Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: 7 Chili in 7 giorni
autrice: Carlotta
e-mail: claterza@libero.it
data di edizione: 21/08/2004
argomento della storia: Russell Crowe in visita dietologica presso il Policlinico Gemelli di Roma.
riassunto breve: una star con problemi di linea incontra una dietista con problemi di cuore…
lettura vietata ai minori di anni: 14 anni
note:  ho pensato molto se dovesse capitarmi realmente un incontro del genere e che reazione avessi. Non so ancora darmi una risposta perché le emozioni sono imprevedibili e non codificabili in nessun tipo di schema preconfezionato. La cosa che invece è chiara, è che scrivere questa fiction mi ha aiutato a fuggire da una realtà deludente. Se lo avessi fatto prima, probabilmente avrei già scritto una intera enciclopedia…Concludendo, vorrei solo ringraziare chi ha collaborato alla stesura della fanfic in modo notevole e cioè il mio emisfero destro cerebrale e Michael Bublè che con il suo CD, ha aiutato il mio emisfero destro a sognare e a scriverne. That’s all. 

7 Chili in 7 giorni

 

Quella giornata cominciò capovolta…
La sveglia ebbe un collasso, infatti non suonò alle 6.30 del mattino, com’era solita fare da 5 mesi a questa parte ormai, da quando mi ero trasferita a Roma per frequentare il tirocinio obbligatorio per la laurea di Dietista presso il Policlinico Gemelli. Infatti come tutte le mattine l’orario era stato suddiviso in tempi cronometrati all’inverosimile, perfetti direi. Questa era una parola amata ma odiata allo stesso tempo da me, che tendo al programmismo più esasperato di tutto ed invece c’è sempre qualcosa che sgarra, un intoppo, un ostacolo, una rottura di bolas….
Insomma non fila mai tutto liscio, ecco!
Per di più, quella mattina anche lo scaldabagno non fece che peggiorare le cose e quindi dovetti accingermi alle mie pulizie personali solo con la dannata acqua fredda. Ero sul punto di rimandare la mia pulizia personale alla sera, dopo aver chiamato il tecnico che sarebbe venuto a dare un’occhiata nel primo pomeriggio, ma per la presenza e decenza nei reparti ospedalieri, questa operazione va eseguita, costi quel che costi, anche tutto l’albero genealogico degli antenati di chi ha inventato lo scaldabagno elettrico e che ho nominato io, quando ho riempito il bidet…
Dopo aver terminato il rito delle abluzioni giornaliere e vestita nella mia solita mise e cioè pantaloni di velluto e felpa sportiva con trapuntina e pashmina, raccolgo la mia valigetta, oggetto distintivo di tutti coloro che entrano al Policlinico e che non fanno parte della riva avversa, mi avvio alla macchina con un umore già provato dall’insostenibile fregatura del vivere quotidiano…
Nel traffico tentacolare di Roma delle 8.30, mi immergo nei miei pensieri e nei ricordi di 6 mesi fa quando mi trasferii dalla mia amata Bari, per trovare un appartamentino qui nella capitale per svolgere il tirocinio semestrale per il conseguimento della laurea di dietista. Le paure di mia madre, il distacco da mia sorella e da lei, sono le cose che mi provocano ancora tristezza e solitudine e che credo, non possono essere sostituite con niente e nessuno al pari di loro due….
Questi malinconici pensieri prendevano posto nella mia mente, già maltrattata dalle noie della giornata nascente e ulteriormente angosciata per l’ignoto evolversi della stessa.
Quando arrivai all’incrocio all’imbocco del Colosseo, dopo aver mandato parecchi in un altro paese, un flash mi attraversò la mente e si figurò davanti ai miei occhi sotto le spoglie del Gladiatore alias Russell Crowe. Ogni mattina anche se ero preda a vari pensieri, ricordi, frasi che mi ritornavano alla mente, quando arrivavo nei pressi del Colosseo, il mio cervello collassava e come un nastro che si riavvolge per poter essere riascoltato, così partivo con il rewind dei fotogrammi del film e mi deliziavo a soffermarmi sulla fisicità del personaggio rappresentato degnamente da un australiano che poteva benissimo passare per un ispanico o un mediterraneo dal sapor medio-orientale…
Eh sì, quei momenti catartici erano le giuggiole della giornata che era sempre densa di andirivieni tra l’ambulatorio, il reparto degenza, le visite ai ricoverati, lo stilare delle diete e le preparazioni dei menù del giorno dopo.
Così si divideva la mia giornata di 8 ore di tirocinio e quando staccavo verso le 17.00 ero, come si dice qui a Roma, una sòla.
Non appena indossai il camice, che riponevo nel mio armadietto nello spogliatoio dei medici specializzandi, entrò Linda, una simpatica dottoressa, specializzanda in nefrologia, con cui avevo fatto amicizia, quando avevo cominciato l’internato.
- Ah! Sei qui Natalia? Oddio che brutta cera hai, stamane…Dì, per caso non avrai passato una sana notte folle con il dott. Bellizzi? Dimmi tutti i particolari, dai, sono curiosa di sapere che posizioni avete usato….
Reprimo a stento una risata che non è di quelle fragorose da me lanciate in ogni dove, con occhiate di imbarazzo e sconcerto che la gente mi rivolge, dopo essere stata investita da uno tsunami1 acustico come quello mio!
- Lo vedi che hai riso, ti è sparita la ruga espressiva che avevi al centro della fronte, segno di inquietudine e preoccupazione che ti affliggono.
- Sai Linda, credo che tu abbia sbagliato specializzazione, dovevi prendere psicologia della comunicazione non-verbale, perché ogni volta centri il bersaglio…comunque per rispondere ai tuoi interrogativi inquietanti, ti do la sconsolante notizia che ieri sera ho dormito da sola a casa mia, come sempre! Bene…spero di aver soddisfatto la tua curiosità scandalistica ed ora scappo perché è tardi e il dott. Di Torno se non mi vede, si appunta l’assenza e me la fa recuperare in ogni modo.
- Aspetta, è proprio del dott. Di Torno che devo parlarti. L’ho incontrato giusto 10 minuti fa che ti cercava, ha chiesto se eri arrivata e gli ho detto che eri in dirittura d’arrivo, salvo il fatale incontro della tua vita….- Linda mi ammiccò con sguardo ironico e la interruppi con “Bello! Hai detto anche questo. Complimenti Linda, chissà che penserà di me il primario di dietologia, il caro rompiballe Di Torno…” risposi contrariata a Linda, che invece continuava a fissarmi divertita come se stesse vedendo una commedia “e magari penserà che sono una che se li và a cercare o la dà al primo che capita!” continuai con lo stesso tono.
- Ma dai Natalia, cosa c’è che non và in quello che ho detto! Non è mica una sentenza di morte….era solo una battuta….- e non finì le sue parole perché vide il mio viso rattristarsi e contrarsi in una smorfia che preludeva solo al pianto “stai bene?” mi disse seriamente guardandomi con quei suoi occhi azzurri ed indagatori “vieni sediamoci qui…oggi non deve essere una giornata serena. Se ti và, per la pausa pranzo possiamo prenderci un panino al Burger King e parlare un po’” mi disse sedendosi vicino a me ed abbassando la voce nel timore che nella sala potesse entrare qualcuno.
- Bè…in effetti non so se stò bene, forse è per la sindrome premestruale, forse è la lontananza da casa, forse perché ho una vita sociale pessima, forse perché le mie frustrazioni hanno varcato la soglia del non ritorno, forse più che aspettare che il Bellizzi si accorga di me, faccio prima a chiuderlo in stanza ed aggredirlo, così almeno per una volta mi sarò tolta una soddisfazione nella vita….- dissi queste parole tutte d’un fiato e Linda mi sorrise dolcemente dicendomi “Natalia per la tua solitudine dobbiamo trovare un rimedio immediato. Perché non provi ad uscire, parlare, svagarti, incontrare gente nuova insieme ai miei amici e poi, scusa se è poco, hai visto quanti tipi conosco?”.
- Per carità Linda, le persone che mi hai fatto conoscere sono tutte simpatiche, certo un po’ naif o sopra le righe e mi hanno fatto passare la serata facendomi divertire molto, ma…- aggiunsi.
- Niente ma. Se sabato sei dei nostri, ti farò conoscere Mirko, il lanciatore di coltelli che lavorava al circo Orfei, ma che tutt’ora si accontenta di lavorare sui set cinematografici o di andare in qualche programma televisivo come mago o exploit di sorta. E’ rumeno, è bellissimo ed ha una somiglianza con Ralph Fiennes, per via dei suoi capelli lunghi e biondi, come nel film Strange Days.
- Accipicchia Linda! Vorrei sapere come fai a conoscerli. E’ predisposizione naturale o colla vinilica permanente quella che usi?
- Lo vedi che ti è tornato il buon umore…basta poco, lo dico sempre.
Ad un certo punto nello spogliatoio entrarono due medici che avevano finito il turno di notte e parlavano di resezione gastrica e by-pass intestinale, dirigendosi verso i loro armadietti e prendendo
le loro rispettive valigette.

tsunami1= voce giapponese che indica le onde provocate da terremoti sottomarini
Tutte uguali quelle dei medici senza colori o disegni di sorta, che esprimono l’appartenenza ad una classe sociale, detta casta eletta, che parla un’unica lingua, completamente sconosciuta a chi ascolta, vertente su 2 soli argomenti che possono durare ore, se non addirittura giorni e che sono la medicina, con tutti gli annessi e i viaggi in barca a vela.
A me dopo i primi 10 minuti di ascolto, il tutto mi fa venire un mal di mare…
L’arrivo dei due medici, mi fece distogliere dalla conversazione che era durata tantissimo. Dall’autoparlante della corsia del reparto, si sentiva la voce gracchiante dell’infermiera di turno che diceva “la dietista Natalia Antonacci è attesa nella stanza 12, la dietista Natalia Antonacci è attesa nella stanza 12”.
- Caspita, è il capo che vuole vedermi e sicuramente mi farà una lavata di testa con i controbigodini a molla - dissi alzandomi e chiudendo il camice bianco.
- Allora ci vediamo alle 13.15 davanti al cancello?- esclamò Linda, aspettando la mia risposta che non tardò a venire, insieme alla promessa di rivederci di lì a poche ore.
- Ah!....e non ti struggere per il dr. Bellizzi perché è partito per un corso di aggiornamento a Boston, quindi pensa al rumeno e non al romano!
Passando nel corridoio, mi riecheggiavano le parole di Linda ed immediatamente pensai al dr. Bellizzi. Mi ricordai quando me lo presentò il dr. Di Torno. Era il primario di nefrologia più bello che avessi mai visto. Un uomo di 50 anni, brizzolato ed amante dello sport e della vita in tutte le sue espressioni, a cui le donne cadevano ai suoi piedi, consapevole del suo fascino sale e pepe, che accendeva morbosi ed oscuri interessi. Già, ma con una come me, che faceva fatica pure ad accendere un cerino, il dr. Bellizzi non avrebbe mai sprecato il suo…accendino personale!
Sarebbe meglio che accendessi un cero alla Madonna, pensai.

Il dr. Di Torno comparì subito dopo essere uscito dalla stanza e da come mi guardava non c’era niente di buono nel modo in cui lo faceva.
- Signorina Antonacci, finalmente! Ha dimenticato l’orario di entrata o si è laureata di già? Lo sa che non sono ammessi ritardi, salvo per situazioni particolari e credo che non sia il suo caso oggi! Ma ora visto che lei è qui, ho bisogno della sua competenza dietologica, venga, andiamo nel mio studio – e così dicendo riaprì la porta della sua stanza facendomi entrare.
- Bene, oggi lei dovrà sostituirmi per una visita privata perché ho un consulto urgente per un operazione ad un grande obeso, ricoverato in medicina interna. Non si preoccupi per la compilazione dei dati sulle patologie, quella può scriverla lei stessa, poi, se non dovessero esserci difficoltà, come credo, può stilare la dieta quando crede. Bene, è tutto chiaro signorina Antonacci? Ci vediamo domani e mi farà sapere della visita, arrivederci e buon lavoro!

Ecco! Come al solito il buon lavoro suo è il super lavoro mio. Accidenti a lui. Questo è l’appuntino per il mio ritardo di oggi. Pensai frastornata a tutte le cose che dovevo fare e all’ultima incombenza ordinatami. Sfogliai il diario-datario da tavolo e scorsi l’appuntamento privato alle 12.00 con una sigla o meglio una moltiplicazione, anziché un nome e cognome, T x RC.
Che il dr. Di Torno fosse un medico strano, lo avevo già capito da tempo, ma ora vedere che gli appuntamenti privati li scriveva in sigle incomprensibili, era proprio il colmo.
Questo mi dava conferma di alcune voci di corridoio che dicevano che per sviare i tradimenti in corso, i medici appuntano in sigle varie i nomi delle loro amanti. Lo avevo sentito da dei discorsi fatti da 2 infermiere di turno, che dicevano che la moglie del dr. Ambascia, aveva scoperto i tradimenti del suo coniuge, tramite le abbreviazioni delle patologie dell’intestino, scritte sul suo palmare. Certo che non deve essere stato facile per lei, codificare un M.d.C. (Morbo di Chron) in Marina domani C’è.
Credo che per questi codici bisogna come minimo studiarsi qualcosa, altrimenti ti ritrovi spiazzata, ignara e…cornificata!!
Forse anche per il dr. Di Torno si trattava di questioni di feeling? Mah! Avrei avuto di lì a poco conferma…
Dopo aver spostato gli appuntamenti ambulatoriali del dr. Di Torno, rassicurando le angosce, dissipando i malumori da contrattempo, smorzando i mugugni e le polemiche dei pazienti prenotati, mi diressi nella stanza di Di Torno per poter continuare le diete speciali di alcuni pazienti ricoverati.
Ero immersa in un conteggio di quota proteica che non andava e che modificavo ogni 3-5 secondi, con l’aiuto di una calcolatrice, quando sentii in corridoio un certo mormorio, mal sommesso, che consisteva in un brusio di voci ed esclamazioni in romanesco come “anvedi questo, ma è lui, ah bello de mamma”.
Non riuscivo a capire cosa era che destava tutto stò caos, ma ero troppo occupata a finire il conteggio. Ad un certo punto sentii bussare alla porta e distrattamente dissi avanti.
Avevo ancora gli occhi incollati sul quel maledetto foglio e parlavo fra me e me di quanto tempo stavo perdendo per quel conteggio, quando alzando gli occhi davanti a me si parò un corpo maschile di massicce proporzioni, ma di cui non riuscivo a delineare i lineamenti, perché la mia piccola miopia chiedeva del tempo nell’accomodamento della visione e poi perché…bè…ecco…quello che stavo incominciando a vedere, scorrendo la mia testa dal basso in alto, era probabilmente una……visione!! Più stringevo gli occhi, più quel viso diventava sempre più nitido, insieme al corpo che appariva sempre più grande. Era lui! L’uomo più bello di tutto il creato, che mi stava innanzi, in piedi, dritto, in tutta la sua massiccia e virile presenza.

Era Russell Crowe!
Madonna del Carmine, mai in vita mia mi sarebbe capitato un incontro simile. Ero paralizzata dall’accadimento, travolta dall’emozione, catatonica…..direi. 
Forse era un principio di schizofrenia. Una sera con un amico di Linda, un certo Raoul specializzando in neuropsichiatria, parlavamo senza sosta delle cause e dei sintomi della malattia e avevo scoperto che sia le voci che le visioni, facevano parte di questo complesso disturbo neurologico….stà a vedere che l’ho sviluppata anch’io….
- Doctoressa are you in good health? Ehm….forse disturbato lavoro? Lei essere doctor Di Torno, arent’you?- mi disse il mastodontico ominide dal capo inclinato e con il sorriso tra l’ironico e lo scoppio di una fragorosa risata.
- Oh che ca…diamine! Sono così spiacente per…..prego lei è il signor…mister Crowe può accomodarsi….- non riuscivo a dire una frase coerente alla situazione e soprattutto non mostravo affatto un pur minimo accenno di professionalità. Ero paonazza e non accennavo a sedermi alla scrivania.
L’omone australopiteco, perché è questo quello che vedevo, oltre ad un tripudio di mascolinità mal celata, si era seduto comodamente sulla sedia frontale della scrivania e mi fissava in silenzio, con un interesse enigmatico. Aveva perso quello sguardo scanzonato iniziale e mi guardava in modo molto serio in un silenzio rotto solo dal suo respiro, poi incominciò a parlare con un tono di voce così basso e profondo, che mi fece venire la pelle d’oca e un principio di svenimento...
- I want…sapere how much tempo è la visita? Il mio agente è fuori di stanza ‘n after…io devo andare to my set, come si dice in italiano …prove? Lei capisce me non è vero? Scusi per l’italiano che parlo, I’m studying yet ….- e dopo aver pronunciato queste parole tirò fuori dalla sua giacca blu, portata su una T-shirt dello stesso colore abbinata ad uno sdrucito paio di jeans, il pacchetto di sigarette con l’intento di fumarsene una in pace.
Detto…fatto!
Il fumo della sigaretta mi fece destare dalla catarsi in cui ero. Come una pazza, mi diressi verso la finestra e la spalancai con tale violenza che mi meravigliai di me stessa, poi, respirai a pieni polmoni l’aria fresca novembrina, che mi diede lucidità d’intenti, e mi diressi verso il…paziente che mi osservava con sguardo ironico-sarcastico e chinandomi su di lui gli tolsi quella odiosa sigaretta dalle labbra, non facendomi distogliere dal loro sensuale disegno, dicendo “Mr. Crowe qui non si fuma, io non sono il dr. Di Torno, che sostituisco e la durata della visita dipende esclusivamente da lei e da quanto collabora per la compilazione della sua scheda alimentare personale, sono stata chiara o le devo tradurre il senso?” avevo preso in mano di nuovo il mio tono professionale, perché se c’è una cosa che non sopporto proprio sono quelle che fanno le moine davanti ai loro idoli.
- Dunque adesso compiliamo la sua scheda…nome e cognome…..data di nascita….se non erro il 7 aprile del 64…vero?...(e qui lui faceva assensi col capo molto lenti e continuava a scrutarmi interrogativamente come se fosse uno scanner)…patologie sofferte? se ce ne sono quali – parlavo senza guardarlo in faccia, non volevo perdere di nuovo il controllo della situazione.
- I’m sane! Cazzo! Io stò qui perché my nuovo film io devo essere…thin…magro per produzione and perché devo fare scene impeg-native and I can’t con ciccia qui…..sono stato chiaro? – alzando la voce si toccava la classica ciambella o salvagente o maniglie dell’amore che dir si voglia, posta sul suo addome.
- Non si arrabbi mr. Crowe….l’intento salutare che dobbiamo intraprendere non è solo quello alimentare, ma dobbiamo modificare il nostro stile di vita a cominciare….dal non fumare o almeno ridurne la quantità, poi, dobbiamo cercare di non avere sempre fretta….quindi al set ci arriverà tra poco, non disperi…ed infine bando all’agitazione e al nervosismo perché deleteri per la pressione ed il cuore….
- Sorry, girl….I’m so nervous ‘cause this visit is breaking my balls and I never come here for any play I’d made…- esclamò queste parole in un tono che non potrò mai dimenticare, un tono che mi avrebbe fatto perdere il decoro…
- Senta mr. Crowe, facciamo una cosa….
- Mi chiamo Russell, do you remember? Why tu non ti relax…non ti lasci andare un pò, sei sempre così…..inflexible come si dice…
- Dura, si dice dura in italiano….mr. Crowe. Quando si lavora bisogna essere sempre professionali, queste sono le parole del dr. Di Torno, il mio mentore.
- Oh! He’s pain in the ass…I understand…but you’ve right, nel lavoro bisogna dare tutto se stessi, io ho capito questo da solo quando ho iniziato.
Il suo tono si era improvvisamente raddolcito ed i suoi occhi avevano cambiato stato, sembravano liquefarsi ai suoi stessi ricordi, che credo non dovevano essere stati del tutto facili.
Non so ancora come facevo ad essere ancora in me, come essere pensante e razionale dico, perché erano tante le cose che avrei voluto fargli, la prima era quella di accarezzargli quei bei capelli lunghi corvini poi…
- Bene mr. Crowe, adesso dobbiamo misurare peso ed altezza, poi misureremo velocemente le sue pliche cutanee per valutare il rapporto tra massa magra e massa grassa – ripetetti il concetto in inglese, come meglio potetti perché vidi il suo sconcerto farsi evidente.
- Venga sulla bilancia, prego….ehm…ma…prima si tolga la giacca.
In una frazione di secondi si tolse giacca, t-shirt e le scarpe da ginnastica, rimanendo con i soli jeans ed i calzini di cotone rossi e salì velocemente sulla bilancia che oscillò vistosamente (aveva sopportato chili XXXL, quindi avrebbe sopportato anche lui….).
Forse ero io che non avrei sopportato tanto ben di Dio…

Pesava 94 kg per 1,79 m di altezza. Uhm! Quest’ultimo dato mi sorprese non poco, poiché avevo letto un sacco di interviste che lo facevano più alto. Di certo il dato più rilevante era la sua possenza fisica, che però, visto il suo peso attuale, era andata in vacanza….
Avevo preso in mano il plicometro2 e lo feci scendere dalla bilancia.
- I’m un caso disperato doctor or posso ancora godere dei sublime Italian dishes? – disse ridendo mettendosi le mani sui fianchi, inclinando leggermente il capo e guardandomi con fare seducente.
Sembrava tutto un sogno! A fatica mi avvicinai a lui e deglutii, perché avevo la gola secca, ma non uscì nessun suono. Allora gli sfiorai le possenti cosce e gli feci cenno di unire i piedi.
Lui si fece serio ed abbassò le braccia. Ero molto vicina a lui e potevo sentire il suo respiro su di me, il calore del suo corpo e il suo sguardo dolce. I suoi enormi pettorali, mi distoglievano dagli intenti professionali ed anzi li osservavo con troppo interesse misto a sgomento.

plicometro2 = strumento utilizzato in dietetica consistente in un calibro a molla costituito da 2 bracci che trasmettono alla plica una pressione costante di 10g/mm2 su una superficie media di contatto di ca. 20 – 40 mm2
Se fosse entrato qualcuno in quel momento, chissà cosa avrebbe pensato. Di certo con quell’arnese che avevo in mano, avrebbero supposto una visita con risvolti molto particolari….
Mah! Non ci voglio proprio pensare ora.
Il mio viso era un completo rossore. Sudavo ed ero preda a chissà quale febbre. Il mio stato era così pietoso che anche Russell se ne accorse e mi toccò la guancia in una carezza dolcissima.
- Oh big brown eyes girl….stai bene? You’re feverish…- disse con voce roca e profonda.
Oh Cristo! Ma lui non si rende conto che cavolo effetto fa su delle povere coscienze inermi ed in crisi di astinenza come quella mia, che viveva tranquilla ed in uno stato vegetativo-contemplativo, prima della sua conoscenza carnale (intesa come presa visione di chili in eccesso!).
In questo mio stato di alterazione crescente, presi tra le mie mani, parti del suo corpo adatte alla misurazione plicometrica, bicipite, tricipite, scapola inferiore ed addome. Convulsamente segnai i risultati sul foglio e non appena ebbi finito di scrivere l’ultimo dato, esclamai un secco “si rivesta”.
Mentre lui si rivestiva con molta reticenza guardandomi interrogativamente, io sgusciai in bagno richiudendo la porta dietro di me ed appoggiandomi contro, con le poche forze rimaste.
Tirai un grosso respiro, mi bagnai la fronte ed i polsi con acqua fredda e a poco a poco sentii il mio cervello riprendere coscienza. Prima di uscire mi guardai un attimo allo specchio e notai con piacere che il mio viso non era più in fiamme. Stavo ritornando in me. “Stai calma e stai serena” dissi a mezza voce prima di uscire.

Non appena rientrai nello studio mi accorsi che lui non c’era più. La mia visione era forse scomparsa, vanificata, sgretolata dalle mie follie ormonali ed incapacità di gestire il divismo?
Uscii nel corridoio pensando che stesse fumando o parlando al suo agente che aspettava fuori, ma di lui non c’era traccia. Se n’era andato. E non ho nemmeno ultimato la sua scheda con le preferenze dei pasti e degli alimenti consumati.
Ben ti sta’! Stupida che non sei altro…lo hai fatto scappare con la tua spocchia ed il tuo atteggiamento tutto d’un pezzo….
Queste parole me le sentivo rimbombare in testa a mo’ di cantilena, incessante e stordente, come tutte le cantilene.
Mi diressi come un automa verso la finestra, nella speranza di poterlo scorgere con qualsiasi mezzo con cui era arrivato. Eccetto le ambulanze, osservavo tutti i mezzi di uscita dal Gemelli, ma di lui o di qualche auto speciale, non vidi nulla.
Ritornai alla scrivania con l’intento di riordinare le schede in archivio ed uscire per riordinare le…mie idee. Guardai l’orologio. Segnava le 13.40. Accidenti! Anche questa volta avrei saltato la pausa-pranzo, era troppo poco il tempo a mia disposizione per mangiare e….oh….ora ricordo! L’appuntamento con Linda lo avevo completamente dimenticato….Chissà se mi sta’ aspettando ancora? Dovevo correre ai ripari e scusarmi con lei per il mio contrattempo.
Allungai il braccio per prendere il cellulare sulla scrivania. Solo allora mi accorsi che su uno schema alimentare, c’era un messaggio scritto da Russell che diceva “Now I leave you my doctor. I wished I could stay more time with you, but I’m going to set to meet the producer and director for my new movie in Italy. If you want tell me something on the diet this is my number 386/0571283. You can leave any message I’ll try to answer you…in any case! Arrivederci girl. Russell”.
Sotto gli occhi mi giravano i numeri del suo cellulare o segreteria di sorta. Potevo chiamarlo per una qualsiasi scusa e lui mi avrebbe risposto….bè….ero sorpresa ed esterefatta, non avrei mai scommesso che un giorno della mia vita, avrei avuto il numero di Russell Crowe o almeno di un suo centralino, perché c’era una parte di me che diffidava completamente della sua veridicità.
Bando ai pensieri!
Dalla rubrica del cellulare richiamai il numero di Linda. Mi rispose subito con un “Natalia ma che è successo? Ti stò aspettando da un sacco di tempo”.
- Si lo so hai ragione, ma non sai cosa mi è successo oggi….qualcosa di incredibile è avvenuto qui!
- Dì…per caso non saranno mica atterrati gli alieni per una dieta da intolleranza agli umanoidi? – rispose sarcasticamente.
- No Linda….è una cosa molto più fantastica e se mi aspetti lo saprai…..

La settimana era passata velocemente e finalmente potevo godermi il mio weekend in pace ed in relax, coccolandomi con bagni aromaterapici ed essenze profumate per la cura del sé. Potevo rimanere ore ed ore immersa nella vasca da bagno in uno stato di completo abbandono del corpo, ma non del cervello che invece viveva di vita propria con flashback, ricordi, visioni ed altre delizie neurotiche.
L’incontro con Russell Crowe aveva catalizzato tutti i miei pensieri ed i miei impegni lavorativi e di studio ne avevano risentito con cadute di qualità e di precisione. Anche il dr. Di Torno aveva notato la mia distrazione seguente ed anziché alleggerirmi la mole di lavoro, me ne procurò dell’altro avanzando la proposta di andare ad aiutarlo nel tardo pomeriggio presso il suo studio privato, 2/3 volte la settimana.
Ero così incasinata nel redigere diete, che persino a casa dovevo pareggiare le grammature dei vari nutrienti, aiutata con il mio inseparabile notebook.
Quando arrivavo all’ultimo pareggio della giornata, crollavo nelle braccia di Morfeo sull’adorato sofà verde smeraldo, unico oggetto preferito di un monovano arredato con mobili di scarsa fattura.
Presenza costante nei miei sogni, Russell non lo avevo più nominato dal giorno dell’incontro, nemmeno con Linda anche se lei stessa mi pungolava nei momenti della pausa-pranzo, chiedendomi se lo avevo chiamato o messaggiato.
Dopo essere uscita dalla vasca a malincuore, mi infilai l’accappatoio e proseguii con il rituale della crema dopo bagno al profumo di lavanda, hamamelis, miele e camomilla che preludevano ad un totale relax casalingo contornato dalla visione di un film noleggiato col nome di “Breaking Up” con l’amato Russell, più l’agognato consumo di una piadina ai 4 formaggi con dessert finale di un cono gelato al cioccolato.
Non c’è che dire. Mi volevo fare del male e il fatto era che ne ero totalmente consapevole e quindi ero oltremodo sadicamente folle nel voler perseguire il progetto serale in questo modo. Sicuramente Linda mi avrebbe telefonato per farmi desistere da questo progetto all-alone, ma ero intenzionata a vivere quelle ore antecedenti il mio riposo notturno completamente sola. Volevo poter guardare in video la persona che avevo incontrato pochi giorni prima e dare libero sfogo alla emozione che avevo represso con la timidezza, senso del dovere, smarrimento, goffaggine e paura del vip. Volevo stare da sola con me stessa per capire cosa mi era capitato.
Dovevo metabolizzare il tutto.

Mentre riponevo la piadina nel forno, dopo averla smodatamente colmata di tutti i rimasugli caseari che avevo, vestita comodamente di felpa di cotone, mi accingevo davanti al videoregistratore nel riavvolgimento del nastro, che come sempre non è mai posto all’inizio.
Squillò il cellulare. Era Linda.
Mi invitò ad uscire con lei e con i suoi nuovi amici, dicendomi che mi veniva a prendere tra una mezz’ora. Le dissi di no, giustificandomi con un finto mal di testa, anche se un po’ mi dispiaceva perché lei voleva davvero farmi uscire dal bozzolo in cui stavo e che mi ero costruita tenacemente.
Era una delle poche amiche che avevo e ringraziavo il destino che me l’aveva fatta incontrare…..
Quando Linda riagganciò notai un senso di rammarico nella sua voce e questo mi immalinconì non poco.
Mentre stavo per ritornare in cucina urtai inavvertitamente contro la valigetta, che si rovesciò con tutto il suo contenuto sul pavimento circostante. Tra tutte le diete fuoriuscite, quella che captò la mia attenzione fu quella di Russell. Fu una delle prime diete che completai nella settimana, ma avevo deciso di farla consegnare o recapitare dal dr. Di Torno, in fondo quello con il divo Crowe era un suo appuntamento e quindi anche la bella figura l’avrebbe fatta lui…..Pazienza!
Linda mi dava della cretina su questa ultima decisione, dicendomi che una seconda opportunità come quella che avevo non si sarebbe più presentata e che migliaia di donne al mio posto lo avrebbero tartassato con telefonate, sospiri e gemiti pur di poterlo incontrare.
Ripensando alle parole di Linda e al modo in cui me le diceva, ebbi un moto di stizza. Non sapevo cosa esattamente fosse, ma la cosa che sapevo era che stavo automaticamente messaggiando a Russell, a mia razionale insaputa….
Digitavo i tasti del cellulare come una forsennata, ma anziché comporre l’SMS, mi ritrovai con la chiamata in atto. Mi sentivo una stupida e cercavo le parole adatte per comunicare in maniera comprensibile ciò che la mia mente formava….
“Ciao Russell. Sono la dott.sa Antonacci….ti ricordi….la dieta….Volevo comunicarti che è pronta, dimmi dove posso recapitarla va bene?...Il mio numero è il 347/5120110”. Avevo lasciato questo messaggio vocale in segreteria, come avevo subdorato e devo dire che mi dispiaceva molto non aver sentito la sua voce così profonda all’altro capo del telefono.
Percepii un odore di bruciato che aveva invaso tutto l’ambiente, che mi ridestò prepotentemente dai miei pensieri e mi congratulai con la mia dabbenaggine del rogo della cena.
Anche questa era andata in fumo, come tutto il resto….
Per consolarmi presi dal freezer il cono gelato e lo trattai con mani di velluto, non volevo correre il rischio di perdere anche lui!
Sprofondai sul sofà ed incominciai a vedere il film con Russell, che lo interpretava come al solito da copione e notai che era bello come un dio. Tutte quelle immagini benefiche, mi fecero scivolare in un sonno leggero ed agitato solamente dalla mia stanchezza repressa, causata da una settimana di duro lavoro…..

Mi svegliai di soprassalto, frastornata ed intontita dal sonno. Il televisore era ancora acceso, ma quello che non capivo era quel rumore di sottofondo. Spensi il televisore. Silenzio. Dopo una manciata di secondi ecco che sentii di nuovo quel rumore. Andai verso la porta, proveniva da lì. 
Ero spaventata. C’era qualcuno che stava bussando da parecchio ed io non mi decidevo ad aprire per vedere chi fosse. Certe notizie di cronaca nera ti mettono ansia e prudenza nell’aprire la porta di casa agli sconosciuti. Erano le 23.45 e certamente non era il postino che bussava….
Dissi un timido “chi è?” ed aspettai la fatidica risposta.
- Russell….please open the door, doctoressa.
Aprii la porta e per poco non ebbi un infarto….lui era lì davanti a me in tutta la sua….cicciosa presenza. Caspita! E come aveva fatto a sapere il mio indirizzo? Chi era stato il suo informatore? Bè….ma chi se ne importa! Ora lui era qui. Da me. E non c’era bisogno di indagare più di tanto e soprattutto non volevo rovinare l’uovo con tutta la sorpresa……

- Oh…Russell accomodati prego…..scusa il disordine….mi ero…..stavo guardando la televisione…
- You guardi la television on Saturday night?....It’s very strange for an Italian girl – entrando si guardò intorno curiosamente notando tutto con il suo sguardo profondo.
- Guarda che le italiane non sono mica tutte uguali e poi che significa, che ci diamo alla pazza gioia? Probabilmente hai conosciuto qualche italiana di mondo, da quando stai soggiornando qui, che ti fa supporre che siamo tutte uguali….
- Ok ok…stop talking girl...io non volevo dire quello che hai capito, it’s solo che tu sei sola qui ‘n I ask why tu non hai amici? – mi rispose inclinando la testa, facendo scivolare la sua ciocca ramata davanti agli occhi smeraldo.
- Diciamo che….ho preferito così e non perché non ho amici, ma perché volevo godermi la quiete ed il relax casalingo. E dimmi un po’…tu cosa ci fai di sabato sera in un monovano romano anziché divertirti in qualche localino ameno della capitale?
- Oh…I stay here for the diet, ho sentito tuo messaggio in segreteria and….
- Ma come hai fatto a sapere dove abito, io ti ho lasciato il mio recapito telefonico non l’indirizzo…..
- Shit! Ma sei sempre così indagatrice…..si dice così, you non puoi essere sulle difensive…..ho saputo tuo indirizzo dal doctor Di Torno, some days ago perché quel giorno sono andato via and I don’t know when the diet is ready, hai capito girl?
- Si ho capito Russell – ed in quel momento mi diressi verso la valigetta, presi la dieta e gliela porsi. Mi sentivo imbarazzata ed incapace di dire altro, avrei voluto dirgli un sacco di cose, ma la mia linguaccia faceva solo danni. Rimasi in piedi con lo sguardo fisso su di lui.....
Ora sarebbe andato via e buonanotte al secchio! Ero una frana. Il mio sguardo indugiò sulla croce che intravedevo al collo dall’apertura della camicia bianca che indossava e continuai con la mia ispezione visiva coperta dal suo interesse per la dieta. Indossava un completo scuro, giacca e pantaloni neri su una camicia bianca, scarpe di foggia italiana (le riconoscerei tra mille) e capello libero al vento. Il suo profumo era al sandalo, ma era così leggero che si percepiva lievemente nell’aria. Io ero come una statua di gesso al suo cospetto, continuavo a cogliere tutti i suoi aspetti e rimanevo ferma come un salame.
- Uhmm….it’s good…ma non sono sicuro se la farò……really! – e mi sorrise beffardamente, chiudendo a mo’ di fessura i suoi occhi.
- Guarda che sono stata di manica larga….questa volta…non ho redatto una dieta spaccabudella dalla fame, proprio sapendo che persona sei…..
- Ehm…..e come sono? Avanti sono pronto a tutto quello che dirai…..girl – l’aria beffarda era sparita, aveva detto queste parole con uno sguardo strano e il tono era dichiaratamente serio.
- Prima di tutto il mio nome è Natalia e poi….sei una persona a cui piace mangiare, vivere senza mezze misure, infischiandosene di tutto lo star-system, ti piacciono le cose semplici e ti rammarichi con le persone che non ti capiscono mai abbastanza….e se posso continuare…aggiungo che sei una persona dalla grande volontà e che lo dimostri in tutti i ruoli che interpreti sempre, dando il meglio di te stesso…
- Uhmm…it’s better than diet, Natalia….- ed abbozzò un sorriso laterale.
- ….ma sei anche permaloso, suscettibile ed irruente – conclusi l’identikit caratteriale con questa ultima raffica di parole che, credo, potevano costarmi l’intera serata in una fine dichiarata.
Abbassai fulmineamente lo sguardo e lo fissai al pavimento, come l’ancora si fissa sul fondale marino ed attesi la mia sorte segnata innanzitempo…
Ma sentii solo una risata soffocata da un ghigno sarcastico. Poi sentii le sue mani che afferravano le mie braccia e disse “Why don’t we go out for dinner? I need of pizza and a pint of stout….sono affamato Natalia…poi tu mi dai il permesso di mangiare pizza in your diet…allora vuoi venire con me?”.
Quando pronunciò queste parole incredibili, mi morsi le labbra per sentire dolore e per capire se quello che stava accadendo era tutto vero. Verissimo, direi. Anzi visto il morso che mi ero data, per poco non gridai nel rispondergli “dammi solo pochi minuti per rendermi presentabile, ok?” e con una folle agitazione presi 3 capi dall’unico mobile-cassettiera dell’ampia stanza e mi rinchiusi in bagno.
Rimasi al buio per una manciata di secondi, appoggiata alla porta, in preda a vari pensieri, “andare via con lui”, “se un uomo mi dicesse questo…”, “che uomo e uomo, lui è Lui e basta!”, mentre ripensavo alle sue parole, mi vestivo e mi pettinavo velocemente e nel frattempo mi accertavo di essere fisicamente decente.
- Bene…la ceretta l’ho fatta pochi giorni fa….e meno male…i capelli sono corti e hanno bisogno solo di essere spettinati quanto basta….per il resto credo di non avere problemi….così grossi….- dissi tra me e me guardandomi allo specchio, crucciandomi, come sempre per il mio poderoso sedere, che anche se fasciato in pantaloni che ne nascondevano il difetto, riuscivo sempre a intravederne le grosse dimensioni.
“Tzè….potrei sempre diventare la controfigura abbondante di Jennifer Lopez” pensai cercando di trovare abbellimenti di sorta.
Ma ad Hollywood vietano l’accesso alla cellulite ed io dovrei rinnegare o tanto più sfrattare l’essenza vitale del mio sedere per acquisire una silhouette armoniosa?
Pazza!!!.....Mi si potrebbe anche rivoltare contro, in un moto di stizza e di ribellione…..No, no lasciamo perdere Jennifer Lopez ed occupiamoci di quel divo che è in attesa nell’unica grande stanza di un monovano di periferia.
- Sono pronta, Russell !! – esclamai felice come una pasqua uscendo dal bagno e mettendomi le uniche scarpe con un tacco decente, ortopedico a dire il vero, perché gli spilli e le punte non sono accetti ai miei piedi e tanto meno al mio cervello, perché è lì che mi arriva alla fine il dolore straziante per un paio di scarpe come quelle.
Russell mi guardò con interesse crescente, nel senso che espresse maggiore gradimento quando dal viso arrivò alle mie curve posteriori, che gli risvegliarono un certo appetito….bè….poverino aveva fame e dovevo sbrigarmi prima che commettesse del cannibalismo puro!!....
Arrivammo al portone. Davanti c’era una macchina nera, non una limousine, una Alfa Romeo senza nessun autista. Io ero preoccupata per qualche attacco di fan impazzite, che potevano sbucare da un angolo, da una macchina, dai cassonetti…..oddio era angosciante e non invidiavo proprio una vita come quella sua.
Lo guardai ed in quel momento lessi un’espressione di stanchezza sul suo viso, nascosta dal suo essere divo in modo naturale. Non aveva modi da divo consumato anzi, era così semplice e diretto nelle sue espressioni, che era facile stargli accanto, quasi come fosse un fratello.
Ma io non ho fratelli!!...

Mi fece accomodare in macchina e partimmo a tutto gas. Guidava in maniera avventurosa ma era attento ai pericoli stradali. Durante il tragitto mi guardava e mi sorrideva dolcemente e questo mi procurava dei sobbalzi…emotivi destabilizzanti. Anch’io lo guardavo, quando non arrossivo, ed avrei voluto accarezzargli quella barbetta incolta che gli copriva le guance paffute e tonde, ma non avevo il coraggio di farlo, era un gesto troppo intimo…
Quando scendemmo dalla macchina, arrivati a destinazione, un gruppetto di gente, in attesa di entrare in pizzeria “Al Ghiottone”, ci notò o meglio, notarono il divo Crowe e si affollarono come un gruppo di avvoltoi si raduna presso una carogna putrescente. Anch’io fui circondata da un’improvvisa ondata di interesse con domande interrogative se fossi o meno la sua nuova amante o compagna.
Russell era preda al nervosismo che teneva a bada molto malamente da un minimo senso civico, ma vedevo che questo si assottigliava sempre di più e le richieste dei fans non venivano prese in considerazione, per di più la situazione sarebbe precipitata al più presto, perché molta gente in macchina incominciò a fermarsi e la folla aumentò a dismisura. 
Allora mi avvicinai a Russell, gli frugai le tasche e prendendo le chiavi della macchina, gli feci cenno di andare via. La fortuna mi arrise e trovai facilmente le chiavi di apertura, mi misi al volante e con lui al fianco, dopo che ebbe depistato i tentativi di blocco dei fans, ce ne andammo da quello che era diventato un luogo da comizio. Finalmente liberi!!
Automaticamente rifeci il tragitto di andata e ci ritrovammo davanti al mio monovano. Più che una passeggiata, fu una fuga e quando mi fermai rimasi in macchina completamente allibita e scioccata da quello che avevamo subito, cioè una specie di rappresaglia pacifica, ma pur sempre invadente.
- Ma come fai a sopportare queste aggressioni a mano bianca? Lo ammetto, io traslocherei immediatamente su qualche isola sperduta del Pacifico e vivrei come Castaway. Si lo so che il successo lo si paga con il prezzo della violazione della propria privacy, ma questo è desolante….- gli dissi tutto d’un fiato voltandomi a guardarlo interrogativamente.
Lui mi guardava con un rinnovato interesse e toccandomi la guancia mi disse “Thank you, Natalia per salvataggio dai fans. You know, devo farlo sempre…at the end e non vorrei ma non posso non andarmene quasi subito. Ecco…in questi momenti I wanna be a unknown man to have a normal life…badare alla mia fattoria, ai miei bambini…alla mia donna” disse queste parole con gli occhi umidi e sognanti, sembrava che il verde dei suoi occhi dovesse sciogliersi nelle lacrime, ma non pianse.
Un impeto di commozione mi scosse ed istintivamente gli presi la mano che mi sfiorava la guancia e gli baciai il palmo, dolcemente.
- Oh baby…. – con voce roca Russell mi accarezzò e mi baciò.
Furono istanti persi nel tempo e tutto il resto scomparve alla mia vista e alla mia cognizione. La sua bocca sulla mia chiedeva di più, chiedeva di lasciarsi andare, chiedeva unione e affetto, tenerezza e passione, sensualità ed intimità.
La sua lingua calda giocava con le mie labbra, con la loro forma e attendeva una risposta a tutte le sue domande. La mia risposta fu diretta, crescente e ad ondate, intensamente emozionale.
Quando ci staccammo, ancora confusi, ci preoccupammo che qualcuno potesse vederci in macchina, anche se abitavo in una zona periferica della capitale e quindi non molto frequentata. Ma le persone del palazzo in cui abitavo e che conoscevo di vista, chissà come mi avrebbero giudicata vedendomi così…e si sa….le etichette sono dure da staccare!
Russell volle salire da me, me lo disse senza mezzi termini e non voleva affatto ritornare presso l’Hilton dove alloggiava. Ne aveva abbastanza di paparazzi, di interviste e di appostamenti da...“iene”, che lo avevano tartassato per tutta la permanenza a Roma.

Per prima cosa, bisognava dar da mangiare ad un affamato e Russell lo era, visto che non aveva ancora messo il suo stomaco a riposo, ma nel mio frigorifero non c’era granchè. Non appena mi fui liberata degli abiti-constrictor e delle scarpe, mi fiondai in cucina e con animo sereno e cervello in subbuglio, incominciai a vedere gli alimenti che avevo e quello che potevo fare.
Nel frattempo Russell, che si era tolto giacca, scarpe e relativi calzini, camminava in tutta libertà in un’area di 35 mq. e faceva capolino in cucina allertato dall’odore delle preparazioni in atto. Aveva la camicia bianca sbottonata e fuori dai pantaloni e la sua mise suggeriva un mix di sportività ad una virilità esibita senza mezzi toni. Dovetti fare forza su me stessa per non guardarlo più del dovuto….ed intanto stavo preparando la frittata con la rimanenza delle zucchine alla “poverella”, leccornia tutta pugliese, fatta di sapori semplici, come le persone che abitano la mia terra.
E gira e volta, e sala e lessa, riuscii con pochissimi ingredienti a imbandire una tavola con un primo, un secondo, frutta, vino ed anche il dessert finale. Russell non parlò molto, ma in compenso tragugiò avidamente due piatti di spaghetti, aglio, olio e peperoncino, metà frittata di zucchine, quasi 1 litro di vino bianco, frutta della casa, o meglio del monovano, ed infine un cono gelato al cioccolato. Tra una portata e l’altra, Russell alternava con l’emettere suoni non articolati “mmhhh…” a frasi di senso compiuto come “it’s good, very good Natalia”.
Per esprimere la sua finale soddisfazione, mi eruttò, con fare malcelato, in piena faccia e sorridendo di gusto gli dissi “Lo devo prendere come un complimento, questo?”.
- Oh yes baby…sei veramente brava Natalia, why non cambi il tuo lavoro e ti apri a little restaurant in Rome, io verrei di sicuro e lo direi to other my friends….sure!!
- Ah…quasi quasi se non dovessi fare la dietista, forse accarezzerei la tua proposta, ma aprirei il localino a Bari, la città da dove vengo o sul litorale in provincia dove ci sono località turistiche famose in tutto il mondo.
- Why don’t you come in Australia? It’s bellissima idea, isn’t it? Così ti vengo a trovare più spesso… what do you thing about it? – disse Russell avvicinandosi e prendendo la mia mano, che era posata distrattamente sul tavolo.
Eh!….tutto quello che lui aveva detto erano delle belle idee stimolanti, ma rimanevano solo idee e parole, dette in una nottata magica che non avrei più trascorso nella mia vita.
- Vabbè Russell lasciamo in panchina questo piccolo sogno, come i bambini che non sono ancora nati e vivono nel limbo. Sarebbe bello tradurlo in realtà, ma non voglio allontanarmi dalla mia famiglia, che conta molto per me e trasferirmi così lontano sarebbe un dolore per me e per loro. Credo che anche tu non vorresti stare lontano più di tanto dal tuo piccolo Charly, non è vero?
Mi guardò intensamente e disse “Oh yes…my guy is so important for me…quando torno a casa non vedo l’ora di stringerlo tra le mie braccia e sussurrargli la sua canzone preferita even if così si addormenta subito and I can’t play with him…”
Aveva detto tutto questo con voce sommessa e bassa, confidandosi ed i suoi occhi erano nuovamente lucidi per l’emozione, ma questa volta dette libero sfogo ad essa e vidi cadere giù una lacrima, dai suoi profondi occhi verdi. Mi avvicinai a lui emozionata e lo accarezzai dolcemente per dargli il calore e l’affetto che la lontananza gli privavano.
- Non piangere Russell…suvvia…è così strano vederti piangere…- gli accarezzai i capelli lunghi e gli presi il viso tra le mani. Alzandosi dalla sedia, mi abbracciò fortemente e all’orecchio mi sussurrò “You look like inflexible….but you’re so sensitive” e me lo baciò dapprima sfiorandolo poi arrivò a mordicchiarlo giocosamente. 
Incominciai a ridere per il solletico che mi procurava e lui smise, guardandomi e tenendomi ancora tra le sue braccia. Anch’io lo guardai e mi persi nei suoi occhi, che erano così vicini ai miei. Erano straordinari, tra lampi d’ironia e trasudante tenerezza, avevano il potere di soggiogare un’anima senza corazza come la mia, che si frantuma come terracotta secca.
E come un vaso di coccio, mi frantumai in mille pezzi quando lui mi possedette lì, su quel tavolo di cucina, su le briciole di pane e le macchie di vino. Avere quel pezzo d’uomo sopra di me, mi fece perdere il controllo. Quell’autocontrollo che abitava normalmente la mia coscienza era sparito. Sfrattato, più che mai, dalle spinte vigorose che Russell faceva e a cui io collaboravo sensualmente. Quando il ritmo dell’amplesso scalò vertiginosamente il suo apice, culminando in un onda di massimo piacere e di gemiti urlati, la cosa che, subito dopo, mi preoccupò di più fu non tanto la scarsa resistenza del tavolo che aveva già uno dei piedi vacillante, quanto dei commenti della signora Rosa che abitava al piano sottostante al mio e a tutto il caos che io e Russell avevamo fatto alle 2.30 del mattino, facendo del sesso sfrenato…
Quando quella domenica mattina aprii gli occhi, non potrò più cancellare l’emozione intensa che provai, svegliandomi accanto a Russell.
Il suo capace torace mi faceva da cuscino e il suo corpo nudo era per metà un materasso al mio corpo. Ubbidii alla mia voglia nascente di accarezzare la sua pelle morbida ed i suoi muscoli rilassati. Gli baciai il petto, dolcemente ed i suoi virili capezzoli e lui contrasse tutti i suoi muscoli, svegliandosi.
Mi baciò e gli risposi con tutta me stessa. Sentivo il suo desiderio sotto di me che diventava sempre più forte e più prepotente. Le sue mani sul mio bacino lo guidarono sul suo corpo e in un attimo fui su di lui. Gli accarezzavo il viso, le guance e nel frattempo lui guidava i miei movimenti dapprima lenti, poi sempre più intensi e profondi, fino al travolgimento finale dei nostri corpi uniti in uno solo, confusi ed esausti, persi nel mare di languide sensazioni.

Passai una settimana di passione illimitata con Russell, che soggiornò da me. Si fece portare parte dei suoi bagagli, dal suo agente, che voleva sapere chi fossi e che ruolo avessi nella sua vita, ma Russell con poche e succinte parole gli disse che ero una amica e che per il resto lui poteva farsi benissimo i c….gli affari suoi.
Al lavoro mi diedi malata e lasciai detto al dr. Di Torno, che sarei tornata non appena mi fossi rimessa in forze….e sì che Russell mi stava esaurendo in tutto e per tutto, ma era troppo bello sentirsi così!
Linda mi telefonò e non appena la misi a giorno della situazione, scoppiò a ridere dicendomi di non mollare e di tenerlo duro….
Era contenta per me. Come lo ero io.
E Russell? 
Bè…se di giorno io lo istruivo su come alimentarsi correttamente, cucinando praticamente le ricette consigliate dalla dieta, di notte lui mi dava lezioni sull’ars amandi mettendole dovunque in pratica. Fù uno scambio reciproco di conoscenze teoriche e pratiche, il nostro se così si può dire. Ma che arricchimento, che cultura!
Io ho sete di cultura…

Quando ritornai in ospedale e il ricordo dell’arrivederci di Russell rimase impresso nella mia memoria come un marchio fatto con ferro rovente, rividi Linda che non appena mi salutò calorosamente mi disse “Caspita Natalia, ti vedo cambiata, anzi direi addirittura stravolta….spero solo che tu sia stata felice e che Russell sia l’uomo che abbiamo sempre pensato e non come lo dipingono i media, no?
- Oddio Linda….Russell è un uomo complessamente semplice ed è stata fantastica la mia piccola avventura con lui. Il nostro esperimento però, così come io e Russell lo abbiamo chiamato, ha solo una piccola, piccolissima defaillance.
- E qual’è, Natalia?
- Bè…ti ricordi la finalità di Russell e del nostro incontro, vero? E cioè la sua urgenza nel dimagrire per esigenze di copione. Ebbene Linda…ti confesso che Russell non ha perso nemmeno 100 g di ciccia, ma che ha guadagnato altri 3 kg durante la settimana di permanenza da me.
- San Martino di Castrozza! Ma è contro natura quest’uomo qua! – esclamò Linda.
- Mentre io sono dimagrita di 4 kg, come puoi vedere con i tuoi occhi – e sollevai il camice, facendo notare il mio nuovo giro vita a Linda, che subito scoppiò a ridere dicendo “Bè…Natalia non ti crucciare, non tutte le ciambelle riescono col buco. Ed ora forza…mettiamoci al lavoro, prima che la nostra ciambella venga allargata da qualche altro pasticciere….”.


Carlotta
02/08/2004

 

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