Le Fan Fiction di croweitalia

titolo:  “In Risposta a ‘una vacanza normale’ (Angie,Lucy&Kya copyright): Una vacanza ai Confini del Mare - Jesolo 2003” (Seconda Parte) - (leggi la Prima Parte)
autrice: AleNash (per leggere le altre storie scritte da AleNash, consulta l'elenco delle fanfic qui)
e-mail: alessandradonnini@yahoo.it
data di edizione: 11/11/2003
argomento della storia: Quando AleNash, Ely e la loro amica Crys vanno in vacanza…
riassunto breve: … non si può mai sapere quello che può accadere.
lettura vietata ai minori di anni: 7
note:  Per questa storia ho preso spunto dalle vacanze trascorse con Ely e Crys (la mia amica) quest’estate, appunto. Ma in particolare questo vuole essere il mio regalo per la mia mitica insostituibile socia Ely per tutte le premure che si è presa per illustrarmi la ben nota storia e anche per ringraziarla di un regalo che lei ha fatto a me…ho ancora i mancamenti se ci penso. Ely, grazie mille e spero di aver interpretato bene i tuoi desideri. In caso contrario, sarai rimborsata da Ciccio in persona. (AleNash)

“In risposta a ‘una vacanza normale’: Una Vacanza ai Confini del Mare”

Jesolo 2003

(Seconda Parte)

 

“… una laguna di smeraldo con intorno la barriera corallina orlata dalla spuma bianca di frangenti e al di là di quella il blu intenso del mare aperto…”

E in quell’atmosfera da romanzo un urlo si alza dalle onde.

“STOOOOOOOOOPPPPPP!!!!!!! Lei! Sì proprio lei con la coda! La smette o no di cambiare le battute a modo suo?!?! Qui c’è scritto, ‘fulmini e dannazioni’! Non ‘fulmini e dannazioni, porca puttana! La vuole smettere di cambiare le battute a suo piacimento?!?!”

Russell si volta rassegnato, la mitica Crys, megafono alla mano, gli sta dando del filo da torcere.

Ad un certo punto Ciccio aguzza la vista, si sporge dal galeone e si rallegra come un bimbo a Pasqua: agita le mani tutto contento verso me e Ely che, più veloci della luce, abbiamo noleggiato un pedalò e come due forsennate abbiamo pedalato senza sosta alla volta del set marino. Io sventolo la mano che tiene il pranzo al sacco.

“Ti abbiamo portato i panini!!!!”

“Grazie, ragazze, siete le mie salvatrici.”

Con l’aiuto di carrucole varie siamo ammesse a bordo, Ciccio è bellissimo e tutto incuriosito sbircia nel sacco dei panini annusando come un cane da caccia.

La mitica Crys passa dalle nostre parti.

“E va bene, facciamo una pausa, ma vediamo di non appesantirci che dopo con l’abbiocco pomeridiano non si lavora bene.”

Guardo Crys tutta bella abbronzata con i calzoncini corti bianchi, una maglietta rossa e un cappellino da baseball per ripararsi dal sole. Non c’è che dire, è proprio tagliata per questo lavoro.

“Allora Crys, come procede?”

“Bene, anche se lo sapevo che dovevo ingaggiare Tom Hanks, con sto Russell Crowe continuo a litigare, ma dov’è cresciuto? Tra i selvaggi? Nella foresta? Tra le mucche?”

Sorrido tranquilla.

“Un misto di tutte queste cose, ciccia, però è un grande attore, questo lo devi ammettere.”

“Lo so, lo so, nulla da dire, per questo lo faccio ancora lavorare, perché ha talento da vendere, altrimenti sarebbe in mezzo ad una strada a vendere noccioline!” La Crys esagera sempre, ma ha un cuore d’oro e ama il suo lavoro. Decidiamo di stabilire una tregua. In fondo dovremo vivere tutti insieme sotto lo stesso tetto per ancora diversi giorni. Io e la Ely ci preoccupiamo per Ciccio.

“Crys, ma quand’è che gli dai un po’ di vacanza? In fondo … noi vorremmo occuparci un po’ di lui…” Ely ha uno sguardo così dolce che non può che comandare obbedienza.

“Ragazze, se riusciamo a finire di girare questa scena senza che dica ‘cazzo’ ogni due per tre, prometto che per i prossimi giorni sarà tutto vostro!”

Siamo al settimo cielo.

“Grazie Crys!”

E Ciccio ci saluta con la mano mentre ricominciano le riprese.

 

 

Russ si è straguadagnato i giorni di riposo e io e la Ely abbiamo intenzione di trattarlo come un pascià. Con Crys è stata sepolta l’ascia di guerra e pure con le mie sorelle non si trova poi male, assisto con piacere, come uno spettatore a teatro, alle piacevoli conversazioni che hanno luogo con loro. Prima la mia sorellina, che, ripeto, è piccola e caruccia, ma se te le deve sparare, non usa certo proiettili a salve. In principio temo la rissa, in fondo il suo umorismo, così adorabilmente tagliente, può spesso essere frainteso, ma Russ è anche un uomo molto intelligente, sento che si capiranno, non so il perché, ma me lo sento. Il sole scintilla di primo mattino sul mare e Ciccio esce sul balcone dove c’è appunto anche la mia sorellina. Lui si accende una sigaretta ed è così educato…

“Ti secca se fumo?”

“No, fai pure … ti secca se non ti chiamo ‘Ciccio’?”

Ciccio sorride e con un gesto della mano, la stessa che tiene la sigaretta, la tranquillizza.

“Nessun problema.”

“No, sai, è mia sorella la fissata, io … ho altri interessi.”

Oddio, penso io, speriamo che non la butti sul pesante.

“Interessi di che tipo?”

Russ è un curiosone.

“Altri attori, altri uomini, non fraintendermi, i tuoi film li ho visti, e come avrei potuto evitarli, mia sorella ce li recita a memoria a tutte le sante ore di pranzo!”

Ciccio se la ride.

“Non mi offendo se mi dici che non ti interesso come attore, ognuno è libero di avere i suoi gusti.”

“Infatti.” … riprende “però canti bene, quello sì; tu e il tuo gruppo, … ecco, secondo me hai sbagliato mestiere. Però potevate scegliervi un nome più normale … ‘trenta piedi di grugniti circa’? Ma che nome è?!?!”

Russell scoppia a ridere un po’ con aria allibita, io vorrei prima defenestrare mia sorella e poi buttarmi giù dal balcone io stessa.

“Bè, quando si dice essere diretti! Ma ti ringrazio, mi piacciono le persone come te.È solo che la gente mi ha notato come cantante dopo che ho fatto l’attore.”

“Questo perché spesso la gente non capisce un cazzo, tranne qualche raffinato esempio di rarità come la sottoscritta.”

“Come attore tu però mi conoscevi…” conviene Russ.

“Ma tu credi che io abbia speso dodicimila lire per andare a vedere gente che si picchia nell’arena vestita da romano? Per me hai avuto un nome quando per caso mia sorella mi ha fatto sentire una canzone e poi mi ha detto che eri tu.”

Io vorrei morire, ma Ciccio è sempre più coinvolto e alla fine … noto che l’unica preoccupata sono io, i due si stanno godendo una piacevole conversazione tra amici. Russell continua a fumare tranquillo mentre dal bagno esce l’altra sorella che esce sul balcone pronta per andare al mare.

Lei e Russ si capiscono soprattutto su un altro fronte.

“Ce ne facciamo una insieme?” Le offre una sigaretta.

“Volentieri! Però vedi … mia sorella è proprio antipatica, con me fa sempre mille storie perché fumo e poi stravede per te che dormi con il pacchetto di sigarette sotto al cuscino!”

“Bè, ma se tu fumi quella robaccia, lo credo che si incazza!”

“Sai, costa meno … tu hai altre entrate, cocco.”

“Hai ragione, ma intanto prendi questo.” Le allunga in regalo un pacchetto nuovo preso dalla tasca.

“Oh grazie.”

Fattasi la loro fumata, mentre Ely e Crys ancora si preparano, io faccio la mia entratona.

“Ciao Ciccio, allora oggi mare?”

“Lo puoi dir forte, Nash!”

Mi siedo accanto a lui e mi rilasso in una piacevole conversazione mentre il sole gli accarezza quel viso splendido che il Signore gli ha donato. Vivrei tutta la vita solo sul quel balcone saziandomi dei suoi sguardi e poi adoro parlare in inglese con lui. Cent’anni di suoi film visti e rivisti mi ha portato a non avere alcuna difficoltà nel capirlo. Quando arriva Ely, come al solito, bella da far rinascere i morti, Ciccio praticamente si dimentica della mia esistenza, ma la povera Ely, una maga in arte e cose affini, con l’inglese ha bisogno della sua zia Nash.

“Ely! Pronta per la spiaggia?” Fa lui raggiante e tutto premuroso.

“Non vedo l’ora.”

Come le Charly’s Angels, che finalmente han trovato il loro Charly, tutte e cinque scendiamo in spiaggia.

 

Nemmeno se lo avessi letto in una delle migliori fanfiction pubblicate sul mitico croweitalia avrei potuto trovare parole che potessero esprimere l’immensa gioia di quei momenti. Frequentavo quella spiaggia da tutta la vita, ma quell’estate era come se fosse la prima volta che davvero mi divertissi: con le mie amiche era uno spasso continuo e incontenibile, le mie sorelle si erano perfettamente amalgamate alla compagnia, e poi … c’era lui, l’uomo dei nostri sogni, o almeno dei miei e di Ely che però stava riscuotendo un successo indiscusso anche con le altre fanciulline del gruppo. Le passeggiate erano puro divertimento, tutti insieme verso il faro e ritorno, con tutti i soliti sbavanti che, dopo aver lanciato occhiate fameliche ad Ely, erano fulminati dallo sguardo che-non-deve-chiedere-mai di Ciccio che, secondo me, si stava prendendo una bella cotta per lei. Ma forse era solo una mia constatazione. Con Crys si andava a gonfie vele, anche se il suo principe rimaneva Tom Hanks, lei e Ciccio cominciarono a diventare ottimi compagni di chiacchiera su qualunque cosa riguardasse lo sport, argomento sul quale la mitica è un’esperta incontrastata. Forse una delle poche, se non la sola donna, che la domenica non viene lasciata da sola a casa dal marito che va allo stadio perché ci va pure lei.

 

I giorni passavano arricchiti ogni istante di nuova felicità: la sera si usciva sempre tutti insieme e, Ely ve lo potrà confermare, la sensazione di farsi le vasche per Via Bafile sfoggiando una bellezza australiano-maori-norvegese davanti ad una schiera di anatre invidiose, perché lui aveva attenzione solo per noi, come dicono nella pubblicità di una famosa carta di credito… “non ha prezzo”. Ciccio è davvero un gran compagnone e in tutti i locali in cui lo abbiamo portato è stato buonissimo: mai una parola fuori posto, a parte le solite note che ormai fanno parte del suo DNA e che quasi non ci farebbero credere che è veramente lui se non le dicesse, mai una rissa … insomma … quando Ciccio si diverte ed è con le persone giuste è l’uomo ideale per qualsiasi cosa. E poi … il mio inglese andava sempre meglio e con una punta d’orgoglio intervenivo volentieri in soccorso di sorelle varie che, ogni tanto, subito dopo che LUI aveva detto loro qualcosa, senza dire una sola parola si voltavano verso di me implorando una traduzione istantanea: me lo ricorderò la prossima volta che mi prenderanno in giro nel vedermi guardare per l’ennesima volta uno dei suoi film in lingua originale!

Ciò che però, ogni giorno di più, da un mio lieve sospetto, si stava trasformando in certezza assoluta, erano i sentimenti di Ciccio per Ely. Una donna le capisce subito queste cose: da come un uomo ti guarda, da come ti parla, dalle piccole premure che ha nei tuoi confronti più che con le altre. E un segno inequivocabile è quando tu, terzo incomodo, li chiami per dir loro una cosa qualunque e loro imbambolati ti guardano e ti rispondono con una cosa che non c’entra nulla con quello che hai chiesto. Quelli sono i casi più gravi … ‘quello’ era il caso di Ciccio. È chiaro, con tutte noi era un gran simpaticone, ma quando era Ely ad entrare nella stanza il Signore delle Chiome era come se partisse per un altro pianeta. Sguardo sognante, carezzine di qua e bacetti di là ed Ely … bè, non è una che parla molto, ma la ciccina era visibilmente al settimo cielo.

 

La conferma dei miei più che fondati sospetti la ebbi una sera, una delle tante in cui saremmo usciti: ero in camera mia, pronta per il restauro facciale, in canotta e pantaloncini corti del pigiama perché, secondo me, è buona regola prima truccarsi e vestirsi alla fine, altrimenti si suda come delle dannate. Entra Ciccio spalancando la porta.

 

“AAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHHHHH!!!!” grido io.

“Nash, ho bisogno del tuo aiuto!”

“Russell! Come ti permetti? Non vedi che mi devo vestire? Ma tu non bussi mai?!?!”

Ciccio mi guarda, osserva il mio abbigliamento, cerca di essere serio, ma poi scuote la testa e scoppia a ridere.

“Dai, Nash, ci vediamo tutti i giorni in spiaggia! Ti ho vista più nuda di così!”

“Ciò non toglie che si deve bussare quando si entra nella camera di una ragazza.”

“Scusami, io ho solo un fratello, da lui non busso mai.”

Mentre mi metto il mascara sulle ciglia dell’occhio destro bofonchio tra me e me.

“Cresciuto tra le bestie…”

E lui mi sente, forse non ho proprio bofonchiato tra me e me.

“Sì, in effetti sì … e poi lo sai che io sono per metà selvaggio quindi…”

“Non iniziare con la scusa del selvaggio che ormai è vecchia … allora, ormai sei qui … che cosa volevi chiedermi?”

Occupata con il restauro dell’altro occhio non lo guardo, ma dalla sua bocca non esce nulla. Decido di guardarlo.

“Allora?”

Lo vedo con le mani in tasca che guarda per terra, forse conta i sassolini che formano la fantasia delle mattonelle, penso io. Sembra così indifeso e mi fa tanta tenerezza.

“Russ … pronto? C’è nessuno?”

Finalmente si collega. Alza lo sguardo, lo punta verso di me e io, decidendo di rimandare lo svenimento ad un momento successivo, lo guardo pure e aspetto trepidante cosa avrà da dirmi.

“Nash.”

“Eh.”

“Tu conosci bene Ely, giusto?”

“Direi di sì.”

“Tu pensi…”

“Eh.”

Si rimette a guardare per terra … ma che si è fumato? Mi chiedo io, santo cielo, quest’uomo è ridotto uno straccio. La Ely serial killer ha fatto un’altra vittima

“Penso cosa?”

Finalmente si decide.

“Pensi che potrei avere qualche speranza se decidessi di … sì insomma … provarci spudoratamente?!”

Per un attimo taccio … adoro avere sempre ragione! Lo guardo e mi fa ancora più tenerezza. Scoppio a ridere e per un attimo mi pare che lui ci rimanga male.

“Ok ho capito, hai voglia di prendermi per il culo!”

“No, no, caro il mio Ciccio. Sei tu che credi di prendere per il culo me.”

“Che vuoi dire?”

“Voglio dire, senza eufemismi, che ho buone ragioni di credere che tu sia al primo posto della sua selezionatissima lista di uomini ideali … il secondo è suo padre. Fai tu i tuoi calcoli.”

Per un attimo rimane imbambolato con sguardo ridente e perso nel vuoto, poi ancora di più gli occhi gli si illuminano. È proprio cotto.

“Nash, non sai quanto mi rendi felice … ma che devo fare?”

Lo guardo come se mi trovassi davanti ad un idiota.

“Russ, non vorrai venire a chiedere a ME che cosa devi fare con lei, spero? Non TU?”

“Ma no, ma no, è solo che tu la conosci, sai quali sono i suoi gusti …”

Lo interrompo.

“Ho capito ma non è che la conosca così ‘profondamente’, se capisci cosa intendo.”

“Nash, ho capito, ma magari come ragazza sai che deve fare un uomo per farla felice.”

Sto per vomitare.

“Ciccio!”

“Eh?!?”

“Ma come te la sei fatta sta fame di seduttore imbattibile?”

“Ah non lo so, a quella ci avete pensato voi … se ci rifletto un attimo sono più le volte in cui sono stato piantato che le altre.”

“Ok, ok, ricominciamo.”

“Punto uno, Nash. Partiamo dai preliminari.”

Sto per vomitare di nuovo. Ma lui prosegue e per fortuna mi tranquillizzo.

“Vado bene vestito così?” Allarga le braccia per lasciarsi ammirare.

Lo guardo e sorrido. Su quel fronte so di poterlo aiutare perché con Ely, sull’argomento, abbiamo parlato ore ed ore al telefono e per email.

“Ce l’hai una polo?”

“Una polo?” riflette un attimo. “A dire il vero ne ho più di una, aspetta ...” Come un fulmine sparisce dietro la porta e torna quattro secondi dopo. Con il più rapido streap dell’universo si toglie la camicia che aveva, mostra le sue eccellenze alla sottoscritta che ancora non sa come abbia fatto a restare integra, e indossa la prima. Lo guardo. Sinceramente il giochetto dello streap mi è alquanto piaciuto, decido di approfittarne. Con una lieve smorfia sul viso e un gesto della mano esprimo il mio parere.

“Provati un po’ quell’altra.”

Con la stessa maestria di John Nash in una nota scena del film in cui si toglie la camicia e se la lancia alle spalle, con uno stile da oscar vergognosamente poi consegnato alla persona sbagliata, Ciccio mi offre un’altra visuale delle sue divine maniglie dell’amore. Dopo altri sei o sette spogliarelli finalmente ci siamo: lievemente abbronzato, la coda con dei fili di un biondo accentuato dall’esposizione al sole, la barbetta un po’ sensualmente trascurata che forma un velo di spiccata virilità sul suo viso, il tutto illuminato da una stupenda, candida polo bianca. Lo guardo, lui e quei suoi jeans che hanno popolato più volte le mie fantasie erotiche. Mi sorride, mi chiede.

“Come sto?”

Gli faccio cenno, con un dito, di girarsi su se stesso. Come una marionetta nelle mie mani obbedisce e fa il suo show. Non ho parole.

“Un dono del cielo”.

“Grazie Nash.” Bè, per lo meno un bacetto sulla guancia me lo sono cuccato anch’io in segno di ringraziamento.

 

Una serata da manuale. Decidiamo di andare in un noto locale dove la musica è bellissima, è sempre affollatissimo e l’ingresso è gratis … motivo che, insieme alla musica, probabilmente giustifica l’affollamento. Il nome ha attratto alquanto Ciccio: Cuba Libre. Ma in effetti la musica merita. Mia sorella grande è entusiasta, io e la Crys pure, la piccola si adegua e i due fidanzatini ormai li abbiamo persi, mentre pensano a frugarsi nelle reciproche pupille sia che la musica sia movimentata che lenta. Sono uno spettacolo, peccato che non ho la macchina fotografica con me, penso io. Li osservo mentre lui le parla nell’orecchio, lei sorride e poi gli risponde. Ormai anche Ely, con la lingua, nell’accezione di idioma, sta migliorando ogni giorno di più. Perché Ciccio, il maialo bastardo, quando vuole riesce pure a parlare a velocità umana per farsi capire da tutti, ma appunto, solo quando vuole. Sprigionano tenerezza da tutti i pori e io credo che in quel momento Ciccio, la Peky, non sapeva nemmeno più se fosse stato il nome della razza di un cane oppure una malattia ancora da debellare. Torniamo a casa, tutte un po’ brille, ma contente. Ciccio che si tiene ben agguantata la sua Ely e io che sogno solo un letto.

 

Sono in camera mia quando, come sopra, Ciccio entra. Stavolta, però, spalanca la porta, mi giro e lo vedo che si sta coprendo gli occhi con una mano.

“Nash, sei vestita?”

“Sì, stai tranquillo.”

Si toglie la mano dalla faccia tutto giulivo.

Lo guardo e non ho parole, anche perché sono davvero stanca.

“Nash, hai mai visto un uomo felice?”

Lo guardo con occhi semichiusi.

“Credo di averne uno proprio davanti agli occhi ora.”

“Nash, credo che la tua idea della polo bianca sia stata determinante. Credo … credo … di esserle simpatico.”

Lo guardo.

“Ciccio, ma ci sei o ci fai?”

“Eh?”

“Ciccio, non so come dirtelo, ma con Ely … tu, sfondi una porta aperta!”

“Nash?”

“Eh.”

“Posso chiederti una cosa?”

“Spara.”

“Tu credi che il fatto di essere l’uomo ideale di qualcuno ti porti a non avere nessun tipo di incertezza, dubbio o paura?”

Continuo ad ascoltare.

“Pensaci, se tu idealizzi una persona e poi lei risulta essere l’esatto opposto di quello che ti saresti immaginata, come ti sentiresti?”

“Penso che ne sarei delusa.”

“Esatto, non dare per scontato che solo perché lei mi stima tanto io non debba fare nulla per conquistarla, non è detto che poi gli piaccia anche per come sono realmente.”

Rifletto per un secondo. Arrivo alla mia conclusione. Io quest’uomo lo amo.

“Russ, scusami, non volevo sminuire i tuoi sentimenti.”

Sorride.

“Non preoccuparti.”

“Allora, posso augurarti buona notte o devi dirmi qualcos’altro?”

“Per ora basta così, buona notte, Ale.”

Vado a letto contenta di aver appurato che Ciccio sa che ho anche un nome vero.

 

Nella notte mi giro e mi rigiro prima di sprofondare in un sonno profondo e dopo non molto sono catapultata in una realtà totalmente diversa e infinitamente piacevole. Un uomo, belle spalle, bella camminata … bei capelli … si avvicina nel buio. Come spesso accade, i miei sogni si svolgono nella stanza in cui mi trovo realmente. Si siede ai piedi del letto e mi mette una mano sulle cosce risvegliando addormentatissimi istinti. Chiama il mio nome e gli faccio cenno di non parlare: è di una bellezza imbarazzante. Mentre cerca di parlare io gli metto un dito sulla bocca e me lo trascino su di me. Gli bacio le labbra, risponde con sommo gusto ed estremo piacere, gli accarezzo i capelli e non da segno di opposizione.

“Che bel sogno, Russell finalmente sei tutto per me, anche se sto sognando ti prego non svegliarmi e continua a baciarmi come stai facendo ora.”

Una voce anche fin troppo nota mi sussurra a fior di labbra.

“Nash … sono io, Russ … ho bisogno del tuo aiuto.”

“NASH?!?!?!” Trasalgo e con un sol gesto lo faccio rotolare via da me e giù dal letto con un tonfo. Il marrano soffoca un grido di dolore.

“No, shhh, Nash, così sveglierai tutti. Non gridare!” cerca di sussurrarmi.

‘Nash’ un paio di palle! Ti sei approfittato di me!...” Non riesco a finire di esprimere il mio parere perché lui, arrampicatosi nuovamente da dove era ruzzolato, mi piazza una mano davanti alla bocca per farmi tacere.

Lo guardo con occhi spalancati.

“Ti prego, Nash non urlare, prometti di non urlare se ti lascio la bocca?”

Faccio cenno di sì con la testa, ma ho promesso di non urlare, non di tacere.

“Sei uno stronzo!”

“Scusami, Nash, ho provato a chiamarti a bassa voce, ma tu mi hai preso e hai incominciato a strusciarmiti addosso colta da raptus amatorio, che cosa dovevo fare?!”

Lo guardo a bocca aperta e non credo alle mie orecchie.

“Doppiamente stronzo! Ma guarda che razza di maiale! Io pensavo di stare sognando!”

Mi guarda di sottecchi e un po’ se la ride come un bambino colto con le mani nella scatola dei biscotti.

“E non osare ridere!” in realtà, mi vergogno come una ladra ad aver esternato così palesemente il mio desiderio per lui.

“Scusa Nash, ma non immaginavo fossi così … intraprendente, mi sono lasciato prendere dal tuo entusiasmo.”

“Ti ricordo che hai una cotta per la mia amica Ely!”

Si mette una mano sul cuore e ritorna serio.

“Questo è vero.” Poi torna a sorridere.

“Ma se lei non dovesse volermi so da chi farmi consolare, tu sì che sai come prendere un uomo.”

Mi avvolgo nel lenzuolo forse per un subconscio desiderio di protezione. Ciccio è ritornato serio, sembra preoccupato.

“Nash, devi darmi una mano.”

“Ci mancava questa. A fare che?”

“Domani sarà la nostra ultima notte e voglio che per Ely sia indimenticabile.”

Lo guardo mentre si alza, fa due passi per la stanza e poi si appoggia sulla parte più alta del mio pianoforte.

“Potresti cominciare come hai cominciato con me, garantisco il successo.”

Lo vedo silenzioso e non reattivo, con un gomito puntato e la fronte sorretta da una mano. So che non ha sentito una sola parola di quello che ho detto e la prova me la da lui stesso pochi secondi più tardi. Nel vederlo così preso da se stesso scoppio a ridere.

“Ciccio, ti stai concentrando ‘onde avere una perfetta erezione?’”

Alza la testa e si risveglia dal sogno.

“Come, Nash? Hai detto qualcosa?”

Adoro avere sempre ragione.

“No, Ciccio, non ho detto nulla.”

 

Dopo aver chiacchierato un altro po’ Ciccio sembra tranquillo e sereno. Mi sembrava un’assurdità essere lì a notte fonda a rassicurare l’uomo più sexy del pianeta sul suo indubbio fascino e conseguenti capacità seduttive. Ma piano piano mi accorsi, parlando con lui e godendomi ogni sfumatura della sua voce tranquilla e rassicurante, che c’era molto di più dietro a quella fama di grande seduttore. Tanta semplicità, le stesse ansie, certezze e incertezze che hanno tutti. Ma fa ancora più effetto scoprirle nel tuo uomo perfetto. In fondo, non c’era nulla di più sensuale, perfetto e seduttivo di quella sua umana imperfezione e so che Ely mi avrebbe presto dato ragione. Tornammo ognuno nei nostri letti e un po’ di malinconia ce l’avevo dentro: Russ aveva ragione, quello del sole che stava per sorgere, sarebbe stato il nostro ultimo giorno tutti insieme. Ma decisi di non piangere, Isa mi rimprovera sempre che non devo frignare, ha ragione, mi devo dare un tono perché in fondo sono una signora. Cado sul letto come un sacco di patate addormentato.

 

Per quanto fossero stati solo sette giorni erano stati i più belli da tempo immemorabile. Chiacchieravo con Crys mentre insieme iniziavamo a preparare la valigia per il giorno dopo.

“Grazie Ale, è stata la vacanza che ci voleva. Dobbiamo ripetere l’anno prossimo.”

“Promesso, Titti!”

 

Ogni anno, verso sera, quella prima di partire, mi piaceva starmene un po’ per conto mio sulla cima del pontile, a pensare un po’ ai fatti miei. Nonostante quello fosse lo stesso mare di sempre, in quel momento mi appariva diverso.

“Posso farti compagnia?”

Alzo la testa, ecco di chi erano i passi che sentivo avvicinarsi di lontano.

“Toh, un Russell … siediti pure, non stavo facendo nulla di particolare.”

Russell era spuntato dal nulla proprio come nelle mie migliori fantasie.

“Che cosa fai qui tutta sola?”

“Nulla di che, guardavo il mare. E tu? Pensavo stessi facendo compagnia ad Ely.”

“Sta preparando la valigia, ha detto che ha bisogno di non avere gente intorno, altrimenti si deconcentra.”

“Capisco.”

Io e Russ ci mettemmo a guardare il mare ognuno pensando, chiaramente ai fatti propri. Non posso immaginare a che cosa stesse pensando lui, ma quel senso di tensione fastidiosa percepibile in situazioni in cui si è insieme ad una persona in un luogo dove si sente la necessità, solo per salvare le apparenze, di non stare in silenzio, in quel momento non si percepiva affatto, non esisteva. Anzi, stavamo benissimo dov’eravamo, come eravamo, senza bisogno di dire nulla. Guardavo il mare infinito e mi venne in mente come, da piccola, cercavo di immaginare che cosa potesse esserci al di là della linea dell’orizzonte, non riuscivo ancora a capire quello che mi dicevano i grandi: ‘non è una riga vera, è solo immaginaria. Quando arrivi laggiù di riga ne vedrai un’altra ancora, ancora più lontana.’ Arrivai alla mia conclusione di bambina: quindi il mare non ha confini, è grande e infinito, come i sogni, come sarebbe potuta essere quell’estate, se l’avessimo portata sempre dentro di noi. Quella riga che continua a vedersi comunque ti avvicini, era diventata per me il simbolo di un sogno ancora da raggiungere, una piacevole alternativa alla realtà che ci circonda.

Con la coda dell’occhio iniziai a sbirciare Russell illuminato dal cielo, dall’acqua del mare, dagli ultimi stralci di tramonto. Forse la mitologia greca sui canoni della bellezza andrebbe riscritta tutta a suo nome. Si volta dalla mia parte e mi sorride, lusingato dall’avermi vista persa nella sua contemplazione.

“Anche tu ogni tanto senti il bisogno del mare, vero?”

“Certamente, è stato il mio punto di forza nei momenti più difficili e anche più intensi degli ultimi anni. Vedi da quella parte?”

Con un dito gli indico l’oriente, verso l’Istria.

“Da quella parte c’è Trieste, dove ho studiato. Un sacco di volte ho fatto lunghe passeggiate sulle rive quando avevo bisogno di raccogliere le idee e pensare un po’ a me e basta.”

Annuisce e sorride nuovamente.

“Ti manca?”

“La Trieste che amo di più ce l’ho nel cuore e quella è sempre qui con me. Quella non l’ho mai lasciata.”

“Un po’ come per me; quando sono lontano da casa per lavoro o altro. Casa mia, la mia Australia, me la porto sempre dietro. A volte è difficile da spiegare, solo chi ha viaggiato tanto, che ha visto un sacco di posti ed è stato praticamente ovunque, conosce il valore delle cose dalle quali proviene.”

“Sono d’accordo.”

Non dico nulla per un attimo e poi riprendo.

“E’ stata una bella vacanza, con tutto quello che è successo … una delle più belle che abbia mai vissuto.”

Lo sento silenzioso e lo vedo pensieroso, sembra un po’ malinconico, da giocherellone e romantico che si è mostrato in quei giorni tra me, Crys, le mie sorelle e infine, naturalmente, con Ely. Forse sta pensando a lei, ne ho la certezza. Probabilmente sette giorni sono pochi per parlare di amore, ma le persone speciali lasciano sempre il segno e credo che Ciccio si senta segnato parecchio. E deduco che sia anche telepatico dal momento che tira fuori l’argomento esattamente una frazione di secondo dopo.

“Penso che chiederò ad Ely se le va se ci sentiamo qualche volta … credi che potrebbe farle piacere? Insomma, considerando le circostanze e il fatto della lontananza…”

Credo che a questo suo lato così umanamente ingenuo non mi abituerò mai.

“Ciccio, alla tua bella età e dopo tutto il mondo che hai visto, ti avrei fatto un po’ più sicuro di te stesso.”

“Non farti abbagliare dalle immagini che ti propinano, Nash.”

Mentre mi parla guarda fisso il mare.

“Devo essere sincero. Fino a ieri pensavo fosse solo semplicemente attraente, ma poi mi ha mostrato un lato di lei che non avevo mai trovato in nessun’altra donna.”

Sono contenta di sentirlo parlare così bene della mia amica, ma allo stesso tempo mi sento un po’ imbarazzata all’idea che cominci a raccontarmi i dettagli della loro notte precedente. Prego vivamente che non lo faccia, ma so di uomini anglosassoni che non hanno nessun pudore ad entrare nei dettagli della loro vita privata. E temo che lui sia uno di quelli, a giudicare da come sta avviando il discorso.

“Sai, dopo che ho parlato con te sono andato da lei. A parte che è una vera nottambula, si addormenta a ore stranissime, dice che la notte le piace di più perché c’è silenzio e riesce meglio ad assaporare i vari istanti. L’ho trovata una cosa molto interessante. Quando sono andato da lei, però, le mie intenzioni erano … bè, sì ‘altre’, dal semplice parlare.” Mi sorride tra il malizioso e l’imbarazzato e io forse, imbarazzata, lo sono più di lui.

“Ho fatto con lei quello che con una donna non mi era mai capitato di fare ...”

Oddio, decido di porre fine a quella imbarazzante tortura.

“Ciccio … non penso che Ely sarebbe contenta se sapesse …”

“Sai che cosa mi ha chiesto?”

“Dimmi.”

“Mi ha chiesto di posare per lei.”

Rimango in silenzio a guardare il mare … è come se quella risposta me la fossi aspettata, anzi è come se l’avessi ritenuta da sempre l’unica plausibile, l’unica da Ely.

Mi guarda e mi sorride in un modo talmente bello da non potervelo paragonare a nessuna delle sue fotografie che ho visto postate in messaggeria.

“Sì … mi ha chiesto se poteva farmi un ritratto perché ha detto che quello è sempre stato il suo desiderio più grande, più di un bacio, più di una carezza o soprattutto di un autografo. E la sai un’altra cosa?”

“Cosa?”

“Dice che per lei disegnare è dare amore: si usano tutti e cinque i sensi e tutta la passione che hai dentro quando disegni qualcosa o qualcuno. Non avrei mai creduto che sarei arrivato a pensare e dire una cosa del genere, ma … è stata la notte più bella che abbia mai passato con una donna. E tutto quello che ho fatto è stato stare immobile per tutto il tempo a guardarla e farmi guardare.”

Io rimango allibita mentre immagino in tutto e per tutto la mitica Ely che realizza quello che anche a me aveva confessato essere il suo sogno più grande. Ed è proprio tipico di una persona come lei, da quello che potevo dire di conoscerla. Era vero: una notte è effimera, al sorgere del sole si porta tutto via, ma i tratti di una matita su un foglio, come ho imparato anche da Claire, ti portano quasi a possedere quello che hai disegnato. Solo in questo modo, Russell sarebbe stato per sempre suo. Dopo quell’estate e per sempre. E Ciccio non l’avrebbe mai dimenticata, lo si leggeva nei suoi stessi occhi.

 

 

Se c’è una cosa che proprio non mi piace sono le partenze, gli addii, soprattutto quando sento nel cuore che saranno definitivi. Non ho abbandonato l’idea che quello che ho vissuto sia solo e semplicemente un bel sogno, sento che mi sveglierò nel salotto della casa del mare con la testa che mi gira per il limoncino della sera prima, ma allo stesso tempo non riesco a rinunciare all’idea di vivo e reale che tutto quello che ho vissuto in quei giorni così “ai confini del mare” mi ha regalato.

Ciccio deve prendere l’aereo delle tre del mattino … e non vuole che lo andiamo a salutare all’aeroporto, non vuole che ci vada nemmeno Ely!

“Non voglio vedere lacrime quando salirò su quell’aereo.”

Siamo seduti tutti e tre sul divano del mio salotto: io, Ely e in mezzo Ciccio … un’altra fantasia che prende magicamente forma. Accoccolate sotto le tue braccia ciccesche e protettive, sorrido all’idea della Lampe che tanto fantastica sulle sue ascelle proprio mentre io e la Ely ne prendiamo possesso.

“Confessa Ciccio, almeno adesso me lo devi dire.”

“Cosa, Nash.”

“Sto sognando, vero? Tu non sei reale e io ti sto immaginando, ora apro gli occhi e tu non ci sei più. Sei solo frutto della mia immaginazione”

Come sempre, se la ride.

“Nash … credo che tu abbia visto troppe volte A Beautiful Mind!”

“Non è vero!”

“E invece sì”

“Invece no! Non divagare e rispondi.”

Mi guarda puntandomi i suoi fari ceruleo-smeraldo dritti dritti negli occhi.

“Vuoi che non riconosca le mie stesse battute? Quante volte mi hai visto?”

Taccio per un secondo, e lui insiste a guardare. Sorride in attesa di una risposta … mamma mia quanto è scocciante quando fa la zia!

“Ok, va bene, sette volte. Sei soddisfatto?!”

“Set … Cazzo Nash, mi sembrano tantine! Comunque no, Nash! Io SONO reale.”

Non gli credo, sarebbe troppo bello e ancora una volta la mia razionalità mi vuole calpestare e rovinare anche quel bel momento.

“Nash, farebbe forse una differenza se io fossi solo un sogno? Cambierebbe qualcosa di quello che hai vissuto?”

“Non so. Ad ogni modo poco male. Qualunque cosa accadrà domani io finirò con lo scrivere una fanfiction.”

“Brava Nash!”

Ely si è un po’ appisolata cullata dalle carezzine di Ciccio. Io non voglio addormentarmi. Ma dopo un po’ gli occhi si fanno pesanti, sempre di più, ricordo di essermi addormentata con la sensazione di un profumo di uomo, salsedine e mare azzurro mescolati in una cosa sola.

 

“Buon giorno ragazze!”

Come sempre Crys è la più mattiniera di tutte. E io come una pera cotta mi sono addormentata sul divano: le chiacchiere con Ely sono andate avanti tutta la notte e poi ci siamo addormentate. Splende il sole stupendo, un po’ triste considerando che è il giorno in cui dobbiamo partire. Sorrido abbassandomi all’evidenza dei fatti, lo sapevo … quello di Ciccio è stato tutto un sogno.

Mi stiracchio e mi sveglio definitivamente. Io ed Ely abbiamo deciso di farci un regalo: cosa tira su una donna come nient’altro o quasi? Ma una gita dal parrucchiere naturalmente! Sotto casa ce n’è uno che frequento da anni e che ha un nome che non so se definire profetico o inquietante: “Matrix”. La battuta, è proprio il caso di dirlo, nasce spontanea, finito il trattamento siamo “uscite da Matrix”: eravamo uno splendore. E io non vedo l’ora di raccontarlo a Isa che c’è un parrucchiere che si chiama così. Immaginatevi se invece un parrucchiere per uomo lo avessero chiamato “Il Gladiatore”. Si potrebbe proporre.

Noto che per tutto il viaggio di ritorno Ely ha un viso pensieroso, quasi mi preoccupo. Di solito io e lei ci raccontiamo sempre i nostri Russell-dream, ma questa volta non ho detto nulla. A volte però ci guardiamo ed è come se, non so, come se ci capissimo su qualcosa che non diciamo ma che sappiamo entrambe di sapere.

 

Come all’andata, Ely, anche al ritorno, scende a Brescia dove l’aspettano i suoi. L’accompagno per salutarla e ci promettiamo di telefonarci quanto prima.

“La tua cartelletta dei disegni l’hai presa?”

Riflette un attimo, come se fosse stata riportata ad un pensiero lontano risponde.

“No, … non ce l’ho più.”

“Oddio, l’hai dimenticata a Jesolo?”

“No … non ce l’ho più.” Come se quella spiegazione mi fosse sufficiente l’abbraccio e la saluto. Scesa dal treno fa due passi verso i suoi, io li saluto con la mano, le porte stanno per chiudersi e in quell’istante si gira verso di me.

“Ale, stanotte l’ho sognato!”

Faccio solo in tempo a dirle una cosa.

“Anch’io.”

Per tutto il resto del viaggio verso Pavia parlo con Crys che già sente di voler ritornare al mare. Parliamo e parliamo di ogni cosa possibile ed è bello appurare che, nonostante gli anni e la distanza, la nostra amicizia sia maturata e cresciuta con noi. Mi sento balzare il cuore in gola quando ad un tratto mi dice una cosa che ha dell’incredibile.

“Ale, ma sai che stanotte credo di aver sognato il vostro Russell?”

Io non voglio continuare quella conversazione, troppe coincidenze in una volta sola mi fanno un po’ paura. Siamo arrivate a casa e ci mettiamo d’accordo per vederci il giorno dopo. Ma nonostante io sia lì in camera a disfare la valigia, non posso fare a meno di pensare a quella assurda triplice coincidenza, a quella magnifica vacanza ai confini del mare, ai confini di tutto l’immaginabile possibile.

 

Può essere possibile? Può essere accaduto veramente che…? Per un attimo vorrei tanto crederci, ma lo squillo del mio cellulare mi riporta alla realtà.

“Pronto.”

“Ale, sono Elena.”

“Ciao.”

“Senti, c’è una cosa che dovrei dirti, ma non so come.”

“Dimmela e basta. Ma ti senti male?”

“No no, volevo chiederti se avevi fatto un giro in messaggeria stasera.”

“Ancora no. Perché? La Lampe ha messo delle foto nuove?”

“No … senti prima volevo chiederti una cosa. Solo per curiosità…”

“Dimmi.”

“Nel tuo sogno che mi dicevi … lui era a Jesolo con noi?”

“Sì…”

“Anche nel mio…Ale…”

“Dimmi…”

“Guarda un secondo in messaggeria.”

Mentre io e Ely parlavamo io ho acceso il computer e sono già davanti al sito.

“Ci sono.”

C’è un post per noi, strano … leggo.

To Nash & Ely

“Ale, aprilo.”

“L’ho aperto.”

“Pronto? … Ale ... ci sei?”

Per la successiva mezz’ora non ho più detto nulla, la bocca non si chiudeva più né era più in grado di articolare suoni. Sono rimasta così, a bocca aperta davanti a quel post: breve, chiaro, conciso, diretto e scritto in inglese.

“Thank you, mates!

love, “Ciccio”;-)”

 

AleNash (novembre ’03)

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