Le Fan Fiction di croweitalia

titolo:  “In Risposta a ‘una vacanza normale’ (Angie,Lucy&Kya copyright):Una vacanza ai Confini del Mare - Jesolo 2003” (Prima Parte) - (leggi la Seconda Parte)
autrice: AleNash (per leggere le altre storie scritte da AleNash, consulta l'elenco delle fanfic qui)
e-mail: alessandradonnini@yahoo.it
data di edizione: 11/11/2003
argomento della storia: Quando AleNash, Ely e la loro amica Crys vanno in vacanza…
riassunto breve: 
lettura vietata ai minori di anni: 7
note:  Per questa storia ho preso spunto dalle vacanze trascorse con Ely e Crys (la mia amica) quest’estate, appunto. Ma in particolare questo vuole essere il mio regalo per la mia mitica insostituibile socia Ely per tutte le premure che si è presa per illustrarmi la ben nota storia e anche per ringraziarla di un regalo che lei ha fatto a me…ho ancora i mancamenti se ci penso. Ely, grazie mille e spero di aver interpretato bene i tuoi desideri. In caso contrario, sarai rimborsata da Ciccio in persona. (AleNash)

“In risposta a ‘una vacanza normale’: Una Vacanza ai Confini del Mare”

Jesolo 2003

 

Che cosa fanno secondo voi, AleNash, Ely e Crys? Bè … è Agosto, è tutto l’anno che lavorano come delle dannate … si meritano una bella vacanza. No? Meta prescelta? Jesolo Lido…come dite? Che squallore? Ok, non è forse uno di quei posti sciccosi dove vanno tutti i vips, lo so … ma che ce ne frega. A parte che anche su questo ci sarebbero cose da dire … in fondo è proprio in una discoteca jesolana che la Compagnoni ha trovato il suo Principe azzurro … o se permettete la battuta … “variopinto”, dal momento che si trattava niente popò di meno che di Alessandro Benetton. Naturalmente, sulla natura delle dimensioni del deretano di tale fanciulla che incappa in tale incontro l’assoluta prima e unica volta che si reca in quel di Jesolo, in confronto a quello della sottoscritta che ci va da praticamente venticinque anni, dedicherò, per le interessate, una sezione a parte, ora non voglio perdere il filo del discorso.

Come dicevo, erano ormai secoli che andavo alla mia casetta del mare e per quell’Agosto avevo deciso di portarmi al rimorchio due mie mitiche amiche: la Ely, nota a tutte come l’artista della messaggeria, e la Crys … la mia famosa amica del liceo che per Tom Hanks sarebbe pronta a vendersi la mamma. (*messaggio promozionale* vedasi, per maggiori dettagli la Fanfiction “Momentanea Infermità Mentale” NDA).

 

Decidiamo di darci alla pazza gioia per una settimana grassa grassa: fatte le valigie io e la Crys ci troviamo alla stazione dei treni di Pavia mentre la Ely mi spedisce messaggini da Cremona, (lei salirà poi a Brescia), per chiedermi se per caso anche la mia valigia pesa come se dentro ci avessi messo Ciccio-dopo-pranzo in persona. La mia risposta è chiaramente affermativa. Tutto regolare, anzi … tutto molto strano: il treno è in orario e così rimane per tutto il resto del viaggio. Siamo tutte gasatissime e Crys ed Ely, che non si erano ancora conosciute di persona, vanno subito ciccescamente d’accordo. Ne sono molto felice. Arrivate a Mestre siamo assalite da una cappa di umidità tale che neanche le saune svedesi… Boccheggiando e ansimando ci dirigiamo verso il pulmann che ci avrebbe portato alla meta: siamo stanchine, ma non vediamo l’ora che la vacanza cominci. Il viaggio in pulmann è turbolento anzichenò: è tutto un via vai di gente che non appena vede il controllore … bè, della serie “SCAPPIAAAAAAAAAAMO” (Isa-copyright), cerca di inventarsi tutte le scuse più idiote di questo mondo che però lo sgamatissimo controllore non si beve nemmeno a piccoli sorsi: armato di taccuino e penna colpisce a suon di multe. Alcuni cercano di fare pure i pericolosi minacciandolo di chiamare la polizia perché ‘vogliono parlare con un superiore’ … l’unica cosa ‘superiore’ a lui era il tetto dell’autobus quindi per i teppistelli in torto, e probabilmente anche un po’ cannati, non c’è altra alternativa: giù dall’autobus.

Io, la Ely e la Crys ci guardiamo con sguardi eloquentissimi e ciò che esce dalla bocca di Crys è vangelo: “se il vostro Ciccio fosse stato il controllore li avrebbe defenestrati tutti.” In effetti non ha tutti i torti: per i vari disguidi siamo rimasti fermi nel bel mezzo della pianura veneta per oltre quaranta minuti. Io stessa li avrei defenestrati tipo Bud White incazzato. Arriviamo a destinazione che sono quasi le undici. Ad aspettarci, al sesto piano del nostro appartamentuccio sul mare, ci sono le mie due sorelle: quella grande e quella piccina. Loro sono già lì da un po’. Crys è già stata a casa mia ed è ormai ospite nota, della Ely ho ciccescamente parlato più volte in varie occasioni. La maggiore passa subito al sodo e le punta un dito contro con un sorriso smagliante:

“Tu sei quella di Ciccio?”

“Colpevole.” fa la Ely con una mano alzata.

“Piacere, io sono Francesca.”

Poi presento anche la piccola … e già sento che andremo tutte d’accordo.

 

Sistemate e rinfrescate, decidiamo di uscire per una pizza. Il modo migliore per iniziare una vacanza. Le porto alla Pizzeria Capriccio, dove vado da secoli e dove ormai siamo praticamente di casa.

E’ una serata piacevolissima e mentre siamo lì tutte sedute io osservo la scena come se non ne facessi parte.

Vedo e ascolto con piacere come si respiri un’aria di totale armonia tra tutte quante: ridiamo e scherziamo, ci scambiamo opinioni, ci facciamo crasse risate. Insomma uno spasso. Osservo le mie amiche. Ne sono così fiera. Crys ormai la conosco da anni: un mito. Lei, la sua passione per la pallavolo e lo sport che le hanno dato un fisico della bestia e una grinta che so che a sessant’anni le invidierò. Dice sempre quello che pensa, non ha peli sulla lingua, ma ha allo stesso tempo un cuore d’oro. Ha due cose nel cuore: la mamma e il suo Milan. E non disdegnerebbe un “giro in altalena” con Tom Hanks. Ho promesso che le farò da interprete se mai lo incontrerà … farò il sacrificio, che volete che vi dica …. Se poi guardo la Ely … bè … ci credereste che me l’ha fatta conoscere Russell Crowe? In un certo senso a me piace vederla in questo modo. Non saremmo qui, se non ci fosse lui. Questa fanciullina brilla di luce propria: se la vogliamo vedere in termini matematici (mi chiamo Nash mica per caso) Ely sta alle sue matite&fogli come Ciccio sta al suo inseparabile zainetto. Quando disegna Ciccio verrebbe voglia di tirargli una gomma in faccia e dirgli: “ma perché non parli?” Una bellezza senza fine. Gran cosa essere in grado di fermare il sogno in un’immagine. Ah, e c’è una cosa che ci accomuna tutte … non possiamo fare a meno di sognare. E come potremmo? Poi do un’occhiata alle mie sorelle: oh mamma saura! Sono già belle scurette … è necessario recuperare e ne ho tutte le intenzioni: sono armata di super cremina protezione 2 (temeraria, lo so) al carotene. Quella che quando ti spalmi già diventi color carota di tuo. Una vera goduria.

Il mattino dopo siamo già sdraiate come lucertole sul pontile accarezzate dalla gentile brezza jesolana. Nulla ci disturba e pensiamo solo a rilassarci. Sdraiate come tre bellezze al bagno pensiamo solo a comportarci come le cotolette surgelate poste in forno: otto minuti da un lato e otto minuti dall’altro. Ad un certo punto della cottura, quando io e la Ely siamo a pancia in giù, inizia lo sport più divertente delle vacanze al mare: il Ciccio-spotting (come quelli di Train Spotting si mettevano, come l’espressione stessa spiega, ad aspettare i treni … noi ci siamo messe a scrutare l’orizzonte alla ricerca dei sette sosia o per lo meno di gente ciccesca degna di nota). Appostate come due mozze perfette, il Capitanone Jack sarebbe orgoglioso di noi, osserviamo.

“Ale, Ale guarda quello!”

Ma io sono severissima.

“E tu quelli li chiami capelli?”

“Bè, ma di fisico non è male.” La Ely è ottimista, ma io sono intransigente:

“No capelli, no party!”

La nostra Crys, intanto era andata a farsi una pucciatina nell’Adriatico. Io e la Ely abbiamo deciso di indugiare un po’ di più al sole. Tornata la Venere dalle acque si unisce a noi … ma lei è più seria … agguanta il suo libro di Agatha Christie e la perdiamo in un nano secondo. Altra cosa che non vi ho detto di lei è la sua passione per la lettura: lei sta ai suoi libri come Ciccio alle sue sigarette. Ne brucia uno via l’altro che è un piacere e mi sa che fra un po’ Grisham entrerà in crisi perché credo che la mitica abbia letto pure quelli che lui deve ancora scrivere. Ad un certo punto un rumore ci distrae. Lo stesso rumore del mio cellulare in modalità vibrazione lasciato suonare sul tavolo della cucina: una nave che entra in porto. Alziamo lo sguardo e non molto lontano, al largo dei pontili, vediamo un meraviglioso galeone. Lo usano da un po’ di anni a Jesolo per i turisti. Li portano in giro, penso fino a Venezia e poi ritornano, io non ci sono mai salita, ma deve essere bello. Io e la Ely ci guardiamo con occhi sognanti e il pensiero è uno solo:

“Pensi anche tu quello che penso io?” sospiriamo come se stessimo facendo l’aerosol.

Ma anche la Crys è preparatissima (per forza, le ho regalato un libro di ‘O Brian!):

“Sembra quella di Jack Aubrey.”

E io le voglio sempre più bene. Mentre ci prepariamo a salire sul traghetto verso l’isola di ‘il sogno è gratis’, le fantasie si sprecano.

“Ragazze ve lo immaginate se il vostro Ciccio fosse qui a girare una scena di ‘Master and Commander’?” la Crys ci provoca …

“Non mi ci far pensare che vengo a mancare.” Questa sono io.

“Starei qui a prendere il sole, secondo te?” Questa era la Ely.

“Mitico, lui che recita e io che faccio da regista!” la Crys rincara la dose … e ci prende pure gusto. “STOOOOOOOOP” grida in mezzo al pontile ormai immedesimata nei panni di Crys Weir. Mentre ci abbandoniamo a fantasie un po’ meno oniriche e un po’ più calzinesche, scherza di qua scherza di là … ci viene fame sul serio. Optiamo per un bel posticino lungo la passeggiata costruita e sistemata negli ultimi anni con tutti i criteri di una passeggiata marittima … e alla fine dedicata a due artisti italiani: il primo tratto ad Andrea Bocelli e il secondo ad Alberto Sordi … scelta forse un po’ infelice, dal momento che, nessuno dei due, ognuno per le sue ragioni, la vedrà mai in tutto il suo splendore.

 

Dopo un lauto pasto e chiacchiere ciccesche ci rilassiamo un po’ godendoci la nostra reciproca compagnia. Nel secondo in cui Crys aveva deciso di farsi un giro ad incipriarsi il naso, ovviamente, suona il suo cello. Sono mamma e papà, che tanto la menano e tanto la fanno lunga perché la figlia prenda e se ne vada di casa libera e indipendente, ma che non appena scatta la dodicesima ora in cui lei se la sta godendo di brutto lontano da loro, subito mamma e papi chiamano tutti allarmati. Non rispondendo nessuno al telefono, la credono già nella pancia di qualche squalo. La mitica torna. Risquilla il telefono e lei risponde guardandoci con sguardo scontatissimo:

“I miei.”

‘Ma dov’eri!?!?’

Sua madre la sento persino io da qui. Ma la Crys è come sempre un mito.

“Eee mamma, dove vuoi che sia … sulla cima dell’Everest! Sono in spiaggia … mica vuoi che mi porti il cello anche in bagno, spero?”

 

Tranquillizzata la mamma torniamo a noi. Io e la Ely le raccontiamo del meraviglioso mondo della messaggeria: questa stupenda famiglia dove siamo tutte unite nel nome di un solo uomo: Ciccio. Siamo tutte sorelle, mamme, zie … ci vogliamo un sacco di bene e praticamente è il nostro rifugio nei momenti di ordinaria follia … ciccesca e non. La Crys è affascinata e ci ripromettiamo di portarla qualche volta nel nostro regno dorato dove è il calzino a farla da padrone e dove sognare, appunto, è assolutamente gratis.

“Che ne dite, ragazze, vi va di fare due passi per smaltire il pranzetto?”

Proposta accettata all’unanimità.

Essendo che mi chiamo Nash … secondo voi che cosa mi toccherà fare oltre a portare in lavanderia ogni due per tre le mie camicie coi laccetti? Bè, cito a memoria … la mia vita è fatta di numeri … e anche mentre mi godo la passeggiatina con le mie amiche non posso fare a meno di … dare i numeri. Sì perché, dovete sapere, che non c’è modo più divertente di godersi le passeggiate sul bagnasciuga se non quello di guardare il mare, chiacchierare quando capita, e inventarsi qualcosa per occupare la mente. Noi, le tre grazie e le mie sorelle, ci incamminiamo e io penso che dovrebbero girare un altro film in cui le Charlie’s Angels sono non tre, ma cinque: siamo uno splendore. Ma chi tra noi brilla di luce propria è la Ely. Scandaloso. Se mia sorella maggiore con quei capelli da sirena ne seduce a centinaia, la mia sorellina con quegli occhi azzurro-cielo ne tramortisce a migliaia, la Crys con quel fisico da super donna ne fa fuori a squadre intere … la Ely dovrebbe essere considerata un serial killer. Capello liscio castano-ciccesco che non fa una piega nemmeno a metterci la colla sopra, sguardo ammaliatore, fisico mozzafiato e insomma … se la vedeste concordereste con me nel dire che a Ciccio nostro basterebbe uno sguardo per cadere a terra boccheggiante … e la sua dolce Peky la restituirebbe definitivamente alla protezione animali. Una vera e propria strage: mentre cammino do sul serio i numeri. Dopo nemmeno cinquanta metri, di maschi sbavanti ne ho contati almeno dieci … uno ogni cinque metri: niente male. Buongustai. Poi si passa al commento: è la zona dei maiali, penso. Ne conto un quattro o cinque: i commenti ve li risparmio, dico solo che Ciccio nostro è stato più signore con la famosa tizia al suo concerto e la sua idea di fargli scivolare il plettro della chitarra nella scollatura (*messaggio promozionale* per maggiori informazioni si visiti il sito di Angie&Lucy http://www.russellfunland.altervista.org/). La Ely ride perché al fatto di essere una gnocca da cinema non ci crede proprio, e il bello di lei è proprio questo. Ma io la zittisco e continuo a contare. Di pontili ce ne siamo fatti una quindicina, siamo quasi al faro, ci giriamo per tornare indietro e mi guardo attorno: uno scempio! I cadaveri si distinguono visibilmente da quelli che sono semplicemente sdraiati a prendere il sole: secondo me sono ancora lì che rantolano. La passeggiata di ritorno non è molto diversa, io continuo a contare, ogni tanto abbandonandomi alla chiacchiera o all’osservanza di chiome degne di nota. La mia sorellina, che più di ogni altra, è tanto piccina e sembra un bambolina, ma te le dice pane al pane e vino al vino, esprime la sua opinione in merito ad alcuni guardoni:

“Bè, ma almeno chiudete la bocca!”

Ma la povera Ely che ci può fare … come dite? Io non ho dato indizi sulla mia avvenenza? Come dire … io sono destinata a sedurli grazie al mio genio.

 

 

 

Galeotto fu il limoncino.

Che giornata! Certo che il lido jesolano non offre chissà che in quanto a gnocchi freschi: spaparanzate sotto l’ombrellone con occhi a forma di cannocchiale, ciò che si è presentato al nostro giudizio non è stato granché. A parte i numerosi che han vinto il premio estivo come contorsionisti collari che passeggiando quasi l’han fatto roteare a 360° per dare uno sguardo più intenso alla nostra Ely, credo che quello che sia rimasto nel cuore di tutte noi sia stato quello con in spalle uno zaino di jeans enorme con dentro … una cadrega (“sedia” NDA). Abbiamo ghignato per ore.

Non male è andata la caccia per la mia sorellina, che bel bella sul pontile, ne ha agguantato uno con la scusa che lui le ha chiesto se poteva leggere il suo “Focus” (nuovi metodi intellettuali di rimorchio, si vede). “Fa il pompiere, è veneto”. Ci ha detto tutta orgogliosa. Bè, un eroe per eccellenza, e già mi immagino mia sorella sposata con Grisù, che vive in una casa a due piani con, al posto delle scale, un tubo d’acciaio, tipo quelli che hanno in caserma, per scivolare da un piano all’altro.

 

Cotte dal sole e già con un colore più dignitoso, decidiamo di uscire a mangiare insieme per tirarci un po’ su. Affezionate alla nostra pizzeria passiamo un’altra magnifica serata coronata dalla gentile offerta di uno dei camerieri che ci porta una crema al limoncino paradisiaca. “Offre la casa”. E noi accettiamo volentieri. Accidenti però, se va giù che è un piacere. E mi sa che mi ha dato anche un po’ alla testa. Dopo la cenetta ci facciamo una bella passeggiata per via Bafile, piena di gente … il cuore della vita estiva jesolana.

 

Arriviamo nella piazza più vicina … dedicata ad uno dei tanti famosi Giuseppe d’Italia. Siamo tutte un po’ stanchine per il sole, probabilmente, e anche per il limoncino, sicuramente più probabile. A me personalmente inizia un po’ a girare la testa. Ci dirigiamo verso un locale molto in voga in quel di Jesolo. La Crys è tutta eccitata. All’inizio della serata ci ha avvisate:

“Ragazze a voi scoccia se ad un certo punto vi lascio? Stasera c’è il trofeo Berlusca e non me lo posso perdere, il Milan gioca contro la Juve e li dobbiamo far neri quei bastardi!”

Come contraddirla. Ma in sto locale la tele c’è, ed è lì che sono rifugiati praticamente tutti gli uomini. Crys ci si precipita … peggio degli uomini la domenica. Già all’entrata tira giù un madonnone: il Milan sta perdendo. E’ meglio starle alla larga, io ed Ely ci dedichiamo ad una libreria proprio attaccata al locale tutto in stile americano con arachidi gratis (il locale!) … motivo per cui tutti i bambini entrano quatti quatti e ne escono con le taste “misteriosamente” rigonfie. Io mi guardo i libri in lingua originale, la Ely, dopo essere stata nella zona dei libri d’arte si dirige in quella “romanzi”: in fondo siamo entrambe due inguaribili romantiche. Ad un certo punto mi sento chiamata tipo cane da riporto dalla zona “Sveva Casati Modignani”: è la Ely. Mi fa gesti con la testa. Io la guardo, vedo che mi fa cenno di guardare verso l’entrata del locale. Osservo …osservo meglio. Come disse Julia Roberts nella nefasta notte in cui un ladro ancora latitante soffiò l’oscar a Ciccio: “Oh I love you, God.” (“Signore mio, ti adoro!” NDA)

Un uomo: canotta, tamarra, cappello, tamarro, pollice infilato nel passante della cintura dei suoi jeans, tamarri. Posa alla Bud White, tamarrissima. Fa un sesso da cinema (Traduzione: “è molto, ma molto attraente” NDA). E’ lui … uno dei sette sosia è pagato per fare il buttafuori in un locale … e il commento nasce spontaneo…che altro avrebbe potuto fare? L’unica cosa che ci convince che non può che essere solo un sosia è l’altezza. Ciccio è più picciotto. Ma la Ely è estasiata.

“Ale … non l’ho mai visto così da vicino … voglio dire, è come averlo davanti agli occhi … non ci credo.”

Sfacciatamente, ci appropinquiamo. In fondo la partita la vogliamo vedere pure noi. Entriamo e il belloccio non fa una grinza. La Crys è tutta un fumo, incazzatissima perché il risultato non si smuove. Io e la Ely buttiamo l’occhio in ben altra zona al di là dello schermo, a me la testa continua un po’ a girare, e non so mica se è solo per il limoncino. Finita miseramente la partita, con la Crys che sbraita tipo Trapattoni quando da il meglio di sè, decidiamo di uscire: rimorchiare un buttafuori non ci sembra cosa facile. Esco prima io con la Crys al seguito, la Ely è dietro di noi, mi volto e ho un deja-vù. Ma secondo voi, tra tutte noi, sorelle comprese, su chi ha buttato l’occhio-maialo il nostro anonimo amico? Ovviamente sulla Ely. Ma come spesso accade, come dicono dalle mie parti : ‘grande e gros, ciula e balos’ (“Grande e grosso, ma un gran tordellone” NDA). Poche sono le probabilità che un figo soprannaturale sia anche accattivante vocalmente parlando. Finora io e la Ely ne abbiamo in mente uno ed uno solo. Per farla breve il tizio ha deciso, lo sventurato, di aprire bocca e parlare. E con un timbro di voce del tipo ‘poliziotto Hüber’ (noto personaggio interpretato da Aldo Baglio nel trio dei poliziotti svizzeri di Aldo Giovanni e Giacomo NDA) scelse le seguenti parole per rimorchiarsi la Ely.

“Scusa, ma tu sei di Treviso?”

Essendo che la Ely a domanda intelligente risponde con intelligenza e senza mentire, la discussione si conclude al suo semplice.

“No, sono di Cremona.”

E lui ci rimane come un tordellone, appunto.

“Ah, perché hai la faccia di una che ho visto a Treviso.”

Se lui la tipa di Treviso l’avesse vista veramente se lo porterà nella tomba. La Ely è comunque tutta giuliva.

“Ha pure gli occhi come i suoi, non gli avevo mai parlato così da vicino.”

 

Arrivate a casa mi rendo conto che la testa è davvero davvero pesante. La Ely si preoccupa.

“Stai bene, ciccina?”

“Mi sa che io certe cose non le devo proprio bere.”

Ci sediamo sulle poltrone del salotto a chiacchierare un po’ mentre la Crys se ne è già andata a letto e le mie sorelle pure. Iniziamo a chiacchierare come è nostro solito fare, quelle chiacchiere che iniziano ad una qualunque ora della notte e non si sa quando finiscono.

“Certo che Ale, ti immagini come sarebbe bello averlo qui con noi? Portarlo in spiaggia, mangiare insieme, tu gli spupazzeresti i capelli, io lo coccolerei … sarebbe un sogno.”

“Come sono d’accordo… Ma ho bisogno di credere che un giorno succederà.”

Parliamo e parliamo, fino a quando non mi ricordo se ho smesso di sentire la voce di Ely e mi sono addormentata o se lei ha smesso di parlare addormentandosi prima di me. Cado nel sonno più profondo e totale, complice il limoncino della pizzeria.

 

La cosa che di sicuro fa bene dopo una inciuccata, sebbene di bicchierino me ne sia fatto solo uno, è uno di quei caffè fortissimi appena sveglie. A camminare per la casa non è che la testa mi giri molto, a dire il vero non mi gira affatto, ma del caffè ho voglia comunque. E’ una giornata splendida, sarà bello andare al mare oggi, penso, mentre noto che Ely se ne deve essere andata a dormire a letto, non come me, che sono rimasta sulla poltrona.

C’è chi è più mattiniero di me, evidentemente, forse mia sorella … che canta nel bagno … carino il motivo … e ha una voce maschile niente male … una voce maschile?!?! Una voce che tra l’altro … apro la porta del bagno, forse il limoncino ha davvero degli effetti collaterali catastrofici: un uomo nudo nel mio bagno che si fa la barba?!?!?! Caccio un grido.

“AAAAAHHHAAAAHHHHAAAAHHHAAHHHAHAHAHA!

“Cosa? … Chi…? Cazzo, Nash mi hai fatto prendere un colpo! Ma ti pare il caso di urlare in sto cazzo di modo?!?!”

Rimango imbambolata per “n” secondi. Sembro tanto la tizia che ha fatto la pubblicità di quelle famose salviettine struccanti che si vede passare Banderas mentre fa jogging proprio davanti a casa, quando lei ha un aspetto orrendo. Sono uguale. ‘Nash? Ho sentito bene?’ Mentre sopra la mia testa troneggia un enorme punto di domanda, non riesco a tenere la bocca chiusa: sembro un pesce. Ma tra le più cretine che avevo in testa, l’unica domanda che mi esce, è forse la più intelligente.

“Ma tu … ti chiami Russell?”

Mi guarda con un sorriso sexy, ma che allo stesso tempo mi sta dando della cretina.

“Esatto … a meno che stanotte non mi abbiano cambiato nome a mia insaputa … ma che hai, Nash, ti senti bene?”

“Eh?”

“Hey Nash, ci sei?”

Mi agita davanti agli occhi una mano, la sua manona bellissima.

“Hey Nash, quante sono queste? Ieri sera non mi sembravi così rimbambita, anzi, era tutto un Ciccio di qua e Ciccio di là.”

“Ciccio che?”

“Ciccio … non è così che mi chiamate, tu e Ely?”

“Ely? Conosci anche lei?”

Mi sorride nel suo solito modo sexy e leggo nel suo sguardo una punta di malizia … chissà come mai … mi strizza l’occhio.

“Oh sì, conosco anche lei.”

Mi metto una mano davanti alla bocca, quel che è troppo è troppo.

“Oddio, mi viene da vomitare!”

“No, non qui, non su di me!”

Mi prende la mano … me la prende sul serio. Non lo sto immaginando.

“Dai Nash, ma che cazzo ti sei fumata? Sei ridotta uno straccio, dai, siediti qui.”

Ci sediamo sul bordo della vasca e il mio stomaco inizia a farsi una ragione della magnificenza che ho seduta accanto a me.

“Mi sembra di essere in un sogno.”

“Toh, ti do una sberla così ti accorgi che non stai sognando.”

Lo guardo con occhi a palla.

“Non oserai!”

“Dai, scherzo, vuoi un pizzicotto, che prova vuoi?”

Penso per qualche secondo, il mio viso si allarga in un sorriso, anche lui sorride.

“Che c’è?”

“Mi permetti?”

“Fai pure.”

E con tutto il piacere di questo mondo inizio a passargli le mani tra i capelli: sono proprio belli, setosi, morbidi, profumati, boccolosi, non c’è lo straccio di una doppia punta … sono duemila volte meglio dei miei … e sono assolutamente autentici.

“Contenta?”

“Tu non puoi sapere quanto.”

Ride con aria un po’ stranita.

“Bene, ora che sei tornata sulla terra mi lasci finire di farmi la barba?”

“Ma certo, scusa.”

Faccio per uscire dal bagno, mi giro di nuovo ad ammirare la sua bellezza statuaria.

“Scusa se mi sono messa a urlare, prima, ma non sono abituata a trovarmi … uomini nudi nel bagno.”

“Non preoccuparti, fare urlare una donna non è cosa nuova per me.”

Mi strizza l’occhio assumendo proprio la faccia da tenero “maialo” (Kya-Copyright) di cui la mia guru spesso ha parlato in messaggeria.

Chiudo la porta e mi guardo un po’ intorno nell’appartamento per rendermi conto se sono davvero lì o se ci sono prove che quello non possa essere solo un sogno. Ma poi ci rifletto un po’ su: se anche fosse un sogno, me lo godrò fino all’ultimo istante della fase REM!

 

Vado in cucina a preparare il caffè, intanto la casa incomincia a svegliarsi tutta. La Ely per prima.

“Sai se c’è qualcuno in bagno o posso andare?”

Quasi non so come dirglielo, ci provo nella più semplice delle maniere … magari lei è la mia ultima chance per sapere se sto sognando.

“… C’è … Ciccio.” Non la guardo perché voglio solo sentire ciò che uscirà dalla sua bocca.

“Ah, ok, allora aspetto.”

Oddio, allora l’unica cretina che non sa niente di sta visita a Jesolo Lido sarei io?

La mia sorellina entra in cucina seguita dalla grande.

“C’è ancora il vostro amico in bagno? Cacchio, è peggio di una donna, e ben lo sa che di bagno ne abbiamo uno solo!”

La più grande le da manforte.

“Tra l’altro è dentro da ore, l’ho sentito quando si è svegliato stamattina, saranno state le sei.”

“Ora vado a dargli una voce.”

Sì, evidentemente l’unica cretina sono io.

Guardo la Ely che, non so come faccia, pure la mattina farebbe invidia a Venere. Non so se chiederle spiegazioni, ho paura di passare più fumata che con Russell. Sorride come una bimba.

Ad un certo punto spunta Russell tutto docciato, sbarbato, con la coda sistemata e più bello di un adone.

“Dormito bene?”

“Sì, Ciccio, e tu?”

“Non c’è male, mi ero scordato dov’ero.”

“Anche oggi devi lavorare, vero?”

“Eh, sì, ma ci possiamo vedere per pranzo se vi va di raggiungermi.”

“Raggiungerti dove?” faccio io.

Scoppia a ridere, mi prende la testa tra le mani e fa finta di scuoterla.

“Nash?!?!!? Ma che hai stamattina?!?! … Che ha stamattina?” si rivolge ad Ely che si mette a ridere.

“Non lo so, e dire che ieri non abbiamo bevuto tanto.”

Li guardo arrabbiatissima, esigo una spiegazione.

“Smettetela di prendermi in giro! Sono solo … un po’ confusa, tutto qui, non c’è bisogno di farla tanto lunga.”

“Ok, ok, scusa, devo girare alcune scene del film qui, ricordi? Il galeone che vedi un po’ al largo del pontile … ti dice qualcosa?” Nel chiedermelo, pur prendendomi sempre in giro, addolcisce la pillola con una carezza sul viso.

Vorrei mettermi a ridere, ma non lo faccio. Mi piego all’evidenza dei fatti e faccio una promessa: giuro che non berrò mai più superalcolici.

“Ma … certo, ora è tutto chiaro.” Sorrido cercando di sembrare il meno cretina possibile e mi chiedo perché anche nei miei sogni, ammesso che questo lo sia, devo sempre essere combattuta dalla mia razionalità … insomma … i capelli glieli ho ben toccati, la superba nudità che ho visto era ben … reale. Non può essere stato che l’alcol, una leggera confusione mattutina, ma tutto si sistema. Russell riprende il discorso.

“Tra l’altro mi devo pure sbrigare!”

“Come mai?” Chiedo sperando di cuore di non aver fatto un’altra domanda cretina.

“Bè…” ha un’aria da cucciolo un po’ indifeso.

“Il regista è ok … ma l’aiuto regista è una tale talmente incazzosa e pignola … è peggio di me! Ha una grande professionalità, ma quando si incazza … cazzo, non ce n’è per nessuno!”

Mi chiedo chi sia tal personaggio. Una donna, bah … magari una nuova, anche se non mi risulta che l’aiuto regista in Master and Commander fosse una donna.

Mi risveglia il bel principe che prima di uscire ci schiocca, a me ed a Ely, un bel bacio sulle guance.

“Ci si vede, mates! Vi aspetto per l’ora di pranzo!”

“Ok Ciccio.” Risponde Ely perché io sono ancora lì che penso ai suoi capelli.

Decido di farmi un caffè triplo, tutto per me. Me lo bevo, e la giornata assume tutt’altro colore. Con Ely decidiamo di andare in spiaggia, ma prima ci rechiamo dal fornaio, come due perfette massaie, per comprare il pane fresco per i panini di Ciccio.

“Quanti gliene compriamo? Sarà affamato, poverino.”

Ely propone.

“Quattro?”

Io ci penso un attimo.

“Facciamo sei, meglio abbondare … al massimo gli altri se li tiene per la merenda.”

“Che cosa ci mettiamo dentro?”

“Cotto, Crudo, uno con tutti e due i prosciutti e poi magari tonno e mozzarella.”

“Caspita Ale, ma così non si alza più per tre giorni!”

“Ma con tutto il movimento che fa sai quanto consuma, povero Ciccio?”

“Ho capito, ma poi sui giornali dicono che è grasso, sai che poi lui ci rimane male.”

“Lo teniamo allenato noi, tante belle nuotate e via così.”

Ely mi guarda sorridente.

“Ale, grazie per questa bella vacanza. Sapevo che sarebbe stata speciale!”

“Sono contenta che tu abbia accettato di venire … ma la Crys dov’è? Andiamo a svegliarla.”

“La Crys?”

Ely mi guarda con la stessa aria con cui Russell mi aveva guardato quando gli avevo chiesto se si chiamava Russell.

“Ale, la Crys sarà fuori da ore! Già al lavoro efficiente come sempre.”

Penso per una frazione di secondo e mi ridò della cretina. ‘L’aiuto regista incazzosa, fessa io che ci ho messo così tanto a fare due più due!’.

Fine Prima Parte (Continua)


segue

 

Questo sito e' creato, mantenuto e gestito da lampedusa. Se hai bisogno di contattarmi, scrivimi all'indirizzo lampedusa@tin.it. Se hai delle informazioni da segnalarmi, contattami via email. Il sito e' online dal 21 febbraio 2001. Pagina creata il 11/11/2003