Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Tanti piccioni con una sola fava (Prima Parte) (leggi la Seconda Parte)
autrice: Lalla Usai
e-mail: lallausai@tiscali.it
data di edizione: 23 dicembre 2005
argomento della storia: ragionier Giacomo Leopardi Cantacesso, magnate della carta igienica... - per leggere le altre storie scritte da lalla, cerca nell'indice delle fanfiction
lettura vietata ai minori di anni: 
note: Una premessa mi sembra doverosa, specialmente per chi mi legge per la prima volta. Chi è il Cantacesso? Le frequentatrici di Croweitalia lo conoscono bene: si tratta d’ una sorta di alter ego del Ciccio, racchio e sfigatissimo, protagonista di avventure tragicomiche nelle quali do sfogo a tutto il mio sadismo represso. Per chi vuol saperne di più, consiglio un’occhiata al reparto fan fiction del sito sopraccitato. Non per vantarmi, ma il divertimento è garantito: Kya e Alcare possono darmene atto. Comunque, chi non avesse il tempo o la voglia di scoppiarsi la saga al gran completo, deve sapere che:

A)Le vicende sono raccontate in prima persona da Laura, archeologa mancata ed ex collega del Cantacesso, alla quale il derelitto si aggrappa come a un salvagente quando si trova in difficoltà o nei pasticci;

B)Dopo un oscuro passato di archivista alla ASL numero 20, recluso in un ufficio in confronto al quale quello di Fantozzi sembra la Sala Ovale della Casa Bianca, al Cantacesso capita un insperato colpo di fortuna quando eredita da uno zio scapolo e ricchissimo la più importante fabbrica di carta igienica dell’Unione Europea. Ma, pur ricco sfondato, il poveraccio non riesce a liberarsi dalla sfiga, e se si parla di donne…Meglio stendere un velo pietoso.

In quanto ai piccioni del titolo, beh… Mi dispiaceva infilare nella storia solo il Gerry trascurando l’amato Russ, al quale va il merito di essere la mia fonte d’ispirazione principale; reduce dalla visione delle Crociate, non potevo poi omettere quel gioiellino di Orly… E dall’insalata mista è sortito questo risultato, spero appetibile.


 

 

TANTI PICCIONI CON UNA SOLA FAVA (Parte Prima)

 

 

Prologo

 

Black Rock Laboratory, a tarda sera.

Il silenzio regnava nel laboratorio deserto. Ricacciandosi indietro con la grande mano abbronzata i lunghi capelli bruni che gli ricadevano sulla fronte sudata, Andrè Marek pensò fosse il caso di dare un’occhiata alla Struttura. Qualcuno aveva lamentato un malfunzionamento, e il marchingegno era troppo delicato e prezioso per permettere che accadesse niente del genere. Delicato e prezioso, già. E pericoloso. Dannatamente pericoloso.

Entrò. Conosceva il modo per disattivare l’allarme, meglio che il custode non s’accorgesse di niente. La grande torcia elettrica illuminò la porta a chiusura stagna aprirsi lentamente quando la fotoelettrica segnalò la sua presenza. Il piccolo, scomodo bugigattolo che si trovò davanti, come sempre, gli rammentò un cesso. Il cesso dello Space Shuttle. Razionale, ergonomico, ipertecnologico. Ma sempre cesso.

“Cazzo…”

Quella che la torcia illuminava ai suoi piedi gli sembrò una pisciata. Si accosciò, per controllare meglio. Il colore giallo paglierino era quello. La puzza penetrante di ammoniaca anche. In un angolo, vide un foglietto di carta igienica. Robaccia ordinaria, da discount: un velo solo, se tale si poteva definire quello spesso brandello umido, scabro e grigiastro. Decker. Sicuramente era opera di quel coglione. E adesso gli sarebbe toccato cercare uno strofinaccio e pulire, storcendo il muso, quella disgustosa schifezza. Meglio che nessuno se ne accorgesse, la donna delle pulizie in primis. Pettegola com’era, avrebbe reso concreto il rischio che gli esperimenti segreti che si praticavano lì dentro andassero definitivamente a pallino.

Decker. O De Kere, come si faceva chiamare durante i suoi viaggetti nel Medioevo. A forza di andare avanti e indietro nei secoli il suo DNA si era logorato. E con il DNA anche il cervello gli era andato in merenda, pensò Marek, con una smorfia. Solo un idiota poteva pisciare nella Macchina del Tempo, per quanto somigliante a un cesso potesse essere. Un idiota, certamente… Il giorno prima, ricordò, uno dei membri d’una delegazione di imprenditori italiani in visita al Laboratorio,un tipo con una faccia da sorcio annegato nell’olio, aveva chiesto dove si trovassero i servizi. Era impossibile che l’avesse fatto intenzionalmente, ma possibilissimo che si fosse infilato, in grazia della sua dabbenaggine o di indicazioni poco chiare, dove non doveva. In ogni caso, Decker o il sorcio, se se lo fosse trovato davanti gli avrebbe fatto un culo così.

La luce gialla della torcia illuminò, poco distante, un foglietto leggermente spiegazzato. Vincendo il disgusto, André Marek si chinò per raccattarlo. Fortunatamente non era pisciato.

To my darling Kantesiessow. Tenderly, Danielle Spencer.

Un autografo. Di chi, non ne aveva idea. Gli autografi sono le celebrità a rilasciarli. E quella Danielle Spencer, chi cazzo era? Un’attrice? Tempo per andare al cinema ne aveva sempre avuto poco, ma era un robusto consumatore di DVD e videocassette. Eppure, non l’aveva mai sentita nominare. Una cantante? Vivendo solo, teneva sempre lo stereo acceso per farsi compagnia, quindi era aggiornato in materia, eppure non conosceva nessuna cantante con quel nome. Che fosse lei la responsabile involontaria del sabotaggio? Difficile. Nella cabina, non c’era alcunché di abbastanza somigliante alla tazza di un water, mentre il poggiapiedi, con un minimo di fantasia e la complicità della carente illuminazione poteva anche essere scambiato per un gabinetto alla turca, ordigno per il quale le donne, notoriamente, hanno sempre provato scarsa simpatia. Andrè Marek aveva esperienza sufficiente da sapere che alle ragazze l’idea di pisciarsi le scarpe griffate non va per niente a genio. I maschi invece delle loro scarpe, che siano o meno griffate, tendono a fregarsene. Specie quando la vescica reclama i suoi diritti.

 

IL GIORNO IN CUI TUTTO COMINCIO’

Cominciò a tarda primavera, e questa volta non dopo la consueta indigestione da peperoni. Quando c’è qualcosa che non va, per dimenticare sono solita ingurgitare qualsiasi schifezza trovi dentro il frigo. Ma stavolta non c’era niente che non andasse. Mi ero sottoposta all’intervento per correggere la miopia, dopo quarant’anni avevo finalmente potuto buttare nella spazzatura i dannati occhiali rei di avermi funestato l’infanzia, la pubertà, la giovinezza e l’età matura, e mi godevo la convalescenza e le ferie anticipate. Non avevo programmato il solito viaggetto, ma poco me ne importava, un mese di dolce far niente non poteva farmi che bene.

Eppure, quel giorno, il tarlo dell’inquietudine aveva cominciato a rodermi. Non avevo ancora ricevuto la quotidiana telefonata che, causa fuso orario, mi faceva fare un salto così nel letto ma m’informava che era tutto a posto. Il Cantacesso avrebbe voluto portarmi con lui in America, ma l’oculista mi aveva imposto, oltre agli occhiali scuri e al collirio antibiotico, anche quindici giorni di riposo pressoché assoluto. E lui era partito da solo, o meglio senza il suo consueto salvagente, che poi sarei io ma con l’invidiabile compagnia del fior fiore dell’imprenditoria italiana, presidente della Confindustria compreso. Destinazione California.

Avrà avuto un programma particolarmente pesante. Mi ritrovai a pensare. Diversamente non poteva essere. Non avrà avuto il tempo per telefonare. Avrà esaurito la scheda. Ero sinceramente preoccupata, e continuavo a rigirarmi nel letto come un pollo allo spiedo. Solitamente farei i salti mortali pur d’ evitare le paturnie telefoniche di colui che mi risparmierà mille anni di Purgatorio nell’altra vita. Ma il Cantacesso è come le mestruazioni: quando le hai, maledici il mal di testa, la pancia gonfia, gli assorbenti che non assorbono e in compenso costano l’ira di tutti i numi e non vedi l’ora che arrivi la menopausa. Salvo, con l’appropinquarsi dei fatidici 45 e delle prime irregolarità, tremare al pensiero di vederle scomparire per sempre in compagnia dei migliori anni della tua vita. Per non pensarci e dormire, buttai giù uno Xanax, sicura che, la mattina successiva, tutta la mia apprensione si sarebbe dissolta nel nulla. Invece…

Appena alzata, alle sette e mezza, accendo la tv. E’ come se, telepaticamente, sapessi già quello che lo speaker dirà e l’interprete del linguaggio dei sordomuti gesticolerà. Noto imprenditore italiano scompare misteriosamente in California. Giacomo Leopardi Cantacesso, proprietario e amministratore unico dell’omonima Manifattura Cartaria, è scomparso mentre, con una delegazione di imprenditori italiani si trovava in visita ai laboratori di Black Rock…

Fisica quantistica…Teletrasporto…Scomposizione della materia…Non ci capisco e nemmeno voglio capirci niente. Spengo il televisore sulla faccia, ancora più cavallina del solito, di Luca Cordero di Montezemolo, senza lasciargli il tempo di dire che l’ambasciata è allertata, la situazione è sotto controllo, l’FBI al lavoro e tutte le consuete frescacce di circostanza. Tanto so già quello che devo fare.

L’ha tolto dai guai un’altra volta. Mi dico, anche per tacitare la coscienza, apprestandomi a sollevare la cornetta del telefono. Il poveretto è senz’altro nei pasticci, eppure, senza rimorso alcuno, ringrazio il cielo di essere fresca di tintura e di depilazione. Sperando che quelli della Luthan Risk mandino lui e non un altro. Terry Thorne (il detective privato, incaricato di negoziare nel corso di intricati casi di rapimento, interpretato in “Proof of Life” da Russell Crowe) che, oltre a cavarsela brillantemente nei frangenti più difficili, è bello come un dio, sublime a letto e chissenefrega se ha dieci anni in meno di me.

Arriverà domani, alla Malpensa, col volo diretto da Heathrow. E se domani fosse tardi? Mi dico tra me e me. La disperazione mi assale, tutte le ipotesi più catastrofiche, da Cosa Nostra ad Al Quaeda, passando per i narcotrafficanti colombiani e i terroristi ceceni mi si affacciano alla mente. In fondo voglio bene al Cantacesso. Certo, non me lo porterei a letto, ma non farei neppure come quell’oca dell’Allegretti, che lui ama di un amore disperato e non corrisposto fin dai tempi infausti della ASL numero 20. La zoccola ne approfitta, e come si fa a non approfittarsene di un miliardario per giunta di un’ingenuità che rasenta la dabbenaggine, ma al momento del dunque gli risponde sempre picche. La settimana scorsa, il derelitto le ha chiesto di accompagnarlo all’anteprima de “Le Crociate” e lei, senza la delicatezza a cui quel metro e sessanta di ossa assemblate male accessoriate con parrucchino e dentiera avrebbe avuto diritto, per tutta la durata del film non ha fatto altro che profondersi in commenti salaci sugli occhioni da cerbiatto di Balian d’Ibelin e sul torace largo come una portaerei del perfido ma appetitoso Guido Da Lusignano. Stronza. Certe cose non si dicono. Ma si pensano.

La misteriosa scomparsa del Cantacesso è la notizia d’apertura di tutti i telegiornali che mi propongo di scoppiarmi, compreso quello di Emilio Fede. Una volta tanto ne vale la pena, mi dico quando il Primo Leccapiedi d’Italia annuncia un servizio d’eccezione, la testimonianza dell’ultima persona che ha visto il Cantacesso a Black Rock, lo storico Andrè Marek. Certamente non sono preparata a quel che i miei occhi vedono: tutti gli storici di mia conoscenza sono calvi, giallognoli, occhialuti e avanti con gli anni. Questo non ne ha più di trenta e sembra un divo del cinema. Ma che cacchio ci faceva, mi chiedo, uno storico in un laboratorio di fisica quantistica dove si studiano il teletrasporto e la scomposizione della materia?

 

IL NEGOZIATORE

 

Chi trovasse strano, quando non addirittura disdicevole, il fatto che il giorno dopo mi svegliai alle undici del mattino e, non fosse stato per la scampanellata, avrei dormito ancora, prima di biasimarmi sappia che lo Xanax ha su di me un effetto retroattivo, non so per quale misteriosa ragione. In ogni caso, completamente dimentica del Cantacesso e dei suoi guai mi costringo ad alzarmi , proponendomi di dar fondo a tutto il mio vocabolario di ingiurie che scaricherò sul malcapitato che ha osato l’inosabile…Lui, ne sono più che sicura. Il Testimone di Geova con la fine del mondo. E chi se non altro?

Attraverso lo spioncino riesco a vedere una maglietta Lacoste a manica lunga, di un improbabile e orripilante grigio mutanda e un paio di blue jeans stinti. Niente cravatta. Niente ventiquattrore di plastica piena di apocalittici opuscoletti. Ma come accidenti ho fatto a dimenticarmi di Terry Thorne? Arrossendo come un pomodoro sammarzano fracico e balbettando scuse cavillose per giustificare il fatto di non essere andata a prenderlo alla Malpensa, apro la porta dopo essermi raccomandata l’anima a tutti i santi.

Barba lunga, riccioli arruffati, le solite spalle da armadio che gli tendono fino ai limiti del possibile la Lacoste color mutanda, mi guarda accigliato. Oddio, sta per esplodere, penso. E come dargli torto, poveretto, se ha dovuto scoppiarsi ottanta chilometri in taxi da qui alla Malpensa solo perché lo Xanax, che sia maledetto, mi ha reso rimbambita e smemorata? Gli balbetto le mie scuse. Fa niente. Dice lui. Vorrà dire che metteremo anche il taxi in conto a Kantesiessow, con tutti i soldi che ha. E’ nei guai anche questa volta, mi sbaglio?

Non ti sbagli. Lo faccio accomodare in salotto, dopodiché dovrei cominciare a raccontargli tutto, e magari anche a mostrargli la registrazione su VHS di venti telegiornali Rai e Mediaset. Ma alla vista dei suoi occhioni azzurri innocenti e maliziosi, dei suoi riccioli dorati e dei muscoli da facchino che rischiano di far esplodere la Lacoste color mutanda, come i bambini della canzone di Povia, i miei ormoni fanno oh. Tutti quanti. Eggià, perché come giustamente disse Willi Pasini (noto sessuologo, N.D.A.) le femmine più calienti non sono le diciottenni in fiore e neppure le trentenni rampanti e ginnasticate. Siamo noi, le quasi cinquantenni ormai giunte alle soglie della menopausa. Del resto, negli spettacoli pirotecnici, i fuochi più grandiosi non sono forse quelli che si sparano alla conclusione? Anche Terry deve pensarla allo stesso modo, visto che, senza por tempo in mezzo, si sfila la Lacoste color mutanda esibendo un torace che pare scolpito da Michelangelo, la cui visione prelude ad altre ben conosciute delizie…I miei ormoni non si limitano a fare oh, ma vorticano come un moulinex lanciato a velocità massima. David Sassoli ed Emilio Fede possono attendere.

 

INTERNET, TG 4 E...

 

Che la pacchia fosse di breve durata, anche se alquanto soddisfacente, lo avevo immaginato da subito. Spettinato, accaldato e nudo come un verme, Terry mi chiede, anzi m’ingiunge di mostrargli le videocassette. Spettinata, accaldata e nuda come un verme, lo accontento. Se qualcuno potesse vederci in quelle condizioni pendere adoranti dalle labbra di Emilio Fede, sicuramente dubiterebbe delle nostra sanità mentale.

Che Terry, per un anglosassone, parli un ottimo italiano, è un dato di fatto di cui ero a conoscenza. Ma non supponevo comprendesse anche le coloriture gergali. “Orca puttana, che gran pezzo di gnoccolone” mi lascio scappare a bassa voce. Lo sguardo incendiario che mi saetta lascia chiaramente intendere che ha capito tutto. E anche che nelle sue vene forse scorre, oltre a un calibrato miscuglio di globuli bianchi e rossi, testosterone, whisky e polvere da sparo, pure una bella cucchiaiata di sangue siculo. Marek. Sibila tra i denti. Andrè Marek. Io gli mordicchio il collo, gli scarruffo la pelurietta bionda sul petto, giusto per fargli capire che non m’importa un fico secco dell’attraente giovanotto barbuto il cui primo piano campeggia dietro l’ineffabile Emilio Fede intento al cazzeggio con la Meteorina di turno. Ma quando si infila i jeans e mi chiede se possiedo un computer, allora capisco che, almeno per noi, il tempo del cazzeggio è terminato, Big Ben ha detto stop.

Un computer? Certo che ce l’ho. Un portatile, nemmeno troppo recente. Ma per l’uso che ne faccio io, videoscrittura, internet, qualche masterizzazione clandestina, basta e avanza. L’ADSL, ce l’hai? Manco quella, mi accontento di una connessione analogica risalente al Cretaceo. Non m’interessa, portalo qua. E tu dammi il tempo d’infilarmi qualcosa.

Marek. André Marek. Nato ad Heindoven, Paesi Bassi, 1l 29 ottobre 1970. Laurea in storia medioevale, conseguita nel 1994 summa cum laude presso l’Università di Utrecht. Master in filologia germanica ad Heidelberg, specializzazione in francese antico alla Sorbona. Master in latino medioevale conseguito nel 1999 presso la UCLA University di Los Angeles. Dal 2000, assistente del professor Johnston, del Dipartimento di Storia Medioevale dell’Università di Yale. La foto che campeggia sul sito internet, in cui il cervellone, chioma alle spalle, barba, felpa col cappuccio e cinturone borchiato, ricorda più un cavaliere della Tavola Rotonda che non uno studioso, mi dà di che pensare. Dulcis in fundo, dopo una nutrita bibliografia di saggi e articoli sulla vita quotidiana della Mitteleuropa nel Basso Medioevo, leggo che, all’epoca dei suoi studi alla UCLA, l’esimio professore, peraltro già campione olandese di pentathlon moderno (disciplina sportiva comprendente scherma, equitazione, nuoto, corsa campestre e tiro con la pistola,N.d.A.) per pagarsi l’affitto del monolocale, lavorava come stuntman ad Hollywood . La sua specialità erano le scene pericolose a cavallo e i duelli all’arma bianca. Interessante, penso reprimendo a stento l’ennesimo sbadiglio della serie.

Non vedo a cosa possa esserci utile conoscere il curriculum, comprensivo di trionfi sportivi e trascorsi di controfigura cinematografica, dell’ultima persona che ha visto il Cantacesso prima della sua misteriosa scomparsa. Ma Terry sembra invece dare parecchia importanza a quelle informazioni. E io che posso fare, se non aggrapparmi a lui come fosse la mia ultima speranza?

-A Black Rock si fanno esperimenti di fisica quantistica. Considerata l’importanza che questo potrebbe rivestire nel futuro del commercio mondiale, immagino che il nostro…Kantesiessow fosse particolarmente interessato alla telecinesi.

Non oso dirgli che, malgrado di fisica quantistica ne capisca il classico cazzo, fui io stessa, forte dei miei studi liceali di greco, a spiegare al Cantacesso, essere d’incommensurabile ignoranza, il significato di quella parola. Lui era convinto si trattasse di una trasmissione TV indirizzata ai numerosi immigrati più o meno clandestini provenienti dall’Estremo Oriente. Ma da un individuo convinto che il tapiro sia un cadavere vivente che succhia sangue umano, la contumelia un fiore e “Aspettando Godot” un filmetto porno è lecito attendersi qualsiasi cosa.

-Stammi a sentire, Ciccio…

Non so se gradisca o meno essere vezzeggiato con quell’insulso nomignolo. Scusa, tesoro, mi è scappato. Basta e avanza, tempo ne abbiamo perso anche troppo. Comunque, Ciccio, devi spiegarmi una cosa: che un imprenditore sia interessato al teletrasporto è perfettamente comprensibile. Immagini l’abbattimento dei costi, qualora merci e materie prime possano giungere a destinazione quasi in tempo reale, né più né meno di un SMS? Ciò significherebbe, per il commercio internazionale, una rivoluzione senza precedenti. Quello che non riesco a capire è cosa diamine gli freghi di fisica quantistica e telecinesi a un assistente universitario di storia medioevale appassionato di armi antiche e pentathlon moderno!

-Per un attimo, cerca di non pensare solo a barili di petrolio, minerale di ferro, automobili e scarpe griffate, darling.

-Vorresti dire che…

-Gli esperimenti vengono tenuti rigorosamente segreti, ma so per certo che sono a buon punto. Grazie alla telecinesi, l’uomo potrà viaggiare nello spazio…E perfino nel tempo. Ecco spiegata la presenza a Black Rock di un muscoloso professore di storia medioevale campione di pentathlon ed ex stuntman cinematografico.

Non so più cosa pensare. Un brivido gelido mi attraversa dalla testa ai piedi, mentre mi sovviene un raccapricciante film di qualche anno fa, nel quale un povero diavolo, dopo aver sperimentato su se stesso la telecinesi, si ritrova assemblato in un’orribile mostruosità con la mosca che, per un atroce scherzo del destino, era dentro la cabina con lui mentre il suo DNA veniva scompattato e ricomposto. Mi metterei volentieri a urlare, ma cerco di frenarmi.

-Scusa, Ciccio, ma quei maledetti esperimenti non erano segreti?

-Mi ha spifferato tutto quanto un agente della CIA.

-Ti ha spifferato tutto? Bella razza di agente SEGRETO!

Mi guarda e mi sorride, con quella sua aria irresistibile da monello impunito. A letto, dice, è molto difficile tenere la bocca chiusa…Anche per un agente segreto.

Lo guardo inorridita. E così ti saresti scopato un agente della CIA?

-Una gran gnocca color caffelatte, tale e quale ad Halle Berry, con certe tette...

Lo ammazzerei, giuro. Salvo poi dirmi tra me e me, meglio una torta da dividersi in tante che una cacca da consumare in perfetta solitudine. Ma in realtà è solo per consolarmi.

 

MAREK

 

-Se non si trattasse di esperimenti segreti e la gente sapesse, stenterebbe a crederci lo stesso. Ma io l’ho fatto. Diverse volte. E posso garantirvi che è abbastanza semplice e del tutto sicuro.

Non lo metto in dubbio, gli rispondo, ancora mezza rimbambita dalla jet lag e, perché no, dal sorriso a tutti denti e dagli occhi verdi come due pastiglie di eucaliptolo che scintillano sulla faccia del professor Andrè Marek. Che, detto tra parentesi, con il mostro mezzo uomo e mezzo mosca del film non ha proprio niente a che spartire. Certo, mi fa un po’ effetto, pensare a lui in termini accademici, e non solo perché ai tempi in cui l’università la frequentavo io i professori erano mummie incartapecorite con gli occhiali a fondo di bottiglia come Filini, l’ineffabile compagno di sventura del povero Fantozzi e gli assistenti mostriciattoli che in un film di Jorge Romero avrebbero fatto la loro porca figura. E se un metro e novanta di professore trentenne in jeans e t shirt, con un fisicaccio degno del Discobolo e lineamenti che rasentano la perfezione è qualcosa di raro, altrettanto sicura è l’unicità delle sue imprese. Non è da tutti scorrazzare avanti e indietro nei secoli. Credo di poter leggere una scintilla d’invidia negli occhi di Terry, quasi si rendesse conto che, in confronto, le sue rischiose spedizioni tra i monti del Caucaso o nella giungla colombiana in cerca di ostaggi da liberare equivalgano alla routine di un impiegato postale intento a timbrare raccomandate fino al giorno della pensione. Comunque, meglio impallinato dai guerriglieri ceceni o dai narcos che assemblato ad una mosca. Almeno, secondo il mio modesto parere.

-E’ mai stato tentato dall’idea…di rimanere?-gli fa. Il tono è cortese, il pensiero maligno. Non credevo che gli australiani fossero così ferocemente gelosi, tantopiù che non mi sono mai fatta, sul suo conto, l’illusione di essere per lui qualcosa in più di una semplice scopata, ma tant’è. E la sua gelosia, diciamocelo, mi gratifica molto e non poco.

-Una volta. Ero innamorato e spesso l’ amore ci spinge a fare cose stupide. Ma in realtà il Medioevo è molto più affascinante visto da fuori che non da dentro.

Asserisco seria, anche se nel Medioevo non ci ho mai messo piede. Tra guerre, carestie e pestilenze, poteva chiamarsi fortunato chi arrivava a campare quarant’anni, c’era il rischio, se gli intrallazzi di papà l’avevano messo in conto, di ritrovarsi sposati alla figlia racchia del marchese di Pirlandia o, peggio, seppelliti in un convento di frati trappisti pur senza avere la benché minima vocazione religiosa o, peggio ancora, arrostiti sul rogo se mammà e il destino ti facevano un tantinello più intelligente e anticonformista della media…Meglio le nostre comodità, le nostre automobili, i nostri cellulari con le suonerie cretine, perfino il traffico, l’ inquinamento,le trasmissioni di Maria de Filippi e i governi che non governano.

Gli spiego perché ci siamo sobbarcati l’incomodo di venire a cercarlo. Se gli esperimenti sono segreti, tali resteranno, giuro con la solennità di quando, bambina, stipulavo vincoli inscindibili con i miei compagnetti di gioco nel cortile dietro casa. Ma lei deve aiutarci a ritrovare il commendator Cantacesso. Lo farò, non si preoccupi. Mi elargisce un sorriso da squagliare tutti i ghiacci dell’Antartico, mentre il povero Terry non sa più che pesci prendere. O meglio, quando l’esimio professore, con voce morbida e sguardo malandrino, propone di dargli del tu, altro che pesci, credo che prenderebbe molto più volentieri il suo collo dopodiché inizierebbe a stringere. Ma non abbiamo tempo per i delitti d’onore, e più che saettargli un’occhiata incendiaria non può permettersi di fare.

-I notiziari italiani hanno detto che saresti stato tu l’ultimo ad averlo visto.

Andrè Marek si gratta la barba, pensieroso. Non è esattamente così, fa. In realtà, l’ho visto per pochi secondi, era con altre persone e , in tutta sincerità, non l’ho neppure notato . Ero preso da altre faccende.

L’ennesimo viaggetto nel Medioevo? A conferma delle mie supposizioni, risponde che, al momento, sta effettuando ricerche su un certo Balian d’Ibelin. Colui che trattò con il Saladino la resa di Gerusalemme, alla fine del XII Secolo.

Il Saladino. Anzi, il feroce Saladino. Qualunque liceale abbia studiato un po’ di storia, sa che in realtà si trattava di un condottiero valoroso e di un gentiluomo magnanimo e tollerante, ma, potenza dei “Tre Moschettieri” e delle figurine Liebig*…Mia nonna, ricordo, ne possedeva una, e la custodiva gelosamente. Vale parecchio, diceva sempre. Non so che fine abbia fatto, forse giace in fondo a un cassetto del vecchio trumeau confinato in cantina, che è tutto scassato ma non oso liberarmene, è pur sempre un cimelio di famiglia.

-Non l’ho visto entrare, quindi non sono sicuro che sia stato lui. Potrei sospettare anche a proposito di un’altra persona… Ma questo era lì dentro e chi l’ha perso può essere solamente lo stesso che ha pisciato nella centralina.

-Che cosa te lo lascia credere?

-Tra me e Decker c’è della ruggine vecchia. Ma non è il tipo che chiede gli autografi alle celebrità, quello.

-Fa un po’ vedere.

Marek gli allunga il foglietto; Terry lo guarda un attimo e poi bofonchia tra i denti è lui. Ragazzi, si va nel Medioevo a recuperare Kantesiessow. Non riesco a condividere il suo entusiasmo. La Mosca continua a ronzarmi implacabile nella testa, nemmeno il dato di fatto incontrovertibile che, pur essendo andato diverse volte avanti e indietro nei secoli, il buon Marek non abbia nulla in comune con il repellente dittero riesce a rassicurami. Ma tant’è, i film dell’orrore mi hanno sempre fatto un gran brutto effetto.

- Quello che non capisco è chi sia questa… Spencer. Una delle Spice Girls? Quella smorfiosa sposata con il calciatore? Ma sì, la cornutona…

Lasciamo perdere, gli fa l’altro di rimando. Il gossip è il sale della vita, ma c’è dell’altro a cui pensare: domani si parte. Destinazione Medioevo.

*”I Tre Moschettieri” fu, negli anni 30, una trasmissione radiofonica d’immenso successo. Le figurine dei suoi “personaggi” erano offerte con i prodotti Liebig e la caccia a quella, letteralmente introvabile, del Feroce Saladino aveva scatenato una vera e propria mania.

 

I PREPARATIVI

 

-Il processo comporta lo scompattamento e quindi la ricomposizione del DNA. Non è faccenda pericolosa, ma si può provare un notevole fastidio…Almeno la prima volta. Le pillole contro il mal di mare comunque aiutano.

Terry non riesce a trattenere una bella smorfia. Lui è abituato a gettarsi giù da un elicottero in volo, e che cazzo. Per chi l’ha preso, l’esimio signor professore? Per un coniglio senza coglioni? Ha perfino avuto la faccia di chiedergli se sa montare a cavallo! A lui! A un australiano! Ma lo sa o no che gli australiani imparano a cavalcare prima ancora che a camminare?

Ma Andrè Marek non demorde: vuol essere sicuro che Terry sia in grado di cavarsela con la spada in pugno, altrimenti dovrà cambiare i suoi piani, travestirlo da servo della gleba o peggio da frate invece che da cavaliere. Se riesco a impugnare un forchettone da barbecue non vedo perché non potrei impugnare decentemente una fottuta spada! E’ la risposta risentita dell’altro. Bene, allora noi viaggeremo sotto le mentite spoglie di due gentiluomini, come avevo previsto. Un paio di giorni senza radersi, e anche Terry avrebbe avuto la sua brava faccia da Medioevo, malgrado la provenienza da un’area geografica che vanta tre secoli scarsi di storia.

-In Terrasanta, sotto le insegne della croce, s’erano dati convegno combattenti provenienti da ogni angolo della Cristianità, ragion per cui nessuno dovrebbe trovar da sindacare sulla nostra pronuncia.

E menomale, bofonchia Terry alzando gli occhi al cielo. Dopo aver rischiato di viaggiare travestito da pezzente o in alternativa da frate, non rischia, se non altro, di dover viaggiare sotto le mentite spoglie di un sordomuto. Colpo di fortuna che torna comodo a tutti noi: mastica un po’ di arabo. Sono stati quelli della Luthan a pretendere che lo imparasse. Di questi tempi, si sa…Di questi, e anche di quelli, non sia mai che ci troviamo faccia a faccia col Feroce Saladino.

-Quando viaggio nel tempo, il mio nome è Lord Marek di Assen. Il tuo potrebbe essere…Ser Terence di Baskerville. Ti piace?

Baskerville? Come il mastino? Stranamente non protesta, evidentemente i cani gli piacciono. Non protesta nemmeno quando Marek dice che dovremo per forza di cose lasciare a casa qualsiasi ammennicolo tecnologico, compresi esplosivi e armi da fuoco. Tutti, eccetto il minuscolo congegno che, premendolo, ci permetterà il nostro ritorno al presente. Quello lo porterò io, al collo, ben nascosto sotto i vestiti. I miei sontuosi vestiti da dama. E chi non ha sognato, da bambina, di vivere una favola, di indossare quegli abiti meravigliosi? Ma la delusione è in agguato. E ti pareva.

Li osservo studiare perplessi la mia testa. Meches biondo albicocca su base castano chiara e taglio corto sfilato. Sono mesi che mi propongo di lasciar crescere i capelli e Bubi, che sarebbe un parrucchiere e non un barboncino,regolarmente mi smonta dicendomi che, all’età che ho, le chiome ruscellanti non sono la scelta migliore, rischiando la degenerazione nel catastrofico effetto “dietro liceo davanti museo”. E io, cretina, a invidiare le lunghe chiome sciolte e il coraggio d’infischiarsene degli stereotipi della settantenne Marta Marzotto lasciandolo tuttavia libero di armeggiare con le sue dannate forbici…Ma dopo la sentenza implacabile dell’esimio professor Marek, credo che se avessi il frocione davanti e una pistola in pugno sparerei senza esitare.

-Certo, una capigliatura di questo colore così innaturale potrebbe far pensare a un caso inconfutabile di possessione diabolica.

Potrei tingerli, balbetto timidamente, così eviterei l’esorcismo. Ma so benissimo che sarebbe impossibile, col poco tempo che abbiamo. Inoltre non risolverei affatto il problema.

-Nel Medioevo, le sole donne a portare i capelli corti erano le monache, le accusate di stregoneria e le convalescenti dal tifo (malattia che, non curata per tempo, provoca la caduta dei capelli N.d.A.).

Addio sogni di gloria. Appurato che, essendo gli antibiotici ben aldilà da venire, nel Medioevo le convalescenti dal tifo dovevano essere più rare dei tartufi bianchi di Alba, che di spacciarmi per strega non ho certamente il fegato, sapendo quel che rischierei, non mi rimane che travestirmi da monaca. Velo e soggolo nasconderanno agli occhi del mondo lo scempio del Bubi sulla mia testa, ma porca miseria, proprio adesso che avevo a disposizione due principi azzurri che più azzurri non si può con cui pavoneggiarmi in giro…E quel che è peggio, anche se ho studiato dallo Orsoline, sono anni che non metto piede in chiesa, quindi come posso risultare credibile nel ruolo? Ti aiuteremo noi, mi rispondono ineffabili in coro i miei cavalieri. Terry è protestante, mentre il professor Marek, figlio di una veterofemminista arrabbiata che aveva fatto il 68 e voleva un figlio ma senza l’impiccio di un marito tra i piedi, non è nemmeno battezzato. Come potranno aiutarmi, con precedenti del genere?

-Potresti chiamarti…

Madre Redegonda da Gallarate, li precedo io, in un ultimo sussulto di dignità. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere.

 

PARTENZA E ARRIVO

 

La minuscola cabina ci contiene a stento, due marcantoni armati fino ai denti e una nana in soggolo e tonaca. Terry e Marek, i volti barbuti incorniciati dai cappucci, le cotte in maglia di ferro che fanno capolino dalle lunghe tuniche, i polsi fasciati con cinghie di cuoio e gli spandoni penzolanti al fianco, sono una visione da levare il fiato. Io sembro la caricatura di una cornacchia. Chissà come sarebbe contenta se potesse vedermi nonna Concettina che era tanto devota, penso per consolarmi un po’, mentre il professore, pardon, Lord Marek di Assen, ci impartisce gli ultimi consigli.

-Non dobbiamo MAI perderci di vista E cercate, per quanto possibile, di risparmiare l’acqua: Oltremare è un bene prezioso. Inoltre, come ben sapete, nel Medioevo le abluzioni frequenti erano condannati dalla Chiesa come abitudine peccaminosa e corrotta, e una monaca…

Certo che lo so. Ma non mi piace, inutile dirlo. Farfuglio qualcosa che Marek finge di non sentire, impegnato com’è ad armeggiare con una serie di pulsanti multicolori. “Un po’ di puzza non ha mai ammazzato nessuno”, è il cinico commento di Terry, anzi Ser Terence di Baskerville. Che si alludesse a quello quando, a proposito di mistici e taumaturghi, si diceva fossero in odore di santità?

Al primo pulsante, lo stomaco mi arriva in bocca, anche se ho provveduto a premunirmi. Credendo di fargli cosa gradita, offro una pillola di xamamina a Terry, che la rifiuta sdegnato. E’ l’ultima cosa che i miei occhi vedono, prima che il buio ci avvolga.

Non credo sia durata molto. Quando riapro gli occhi, vedo un cielo azzurro sulla mia testa e sabbia gialla sotto i miei piedi. Non lontano da noi, scorgo diverse tende beduine, con relativo movimento di uomini intabarrati, splendidi cavalli ed eleganti levrieri. Torno subito, sta qui e non muoverti, mi fa Marek. Ma nel momento in cui il cervello mi si snebbia del tutto, mi ritrovo sola. Eh già, tutta sola in un paese e in un tempo che non sono i miei. Dov’è finito quel disgraziato di Terry? Sto per mettermi a piangere. Infine lo vedo balenare dietro un palmizio. E’ letteralmente piegato in due e sta vomitando l’anima sua. Chissà quanto s’è pentito di non aver preso la xamamina che gli avevo offerto. Ma ben gli sta.

(Continua) 

 

 

 

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