Le Fan Fiction di croweitalia

titolo:  “Segretarie” - seconda parte (leggi la prima parte qui)
autrice: Isabella Franzolini - per leggere le altre storie scritte da Isabella, consulta l'elenco delle fanfiction
e-mail:
data di edizione: 27 aprile 2003
argomento della storia: Vita in ufficio
riassunto breve: Tre colleghe d’ufficio in una grazie società d’ingegneria vivono la loro quotidianità tra scartoffie e vite private differenti; per una di loro il lavoro riserverà una… strana sorpresa.
lettura vietata ai minori di anni: 18
note:  Bentrovate! Ecco il mio uovo di Pasqua per tutte voi. La caratteristica secondo me interessante di questa novella è che i personaggi sono tutti frutto della mia fantasia, ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale. A parte, naturalmente il protagonista, che ricorda volutamente una persona che noi tutte conosciamo bene… Buona lettura e buona Pasqua! Isa

Segretarie

Capitolo IV

 

L’autostrada era libera e invitante, la tentazione di Deirdre di schiacciare sull’acceleratore era sempre molto forte. Per evitare di farsi beccare dalla polizia rinunciò a quello stimolo e si godette il viaggio, scenario notturno compreso. Quando arrivò allo Shilo Inn a Mammoth Lake scaricò i suoi bagagli e occupò la stanza. Era la solita stanzetta, linda e soppalcata, con il mobilio rustico, un bagno minuscolo e la televisione. Aprì la valigia e accese la TV. Il ristorante era chiuso a quell’ora, si mise il pigiama e addentò il sandwich che si era comprata lungo la strada. Dieci minuti dopo aver finito di mangiare piombò in un sonno profondo. Si svegliò tre ore dopo, nel cuore della notte, la televisione che borbottava in sottofondo, l’immagine di Stewart impressa nei suoi pensieri. Chissà se era stata davvero una buona idea. Sapeva proprio di fuga quella sua mini vacanza. Spense la televisione e cercò di riprendere sonno, imponendosi di non pensare almeno fino a dopo le prime cinque piste dell’indomani.

La giornata era fantastica. Il sole brillante risultava letteralmente accecante sulla neve, il cielo era di un blu intenso completamente libero da nubi, le piste sgombre. Fantastico. Deirdre affrancò gli scarponi agli sci e cominciò ufficialmente il suo fine settimana in montagna. L’aria era leggera e profumata, il freddo pungente ma la neve era favolosa e si sentiva bene, finalmente, dopo tanto tempo. Si fermò un paio di volte a bere un sorso d’acqua, poi verso l’ora di pranzo si fermò per riposarsi. Si tolse gli sci e si buttò su di un cumulo di neve fresca ad addentare il panino che si era fatta preparare in albergo, si aprì la tuta e allargò la sciarpa, si tolse il berretto e chiuse gli occhi, offrendo la maggior superficie possibile di pelle del viso al sole. D’un tratto squillò il telefono. Non ebbe neppure il coraggio di controllare chi fosse, ma si sentì sollevata quando scoprì che era Lou Anne.

- Allora? Che combini?

- Il massimo dei massimi… Mangio un panino sulla neve e prendo il sole!

- Hai sciato?

- Sì, la neve è bellissima, non c’è nessuno.

- Si riempie nel fine settimana…

- Infatti… Come vanno le cose laggiù?

- Il tuo Tarzan sopravvive… Ma secondo me gli manchi.

- Non ero venuta qui per dimenticare?

- Ah non lo so. Ma poi mi chiedi ‘Come vanno le cose laggiù’… Credevo t’interessasse.

- Lo dicevo per il lavoro. Hanno bisogno di aiuto o si arrangiano?

- Rognano un po’ ma tendenzialmente si arrangiano. Hollywood e io gli diamo una mano se sono nelle canne…

- Grazie Lou Anne. E ringrazia anche Charlize.

- Sarà fatto. E tu divertiti, capito?

- Lo farò anche per voi!

Il tuo Tarzan sopravvive, ma secondo me gli manchi. Poteva essere vero? Ufffff…. E’ mai possibile che riesca a rovinarmi le vacanze così? Non ci devo pensare, non ci devo pensare, non ci DEVO pensare…. Il buon proponimento servì. Infatti, si alzò, tornò alla seggiovia e si godette il resto del pomeriggio sfinendosi sui pendii innevati.

Il giorno dopo fu anche meglio. L’unico inconveniente fu che Mammoth Lakes cominciò ad affollarsi leggermente. Si preparano all’invasione del weekend… pensò Deirdre. Questo non le impedì di godersi la giornata sulle piste, ridendo da sola come una fessa quando due o tre volte cadde e rovinò a pelle d’orso sulla pista. Quel pomeriggio si arrese a rientrare in albergo soltanto quando il sole fu tramontato. Scalmanata e stanca, con un po’ di neve nelle maniche, fece il suo ingresso nella hall tutta di legno dell’inn. Il ragazzo alla reception richiamò la sua attenzione. Lei si avvicinò al banco e il ragazzo le si rivolse a bassa voce.

- Signorina, c’è una persona che la cerca, è qui da un’oretta. – Indicò le poltrone che si intravedevano nell’area di fronte al bar.

Deirdre ebbe un colpo al cuore. Stewart era seduto con una sigaretta accesa in una mano e una bottiglietta di birra nell’altra. Si sentì prima imbarazzata poi leggermente contrariata. Non era possibile stare in pace? Non era proprio possibile evitare di… di… infastidirsi così?? Lo raggiunse, lui si illuminò in un sorriso quando la vide. Scarmigliata, il volto biscottato dal sole, le gote rosse per l’affanno non ancora smaltito di tante piste fatte quel giorno, aveva gli occhi dardeggianti per l’irritazione.

- Buonasera Stewart, posso sapere cosa ci fai qui?

- Ciao… Ehi!! Ma sei una meraviglia! Avevi ragione, due giorni di riposo hanno fatto miracoli, hai cambiato faccia! Chissà come starai bene lunedì mattina…

- Che ci fai qui? – ripetè Deirdre.

Stewart si fece un po’ più serio.

- Sono venuto a tr-… a passare anch’io il fine settimana in montagna. Mi avevi parlato bene di questo posto, ho pensato di venirci anch’io.

- Dov’è la tua attrezzatura? – chiese Deirdre, girando lo sguardo sul bagaglio di Stewart.

- Quale attrezzatura… Oh, quella attrezzatura… - guardò gli sci di Deirdre, che non essendo stati ben puliti, cominciavano a gocciolare sul pavimento la neve che si scioglieva. – Io non so sciare.

- Fantastico. E cosa ti sei portato, le parole crociate, la calza…

Stewart si irritò leggermente.

- Non penso ci sia bisogno di essere sgarbati, non credi?

Deirdre sbottò, sebbene moderatamente dato che si trovavano al bar dell’albergo.

- Possibile che tu non capisca? Ho bisogno di stare sola, lontana da San Francisco, lontana dall’ufficio…

- … lontana da me? – Stewart incalzò, completando la frase di lei.

Deirdre fissò gli occhi, ancora più verdi per contrasto con la biscottatura del viso, in quelli di lui, se avesse potuto lo avrebbe fulminato. Dopo qualche minuto di silenzio, cercò di calmarsi. Gli parlò piano.

- Hai già la tua chiave?

- Sì.

- Andiamo a parlare in un posto più tranquillo, fammi togliere questa roba di dosso.

Lasciò Stewart davanti alla sua camera ed entrò nella sua; si spogliò entrò nella doccia e si rinfrescò rapidamente. Dopo essersi rapidamente rivestita sentì bussare alla porta. Sull’uscio aperto stava Stewart, vestito sportivo. Non lo aveva mai visto così, jeans, scarponcini, camicia e pile.

- Posso entrare? – chiese lui.

- Accomodati – fece lei, facendogli strada.

Chiuse la porta, e la guardò.

- Non hai freddo con la testa bagnata?

- Stewart, non so cosa tu abbia capito, ma io…

- Ho capito che mi piaci, Deirdre. E credo di piacerti. O sbaglio?

- Stewart, per quanto romantico e simpatico, lavoriamo insieme, l’hai dimenticato? Questa cosa non si può fare.

- E chi l’ha detto?

- Lo dico io! Ma dico: non hai un minimo di… senso comune? Lavoriamo insieme, sarebbe un pasticcio, sarebbe scorretto, contro ogni buon senso…

Stewart si avvicinò. Aveva sempre il suo buon profumo, e l’odore delle sigarette addosso.

- Siamo due adulti, possiamo gestire la cosa senza che influenzi il lavoro, lo sai meglio di me. – disse sottovoce.

- Io non credo sia una buona idea… - disse Deirdre, abbassando gli occhi.

Stewart le alzò il mento con un dito, costringendola a guardarlo negli occhi.

- Io invece credo proprio di sì…

La baciò lievemente sulle labbra. Deirdre rimase impalata. Percepì la morbidezza un po’ ruvida della bocca di lui sulla sua, chiuse gli occhi. Lui continuò a darle dei piccoli baci, ai quali lentamente lei cominciò a rispondere. Lui le passò una mano tra i capelli bagnati, lentamente lei gli circondò le spalle con le braccia, Stewart passò le sue intorno alla vita di lei e la strinse contro il suo corpo. Deirdre percepì che il desiderio di lui era già presente e i suoi baci si fecero più frequenti e appassionati. Sentì la lingua di lui che quasi timidamente cercava la sua. Deirdre gli si abbandonò senza vergogna. Aprì avidamente la bocca come se dovesse mangiarlo e lui la strinse ancora di più. La spinse verso il letto sul quale lei cadde. Uno dopo l’altro si tolsero i vestiti di dosso e si infilarono sotto il piumino, essendo la temperatura nella stanza decisamente fresca. Deirdre lo desiderava molto, si abbarbicava al suo corpo robusto mentre lui la baciava dappertutto; le sue mani accarezzavano le spalle larghe e scendevano lungo le braccia muscolose e poi lungo la schiena possente, il desiderio di lui sempre prepotente. Trascorsero lunghi minuti duranti i quali continuarono a baciarsi, accarezzarsi e coccolarsi, rimandando volontariamente il momento dell’unione vera e propria. La baciò su tutto il corpo, scese sotto la cintola, con la mano delicatamente allargò la sua gamba, cercando di baciarla ancora più giù. Lei lo fermò, con un lieve ‘No’ e continuò a mormorare di lasciar perdere e di tornare sulla sua bocca. Lui l’accontentò ma non potendo più resisterle cercò di entrare dentro di lei. Lei percepì qualche difficoltà. Lui prese ancora un po’ di tempo, poi ritentò. Oh… Dio, non è possibile… pensò Deirdre. Allungò una carezza dalla sua schiena verso i glutei poi portò la mano sui genitali. Gesù, non era più pronto. Che cosa… buffa! Il desiderio di Stewart era stato così dirompente che aveva… fatto cilecca. Disperato Stewart piantò la fronte sul cuscino, vicino al suo viso, esalando un sospiro leggermente esasperato.

- Mi dispiace…

Deirdre sorrise nella penombra nella quale era ormai avvolta la camera.

- Vuoi andare a cena?

- No, voglio te…

Deirdre sorrise.

- Si vede che non è cosa…

- E’ che… che ho desiderato di stare con te così tanto che ora…

- … sei un po’ emozionato, che vuoi che sia. – sorrise ancora – Andiamo a rilassarci di fronte ad un filetto di salmone, ti va? Fanno una torta di mele fantastica in questo posto.

Stewart tornò a baciarla delicatamente, la sua mano appoggiata sul seno, il corpo tutto appoggiato al fianco di lei.

- Salmone…

- Salmone…! – ripetè lei.

- Vada per il salmone… - disse Stewart, ancora un po’ deluso.

- Vado a vestirmi e asciugarmi la testa.

Deirdre scivolò fuori dal letto, lasciando Stewart che, un po’ scuro in volto, rimase sotto il piumino e si accese una sigaretta.

 

Il cameriere stappò una bottiglietta di vino bianco della California e ne versò a Stewart; lui lo assaggiò poi diede un lieve cenno di assenso e il cameriere ne versò anche a Deirdre. Stewart, ancora immusonito, si guardava intorno nella sala da pranzo dell’albergo. Le parlò senza guardarla in faccia.

- Vieni qui da molto?

Deirdre lo guardò e non riuscì a nascondere un sorriso. L’episodio di letto preprandiale lo aveva davvero scocciato.

- Da tre anni. Ma ho imparato a sciare soltanto due anni fa. Infatti oggi sono rotolata quattro volte e mi sono trovata con la faccia nella neve a ridere da sola come una scema!

La battuta non sfiorò minimamente Stewart. Deirdre decise di risollevare le sorti della serata.

- Mi dispiace di essere stata maleducata nella hall, ti chiedo scusa.

Stewart la guardò. Sembrava decisamente dispiaciuto ma i suoi occhi si fecero dolci e meno severi.

- Troverò il modo di perdonarti.

- Perché, le mie scuse non ti bastano? – chiese Deirdre un po’ perplessa.

- Potresti farti perdonare insegnandomi a sciare… - un sorriso piccolo piccolo fece capolino.

- Oh! Non sono in grado, mi dispiace… Ma mentre io mi ammazzo sulle piste potresti prenderti un istruttore per un paio d’ore domani, che ne dici?

- Non penso sia il caso…

- Come vuoi… Ma cosa farai domani tutto il giorno?

Stewart la guardò e sorrise.

- Non prendi nemmeno in considerazione l’ipotesi di sciare, chessò… solamente la mattina, vero?

- E’ la mia vacanza… Devo riposarmi… ricordi?

- Potresti riposarti facendo una passeggiata con me…

- Nemmeno per sogno! Sono venuta per sciare e scierò! – sorrise dispettosa.

- Che carogna… - sorrise di rimando lui.

- Sii buono, lasciami andare… Domenica col la folla che ci sarà, sarà impossibile sciare. Ma tu prova a sciare due ore, dai. Vedrai che ti divertirai!

- L’importante è che abbiano l’elisoccorso…

Deirdre sorrise.

- Ce l’hanno, non preoccuparti.

Dopo cena bevvero una cosetta al bar, poi alle undici tornarono verso le loro camere. Di fronte alla stanza di lei si fermarono a parlare.

- Io… credo che per stasera sarebbe meglio se andassimo a dormire. Te lo… chiedo per favore, ho sciato tantissimo oggi e sono molto stanca.

- Non preoccuparti, va bene così.

Stewart la baciò sulla fronte.

- Buonanotte…

Deirdre lo vide allontanarsi ed entrare nella sua stanza. Rimase un po’ imbambolata nel corridoio a chiedersi ancora se tutta quell’assurda storia fosse una buona idea. Poi, entrata in camera e indossato il pigiama, crollò in un sonno profondo non appena ebbe toccato il letto.

 

Capitolo V

Sabato mattina, giornata ancora spettacolare, neve ancora bella farinosa, folla triplicata. Deirdre e Stewart si trovarono al ristorante per la colazione. Lei lo salutò con un sorriso.

- Non ho pensato al tuo vestiario… hai almeno una calzamaglia sotto i jeans?

- Sì.

- Ok, va bene… Gli sci li noleggeremo e al noleggio chiederemo anche per l’istruttore. Hai dormito bene?

- Abbastanza, grazie. Ma tu sei sempre così solare quando vieni in montagna?

- Mi diverto troppo!

Stewart ripensò alla sua fallimentare performance della sera prima e si rabbuiò nuovamente un poco.

- E come dubitarne…

Dopo una ricca colazione salirono sulle piste, Deirdre lasciò Stewart nelle capaci mani dell’istruttore e si avviò verso la seggiovia.

- Io vado, ma nelle prossime due ore tutte le volte che scendo vengo a vederti, ok? Mi raccomando, non farti male! – sorrise.

Lui la guardò un po’ preoccupato.

- Ricordati, se mi succede qualcosa ti riterrò responsabile!

Deirdre cominciò la sua giornata nel solito modo, zigzagando sulla neve fino al fondo della pista. Quando arrivò vide Stewart in equilibrio davvero precario sugli sci con l’istruttore che cercava disperatamente di fargli assumere una posizione consona. Rise e lui la vide e le rivolse uno sguardo buffamente torvo. Risalì sulla seggiovia e continuò così fino alla fine della lezione di Stewart quando lo trovò esausto e coperto di neve ovunque vicino al bar a fondo pista. Gli si fece incontro con un sorriso.

- Allora? Sei riuscito a fare la baby almeno una volta?

- Oh sì. Sulla pancia.

Deirdre rise di gusto.

- Potrai dire di aver provato anche questo! Ti va un grog?

- Ne ho bisogno, sì…

Entrarono nel rifugio, i passi buffi e impacciati impediti dagli scarponi.

- Ho deciso di essere buonissima: continuo fino all’una e mezza, poi scendiamo. Ti va di andare in paese a fare una passeggiata?

- Non ho un muscolo che sia sano… Ora come ora sogno soltanto il mio letto…

- Sfisicato! Ok, prendiamo un po’ di sole e alle tre e mezzo scendiamo, va bene?

Rientrarono in albergo per le quattro. Stewart, dolorante e ammaccato entrò nella sua camera, lei lo seguì.

- Non ne posso più…

- Consolati, domani starai peggio!

- Fantastico…

Di nuovo così vicini, di nuovo così intimi. Deirdre lo baciò. Un solo bacio delicato, poi si fece subito trasportare dal desiderio. Lui le aprì in un sol colpo la zip della tuta e gliela sfilò, poi si tolse i calzoni. Si infilarono nel letto e continuarono a baciarsi, i corpi freddi uno contro l’altro. Si scaldarono subito; Stewart fu questa volta più grintoso e deciso, dopo averla baciata rapidamente su tutto il corpo scese sotto la sua cintola e questa volta non diede retta alle preghiere di Deirdre di tornare a baciarla sulla bocca. Si soffermò laggiù per dei lunghi minuti, durante i quali Deirdre vibrò di piacere. Poi tornò a baciarle il collo ed entrò dentro di lei, questa volta pronto e quasi rabbioso. Fecero l’amore in modo appassionato, lui la sopraffece, i colpi del suo bacino potenti e desiderosi. L’attese, non senza difficoltà, lei venne subito dopo di lui, poi si abbandonò sopra di lei, il fiato affannoso, le braccia intorno al suo collo.

- Ho un male alle braccia e alle gambe che tu neanche te l’immagini… - mormorò lui, il viso nascosto nel suo collo.

Deirdre, gli occhi chiusi, sentiva la carezza ruvida della sua barba e quella setosa dei capelli contro il suo viso.

- Prenditi un’aspirina stasera…

Stewart sollevò il capo e la baciò ancora, con trasporto, affamato di lei, Deirdre gli prese il viso tra le mani e gli restituì tutti i baci che lui volle darle. Si addormentarono alle otto di sera per poi svegliarsi alle due. Si cercarono ancora, nel cuore della notte, si amarono ancora in modo totale e travolgente e caddero nuovamente in un sonno profondo fino al mattino, quando un raggio di sole baciò i loro visi facendo capolino dalla finestra.

Lunedì mattina, la giornata bella anche a San Francisco, Lou Anne, Charlize e Deirdre si ritrovarono nel bagno per la solita session di trucco prelavorativa.

- Deirdre! Che colorito fantastico! E’ andato tutto bene a Mammoth Lakes? – chiese Hollywood.

Deirdre sorrise solare.

- Non avrebbe potuto andar meglio…

Lou Anne la guardò di sottecchi, con sguardo interrogativo.

- Vi aspetto alla macchinetta del caffè. – Charlize uscì dal bagno.

- Che è successo? – chiese Lou Anne, curiosissima.

Deirdre arrossì leggermente.

- E’ venuto a trovarmi in montagna.

- No!! E allora??

- Beh, è… è successo, Lou Anne.

- Oddio! Ma è bellissimo!! E com’è, com’è??

- E’ straordinario, Lou Anne, un uomo fantastico. Ha preso qualche lezione di sci, era esilarante!

- Poveretto… E… adesso?

- Adesso cosa?

- Cosa pensate di fare?

Deirdre si passò un po’ di cipria col pennello sul naso.

- Cielo… sembra un peperone. Non so, Lou Anne, proprio non lo so. Ma d’altra parte… forse è meglio aspettare. Magari… magari per lui è solo un’avventura.

Lou Anne sollevò le sopracciglia buffamente incredula.

- Ma fammi il favore!! L’hai già visto stamattina?

- No, perché tu sì?

- In ascensore, mentre aspettavamo che tu parcheggiassi. E’ raggiante, Didi, glielo si legge in faccia!

- Non cominciare a fare intelligence. Le cose si evolveranno come dovranno, chiuso l’incidente.

- Ok, come vuoi. Ma siccome hai sicuramente passato un fine settimana migliore del nostro, migliore del mio, visto che il nuovo stage di yoga è stato un pacco tremendo, oggi paghi tu.

- Sissignora.

 

Dopo il caffè le ragazze presero i loro posti di “pilotaggio” alle scrivanie. Catenelle di graffette, foglietti di calendario strappati, ricerca della scolorina per eventuali ritocchi alla manicure… il solito rito. In leggero ritardo per esser stato trattenuto da Wilkins in corridoio, Stewart sopraggiunse soltanto allora. Le tre ragazze si voltarono a guardarlo. Quella mattina il suo passo aveva qualcosa di felinamente flessibile, le guance color biscotto e la barba appena schiarita di sole, gli occhi straordinariamente sensuali, sembrava pieno di un’energia nuova e speciale. Perfino Deidre rimase sorpresa. Vederlo cambiare in montagna le aveva fatto un certo effetto, ma notare ora il contrasto nell’ambiente dell’ufficio la lasciava di stucco. Quando sorrise per salutare le sue colleghe, gli occhi blu sprofondarono in due fessure, non senza scintillare come pietre preziose e il suo saluto più avvolgente ed erotico fu per lei.

- Buongiorno, Doyle. Sei un incanto stamattina…

- Oh beh… beh, io… io… Ma… stai benissssimo anche tu! Sei andato ai Pier a correre?

Stewart, velocissimo si chinò sulla sua scrivania e sottovoce, prima di allontanarsi le bisbigliò:

- Da come ansimavi ieri, non credevo ti saresti dimenticata così presto di me…

Deirdre ebbe la sensazione di dover ingoiare una rana viva, quindi, diventata di un bel verde menta, si alzò e si precipitò nell’ufficio di Stewart, assicurandosi di aver chiuso la porta dietro le spalle.

- Sei impazzito?! Non farti sentire! Vuoi mettermi nei guai?!

- Io no, ma scommetto che Lou Anne sa già tutto… - il primo sorriso adunco da Corsaro Nero fece capolino sul suo bel viso abbronzato.

Deidre arrossì.

- Non è vero.

- Sei una bugiarda.

- Si chiama mobbing, questo.

- Si chiama conoscere i propri polli, questo.

- Insomma!! Vedi? Lo sapevo. Questa cosa non avrebbe dovuto accadere. E tu vorresti parlarne in giro come se fosse una battuta di pesca al salmone! Io ci devo lavorare qui! E dovrò continuare a farlo, anche quando tu sarai andato via!!

La frase lasciò un vuoto di ghiaccio. Già, quello non l’aveva ancora preso in considerazione. Amare Deirdre quel fine settimana, lo aveva fatto stare talmente bene che non si era soffermato sul “dopo”. In fondo non lo concepiva, non era mai stato molto abile nel pensare al futuro. Vivere intensamente il presente, quello aveva fatto fino a quel momento e gli era sempre stato bene così. Ma per Deirdre… non voleva pensare ad una storiella da pochi mesi, poi una stretta di mano, grazie di tutto e ognuno a casa sua. Esisteva una soluzione? Deirdre avrebbe potuto andare con lui. Ma con che diritto avrebbe potuto chiederglielo? Inoltre, tutto sommato, era… prematuro. Sì, Deirdre gli piaceva moltissimo, sì, avevano fatto l’amore insieme quel fine settimana e sì, era la sua segretaria. Ma era successo tutto dopo pochi mesi e così in fretta, due giorni in montagna, una piccola rissa, un capitombolo sulla neve… sentì ancora il suo sapore in bocca e un desiderio violento gli fece perdere la cognizione del tempo e del luogo e davanti ai suoi occhi vide Deirdre come l’aveva vista quel fine settimana, nuda e abbandonata al piacere che lui aveva saputo (quasi da subito) procurarle. Chiuse gli occhi, per poi riaprirli, riportato alla realtà dalla voce della sua segretaria che lo chiamava.

- Cowan, ti senti bene? Scusa, non volevo aggredirti…

- No, sto bene.

- … ma a volte sei… incosciente!!

Stewart riacquistò il suo distacco in men che non si dica. Le parole immobilizzarono l’aria.

- T’ho detto che sto bene. Ne parleremo più tardi. Carta e penna, per favore, dobbiamo fare il briefing.

Deirdre si sentì mortificata, ma dopo qualche quarto d’ora si rese immediatamente conto che l’atteggiamento di Stewart era il miglior modo di affrontare la situazione.

Verso metà pomeriggio il “ping” del computer richiamò la sua attenzione sulla posta elettronica.

 

“Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.53

Oggetto: (nessuno)

Che fai?”

“Da: Deirdre_Doyle@unionCarlyle.com

A: Cowan, Stewart

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.54

Oggetto: R: (nessuno)

Secondo te?

--Messaggio originale-------------

Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.53

Oggetto: (nessuno)

Che fai?”

“Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.55

Oggetto: R: R: (nessuno)

Non intendevo questo… insomma, scrivi, archivi… che stai facendo?

--Messaggio originale-------------

Da: Deirdre_Doyle@unionCarlyle.com

A: Cowan, Stewart

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.54

Oggetto: R: (nessuno)

Secondo te?

--Messaggio originale-------------

Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.53

Oggetto: (nessuno)

Che fai?”

“Da: Deirdre_Doyle@unionCarlyle.com

A: Cowan, Stewart

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.56

Oggetto: R: R: R: (nessuno)

Sto scrivendo il Monthly Report. E tu?

--Messaggio originale-------------

Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.55

Oggetto: R: R: (nessuno)

Non intendevo questo… insomma, scrivi, archivi… che stai facendo?

--Messaggio originale-------------

Da: Deirdre_Doyle@unionCarlyle.com

A: Cowan, Stewart

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.54

Oggetto: R: (nessuno)

Secondo te?

--Messaggio originale-------------

Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.53

Oggetto: (nessuno)

Che fai?”

“Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.57

Oggetto: R: R: R: R: (nessuno)

Non riesco a scollare i miei pensieri dalla curva delle tue natiche… Vieni da me stasera?

--Messaggio originale-------------

Da: Deirdre_Doyle@unionCarlyle.com

A: Cowan, Stewart

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.56

Oggetto: R: R: R: (nessuno)

Sto scrivendo il Monthly Report. E tu?

--Messaggio originale-------------

Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.55

Oggetto: R: R: (nessuno)

Non intendevo questo… insomma, scrivi, archivi… che stai facendo?

--Messaggio originale-------------

Da: Deirdre_Doyle@unionCarlyle.com

A: Cowan, Stewart

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.54

Oggetto: R: (nessuno)

Secondo te?

--Messaggio originale-------------

Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.53

Oggetto: (nessuno)

Che fai?”

 

Deirdre si schiarì la voce come se cercasse di coprire un suono molesto. Ebbe la sensazione di aver letto le e-mail di Stewart a voce alta. Cercò di evitare che Lou Anne sentisse i pensieri di Stewart sulla curva delle sue natiche.

 

“Da: Deirdre_Doyle@unionCarlyle.com

A: Cowan, Stewart

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 16.01

Oggetto: R: R: R: R: R:(nessuno)

Non saprei… devo fare la lavatrice della roba della montagna…

--Messaggio originale-------------

Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.57

Oggetto: R: R: R: R: (nessuno)

Non riesco a scollare i miei pensieri dalla curva delle tue natiche… Vieni da me stasera?

--Messaggio originale-------------

Da: Deirdre_Doyle@unionCarlyle.com

A: Cowan, Stewart

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.56

Oggetto: R: R: R: (nessuno)

Sto scrivendo il Monthly Report. E tu?

--Messaggio originale-------------

Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.55

Oggetto: R: R: (nessuno)

Non intendevo questo… insomma, scrivi, archivi… che stai facendo?

--Messaggio originale-------------

Da: Deirdre_Doyle@unionCarlyle.com

A: Cowan, Stewart

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.54

Oggetto: R: (nessuno)

Secondo te?

--Messaggio originale-------------

Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.53

Oggetto: (nessuno)

Che fai?”

“Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 16.02

Oggetto: R: R: R: R: R: R: (nessuno)

Hai impiegato quattro minuti a rispondermi. A chi stai pensando? Se stai pensando ad un altro uomo, voglio saperlo, così gli spacco la faccia…

--Messaggio originale-------------

Da: Deirdre_Doyle@unionCarlyle.com

A: Cowan, Stewart

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 16.01

Oggetto: R: R: R: R: R:(nessuno)

Non saprei… devo fare la lavatrice della roba della montagna…

--Messaggio originale-------------

Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.57

Oggetto: R: R: R: R: (nessuno)

Non riesco a scollare i miei pensieri dalla curva delle tue natiche… Vieni da me stasera?

--Messaggio originale-------------

Da: Deirdre_Doyle@unionCarlyle.com

A: Cowan, Stewart

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.56

Oggetto: R: R: R: (nessuno)

Sto scrivendo il Monthly Report. E tu?

--Messaggio originale-------------

Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.55

Oggetto: R: R: (nessuno)

Non intendevo questo… insomma, scrivi, archivi… che stai facendo?

--Messaggio originale-------------

Da: Deirdre_Doyle@unionCarlyle.com

A: Cowan, Stewart

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.54

Oggetto: R: (nessuno)

Secondo te?

--Messaggio originale-------------

Da: stewart.cowan@cookchemicals.au

A: Doyle, Deirdre

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 15.53

Oggetto: (nessuno)

Che fai?”

“Santoddio, è ridicolo”, pensò Deirdre.

 

 

“Da: Deirdre_Doyle@unionCarlyle.com

A: Cowan, Stewart

Inviato: Lunedì, 14 aprile 2003, ore 16.07

Oggetto: (nessuno)

Piantala di comportarti come un ragazzino e vieni alla macchinetta del caffè.

P.S.: Ho cambiato messaggio perché non ne potevo più di vedere “R: R: R:” nell’oggetto.”

Si alzò e si diresse verso la macchinetta del caffè. Stewart la seguì lesto come un cane da caccia.

- Il bucato può aspettare

- Sono distrutta, voglio spaparanzarmi sul divano davanti alla televisione.

- Sono certo che il mio divano ti offrirà delle opportunità che il tuo non offre. Ed è sicuramente più comodo.

- Danno “Ally McBeal” stasera…

- Ho il satellite a casa, puoi vederlo in polacco coi sottotitoli in ebraico se ci tieni.

- Stewart… - Deirdre lo guardò negli occhi bellissimi - … ma tu non ti arrendi mai? Non ti dai mai un attimo di tregua? E soprattutto non la dai mai al tuo… avversario?

- Non se… ha il tuo sapore in bocca. Non se il fresco della sua pelle a contatto con l’aria fresca di montagna si trasforma in seta bollente sotto le mie dita. Non se ha il tuo profumo nei capelli.

Deirdre si trovò, suo malgrado, ad inghiottire rumorosamente. Quell’uomo riusciva ancora a metterla in imbarazzo, non c’era che dire.

- I miei capelli non profumano.

- Lo dici tu. Deirdre, insomma… perché devi farti tanto pregare?

Deirdre lo guardò fisso negli occhi.

- Perché sono terrorizzata.

Un’ombra di sgomento passò anche nello sguardo di Stewart.

- Ti capisco, certo. Beh, insomma… sì, forse hai ragione. È solo che…

Deirdre lo guardò ancora. Dentro si sentì della consistenza di mousse. Aprì la bocca per parlare.

- … hai quel sapore in bocca…

- … quel misto di sole e di crema abbronzante…

- … e se chiudi gli occhi, senti ancora tra le dita…

- … il liscio della tua pelle…

- … i tuoi capelli morbidi…

- …. e le tue labbra morbide…

- … va bene alle otto?

- … no vieni, prima… ti aspetto alle sette.

- Ok, alle sei sono lì.

Si allontanarono a stento uno dall’altra, lui tornò nel suo ufficio, lei alle sue scartoffie, dietro alla scrivania.

 

Capitolo VI

Hollywood giocherellava con una ciocca di capelli rossi, lo sguardo perso fuori dalla finestra dell’ufficio.

- In fondo la invidio un po’…

Lou Anne emerse dalle nebbie di Avalon delle sue requisizioni di materiali.

- Eh?

- Deirdre. La invidio. Credo sia una bella storia d’amore la sua.

- Bella forse, ma difficile. Pensa ai sotterfugi, al tormento di lavorare insieme… E poi… finirà prima o poi.

- Dici?

- Pensi davvero che se la porti in Australia? Manco se lo mettesse per iscritto.

- Sai che le ha regalato un fascio di rose bianche? Ventiquattro. Deve aver speso un capitale. E’ tanto tempo che mio marito non ha pensieri così delicati per me.

- Non credo dipenda soltanto dal fatto che stanno vivendo l’inizio di una storia d’amore. Quando stavo con Peter, ricevevo molti fiori, era nella sua indole. Certo, non fasci da ventiquattro rose bianche…

Charlize sospirò.

- Può darsi tu abbia ragione… Roger non è mai stato un romanticone. Poi, da quando abbiamo Cameron si è del tutto… “prosaicizzato”.

- Dai, Hollywood… La vostra famiglia ha altre belle cose che la loro storia non ha.

- Tipo?

- Stabilità, serenità… futuro.

Deirdre arrivò dal corridoio con le braccia piene di fotocopie.

- Se mi dessero un tanto al chilo per la carta che metto in giro, sarei ricca…

- Per non parlare del rimborso suole… - aggiunse Lou Anne.

- Per quello ancora spero…

- Quand’è la festa? – chiese Charlize.

- Wilkins ha deciso di fare le cose in grande. È stato un grande progetto, che ha portato tanti bei soldini alla Union Carlyle. Cena per tutti, specialisti compresi, al Four Seasons. Il più bel farewell party che un’azienda di ingegneria ricordi…

- Già un anno e mezzo… Non ti sembra sia volato il tempo, Didi? – fece ancora Charlize.

Deirdre posò la carta.

- Dio, no. Venti mesi. È volato.

I suoi occhi si rabbuiarono, la sua mente corse veloce al momento che più paventava, da qualche mese a quella parte: il momento del suo addio a Stewart. Charlize, abbassò lo sguardo.

- Allora… finirà?

Deirdre la guardò, in un misto di mestizie e rassegnazione.

- Ho delle alternative? Dimmi, Charlize: ci sono delle alternative?

Hollywood non seppe risponderle. Lo squillo del telefono ruppe l’atmosfera un po’ greve, Deirdre tirò su la cornetta.

- Doyle.

- Hai un minuto? – Il solito tono di Stewart che non ammetteva risposte negative.

- Arrivo.

Deirdre si alzò ed entrò nell’ufficio del principale, facendosi strada non senza fatica, tra gli scatoloni pieni di documenti.

- Dimmi.

- Allora. Questo è l’indirizzo per la spedizione degli scatoloni con la roba dell’ufficio. Molta più roba in confronto alla roba di casa. E per quella l’indirizzo è quest’altro. Le bollette che dovessero arrivare dopo la mia partenza, ma non ce ne dovrebbero essere, falle addebitare sul progetto, con la dicitura “Costi accessori appartamento Cowan”. Se trovi roba mia in giro… mandamela, buttala, fanne un po’ quello che vuoi. – Il sorriso banditesco celava malamente un certo disagio.

- Ok – Deirdre prese i foglietti, decisa ad appuntarseli nell’agenda. – I biglietti dell’aereo saranno pronti per domani. Ho prenotato il taxi, ti verrà a prendere alle 6,30. Hai… dimenticato la tua cravatta, ieri sera, nel mio appartamento. Ce l’ho in borsa, se vuoi , più tardi, te la restituisco.

Stewart, mortificato, abbassò il capo. Si sentiva impotente, vigliacco, come se avesse usufruito della comodità dell’amore mercenario per un periodo di tempo prolungato e ad un prezzo decisamente vantaggioso. Guardò fuori dalla finestra, le dita a tormentarsi la barba. Era cambiato in quei venti mesi, era diventato più sereno, disteso, allegro, decisamente meno tormentato. Ma negli ultimi tempi, quell’aria selvaggia e un po’ triste era tornata a dipingersi il suo volto. Non poteva, non voleva lasciarla così. Ma sapeva di avere poche alternative. La sua carriera era in impressionante ascesa e la stabilità di un rapporto, di qualsiasi genere fosse, l’avrebbe incatenato. E nella peggiore delle ipotesi sarebbe stato preferibile scegliere un’autoctona. Alla Cook Chemicals non vedevano di buon occhio i matrimoni frutto di relazioni sbocciate durante le trasferte: dipingevano comunque il dirigente come un farfallone. E lui, alla posizione di Direttore Generale, ci teneva davvero troppo.

Deirdre si girò e fece per andarsene.

- Grazie, Didi, magari ci mettiamo d’accordo più tardi.

Uscita che fu Deirdre, Stewart tirò su il telefono.

- Robinson? È Cowan, buon pomeriggio. Vorrei discutere di una piccola faccenda con Lei e Bill Johnson, credete di potermi concedere uno spazio verso le 16,30 di oggi?

La tavolata di 56 persone al Four Season era inevitabilmente rumorosa. Deirdre rideva alle battute sceme di Cochran e Cullen, che erano riusciti a coinvolgere anche altre due ragazze dell’ufficio commerciale. Stewart, nelle pause della sua conversazione con Wilkins, guardava Deirdre come un condannato a morte. Lei se ne accorse e avvicinò il suo capo a quello di lui per non far sentire ai vicini ciò che aveva da dirgli.

- Potresti evitare di avere quella faccia da funerale? Andrà a finire che ci sgameranno proprio l’ultimo giorno…

- Non ne posso più di questa cena… Ho voglia di andare a casa. Vieni da me, dopo?

- Bravo. E come ci organizziamo? Ci facciamo vedere da tutti mentre ce ne andiamo felici insieme verso il tuo appartamento?

- Ma no… Prima vado via io e poi… tu mi raggiungi.

- Sono in macchina con Rita.

- E tu fatti lasciare alla fermata della cremagliera. Oppure non puoi inventare di aver lasciato la macchina al silo dell’ufficio? Ti passo a prendere io dopo.

- Dai vediamo. Goditi la trota salmonata, è una cannonata.

- Mi ha sempre sorpreso il rapporto sensuale e sereno che hai col cibo. Lo stesso che hai col sesso.

- Come diceva il poeta? L’uno o l’altro.. per me pari sono!! – Deirdre si portò alle labbra un boccone succulento di trota, che gustò sorridendo semplicemente.

Quella notte, dopo aver fatto l’amore insieme, Deirdre e Stewart se ne stavano distesi nel letto, ognuno nella sua metà, guardando il soffitto, Stewart, sbuffando fumo azzurrino che in breve formò una piccola nube.

- A che pensi? – chiese lei.

- A niente – mentì lui.

- Stewart, io non voglio venire da te domani sera, né voglio che tu venga da me. Non li sopporto gli addii. Non potrei salutarti alle undici di sera a casa mia o farti ciao con la manina in pigiama, mentre tu ti allontani sul taxi da casa tua alle 6,30 del mattino.

- Sono d’accordo.

Deirdre si pentì subito di ciò che aveva detto. Si aspettava dei teatrali ripensamenti, che lui si buttasse ai suoi piedi e le dicesse che non aveva amato nessun altra come aveva amato lei e che non poteva vivere senza. Ma non lo fece. Con la sigaretta tra le labbra come un marinaio, si alzò rapido dal letto ed andò a frugare in uno dei pochi borsoni rimasti aperti. Deirdre lo seguì con sguardo curioso. Stewart tornò con una scatoletta e un pacchetto morbido.

- Questi li ho presi per te.

Deirdre si sentì morire.

- Da dove dovrei cominciare? Premesso naturalmente che non avresti dovuto.

- Da quello morbido. E… no, hai ragione, non avrei dovuto. Avrei dovuto molto, molto di più.

Deirdre scartò il pacchetto morbido dove trovò felpa, cappello, sciarpa e guanti di pile, tutto coordinato di un bel bianco con motivi azzurri, le sue tinte preferite per lo sci.

- Ci avevi lasciato lo sguardo sopra, da Macy’s…

- Grazie Stewart, sono bellissimi. Mamma, sarò uno schianto sulla neve!

Stewart le prese delicatamente il viso con la mano e le posò un bacio dolce sulla bocca.

- Sei uno schianto ovunque. Ora… apri l’altro.

Deirdre scartò la scatoletta, con un po’ di apprensione… piccola, quadrata… no, non poteva essere. Quando sollevò il coperchio, dall’interno fece capolino una piccola, deliziosa bussola.

- Nel caso te ne dimenticassi. L’Australia è a sud ovest.

Deirdre sentì gli occhi che le si riempirono di lacrime di rimpianto.

- La userò per non perdermi sulle piste da sci.

Stewart spense la sigaretta.

- Resti a dormire qui?

Deirdre rimase un po’ mortificata del fatto che glielo chiedesse. Era l’ultima sera, perché glielo stata chiedendo? Voleva davvero che andasse via?

- Tu che cosa vuoi?

- Come preferisci.

- No Stewart, dico. Tu, che cosa vuoi?

- Una risposta per questa notte.

Deirdre si alzò stizzita dal letto. Si accese una sigaretta e rimase nuda a guardare fuori dalla finestra il profilo buio di San Francisco. Si godeva una vista stupenda da quell’appartamento.

- Non è il caso che tu ti arrabbi così. Lo sapevamo fin dall’inizio.

- Già. Quindi tanto vale lasciar andare tutto a puttane, vero?

- Non è questo. Ma sapevamo benissimo entrambi che non esistevano alternative. Potevamo negarci l’un l’altra oppure godere di una storia d’amore magica sapendo che ci sarebbe stato un prezzo da pagare.

- Un prezzo alto.

- Molto alto, sono d’accordo. Ma so che sei una donna matura che sa fare i conti con le conseguenze delle sue azioni.

- Quanto mi piacerebbe essere un po’ più incosciente – disse Deirdre sardonica.

Stewart si alzò. Le si avvicinò e l’abbracciò da dietro la schiena, il suo corpo massiccio e nudo contro quello di lei. Deirdre sentì la pelle accapponarlesi a contatto con le curve sode di Stewart. Irritata più che deliziata, si liberò dall’abbraccio.

- Non è giusto!

- Questa è una reazione infantile.

- E chi se ne frega!

Stewart sospirò. Poi, con la sua voce profonda, collosa e ruvida, più fiato che voce, le disse:

- Vieni qui…

La baciò con trasporto e Deirdre non seppe resistergli, gli si abbandonò in modo totale. Si amarono appassionatamente, come se fosse l’ultima cosa che avrebbero fatto nella loro vita, si mormorarono parole sensuali, dolci e trasgressive e solo dopo un paio d’ore si abbandonarono al sonno, circa tre ore prima del suono della sveglia.

Tre mesi dopo, Lou Anne, Charlize e Deirdre si ritrovarono di fronte ad un bel piatto di tacchino ripieno, degna portata per la festa del Ringraziamento della mensa aziendale.

- Allora, Lou Anne? Come festeggerai questo Thanksgiving? Il solito tremendo stage di yoga? – chiese Charlize.

- I miei stage di yoga non sono tremendi!! No… magari. Quest’anno mi tocca di tornare dai miei in Arizona.

- E tu, Didi?

Deirdre si scosse a stento dai pensieri che la trascinavano lontano, fuori dalla finestra.

- Cosa?

- Che fai per il Ringraziamento?

- Oh. Già. Di preciso non lo so. Credo che Brutal e io ce ne andremo in montagna.

- Mammoth Lake?

- Già.

- Ma dai. – fece Lou Anne – Brutal viene con te?

- Sì.

- Non sapevo che accettassero animali al Mammoth Lake Inn…

- E infatti non li accettano. Ma per Brutal fanno un’eccezione. Sono un’affezionata cliente da troppi anni. - Lo sguardo triste di Deirdre si illuminò di un sorriso appena accennato quando il suo pensiero si posò sul muso del suo gatto. Non avrebbe potuto separarsene per nulla al mondo.

Charlize e Lou Anne si scambiarono un’occhiata complice. Poi Lou Anne saggiò il terreno.

- Hai sentito Stewart?

Deirdre si rabbuiò repentinamente.

- Ancora un mese fa.

- Che dice?

- Ha cambiato casa, un bell’attico a Elizabeth Bay.

- .. e?

- Una bella promozione, come Direttore Generale.

Lou Anne capì dalle risposte asettiche di Deirdre che era meglio cambiare argomento.

- A proposito, avete sentito che Smythe se n’è andato?

- Più che altro l’hanno silurato…

- Per forza, ha fatto 36000$ di buco in un anno… meno male che abbiamo il culo di ferro!!

Lou Anne e Charlize risero, Deirdre sorrise appena.

- Quindi il posto è vacante…

- Secondo me ci mettono Robinson…

Charlize sbarrò gli occhi.

- Per carità! Un idiota come il nostro capo è meglio che rimanga dov’è… almeno fa meno danni!

Deirdre si sforzò di partecipare alla conversazione.

- Rita ha sentito dire che non lo riciclano dall’interno, ma ne prenderanno uno da fuori.

- Andiamo bene… speriamo di non cadere dalla padella alla brace. – Lou Anne alzò gli occhi al cielo.

- Un direttore Marketing e Vendite imbecille è peggio che nessun direttore Marketing e Vendite possa capitare… - borbottò Deirdre.

- Pazienza, donne, pazienza. Basterà tener d’occhio la bacheca nei prossimi giorni. Credo che la nomina sia imminente.

Quel pomeriggio, nonostante la neve fosse splendida, la temperatura troppo rigida convinse Deirdre a rientrare prima in albergo. Dopo aver fatto una doccia bollente, si mise in pigiamone di flanella, dopo poco il servizio in camera arrivò con la merenda più succulenta che le fosse mai capitato di sbafarsi. Davanti alla TV, sotto il piumone, con Brutal che ronfava e leccava gli avanzi di pancake sporchi di marmellata dalle sue mani, sorbiva cioccolato caldo, torta di mele calda con panna montata e succo di mela, muffin al cioccolato e alla mela e cannella; quel pomeriggio replica degli X-files. Il suono del cellulare la disturbò moltissimo, non staccò però lo sguardo dallo schermo, ripromettendosi di liquidare rapidamente lo scocciatore per evitare di perdersi il susseguirsi di quelle scene che conosceva a memoria.

- Cosa.

- Chiamata da Sidney, Australia, prego parli pure, signore….

- Deirdre… Deirdre!! Mi senti?!

- Ciao, Stewart.

- Ciao, bella, come stai?

- Ora come ora una meraviglia.

- Che fai di bello?

- Mi sbafo pancakes e cioccolato caldo a Mammoth Lakes, insieme al mio gatto.

- Ma dai! L’hai preso allora.

- Sì. È enorme e splendido e si chiama Brutal.

- Dio, Deirdre… sei proprio tu, non sei cambiata.

- Che vuoi Stewart?

- Farti gli auguri di buona festa del Ringraziamento, piccola, mi fa piacere che tu sia in un posto che ti fa star bene… e in buona compagnia.

- Altrettanto a te.

- Senti Didi, che fai tra una quindicina di giorni?

- Sarò impegnata a comprare regali di natale inutili che nessuno apprezzerà, perché?

- Perché do una festa. So che così a ridosso del natale è un po’ un problema, ma sono così contento che non voglio rimandare. Sai per la nuova nomina. Mi faceva piaceva averti come ospite.

- Ma che, sei caduto dal letto e hai battuto la testa?

- Deirdre…

- … come vuoi che faccia a venire alla tua festa, dimmi.

- … Deirdre…!!

- Che vuoi?

- La nomina è un po’ diversa da quella che ti ho detto l’ultima volta per telefono.

- Ah sì? Ti hanno fatto contropresidente esecutivo, anziché direttore generale?

- No, veramente sono stato nominato Direttore Marketing e Vendite.

- Veramente interessante.

- Lo spero. Chiedimi di che azienda.

 

FINE


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