Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Volersi o no - seconda parte (leggi la prima parte) (leggi la terza parte)
autrice: Kelly
e-mail:
data di edizione: 14/10/2005
argomento della storia: romanzo sentimentale a puntate
riassunto breve: La vita di Laura è sconvolta dall’arrivo di Stefano ma non è sempre facile abbandonarsi ai sentimenti…
lettura vietata ai minori di anni: 14 anni
note: Non è una fan finction vera e propria, è soltanto una storia che ho immaginato interpretata da alcuni attori. Non so se sono tutti riconoscibili, uno di sicuro lo è.

Volersi o no


PARTE SECONDA

Per tutto il week end non aveva fatto altro che pensare al suo progetto e non vedeva l’ora che venisse il lunedì mattina per poterne parlare con Stefano.
Da quando era morto il suo papà, tre anni prima, Laura si era limitata soltanto a portare avanti l’azienda senza osare mai nulla d’innovativo perché aveva troppa paura della responsabilità che si sarebbe dovuta assumere. Ma ora, con Stefano al suo fianco, si sentiva pronta a rischiare di più per ampliare le dimensioni della ditta. Certamente i suoi erano solo progetti, forse un po’ ingenui, ma fremeva dal desiderio di esporglieli per vedere cosa ne pensasse.
Già alle otto era entrata nell’ufficio di lui, ma l’aveva trovato vuoto. Era tornata di nuovo alle otto e mezza e alle nove, ma ancora non c’era nessuno, neanche la segretaria. Alla fine si mise ad aspettarlo impaziente dietro la finestra del suo ufficio che affacciava proprio sul cancello d’ingresso. Finalmente verso le nove e dieci vide arrivare la sua auto che però accostò soltanto. Ne scese Marta che con passo lento si avviò lungo il vialetto mentre l’uomo andava a parcheggiare.
- E che cavolo – pensò Laura un po’ irritata da tanta flemma – va bene Stefano, ma lei è solo un’impiegata ed il suo orario d’ingresso è già passato da un bel pezzo!
Comunque, in attesa che arrivassero entrambi in ufficio, si diede a riguardare per l’ennesima volta gli appunti che aveva buttato giù nella notte insonne per poter riuscire ad esporre la sua idea con la massima chiarezza 
Alle nove e mezza telefonò:
- Buongiorno Marta, per favore puoi dire a Stefano di venire un momento da me?
La donna dall’altro lato del filo non le rispose nulla, solo, incurante del fatto che lei non aveva ancora posato la cornetta e che quindi poteva sentirla benissimo, disse all’indirizzo dell’uomo:
- Stefano, guarda che quella ti vuole.
Laura ci rimase di stucco, non tanto per la scortesia di cui era stata fatta oggetto, ma per il tono di confidenza con cui gli si era rivolta, una confidenza che nasce soprattutto quando si è condiviso il letto.
- Possibile? – si chiese perplessa, ma poi un’infinità di piccoli particolari le si affacciarono alla mente, non ultimo il fatto che li aveva visti spesso insieme fuori dall’ufficio, dandole la sicurezza che rapporti tra quei due andassero di là di una semplice collaborazione lavorativa.
Una sensazione di fastidio la invase immediatamente e si chiese come fosse potuto accadere in così poco tempo. Era certa che prima non si conoscessero affatto, era stata lei stessa ad assumere Marta che le era parsa una ragazza in gamba e le aveva fatto anche pena perché era da poco separata ed aveva bisogno di lavorare.
- Ecco dove hai sbagliato – si disse – sono entrambi soli ed era naturale che scoppiasse la scintilla visto che, per giunta, li hai messi nella stessa stanza.
Uno dei suoi piccoli vezzi era stato quello di avere un ufficio tutto per sé e non aveva voluto rinunciare neanche al salottino che c’era nel locale, ma ora si pentiva amaramente di non aver fatto venire Stefano a lavorare lì con lei…
Intanto questi, dopo aver bussato piano, era entrato nella stanza dicendole:
- Mi volevi Laura?
Non ebbe neanche la forza di parlare tanto rimase stupita nel vederlo: si era tagliato la barba ed ora sembrava diverso. Anche se a lei piaceva molto con la barba, doveva ammettere che la rasatura lo faceva sembrare più giovane. Gli occhi azzurri risaltavano sul bel viso regolare e gli era apparsa una fossetta molto seducente che aveva sul mento. Era decisamente un bel ragazzo. Però Laura si sentì irritata da quel cambiamento perché si ricordò di un giorno che erano a tavola con Marta e questa aveva affermato che Stefano sarebbe stato meglio sbarbato, mentre lei invece sosteneva che la barba gli donava moltissimo.
Intanto l’uomo, con il suo fisico imponente, si era messo davanti alla scrivania ed aspettava pazientemente che gli parlasse.
- Ti sei tagliato la barba – riuscì soltanto a dire la donna con un tono un po’ deluso.
- Già – rispose ed aspettò ancora, ma poiché lei non diceva nulla, aggiunse: - Mi hai mandato a chiamare solo per parlare della mia barba o volevi dirmi anche qualcos’altro?
Laura fu presa da un momento di panico perché non si ricordava assolutamente nulla di tutto il discorso che si era preparata:
- Volevo dirti … potremmo… ho pensato… - cominciò a balbettare confusa tanto che lui, corrugando la fronte, le domandò un po’ preoccupato:
- Laura, ma che hai? Ti senti bene?
Fu come se le avessero dato un ceffone. Si riscosse immediatamente. Lo invitò a sedersi e riprendendo in pieno la padronanza di sé, gli espose il suo progetto con la massima precisione.
- Non lo so – fece Stefano quando ebbe concluso. - Mi sembra un po’ azzardato e poi non possiamo permetterci di comprare altri macchinari, dovremmo chiedere un aumento del fido alla banca.
- E tu prova a farlo – lo incitò lei – Se non ci diamo una mossa, finisce che qui rimaniamo indietro.
- D’accordo, ti prometto che studierò il tuo progetto e ti farò sapere al più presto.
Si avviò verso la porta, poi, come se un pensiero lo avesse colto all’improvviso, si girò verso di lei e con un mezzo sorriso le chiese:
- Però non me l’ hai detto se ti piaccio senza barba.
- Non devi piacere a me, basta che piaci a Marta! – rispose la ragazza molto sostenuta e con un tono notevolmente acido.
Aveva sperato che lui le dicesse qualcosa per negare quell’insinuazione ed invece il giovane si limitò a fare un sorriso sornione e lasciò la stanza, lasciandola molto ma molto nervosa.



Laura guardava con divertito distacco tutta la famiglia che, ad eccezione di Stefano il quale aveva addotto un impegno improrogabile, era radunata nel salotto della villa, davanti al grande schermo al plasma. C’erano anche Pierluigi, lo sciroccato fidanzato nobile di Chantal e Jerry Lioni, l’agente di Christophe, che aveva in mano la scaletta degli spot pubblicitari giratati da quest’ultimo per una nota marca d’auto che dovevano andare in onda quella sera.
Sua suocera Catherine aveva fatto preparare una cena fredda e seduta sul divano accanto al suo amato Pierluigi, eterno fidanzato della figlia, stava tesa come se si fosse trattato di assistere alla cerimonia degli Oscar.
Finalmente, in un religioso silenzio, cominciò la pubblicità e Christophe apparve sullo schermo: non si poteva negare che facesse la sua bella figura anche perché, rifletteva Laura la quale aveva sempre nutrito seri dubbi sulle capacità interpretative del marito, non aveva dovuto recitare un gran che giacché si era limitato ad usare le uniche due espressioni di cui disponeva, la seria e l’allegra.
- Ma ci pensate signori, mezza Italia adesso sta facendo ciò che stiamo facendo noi - esclamò tutto entusiasta Jerry mentre si era lanciato in un folle zapping alla ricerca dello spot che andava in onda sui vari canali.
- Veramente - pensò Laura - le persone normali cambiano canale per non vedere la pubblicità… - ma si guardò bene da far trasparire il suo pensiero ironico.
Intanto tutti stavano facendo i complimenti a Christophe che era raggiante come se davvero la sua performance fosse stata di un particolare valore artistico.
- Certo che è una bella soddisfazione, dopo tanti anni di gavetta finalmente sei arrivato a qualcosa di più concreto – stava dicendo Giorgio.
- Questo è niente, vedrete quando tra poco lo cominceranno a riconoscere per la strada – aggiunse l’agente. 
- C’est magnifique! – trillò Catherine – il mio meraviglioso figliolo finalmente avrà il successo che merita.
- Se tutto va bene questo è solo il primo passo. Vedrete se mi riesce una cosa che so io! - promise ancora Jerry
- Ve lo immaginate se Christophe potesse recitare in una commedia scritta da me! – sognò a sua volta Chantal, mano nella mano con il suo odioso fidanzato.
- Hai detto bene – intervenne zia Evelina rivolta a Jerry - questo non è che l’inizio. Non ci si può riposare sui successi. In questo mestiere bisogna studiare sempre e molto sodo per diventare veramente bravi. 
- Che dici, Evelina, mio figlio è già un grande attore – protestò Catherine.
Oramai si era al delirio assoluto.
Gli unici che non parlavano erano proprio Laura e Christophe che fissava la moglie con uno sguardo indagatore. Sapeva quanto era critica nei suoi confronti e temeva che potesse esprimere un giudizio negativo. La donna colse quella paura e ne fu intenerita: che diavolo non voleva guastargli la festa e così gli sorrise con tutta la dolcezza di cui era capace.
Immediatamente lui si rianimò e disse con falsa modestia:
- State esagerando, in fondo sono solo due minuti, so fare molto di meglio, sapete.
Poi andò dietro alla moglie e le pose la mano sulla spalla in un gesto affettuoso.
Laura ne fu colpita e si disse che forse i loro dissapori nascevano anche dalla sua stessa intransigenza. In fondo il povero ragazzo voleva solo un po’ di considerazione. Con tenerezza posò la mano su quella di lui e la strinse in un gesto di complicità e di sostegno. 
Per la prima volta, dopo tanto tempo, si sentirono ancora un po’ vicini.

La mattina dopo dovette rispondere alle telefonate delle sue noiosissime amiche che avevano visto Christophe in tv o sui cartelloni pubblicitari che erano stati affissi in molte strade del centro. Era naturale che volessero complimentarsi con lei, ma, sinceramente, le dava fastidio il tono d’invidia che coglieva nelle loro voci. Da tanti anni ormai, aveva smesso di guardare al marito solo come ad un bell’uomo ed avrebbe di gran lunga preferito che fosse stato meno affascinante ma un po’ più affettuoso. Probabilmente avrebbe potuto benissimo essere l’uno e l’altro, come Stefano ad esempio, che in quanto a bellezza non aveva certo nulla da invidiare al cugino, ma era sicuramente molto meno montato. Eppure anche il suo pensiero la infastidiva. Dopo la scoperta che aveva fatto i giorni precedenti della sua relazione con Marta, aveva cominciato a sentirlo un po’ più estraneo e la cosa le faceva male.
Durante la pausa per il pranzo si stava accingendo ad andarsi a sedere come di consueto al tavolo dove erano già lui e Marta, quando si sentì chiamare da Rosa:
- Ehi, Laura, siediti qui. Lasciali stare i piccioncini – le disse questa con un sorriso malizioso.
Allora non era solo una sua sensazione. Oramai lo sapevano tutti.
- Perché – chiese alla donna e ad Antonio seduto con lei - che sapete? Fuori il rospo.
Aveva finto un’indifferenza che non provava affatto e morbosamente stette ad ascoltare il racconto dei due che le parlarono della relazione oramai conclamata tra il cugino e la sua segretaria.
- Chissà se riesce ad accalappiarlo quella gatta morta! – concluse Rosa a cui Marta non stava particolarmente simpatica.
Laura si sentiva un’inspiegabile malinconia chiuderle la gola, ma stava facendo uno sforzo immenso per non far trasparire nulla.
Gianni le portò i piatti.
- E cos’è questa schifezza?! – gli chiese irritata.
- Come schifezza, me l’ hai detto tu ieri che ti saresti messa a dieta e che dovevo prepararti un piatto d’insalata e 50 grammi di formaggio magro!
- No, comincio domani. Cosa c’è di buono oggi?
- Rigatoni a ragù. Li vuoi? – la invogliò Gianni che sapeva quanta poca voglia avesse la ragazza di mettersi a dieta.
- Certo ed anche una fetta di crostata. Con la marmellata, mi raccomando. 
- Sì, domani… questa la dieta la comincia sempre domani! - la stava prendendo in giro Antonio.
- Sta zitto e dammi una sigaretta - intimò lei
- Cosa vuoi fare? Riprendere a fumare? – la rimproverò Rosa.
- Voglio farlo, va bene? Devo dare conto a qualcuno forse? – rispose irritata.
Antonio, rassegnato, le diede la sigaretta e lei la stava gustando con voluttà quando Marta e Stefano, che avevano finito di pranzare, passarono accanto a loro.
La donna le lanciò uno sguardo di superiorità come a volerle dire “L’ hai capito finalmente brutta scema che devi lasciarci in pace” mentre Stefano si fermò per salutarli e dirle:
- Purtroppo non ho ancora avuto il tempo di esaminare il tuo progetto….
- E già, sei troppo occupato in altre cose più importanti – lo interruppe acida, mentre tirava con avidità una boccata dalla sigaretta.
- Hai ricominciato a fumare? - osservò con un affettuoso tono di rimprovero.
- Oh insomma, lasciami in pace anche tu! – ed alzatasi se n’andò a sedere ad un tavolo da sola senza minimamente notare lo sguardo malinconico con cui lui la stava accompagnando.
- Ma che le ho detto di male? – chiese agli amici tutto mortificato.
- Non darle retta, oggi è nervosa, è meglio che la lasci perdere – gli suggerirono questi ultimi.

La sera si sentiva talmente sola e depressa che un impeto incontrollabile la spinse a cercare suo marito.
- Devi uscire? – gli chiese rimanendo in piedi sotto la porta della stanza di lui.
- Sì, devo andare alle prove, lo sai che tra quindici giorni debuttiamo. Volevi dirmi qualcosa? – aggiunse Christophe guardando la moglie che indossava una camicia di seta molto seducente e si era anche pettinata come piaceva a lui. Un sorrisetto di trionfo gli era apparso intanto sulle labbra: se quella non era una resa! Però aveva deciso di farla soffrire un po’ per punizione e poi andava davvero di fretta.
- Sai, mi hanno telefonato tutte le mie amiche per farmi i complimenti. Ti hanno visto proprio tutte in TV, sei contento? – gli chiese conciliante.
Lui si avvicinò e facendole una carezza sul seno le sussurrò:
- Dovresti essere contenta tu piuttosto di avere un marito che tutte t’invidiano.
- Certo – gli rispose piano avvicinando la bocca alla sua e sperando in un bacio.
Ma l’uomo si limitò a posarle un lieve bacio sulle labbra:
- Devo andare, ho fatto già tardi.
- Certo, va pure – in fondo se lo aspettava e non ne fu nemmeno tanto delusa.
Tornò nella sua stanza e visto che oramai la mascherata era finita, indossò al posto della camicia sexy il suo bel pigiamone felpato. Si accese l’ennesima sigaretta del pomeriggio e se n’andò dietro la finestra a guardare il parco della villa cercando di non pensare alla sua solitudine.

La settimana seguente fu per lei a dir poco allucinante. Non solo c’era stato tantissimo da fare, ma avevano anche ricevuto una visita dell’Ispettorato del Lavoro in materia di sicurezza. Fortuna che suo padre le aveva insegnato che prima d’ogni logica di profitto aziendale veniva l’incolumità dei lavoratori per questo non avevano avuto grossi problemi.
Comunque si sentiva stanca e stressata. Aveva finito con lo sfogare i suoi malumori con i suoi collaboratori, ma soprattutto con Stefano che aveva continuato a trattare in maniera molto brusca. Lui non aveva mai protestato, ma nei suoi occhi così belli si leggeva un velo di malinconia, come se gli fosse mancata la Laura allegra ed amica che aveva conosciuto. Però continuava a portarsi dietro appiccicata Marta e questo lei proprio non lo sopportava. Tra l’altro la donna doveva essersi ringalluzzita non poco per il fatto che in talmente poco tempo aveva conquistato un uomo tanto affascinante e con un ruolo così di rilievo, per cui era diventata veramente insopportabile ed arrogante con tutti. Se non fosse stato per il fatto che temeva di scontentare Stefano, se la sarebbe chiamata e le avrebbe fatto una bella ramanzina, minacciando anche di metterla fuori poiché era ancora in prova, ma non poteva farlo perché non voleva rischiare di perdere anche lui.
Pure a casa le cose non andavano proprio alla grande: dopo il tentato approccio con il marito, si può dire che non lo aveva nemmeno più visto tanto erano stati impegnati lei nel lavoro e lui nelle prove della commedia.
Anche quella sera, quando si era ritirata che erano già quasi le nove, non aveva trovato nessuno. Si era accontentata della minestra riscaldata che le aveva lasciato la cameriera e poi si era rintanata nella sua stanza, sperando che la stanchezza l’avrebbe fatta riposare. Ed invece no ed erano ore ormai che si rigirava nel letto senza riuscire a prendere sonno. Una strana smania la divorava, un senso di solitudine e di paura, accresciuto dalla serata fredda e piovosa.
- Ma che cavolo! – si disse che era quasi l’una del mattino – in fondo ce l’hai un marito! E’ da stupida continuare così!
Presa la sua decisione, si buttò giù dal letto ed indossò una camicia di pizzo nero che prese dall’ultimo cassetto del comò dove c’erano le cose che usava molto di rado. Andò in bagno, si lavò di nuovo i denti e mise qualche goccia del profumo preferito da Christophe, dopodiché si avviò verso stanza di lui perché sapeva che c’era, l’aveva sentito rientrare poco prima. Appena aperta la porta un’ondata di caldo l’avvolse. L’uomo amava dormire senza nulla addosso e solo con un lenzuolo leggero per cui nelle serate fredde doveva tenere il riscaldamento al massimo. Era una cosa che non aveva mai sopportato perché lei invece preferiva prendere pian piano calore sotto una bella trapunta e questo era stato uno dei motivi che li aveva indotti a separare le stanze da letto. Nella particolare occasione però l’abitudine del marito le semplificava molto le cose.
Scivolò silenziosamente nel letto accanto a lui ed immediatamente cominciò a carezzargli le spalle nude. Lentamente cominciò anche a baciarlo lungo la schiena mentre si chiedeva se davvero stava ancora dormendo o stesse solo fingendo di farlo. Temeva molto di poter essere respinta, ma tanto valeva a quel punto di tentare il tutto per tutto: azzardò una carezza molto più intima sperando finalmente di scuoterlo. Ed infatti Christophe smise di fare il bell’addormentato e si girò verso di lei. Guardandola con gli occhi che balenavano nella penombra le disse a voce bassissima:
- Ti sei pentita di fare la ritrosa, non è vero stupida? Ora che dovrei fare? Mandarti via? 
- No, ti prego… – lo supplicò - Io ho bisogno che tu mi voglia ancora bene, perché mi tratti sempre tanto male?
- Perché te lo meriti. Anche tu sei sempre dura e cattiva con me e non riesci mai a capirmi.
- Ti prometto che farò di tutto per cambiare, ma anche tu devi cercare di starmi un po’ più vicino.
Continuava ancora a carezzarlo con dolcezza cercando di fargli capire quanto desiderasse il contatto fisico dopo tanti mesi di lontananza, ma lui non sembrava volerla accontentare. Alla fine si stancò e se ne stava andando, avvilita ed umiliata, quando finalmente Christophe la trattenne e l’attirò a sé.
Fecero l’amore e Laura pensava che davvero era stata una stupida a negarsi tanta delizia mentre stringeva voluttuosamente quel corpo così conosciuto in ogni minimo particolare. La sensuale dolcezza dei movimenti consueti unita all’indubbia abilità del suo uomo, la portarono presto a raggiungere il piacere, a cui si abbandonò con tutta se stessa gemendo sommessamente. Anche Christophe raggiunse l’apice e si lasciò cadere accanto a lei, esausto. Dopo un po’ le fece una carezza distratta e tiratosi un po’ il lenzuolo addosso, riprese beatamente a dormire.
La donna provò come un senso d’abbandono. Avrebbe voluto essere presa tra le braccia, avrebbe desiderato essere rassicurata, carezzata, non certo essere lasciata lì come una scema a guardarlo dormire.
- Ma che vuoi, che vuoi? – si disse – Gli uomini sono fatti così: dopo l’amore preferiscono dormire mentre noi donne vorremmo essere ancora coccolate.
Sapeva queste cose non per esperienza personale perché il marito era stato l’unico con cui aveva fatto sesso, ma per una certa cultura che si era fatta leggendo con interesse tutti gli articoli che parlavano di quest’argomento sulle riviste femminili.
- Chissà quante donne sarebbero state felici di aver goduto tanto con un uomo così bello – continuò a parlare con se stessa – solo tu non ti accontenti mai! Dovresti essere felice!
Ed invece, nonostante i suoi pensieri rassicuranti, si sentiva dentro un’enorme malinconia di cui non riusciva a capire il perché.
Christophe accanto a lei dormiva tranquillo e lei gli osservava il viso, il naso importante ma proporzionato, la bella bocca dalle labbra carnose, le lunghe ciglia che ombreggiavano gli occhi chiusi. Con tenerezza allungò una mano per fargli una lieve carezza, ma lui, infastidito nel sonno, gliela scostò e giratosi di spalle si rimise a dormire.
- Fine della puntata! – pensò Laura ironicamente.
A questo punto era perfettamente inutile rimanere nella stanza dal clima soffocante e così com’era venuta, in silenzio se ne tornò in camera sua.
“Cosa c’è che non va? “ continuava a ripetersi mentre l’acqua calda della doccia le scorreva sul corpo. “Cosa c’è che non va ?” mentre indossava il suo pigiamone caldo. “Cosa c’è che non va ?” mentre guardava fuori dalla finestra la pioggia flagellare gli alberi.
- C’è che non ti ama, non ti ha mai amato – alla fine trovò il coraggio di confessare a se stessa quest’ amara verità. 
Sì, era vero. Oramai, dopo tanti anni conosceva bene il marito. Nel suo infinito narcisismo, lui amava soltanto l’effetto che produceva sugli altri. Per tanto tempo n’era stata talmente innamorata da brillare della sua luce riflessa come la luna brilla per quella del sole. Allora gli era parsa bellissima e desiderabile, ma quando si era accorto che aveva smesso di ritenerlo perfetto ed al di sopra di tutto, la luce si era spenta ed era diventata solo un puntino buio sperso nello spazio. La dimostrazione era che sì, poco prima l’aveva amata, ma solo perché lo aveva implorato. Se fosse stato per lui avrebbe continuato ad ignorarla anche per sempre: se non lo desiderava, non era degna di lui e poteva anche andarsene a quel paese. Non c’era dialogo tra di loro, né comprensione, solo questo rapporto di sudditanza da parte sua che non appena era venuto a cessare li aveva portati ai continui litigi ed all’insofferenza reciproca. Ecco perché si sentiva tanto malinconica ed aveva una gran voglia di piangere. Non è piacevole capire di aver sprecato tanta giovinezza ad amare un uomo per il quale sei meno di niente ed ancora di più è desolante che tutto l’amore che hai provato per anni sia finito, lasciandoti vuota, sola e inaridita.
- E’ tutto ciò che hai - continuò a pensare. Avrebbe dovuto ricominciare ad assecondarlo, a fargli capire che era importante, a riprendere una vita sessuale con lui e forse a poco a poco le cose sarebbero tornate come una volta.
Ma non sarebbe stata più la stessa cosa: adesso sapeva che l’amore non c’era ed è difficile continuare senza amore, per tutti, anche per lei che era sempre stata forte ed ostinata.

Erano quasi le diciannove e trenta quando squillò il telefono del suo ufficio. Laura rispose un po’ perplessa perché non indovinava chi potesse mai cercarla ad un’ora così tarda: era Stefano che le chiese disinvolto:
- Ciao, posso venire da te a parlare del progetto?
- E’ da stamattina alle nove che sono qui e tu te ne ricordi a quest’ora? – gli rispose brusca com’era stata di solito negli ultimi tempi. 
- Scusa, hai ragione, ma ho avuto molto da fare.
- Sì, certo, me ne sono accorta che hai sempre molto da fare – aveva usato volutamente un tono ironico e sgarbato, ma poi si pentì e molto più conciliante aggiunse: 
- Va bene, vieni, però non ho molto tempo da dedicarti perché sto andando via.
Stefano la raggiunse poco dopo ed insieme cominciarono a parlare del progetto di ampliamento che lei gli aveva sottoposto la settimana prima.
- Il problema – le disse infine lui – non è tanto la banca, ho parlato con un funzionario che si è reso abbastanza disponibile, ma è: che possibilità abbiamo di rientrare di ciò che spendiamo in base alle vendite dei prossimi mesi?
- Tieni - rispose Laura decisa prendendo dal cassetto un fascicolo – questa è una relazione che mi sono fatta preparare da Rosa. Credo che potremmo facilmente collocare la merce se riuscissimo a produrne di più. Guardala un po’ intanto che vado a prepararmi.
L’uomo si immerse nella lettura del documento mentre la ragazza andò a chiudersi nel bagnetto attiguo Quando la sentì rientrare nella stanza, Stefano le disse senza neanche guardarla: 
- Secondo Rosa potremmo addirittura aumentare l’esportazione verso alcuni paesi… - e stava continuando a dire qualcosa quando, alzato lo sguardo su di lei, s’interruppe per ammirarla. Era bella: indossava una gonna nera che le fasciava i fianchi e le lasciava un po’ scoperte le gambe inguainate in calze nere. Portava i tacchi alti che le slanciavano molto la figura ed una camicetta di seta beige molto elegante. Anche i capelli erano diversi. Solo in quel momento notava che aveva fatto delle mèches rosse che le ravvivavano il volto e facevano risaltare ancora di più il castano dorato dei suoi grandi occhi.
Fortunatamente lei non si era nemmeno accorta del suo turbamento, indaffarata com’era a cercare prima in borsa e poi sulla scrivania i cerini per accendere una sigaretta che aveva messo tra le labbra. Visto i tentativi infruttuosi gli chiese del fuoco e mentre lui glielo porgeva, gli trattenne la mano tra le sue. L’uomo ebbe un brivido a quel contatto e non riuscì a trattenersi dal chiederle:
- Ehi, ma dove devi andare così elegante?
Lei gli rispose tutta nervosa:
- Sto bene vestita così? Deve venire a prendermi Christophe. Mi porta a conoscere il regista e la compagnia della commedia che deve rappresentare tra poco. Ci tiene molto a presentarmi. Dimmi la verità, sto bene? – ripeté ancora una volta dimostrandosi molto timorosa del giudizio del marito
- Sei bellissima, credimi.
La ragazza stava per ringraziarlo quando il portiere citofonò che era arrivato il signor Lambiase.
In tutta fretta indossò la pelliccia e salutandolo velocemente scappò via.
Stefano ebbe appena il tempo di dirle:
- Aspetta, ho preso appuntamento con la banca per lunedì prossimo. Vorrei che venissi anche tu. Ti sta bene il giorno?
- Sì, sì, certo, scusami ma devo scappare.
Rimase da solo nella stanza. Raccolse i documenti sparsi sul tavolo, poi prese la sigaretta che la donna aveva lasciato quasi intatta nel portacenere. Cominciò a fumarla e con le labbra cercò il segno del rossetto che vi aveva lasciato sopra. Voluttuosamente ne gustò il sapore che doveva essere anche quello della sua bocca. Era inutile, l’attrazione che provava per Laura era davvero enorme. Non riusciva a spiegarsi il perché, in fondo era molto carina ma non certo bellissima, eppure ogni tratto del volto, ogni movimento del suo corpo, lo imprigionava come in un incanto. 
Si avvicinò alla finestra che dava sul cancello e guardò giù in strada. Christophe la stava aspettando appoggiato alla sua potente auto. Era certamente un gran bel ragazzo, elegantissimo nel suo cappotto scuro, molto più di lui che anche vestito bene non perdeva mai il suo aspetto un po’ goffo, probabilmente dovuto al fisico robusto ed alle spalle muscolose. Intanto Laura si era avvicinata al marito e lo stava salutando affettuosamente con un bacio sulla guancia. Erano innamorati, si vedeva. Doveva starsene al suo posto e smettere assolutamente di pensare a quella donna se non come alla sua principale ed alla moglie di suo cugino.

Anche il lunedì pomeriggio era molto elegante vestita con un tailleur bianco con il collo di pelliccia, gli stivali dal tacco alto e pettinata e truccata alla perfezione.
- Hai deciso di sedurre il povero bancario per convincerlo ad aumentarci il fido? - le chiese Stefano galantemente.
- Sai, Christophe mi ha insegnato che il modo di presentarsi è molto importante ed anche se io preferirei andare in giro come mi pare, devo ammettere che perlomeno in alcune circostanze ha ragione.
- Mi stai facendo preoccupare di non essere alla tua altezza, allora.
Lei lo squadrò da capo a piedi fingendo di ispezionare il suo abbigliamento, poi approvò:
- No. Sei bello anche tu. Il cappotto blu ti sta molto bene e poi questa sottogiacca azzurra fa risaltare il colore dei tuoi occhi.
- Meno male – scherzò lui - così, abbiamo doppia possibilità di ottenere il fido anche se il suddetto bancario non ha gusti proprio ortodossi.
L’incontro era alle quattro, ma non ci misero molto. In effetti, la loro richiesta era stata senz’altro presa in esame, però, siccome Laura non aveva intenzione di coinvolgere la famiglia che avrebbe dovuto fornire garanzie reali, il credito fiduciario da lei richiesto avrebbe dovuto passare per l’approvazione della direzione romana e quindi avrebbe richiesto un po’ più di tempo.
Uscendo dalla banca si sentivano lo stesso soddisfatti dalle rassicurazioni ricevute. L’istituto di credito era situato in centro in una zona a traffico limitato per cui si avviarono verso il parcheggio lentamente, quasi passeggiando. Faceva freddo e le vetrine erano già addobbate per Natale, anche se erano appena i primi giorni di dicembre. Passando davanti ad una bella sala da the, Stefano le propose:
- Ti va di entrare a prendere un the? Sono giusto le cinque.
- No, grazie il the non mi piace. Però se mi offri una bella cioccolata calda con la panna…
- Sei un’inguaribile golosa ragazza mia! Vada per la cioccolata e ci aggiungiamo anche un bel po' di pasticcini, se vuoi.
- Bene così finisco per leccarmi la crema sulle dita ed alla faccia della signora elegante! – sorrise tutta allegra.
Seduti al tavolino dell’accogliente saletta, Stefano non poteva smettere di mangiarsela con gli occhi: era così bello il suo sorriso, così simpatico il modo che aveva di parlare!
Però anche lei lo guardava ammirata. Come aveva notato poco prima il colore dei suoi occhi era davvero stupendo, ancora di più tenuto conto del contrasto che faceva quell’azzurro con i capelli bruni, portati corti e ben pettinati. Notò anche che un accenno di barba aveva ripreso a crescergli sul viso.
- Ti stai facendo di nuovo crescere la barba? – gli chiese a bruciapelo.
L’uomo sorrise accarezzandosi il mento cisposo:
- Sì, a dire il vero l’avevo tolta per fare contenta Marta, ma radermi tutte le mattine è una rottura tale che proprio non mi va giù.
- A me piaci di più con la barba.
- Perché, non mi trovi sempre meravigliosamente bello? – scherzò lui.
Ma Laura era troppo curiosa. Continuò ad indagare:
- A proposito, come vanno le cose con Marta? – gli chiese.
- Bene – ma aveva un tono non troppo convinto.
- Le è piaciuta la “nostra” casa? – continuò calcando scherzosamente la voce sullo strano aggettivo.
- Sì certo – le rispose sorridendo – ma a dire il vero andiamo più spesso da lei. Ha un bambino di sei anni sai, e non è facile trovare chi glielo tiene.
Ancora una volta la ragazza sentì una sensazione di fastidio crescerle dentro.
- Che peccato, a saperlo prima non avremmo fatto tanta fatica e speso tanti soldi per mettere su casa, saresti potuto benissimo andare da lei.
- Che dici, sei impazzita? L’idea di una convivenza non mi sfiora neanche.
- Non hai appena detto di stare bene con lei? – continuò incalzandolo.
- Non ne sono innamorato però.
- Perché ci stai insieme allora?
- Dai non fare l’ingenua. Lo puoi capire facilmente il perché – la guardò serio e vedendola poco convinta aggiunse sorridendo ironicamente: - Già, dimenticavo, per voi altre donne se c’è sesso deve per forza esserci anche l’amore, non è così?
Con gli occhi bassi Laura era intenta a mescolare la panna nella sua cioccolata ma in realtà stava pensando al suo rapporto con Christophe. Certo, era suo marito, ma anche lì in fondo si trattava solo di sesso, per questo lo aveva cercato, non per amore.
- Forse è che noi donne siamo soltanto infinitamente più ipocrite – gli disse molto malinconicamente in un sussurro.
Vedendo un’ombra passarle sul viso, Stefano provò anche lui tristezza perché in fondo, dopo tanto tempo l’aveva rivista per la prima volta allegra come l’aveva conosciuta. Alla fine trovò il coraggio di chiederle:
- Laura, dimmi la verità, c’è qualcosa che ti turba? Negli ultimi tempi ti ho vista molto nervosa.
La ragazza arrossì violentemente. Come faceva a confessargli che era stata gelosa di lui e di Marta? Non rispose nulla. Lui continuò:
- Se è per il lavoro, guarda che le cose si stanno mettendo bene. Poi anche se non ci aumentano il fido e non possiamo allargare l’azienda, rimaniamo così. In fondo gli utili di quest’anno sono molto buoni e puoi essere soddisfatta della tua conduzione – la rincuorò dolcissimo.
Però lei continuava a non rispondere e a guardare la sua tazza.
- E’ per Christophe allora? Forse anche a me darebbe fastidio di vedere la persona che amo sui giornali o in TV alla mercé di tutti gli sguardi. Questo è il suo mestiere, devi capirlo. D’altronde cosa possono mai avere le altre di lui? Solo un’immagine sulla carta o sullo schermo, sei tu che possiedi l’uomo vero e vi amate.
La donna provò vergogna come mai prima in vita sua. Si era fatta prendere da un’assurda gelosia dimenticandosi che Stefano le aveva offerto la sua meravigliosa amicizia e nulla di più. Era un uomo leale nei confronti del cugino e rispettoso nei suoi. Che cosa le era mai saltato in mente aspettandosi qualcosa di diverso e soprattutto sapendo bene che se davvero questo qualcosa ci fosse stato, sarebbe finita nella confusione più totale? 
Con estrema dolcezza alzò lo sguardo e gli sorrise. Allungando la mano sul tavolo la posò sulla sua e gli disse:
- Scusami, io sono troppo volubile e so che è difficile sopportarmi. Comunque grazie, sei un vero amico!
Anche l’uomo le sorrise teneramente mentre stringeva la bella manina tra le sue, però non poté impedirsi di pensare tristemente, oramai consapevole dei suoi sentimenti:
- Certo, amore, lo so, sono solo un amico per te! 


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