Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Volersi o no - prima parte (leggi la seconda parte)
autrice: Kelly
e-mail:
data di edizione: 08/10/2005
argomento della storia: romanzo sentimentale a puntate
riassunto breve: La vita di Laura è sconvolta dall’arrivo di Stefano ma non è sempre facile abbandonarsi ai sentimenti…
lettura vietata ai minori di anni: 14 anni
note: Non è una fan finction vera e propria, è soltanto una storia che ho immaginato interpretata da alcuni attori. Non so se sono tutti riconoscibili, uno di sicuro lo è.

Volersi o no


PARTE PRIMA

Stefano si guardava intorno, mentre partecipava al primo pranzo in famiglia. Anche se sembrava strano, in effetti quella era proprio la sua famiglia o perlomeno ciò che n’era rimasto. Suo zio Giorgio e la zia Evelina erano fratellastri di suo padre ed anche se i rapporti non erano mai stati troppo stretti, non gli era parso eccessivamente strano che avessero pensato proprio a lui per la carica di direttore finanziario nell’azienda di famiglia. Nessuno meglio di lui che aveva tanti anni d’esperienza nel settore, avrebbe potuto dare una mano a rimettere in sesto l’impresa che all’epoca del nonno e poi del suo primo figlio Alberto, era stata molto fiorente ed aveva dato lavoro a tanti abitanti della zona. Certo ora i tempi erano cambiati ed una fabbrica di tessuti doveva per forza di cose modernizzarsi e combattere la concorrenza che veniva soprattutto dalla Cina.
Nel corso della cena aveva appreso che in realtà i suoi zii non avevano mai collaborato con il fratello maggiore nella conduzione dell’azienda ed alla sua morte avevano lasciato che se n’occupasse l’Amministratore, un certo Rodolfo Pancaldi che per anni l’aveva seguita e fatta prosperare. Certamente costui aveva lavorato sodo insieme con la figlia Laura ed il benessere di tutta la famiglia era derivato solo dal loro impegno e dalla loro dedizione. Laura aveva poi sposato suo cugino Christophe, il figlio di Giorgio, che a quanto pareva, nemmeno aveva mai mostrato interesse per le imprese di famiglia.
Alla morte del padre, la donna si era trovata a far fronte ad un impegno divenuto a mano a mano sempre più insostenibile e perciò aveva chiesto aiuto alla famiglia. A quel punto qualcuno, forse zia Evelina, si era ricordata del nipote laureato in economia che lavorava in una società a Firenze e gli avevano fatto un’offerta economica molto allettante. Questo però non era stato l’unico motivo ad indurlo ad accettare, aveva provato infatti il desiderio di partecipare alla conduzione di un’impresa che in ogni caso portava anche il suo nome: Lambiase.
L’unico punto ancora oscuro era la donna sconosciuta che pareva essere il perno di tutto. Stefano non avrebbe voluto che si trattasse di una bisbetica mezza pazza ed autoritaria. Tutte le incognite della sua scelta erano legate a lei perché se avesse trovato difficile instaurare proficui rapporti, avrebbe sicuramente rinunciato all’incarico. 
A quella cena di famiglia c’erano proprio tutti, i suoi zii, la zia acquisita Catherine, una signora francese ancora molto bella ma dall’aria talmente snob e fredda che gli era stata sulle scatole sin dal primo momento e persino la figlia Chantal che gli era sembrata una mezza scema. Purtroppo chi mancava ancora erano il cugino e Laura e la cosa lo innervosiva alquanto. Prendere una decisione lavorativa di quel genere alla non tenera età di 38 anni, era come fare un salto nel buio e naturalmente era ansioso di sapere dove poteva andare a finire. Fortunatamente verso la fine del pranzo, i coniugi arrivarono e furono fatte le presentazioni.
Il cugino Christophe era minore di lui di un paio d’anni e si era mantenuto come lo ricordava da ragazzo: alto, atletico con i lineamenti un po’ marcati e la fronte alta, gli occhi intensi di un azzurro magnetico lievemente fuori asse (doveva essere marchio di famiglia poiché anche lui li aveva così) dallo sguardo molto affascinante. I capelli chiari portati un po’ lunghi e l’abbigliamento apparentemente trasandato gli davano un’aria molto trendy accentuata dall’accenno di barba studiatamente incolta. Era davvero un bell’uomo mentre la donna, non altissima e dalle forme un po’ troppo rotondette, vestita molto semplicemente e con i capelli tagliati corti in un taglio sbarazzino, sembrava più che normale. A guardarla meglio però Stefano notò una bella bocca dal sorriso dolcissimo che le scopriva una fila di candidi denti regolari e gli occhi grandi, vivaci, dalle pupille del colore delle foglie quando in autunno prendono quella bella tonalità bruno-dorata. Non aveva l’aria di un’arpia né c’era alcun tono autoritario quando con una voce molto gradevole lo salutò:
- Ciao, io sono Laura. Benvenuto tra noi, Stefano.
Gli piacque immediatamente ed un sorriso cordiale gli illuminò il viso, mentre le stringeva anche lui la mano calorosamente.
- Accidenti – stava pensando Laura – si vede che la bellezza fa parte del patrimonio genetico dei Lambiase!
L’uomo che le stava di fronte era sicuramente molto attraente, diverso da suo marito, diversissimo per carità, ma anche lui aveva un fisico prestante ed anche se i lineamenti erano più delicati, soprattutto la bocca che Chris aveva grande e carnosa mentre la sua appariva quasi infantile tanto era delicata e sottile, gli occhi erano forse ancora più belli di un azzurro intenso che tendeva al verde e lo sguardo ugualmente magnetico.
- E così sei venuto a salvare la patria non è così cuginetto? – scherzò Christophe – Te ne saremo tutti veramente grati ma io più di tutti. Se riuscirai a calmare le furie di questa pazza di mia moglie, ti faccio un monumento a cavallo!
- Già, la pazza sarei io che porto avanti la baracca, mentre voi altri siete tutti poveri artisti incompresi, non è così? – intervenne la ragazza ridendo e mentre adagiava prosciutto e formaggio tra due fette di pane facendosi un tramezzino che addentò con gusto.
- Guardatela che selvaggia! – commentò scandalizzata la suocera con il suo accento francese.
- Il tuo guaio è che non hai il minimo senso artistico, cara mia. Non riuscirai mai a comprendere me o mio fratello. Per me scrivere, come per lui recitare, sono l’essenza stessa della vita. Che vuoi capire tu, sei troppo terra terra per certe cose! – le rispose piccata Chantal con tono davvero sprezzante.
- Già, ma guarda caso questa povera cretina ignorante fatica dalla mattina alla sera per mantenervi tutti. Allora vi sta bene che sia terra terra – si era arrabbiata.
- Lasciala stare Chantal, ora comincia con la solita solfa. Ma non la vedi che manca di qualsiasi gusto ed eleganza!– l’aria altezzosa di Christophe superava persino quella della sorella tanto che Stefano si chiese come potessero essere sposati quei due che si disprezzavano tanto palesemente.
- Basta, ragazzi, smettetela: non è questo il momento di litigare. – intervenne autoritario zio Giorgio – Quanto a te mia cara – proseguì rivolto a Laura – non mi pare proprio il caso che ogni tanto ci rammenti che lavori per noi. In fondo mi sembra che lavori soprattutto per te stessa dato che non hai altri interessi. Devi ringraziare il cielo se hai avuto l’opportunità di dirigere un’impresa così importante, non ti dimenticare da dove vieni e chi eravate tu e tuo padre.
La ragazza arrossì violentemente, poi gettò il resto del panino nel piatto e fece per replicare poi parve cambiare idea e non disse più nulla.
- Devi sapere che in questa famiglia simili discussioni sono all’ordine del giorno – spiegò zia Evelina sorridente a Stefano per spezzare un po’ il clima teso – oltre che Chantal, anche Christophe ha aspirazioni artistiche: è un bravo attore dilettante ed ha anche un discreto successo. Laura ne è un po’ gelosa e vorrebbe tenerlo tutto per sé ma lui di lavorare in azienda proprio non ne vuole sapere.
- Gelosa un corno, vorrei vedere voi a portare avanti una fabbrica con quasi cinquanta operai e dodici impiegati, le commesse, i finanziamenti, i rapporti con i sindacati: ogni giorno è un inferno, mica come voi che ve ne state tutti il santo giorno a fare solo ciò che vi piace – protestò la ragazza, poi rivolta a Stefano con gli occhi supplicanti – Ti prego dimmi che tu non appartieni al ramo artistico della famiglia Lambiase e che mi aiuterai!
Divertito lui le rispose:
- Non ti preoccupare, sono del ramo terra terra e farò del mio meglio per darti una mano.
Una corrente di simpatia lo spingeva verso quella donna che spiccava per la sua autenticità in mezzo a persone così montate ed in cuor suo si rammaricò che fosse l’unica a non appartenere alla sua famiglia.
- Bene, allora puoi cominciare anche domani se vuoi. Dov' è che stai? 
- In albergo, in città.
- Perché non vieni a stare qui? – lo invitò zio Giorgio – Poi, con calma, potrai cercarti una sistemazione. 
- No, zio, non vorrei dare disturbo.
- Quale disturbo, la villa è grande e c’è tanto posto. Ci stiamo tutti comodamente, anzi Laura e Chris si sono fatti anche le camere separate lo scorso mese, ma c’è ancora spazio, se vuoi.
- Sei sicuro di poterlo sistemare papà? Perché io con questa che russa come un trombone non ci torno a dormire – intervenne Christophe in tono di sfottò.
- Bugiardo, non è vero che russo! Dillo, la verità è che vuoi ritirarti anche in piena notte senza che io lo sappia! – sibilò la ragazza molto mortificata.
- No, la verità è che con te non si riesce a dormire – continuò a prenderla in giro sorridente ed incurante del rossore che le infiammava il volto.
- Va bene, allora accetto se mi date una stanza il più lontano possibile da Laura – provò a scherzare Stefano, ma si pentì subito perché vide gli occhi di lei riempirsi di lacrime di stizza ed in un solo momento gli fu chiara la lotta che ogni giorno la poverina doveva combattere tra quelle serpi.
- Non è vero, non russo affatto – protestò ancora piuttosto affranta. 
- Ci credo, ma anche a me capiterà di fare tardi la notte e non voglio che la mia “principale” lo venga a sapere – le rivolse un sorriso dolcissimo per consolarla. 
Anche Laura sorrise con un’espressione di gratitudine che gli suscitò una tenerezza immensa e Stefano capì che da quel momento in poi sarebbe stato sempre dalla sua parte.

Il mese di settembre era trascorso abbastanza sereno. Quella che era stata la sua prima impressione nei riguardi di Laura, si era ampiamente dimostrata esatta. Era molto brava sul lavoro, competente ed organizzata, non usava mai toni autoritari con nessuno e la prima che lavorava sodo era proprio lei. 
Nello staff direttivo oltre a lei, c’erano Antonio del personale, Rosa che si occupava del settore vendite ed infine Italo e Federico che curavano la parte tecnica della fabbrica. Tutti loro lavoravano lì da tanto tempo e le davano un valido aiuto. Stefano fu subito accolto bene e presto fu in grado di fare egregiamente il lavoro per il quale era stato chiamato. Diventò in breve amico di tutti, ma in modo particolare di Laura, forse perché con lei era più a stretto contatto. I primi tempi andavano in azienda insieme ogni mattina, sull’utilitaria che la donna guidava con una certa disinvoltura provocandogli non pochi spaventi, ma a parte la sua poca abilità di guidatrice, doveva riconoscere che di doti n’aveva a bizzeffe. In particolare gli piacevano la sua spontaneità e quel carattere tanto variabile, come se in lei vivessero due donne diverse ugualmente affascinanti: a volte si comportava come una bambina irrequieta per poi ridiventare posata e serissima quando si trattava di prendere decisioni lavorative, alcuni giorni si vestiva elegantemente, altri indossava un jeans ed un maglione sformato, a volte prendeva in giro tutti facendo battute a raffica altrimenti se ne stava tutta triste e malinconica dietro alla sua scrivania. Insomma non sapevi mai quale Laura ti si sarebbe presentata e questo Stefano lo trovava molto divertente. Gli faceva molta simpatia anche il fatto che sfidasse continuamente il conformismo della suocera facendo cose che la scandalizzavano, come ad esempio ingozzarsi di marmellata e leccarsene golosamente le dita sporche, ma non riusciva a capire che tipo di rapporto avesse con il marito. A volte non gli sembrava che tra i due vi fosse alcun tipo di sentimento perché si punzecchiavano molto a vicenda e spesso litigavano anche di brutto.
Una volta entrato più in confidenza con Rosa, aveva saputo che Laura, laureatasi giovanissima, aveva cominciato a lavorare in azienda con il padre ed avendo conosciuto Christophe, se n’era innamorata follemente. Questi, un po’ lusingato delle attenzioni della ragazza che lo adorava, un po’ convinto da Giorgio a prendere in moglie la figlia dell’uomo che in pratica guidava l‘azienda, alla fine le aveva proposto di sposarlo. I primi anni erano stati abbastanza felici, ma poi la morte di una figlia nata molto prematura e il riaffiorare delle diversità, avevano finito per allontanarli sempre di più ed ormai il loro matrimonio pareva mantenersi soltanto perché Laura non avrebbe mai voluto ammettere di aver fatto un errore e nessuno aveva interesse a spingerla a prendere una decisione in tal senso visto che ora era lei a portare avanti l’impresa di famiglia.
In ogni modo Stefano si era trovato subito a suo agio In azienda, il lavoro andava bene e i suoi pareri erano ascoltati, tanto che non avevano avuto difficoltà ad accontentarlo quando aveva chiesto di assumere un’altra segretaria.
Purtroppo non altrettanto felice era la sua permanenza nella villa. Stava cercando disperatamente un appartamentino tutto per sé, ma fino a quel momento non era stato fortunato e si era dovuto adattare. In casa neanche Laura era la stessa, diventava anche lei un’estranea, sempre sul piede di guerra ed in quell’atmosfera fredda e formale, lui non riusciva mai a rilassarsi né a riposarsi.
Una sera, dopo una giornata di lavoro particolarmente intenso, si era rifugiato nel salotto con un bicchiere di brandy ed in compagnia di un libro, aspettando che si facesse l’ora per andare a cena in un ristorante in città. Purtroppo la sua pace fu rovinata dalle voci di Christophe e di Laura che tanto per cambiare stavano litigando furiosamente nella stanza accanto. 
Una volta uscito il marito, la donna entrò nel salotto ed andò a versarsi un’abbondante dose di liquore senza accorgersi della sua presenza che notò solo quando si voltò dalla sua parte.
- Da quanto tempo sei qui? – gli chiese piuttosto fredda.
- Mi dispiace, ho sentito il vostro litigio, ma ho pensato che farmi vedere sarebbe stato ancora più imbarazzante per tutti e tre – le rispose con estrema franchezza.
Lei non disse nulla. Bevve un lungo sorso di liquore mentre lo osservava con aria seria. L’uomo seduto tranquillamente in poltrona a leggere, vestito con un jeans sformato ed un maglione vecchiotto, chissà perché le dava un senso di sicurezza, forse perché avvertiva che era una persona vera. Le venne spontaneo confidarsi:
- Io non ce la faccio a stargli dietro. Voleva uscire anche stasera e voleva che lo accompagnassi. Hai visto anche tu che giornata abbiamo avuto oggi in azienda ed io ho solo voglia di starmene in pace nell’intimità di casa mia.
- Concordo pienamente sulla stanchezza, ma non vedo dove trovi la pace e l’intimità in questa casa. A dire il vero si sta peggio che in albergo – vedendo l’espressione stupita di lei si affrettò a dire – Scusami, non vorrei sembrare un ingrato per l’ospitalità che mi è stata data, ma se avessi trovato un buco d’appartamento me ne sarei già andato. Qui non c’è mai nessuno e le poche volte che ci siete non fate altro che punzecchiarvi a vicenda o peggio ancora, organizzare pranzi noiosissimi dove bisogna stare impettiti come baccalà! 
Un’espressione divertita apparve negli occhi di Laura mentre lui parlava ed infine scoppiò in una risata che presto coinvolse anche Stefano.
- Cazzo, ci hai proprio dipinti! – gli disse ancora ridendo – Certo che siamo una bella famiglia, non c’è che dire. Purtroppo ognuno deve accontentarsi di ciò che ha ed io, visto che non sono mai riuscita a convincere mio marito a prendere una casa per conto nostro, mi sono creata un confortevole “bi-vani “al piano di sopra dove, ti assicuro, si sta molto meglio che nel resto della villa. Qualche volta te lo mostro.
- Ah, ecco il segreto! Hai la tua tana, imbrogliona. Ti consiglio di non farmela vedere: potrei morire d’invidia! 
- Sul serio non riesci a trovare un appartamento? Se vuoi posso aiutarti, ho un’amica che ha un’agenzia immobiliare e sono sicura che qualcosa la tira fuori.
- Davvero lo faresti? Tu non sai quanto te ne sarei grato. Non ne posso più di stare qui….senza offesa!
- Domani le telefono e glielo chiedo. E poi, guarda che non mi offendo, basta che continui a lavorare per noi. Non potrei più fare a meno di te, sei troppo bravo!
- A questo punto poiché non solo mi aiuti ma mi fai anche i complimenti, devo sdebitarmi ed invitarti a cena.
Lei rimase qualche momento pensierosa e Stefano si chiese se avesse fatto bene a farle quell’invito. Si affrettò a chiarire:
- Però se non vuoi venire non hai che da dirmelo. Capisco che forse tuo marito potrebbe seccarsi se dopo che hai rifiutato di uscire con lui venissi fuori con me.
- Christophe non tornerà prima di domani all’alba, puoi starne certo, e per stanotte io sarò l’ultimo dei suoi pensieri! Solo che non mi va l’idea di uscire di nuovo, non ho voglia neanche di vestirmi.
- Beata te che puoi saltare la cena, allora. Io ho una fame da lupi ed anche se preferirei anch’io starmene in casa, sono costretto ad uscire in cerca di cibo!
- Sei davvero un uomo di poca fede – scherzò Laura – cosa credi che io voglia stare digiuna? Vieni con me e vedrai.
Lo prese per la mano ed attraversando numerose stanze della villa praticamente deserta lo condusse in cucina. Mostrandogli l’enorme frigo pieno d’ogni ben di Dio e la dispensa altrettanto piena, gli disse con il suo sorriso incantevole:
- Se ti va di aspettare un poco ci prepariamo una cenetta con i fiocchi…
Stefano accettò volentieri ed insieme cominciarono a prepararsi da mangiare.

- La vuoi una sigaretta? – le chiese quando ebbero finito mentre la ragazza stava spilluzzicando ancora delle noci accompagnate da un buon bicchiere di vino rosso.
- A dire il vero ho smesso da poco, ma tu fuma pure, non sono una di quelle rompiscatole che hanno perso il vizio e non lo ammettono negli altri. Sto parlando di mia suocera se non si fosse capito! – aggiunse ridendo.
Anche Stefano rise perché la signora Catherine, con il suo accento francese ed i modi affettati, era quanto di più ridicolo potesse esserci.
Laura invece gli piaceva sul serio e con lei stava proprio bene. Mentre si accendeva la sigaretta osò chiederle:
- Ma come ci sei finita in mezzo a questi quattro esaltati?
- E’ stato l’amore mio caro! – sospirò lei tra lo scherzoso ed il serio – Mio padre non voleva che sposassi Christophe, ma io l’ho amato dal primo momento che l’ho visto ed anche lui mi vuole bene. Lo sai che siamo sposati da dodici anni? In fondo siamo una coppia solida non trovi?
- Da tutto questo tempo? Che hai fatto, ti sei maritata quando eri ancora in fasce? – la prese in giro con un sorriso.
- Dai, non fare il fesso, ho 35 anni e si vedono tutti. Dovrei stare molto più attenta al mio aspetto fisico, su questo devo dare ragione a mio marito che mi rimprovera sempre, ma non mi va di trascorrere il tempo libero a farmi torturare da estetiste e parrucchieri e poi mangiare mi piace troppo, che posso farci, sono una gran golosa! 
- Su questo concordo perfettamente. Detesto stare a dieta e come vedi ne avrei bisogno anch’io – la consolò lui dandosi dei colpetti sullo stomaco effettivamente un po’ sporgente – Però mentre io sono sicuramente grasso, non vedo cosa abbia tu che non va, sei così carina!
- Non sei obbligato a adulare la “principale” – scherzò Laura che però si sentiva contenta perché avvertiva sincerità nelle parole di quell’uomo che anche se non aveva il fisico di un figurino era ugualmente molto affascinante. 
- A me non piacciono le donne troppo imbellettate, le preferisco genuine come sei tu e poi qualche chiletto in più o in meno non è che faccia molta differenza. Anzi, sai che ti dico, preferisco le ragazze bene in carne alle modelle secche secche e mezze anoressiche! 
- Quelle che sono la passione di mio marito allora! – aggiunse lei con un sorriso un po’ malinconico.
- Dai, non deve essere così, tu stessa mi hai detto che il vostro matrimonio dura da dodici anni. Guarda che è davvero un bel record sai, il mio è durato solo due anni!
- Perché sei stato sposato? – fece la donna stupita dalla rivelazione.
- Sì ed ho una figlia di quattordici anni che è nata da quel matrimonio.
- E che diamine, poi dici che io mi sono maritata in fasce! Tu hai fatto una figlia che ancora andavi all’asilo!
Stefano sorrise divertito: 
- Non esagerare avevo quasi 24 anni e stavo per finire l’università. Certo fu un po’ precoce la cosa, ma visto che Valentina era già in viaggio…. 
- E la tua ex moglie quanti anni aveva?
- Ventuno. Eravamo troppo giovani, lo ammetto, però eravamo davvero convinti che la cosa potesse funzionare. Ci sembrava tutto bellissimo, come un gioco. Solo che poi fu tutto meno che un gioco ed alla fine ci siamo lasciati perché non avevamo più nulla da dirci.
- E la bambina? 
- E’ rimasta con la madre, ma io l’ho sempre seguita molto, anche quando Sabrina si è risposata qualche anno dopo. Siamo restati sempre in buoni rapporti e non mi ha mai impedito di frequentare nostra figlia.
- E’ molto bello questo. Trovo spaventosi quei matrimoni che quando finiscono lasciano solo rancore ed odio.
- Non è stato il nostro caso credimi, Sabrina ed io ci vogliamo ancora molto bene ed insieme vogliamo bene a Valentina. Anche con il suo attuale marito vado d’accordo e con i suoi due bambini. In fondo sono i fratelli di mia figlia, o no? – aggiunse ridendo.
- Tu non hai mai pensato di risposarti? 
- Sai, Valentina è molto esigente – scherzò ancora lui – non le va mai bene nessuna! - poi le confidò più seriamente – Non ho mai trovato qualcuna che m’interessasse al tal punto. E’ difficile trovare una compagna che ti piaccia fisicamente, che ti stia simpatica e che stimi anche. A me è successo solo…. – “con te” stava per finire così la sua frase mentre guardava gli occhi colore delle foglie d’autunno della donna che gli sedeva di fronte. Sì, lei gli piaceva davvero, ma poiché era la moglie di suo cugino e la sua principale, forse era meglio non farglielo sapere nemmeno per cui concluse abbassando lo sguardo: - … quando non c’era nessuna possibilità.
- Sei ancora tanto giovane, vedrai che la troverai una donna per te – lo incoraggiò Laura dolcemente. Poi, staccato un bel pezzo di cioccolata da una tavoletta che stava gustando, con un gesto molto naturale, glielo mise in bocca dicendogli:
- Ehi, assaggia quanto è buono….

Più tardi, mentre si preparava per la notte, non riusciva a togliersi dalla mente l’immagine di quell’uomo così dolce e bello, delle cose che si erano detti e di come si era sentita felice con lui.
Dopo la doccia, quando per un momento lo specchio del bagno riflesse l’immagine del suo corpo nudo, si guardò attentamente: è vero, era un po’ grassottella però non era affatto brutta.
- Ha detto che gli piacciono le donne bene in carne – pensò – chissà se io gli piaccio.
Avvertì un improvviso calore al pensiero di cosa avrebbe potuto provare a fare l’amore con lui. Non riuscì ad impedirsi di pensare alle sue mani, al suo corpo massiccio e solido, così maschio, a quella bocca tanto deliziosa nel sorriso che doveva essere dolcissima nei baci.
Si vergognò subito da morire: per la prima volta in tanti anni, si era trovata a desiderare un uomo diverso da suo marito ed immediatamente un senso di colpa le aveva attanagliato lo stomaco.
- Cretina, cretina – si disse ficcandosi a letto – questo non è altro che il risultato dell’astinenza che ti sei imposta con Christophe.
Infatti, quando lui aveva deciso di separare le stanze, si era sentita talmente offesa da evitare ogni rapporto sessuale con il marito ed adesso, dopo tre mesi, era normale che la natura cominciasse a farsi sentire.
- Si vede che è venuta l’ora di andarlo a trovare in camera sua – si disse per rassicurarsi. 
Però quel senso di malessere non l’abbandonava, capiva che Stefano le piaceva troppo e questa era una cosa che non le piaceva affatto. 

Laura era così contenta di essere riuscita a risolvere il problema dell’appartamento di Stefano in così poco tempo che dimenticando ogni più elementare regola di buona educazione, spalancò di colpo la porta dell’ufficio di lui facendolo sobbalzare insieme a Marta, la segretaria che gli era seduta accanto dietro la scrivania.
Immediatamente si pentì di essere stata così irruente:
- Scusatemi – disse – sono stata una gran maleducata ad entrare così.
- No, non ti preoccupare, solo che eravamo molto presi da una spunta e…. Ma che è successo, qualcosa di grave? – si affrettò a domandarle l’uomo.
- No niente di grave, solo che mi ha telefonato Carla, sai la mia amica che ha l’agenzia immobiliare, e mi ha detto che forse ha l’appartamento che fa al caso nostro. Si libera oggi perciò dovremmo andare a vederlo già domani mattina presto prima che lo faccia vedere ad altri, in modo che se ci piace lo fermiamo subito – chissà perché le veniva naturale parlare al plurale, come se la cosa la riguardasse davvero personalmente – Ho pensato che era meglio prendere accordi adesso poiché spesso la sera stai facendo tardi e non ti vedo tornare.
- Certo, hai fatto benissimo. A che ora dobbiamo andare?
- Alle otto lì. Ci conviene di venire in città insieme domani, che ne dici?
- D’accordo. Ci vediamo domani alle sette e un quarto a casa. Va bene?
- Sì, ciao. Vi lascio al vostro lavoro.
Appena fu uscita, Marta si rivolse all’uomo:
- Che vuol dire “l’appartamento che fa al caso vostro”? State mettendosi casa insieme?
- No, ma che hai capito! Laura mi sta solo aiutando a trovarne una.
- Ah ecco! Allora la nostra uscita di stasera per il cinema è annullata?
- E perché mai? Devo andare domattina a vedere l’appartamento, mica stasera.
- Meno male – sospirò lei rassicurata – perché avevo chiesto a mia madre di venirmi a tenere Gianluca, così se vuoi dopo potremmo anche andare a cena nel ristorante che dicevi l’altra volta.
-Sicuro – convenne Stefano con un sorriso – faremo proprio così!
Ma era un ipocrita. Certo Marta gli piaceva, era una bella donna e poi era sola anche lei poiché si era separata da appena un anno. Era chiaro come il sole che aveva il suo stesso scopo, quello di scopare, ma purtroppo con le donne era sempre la stessa storia: c’era il fastidioso rituale del corteggiamento da dover rispettare prima di arrivare al sodo ed allora, visto che era da tanto oramai che non aveva una relazione e cominciava ad essere stufo di tanta castità, era meglio sottoporsi di buon grado.
- Ora però torniamo al lavoro, ti prego – la invitò con dolcezza – e vediamo di trovarla questa benedetta differenza.

L’appartamentino era davvero delizioso. Erano appena due camere, ma aveva una cucina spaziosa ed un bel bagno, senza contare i due balconi che affacciavano su un giardino pubblico piccolo ma molto ben curato.
- Questa è una zona centrale, ma è molto tranquilla – stava dicendo Carla sollevando la persiana per mostrare loro anche il balcone del salotto - c’è molto posto per il parcheggio, ma se vuoi qui vicino c’è anche un bel garage. Dall’altro lato della strada poi c’è un gran supermercato aperto persino la domenica.
- Perfetto ma devi vedere cosa puoi farci sul prezzo dell’affitto perché quello che chiedi è troppo alto. Qui si deve rifare tutto – le disse Laura indicando lo stato pietoso in cui lo aveva lasciato l’inquilino precedente.
- Senti, posso parlarne con il proprietario e vedere se ti fa un po’ di sconto visto che i lavori sarebbero a vostro carico, ma tu devi dirmi se lo volete sul serio o no.
La ragazza guardò Stefano interrogativamente e questi, che in verità lo avrebbe preso anche al prezzo che gli era stato chiesto prima, si affrettò a dire:
- Sicuro che lo voglio!
- Va bene, allora ti telefono più tardi in ufficio. Guarda però che se riesco a convincerlo è perché gli propongo di riaffittarlo immediatamente per cui stasera o domani al massimo devi venire a firmare il contratto.
- A me sta bene – confermò ancora l’uomo 
Ma Laura aggiunse: - Sì, però gli dici che deve darci le chiavi subito e che gli conviene farci il prezzo che proponiamo noi altrimenti gli toccherà farla dare lui l’imbiancata ed aspettare chissà quanto prima di affittarlo di nuovo. 
- Sei terribile, ho capito, non ti preoccupare! – la rassicurò l’amica.

Si fermarono in guardiola a conoscere la portinaia e a scambiare quattro chiacchiere con lei, poi uscirono nella strada inondata dal sole del mattino della bella giornata di ottobre.
Laura, tutta soddisfatta, prese Stefano sottobraccio e gli propose:
- Ehi, che ne dici di offrirmi la colazione poiché per colpa tua sono uscita all’alba e ho preso solo un caffè?
- E’ il minimo che possa fare per te – le rispose lui ed indicando un bar pasticceria che aveva dei tavolini ad un lato dei giardinetti, le chiese se andava bene lì.
Si sedettero al sole ed ordinarono cappuccini e cornetti con la marmellata.
Nell’attesa Laura si guardava intorno e notava con piacere i particolari del quartiere. C’erano molte mamme che accompagnavano i bambini a scuola, qualche signora che si avviava con il carrello della spesa al supermercato di fronte, il chiosco di un giornalaio ed uno di un fioraio che dava una nota luminosa a tutta la strada.
- Com’è bello qui, è pieno di vita, è un bel posto per viverci. La villona di famiglia sarà pure magnifica così come lo è il suo parco, ma è così isolata e triste! – esclamò alla fine senza riuscire a trattenersi – Che c’è? Non mi sembri contento – gli chiese poi corrugando le sopracciglia e guardandolo perplessa perché aveva notato un’ombra di preoccupazione sul viso di lui.
- Certo che sono contento, solo che sono anche un po’ impensierito. L’appartamentino è grazioso però hai visto anche tu in che stato è e poi bisognerà arredarlo ed io non sono bravo in queste cose. Vorrei avere una bacchetta magica ed averlo già pronto! - sospirò alla fine
- E allora? Qual’è il problema? – gli disse Laura mentre con un cenno della testa ed un sorriso ringraziava il cameriere che aveva portato le loro consumazioni – Io sono bravissima in queste cose. Me la vedo io, non ti preoccupare!
- Davvero faresti anche questo per me? – le chiese tutto speranzoso.
- Certo, solo che mi devi dire quanto devo spendere. Io a dire il vero non farei le cose troppo in grande, ma poi dipende da te.
- Spendi ciò che vuoi. Anzi, sai che facciamo? Ti do un libretto d’assegni firmato in bianco e così fai tutto tu senza chiedermi i soldi di volta in volta.
- Meno male, vedo che ti fidi della mia onestà – rise mentre sorseggiava il cappuccino – e poi mi devi anche dire come la vuoi la casa.
- Che significa?
- Che so, modello “finalmente a casa mia!” o modello “garçonnière“ per intenderci.
- Non si può fare modello “ci sto comodo però se mi capita… “ – precisò lui con quell’aria da canaglia che gli donava tanto.
- Ho capito il genere. Si può fare. Tempo un mesetto ed avrai la tua casa.
- Ed io che volevo la bacchetta magica. Ho avuto addirittura una fatina intera!
- Data la stazza più che “fatina” direi “genio della lampada” di quelli grassi così - scherzò la donna mimando la sagoma di una grassona.
- Per il momento sembri ancora una fatina anche se ci sono buone possibilità che diventerai così se non la smetti di ingozzarti – la prese in giro.
Laura per tutta risposta gli fece una smorfia e continuò nel suo rituale che consisteva nel mangiare prima i due lati del croissant per lasciarsi alla fine il bocconcino centrale pieno di marmellata che colava da tutte le parti sotto i morsi dei suoi denti candidi. Quando lo ebbe finito tutto, si leccò le dita sporche di marmellata socchiudendo voluttuosamente gli occhi.
Stefano la osservava attentamente: era certo che lei non si rendesse conto di quanto fosse sensuale il suo gesto e per questo gli piaceva ancora di più. Dovette combattere con la voglia irresistibile di baciarle quella bella bocca e sentire nel suo umido calore ancora la dolcezza della marmellata.

Laura era una persona che non perdeva mai tempo quando aveva qualcosa da fare. Già il giorno dopo si fece dare le chiavi dell’appartamento da Carla ed andò giù in fabbrica a parlare con uno dei suoi operai il cui figlio faceva l’imbianchino. Si fece promettere che i lavori sarebbero cominciati massimo tra due giorni e che non sarebbero durati più di dieci. 
Le settimane a venire la videro molto impegnata oltre che nel suo abituale lavoro anche nel prendere contatti con tutte le persone che conosceva e che potevano aiutarla in qualche modo a risolvere presto e bene il suo problema. Già ai primi di novembre era quasi tutto pronto, ma le mancava ancora di conoscere qualche dettaglio che solo Stefano poteva darle.
Approfittando dell’intervallo per il pranzo, si recò alla piccola mensa annessa alla loro azienda e senza esitazioni si andò a sedere al tavolo dove l’uomo stava facendo colazione insieme a Marta.
- Ciao, volevo dirti che sono a buon punto, però dovresti farmi sapere se devo comprare anche la biancheria per la casa e le stoviglie o le porti da Firenze – gli chiese.
- No. A Firenze stavo in un residence. Dovrei portarle dalla casa di Roma, ma credo che sia meglio comprare qualcosa qui. Me lo fai anche questo piacere?
- Potrei farlo anche io – si offrì Marta.
- E tu che c’entri? – le disse bruscamente lei – Ho cominciato io e finisco io. Tra pochi giorni ti faccio sapere quando puoi portare la tua roba personale. – concluse rivolta ancora a Stefano.
Nel frattempo Gianni, il gestore della mensa, le aveva messo davanti un bel piatto di cannelloni fumanti.
- Ah è così allora, qui si fanno trattamenti speciali!! – scherzò il giovane indicando il piatto succulento.
- Che volete, questa qui è il boss…! – fece di rimando l’uomo che conosceva da tanto tempo e voleva un gran bene a Laura che immediatamente si ribellò: 
- Guardatelo! Bel ringraziamento per una che sta saltando tante volte i pasti per mettergli a posto l’appartamento…
- Ma l’invidia è l’invidia. A noi ha dato soltanto la scelta tra risotto ed insalata di riso!
- Va bene, mi fai pena. Tieni, prenditene uno. Ehi ho detto uno!! 
Continuarono a ridere e a scherzare tra loro senza avvedersi dell’espressione infastidita che era apparsa sul volto di Marta.

Come gli aveva promesso dopo pochi giorni fu in grado di farlo traslocare. Le faceva piacere però fare un po’ di scena, così gli diede appuntamento alla nuova casa una domenica mattina e si fece trovare lì ad aspettarlo.
Aprì la porta tutta contenta e lo fece entrare nell’appartamento messo a nuovo. Aveva curato tutto sin nei minimi particolari dalle pareti tinteggiate di fresco alle tendine di pizzo alle finestre. Tutto era pulito, nuovo ed in ordine. Il salotto era molto accogliente con un bel divano-letto spazioso messo di fronte all’apparecchio televisivo, una bella credenza ed il tavolo d’arte povera in un angolo. La cucina poi era venuta proprio graziosa.
- Ho avuto una splendida occasione – gli disse mostrandogliela – era in esposizione in un negozio di un mio amico e l’ho avuta ad un prezzo davvero conveniente. In ogni caso è completa di tutto, guarda c’è anche la lavastoviglie, non dovrai nemmeno lavare i piatti!
Poi gli mostrò il bagno dove aveva provveduto a comprare persino i saponi ed il dentifricio e nel frattempo gli disse che si era messa d’accordo con la portinaia che sarebbe salita due volte a settimana a fargli le pulizie e a stirargli la biancheria.
- Ho pensato di fare bene a dirglielo, però se vuoi fare diversamente …- aggiunse un po’ dubbiosa di essere stata un po’ troppo intraprendente.
Stefano girava per la casa veramente contento:
- No, hai fatto benissimo. Sei stata meravigliosa.
- Aspetta, non hai visto ancora la stanza da letto – ed aprì la porta.
Un gran letto dalla spalliera di stoffa e con le lenzuola di seta in tinta troneggiava al centro della stanza. L’atmosfera era resa ovattata da una lampada indiana che emanava una soffusa luce rossa ed un delicato profumo di sandalo, mentre un enorme specchio montato su una cabina armadio prendeva tutta la parete di lato, riflettendo per intero il letto.
- Naturalmente questa è la versione “acchiappanze” per la versione “me ne sto comodo a casa mia” puoi tranquillamente accendere il lampadario centrale ed usare le più comuni lenzuola di cotone che sono qui nell’armadio – gli disse sorridendo un po’ maliziosa – Ti piace così? Guarda che se vuoi cambiare qualcosa non mi offendo affatto.
- No, credimi, è tutto perfetto.
- Bene, allora tra poco arriva il furgoncino con la tua roba. Ti aiuto a sistemarla, se vuoi.
- Sul serio mi aiuti? Non vorrei approfittare troppo però, se hai da fare…
- Christophe andava a parlare con una regista per una nuova recita ed io non ho niente da fare, lo faccio volentieri.
Arrivato il furgoncino trascorsero due o tre ore sistemare le cose che lui si era fatto portare dalla casa di Roma e l’appartamentino diventava sempre più personale, funzionale e grazioso.
Aprendo degli scatoloni Laura trovò delle foto incorniciate. Una di esse ritraeva uno Stefano giovanissimo con un berretto da Babbo Natale, accanto ad una bella ragazza bruna che aveva tra le braccia un neonato.
- Ehi, e questa cos’è? – chiese avvicinandola a lui che la prese in mano e la osservò divertito.
- E’ la prima foto di Valentina. E’ nata l’antivigilia di Natale ed io e Sabrina eravamo eccitati come se davvero Babbo Natale ci avesse portato un dono!
- Che belli che siete tutti e tre! – commentò la donna sorridendo commossa.
- Già, peccato che sia finita così presto – aveva un tono così malinconico che Laura sospettò che la fine del matrimonio non fosse dipesa dalla sua volontà.
- In ogni modo – aggiunse allegro prendendo dalla scatola un’altra foto – devi vedere questa. L’ha fatta quest’estate. Non è bellissima mia figlia? 
In effetti, la ragazzina ritratta era davvero molto graziosa. Assomigliava molto alla madre, ma del padre aveva gli splendidi occhi azzurri ed il sorriso accattivante.
- Davvero è stupenda. Sembra anche più grande dei suoi quattordici anni.
- Non li ha nemmeno ancora compiuti. E’ vero però, sembra più grande e la cosa mi preoccupa molto. E’ ancora una bimba e non vorrei che qualcuno le facesse del male.
- Capperi, devi essere un paparino molto possessivo!
- E’ quello che mi dice sempre Sabrina. Sai, quando era piccola era tutto più facile, ora sta diventando un universo sconosciuto e spesso non so come comportarmi con lei.
- Sii naturale. In fondo lo so che non è semplice. Pure mio padre ha avuto qualche difficoltà con me, io però la mamma non l’avevo. 
- Sei rimasta orfana presto?
- Si, mia madre e mia sorella più grande sono morte in un incendio quando io avevo solo tre anni e papà ha dovuto fare uno sforzo enorme per crescermi tutto da solo.
- Mi dispiace, non lo sapevo. – poi aggiunse - Io invece in questo sono stato fortunato. Sabrina è una brava mamma ed anche Guglielmo, suo marito, è molto affezionato a Vale e spesso le fa da papà. 
- Povera figlia, forse di genitori ne ha un po’ troppi – scherzò la ragazza facendolo sorridere.

Verso l’una Stefano si dichiarò stanco ed affamato e voleva uscire per andare a pranzo, ma Laura lo convinse ad andare a fare la spesa al supermercato di fronte perché bisognava riempire il frigo ancora vuoto. Così fecero e mentre il giovane metteva a posto le cose, lei preparò della pasta al sugo ed affettò dei formaggi e dei salumi con cui pranzarono. 
Mangiarono in cucina ed insieme la rimisero a posto, solo quando si trattò di lavare il pavimento la ragazza lo cacciò fuori invitandolo a togliersi dai piedi. Lo raggiunse poco dopo mentre stava guardando una partita di rugby alla tv.
- Come fanno a piacerti questi energumeni che se le suonano di santa ragione? – gli chiese sedendo accanto a lui sul divano.
- Veramente è uno sport che mi piace moltissimo, anzi, l’ho persino praticato da giovane.
- Sul serio? – si stupì lei – ecco perché sei così...così…- non trovata la parola.
- Così come? – le chiese sorridendo.
- Così massiccio ed hai un passo un po’ goffo a volte.
- Per fortuna! Non è uno sport da damerini, sai.
- Ma non ti facevi male?
- Certo, ma il bello sta proprio lì.
- Gesù devi essere folle! - rise lei e poi tastandogli i muscoli delle braccia forti osservò - Meglio non finirti sotto, allora.
- So essere anche molto delicato all’occorrenza, credimi.
Laura arrossì un poco poi, per cambiare discorso, gli chiese:
- Ora non giochi più?
- No, sono troppo vecchio e sono fuori allenamento. Comunque quando ero a Roma ogni tanto una partitina con i vecchi amici me la facevo. Stiamo vedendo di organizzarne una per questa primavera, anche se non lo so, potrebbe essere un vero massacro per i motivi che ti ho detto.
- Fammelo sapere se la giocherai. Verrò a vederti e difenderò come una tigre il mio Direttore Finanziario se gli dovessero fare troppo male.
- Perfetto, è quello che ci vuole per farmi fare bella figura. Ma ora sta zitta donna, fammi vedere la partita.
- Energumeno e maschilista! – lo accusò, però si tolse le scarpe e si distese sul divano spazioso.
- Stendi pure le gambe - la invitò lui nel vederla tutta rannicchiata – Non mi dai fastidio.
- No grazie, mi piace stare così.
Dopo un po’ si era addormentata. Faceva freddo quel pomeriggio e Stefano pensò di andare a prendere un plaid per coprirla. Ancora poco pratico degli interruttori, accese la lampada indiana e nella penombra aprì l’armadio per prendere la coperta. L’immagine del letto riflessa nello specchio gli fece venire un’idea: chissà se fosse andato di là e l’avesse presa dolcemente tra le braccia per poi adagiarla lentamente sulle lenzuola di seta. Avrebbe potuto spogliarla piano piano baciandole il bel corpo ed il viso, così lei sarebbe passata teneramente dal sonno all’amore. Forse non sarebbe stata capace di rifiutare, immersa in quell’atmosfera così calda e seducente che lei stessa aveva immaginato. Probabilmente lo specchio avrebbe potuto riflettere le immagini dei loro corpi uniti in un godimento infinito che avrebbe potuto durare a lungo, dolcemente, per tutto quel silenzioso pomeriggio domenicale di novembre. 
Il pensiero lo turbò a tal punto che dovette sedersi un momento per riprendere il controllo di sé prima di tornare di là.
Laura dormiva ancora e si avvolse voluttuosamente nella coperta che lui le poggiò addosso con tenerezza. Si sforzò di ritornare a guardare la partita, ma non poteva fare a meno di gettare ogni tanto uno sguardo alla donna abbandonata nel sonno, bella come una bambina.

La prima cosa che gli chiese tutta allarmata appena sveglia fu:
- Ho russato?
- Ma no che non hai russato!
- Dimmi la verità, non mentire.
- Perché dovrei dirti una bugia? Non hai russato.
- Giura!
- Laura ma sei scema? Guarda che sono capace di andare a testimoniarlo davanti a tutta la famiglia. Solo che voglio vedere come glielo spieghiamo a tuo marito che hai dormito con me – concluse scherzando.
Lei sorrise divertita mentre si massaggiava il collo indolenzito dalla posizione scomoda in cui aveva preso sonno. Era talmente carina che Stefano non riuscì a resistere e le carezzò il viso. Immediatamente la ragazza strusciò la guancia liscia contro la sua mano, socchiudendo gli occhi in quel gesto così sensuale che usava abitualmente quando godeva di qualcosa.
- Ci risiamo – pensò l’uomo – è meglio che me ne vada!
E si alzò dicendole:
- Vado a preparare un caffè.
Dopo un po’ lo raggiunse in cucina. Si era pettinata e si era messa un po’ di lucidalabbra però aveva ancora gli occhi assonnati.
- Adesso prendo il caffè e poi me ne vado.
- Perché, è ancora presto.
- Che c’è amico, te lo sei dimenticato il vernissage di zia Evelina stasera?
- No, ma è alle nove e non sono neanche le cinque e mezza. Potremmo andarci insieme più tardi.
- Già, perché secondo te io potrei venire così, in jeans e maglione? Per carità, bisogna andare a casa. Lì c’è “Madame” che ha fatto venire il suo “coiffeur” e il suo truccatore che faranno belle le signore che indosseranno i loro vestitini più eleganti e faranno fare degna figura alla nostra pittrice di famiglia – scherzo lei ironicamente.
- Oddio, dovrò mettermi anch’ io tutto in ghingheri?
- E’ naturale, cosa credevi. D’altronde per zia Evelina si può anche fare un sacrificio. Lì in mezzo è la migliore e poi ti dirò che come pittrice non è neanche tanto male.
- Sono d’accordo con te. In realtà zia Evelina è stata l’unica a trattare la mia famiglia e a volere bene a mio padre. Anzi, papà era molto affezionato alla sua sorellina più piccola.
- Più piccola? Ma scusa, tuo padre non era figlio di secondo letto?
Lui sorrise. 
- Diciamo che i letti si erano un po’ confusi. No, mio padre era più grande. Il nonno l’aveva avuto con mia nonna quando era ancora sposato. Sul serio non ne sapevi nulla?
- Io no, te lo giuro. Racconta – lo invitò
- Sono cose che sono sempre successe sotto il sole. Il nonno era già abbastanza adulto ma s’innamorò lo stesso di una sua operaia molto più giovane. Solo che a quell’epoca il divorzio non esisteva e quando lei si accorse di essere incinta, per non metterlo nei guai, non disse che il padre del bambino era lui. Per evitare lo scandalo la famiglia la mandò a vivere vicino Roma da alcuni zii ed il nonno la cercò invano dappertutto. Pare che fosse pazzo di disperazione perché l’amava moltissimo. Pazzo o non pazzo in ogni modo ebbe il tempo e la voglia di mettere al modo zia Evelina! – sogghignò divertito – Poi ci fu la guerra, durante la quale la moglie legittima morì. 
Si fermò a versarle il caffè e la ragazza, incuriosita dal racconto lo incitò:
- E dai, poi com’è andata a finire.
- Niente, dopo la guerra qualcuno gli riferì di aver visto Adele in un paesino nei pressi di Roma e lui immediatamente andò lì per verificare se fosse vero. La ritrovò e conobbe anche papà che ormai aveva già sette anni. 
- Seconde nozze e lieto fine. – concluse Laura
- Seconde nozze sì, ma un po’ meno lieto fine. Te l’ho detto, il nonno era già abbastanza vecchio e zio Alberto non aveva mai ammesso la relazione extraconiugale né accettava quel fratello che per lui era solo un bastardo. Per sposare la nonna, Giacomo dovette rinunciare all’azienda. Si trasferì a Roma con Adele, ma per quanto ne so non dovette costargli molto perché trascorse gli ultimi anni felice accanto alla donna che amava ed alla quale interessava lui e non la sua ricchezza.
- Tu l’hai conosciuto?
- No, è morto che non ero ancora nato. La nonna invece sì che me la ricordo. Ti assomigliava, ora che ci penso, non fisicamente ma di carattere: era autentica e forte come sei tu.
- Però, che bella storia d’amore! Credo che Chantal non la conosca nemmeno lei perché altrimenti ne avrebbe potuto ricavare un romanzo – commentò alla fine Laura sorseggiando il suo caffè.

Quella sera, all’inaugurazione della mostra di pittura della zia, Stefano la osservò attentamente: ben pettinata, truccata, elegantissima in un vestito nero che metteva in risalto le sue forme piene ma sicuramente provocanti, se ne stava sorridente al braccio di suo marito che sembrava quasi un fotomodello tanto era azzimato e perfetto.
- Che stupido sono stato a farmi venire certe idee oggi pomeriggio – pensò amareggiato mentre sorseggiava un Martini. 
La donna che stava osservando era così diversa da quella tenera bambina che solo poche ore prima aveva dormito accanto a lui e chissà, forse era lei la vera Laura. Probabilmente gli avrebbe mollato un sonoro ceffone se solo avesse intuito i suoi pensieri.
- Meglio lasciarla stare ed accontentarsi di Marta – pensò tra di sé, ma suo malgrado si sentiva triste.


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