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TANTI PICCIONI CON UNA SOLA FAVA
(Parte Prima)
Prologo
Black Rock
Laboratory, a tarda sera.
Il silenzio regnava
nel laboratorio deserto. Ricacciandosi indietro con la
grande mano abbronzata i lunghi capelli bruni che gli
ricadevano sulla fronte sudata, Andrè Marek pensò
fosse il caso di dare un’occhiata alla Struttura.
Qualcuno aveva lamentato un malfunzionamento, e il
marchingegno era troppo delicato e prezioso per
permettere che accadesse niente del genere. Delicato e
prezioso, già. E pericoloso. Dannatamente pericoloso.
Entrò. Conosceva il
modo per disattivare l’allarme, meglio che il
custode non s’accorgesse di niente. La grande torcia
elettrica illuminò la porta a chiusura stagna aprirsi
lentamente quando la fotoelettrica segnalò la sua
presenza. Il piccolo, scomodo bugigattolo che si
trovò davanti, come sempre, gli rammentò un cesso.
Il cesso dello Space Shuttle. Razionale, ergonomico,
ipertecnologico. Ma sempre cesso.
“Cazzo…”
Quella che la torcia
illuminava ai suoi piedi gli sembrò una pisciata. Si
accosciò, per controllare meglio. Il colore giallo
paglierino era quello. La puzza penetrante di
ammoniaca anche. In un angolo, vide un foglietto di
carta igienica. Robaccia ordinaria, da discount: un
velo solo, se tale si poteva definire quello spesso
brandello umido, scabro e grigiastro. Decker.
Sicuramente era opera di quel coglione. E adesso gli
sarebbe toccato cercare uno strofinaccio e pulire,
storcendo il muso, quella disgustosa schifezza. Meglio
che nessuno se ne accorgesse, la donna delle pulizie
in primis. Pettegola com’era, avrebbe reso concreto
il rischio che gli esperimenti segreti che si
praticavano lì dentro andassero definitivamente a
pallino.
Decker. O De Kere,
come si faceva chiamare durante i suoi viaggetti nel
Medioevo. A forza di andare avanti e indietro nei
secoli il suo DNA si era logorato. E con il DNA anche
il cervello gli era andato in merenda, pensò Marek,
con una smorfia. Solo un idiota poteva pisciare nella
Macchina del Tempo, per quanto somigliante a un cesso
potesse essere. Un idiota, certamente… Il giorno
prima, ricordò, uno dei membri d’una delegazione di
imprenditori italiani in visita al Laboratorio,un tipo
con una faccia da sorcio annegato nell’olio, aveva
chiesto dove si trovassero i servizi. Era impossibile
che l’avesse fatto intenzionalmente, ma
possibilissimo che si fosse infilato, in grazia della
sua dabbenaggine o di indicazioni poco chiare, dove
non doveva. In ogni caso, Decker o il sorcio, se se lo
fosse trovato davanti gli avrebbe fatto un culo così.
La luce gialla della
torcia illuminò, poco distante, un foglietto
leggermente spiegazzato. Vincendo il disgusto, André
Marek si chinò per raccattarlo. Fortunatamente non
era pisciato.
To my darling
Kantesiessow. Tenderly, Danielle Spencer.
Un autografo. Di
chi, non ne aveva idea. Gli autografi sono le
celebrità a rilasciarli. E quella Danielle Spencer,
chi cazzo era? Un’attrice? Tempo per andare al
cinema ne aveva sempre avuto poco, ma era un robusto
consumatore di DVD e videocassette. Eppure, non l’aveva
mai sentita nominare. Una cantante? Vivendo solo,
teneva sempre lo stereo acceso per farsi compagnia,
quindi era aggiornato in materia, eppure non conosceva
nessuna cantante con quel nome. Che fosse lei la
responsabile involontaria del sabotaggio? Difficile.
Nella cabina, non c’era alcunché di abbastanza
somigliante alla tazza di un water, mentre il
poggiapiedi, con un minimo di fantasia e la
complicità della carente illuminazione poteva anche
essere scambiato per un gabinetto alla turca, ordigno
per il quale le donne, notoriamente, hanno sempre
provato scarsa simpatia. Andrè Marek aveva esperienza
sufficiente da sapere che alle ragazze l’idea di
pisciarsi le scarpe griffate non va per niente a
genio. I maschi invece delle loro scarpe, che siano o
meno griffate, tendono a fregarsene. Specie quando la
vescica reclama i suoi diritti.
IL GIORNO IN CUI
TUTTO COMINCIO’
Cominciò a tarda
primavera, e questa volta non dopo la consueta
indigestione da peperoni. Quando c’è qualcosa che
non va, per dimenticare sono solita ingurgitare
qualsiasi schifezza trovi dentro il frigo. Ma stavolta
non c’era niente che non andasse. Mi ero sottoposta
all’intervento per correggere la miopia, dopo
quarant’anni avevo finalmente potuto buttare nella
spazzatura i dannati occhiali rei di avermi funestato
l’infanzia, la pubertà, la giovinezza e l’età
matura, e mi godevo la convalescenza e le ferie
anticipate. Non avevo programmato il solito viaggetto,
ma poco me ne importava, un mese di dolce far niente
non poteva farmi che bene.
Eppure, quel giorno,
il tarlo dell’inquietudine aveva cominciato a
rodermi. Non avevo ancora ricevuto la quotidiana
telefonata che, causa fuso orario, mi faceva fare un
salto così nel letto ma m’informava che era tutto a
posto. Il Cantacesso avrebbe voluto portarmi con lui
in America, ma l’oculista mi aveva imposto, oltre
agli occhiali scuri e al collirio antibiotico, anche
quindici giorni di riposo pressoché assoluto. E lui
era partito da solo, o meglio senza il suo consueto
salvagente, che poi sarei io ma con l’invidiabile
compagnia del fior fiore dell’imprenditoria
italiana, presidente della Confindustria compreso.
Destinazione California.
Avrà avuto un
programma particolarmente pesante. Mi ritrovai a
pensare. Diversamente non poteva essere. Non avrà
avuto il tempo per telefonare. Avrà esaurito la
scheda. Ero sinceramente preoccupata, e continuavo a
rigirarmi nel letto come un pollo allo spiedo.
Solitamente farei i salti mortali pur d’ evitare le
paturnie telefoniche di colui che mi risparmierà
mille anni di Purgatorio nell’altra vita. Ma il
Cantacesso è come le mestruazioni: quando le hai,
maledici il mal di testa, la pancia gonfia, gli
assorbenti che non assorbono e in compenso costano l’ira
di tutti i numi e non vedi l’ora che arrivi la
menopausa. Salvo, con l’appropinquarsi dei fatidici
45 e delle prime irregolarità, tremare al pensiero di
vederle scomparire per sempre in compagnia dei
migliori anni della tua vita. Per non pensarci e
dormire, buttai giù uno Xanax, sicura che, la mattina
successiva, tutta la mia apprensione si sarebbe
dissolta nel nulla. Invece…
Appena alzata, alle
sette e mezza, accendo la tv. E’ come se,
telepaticamente, sapessi già quello che lo speaker
dirà e l’interprete del linguaggio dei sordomuti
gesticolerà. Noto imprenditore italiano scompare
misteriosamente in California. Giacomo Leopardi
Cantacesso, proprietario e amministratore unico dell’omonima
Manifattura Cartaria, è scomparso mentre, con una
delegazione di imprenditori italiani si trovava in
visita ai laboratori di Black Rock…
Fisica quantistica…Teletrasporto…Scomposizione
della materia…Non ci capisco e nemmeno voglio
capirci niente. Spengo il televisore sulla faccia,
ancora più cavallina del solito, di Luca Cordero di
Montezemolo, senza lasciargli il tempo di dire che l’ambasciata
è allertata, la situazione è sotto controllo, l’FBI
al lavoro e tutte le consuete frescacce di
circostanza. Tanto so già quello che devo fare.
L’ha tolto dai
guai un’altra volta. Mi dico, anche per tacitare la
coscienza, apprestandomi a sollevare la cornetta del
telefono. Il poveretto è senz’altro nei pasticci,
eppure, senza rimorso alcuno, ringrazio il cielo di
essere fresca di tintura e di depilazione. Sperando
che quelli della Luthan Risk mandino lui e non un
altro. Terry Thorne (il detective privato,
incaricato di negoziare nel corso di intricati casi di
rapimento, interpretato in “Proof of Life” da
Russell Crowe) che, oltre a cavarsela
brillantemente nei frangenti più difficili, è bello
come un dio, sublime a letto e chissenefrega se ha
dieci anni in meno di me.
Arriverà domani,
alla Malpensa, col volo diretto da Heathrow. E se
domani fosse tardi? Mi dico tra me e me. La
disperazione mi assale, tutte le ipotesi più
catastrofiche, da Cosa Nostra ad Al Quaeda, passando
per i narcotrafficanti colombiani e i terroristi
ceceni mi si affacciano alla mente. In fondo voglio
bene al Cantacesso. Certo, non me lo porterei a letto,
ma non farei neppure come quell’oca dell’Allegretti,
che lui ama di un amore disperato e non corrisposto
fin dai tempi infausti della ASL numero 20. La zoccola
ne approfitta, e come si fa a non approfittarsene di
un miliardario per giunta di un’ingenuità che
rasenta la dabbenaggine, ma al momento del dunque gli
risponde sempre picche. La settimana scorsa, il
derelitto le ha chiesto di accompagnarlo all’anteprima
de “Le Crociate” e lei, senza la delicatezza a cui
quel metro e sessanta di ossa assemblate male
accessoriate con parrucchino e dentiera avrebbe avuto
diritto, per tutta la durata del film non ha fatto
altro che profondersi in commenti salaci sugli
occhioni da cerbiatto di Balian d’Ibelin e sul
torace largo come una portaerei del perfido ma
appetitoso Guido Da Lusignano. Stronza. Certe cose non
si dicono. Ma si pensano.
La misteriosa
scomparsa del Cantacesso è la notizia d’apertura di
tutti i telegiornali che mi propongo di scoppiarmi,
compreso quello di Emilio Fede. Una volta tanto ne
vale la pena, mi dico quando il Primo Leccapiedi d’Italia
annuncia un servizio d’eccezione, la testimonianza
dell’ultima persona che ha visto il Cantacesso a
Black Rock, lo storico Andrè Marek. Certamente non
sono preparata a quel che i miei occhi vedono: tutti
gli storici di mia conoscenza sono calvi, giallognoli,
occhialuti e avanti con gli anni. Questo non ne ha
più di trenta e sembra un divo del cinema. Ma che
cacchio ci faceva, mi chiedo, uno storico in un
laboratorio di fisica quantistica dove si studiano il
teletrasporto e la scomposizione della materia?
IL NEGOZIATORE
Chi trovasse strano,
quando non addirittura disdicevole, il fatto che il
giorno dopo mi svegliai alle undici del mattino e, non
fosse stato per la scampanellata, avrei dormito
ancora, prima di biasimarmi sappia che lo Xanax ha su
di me un effetto retroattivo, non so per quale
misteriosa ragione. In ogni caso, completamente
dimentica del Cantacesso e dei suoi guai mi costringo
ad alzarmi , proponendomi di dar fondo a tutto il mio
vocabolario di ingiurie che scaricherò sul
malcapitato che ha osato l’inosabile…Lui, ne sono
più che sicura. Il Testimone di Geova con la fine del
mondo. E chi se non altro?
Attraverso lo
spioncino riesco a vedere una maglietta Lacoste a
manica lunga, di un improbabile e orripilante grigio
mutanda e un paio di blue jeans stinti. Niente
cravatta. Niente ventiquattrore di plastica piena di
apocalittici opuscoletti. Ma come accidenti ho fatto a
dimenticarmi di Terry Thorne? Arrossendo come un
pomodoro sammarzano fracico e balbettando scuse
cavillose per giustificare il fatto di non essere
andata a prenderlo alla Malpensa, apro la porta dopo
essermi raccomandata l’anima a tutti i santi.
Barba lunga,
riccioli arruffati, le solite spalle da armadio che
gli tendono fino ai limiti del possibile la Lacoste
color mutanda, mi guarda accigliato. Oddio, sta per
esplodere, penso. E come dargli torto, poveretto, se
ha dovuto scoppiarsi ottanta chilometri in taxi da qui
alla Malpensa solo perché lo Xanax, che sia
maledetto, mi ha reso rimbambita e smemorata? Gli
balbetto le mie scuse. Fa niente. Dice lui. Vorrà
dire che metteremo anche il taxi in conto a
Kantesiessow, con tutti i soldi che ha. E’ nei guai
anche questa volta, mi sbaglio?
Non ti sbagli. Lo
faccio accomodare in salotto, dopodiché dovrei
cominciare a raccontargli tutto, e magari anche a
mostrargli la registrazione su VHS di venti
telegiornali Rai e Mediaset. Ma alla vista dei suoi
occhioni azzurri innocenti e maliziosi, dei suoi
riccioli dorati e dei muscoli da facchino che
rischiano di far esplodere la Lacoste color mutanda,
come i bambini della canzone di Povia, i miei ormoni
fanno oh. Tutti quanti. Eggià, perché come
giustamente disse Willi Pasini (noto sessuologo,
N.D.A.) le femmine più calienti non sono le
diciottenni in fiore e neppure le trentenni rampanti e
ginnasticate. Siamo noi, le quasi cinquantenni ormai
giunte alle soglie della menopausa. Del resto, negli
spettacoli pirotecnici, i fuochi più grandiosi non
sono forse quelli che si sparano alla conclusione?
Anche Terry deve pensarla allo stesso modo, visto che,
senza por tempo in mezzo, si sfila la Lacoste color
mutanda esibendo un torace che pare scolpito da
Michelangelo, la cui visione prelude ad altre ben
conosciute delizie…I miei ormoni non si limitano a
fare oh, ma vorticano come un moulinex lanciato a
velocità massima. David Sassoli ed Emilio Fede
possono attendere.
INTERNET, TG 4 E...
Che la pacchia fosse
di breve durata, anche se alquanto soddisfacente, lo
avevo immaginato da subito. Spettinato, accaldato e
nudo come un verme, Terry mi chiede, anzi m’ingiunge
di mostrargli le videocassette. Spettinata, accaldata
e nuda come un verme, lo accontento. Se qualcuno
potesse vederci in quelle condizioni pendere adoranti
dalle labbra di Emilio Fede, sicuramente dubiterebbe
delle nostra sanità mentale.
Che Terry, per un
anglosassone, parli un ottimo italiano, è un dato di
fatto di cui ero a conoscenza. Ma non supponevo
comprendesse anche le coloriture gergali. “Orca
puttana, che gran pezzo di gnoccolone” mi lascio
scappare a bassa voce. Lo sguardo incendiario che mi
saetta lascia chiaramente intendere che ha capito
tutto. E anche che nelle sue vene forse scorre, oltre
a un calibrato miscuglio di globuli bianchi e rossi,
testosterone, whisky e polvere da sparo, pure una
bella cucchiaiata di sangue siculo. Marek. Sibila tra
i denti. Andrè Marek. Io gli mordicchio il collo, gli
scarruffo la pelurietta bionda sul petto, giusto per
fargli capire che non m’importa un fico secco dell’attraente
giovanotto barbuto il cui primo piano campeggia dietro
l’ineffabile Emilio Fede intento al cazzeggio con la
Meteorina di turno. Ma quando si infila i jeans e mi
chiede se possiedo un computer, allora capisco che,
almeno per noi, il tempo del cazzeggio è terminato,
Big Ben ha detto stop.
Un computer? Certo
che ce l’ho. Un portatile, nemmeno troppo recente.
Ma per l’uso che ne faccio io, videoscrittura,
internet, qualche masterizzazione clandestina, basta e
avanza. L’ADSL, ce l’hai? Manco quella, mi
accontento di una connessione analogica risalente al
Cretaceo. Non m’interessa, portalo qua. E tu dammi
il tempo d’infilarmi qualcosa.
Marek. André Marek.
Nato ad Heindoven, Paesi Bassi, 1l 29 ottobre 1970.
Laurea in storia medioevale, conseguita nel 1994 summa
cum laude presso l’Università di Utrecht.
Master in filologia germanica ad Heidelberg,
specializzazione in francese antico alla Sorbona.
Master in latino medioevale conseguito nel 1999 presso
la UCLA University di Los Angeles. Dal 2000,
assistente del professor Johnston, del Dipartimento di
Storia Medioevale dell’Università di Yale. La foto
che campeggia sul sito internet, in cui il cervellone,
chioma alle spalle, barba, felpa col cappuccio e
cinturone borchiato, ricorda più un cavaliere della
Tavola Rotonda che non uno studioso, mi dà di che
pensare. Dulcis in fundo, dopo una nutrita
bibliografia di saggi e articoli sulla vita quotidiana
della Mitteleuropa nel Basso Medioevo, leggo che, all’epoca
dei suoi studi alla UCLA, l’esimio professore,
peraltro già campione olandese di pentathlon moderno (disciplina
sportiva comprendente scherma, equitazione, nuoto,
corsa campestre e tiro con la pistola,N.d.A.) per
pagarsi l’affitto del monolocale, lavorava come
stuntman ad Hollywood . La sua specialità erano le
scene pericolose a cavallo e i duelli all’arma
bianca. Interessante, penso reprimendo a stento l’ennesimo
sbadiglio della serie.
Non vedo a cosa
possa esserci utile conoscere il curriculum,
comprensivo di trionfi sportivi e trascorsi di
controfigura cinematografica, dell’ultima persona
che ha visto il Cantacesso prima della sua misteriosa
scomparsa. Ma Terry sembra invece dare parecchia
importanza a quelle informazioni. E io che posso fare,
se non aggrapparmi a lui come fosse la mia ultima
speranza?
-A Black Rock si
fanno esperimenti di fisica quantistica. Considerata l’importanza
che questo potrebbe rivestire nel futuro del commercio
mondiale, immagino che il nostro…Kantesiessow fosse
particolarmente interessato alla telecinesi.
Non oso dirgli che,
malgrado di fisica quantistica ne capisca il classico
cazzo, fui io stessa, forte dei miei studi liceali di
greco, a spiegare al Cantacesso, essere d’incommensurabile
ignoranza, il significato di quella parola. Lui era
convinto si trattasse di una trasmissione TV
indirizzata ai numerosi immigrati più o meno
clandestini provenienti dall’Estremo Oriente. Ma da
un individuo convinto che il tapiro sia un cadavere
vivente che succhia sangue umano, la contumelia un
fiore e “Aspettando Godot” un filmetto porno è
lecito attendersi qualsiasi cosa.
-Stammi a sentire,
Ciccio…
Non so se gradisca o
meno essere vezzeggiato con quell’insulso nomignolo.
Scusa, tesoro, mi è scappato. Basta e avanza, tempo
ne abbiamo perso anche troppo. Comunque, Ciccio, devi
spiegarmi una cosa: che un imprenditore sia
interessato al teletrasporto è perfettamente
comprensibile. Immagini l’abbattimento dei costi,
qualora merci e materie prime possano giungere a
destinazione quasi in tempo reale, né più né meno
di un SMS? Ciò significherebbe, per il commercio
internazionale, una rivoluzione senza precedenti.
Quello che non riesco a capire è cosa diamine gli
freghi di fisica quantistica e telecinesi a un
assistente universitario di storia medioevale
appassionato di armi antiche e pentathlon moderno!
-Per un attimo,
cerca di non pensare solo a barili di petrolio,
minerale di ferro, automobili e scarpe griffate,
darling.
-Vorresti dire che…
-Gli esperimenti
vengono tenuti rigorosamente segreti, ma so per certo
che sono a buon punto. Grazie alla telecinesi, l’uomo
potrà viaggiare nello spazio…E perfino nel tempo.
Ecco spiegata la presenza a Black Rock di un muscoloso
professore di storia medioevale campione di pentathlon
ed ex stuntman cinematografico.
Non so più cosa
pensare. Un brivido gelido mi attraversa dalla testa
ai piedi, mentre mi sovviene un raccapricciante film
di qualche anno fa, nel quale un povero diavolo, dopo
aver sperimentato su se stesso la telecinesi, si
ritrova assemblato in un’orribile mostruosità con
la mosca che, per un atroce scherzo del destino, era
dentro la cabina con lui mentre il suo DNA veniva
scompattato e ricomposto. Mi metterei volentieri a
urlare, ma cerco di frenarmi.
-Scusa, Ciccio, ma
quei maledetti esperimenti non erano segreti?
-Mi ha spifferato
tutto quanto un agente della CIA.
-Ti ha spifferato
tutto? Bella razza di agente SEGRETO!
Mi guarda e mi
sorride, con quella sua aria irresistibile da monello
impunito. A letto, dice, è molto difficile tenere la
bocca chiusa…Anche per un agente segreto.
Lo guardo
inorridita. E così ti saresti scopato un agente della
CIA?
-Una gran gnocca
color caffelatte, tale e quale ad Halle Berry, con
certe tette...
Lo ammazzerei,
giuro. Salvo poi dirmi tra me e me, meglio una torta
da dividersi in tante che una cacca da consumare in
perfetta solitudine. Ma in realtà è solo per
consolarmi.
MAREK
-Se non si trattasse
di esperimenti segreti e la gente sapesse, stenterebbe
a crederci lo stesso. Ma io l’ho fatto. Diverse
volte. E posso garantirvi che è abbastanza semplice e
del tutto sicuro.
Non lo metto in
dubbio, gli rispondo, ancora mezza rimbambita dalla
jet lag e, perché no, dal sorriso a tutti denti e
dagli occhi verdi come due pastiglie di eucaliptolo
che scintillano sulla faccia del professor Andrè
Marek. Che, detto tra parentesi, con il mostro mezzo
uomo e mezzo mosca del film non ha proprio niente a
che spartire. Certo, mi fa un po’ effetto, pensare a
lui in termini accademici, e non solo perché ai tempi
in cui l’università la frequentavo io i professori
erano mummie incartapecorite con gli occhiali a fondo
di bottiglia come Filini, l’ineffabile compagno di
sventura del povero Fantozzi e gli assistenti
mostriciattoli che in un film di Jorge Romero
avrebbero fatto la loro porca figura. E se un metro e
novanta di professore trentenne in jeans e t shirt,
con un fisicaccio degno del Discobolo e lineamenti che
rasentano la perfezione è qualcosa di raro,
altrettanto sicura è l’unicità delle sue imprese.
Non è da tutti scorrazzare avanti e indietro nei
secoli. Credo di poter leggere una scintilla d’invidia
negli occhi di Terry, quasi si rendesse conto che, in
confronto, le sue rischiose spedizioni tra i monti del
Caucaso o nella giungla colombiana in cerca di ostaggi
da liberare equivalgano alla routine di un impiegato
postale intento a timbrare raccomandate fino al giorno
della pensione. Comunque, meglio impallinato dai
guerriglieri ceceni o dai narcos che assemblato ad una
mosca. Almeno, secondo il mio modesto parere.
-E’ mai stato
tentato dall’idea…di rimanere?-gli fa. Il tono è
cortese, il pensiero maligno. Non credevo che gli
australiani fossero così ferocemente gelosi,
tantopiù che non mi sono mai fatta, sul suo conto, l’illusione
di essere per lui qualcosa in più di una semplice
scopata, ma tant’è. E la sua gelosia, diciamocelo,
mi gratifica molto e non poco.
-Una volta. Ero
innamorato e spesso l’ amore ci spinge a fare cose
stupide. Ma in realtà il Medioevo è molto più
affascinante visto da fuori che non da dentro.
Asserisco seria,
anche se nel Medioevo non ci ho mai messo piede. Tra
guerre, carestie e pestilenze, poteva chiamarsi
fortunato chi arrivava a campare quarant’anni, c’era
il rischio, se gli intrallazzi di papà l’avevano
messo in conto, di ritrovarsi sposati alla figlia
racchia del marchese di Pirlandia o, peggio,
seppelliti in un convento di frati trappisti pur senza
avere la benché minima vocazione religiosa o, peggio
ancora, arrostiti sul rogo se mammà e il destino ti
facevano un tantinello più intelligente e
anticonformista della media…Meglio le nostre
comodità, le nostre automobili, i nostri cellulari
con le suonerie cretine, perfino il traffico, l’
inquinamento,le trasmissioni di Maria de Filippi e i
governi che non governano.
Gli spiego perché
ci siamo sobbarcati l’incomodo di venire a cercarlo.
Se gli esperimenti sono segreti, tali resteranno,
giuro con la solennità di quando, bambina, stipulavo
vincoli inscindibili con i miei compagnetti di gioco
nel cortile dietro casa. Ma lei deve aiutarci a
ritrovare il commendator Cantacesso. Lo farò, non si
preoccupi. Mi elargisce un sorriso da squagliare tutti
i ghiacci dell’Antartico, mentre il povero Terry non
sa più che pesci prendere. O meglio, quando l’esimio
professore, con voce morbida e sguardo malandrino,
propone di dargli del tu, altro che pesci, credo che
prenderebbe molto più volentieri il suo collo
dopodiché inizierebbe a stringere. Ma non abbiamo
tempo per i delitti d’onore, e più che saettargli
un’occhiata incendiaria non può permettersi di
fare.
-I notiziari
italiani hanno detto che saresti stato tu l’ultimo
ad averlo visto.
Andrè Marek si
gratta la barba, pensieroso. Non è esattamente così,
fa. In realtà, l’ho visto per pochi secondi, era
con altre persone e , in tutta sincerità, non l’ho
neppure notato . Ero preso da altre faccende.
L’ennesimo
viaggetto nel Medioevo? A conferma delle mie
supposizioni, risponde che, al momento, sta
effettuando ricerche su un certo Balian d’Ibelin.
Colui che trattò con il Saladino la resa di
Gerusalemme, alla fine del XII Secolo.
Il Saladino. Anzi,
il feroce Saladino. Qualunque liceale abbia studiato
un po’ di storia, sa che in realtà si trattava di
un condottiero valoroso e di un gentiluomo magnanimo e
tollerante, ma, potenza dei “Tre Moschettieri” e
delle figurine Liebig*…Mia nonna, ricordo, ne
possedeva una, e la custodiva gelosamente. Vale
parecchio, diceva sempre. Non so che fine abbia fatto,
forse giace in fondo a un cassetto del vecchio trumeau
confinato in cantina, che è tutto scassato ma non oso
liberarmene, è pur sempre un cimelio di famiglia.
-Non l’ho visto
entrare, quindi non sono sicuro che sia stato lui.
Potrei sospettare anche a proposito di un’altra
persona… Ma questo era lì dentro e chi l’ha perso
può essere solamente lo stesso che ha pisciato nella
centralina.
-Che cosa te lo
lascia credere?
-Tra me e Decker c’è
della ruggine vecchia. Ma non è il tipo che chiede
gli autografi alle celebrità, quello.
-Fa un po’ vedere.
Marek gli allunga il
foglietto; Terry lo guarda un attimo e poi bofonchia
tra i denti è lui. Ragazzi, si va nel Medioevo a
recuperare Kantesiessow. Non riesco a condividere il
suo entusiasmo. La Mosca continua a ronzarmi
implacabile nella testa, nemmeno il dato di fatto
incontrovertibile che, pur essendo andato diverse
volte avanti e indietro nei secoli, il buon Marek non
abbia nulla in comune con il repellente dittero riesce
a rassicurami. Ma tant’è, i film dell’orrore mi
hanno sempre fatto un gran brutto effetto.
- Quello che non
capisco è chi sia questa… Spencer. Una delle Spice
Girls? Quella smorfiosa sposata con il calciatore? Ma
sì, la cornutona…
Lasciamo perdere,
gli fa l’altro di rimando. Il gossip è il sale
della vita, ma c’è dell’altro a cui pensare:
domani si parte. Destinazione Medioevo.
*”I
Tre Moschettieri” fu, negli anni 30, una
trasmissione radiofonica d’immenso successo. Le
figurine dei suoi “personaggi” erano offerte con i
prodotti Liebig e la caccia a quella, letteralmente
introvabile, del Feroce Saladino aveva scatenato una
vera e propria mania.
I PREPARATIVI
-Il processo
comporta lo scompattamento e quindi la ricomposizione
del DNA. Non è faccenda pericolosa, ma si può
provare un notevole fastidio…Almeno la prima volta.
Le pillole contro il mal di mare comunque aiutano.
Terry non riesce a
trattenere una bella smorfia. Lui è abituato a
gettarsi giù da un elicottero in volo, e che cazzo.
Per chi l’ha preso, l’esimio signor professore?
Per un coniglio senza coglioni? Ha perfino avuto la
faccia di chiedergli se sa montare a cavallo! A lui! A
un australiano! Ma lo sa o no che gli australiani
imparano a cavalcare prima ancora che a camminare?
Ma Andrè Marek non
demorde: vuol essere sicuro che Terry sia in grado di
cavarsela con la spada in pugno, altrimenti dovrà
cambiare i suoi piani, travestirlo da servo della
gleba o peggio da frate invece che da cavaliere. Se
riesco a impugnare un forchettone da barbecue non vedo
perché non potrei impugnare decentemente una fottuta
spada! E’ la risposta risentita dell’altro. Bene,
allora noi viaggeremo sotto le mentite spoglie di due
gentiluomini, come avevo previsto. Un paio di giorni
senza radersi, e anche Terry avrebbe avuto la sua
brava faccia da Medioevo, malgrado la provenienza da
un’area geografica che vanta tre secoli scarsi di
storia.
-In Terrasanta,
sotto le insegne della croce, s’erano dati convegno
combattenti provenienti da ogni angolo della
Cristianità, ragion per cui nessuno dovrebbe trovar
da sindacare sulla nostra pronuncia.
E menomale,
bofonchia Terry alzando gli occhi al cielo. Dopo aver
rischiato di viaggiare travestito da pezzente o in
alternativa da frate, non rischia, se non altro, di
dover viaggiare sotto le mentite spoglie di un
sordomuto. Colpo di fortuna che torna comodo a tutti
noi: mastica un po’ di arabo. Sono stati quelli
della Luthan a pretendere che lo imparasse. Di questi
tempi, si sa…Di questi, e anche di quelli, non sia
mai che ci troviamo faccia a faccia col Feroce
Saladino.
-Quando viaggio nel
tempo, il mio nome è Lord Marek di Assen. Il tuo
potrebbe essere…Ser Terence di Baskerville. Ti
piace?
Baskerville? Come il
mastino? Stranamente non protesta, evidentemente i
cani gli piacciono. Non protesta nemmeno quando Marek
dice che dovremo per forza di cose lasciare a casa
qualsiasi ammennicolo tecnologico, compresi esplosivi
e armi da fuoco. Tutti, eccetto il minuscolo congegno
che, premendolo, ci permetterà il nostro ritorno al
presente. Quello lo porterò io, al collo, ben
nascosto sotto i vestiti. I miei sontuosi vestiti da
dama. E chi non ha sognato, da bambina, di vivere una
favola, di indossare quegli abiti meravigliosi? Ma la
delusione è in agguato. E ti pareva.
Li osservo studiare
perplessi la mia testa. Meches biondo albicocca su
base castano chiara e taglio corto sfilato. Sono mesi
che mi propongo di lasciar crescere i capelli e Bubi,
che sarebbe un parrucchiere e non un
barboncino,regolarmente mi smonta dicendomi che, all’età
che ho, le chiome ruscellanti non sono la scelta
migliore, rischiando la degenerazione nel catastrofico
effetto “dietro liceo davanti museo”. E io,
cretina, a invidiare le lunghe chiome sciolte e il
coraggio d’infischiarsene degli stereotipi della
settantenne Marta Marzotto lasciandolo tuttavia libero
di armeggiare con le sue dannate forbici…Ma dopo la
sentenza implacabile dell’esimio professor Marek,
credo che se avessi il frocione davanti e una pistola
in pugno sparerei senza esitare.
-Certo, una
capigliatura di questo colore così innaturale
potrebbe far pensare a un caso inconfutabile di
possessione diabolica.
Potrei tingerli,
balbetto timidamente, così eviterei l’esorcismo. Ma
so benissimo che sarebbe impossibile, col poco tempo
che abbiamo. Inoltre non risolverei affatto il
problema.
-Nel Medioevo, le
sole donne a portare i capelli corti erano le monache,
le accusate di stregoneria e le convalescenti dal tifo
(malattia che, non curata per
tempo, provoca la caduta dei capelli N.d.A.).
Addio sogni di
gloria. Appurato che, essendo gli antibiotici ben
aldilà da venire, nel Medioevo le convalescenti dal
tifo dovevano essere più rare dei tartufi bianchi di
Alba, che di spacciarmi per strega non ho certamente
il fegato, sapendo quel che rischierei, non mi rimane
che travestirmi da monaca. Velo e soggolo
nasconderanno agli occhi del mondo lo scempio del Bubi
sulla mia testa, ma porca miseria, proprio adesso che
avevo a disposizione due principi azzurri che più
azzurri non si può con cui pavoneggiarmi in giro…E
quel che è peggio, anche se ho studiato dallo
Orsoline, sono anni che non metto piede in chiesa,
quindi come posso risultare credibile nel ruolo? Ti
aiuteremo noi, mi rispondono ineffabili in coro i miei
cavalieri. Terry è protestante, mentre il professor
Marek, figlio di una veterofemminista arrabbiata che
aveva fatto il 68 e voleva un figlio ma senza l’impiccio
di un marito tra i piedi, non è nemmeno battezzato.
Come potranno aiutarmi, con precedenti del genere?
-Potresti chiamarti…
Madre Redegonda da
Gallarate, li precedo io, in un ultimo sussulto di
dignità. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da
piangere.
PARTENZA E ARRIVO
La minuscola cabina
ci contiene a stento, due marcantoni armati fino ai
denti e una nana in soggolo e tonaca. Terry e Marek, i
volti barbuti incorniciati dai cappucci, le cotte in
maglia di ferro che fanno capolino dalle lunghe
tuniche, i polsi fasciati con cinghie di cuoio e gli
spandoni penzolanti al fianco, sono una visione da
levare il fiato. Io sembro la caricatura di una
cornacchia. Chissà come sarebbe contenta se potesse
vedermi nonna Concettina che era tanto devota, penso
per consolarmi un po’, mentre il professore, pardon,
Lord Marek di Assen, ci impartisce gli ultimi
consigli.
-Non dobbiamo MAI
perderci di vista E cercate, per quanto possibile, di
risparmiare l’acqua: Oltremare è un bene prezioso.
Inoltre, come ben sapete, nel Medioevo le abluzioni
frequenti erano condannati dalla Chiesa come abitudine
peccaminosa e corrotta, e una monaca…
Certo che lo so. Ma
non mi piace, inutile dirlo. Farfuglio qualcosa che
Marek finge di non sentire, impegnato com’è ad
armeggiare con una serie di pulsanti multicolori. “Un
po’ di puzza non ha mai ammazzato nessuno”, è il
cinico commento di Terry, anzi Ser Terence di
Baskerville. Che si alludesse a quello quando, a
proposito di mistici e taumaturghi, si diceva fossero
in odore di santità?
Al primo pulsante,
lo stomaco mi arriva in bocca, anche se ho provveduto
a premunirmi. Credendo di fargli cosa gradita, offro
una pillola di xamamina a Terry, che la rifiuta
sdegnato. E’ l’ultima cosa che i miei occhi
vedono, prima che il buio ci avvolga.
Non credo sia durata
molto. Quando riapro gli occhi, vedo un cielo azzurro
sulla mia testa e sabbia gialla sotto i miei piedi.
Non lontano da noi, scorgo diverse tende beduine, con
relativo movimento di uomini intabarrati, splendidi
cavalli ed eleganti levrieri. Torno subito, sta qui e
non muoverti, mi fa Marek. Ma nel momento in cui il
cervello mi si snebbia del tutto, mi ritrovo sola. Eh
già, tutta sola in un paese e in un tempo che non
sono i miei. Dov’è finito quel disgraziato di Terry?
Sto per mettermi a piangere. Infine lo vedo balenare
dietro un palmizio. E’ letteralmente piegato in due
e sta vomitando l’anima sua. Chissà quanto s’è
pentito di non aver preso la xamamina che gli avevo
offerto. Ma ben gli sta.
(Continua)
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