Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Ritrovarsi (Quarta parte) (leggi la prima parte) (leggi la seconda parte) (leggi la terza parte) (leggi la quinta parte) (leggi la sesta parte) (leggi la settima parte) (leggi l'epilogo)
autrice: AleNash 
e-mail: alessandradonnini@yahoo.it
data di edizione: 25 settembre 2003
argomento della storia: Susan Mc Arthur sogna di diventare scrittrice, il suo migliore amico di fare l'attore. Lei parte per l'America, lui rimane in Australia. Ma i loro cammini sono destinati a incrociarsi.
riassunto breve: Dopo aver parlato con Sabrina, Susan capisce che il suo rapporto con Russell va probabilmente al di là della sola amicizia che li lega da anni…
immagini: Ely
note:  Ringrazio ancora Ely per aver reso questa storia un po’ meno fiction del solitoJ A voi ciccine auguro buona lettura e consiglio di prenotare una visitina dal dentista. Buon Russ a tutteJ (AleNash)

RITROVARSI

PARTE QUARTA

 

Susan voleva credere a tutti i costi alle parole che le aveva detto Sabrina. Non fece che ripensare tutto il giorno a quella conversazione che le aveva fatto aprire gli occhi su un nuovo mondo, ma che allo stesso tempo la stava facendo sentire vulnerabile come mai prima. Era a casa da sola e non sapeva come avrebbe potuto reagire nell’istante in cui avesse rivisto Russell, che, guardò l’orologio appeso in cucina, era fuori ormai da ore intere. Stava incominciando a preoccuparsi … il telefono era spento e non sapeva cosa pensare. Sorrise al pensiero di come Sabrina in fondo, fosse stata così brava a leggerle dentro il cuore. Era lontano da lei da poche ore e già ne sentiva la mancanza, come se fosse partito da mesi. Passarono ancora più di tre ore prima che Russell tornasse, la semplice mancanza si trasformò in concreta preoccupazione. Aveva tentato di distrarsi in molti modi che non erano però andati a buon fine: aveva cercato di leggere, di scrivere, di guardare la televisione o di dare una pulita alla casa. Era stato tutto inutile, niente sembrava riuscire ad ingannare l’attesa. Si voltò di scatto quando sentì le chiavi girare nella serratura della porta di ingresso. Rimase per un attimo in silenzio.

“Ciao” disse semplicemente lui senza aggiungere altro, aveva l’aria tranquilla, come dopo una rilassante passeggiata di mezz’ora. Susan per un attimo non rispose forse in attesa di un ulteriore saluto, magari con l’aggiunta di una spiegazione, ma aspettò inutilmente. Il suo silenzio aveva invaso la stanza e urtato la sua pazienza.

“Ti avevo dato per disperso.” Disse nella speranza di dargli un input. Per tutta risposta ricevette un mezzo sorriso; con lo sguardo non rivolto verso di lei Russell scosse la testa piano dando una spiegazione più per accontentarla che per un reale desiderio di giustificarsi.

“Ho fatto un po' il turista, ho esplorato questa città da cima a fondo, sono persino stato a farmi quel giro col traghetto per tutte le varie isole … il mare aiuta sempre a schiarirsi le idee.”

“E te le sei … schiarite?” chiese Susan con aria incredula nel notare la sua assoluta calma e in parte irritata da quello stesso atteggiamento. Il suo tono fece sollevare lo sguardo di Russell che la guardò socchiudendo leggermente un occhio come per chiederle una spiegazione in proposito. C’era forse bisogno di reagire in quel modo? Con un gesto della mano proseguì.

“Ti ho lasciato un biglietto … non l’hai…”

“Certo … ma quando uno mi scrive che esce un attimo penso che torni al massimo dopo un’ora!” È tutto il giorno che provo a chiamarti … potevi almeno farlo tu!”

Sorpreso dal suo tono di voce ribatté quasi subito.

“ Scusami, io … non avevo voglia di sentire nessuno … capisci?”

Susan lo guardava con fare nervoso: come aveva potuto credere, anche solo per un istante, che tra loro ci potesse essere un legame speciale? Non c’era nulla del ragazzo che si ricordava e al quale aveva sempre voluto bene. La persona che aveva davanti sembrava non accorgersi nemmeno del fatto che lei fosse preoccupata; l’idea non lo aveva nemmeno sfiorato e incominciò a chiedersi se se lo meritasse davvero che lei, nel corso degli ultimi due mesi, si fosse preoccupata solo di lui. Sentì una forte rabbia crescerle dentro, pensò che se forse non si fossero mai ritrovati non sarebbe stata lì in quel momento a dannarsi l’anima per lui. Avrebbe voluto non essere stata così ingenua da abbassare le sue difese con Sabrina così rapidamente da lasciarla nuda nell’animo davanti ad un uomo che non la vedeva nemmeno e che lei, in quell’istante, desiderò che non fosse mai rientrato nella sua vita. Era stanca di dover interpretare i suoi silenzi, di dover sopportare la sua impenetrabilità. Ma non gli avrebbe permesso di distruggerla del tutto; anni senza di lui, senza che lui le fosse stata vicina per confortarla e sostenerla come le aveva promesso, l’avevano fatta crescere ed essere consapevole della sua stessa capacità di sopravvivenza, molto più di quanto lui stesso potesse immaginare.

“Sei hai fame c’è della roba nel frigo!” furono le ultime parole che gli rivolse prima di chiudere con forza la porta della sua camera alle sue spalle. Le lacrime trattenute, e alle quali non aveva intenzione di dare libero sfogo per nessuna ragione, le stavano facendo esplodere le tempie. Si mise il pigiama in meno di un minuto buttando tutti i vestiti in un angolo e si infilò sotto le coperte. Senza trucco aveva l’aria della ragazzina di diversi anni prima. Prese il libro che aveva sul comodino e si costrinse a leggerlo, cercando di calmarsi prima di spegnere la luce e lasciare quell’uomo non solo fuori dalla sua stanza, ma anche fuori dal suo cuore. Le mani le tremavano mentre per la trentesima volta nel giro di dieci minuti ricominciava a leggere la stessa frase. Un lieve bussare alla sua porta la distolse dal libro, alzò lo sguardo, Russell era davanti a lei.

Il sollievo nel vederlo non trasparì dal suo viso che rimase fermo e glaciale a guardarlo.

“Cosa …” di fronte a lei e tra loro, solo il silenzio. Susan proseguì. “… se non trovi niente in frigo ordinati una pizza!” Russell la guardava con una mano in tasca, silenzioso scosse la testa.

“Che cosa vuoi?” Chiese con tono non cordiale. Russell scosse nuovamente la testa, in silenzio, con uno sguardo fermo, ma tanto vulnerabile negli occhi da scuotere l’atteggiamento di Susan che sentì quella sua difesa, così frettolosamente rialzata, abbandonarla come se non avesse mai avuto consistenza.

“C’è qualcosa che non va?” Avrebbe voluto chiederglielo con lo stesso tono da pugnale alla mano di poco prima, ma quel nodo alla gola la tradì e fece trasparire solo la sua emozione nell’esserselo trovato all’improvviso davanti; quel silenzio fra loro sembrava urlare più che mai, mentre, ancora un volta, Russell scosse la testa senza parlare. Mosse qualche passo e arrivato ai piedi del letto si chinò camminando carponi verso di lei. Arrivato ad un respiro dal suo viso, Susan fece appena in tempo a rendersi conto della loro vicinanza improvvisa. Non le diceva nulla ma i suoi occhi non avevano mai avuto bisogno della bocca per parlarle. Le prese il libro che aveva in mano e lo appoggiò sul comodino; sempre in quella posizione le appoggiò le labbra calde e umide sul collo vicino all’orecchio, chiuse gli occhi sentendo improvvisa la morbidezza della sua pelle e il suo profumo prendere possesso dei suoi sensi. Stupita, incredula e con le mani che fremevano dal desiderio di assecondarlo, Susan chiuse gli occhi colta di sorpresa da quel bacio che continuava, seguito da altri che a labbra socchiuse le stavano percorrendo il tragitto completo dal lobo dell’orecchio, alla tempia, fino alla fronte. Avrebbe voluto dare un senso a quello che stava accadendo, voleva trovare un filo logico per tutta quella giornata che le appariva assurda, ma non ci riusciva, sempre più coinvolta da quelle labbra che non era ancora riuscita a sfiorare. Si staccò da lui per guardarlo negli occhi, ostacolò, con una mano sul suo petto, il suo tentativo istantaneo di tornare da lei. No, non avrebbe sopportato ancora a lungo quel silenzio fra loro. Russell lesse nei suoi occhi e nella sua anima ciò che lei gli stava chiedendo e fu allora che ruppe quel silenzio.

“Fai l’amore con me.”

Disarmata ormai anche della più piccola difesa che le fosse rimasta, il cuore di Susan mancò un battito nel sentirgli pronunciare quelle parole. Chiuse gli occhi con ancora la mano sul torace di Russell che più che trattenerlo era in quel momento lì per sentire il suo cuore battere come non lo aveva mai sentito battere prima. Sentì riecheggiare ancora e ancora quella frase nella sua mente prima che le sue labbra nuovamente le sfiorarono la guancia e Susan gli sfiorò il viso e la barba con la punta della dita. Russell guardò le sue labbra, non c’erano più soltanto pochi istanti rubati al momento che li avrebbe visti allontanarsi uno dall’altro per chissà quanti anni ancora; avevano tutto il tempo che volevano, anche una vita intera se l'avessero desiderato. Le sfiorò le labbra con la punta delle dita che Susan baciò ad una ad una a labbra socchiuse. Con titubanza la baciò sulla bocca quasi incredulo di sentirla così viva, reale, e desiderosa di quel bacio. Gli prese il viso tra le mani attaccandosi alle sue labbra come se fosse stata l’ultima volta che avesse potuto toccarle. Russell sentiva l’intenso respiro delle sue narici premere contro il suo viso e si abbandonò al desiderio di lasciare che quelle sue mani morbide e a lui sconosciute, lo scoprissero in ogni dove sarebbero potute arrivare. Si scostò per un attimo da lei, ancora nella stessa posizione che lo aveva visto arrivare; rassicurò con un sorriso dolce lo sguardo interrogativo di Susan ormai completamente in balia di ogni suo gesto. Con entrambe le mani, delicatamente le prese le caviglie facendola distendere sul letto. La guardò per un attimo e si chinò su di lei, sulle sue labbra e sul suo corpo che desiderava ormai non sapeva più da quanto. Schiuse le labbra su di lei sentendo le sue dita che si insinuavano tra i capelli cercando la morbidezza di quel bacio, il calore del suo respiro dentro al suo, mentre le loro lingue si cercavano esitanti e contemporaneamente impazienti. Russell fece scivolare le sue mani sui bottoni del pigiama di taglio maschile che Susan indossava e rise soffocando quel bacio nel constatare che lo sbottonarli gli stava dando del filo da torcere. Susan rise con lui e sollevò le braccia invitandolo a sfilarglielo dalla testa. Poi l'aiutò a slacciargli la camicia e i pantaloni stupendosi del suo autocontrollo paragonato al forte desiderio che sentiva per lei. Quanto tempo aveva aspettato perché quel momento si realizzasse? Eppure sembrava che ogni cosa fosse perfetta, l'attimo, l'istante e il loro essere perfettamente in sintonia cancellò la distanza che li aveva separati per anni, le persone che li avevano divisi … ogni cosa accaduta fino a quell'istante, nelle loro vite vissute separatamente, sembrava averli preparati all'unica cosa che realmente doveva essere. In quel momento però non voleva pensare più a nulla, era totalmente perso nell'intensità del desiderio che sentiva nella sua voce, nel suo corpo e nel suo respiro sulla sua pelle. Era un continuo cercarsi, volersi esplorare per annullare le distanze che per troppo tempo si erano imposti. Lui adorava l'innocente sensualità delle carezze di Susan su di lui, talvolta timorose, che sembravano quasi chiedere di essere guidate. Le piaceva essere coccolata, lo capiva dal modo in cui cercava le sue mani e non avrebbe mai smesso di accontentarla. Carezze pazienti sfiorarono il calore della sua intimità in attesa del momento perfetto. Ogni loro gesto, ogni loro movimento li stava portando ad una soglia sempre più alta e intensa di piacere alla quale non volevano sottrarsi, ma solo piegarsi e cedere. Russell strinse a sé Susan per sentirla ancora più vicina e sentiva le labbra di lei vicine al suo orecchio sia quando cercavano la morbidezza di un bacio umido e caldo, sia quando si lasciavano andare in gemiti lievi seguiti dal suo abbraccio più intenso e passionale. Non c'era niente che non avrebbe voluto darle, nulla che non avrebbe fatto se solo glielo avesse chiesto, era qualcosa di mentale, oltre che fisico e lo straordinario legame tra questi due elementi lo portarono ad un'estasi totale, che per un istante interminabile, fu di entrambi.

 

Russell non si ricordava l'ultima volta in cui si era sentito così vivo, così coinvolto e, … sì, anche felice, perché bastava guardarla, aprendo gli occhi mentre la baciava, per sentire quanto lei fosse diversa da tutte le altre che erano entrate a far parte della sua vita negli ultimi anni. Lei c'era stata addirittura da sempre e lui non l'aveva vista, o quel che era peggio, l'aveva data per scontata.

Ancora frementi di quel desiderio consumato, ma che ancora teneva accesi i loro corpi stretti uno nell'altro, rimasero avvolti in quell'abbraccio, guancia a guancia col silenzio di quella stanza rotto solo dall'intensità dei loro respiri affannosi che non si sarebbero placati ancora per lunghi istanti. Russell premette le labbra sul viso sudato di Susan che chiuse gli occhi; quando li riaprì, trovò quelli sorridenti di Russell nei suoi, con lievi perle di sudore che brillavano sulla sua fronte illuminata appena dalla luce notturna che filtrava attraverso le finestre. Si era appoggiato con un gomito in fianco a lei senza però voler abbandonare il contatto del suo corpo col suo.

"Posso restare così?"

Susan annuì, in silenzio, volendo solo osservare la perfezione del suo volto, dolce, adulto, severo e protettivo allo stesso tempo. Possibile che non si fosse mai accorta di quanto avesse bisogno di lui, delle sue carezze, dei suoi baci, del calore che era riuscito a trasmetterle in quella notte che l'aveva vista coinvolta e disinibita come mai prima, come mai avrebbe creduto possibile? Gli sfiorò con l'indice le labbra delicate e sorrise nel vederlo afferrargli istantaneamente la mano per baciargliela. Sembrava che la stesse leggendo dentro e, come lei, non voleva parlare, ma solo risponderle con gli occhi, i sorrisi, e ogni altro possibile coinvolgimento fisico. Sentiva il piede di Russell scorrerle su e giù per la caviglia e rise lievemente per il leggero solletico che percepì. Russell rispose alla sua con una leggera risatina e con un bacio sulla punta del naso. Sentiva ancora la pelle d'oca della prima volta che lui l'aveva sfiorata, si sentì pervasa da un senso di totale sicurezza, come se mai nessun posto fosse stato più giusto di quello, tra le braccia di Russell.

"Russ … posso dirti una cosa?"

"Certo…"

"…"

"Cosa…"

"…non importa, non è importante." Si voltò di spalle avendo cura che le braccia di Russell non la lasciassero e incominciò a guardare attraverso la fessura di luce che filtrava dalle tende della sua stanza.

Una lieve perplessità attraversò lo sguardo di Russell che per un attimo pensò che ci fosse qualcosa che la stesse preoccupando, qualcosa che però non voleva dirgli. Era stato fuori tutto il giorno per chiarirsi le idee e lo aveva fatto, ne era contento; sì, le idee se le era schiarite, quella era la cosa giusta, ne era più che sicuro. Ogni risposta di Susan ai suoi gesti, dal primo momento in cui l'aveva sfiorata, gli faceva pensare che anche lei la pensasse allo stesso modo, eppure sembrava che ci fosse qualcosa che offuscasse quella sua certezza. Le aveva promesso che per lei ci sarebbe stato, in ogni istante e minuto, però, alla fine, non era stato così; un'amica forse poteva perdonare; si domandava se anche una donna sarebbe stato in grado di farlo. Le sfiorò il viso con le dita facendo in modo che lo guardasse negli occhi. Le ci sarebbero voluti chissà quanti interminabili sguardi come quello per convincerla del fatto che quegli occhi meravigliosi erano davvero solo per lei.

"Ho sempre pensato che il nostro rapporto non potesse andare al di là dell'amicizia, avevo paura che desiderare di più avrebbe voluto dire perderti anche come amica … scusa se oggi ti ho fatto preoccupare, non accadrà più."

Susan lo guardava: sembrava così sincero e sembrava davvero sentire quello che le aveva detto e volle credergli, con tutta sé stessa e con tutto l'ardore che mise nel bacio che gli diede dopo quelle parole, bacio al quale lui rispose senza né esitare né senza che fosse solo lei a dare. Sentiva la seta dei suoi capelli lunghi scorrergli tra le dita e sarebbe stato quasi in grado di divorarla in quel bacio interminabile. Le sue mani scorrevano sul suo corpo ancora riscaldato dalle carezze precedenti, sentiva le sue gambe tra le sue in un groviglio coinvolgente e sensuale di corpi che sembravano non essere ancora stanchi di rispondere al reciproco e forte desiderio che li chiamava.

"Russ…"

"Dimmi."

"Grazie per stanotte … per prima, per adesso e …" furono parole mescolate tra un sospiro e un sussurro.

"Non c'è di che." Disse coprendo il corpo di Susan con il suo.

 

 

Le tre e mezzo del mattino, Russell lo lesse sulla radiosveglia posta sul comodino di Susan, l'unica cosa che illuminasse la stanza. Susan era girata su un fianco e lui, col corpo stretto al suo, le teneva un braccio attorno alla vita. Si era svegliato forse da un sogno, o forse non era un sogno, ma una realtà che gli sembrava un sogno. Si strinse ancora di più al suo corpo, la osservava mentre dormiva: sembrava una bambina col viso incorniciato dai quei lunghi capelli scuri che le cadevano sulla schiena nuda. Li spostò per poterla baciare sul collo avendo premura di non svegliarla. Dopo un attimo si alzò e andò alla finestra, guardò fuori: gli alberi del viale sotto casa loro erano addormentati come il resto del quartiere. Sorrise nell'aver pensato a quella come a ‘casa loro’, si voltò verso Susan che dormiva pacifica avvolta in una bellezza quasi disarmante ai suoi occhi che di donne, e belle, negli ultimi anni, ne aveva viste tante. Guardò nuovamente fuori dalla finestra, tutto gli appariva più sereno, persino quella città, così diversa da quello che per tutta la vita era stato suo, così lontana da quello che gli era mancato e che gli mancava. Sentì Susan muoversi nel letto; temendo che si potesse svegliare senza trovarlo, chiuse nuovamente la tenda e piano si rinfilò sotto le coperte accanto a lei, appena in tempo per accoglierla mentre lei, giratasi nel sonno, trovò il suo corpo e le sue braccia pronte a stringerla di nuovo e questa volta, fino a che entrambi si fossero svegliati.

 

Quando riaprì gli occhi Susan fu colta dai primi raggi di sole che filtrarono attraverso le tende socchiuse. Non ci volle molto perché prendesse coscienza della realtà di quel momento: l’abbraccio caldo nel quale si risvegliò dipinse un sorriso nei suoi occhi. Non le era capitato di condividere il letto con molti uomini, ancora meno di quelli coi quali l’aveva fatto, erano rimasti con lei fino al mattino. Fu la rassicurante forza che però quell’abbraccio le trasmetteva in quel momento che la convinse che quell’uomo fosse diverso dagli altri. Ma come sarebbe stato lui al risveglio? L’avrebbe guardata con gli stessi occhi della notte precedente? Con quello sguardo al quale non era riuscita a resistere e al quale, sapeva, in qualsiasi altro momento, avrebbe comunque ceduto … che cosa ne sarebbe stato di quel loro momento? Si girò a pancia in giù appoggiando i gomiti sul cuscino. Russell dormiva profondamente, o almeno così sembrava dal ritmo intenso del suo respiro, e Susan sorrise nel constatare il sottile piacere che stava provando nello spiare i suoi respiri, il ritmico movimento del suo torace, le sue spalle, larghe e prestanti appoggiate alle lenzuola; in un attimo la sua mente fu di nuovo proiettata alla notte appena trascorsa, stretta tra le sue braccia forti e sensuali mentre lui le sussurrava, in gemiti sussurrati, l’intenso piacere che gli stava regalando.

Gli diede un bacio sulla spalla, pigramente Russell aprì un occhio e sorrise richiudendolo subito dopo. Susan appoggiò la testa sul suo petto e chiuse gli occhi sfiorando con la punta delle dita il suo avambraccio, assaporando il contatto con la sua pelle e la sensazione delle dita che Russell aveva cominciato a farle scorrere sulla schiena. Nella testa di Susan si ripeteva incessante sempre la stessa domanda che temeva di pronunciare ad alta voce “Che cosa ne sarà di tutto questo?”

Russell aprì gli occhi e guardò per un attimo il chiarore riflesso sul soffitto della stanza. Quasi come se fosse stato in grado di leggerle nel pensiero parlò senza esitare e le rispose.

“Vieni con me a Los Angeles.”

Susan volse lo sguardo verso il suo.

“A Los Angeles? Davvero vuoi che venga con te?”

Sorrise stupito dall’ingenua insicurezza emersa dal tono della sua domanda.

“Certo … io sarò impegnato con le riprese, ma potremo vederci tutti i giorni …perché io voglio vederti tutti i giorni … tu no?” Le chiese mentre un timido sorriso gli compariva sulle labbra.

C’era una calma rassicurante totale nel tono della sua voce e un sorriso che illuminava il suo volto e al quale Susan rispose con un bacio sulla bocca per poi appoggiare il mento sul dorso della mano e continuare a osservarlo.

“Mi piacerebbe tanto venire con te.”

“Allora è deciso, ti prenderai una vacanza dopo mesi che non ti riposi un attimo.”

“Esagerato!” disse senza riuscire a trattenere una risata affettuosa.

“Non sto scherzando … ti sei presa cura di me … ora tocca a me prendermi cura di te.”

L’animo di Susan fremeva letteralmente al suono di quelle parole mentre, stretta a lui, i suoi sensi si nutrivano del profumo della sua pelle.

“ … e poi voglio presentarti a tutti.” Rise divertito e con una punta di orgoglio nel pronunciare quella frase. “Ti va?… Sarà bello, vedrai!”

“Potrò stare con te sul set?”

Era felice di sentirla desiderosa di condividere con lui quell’aspetto della sua vita.

“Io sul set per fare prima dormo in un camper, sei sicura di…”

“Io con te dormirei anche appollaiata su una telecamera!” disse guardandolo negli occhi sicura.

Russell la strinse tra le braccia, con la mano portò il viso vicino al suo e in un sol gesto schiuse le sue labbra sulle sue incominciando ad esplorare il calore della sua bocca, senza fermarsi, catturando il suo respiro, incessante nel volerle far sentire quanto intenso fosse il suo desiderio, di nuovo e sempre di più. Le mani fremevano dalla voglia di toccarla e non si fermarono dallo scorrere dalla schiena fino alle natiche. Si sentì improvvisamente travolto da un desiderio incontrollato, quasi animale; era sfacciato, provocante e sensuale nelle sue carezze sempre più esplicite, sempre più profonde che stavano facendo perdere il controllo a Susan contenta di lasciare che fosse lui a condurre il gioco. Voleva sentirsela addosso, solo sua e di nessun altro, voleva che sussurrasse il suo nome, proprio come stava facendo in quel momento, completamente persa nel loro piacere reciproco. Dopo che ebbe sentito fluire il suo calore dentro di lei pronto a penetrare ed esplodere nel segreto della sua anima, cercò gli occhi di Russell che la guardò dolcemente e spostò con entrambe le mani i capelli dal suo viso. Occhi luccicanti la guardavano come se fosse quasi la prima volta che realmente vedessero, che realmente sentissero.

“Hey Yankee …” avrebbe voluto dirle qualcosa, ma rimase a guardarla. Scosse impercettibilmente la testa lasciando che fosse il silenzio a parlare per lui. L’aiutò ad appoggiare la testa sul suo petto, all’altezza del cuore, e chiuse gli occhi accarezzandole il viso mentre piano il suo battito ritrovava il suo ritmo regolare.

 

 

In un avvicendarsi confuso di sogni lontani e indistinti, un incessante, ripetitivo rumore, emerse da quella atmosfera onirica.

“Russ, … bussano alla porta”

Svogliato e assonnato, con la voce impastata, Russell emise un biascicato verso lamentoso.

“Ma chi cazzo è che rompe le palle di primo mattino?”

Susan rise divertita.

“È quasi mezzogiorno, a quest’ora è lecito … ‘rompere le palle’.”

Russell nascose la testa sotto il cuscino.

“Mandali via, digli che non ci siamo!”

“Smettila, dai, vado io … tu rimani pure ancora un po’ a riposare” gli rivolse un sorriso alzandosi e indossando la prima cosa che trovò a portata di mano. Russell la guardò con sguardo malizioso mentre Susan indossava la sua camicia, aspettando che si girasse a guardarlo, cosa che Susan fece un secondo più tardi. Gli rivolse un sorriso raggiante salutandolo scherzosa con la mano quando lo vide mandarle un bacio.

“Torno subito” gli bisbigliò prima di richiudere la porta alle sue spalle.

 

“Ciao Sabrina! Scusa se ti ho fatto aspettare, ma all’inizio non ti avevo sentito bussare.”

“Non ti preoccupare, non ti preoccupare.”

Sabrina entrò rapida senza ulteriori commenti e domande; a quanto pareva per lei era la solita Domenica di sempre e Susan non volle forzare subito gli eventi.

“Allora, come va?”

“Guarda, ringrazia il cielo che Marlon è a giocare da Colin così mi godo la giornata di riposo, ti va di fare un giro in centro? … Tesoro, ma che pigiama ti sei comprata? Hai sbagliato di almeno tre misure … a proposito che ci fai ancora in pigiama a quest’ora?”

“Questo non è un p…”

Sabrina proseguì interrompendola.

“Non importa, anche io, se non avessi dovuto accompagnare Marlon dall’amico, me ne sarei stata a poltrire…”

Susan era divertita dalla totale mancanza di spirito di osservazione che proprio in quella circostanza avrebbe dato per scontato trattandosi di Sabrina, ma cercava di mantenere un’espressione seria, per quanto possibile, di fronte al comportamento tipico di una giovane madre che, nonostante lo stress, voleva e riusciva sempre ad essere iperattiva. Il controllo della situazione che Susan stava mantenendo alla perfezione non aveva preso in considerazione il caso imprevisto, nella fattispecie quello di Russell che, con la naturalezza che lo aveva reso ormai noto anche a chi lo conosceva meno di Susan, uscì dalla camera da letto indossando solo i boxer, con un asciugamano sulla spalla.

“Piccina, vado a farmi una doccia … ah, ciao Sabrina, eri tu che bussavi … tutto bene? Come sta Marlon?” disse prima di chiudere la porta del bagno.

L’espressione di stupore, nonché di totale inaspettato imbarazzo era leggibilissimo sul volto di Sabrina che rimase per un attimo a bocca aperta non del tutto certa di quello che aveva visto o udito. I suoi occhi si rivolsero in un lampo a Susan che la stava osservando da un po’ decisamente divertita. I gesti della mano di Sabrina che cercavano di creare un collegamento tra l’uomo sparito dietro la porta del bagno, la stanza di Susan e Susan stessa, si spiegavano da soli.

“Hai visto che bel fondoschiena, Sabri?…” le disse sorridendo ironica “… e come ti stavo dicendo questo non è esattamente un pigiama.”

“Ok … credo di avere il tempo per un caffè!”

 

Sabrina e Susan si sedettero sul divano e in poco tempo Sabrina fu aggiornata sugli ultimi avvenimenti e persino Susan, nel raccontare quello che era successo, non riusciva a tratti a crederci. Ma era successo e tra le cose che non aveva pianificato quella le sembrava la migliore che avesse dovuto “subire”. Era come se da un momento all’altro, dalla notte al giorno, fosse entrata in una fase completamente nuova, non importava che cosa sarebbe accaduto, sarebbe accaduto con Russell e ciò la faceva sentire in qualche modo sicura, perché per quanto lui non fosse stato presente per lungo tempo, era come se in quel momento non fosse importante.

“E così te ne vai a Los Angeles?”

“Sì,… gli ho detto di sì senza nemmeno pensarci.” Susan rise sentendosi una ragazzina posseduta dalla sua stessa impulsività. “…secondo te faccio bene? … insomma … in fondo …”

“Per una santa volta nella vita … non pensare, agisci e basta! Vuoi andare? Vai … non ci vuoi andare … dammi il tuo biglietto che ci vado io!” Concluse strizzandole l’occhio con aria ironica e maliziosa.

“Assolutamente no, lui non lo cedo a nessuno!”

“Ecco, così si parla! … Senti, vado …”

Susan la accompagnò alla porta e poco prima di chiuderla la trattenne per un attimo ancora.

“Sabrina, grazie davvero di tutto … ti chiamo da Los Angeles, prometto che lo faccio.”

“Stai tranquilla e pensa a divertirti … noi qui ce la caveremo benone. Dirò a Jeremy di fare le imitazioni del tuo canguro per Marlon …” poco prima di arrivare alla sua porta Sabrina si girò di nuovo verso Susan che la guardava dalla sua. “Sai…sono contenta di averci visto giusto, lui è proprio quello che ti ci vuole. Ora, però, devo andare da Jeremy … gli devo dei soldi”.

“Come sarebbe a dire? È successo qualcosa?”

“Abbiamo scommesso su quanto tempo vi ci sarebbe voluto per svegliarvi dal vostro sonno eterno … data la mia ancora scarsa fiducia nel genere maschile … ora devo a Jeremy 20 dollari.”

Si abbracciarono per salutarsi definitivamente.

“Grazie, di cuore davvero.”

Susan chiuse la porta e corse a preparare le valigie.


segue

 

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