Le Fan Fiction di croweitalia

titolo:  Questioni di cuore (uno strano caso) - Seconda Parte (leggi la prima parte)
autrice: AleNash
e-mail: alessandradonnini@yahoo.it
data di edizione: 06/07/2004
argomento della storia: A Wellington, il 7 aprile 1964, nasce un bambino; a Canberra il 7 aprile 1964 ne nasce un altro…
riassunto breve: Due bimbi che nascono, due destini, un incontro, tante magiche coincidenze.
lettura vietata ai minori di anni: Come al solito, la lettura è adatta a tutti
note: La trama di questa “fiaba” mi è venuta in mente durante uno dei miei tanti viaggi in treno. Qui, Russell Crowe, è molto poco divo e molto, molto ‘uomo’. L’aspetto umano-emotivo che lui incarna in questa storia, potrebbe appartenere a qualsiasi persona … il fatto è, molto semplicemente, come diceva l’Angelo Della Morte nel famoso film Vi presento Joe Black, che “mi serviva un corpo”, e lui faceva proprio al caso mio. Ci tengo a citare una scrittrice per me fonte di inesauribile ispirazione: Banana Yoshimoto, che con i suoi romanzi mi da sempre delle risposte, anche alle domande che devo ancora fare. Come sempre, dal mio cuore al vostro.

AleNash


 

QUESTIONI DI CUORE

(Uno strano caso)

 

 

(Seconda Parte)

 

Seduti tutte e tre in quella stanza d’albergo degna di una tra le più famose commedie di Woody Allen, Kat, Dave e Russell stavano in silenzio già da un po’. Russell si era ricomposto e rivestito. Kat pure. Dave stava sorseggiando un bicchiere d’acqua; pensieroso guardava per terra. Kat camminava nervosamente per la camera; Russell si era seduto su una delle poltroncine osservando la scena con la massima discrezione e nel contempo con una lieve tensione: sarebbe esplosa prima o poi una bomba? E lui ne sarebbe uscito indenne?

Ad un certo punto Kat ruppe il silenzio e gli rivolse la parola.

“Scusa, ma … tu chi sei?”

Russell sorrise, almeno su quello avrebbe potuto dire la verità. Si alzò e porse la mano.

“Mi chiamo Russell, Russell Crowe.”

Kat trasalì.

“Oh mio Dio… l’attore famoso?” subito dopo rivolse lo sguardo a suo maritò cercando un segno di approvazione che non ottenne.

‘Russell’ chi?”

Russell proseguì.

“E voi? Possiamo presentarci? Almeno per dare un senso a tutta questa faccenda.”

Kat per prima, seguita da Dave, titubante, ma molto garbato, gli porsero la mano e finalmente ogni volto ebbe il suo nome.

Spinto da immensa curiosità, e incominciando ad ammettere a se stesso la straordinarietà del caso, Dave fece finalmente la domanda che da un po’ lo premeva.

“Senti ma … com’è che non hai detto a mia moglie che si stava sbagliando? Che non eri … me?”

“Bè” … Russell confessò non senza un certo imbarazzo” in principio sono rimasto alquanto confuso. Mi ha fatto gli auguri di compleanno, a dire il vero pensavo fosse una mia fan.”

“E tu finisci nella camera da letto di tutte le fan che ti fanno gli auguri di buon compleanno? E se ti fanno gli auguri di Natale cosa fai? Uno spogliarello? Canti loro una canzone?”

Kat cercò di intervenire, ma Russell con calma proseguì.

“Ma a dire il vero ho semplicemente creduto che volesse farmi gli auguri … In fondo…”

“Non dirmi che era il tuo compleanno sul serio?!” Kat era sbalordita.

“Bè, sì, ho compiuto 40 anni proprio ieri, accidenti. Non l’avevo ancora detto ad alta voce.” Russell rifletté a voce alta.

“Ecco perché il direttore dell’albergo sapeva.”

“Cazzo!” Dave scattò in piedi con un luminoso sorriso. “Che razza di coincidenza! Anche io ieri ho compiuto 40 anni!”

“Sul serio?”

“Certo! Questo significa che potremmo essere gemelli!”

D’improvviso l’umore di Dave sembrava esser cambiato, Kat lo osservava un po’ disorientata, ancora memore della notte appena trascorsa e per la quale non sapeva come darsi pace. Osservare, poi, i due uomini la faceva ancor più sentir parte di una favola assurda. Mentre era distratta dai suoi pensieri, Dave la riportò alla realtà. Le strinse il braccio attorno alla vita orgoglioso e pimpante.

“Senti, amore, che ne dici … scendiamo tutti e tre a festeggiare il nostro compleanno con un bel brunch?”

“Ma … non lo so, magari Russell ha da fare.”

“A dire il vero ho pensato che voi due voleste stare soli …”

“Ma che soli! E quando ci ricapita una situazione simile? Certe cose vanno festeggiate! Andate avanti voi che intanto io mi metto qualcosa di più comodo.”

Tra il persuaso e il rassegnato, Russell e Kat si avviarono. Per tutto il tempo in ascensore non dissero una sola parola; quando entrarono nel salone della colazione, al buffet, c’era ogni sorta di leccornia e diversi ospiti davano segno di gradire molto.

Giunti al loro tavolo, Kat fece per sedersi quando Russell si avvicinò per spostarle, adeguatamente la sedia e agevolarle il tutto.

Kat sorrise. ‘proprio come Dave’ pensò.

Russell osservava come Kat tentasse in tutti i modi di evitare il suo sguardo osservando la sala coi suoi drappeggi; il magnifico panorama fuori dalla finestra e la gente che con calma ordinata si serviva al buffet. Dopo poco Russell decise di sdrammatizzare l’atmosfera.

“Certo che … non si può mai star tranquilli … fino a un momento prima pensi di essere unico al mondo e un attimo dopo scopri di avere una magnifica moglie … non è che o anche dei figli e non mi hai detto niente?”

Kat lo guardò … forse temeva che i presenti lo avessero sentito. Russell stava lì, con un sorriso tranquillo e pacifico disegnato sul suo volto. L’istante successivo entrambi si lasciarono andare in una sommessa risatina.

Kat riprese, stropicciando nel contempo il tovagliolo davanti a lei.

“No, non abbiamo figli.”

“Per fortuna, mi sarei sentito un padre irresponsabile a non essermi preso cura di loro in tutti questi anni.”

Vide poi lo sguardo di Kat perdersi altrove. Pensava a lei e Dave e alla loro bellissima storia.

“Dave e io vorremmo avere dei pupi. Forse presto; lui ce lo vedo. Io ho quattro fratelli, tutti con figli. Lui è lo zio preferito. Credo che pensino che abbia la loro età.”

Lo vide arrivare da lontano.

“Guardalo com’è buffo.”

Kat sorrise mentre vide Dave entrato nella stanza camminando di fretta, un po’ goffo, con passi un po’ irregolari e accidentalmente andando a urtare la spalla di una signora scusandosi immediatamente con un sorriso e prendendola sotto braccio per accompagnarla al suo tavolo. A giudicare dal suo modo di muoversi sembrava che per tutta la vita fosse andato a cavallo.

“È così tenero.”

Russell sorrise, più per compagnia che altro, mentre osservava il suo sosia che a tratti aveva le fattezze di una comica umana.

Dave arrivò e si sedette accanto a sua moglie.

“Ma come, ragazzi?! Pensavo aveste già ordinato, guardate quanta buona roba!” Disse soddisfatto fregandosi le mani goloso.

Riempitosi i vari piatti di ogni sorta di leccornia tutti e tre attorno al tavolo incominciarono a chiacchierare, di tutto un po’, per quanto surreale la situazione, almeno a due componenti del gruppo, ma probabilmente anche ad altri membri della sala, potesse sembrare.

Una ragazzina si avvicinò timidamente al tavolo dove subito calò il silenzio; aveva in mano una biro e un taccuino e guardava Dave, intento a mangiarsi un panino con la marmellata. Lui capì l’antifona; appoggiò sul piatto il panino e dopo essersi leccato le dita le strizzò indicandole con un cenno del capo Russell.

“È lui il divo, piccola.”

Rossa come la marmellata del panino, la ragazzina se ne andò imbarazzata e senza il suo autografo.

“Caspita! Ti va di entrare nel mio staff come sosia? Potrei pagarti per le apparizioni in pubblico che a volte mi risparmierei.”

“Tipo Saddam?”

“Non così estremo, però.”

Il brunch proseguì, tra risate e chiacchiere, con Kat sempre più stupita della piega che la giornata e quella situazione stavano prendendo. Ogni tanto Dave la cercava per qualche gesto di tenerezza. Russell li osservava. Lui era la sua copia ed era così strano vedersi quasi come se fosse allo specchio: stesso viso ed espressione, lasciarsi andare in gesti in cui orgoglio e difese non erano contemplati. Nel vedere Dave così simile a lui era come trovarsi davanti agli occhi la prova tangibile di una seconda chance: una nuova opportunità di essere un altro, magari migliore. Sentì una morsa dentro, un sussulto nuovo, quasi una sorta di gelosia nel vederlo così spontaneo, con il suo viso e occhi, sentirsi libero di amare, come lui non aveva mai scelto di essere. Avevano l’aria di una cosa che dura per sempre e che non ha paura di niente. Lui, con lo stesso corpo, ma un cuore diverso, un’altra anima. Ad un tratto tutto sembrò tornare come prima. Russell e Dave ridevano; Dave era simpatico, poteva davvero sembrare il fratello gemello che non aveva mai avuto; quasi si sentiva in colpa per avergli mentito. Kat li guardò, ridevano e scherzavano facendo battute come se si fossero conosciuti da sempre. Fu presa da una morsa al cuore e impulsivamente si alzò. Di sfuggita guardò Russell.

“Chiedo scusa, solo un momento.” Disse. E si allontanò.

I minuti passavano senza che lei tornasse, fino a che Dave pensò di andarla a cercare. Ma per qualche strano presentimento Russell volle precederlo, sospettando il motivo di quell’assenza prolungata.

Andando un po’ per corridoi Russell trovò quello che cercava. In fondo alla hall sulla sinistra, seduta in un angolo appartato di fianco alla porta che dava sulla terrazza, Kat, piangeva a calde lacrime. Dopo un attimo di esitazione Russell le si avvicinò, la vide sussultare e sorrise tranquillizzandola con un gesto della mano.

“Sono Russell”

Soffiandosi il naso Kat sorrise.

“Lo so che sei Russell.”

Poi di nuovo ricominciò a piangere.

Imbarazzato come ogni volta per l’incapacità di trovare un comportamento adeguato di fronte ad una donna in lacrime, Russell trovò una sedia e si sedette davanti a lei; strofinando nervosamente le mani sui suoi jeans, cercò poi nelle tasche un pacchetto di fazzoletti per porgergliene uno.

Kat accettò soffiandosi rumorosamente il naso.

“Hey …” … “dai, cosa c’è? Non fare così.”

“Non capisci? Non ti rendi conto di cosa ho fatto? L’ho tradito, ho tradito mio marito. Capisci? Non un uomo qualsiasi! Quello a cui ho giurato fedeltà eterna. L’ho tradito!”

Russell la fermò infilandosi tra un singhiozzo e l’altro.

“Aspetta, calmati un attimo, vuoi ascoltarmi solo per un momento?”

“Cosa? Perché?”

“Kat … tu non hai tradito proprio nessuno … non so come spiegarti, ma … sì, ti sei confusa, pensavi che io fossi lui, … può succedere. Oddio, è un caso su un milione, ma può succedere … cazzo, quasi quasi ci cascavo anch’io, cazzo!”

Kat lo ascoltò in silenzio con occhi increduli e pronta a ripartire.

“Tu forse non capisci. Gli ho mentito, lui non sa come sono andate le cose, non sopporto di nascondergli qualcosa di così importante.”

“Preferisci dirglielo? Cazzo, se decidi di dirglielo avvertimi prima, così faccio le valigie.”

Kat smise di asciugarsi le lacrime, sembrava anzi che non avesse neanche mai pianto. Guardò Russell con occhi di ghiaccio.

“Tu credi che sia divertente, vero?”

“Uomini che si scopano la prima che capita a tiro per il gusto di far qualcosa di diverso e poi dimenticare il tutto come se non fosse successo nulla, è così? Bè, la sai una cosa? Per me non è affatto così.”

“Allora sii coerente con quello che predichi e vaglielo a dire, se credi che sia la cosa giusta da fare! ‘sai amore, era così uguale a te che lì per lì siamo finiti a letto, ma stai tranquillo era a te che pensavo’ … poi mi dici come reagiamo ‘noi uomini’ a notizie del genere.”

Gli occhi di Kat si stropicciarono nuovamente, pronti a dare sfogo a nuove lacrime, con un perfetto tempismo Russell le allungò il pacchetto di fazzoletti dal quale Kat prontamente ne sfilò un altro.

“Non ce la posso fare.”

Russell colse l’attimo e intervenne.

“Infatti, perché in fondo sai che non è la cosa giusta da fare.”

“Sarebbe giusto mentirgli, dici tu?”

“No, dico solo che dovresti affrontare la cosa in modo adulto. Guarda le cose da un altro punto di vista. Dammi retta, ieri eri un po’ giù credendo ti fosse andata a monte la serata con tuo marito, all’improvviso ti appare, è il suo compleanno … quale altra ragione di credere che non sia lui? In fondo, diamine, dovrebbe essere felice, gli regali la più strepitosa notte di sesso di tutti i suoi quarant’anni.”

Kat lo guardò come una bambina mentre si soffiava il naso.

Russell la guardò di sottecchi.

“E poi, che caspita, lui non sarà perfetto.”

Kat tirò su col naso.

“In effetti una volta me ne ha fatta una che ricorderò finché campo.”

Russell si pentì di aver evidentemente toccato un tasto dolente.

“Mi dispiace, non vorrei farti rivangare cose che …”

“No, no, tanto ormai … devi sapere che una volta abbiamo brutalmente litigato, ma davvero brutalmente, non mi ricordo neppure la ragione. Il fatto è che quando lui decide di fare una cosa è difficile che ti chieda un’opinione. Prende e la fa. Sono cose che non sopporto. Gliel’ho fatto presente, si è arrabbiato, ha fatto l’offeso come un bambino. Ed è sparito per due ore. Senza dirmi dove andava.”

“Avrà voluto sbollire.”

“Certamente, è quello che credevo anch’io, la differenza la fa il modo in cui uno decide di sbollire. Lui deve sempre avere l’ultima parola e se non ce l’ha passa ai colpi bassi. Vuoi sapere cos’ha osato farmi? Lo vuoi sapere?”

“Oddio, non oso pensarlo.”

“È tornato a casa rasato a zero.”

Ci fu un attimo di silenzio. Russell stupito fece tanto d’occhi, si massaggiò la barba perplesso in attesa di un qualche seguito … che non ci fu.

“… Tutto qui?”

“Perché? Non ti sembra sufficiente?”

Russell trattenne composto una risata.

“Bè, non so … pensavo … onestamente a qualcosa di peggio.”

“Completamente calvo, capisci? Ho creduto di morire quando l’ho visto. Sapeva che un affronto del genere non me la doveva fare! Ci sarebbero voluti mesi perché ricrescessero.”

“Dev’essere stato orribile.”

“Ma l’ultima parola l’ho avuta io.”

“Ah sì?”

“Ha dormito sul divano per due notti di seguito.”

“Questa dev’essere stata davvero dura”

“E ha imparato la lezione. Sapeva che io adoravo i suoi capelli.”

“In effetti allora il colpo è stato meschino.”

“Sì.”

Russell riprese.

“Bè, alla luce di questo … non c’è nulla che lui debba sapere, credimi, stai tranquilla.”

Kat si ricompose, in parte rassicurata, in parte più calma e convinta, più che mai certa del suo sconfinato amore per Dave.

Guardò Russell, quegli stessi occhi, così malinconici e un po’ vagamente sfuggenti. Forse per la somiglianza, forse per qualche strano gioco del cuore, sentiva d conoscerlo, o di poterlo capire.

“Senti, ma perché ieri non mi hai detto niente?”

Quasi sentendosi scoperto, Russell, la buttò sul ridere.

“Ti ho vista così presa, non volevo deluderti.”

“Sii serio, per favore … perché non mi hai detto niente? Che non eri … tu. O che non eri mio marito.”

“Bè….”

Intimidito, guardandola da sotto in su Russell incominciò.

“ … all’inizio credevo sul serio che fossi una mia fan, sapevi del mio compleanno e tutto il resto … dopo un po’ ho pensato, scusa se te lo dico, che non ci fossi tutta con la testa, ma poi …”

“Poi?”

“Il modo in cui mi guardavi, non stavi guardando me, era evidente che stessi guardando qualcun altro … che evidentemente aveva la mia faccia, per quanto non riuscissi a immaginarmi come.”

“Cioè, mi hai lasciato fare, un po’ … compatendomi.”

“Mi sono calato nella parte. Pensando fosse speciale essere amati fino a quel punto.”

Alzò le spalle a chiosa della sua entrata in scena.

“Sei innamorato?”

“Io? E di chi?”

“Non lo so, di qualcuno. Te la posso chiedere questa cosa personale?”

Di nuovo lo sguardo sfuggente e il tentativo di sdrammatizzare il tutto con una battuta.

“Credo che dopo stanotte tu mi possa fare tutte le domande personali che vuoi.”

Ma Kat non si scompose.

“Allora rispondimi.”

“ ‘Amore’, dunque vediamo….parola grossa.”

“Lei lo sa?”

“Se lo sa? Non lo so, a volte ho l’impressione che ogni volta che apro bocca dico qualcosa di sbagliato, che parlo una lingua diversa dalla sua. No, in realtà credo di non essere mai stato in grado di dimostrare quello che provo. Mi sembra inutile, come se non servisse.” … “Sai, io credo che a volte, per quanto mi sforzi, sia inutile che cominci qualsiasi discorso perché tanto. …”

“Tanto…?”

“Non capirebbe.”

“Tu hai provato a spiegarti?”

“Cosa fai nella vita, tu? La consulente matrimoniale?” Chiese spazientito.

“No, creo essenze di profumo che vendo alle erboristerie e cose così…” rispose serafica.

“Perché ti sta tanto a cuore la mia situazione, posso saperlo?”

“Per due ragioni, in verità.”

“Sentiamo.”

“La prima è che mi piacerebbe almeno approfondire la conoscenza di una persona che ho torturato per una notte intera.”

“La seconda?”

Kat rifletté, la voce era ferma, ma piena di emozioni.

“La seconda è che vedo te, che somigli così tanto alla persona che amo e che io ho lottato tanto per conquistare, che è in grado dare così tanto di sé se solo lascia che sia il suo cuore a parlare, io lo so, lo sento.”

Russell la interruppe.

“Non credi di esagerare? Il fatto di essere nati lo stesso giorno e di essere uguali come due gocce d’acqua è una coincidenza incredibile, non lo nego, ma non ha niente a che vedere con tutto il resto.”

“Siete nati sotto lo stesso cielo, sotto la stessa luna e lo stesso sole, ci siamo incontrati qui, nello stesso albergo … credo che sia più di una semplice coincidenza. Credo che sia un segno. Questo posto significa molto per noi e significa molto anche per te, sei tornato per ricordare quello che eri, come me e Dave, ad ogni anniversario torniamo qui per ricordare com’eravamo. Questo posto ci fa battere il cuore e tu sei venuto per riascoltare il tuo, vero?.”

Dopo averla ascoltata Russell guardò altrove.

“Sono un mucchio di stronzate.”

Ci fu un lungo silenzio tra entrambi. Russell, irrigidito, sperava che si cambiasse argomento, Kat lo guardava.

“Ma che cosa è successo al tuo cuore?”

“Che cosa è successo a chi?”

“Lo hai mai lasciato parlare liberamente, o hai forse paura che si rompa?”

“Ma tu chi sei? Una veggente?”

“Posso raccontarti una cosa?”

“Spara.”

Una volta la mamma di Dave mi ha raccontato di quando è nato. Dopo il parto le hanno detto che il bambino non avrebbe superato la notte, aveva un grave scompenso cardiaco. Era così disperata e mi ha raccontato che un’infermiera, una suora, le ha chiesto se credeva. Lei ha risposto che non lo sapeva. L’infermiera le ha detto di provare a pregare e lei lo ha fatto. Ha pregato tutta la notte, mi ha raccontato. E alla fine, il bambino ha superato la crisi. Nessuno si è riuscito a spiegare come, alcuni medici hanno parlato di una diagnosi iniziale inesatta, altri, invece, hanno detto che possono essere state solo le preghiere di qualcuno. A me piace credere che sia stato perché Dave è sempre stata una persona con un cuore che non si arrende.”

“Ogni notte, da quando l’ho scoperto, mi sveglio ad un certo punto e mi piace ascoltare il battito del suo cuore, mi aiuta a rilassarmi e a stare meglio. Ci resto fino a quando non mi addormento. Dave secondo me ha un cuore magico, e profondamente buono. Hai notato che non ti ha fatto altre domande su noi due?”

“Sì.”

“Perché crede nelle persone, è sempre stato così, da quando l’ho conosciuto. Sembra irascibile, ma se gli dici una cosa lui è portato a crederti. È fatto così, è fatto in modo meraviglioso, se a volte ci penso.”

“L’hai fatto anche con me …” Russell rifletté ad alta voce. “quella cosa del cuore, di ascoltare il cuore, l’hai fatta anche con me, solo che … non ti sei soffermata a lungo.”

Si lasciò sfuggire una lieve risata imbarazzata.

“Infatti è così. Forse dovevo capire, che anche quello era un segno.”

Russell ascoltò ogni parola.

“Mi stai dicendo, dunque, che dovrei iniziare a pregare?”

“No, ma guardati dentro e dimmi cosa senti e vedi. Questa persona, la conosci da molto?”

Russell rimase in silenzio estraniandosi per un istante, Kat seguì il movimento dei suoi occhi.

“L’ho conosciuta qui, tanti anni fa, lavorava alla reception, proprio laggiù” con nostalgia indicò una scrivania in fondo alla hall.

“L’ho conosciuta e me la sono portata via.” Rise orgoglioso.

Anche Kat sorrise, sentiva di aver avuto ragione.

“Ma forse, prendersi una cosa non è facile come tenersela. Ogni giorno bisogna inventarsi qualcosa di nuovo perché tutto sia sempre bello come all’inizio. Se non lo fai ti sfugge tutto di mano e di solito quando te ne rendi conto è ormai tardi.”

“Torna da lei e dille quello che hai detto a me.”

“L’ultima volta ho davvero esagerato. L’ho persino fatta piangere. Puoi tornare da una donna che hai fatto piangere?”

“Hai troppo da dare per non permetterti di riprovarci.”

Russell sussultò mentre Kat gli appoggiò una mano sul cuore.

“Non avere paura di farlo parlare, non avere paura che si spezzi; se a questo mondo ci sei venuto con lui dentro significa che siete fatti per restarci entrambi.”

Con un gesto brusco e istintivo, come per allontanare qualcosa che brucia, Russell prese la mano di Kat per allontanarla con lacrime che gli pizzicavano agli angoli degli occhi. Stoico come sempre, rigido nei lineamenti a malapena stavolta riusciva a contrastare le sue emozioni.

“E se … se in realtà io e lei non fossimo fatti per stare insieme?”

“E se in realtà lo foste?”

“E se lei non volesse sentirne più parlare?”

“E se volesse sentirne?”

“E se non funzionasse?”

“E se funzionasse?”

“La smetti di ripetere tutte le mie domande al contrario?”

“La smetti di fare domande cretine?”

Spazientito le lanciò uno sguardo di sfida, sbalordito ne ricevette in risposta uno uguale. Dopo un istante di tensione, entrambi risero. Russell guardò fuori verso la terrazza.

“Lei è bellissima, sai? Ha certi capelli lunghi e rossi e gli occhi nocciola, sembra una principessa esotica.”

Russell guardò Kat e sembrava che negli occhi, specchio della sua anima, splendesse una luce diversa e più chiara. Desiderò abbracciarla e lo fece, e Kat sentì quello che aveva percepito già prima. Un uomo come una lastra di vetro: duro e resistente, ma nel contempo trasparente e fragile. Sciolti da quel gesto d’affetto Russell si sentì meglio.

“Dave è un uomo fortunato.”

“Anche la tua amica.”

“Quanto tempo ancora vi fermerete tu e Dave?

“Domani sera partiamo, avevamo prenotato solo per tre giorni.”

“Sarebbe bello tenerci in contatto, sempre che a Dave vada bene. E poi, sono curioso di vedere che faccia farà mia madre nel vederlo.”

“È molto gentile da parte tua, Dave sarà contento.”

Per una strana coincidenza, Dave arrivò, ormai preoccupato nell’averli visti sparire entrambi.”

“Stavo iniziando a preoccuparmi.”

Russell e Kat si alzarono; Dave la prese per mano.

“Scusa, ti ho sottratto tua moglie anche troppo per oggi.”

“Vieni con noi a fare un giro? C’è un sole magnifico.”

Russell guardò Kat e poi guardò entrambi e vedendo Dave sentì un coraggio nuovo dentro di lui, una conferma, una sorta di proiezione di ciò che sarebbe potuto diventare. Forse Kat aveva ragione, e qualcosa dentro di lui scattò, come l’ultimo numero della combinazione segreta di una cassaforte inespugnabile.

“No, … grazie. Ho delle cose da sbrigare.”

Accennò un gesto di abbraccio verso Kat e salutò Dave stringendogli la mano.

“In bocca al lupo, ragazzi!” È stato un piacere conoscervi.”

“Buona fortuna a te.”

Mentre lo videro allontanarsi Dave sorrise e Kat sentì una lieve nostalgia augurandosi, in fondo al cuore, che ogni cosa gli andasse bene.

“Però è simpatico, no? Chi direbbe che è un divo?

“È un bravo ragazzo”.

 

**

Girato l’angolo del corridoio che andava verso il banco della reception, Russell, tirò fuori dalla tasca dei pantaloni il suo cellulare. Il primo numero in memoria era quello che doveva chiamare. Nervoso, con quel suo orgoglio che lo tratteneva e mille altre emozioni nuove che lo spronavano, era un fascio di nervi, ma con dentro un cuore nuovo.

Dall’altro capo del filo una voce femminile, fragile e dolcissima.

“Pronto?”

Pervaso dal ricordo del suo profumo che ancora sembrava essere presente in quell’hotel, Russell proseguì.

“Sono io…”

 

Fine

(AleNash 30 giugno ’04)


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