. Per tutta risposta Laura si allontanò e ritornò poco dopo con la sua borsa. Vi frugò dentro con una mano sola, perché nell’altra aveva ancora un biscotto pieno di Nutella e ne tirò fuori un libretto di assegni.
- Za za za zan ! – canticchiò in tono di trionfo – Te l’ho detto che gli ho arredato l’appartamento. Sono avanzati due assegni già firmati che mi sono sempre dimenticata di restituirgli.
- No! Si arrabbierebbe di sicuro.
- E già, non solo non si è fatto trovare, ma ci ha fatto anche sgobbare come due schiave a rimettergli a posto la casa, secondo me se lo merita! – le disse dimenticandosi di essersi dichiarata la responsabile della sua assenza. 
Come se lo avessero evocato, in quel momento Stefano chiamò sul cellulare della figlia per informarsi su come andavano le cose.
Le due donne furono prese da un’allegria irrefrenabile sapendo il brutto tiro che stavano per giocargli e lui non riusciva proprio a spiegarsi perché si stessero divertendo tanto. Quando Valentina gli comunicò la sua decisione di restare con Laura per tutto il week end, rimase un po’ perplesso e si fece passare la donna.
- Cosa c’è di strano? Resterà a farmi un po’ di compagnia, tanto fino a domenica a pranzo posso stare con lei. Vuol dire che tu anticipi un po’ il rientro, in fondo il signor Lolli – era il cognome di Marta – non avrà niente da ridire se dopo essere stato con lui fino a domenica mattina, trascorri con tua figlia il resto del giorno e lunedì che è festa. Se ha qualcosa da obiettare, gli parlo io - lo minacciò decisa.
Non gli restò che accettare di buon grado.
- Avvisa mamma però – raccomandò soltanto alla figlia nel salutarla.

Il giorno dopo trascorsero l’intera mattinata a divertirsi come pazze. Furono capaci di andare in tutti i negozi del centro e Valentina comprò parecchie cose.
- Mamma mia – confidò all’amica - ho speso quasi seicento euro. Chi lo sente papà!
- Non ti preoccupare, devo pagargli una congrua tredicesima tra qualche giorno e poi il 23 non è anche il tuo compleanno?
- Sì, come lo sai?
- Me l’ha detto lui. Ti prego Vale, fammi passare una voglia: desidero tanto andare a mangiare un panino con l’hamburger, ma Chris non concepisce nemmeno di andare in una panineria ed io alla mia età mi scoccio di farlo da sola. Che dici mi ci accompagni? – la implorò facendo la faccia patetica.
Valentina si mise a ridere perché quella donna a volte sembrava più ragazzina di lei.
Dopo il graditissimo panino, le chiese ancora di accompagnarla dal parrucchiere e la costrinse anche a pettinarsi. La ragazza, che aveva degli splendidi capelli neri e lunghi, portati legati in una coda, si schernì un poco, ma poi si lasciò convincere. Alla fine il risultato fu splendido ed entrambe, tutte contente e molto carine, uscirono di nuovo per le strade del centro illuminate dalle mille luci del sabato pre-natalizio. 
Valentina si fermò a guardare i cartelloni di un cinema che dava un film con Brad Pitt. Notando la sua espressione estasiata, Laura le chiese:
- Ti piacerebbe andare a vederlo? Siamo giusto in orario per lo spettacolo del pomeriggio.
- Oh magari, è uscito ieri ed io lo sto aspettando da tanto!
Durante la proiezione, Laura osservava la ragazza che guardava il film tutta rapita. Era davvero molto graziosa e simpatica e doveva ammettere che in sua compagnia si trovava proprio bene, come con una sorellina più piccola o come con una figlia.
Un attimo di malinconia le strinse il cuore al pensiero della bimba che aveva perso appena nata. Certo, sarebbe stata molto più piccola di Valentina, non avrebbe avuto neanche dieci anni, però era sicura che sarebbero state lo stesso meravigliosamente insieme. Forse se la sua vita non fosse stata così dolorosamente segnata da una simile perdita, ora sarebbe stata una donna diversa, più serena, realizzata e probabilmente non si sarebbe neanche deteriorato il rapporto con il marito visto che dovendo dedicarsi ad una figlia, probabilmente non lo avrebbe soffocato con il suo eccessivo attaccamento.
All’uscita dalla sala la coinvolse con un’altra delle sue proposte irresistibili:
- Ho deciso: stasera andiamo a cena in un ristorante di lusso, di quelli dove si va tutti eleganti.
- Ma io come vengo vestita così? – obiettò la ragazza.
- Potresti mettere la gonna di velluto che hai comprato stamattina. Per sopra non c’è problema: adesso passiamo da me e vediamo se nel guardaroba c’è qualcosa che ti sta. Credo proprio di sì dato che sei alta quanto me ed anche se io sono infinitamente più grassa, ho un mucchio di roba di qualche taglia fa.
Valentina acconsentì di buon grado ma poi se ne stette tutta pensierosa mentre Laura guidava, tanto che alla fine questa le chiese un po’ preoccupata:
- Dimmi un po’ bimba, sei ancora sulla terra o che?
- Scusami è che quando vedo Brad vado proprio fuori di zucca. Ne sono talmente innamorata e non so che darei per conoscerlo – le confessò.
La donna fece un sorrisino ironico che sortì il risultato di farla arrabbiare:
- Ecco, anche tu come mamma e Guglielmo! Possibile che non ci crediate che lo amo sul serio?
- Non ti arrabbiare, ho sorriso perché mi sono ricordata di un vecchio film di Fellini che ho visto in TV. Si chiama “Lo sceicco bianco” e parla di una sposina in viaggio di nozze che scappa per andare a conoscere l’eroe dei fotoromanzi che ama in segreto.
- Davvero, non l’ho visto, come va a finire?
- Che lo conosce davvero. Solo che alla fine la differenza tra la realtà e il sogno la lascerà molto delusa.
Valentina s’inalberò sul serio:
- A me non potrebbe mai succedere. Sono sicura che lui è meraviglioso davvero!
- Certo, forse ancora di più di quanto immagini. Ma vedi, piccolina, anche se non lo è, non è importante, perché in pratica un attore, un cantante, un calciatore non sono altro che un volto ed un corpo che tu hai attribuito al tuo concetto d’amore. 
Vedendola perplessa e poco convinta, aggiunse:
- Questi sogni sono meravigliosi perché non solo ti aiutano a vivere ma ti fanno anche capire cosa cerchi davvero in un uomo.
- Mamma dice che non è un bene perché non riuscirò mai a trovare uno così perfetto nella realtà.
- Forse ha ragione, però io credo che quando questo qualcuno arriverà, sarai in grado di riconoscerlo anche se non sarà bellissimo e forse una sua carezza ti farà battere il cuore molto di più delle mille carezze immaginarie che ti ha fatto il tuo Brad Pitt.
Sorrisero insieme, ma la ragazzina aggiunse provocandola:
- Va bene, però tu te lo sei saputo prendere uno che fa l’attore e che è anche un gran bel figo!
- Che c’entra, un po’ di fortuna qualcuna la deve pur avere! – rispose sullo stesso tono, ma poi non ce la fece a tacere la verità a cui era arrivata dopo tanti anni – Comunque è sempre sbagliato farsi condizionare soltanto dall’aspetto fisico, si possono prendere grosse delusioni, senti a me. 
Valentina la guardò attenta perché aveva notato una grande tristezza nelle sue parole e per la prima volta ebbe il sentore che quella giovane donna così allegra in realtà non fosse davvero felice.
- Anche tuo padre però è un gran bel figo – affermò Laura di nuovo tutta briosa.
- Ma chi? Papà? – si scandalizzò la ragazza.
- Già, dimenticavo, per voi ragazzi i genitori sono sempre vecchi decrepiti. A proposito, che ne dice della tua passione?
- Sì, stai fresca! Quello è convinto che mi piaccia ancora Paperino!

Erano andate senza farsi vedere da nessuno nella stanza di Laura perché giù nel salone i padroni di casa stavano intrattenendo degli ospiti in una partita di bridge. Mentre la donna telefonava al ristorante per prenotare il tavolo, Valentina guardava ammirata nell’immensa cabina-armadio, incapace di prendere una decisione su cosa mettersi. Alla fine la stessa Laura l’aiutò a scegliere un golf azzurro ricamato che s’intonava perfettamente al colore dei suoi occhi ed un bolerino corto di velluto con il colletto di pelliccia. Lei stessa si vestì elegantemente indossando un tubino rosso molto semplice che però addosso le stava uno schianto.
Quando furono pronte, stavano cercando di svignarsela silenziosamente così come erano venute, ma nel corridoio incrociarono zia Evelina che era salita in camera a prendere uno scialle.
- Laura – le chiese imperiosamente – dove è che vai tutta elegante e poi chi è questa bella fanciulla?
- Zia, ti presento Valentina, la figlia di Stefano.
- E che ci fa qui con te? Dove è il padre?
- Stefano è a Firenze per lavoro.
- Ma quando mai si lavora il week and dell’Immacolata!? 
Fortunatamente la vecchia signora si distrasse subito, con gran sollievo di Laura e disse a Valentina:
- Oh, adesso che ci penso mi ricordo di te. Quando sei nata, il tuo povero nonno non stava più nella pelle. Rammento che mi mandò anche delle tue foto ed io che sono una pittrice, non so se lo sai, devo averne fatto anche un quadro. Deve essere ancora nel mio studio. Venite, ve lo mostro.
- Un’altra volta zia, adesso dobbiamo scappare. Abbiamo prenotato al ristorante e ci andiamo a divertire noi due da sole – tagliò corto la donna.
- Certo, fate bene, però state attente agli uomini, carine come siete non vi lasceranno in pace stasera!
In effetti le due donne non mancarono di attirare numerosi sguardi maschili di ammirazione e per Valentina, per cui era la prima volta, si trattò sul serio di un’esperienza esaltante. Passarono una serata stupenda, parlando di tante cose e sempre in grande allegria. Arrivarono a casa che era già quasi l’una del mattino, ma fortunatamente avevano lasciato tutto in ordine e non restava loro che andarsene a letto.
Vicine vicine per riscaldarsi a vicenda così come avevano fatto la sera prima, stavano aspettando di prendere sonno quando Valentina inaspettatamente chiese:
- Dimmi la verità, papà è con una donna, non è cosi?
Laura stava per ripetere la solita frottola, ma il tono serio di lei la indusse a confessare la verità.
- Sì – disse e si pentì immediatamente perché anche nella penombra aveva visto la delusione su quel bel visino.
- Tu sei una ragazza matura, devi capire che tuo padre è un uomo giovane…
- Perché non va con le puttane allora? – fece lei provocatoriamente.
- Ma che dici? Come ti vengono in mente certe cose!
- Sarebbero meglio di quelle tizie che mi fa conoscere ogni tanto. Non sai quante ne ho incontrate da quando ero piccola: ed una che cercava di fare la bellina per conquistarmi, ed un’altra che mi trattava con astio…ma tu non puoi capire…. – concluse quasi sull’orlo delle lacrime.
- Ed invece ti capisco benissimo. Mio padre è rimasto vedovo molto giovane ed anche lui, poverino, avrebbe voluto trovarsi un’altra donna. Sai, anch’ io ne ho conosciute tante e nessuna mai che mi sembrasse degna di stargli accanto. Alla fine si è rassegnato a non risposarsi e sono convinta che lo abbia fatto soprattutto per me. 
S’interruppe pensando malinconicamente a ciò che era stato e che non avrebbe più potuto cambiare, poi proseguì:
- Però io non ho avuto nessun’esitazione a lasciarlo solo quando ho fatto la mia scelta. Lo ritenevo un mio diritto ed il fatto che lui potesse minimamente interferire con quanto volevo io, mi faceva solo andare in bestia. 
- Io non lo farò mai, non lo lascerò mai solo e non vorrò mai nessuno che papà non approvi.
- A no, carognetta? Neanche se si trattasse di Brad Pitt? Dì la verità, carognetta, dì la verità – e mentre parlava le fece affettuosamente il solletico fino a quando la ragazza non scoppiò a ridere e fu costretta ad ammettere che in quel caso se ne sarebbe fregata del giudizio di padre.

La mattina dopo Valentina si svegliò che erano passate le dieci. Trovò Laura seduta in cucina che stava leggeva un giornale. Sul tavolo, accanto a lei un vassoio pieno di croissants alla marmellata. Appena la vide le disse affettuosamente:
- Ciao tesoro, sono uscita presto a fare un po’ di spesa. Prenditi un cornetto intanto che ti scaldo il latte.
Mentre mangiava la ragazza notò un enorme fascio di stelle di Natale che illuminava il salotto.
- Hai comprato anche quelle? Sono bellissime.
- Sì, non ho resistito. Ho sempre desiderato avere una casa da addobbare per Natale, ma non l’ho mai avuta – confidò tristemente mentre le versava il caffellatte.
- Ma se abiti in quella bella villa!
- Non è casa mia però, lo è per Chris e perciò non è mai voluto andar via. Io invece una vera casa non l’ho mai avuta.
- Nemmeno quando eri piccola?
- Te l’ho detto: papà era vedovo e molto preso dal lavoro. Da bambina ho vissuto a lungo in collegio e quando mi sono fatta grande e ho frequentato l’università a Pisa, sono stata in un pensionato. Forse è per questo che l’intimità di una casa mi attira tanto. Mi piace fare le faccende ed anche cucinare, anche se non sono troppo brava perché lo faccio raramente.
Valentina era poco più di una bambina ma aveva una sensibilità molto superiore a quella che sarebbe stata normale per la sua età per questo avvertì di nuovo l’enorme solitudine che l’amica si portava dentro. Le sorrise dolcemente e per consolarla le disse:
- Sai che invidia avrebbe mia madre. Lei dice che è stufa di fare la casalinga e di crescere figli, di sicuro non fa una vita interessante come la tua e non è in gamba come te. Tu sei veramente splendida.
- Sì, vedremo se non cambi idea quando ti propino il pranzo che ho in mente di cucinare, dolce compreso - come al solito la buttò sullo scherzo.
Invece verso ora di pranzo, un delizioso profumino di cucinato riempiva tutta la casa. Valentina aveva già apparecchiato mentre Laura aveva calato la pasta non appena Stefano aveva telefonato per preannunciare il suo arrivo. Poco dopo si sentì aprire la porta e la ragazza, con un grido di gioia, si gettò tra le braccia del padre che la sollevò da terra, baciandola affettuosamente. Dalla cucina Laura osservava divertita la scenetta pensando che tra quei due davvero esisteva un feeling particolare.
Dopo aver salutato anche lei con uno sguardo di gratitudine ignorando che alla fine aveva confessato tutto alla figlia, Stefano si fece raccontare come avessero trascorso il fine settimana. Quando fu messo al corrente delle spese pazze che avevano fatto con i suoi assegni, si accigliò e cominciò a rimproverare un poco Valentina, ma Laura uscì dalla cucina con un piatto ed una forchetta e disinvoltamente, non ammettendo più proteste, gli disse porgendogli la pasta da assaggiare:
- Sta zitto, taccagno, e dicci se la pasta è cotta.
Grata di essere stata tolta d’impaccio, la ragazza proruppe in una risatina divertita. Era talmente coinvolgente la loro allegria che Stefano si dimenticò subito ogni severità e tutto contento, si andò a lavare le mani prima di pranzare.
Nonostante avesse detto di non essere brava, il pasto che Laura aveva preparato con l’aiuto di Valentina fu davvero delizioso, ma ancora di più fu deliziosa l’intimità che si creò tra loro tre, fatta di simpatia e di gioia di stare insieme.
Per passare il pomeriggio l’uomo propose di guardare un DVD, dicendo di avere una sorpresa in serbo per la figlia. Tirò fuori un cartone animato e proprio non riusciva a spiegarsi perché quelle due, dopo essersi scambiate uno sguardo d’intesa, si stessero sganasciando dal ridere. Fortunatamente la calma ritornò e si misero tutti e tre sul divano a guardare il film. Tenendo stretta tra le braccia la sua bambina che si era seduta in mezzo, Stefano ogni tanto lanciava uno sguardo al bel viso di Laura e sentiva una tenerezza struggente crescergli dentro: per la prima volta in tanti anni gli pareva di avere una famiglia ed era una sensazione che lo faceva quasi star male.
Quando più tardi lei se ne andò perché doveva andare alla prima della commedia, la felicità provata quel giorno si trasformò in una tristezza infinita. Guardò Valentina che si era lanciata per le scale indietro alla donna strillando “Si è dimenticata di riprendersi la sua roba” e si affacciò alla finestra in tempo per vederle parlare e poi abbracciarsi affettuosamente. Era la prima volta che sua figlia si comportava così con qualcuna, si vedeva che le stava proprio simpatica.
- E’ inutile, - pensò tra sé – è proprio identica a me, le piacciono le cose e le persone che piacciono a me, ma forse fa così perché sa che tra me e Laura c’è solo amicizia. Purtroppo.
Si stava pentendo amaramente di aver trascorso due inutili noiosissimi giorni insieme a Marta, mentre lì, con le due donne che amava, avrebbe potuto godere di una felicità fuggevole ma che lo stesso gli avrebbe riscaldato l’anima.


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