Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Tanti piccioni con una sola fava (Seconda Parte) (leggi la Prima Parte)
autrice: Lalla Usai
e-mail: lallausai@tiscali.it
data di edizione: 23 dicembre 2005
argomento della storia: ragionier Giacomo Leopardi Cantacesso, magnate della carta igienica... - per leggere le altre storie scritte da lalla, cerca nell'indice delle fanfiction
lettura vietata ai minori di anni: 
note: Una premessa mi sembra doverosa, specialmente per chi mi legge per la prima volta. Chi è il Cantacesso? Le frequentatrici di Croweitalia lo conoscono bene: si tratta d’ una sorta di alter ego del Ciccio, racchio e sfigatissimo, protagonista di avventure tragicomiche nelle quali do sfogo a tutto il mio sadismo represso. Per chi vuol saperne di più, consiglio un’occhiata al reparto fan fiction del sito sopraccitato. Non per vantarmi, ma il divertimento è garantito: Kya e Alcare possono darmene atto. Comunque, chi non avesse il tempo o la voglia di scoppiarsi la saga al gran completo, deve sapere che:

A)Le vicende sono raccontate in prima persona da Laura, archeologa mancata ed ex collega del Cantacesso, alla quale il derelitto si aggrappa come a un salvagente quando si trova in difficoltà o nei pasticci;

B)Dopo un oscuro passato di archivista alla ASL numero 20, recluso in un ufficio in confronto al quale quello di Fantozzi sembra la Sala Ovale della Casa Bianca, al Cantacesso capita un insperato colpo di fortuna quando eredita da uno zio scapolo e ricchissimo la più importante fabbrica di carta igienica dell’Unione Europea. Ma, pur ricco sfondato, il poveraccio non riesce a liberarsi dalla sfiga, e se si parla di donne…Meglio stendere un velo pietoso.

In quanto ai piccioni del titolo, beh… Mi dispiaceva infilare nella storia solo il Gerry trascurando l’amato Russ, al quale va il merito di essere la mia fonte d’ispirazione principale; reduce dalla visione delle Crociate, non potevo poi omettere quel gioiellino di Orly… E dall’insalata mista è sortito questo risultato, spero appetibile.


 

 

TANTI PICCIONI CON UNA SOLA FAVA (Parte Seconda)

 

 

NOMEN OMEN

 

Provviste, cavalli, e una carretta trainata da un somaro macilento per trasportare le vettovaglie e la monaca. Certo, l’esimio professor Marek sa bene dove andare a parare anche nel Medioevo,al contrario di me, penso, mentre mi struggo dal desiderio di fumarmi una bella sigaretta. E pure il povero Terry è angustiato dall’identico problema, penso mentre incrocio il suo sguardo da cane bastonato.

Marek non ha impiegato molto a tornare, giusto il tanto che basta a innervosirmi, mentre ancora non ho deciso se mi fanno più paura i levrieri alti in metro al garrese e con certe zanne degne di Christopher Lee in versione Dracula o i sinistri beduini intabarrati di nero e armati di scimitarra a cui si suppone i cagnacci appartengano. Non so che farci, ma nel Medioevo non c’ero mai stata prima e quel che vedo non dico che non mi piace, ma di certo non mi mette a mio agio. Mi tormento il saio, mentre lui, con un sorriso che va da un orecchio all’altro, porge la mano alla dama per aiutarla a sbarcare dalla carretta. E io , nel frattempo, me la squadro ben bene con uno sguardo da cui non trapela certo la carità cristiana per la quale Madre Redegonda da Gorgonzola ha conquistato fama di santità anche oltremare. Piccola, finta bionda, la faccia impiastricciata di belletto e un abbigliamento che va ben oltre i canoni della decenza, quelli dell’epoca, almeno. Tanfa di sudore e profumo dolciastro da quattro soldi. Una cristiana che, come carità comanda, il boyscout venuto dal futuro ha liberato dalla triste condizione della schiavitù. E che, essendo originaria di Venezia, parla un italico idioma, ragion per cui diventerà la mia servente. Marek ha pianificato tutto quanto, anche se il soggetto su cui è caduta la scelta ben poco mi convince e non solo perché il veneto stretto in cui si esprime mi riesce ostico se non incomprensibile. Si chiama Gustava Dandolo. Nomen omen, dicevano i latini: nel nome di ognuno sta scritto il suo destino.

Vabbè che mi necessitava una servente, ma proprio quella zoccola dovevi ingaggiare?sibilo, mentre la guardo civettare senza vergogna con il Signore di Baskerville. Voglio illudermi che Terry sia una riserva nella quale solo la sottoscritta può cacciare e, se non me lo impedissero l’abito e le circostanze, la strozzerei volentieri con le mie mani. Gustava Dandolo. Che razza di professione poteva esercitare, se non la più antica del mondo, con un nome di quel genere?

“Ella, schiava degli infedeli Saraceni, cadde nel meretricio, ma si pentì della sua vita scellerata ed è pronta ad espiare i suoi peccati mettendosi al vostro servizio, o pia Madre Redegonda…”

Mi riesce difficile crederci ma sono costretta ad ammettere che, per essere figlio di madre contestatrice e marxista, il buon Marek si è adattato davvero bene alla mentalità corrente del Medioevo arrivando perfino ad esprimersi con un linguaggio degno di Brancaleone alle Crociate. Per quanto riguarda Gustava Dandolo, mi auguro di non doverla sopportare troppo a lungo. Ci tornasse almeno utile, in qualità di esca, nella ricerca finora infruttuosa del Cantacesso il quale, notoriamente, per le finte bionde alte un metro e una Vigorsol nutre una passione che ha del morboso!

 

ODOR DI SANTITA’

 

Se la buonanima di nonna Concettina, che era tanto devota, potesse vedermi nell’esercizio delle mie funzioni, non dubito che sarebbe orgogliosa di me. Fuor dai cancelli della modesta abitazione che divido con la mia servente, la folla dei pellegrini venuti a domandarmi consiglio e conforto è strabocchevole. E siccome mai in vita mia ho avuto la vocazione della dispensatrice di sermoni, il più delle volte mi ritrovo a non saper che pesci prendere. Sembrerebbe comunque che le quattro scemenze che farfuglio siano tenute in gran conto da quelle povere anime tormentate e la fama della mia santità si accresce di pari passo con l’odore che il caldo, la carenza di acqua e la medioevale avversione per le abluzioni non fanno che incrementare. Certo, è dura conservare l’aria di devozione impostami dalle circostanze con le domande che mi tenzonano in testa: quando potrò tornare in mezzo al consorzio civile? E dove cazzo si sarà cacciato quel coglione di un Cantacesso?

La fama della pia monaca che lasciò il convento di San Pampurio in Gorgonzola per recarsi in Terrasanta a dispensar consigli evidentemente è giunta anche ad orecchie altolocate, mi dico guardando colei che mi sta dinanzi. Non dubito che sia cristiana, anche se si presenta al mio cospetto velata come le native. Il velo potrebbe essere un espediente per celare la sua identità o, più semplicemente, per difendere la pelle dall’affronto del sole. Gli abiti ricercati e i gioielli preziosi la identificano ad ogni buon conto come una gentildonna di altissimo lignaggio. Giunta al mio cospetto, si inginocchia e si scopre il viso. E’ molto giovane, e anche molto graziosa: bruna, la pelle diafana spruzzata di delicate lentiggini, i lineamenti fini, gli occhi grandi e bellissimi luccicanti di lacrime. Trattenendo a stento i singhiozzi, mi racconta del suo matrimonio infelice con un uomo che le fu imposto dai genitori, un bruto egoista e insensibile e del suo peccaminoso amore per un cavaliere bello e gentile, tal Baliano, che pagherà con il prezzo dell’eterna dannazione. Mi chiede un consiglio.

-Vostro marito? Fossi in voi lo avrei già mandato affanc…pardon, a quel paese.

La bella dama mi spalanca in faccia i suoi occhioni di giada e mi domanda ingenuamente a quale paese dovrebbe mandalo. Seguite il vostro cuore, le rispondo cercando di riguadagnare un contegno decoroso, anche se il consiglio che le do è più adeguato a Barbara Alberti sulle pagine di Annabella che a una pia monaca del Dodicesimo Secolo. E lei, dopo avermi ringraziata, mi domanda licenza e, baciatami la mano, si presenta. “Sibilla di Lusignano, regina di Gerusalemme”. Sotto la tonaca, le gambe mi tremano.

E ancor più mi tremano l’indomani quando al mio cospetto si presenta in carne, ossa, boria e arroganza, il Re di Gerusalemme, Guido di Lusignano. E’ un omaccione bruno e barbuto, dal ghigno antipatico. Non mi sembra tenga le donne, monache comprese, in gran considerazione e saettandomi uno sguardo che pare una smitragliata, si dice profondamente in collera con “quella baldracca che ha osato tradirmi con un millantatore, disonorando e vilipendendo il suo ed il mio buon nome di fronte a tutti.” Prima che possa aprir bocca, il bruto mi sciorina una serie di disgrazie coniugali che neanche a Beautiful se ne vedono di simili, per concludere gongolante di aver appena ricevuto un dispaccio dalla Santa Sede, che gli comunica come le infauste nozze siano state annullate dal Pontefice in persona, in quanto l’unione coniugale non fu consumata.

Più che sbirciarlo di straforo non oso fare. Ma un attimo mi è sufficiente a commiserare la sorte della povera Sibilla, il cui destino sarà sicuramente quello di trascorrere il resto della vita reclusa in un convento; e perfino a domandarmi come mai il matrimonio non fu consumato, considerando che l’infame Signore di Lusignano avrà un ghigno antipatico, ma ha ricevuto in dono dalla sorte un fisicaccio che nulla ha da invidiare a quello dei miei prestanti e palestratissimi compagni d’avventura.

-Fu il demone della lussuria a indurre in tentazione e in colpa la povera Monna Sibilla, per la quale invoco da voi clemenza, magnanimo sire…

Il sire in questione sghignazza come una iena e non stento a credere che la mia interpretazione sia tra le cause della sua ilarità. Sarò clemente, mi fa. E invece di rinchiuderla in un monastero di clausura fino al termine dei suoi giorni come meriterebbe, le ho trovato un nobile sposo con cui convolare a nozze…Il cavalier Baliano.

-Il cavalier Baliano? Iddio vi renderà merito della vostra magnanimità, clementissimo sire…

Guido di Lusignano ha gli occhi come carboni e il ghigno di uno squalo. Il vero cavalier Baliano, mi fa scandendo ogni parola. L’impostore, colui che indusse la mia sposa nel peccato, un ignobile villico, è stato messo in condizioni di non nuocere e recluso nella fortezza di Kerak, affidato al Gran Maestro dei Poveri Fratelli di Gesù e del Tempio di Re Salomone in persona, Reginaldo di Chatillon.

Non vorrei essere nei panni del poveraccio, penso deglutendo a fatica. E mentre il Sire di Gerusalemme continua con i suoi sproloqui, la testa mi si snebbia. Il vero cavalier Baliano ha animo nobile, eloquio facondo e ama la musica. Suona con perizia un minuscolo strumento musicale, da cui riesce a far sortire sublimi melodie…Non ne dubito, penso annuendo: ho identificato il cellulare del Cantacesso e la sua suoneria cafona, Romagna miaaa!!! Romagna in fiooore!!!

Habemus Cantacessum. Finalmente. Per inciso, il disgraziato si fa chiamare Baliano Du Belin.

Con la memoria, ritorno indietro al tempo della mia infanzia. Io e mio fratello eravamo un po’ gracilini sicché il pediatra ci aveva prescritto aria di mare. E papà, a prezzo di sacrifici non indifferenti, aveva affittato per un mese una villetta a Spotorno. Bimbetta di sei anni, ignoravo il significato dell’intercalare che i locali usavano a ogni piè sospinto: “Belin, belin, belin…” Ma il suono di quella parola mi piaceva assai, e fu così che decisi di battezzare il bambolotto nuovo di zecca. Quando la faccenda giunse alle orecchie di mamma, ci guadagnai una sonora sberla con andata e ritorno e nessuna spiegazione, visto che quarant’anni orsono l’educazione sessuale e il Telefono Azzurro erano ben aldilà da venire. A chiarirmi il dubbio fu, una bella manciata di anni dopo, il mio primo ragazzo, che vantava origini genovesi. E adesso, esule in un’epoca che non è la mia, infagottata in vesti monacali a dispensar consigli a nobili e plebei, non oso pensare allo stemma che il nobile Balian Cantacesso reca inciso sullo scudo e ricamato sulle vesti. Come non oso pensare ai guai ai quali l’incauto potrebbe andare incontro non appena la batteria del suo infernale marchingegno si scaricherà e “Romagna miaaaa!!!” non delizierà più le regali orecchie del sir di Lusignano. Ignorando, ovviamente, il mare di guai che il destino ha in serbo per me.

 

CIGARETTES AND COFFEE

(Dove il coffee non c’entra, però suona bene)

 

Ci crediate o no, dispensar consigli è un lavoro stancante. Sicché quando il sole comincia a calare dietro le dune, colgo la palla al balzo e me ne vado. Oltretutto ho una fame che non ci vedo e la voglia disperata di fumarmi una bella sigaretta. Purtroppo l’America e il tabacco sono ancora ignoti nel Vecchio Mondo, e ci sono attività che a Gustava Dandolo riescono molto meglio della cucina. Non mi resta che rassegnarmi, sperando in un pronto ritrovamento del Cantacesso e un rientro ultrarapido nel consorzio civile, dove spaghetti, pizza e marlboro sono realtà e non miraggi.

Strano a dirsi, il tanfo dell’unica pietanza che la Dandolo riesca a cucinare, un osceno zuppone dall’aspetto e dall’odore inqualificabili, non mi solletica le narici appena metto piede nei miei modesti quartieri. Le mie orecchie colgono invece i mugolii inconfondibili di un amplesso. Chi osa fornicare bestialmente nell’abitazione di una pia monaca? Non mi occorre molto tempo per dar risposta alla domanda, dopo che i miei occhi vedono quel che vedono. A gemere come un porco scannato è il Sire di Baskerville, che vedo giacere completamente ignudo su un pagliericcio. Sopra di lui, quella schifosa della Dandolo, che per inciso bene farebbe a cambiare il suo nome in Prendendolo, invece di starsene in cucina a preparare il suo abominevole zuppone, sollazza il negoziatore in modo tale da non poter mugolare, essendo la sua boccaccia di rana completamente occupata, non specifico da che cosa per ragioni di decenza.

In preda a furiosa gelosia, mi precipito come un’erinni sui due, afferro il troione per la stoppa gialla che ha in testa e la strappo letteralmente di dosso a Terry senza neppur pensare ai danni che la sua tagliola potrebbe arrecare ai di lui gloriosi attributi. Le rovescio addosso un profluvio di contumelie irripetibili e, quasi sicuramente, astruse per il grado di comprensione del suo medioevale cervello. Ma le quattro sberle con andata e ritorno che le stampo in faccia quelle le capisce eccome. Anche se, indubbiamente, li attribuisce al mio casto orrore per i peccati della carne e non certo alla gelosia.

-E tu…tu, figlio di una gran puttana…

Non si scompone più di tanto. Ma quando, con aria serafica, mi risponde che lui non ha fatto voto di castità, decido di fargliela pagare. Adesso ti aggiusto io, brutto porco, bofonchio a bassa voce, mentre mi sovviene che, dal Terzo Millennio, il gentiluomo ha portato con sé ben nascosti sotto la tunica due pacchetti di marlboro e un vasetto di Nutella.

 

PAN PER FOCACCIA

 

Forse è più semplice a dirsi che non a farsi, ma debbo convincermi che il dannato mandrillo degli Antipodi e la pompinara del Dodicesimo Secolo non possono mandare a monte la nostra delicata missione e che, al momento la priorità è il recupero del Cantacesso possibilmente prima che la batteria del cellulare gli si scarichi. Tutto il resto non conta. D’altronde , non ho mai pensato di costruirmi una vita con un uomo che ha dieci anni suonati in meno di me, un curriculum d’avventuriero sciupafemmine e con ogni probabilità non avrò altre occasioni di incontrare, ma tant’è…L’orgoglio è orgoglio. Vorrei vedere un po’ voi, se vi capitasse la disgrazia di sorprendere il vostro lui più o meno provvisorio e clandestino mentre si sollazza di gusto con una che sembra la brutta copia di Maria Giovanna Elmi sull’Isola dei Famosi!

Ingoio il moccio e le lacrime, cerco di darmi un minimo di contegno e mi reco con le notizie fresche nei quartieri di lord Marek di Assen.

Evidentemente non aspetta visite, visto che si è messo in libertà e, con uno straccetto bagnato, sta cercando di togliersi di dosso almeno un po’ di medioevale sudiciume. Convengo comunque che il suo torso mascolinamente villoso è uno spettacolo oltremodo degno di nota e un pensiero stupendo nasce un poco strisciando…Via, siamo nel Dodicesimo Secolo e Patty Pravo, per quanto agée sia, è ancora ben aldilà da venire.

-Recate nuove, pia Madre Redegonda?

-Buone nuove, mio signore.

Ma come siamo entrati bene in parte tutti quanti, penso, mentre gli sciorino le ultime sul Cantacesso. E’ a Gerusalemme, sotto le mentite spoglie del barone Balian Du Belin, ospite di Guido Da Lusignano. Il carognone, avrebbe in animo di costringere la sua ex moglie a sposarlo.

-Poveretta, una ragazza così dolce e carina…Meriterebbe di molto meglio.

Di fronte alla mia espressione acida quanto un rigurgito di neonato, Marek cambia discorso. Non sapete, o pia Madre, dove si trovi BALIAN D’IBELIN, quello vero? Recluso nella fortezza di Kerak, guardato a vista dal Gran Maestro dei Templari in persona, sbotto io prima di gettarmi tra le sue braccia piangendo come una fontana. Gli dico di Terry. E lui, con mia grande soddisfazione, da perfetto cavaliere qual è, si sente in dovere di consolarmi. Subito.

Nuda, ancora imbrattata qua e là di Nutella, mi fumo con voluttuosa goduria la mia marlboro post coitale contemplando le grazie di colui che mi giace accanto mezzo addormentato e più bello di un Apollo…Alla faccia di Terry e della brutta copia di Maria Giovanna Elmi sull’isola dei famosi. La giornata cominciata male ha preso una piega decisamente favorevole…Non faccio in tempo neppure a pensarlo che un tanfo atroce e un urlo lacerante mi riportano alla squallida realtà.

E’ lì. In fronte a me. E, manco a dirlo, non si tratta di o sole mio, bensì di Gustava Dandolo. La pompinara sta in fronte a me, dicevo, con il paiolo pieno del suo zuppone puzzolente e una faccia su cui leggo dapprima stupore, quindi una maligna soddisfazione che non mi dice nulla di buono. Per non farla troppo lunga, la puttanaccia sarebbe stata forse disposta ad accettare le geremiadi e i manrovesci di una santa monaca sdegnata dai suoi costumi lascivi, ma scoprire che la santa monaca è in realtà ancor più lasciva di lei e, non bastasse quello, le piace imbrattarsi negli escrementi e sgranocchiare la brace a tocchetti…Eggià, perché lei non può sapere cosa siano il tabacco della Virginia e la sublime nutella a base di cacao boliviano! Ergo, poiché non si rotola nella merda e non divora carbonella chi non sia in combutta con tutti i satanassi dell’inferno, posso arguire di essere nei guai. In guai belli grossi, se la pompinara spiffererà a chi di dovere quel che ha visto. Ma grazie a tutti i Numi, Marek ha intuizioni rapide e riflessi pronti. Prima che possa tagliare la corda, Gustava Dandolo viene legata,, imbavagliata e reclusa nello sgabuzzino, sotto la sorveglianza occhiuta del servitore del sire di Assen il quale, essendo sordomuto, non se ne andrà in giro a spifferare dettagli scottanti sul conto di una falsa monaca e di un gentiluomo taroccato in trasferta dal Terzo Millennio.

 

IL FEROCE SALADINO

 

E adesso che si fa?

In verità, la mia specializzazione è la storia antica, ma ben ricordo come andò l’assalto alla fortezza di Kerak. Ne parlo ad André Marek e insieme decidiamo di fare una capatina all’accampamento saraceno. Il Saladino, che contrariamente a quanto le figurine Liebig hanno tramandato, è molto meno feroce di certi pii e devoti condottieri cristiani, ci darà una mano, in nome dell’amicizia che lo lega al valoroso Balian, da quel gentiluomo prode e magnanimo che ha fama di essere. Mi tenzona in testa il dubbio che potremmo intenderci con difficoltà, ma solitamente i levantini hanno buona disposizione all’apprendimento delle lingue e se anche cosi non fosse quel farabutto di Terry mastica un po’ di arabo…Non c’è che dire, per una zitella cornuta e disperata ho architettato un piano coi fiocchi. E ne sono giustamente orgogliosa.

Purtroppo il farabutto è di tutt’altro avviso. Tanto per cominciare, la capatina all’accampamento saraceno potrebbe costarci l’accusa di intelligenza col nemico, dice, e due storici come voialtri dovrebbero sapere quale fine veniva riservata ai traditori. Lo sappiamo benissimo: condanna a morte per squartamento. Tuttavia l’ammennicolo che porto al collo dovrebbe garantirci un repentino rientro nel Terzo Millennio qualora le cose si mettessero male, il che mi fa sentire in una botte di ferro. Inoltre ho fiducia nella lealtà del Saladino. Brava, continua imperterrito il mandrillo, lui sarà anche un galantuomo, ma se quelli del suo entourage fossero una massa di beghini fanatici? L’integralismo islamico sicuramente non è una scoperta dei tempi moderni. Posso rispondere soltanto, secondo la migliore tradizione avventuroso salgariana che si tratta d’un rischio che dobbiamo correre…Ma lo stronzo vuole avere sempre l’ultima parola. E se la puttana taglia la corda e spiffera tutto quanto? Sporco maschilista, gli rispondo, prima ti ci sollazzi, poi la insulti? E gli stampo il segno delle mie cinque dita sopra la guancia ispida di barba. Dopodiché gli spiego come Gustava Dandolo sia stata definitivamente messa in condizioni di non nuocere. Non dirmi che l’hai fatta fuori. Non preoccuparti, mi sono limitata a comprarla. A quale prezzo? Le nozze con un gentiluomo ricco e potente. Non se l’è fatto ripetere due volte. E dormi sonni tranquilli, Ciccio, quello non sei tu.

Di prim’acchito del Saladino mi spaventa un po’ l’aspetto: alto, ascetico, una gran barba e occhi scuri dallo sguardo penetrante, rassomiglia come una goccia d’acqua a Osama Bin Laden. Ma ascoltarlo parlare mi rassicura. Manterrà le sue promesse, di questo ne sono certa. Dopodiché gli rifilo un pacco contenente gli abiti che dovrebbero celare l’identità di Baliano quando, finalmente libero, potrà tornare a Gerusalemme per poi involarsi con la dolce Sibilla, lasciando il bieco Signor di Lusignano con un bel palmo di naso.

 

NOBLESSE OBLIGE

 

Dopo il fattaccio dell’altro giorno ho, mi pare ovvio, rimpiazzato la servente. La neoassunta è una novizia a nome Gerberga: una spilungona segaligna che cucina anche peggio di Gustava Dandolo ma, al contrario di colei che tanto danno fece alla mia bile e al mio orgoglio, è creatura di rara e specchiata virtù. Non bastassero a tutelarla le qualità e l’abito, suor Gerberga ha il labbro e il mento ombreggiati da una fitta peluria scura, di cui poco le cale, malgrado l’esistenza di qualsiasi donna sia funestata, in qualsiasi epoca e paese, dall’età della ragione a quella della demenza senile, dalla lotta senza quartiere al pelo superfluo e la ceretta sia nata con Eva, visto che ella non ama indulgere in siffatte frivolezze. E ciò sicuramente la metterà al sicuro dalle lubriche attenzioni di quel porco del Sire di Baskerville. Anzi, dirò di più: qualora l’ormone della pia monachella dovesse cominciare a dare i numeri e il pelo non suscitasse nel lussurioso barone la ripugnanza dovuta, costui finirebbe per ritrovarsi in mano una grossa patata bollente e non solo in senso metaforico. Il che ben gli starebbe.

Ma non divaghiamo. Oggi è il Grande Giorno. Il Signor di Lusignano ci ha comunicato, o meglio ingiunto che saremo noi i testimoni della sua ormai ex moglie, a sentir lui in preda a delirio mistico, e che toccherà al barone di Baskerville l’incombenza d’accompagnarla, volente o nolente, all’altare. A guidare la scorta d’onore del nobile Du Belin sarà invece lui in persona. Forse per assicurarsi che tutto proceda secondo i suoi piani. Ma ignora, il poveretto, che la responsabilità della cucina se l’è accollata suor Gerberga e che la pia monachella s’è procurata in precedenza un consistente quantitativo d’una spezia africana piccantissima denominata piri piri, che si spera cagionerà al padrone di casa la comparsa di emorroidi grosse quanto il sartiame dell’Amerigo Vespucci. In preda a una certa preoccupazione, mi tasto l’ammennicolo ben nascosto sotto il saio che dovrebbe riportarci al presente, augurandomi che funzioni ancora.

Avvolto in un candido mantello dalle cui pieghe baluginano i riflessi dorati della corazza, la testa completamente occultata, parrucchino e dentiera compresi, da una sorta di pentola a pressione Lagostina sormontata da un vistoso pennacchio, le gambette storte inguainate nella calzamaglia*, il Cantacesso più che un principe azzurro sembra un’aragostella lessa, gli manca solo qualche ricciolo di maionese. I suoi garcons d’honneur lo trascinano mezzo morto di paura in groppa a un cavallaccio da tiro alto come un carrogrù, dopodiché lo guidano al cospetto del Vescovo che officerà il rito. Lì, in ginocchio, i menischi ormai in briciole, attende per una buona mezz’ora l’arrivo della sposa. Grazie al Cielo è velata, secondo l’usanza orientale adottata anche dalle donne dei Franchi, e più che a un essere umano rassomiglia a un incrocio tra un polpo e un profiterol. Speriamo che la differenza tra il carciofo nascosto sotto innumerevoli stratificazioni di seta e la bellissima Sibilla non salti troppo all’occhio e, soprattutto che il perfido sir di Lusignano non s’accorga del trucchetto, penso con un fremito, mentre le note di Romagna miaaaa!!!! berciate dal cellulare del Cantacesso guidano i suoi passi esitanti verso l’altare. Il momento è arrivato. Nervosamente, cerco a tastoni l’ammennicolo, conto fino a tre, spingo…Una nuvola di fumo ci avvolge e faccio appena in tempo a pensare a quel che ci lasceremo dietro: Gustava Dandolo delusa per essersi vista sfuggire proprio sotto il naso un partito racchio quanto si vuole ma facoltoso abbastanza da garantirle un’invidiabile sistemazione; il bieco signor di Lusignano che bestemmia come gli odiati turchi, perché ha il culo in fiamme e la sua aristocratica ormai ex consorte ha appena tagliato la corda con l’amante proletario…Perché ormai più nessuno, lui men che meno, è disposto a credere che la baffuta Gerberga fosse davvero una suora e la ripudiata e negletta Sibilla avesse veramente in animo di dedicarsi, dietro esortazione della tanto pia quanto fasulla monachella, alla vita contemplativa tra le mura di un convento.

* A dire il vero, l’indumento in questione è di epoca più tarda, ma l’idea del Cantacesso in calzamaglia mi è sembrata talmente esilarante da indurmi a forzare la storia del costume. Spero che nessuno me ne voglia.

 

RITORNO AL PRESENTE

 

Black Rock Laboratory

 

Mi strofino gli occhi, riconoscendo a stento il luogo da cui partii dieci giorni orsono con i miei baldi compagni per la temeraria impresa. Sono invero mezzo rimbambita, avendo trangugiato non una, ma addirittura due pastiglie di xamamina. Lo feci, confesso, per egoismo, fingendo d’ignorare lo sguardo implorante di Terry, evidentemente non troppo propenso a rivivere la traumatica esperienza dell’andata, quando rifiutò l’aiutino chimico che gli avevo gentilmente offerto. Adesso che la pilloletta l’avrebbe presa volentieri, dopo quel che il farabutto mi ha fatto passare, mi sarei tagliata un braccio piuttosto che dargliela! S’arrangiasse come crede, il mandrillo: invero la prima cosa che ha fatto appena messo piede nel Terzo Millennio, è stata andarsi a cercarsi un angolino nascosto per vomitare lontano da occhi indiscreti l’anima sua. Marek, che alle trasferte nel Medioevo c’è abituato, è invece fresco come una rosa. In quanto al Cantacesso…Dove si sarà cacciato?

Debbo arguire che forse la missione testè portata brillantemente a termine mi ha affinato l’udito, essendo riuscita a percepire, oltre la porta blindata della cabina, il lieve scrosciar di una pisciata. Ma evidentemente anche il buon Marek ha ottime orecchie. Diversamente non si sarebbe precipitato lì dentro, afferrando il disgraziato per un braccio e impedendogli in extremis di premere un gran pulsante rosso credendo di azionare lo sciacquone, per ritrovarsi magari, Dio non voglia, proiettato in pieno Giurassico, tra pterodattili e tirannosauri.

FINE

16 novembre 2005

Lalla

 

 

 

Questo sito e' creato, mantenuto e gestito da Gloria (lampedusa). Se hai bisogno di contattarmi, scrivimi all'indirizzo croweitalia@gmail.com. Se hai delle informazioni da segnalarmi, contattami via email. Il sito e' online dal 21 febbraio 2001. Pagina creata il 23/12/2005