Le Fan Fiction di croweitalia

titolo:  Mystery, Alaska: un anno dopo
autrice: Maddalena
e-mail: michelle5@virgilio.it
data di edizione: 05 novembre 2004
argomento della storia: John Biebe
riassunto breve: E' passato un anno da quando, nella cittadina di Mystery in Alaska, si è svolta la partita tra la squadra di hockey cittadina e quella dei New York Rangers. Nel frattempo... "qualcosa è cambiato" !!
lettura vietata ai minori di anni: 18

Mystery, Alaska: un anno dopo

 

* * *
L'aereo partito alle 8.00 da San Francisco stava arrivando in perfetto orario ad Anchorage, aeroporto principale dell'Alaska.
A bordo, fra turisti e uomini d'affari, si trovavano anche Valerie Newton, vice-curatore dell'Accademia delle Scienze della California e Nicholas Greenwood, paleontologo di fama internazionale.
"Sei proprio sicuro che valga la pena fare questo viaggio?" disse Valerie con tono dubbioso.
"Certamente. Secondo le informazioni che ho ricevuto la carcassa del mammuth è stata ritrovata nelle vicinanze della cittadina di Mystery. Si direbbe 
che sia intatto e perfettamente conservato. Un simpatico e nuovissimo giocattolo per te, tutto da pubblicizzare".
"Non sarebbe stato meglio se l'avessero trovato un po' più vicino a noi?"
"Dai ! Non sei affascinata dall'ambiente selvaggio e dalla neve?"
"Affatto. Lo sai che detesto il freddo. E detesto anche la neve!!" ribattè la ragazza che, abituata al caldo della California, poco si sarebbe potuta 
adattare al clima glaciale dell'Alaska.
"Per te sarà un'esperienza incredibile. Potrai seguire da vicino il recupero dell'animale, ti guadagnerai il rispetto e la considerazione di tutti membri anziani dell'Accademia". 
"Si, certo"
"Lo so bene che quello che ti interessa di più a questo mondo è diventare il curatore unico del museo. Ora che Johnsons sta pensando di lasciare l'incarico per raggiunti limiti di età ... tu saresti la persona più adatta per prendere il suo posto. Quello che ti serve è dimostrare che sei la migliore in 
questo campo".
"Non penso che sarà facile e soprattutto non credo che lo sarà solo perché mi occupo di questa spedizione".
"Io ne sono convinto. Sono 6 anni che ti dedichi anima e corpo al Museo, chi meglio di te potrebbe occuparsene dopo di lui?"
"Non lo so". 
"Devi imparare ad avere più fiducia in te".
"Ci proverò"

* * *
Arrivati ad Anchorage i due giovani presero un elicottero che li condusse a destinazione: Mystery.
"Io odio il freddo" iniziò a dire Valerie mentre scendeva dall'elicottero. Si era bardata con un pesante cappotto con cappuccio, sciarpa e guanti di lana. Calzava pesanti stivali e nonostante ciò si lamentava per la bassissima temperatura.
A riceverli, si trovavano lo sceriffo John Biebe e il suo vice Bobby Michan.
John non era molto felice della situazione: l'idea di dover fare, sebbene per pochi giorni, da baby sitter a due "cittadini" che arrivavano dall'assolata 
San Francisco non gli piaceva affatto: era stato Scott Pitcher, sindaco della città a convincerlo: quello sarebbe stato, per Mystery, un "altro modo" per ottenere della pubblicità... gratuita.

"Ben arrivati" disse John tentando di vincere la diffidenza nei loro confronti. "Avete fatto buon viaggio?"
"Si, grazie" rispose calorosamente Nick.
"Io sono lo sceriffo John Biebe e lui è il mio vice Bobby Michan.
"Felice di conoscervi. "Io sono Nicholas Greenwood, Nick per gli amici. E questa..." strattonò per un braccio Valerie che era rimasta indietro "Anche se non si vede attraverso lo spesso strato di stoffa... E' Valerie Newton, vice-curatore dall'Accademia delle Scienze di San Francisco".
"Salve" ribattè la ragazza dando appena un'occhiata ai due giovani che le stavano di fronte.
"Dovete scusarla ma detesta il freddo ... E quando è stanca è decisamente intrattabile".
"Potreste accompagnarci subito al nostro albergo? Dopo avremo tutto il tempo per parlare e vi illustreremo il programma relativo al recupero del 
mammuth".
"Certamente" risposte John
I quattro arrivarono presto all'Hotel. "Tesoro, che ne dici di andare in camera tua e farti un bel bagno caldo?" le disse Nick. 
A sentire quelle parole, soprattutto con quel tono, John e il suo vice si scambiarono un'occhiata d'intesa. 
"Grazie del consiglio" rispose freddamente la ragazza e se ne andò senza neppure salutare.
"Bene. Noi potremmo accomodarci, bere qualcosa e iniziare a parlare. Siete d'accordo?"
"OK" rispose John mentre guardava la ragazza allontanarsi. Pensò che non gli era molto simpatica.

* **
Nel frattempo Valerie era arrivata in camera. Certo non era l'ambiente nel quale era abituata a vivere: era la figlia di un senatore democratico, aveva 
vissuto a Washington, dove si era 
laureata. Il lusso e lo sfarzo avevano sempre caratterizzato la sua vita. 
Una piccola e sconosciuta cittadina dell'Alaska non faceva certo per lei: ma Nick aveva ragione aveva accettato di occuparsi del recupero del 
mammuth perché voleva assolutamente ottenere il l'incarico più importante nell'ambito dell'Accademia. Nella sua vita il "lavoro" occupava un ruolo 
dominante.
Si spogliò e si immerse nella vasca. L'acqua calda, un rilassante bagnoschiuma al tè verde e nel giro di poco tempo la tensione nervosa e lo stress si 
placarono.
Si pettinò i lunghi e lisci capelli castani e indossò un elegante completo, ovviamente "firmato". Gonna lunga nera con uno spacco laterale, camicia di 
seta color avorio, gilè nero e scarpe in tinta. Si buttò sulle spalle la giacca e scese nella hall. 
Quando la ragazza entrò nel salottino dove si trovavano i tre ragazzi il primo a vederla fu Bobby e ne rimase incantato. John notato lo stupore 
dell'amico si voltò e non riuscì a credere ai propri occhi, quella non sembrava affatto la ragazza imbronciata e infagottata che era stata presentata 
loro solo poco tempo prima. L'unico ad essere abituato alla bellezza di Valerie era Nick. I due giovani si conoscevano e lavoravano assieme da anni 
ma per "svariati motivi" non si frequentavano nella vita privata.
"Ciao, Val. Come stai adesso?"
"Benissimo grazie. E' incredibile quale magico potere possa avere un bagno caldo!"
Nick , con gesto galante si alzò (fu l'unico dei tre a farlo) e la fece accomodare al suo fianco, proprio di fronte a John.
"Noi ci siamo già serviti. E tu che cosa bevi?"
"Una cioccolata bollente e una brioche integrale. Grazie" chiese cortesemente alla cameriera che si era avvicinata per prendere l'ordinazione.
"Allora, dove siete arrivati con il discorso?"
"Stavo spiegando a John e Bobby come intendiamo procedere. Le rilevazioni, l'arrivo della squadra, l'apertura del campo di recupero e naturalmente le 
riprese televisive. Ne otterremo un bel film da mostrare agli studenti e ai membri dell'Accademia. John mi stava esprimendo la sua perplessità circa il 
fatto che sia stata fatta una scoperta simile qui a Mystery". 
"Bè, non è tanto strano. Bisognerebbe tornare indietro nel tempo, alle origini e alle popolazioni che hanno raggiunto per prime il territorio dell'Alaska". 
Nel frattempo la cameriera aveva portato la sua ordinazione.
"Grazie !! Cosa stavo dicendo .... Oh, no" esclamò "Qui sopra c'è la panna. Io non mangio panna, non mi piace, fa ingrassare e poi ...."
Per risolvere la situazione John prese la tazza di cioccolata e servendosi del cucchiaino appoggiato sul piattino inizio a mangiare la panna, dopo di che 
rimise davanti alla ragazza la tazza con la sola cioccolata.
"Grazie. Molto gentile" rispose Valerie per nulla scandalizzata da quel comportamento. 
John ne rimase sorpreso, aveva pensato di avere infastidito la ragazza in quella maniera ed invece ... Iniziò a cambiare opinione nei suoi confronti.
"Riprendendo il discorso ..." disse Valerie dopo che si era bevuta un po' di cioccolata 
"È ipotesi ormai quasi unanime che gli indiani d'America discendano da popolazioni asiatiche giunte in Alaska dalla Siberia nordorientale nel periodo 
glaciale, attraversando lo stretto di Bering, allora coperto di ghiacci, con successive ondate migratorie. Gli studiosi non concordano, invece, sulla 
data delle prime migrazioni, che alcuni fanno risalire a 30.000 anni fa. Pescatori e cacciatori nomadi di mammuth e di renne, i primi abitatori del 
continente, spostandosi in gruppo alla ricerca di cibo, diedero vita a una pluralità di gruppi etnici, con culture e tradizioni differenti. 
"Che tipo di animale era il mammuth?" chiese Bobby il quale era incuriosito dall'argomento ma soprattutto affascinato dalla ragazza.
"Il mammuth è vissuto 100.000 anni fa, nel periodo pleistocene; pesava kg.2000 ed era lungo m.5,40. I paleontologi hanno trovato gli ultimi resti dei 
mammuth in Europa e in Asia. Inizialmente si è creduto che questo grande mammifero fosse carnivoro, si è poi scoperto che in realtà era erbivoro. Si 
nutriva infatti di rami giovani di conifere, salici e betulle.
Il mammuth faceva parte dei mammiferi proboscidati, però aveva anche due zanne ricurve che, nei vecchi maschi, erano addirittura incrociate. Gli 
ultimi si estinsero 10.000 anni fa.
Nel suolo permanentemente congelato della Siberia sono state ritrovate, in più punti, carcasse intere di mammuth, cosicché è stato possibile studiare 
le parti molli e la pelle. 
Il mammuth aveva zanne che erano molto robuste e forti, resisteva quasi a qualsiasi peso e con la sua possente forza riusciva a sollevare anche 
macigni molto grandi. Gli ultimi esemplari sono stati ritrovati sull'isola di Wrangler che si trova al Polo Nord e che è più vicina alle coste russe che a 
quelle americane, quindi il ritrovamento del "vostro" esemplare costituisce un'importante scoperta non solo per il corpo dell'animale in se stesso, che 
verrà esposto nel nostro museo, ma anche perché fornisce una nuova teoria sulla presenza di questi esemplari in Alaska poco prima della loro 
estinzione. Per quel che ne sappiamo noi potrebbero essercene altri disseminati qua e là sotto i ghiacci".
"Interessante, vero?" disse Nick rivolgendosi a John
"Si, certo" rispose lo sceriffo con poca convinzione. La cultura di quella ragazza lo faceva sentire a disagio. Si sentiva talmente ignorante al suo 
confronto ....

***
"Simpatici quei due. Vero?" commentò Nick mentre accompagnava Valerie alla sua camera
"Si. Come due ghiaccioli !!"
"Io li ho trovati spontanei e disponibili. E poi sono anche carini"
"Dai Nick !"
"Dico sul serio. Non so se hai notato il modo in cui ti hanno guardata quando hai fatto la tua entrata trionfale"
"Trionfale?"
"Bè con quel abbigliamento è difficile passare inosservata"
"Non è colpa mia se non ho molti capi sportivi e casual. Ho indossato quello che porto di solito"
"E che mi dici di John?" 
"Chi sarebbe dei due?"
"Quello che si è mangiato la tua panna!"
"Ah, si"
"Fraud troverebbe un significato ad hoc per una cosa del genere"
"Ma davvero?"
"Confessa che ti ha affascinato"
"Direi di no"
"E' carino"
"Non incominciare. Siamo qui per lavoro. Non ho intenzione di concedermi stupide distrazioni"
"Di un po', quand'è stata l'ultima volta che ti sei concessa, quella che tu definisci, una stupida distrazione?"
"Non ricordo, esattamente"
"Io si. Con quell'archeologo che non faceva altro che parlare di mummie. Adesso che ci penso aveva anche la spontaneità di una mummia"
"Tu devi sempre criticare gli uomini della mia vita?"
"Si. Lo trovo TANTO divertente"
"Lasciamo perdere. Anche tu hai i tuoi difetti in fatto di scelte di partners"
"OK. Non ne parliamo più. Comunque lo sceriffo è veramente interessante"
"Ahhh" replicò Val indispettita.

***
Rimasta sola nella camera Valerie ripensò a quello che aveva detto Nick. In effetti aveva ragione. Lei si era sempre sentita attratta da uomini che avevano il suo stesso stile di vita, non aveva mai conosciuto un uomo come John Biebe. Si mise per un po' a riflettere. John era un tipo davvero singolare. Aveva i tratti del viso irregolari, ma interessanti, e nonostante quell'aria da duro, i suoi occhi verde-azzurri facevano trasparire un animo dolce e disarmante. Inoltre era alto ed aveva un fisico massiccio. E poi le piaceva quel suo modo di passarsi le mani tra i lunghi capelli e quel vezzo di portare una ciocca dietro l'orecchio era davvero accattivante. Valerie decise che era meglio per lei dedicarsi solo al lavoro. Non voleva neppure 
pensare alla possibilità di innamorarsi di un tipo come John Biebe. "E poi .." riflettè "Certamente sarà già sposato. I tipi così non sono mai soli, specie da queste parti. Avrà senz'altro una moglie ed un bel numero di marmocchi" concluse con un pizzico di malinconia.

***
"Allora che ne pensi?" chiese Bobby quando i due si furono accomiatati da Valerie e Nick
"Di che cosa?" 
"Dai, lo sai a cosa mi riferisco"
"No, davvero" 
"Alla ragazza. Io la trova stupenda. E tu?
"Ricca e viziata. Con la puzza sotto il naso e ..."
"Vuoi dire che non ti piacerebbe infilarti sotto le coperte con lei?"
"No"
"Quand'è che tornerai a vivere?"
"Io vivo già anche adesso"
"Non sembrerebbe. Dovrai dimenticare prima o poi"
"Certe cose non sono facili da dimenticare"
"Non mi piace vederti in questo stato"
"Io sto benissimo"
"Si, certo"
"E poi non hai visto come si comporta Nick con lei? E' evidente che tra loro c'è del tenero"
"Ma tu sei molto meglio di lui"
"Non potrei mai competere con i suoi modi raffinati. E la sua educazione ed eleganza. Quei due appartengono allo stesso mondo"
"A volte per una donna può essere piacevole cambiare. Ma se a te proprio non interessa... Allora io potrei..."
"Non ci provare" rispose indispettito John. Era evidente che la ragazza aveva colpito la sua immaginazione e anche il suo interesse. Forse, per lui, era tempo di ricominciare ad amare.

****
Il mattino seguente Valerie e Nick si recarono, accompagnati da Bobby, sul luogo del ritrovamento del mammuth, dopo di che, tornati in albergo, iniziarono a organizzare i preparativi relativi al recupero della carcassa. Scrissero una nota informativa, molto dettagliata, per i membri dell'Accademia e contattarono il responsabile della squadra che si sarebbe occupata del recupero e che, di lì a un paio di giorni, si sarebbe recata sul posto. 
Insomma tutto andava a gonfie vele. 
Nei giorni seguenti i due furono molto impegnati. La squadra era arrivata con tutte le attrezzature necessarie e il lavoro procedeva alacremente senza intoppi. 
Valerie seguì personalmente le prime fasi, non voleva che un banale incidente potesse compromettere quella spedizione che per lei avrebbe potuto rappresentare un importante traguardo professionale.
John si era recato sul posto poche volte, non era interessato a quello che facevano quelli che lui definiva ironicamente "scienziati" e soprattutto non voleva avere troppo a che fare con la ragazza. Il suo vice aveva ragione, Valerie era molto bella ed era difficile non subire il suo fascino, lui però si sentiva molto insicuro, inoltre non era certo di poter avere delle possibilità con lei. Temeva di fare solo una brutta figura facendo il primo passo. Si sentiva come un ragazzino alla sua prima cotta.
Quel pomeriggio mentre si trovava nel suo ufficio, John ricevette una comunicazione dalla stazione meteorologica più vicina che preannunciava l'arrivo di una tempesta di neve che avrebbe coinvolto anche la cittadina di Mystery. Sapeva che la cosa non avrebbe costituito un grosso problema per i suoi concittadini, i quali erano abituati a convivere con il freddo e la neve, ma si preoccupò per i componenti della spedizione. Sapeva bene che per loro, abituati al clima caldo della California, una situazione di quel genere avrebbe potuto costituire un grosso pericolo.
Decise quindi di prendere la motoslitta e recarsi al campo di recupero per avvertire tutte quelle persone di rientrare subito in città per non rischiare di trovarsi all'aria aperta al momento dell'arrivo della tempesta. Arrivato al campo cercò subito Nick il quale fu molto sorpreso della sua visita. 
"Ehi John, che piacere vederti!"
"Ciao Nick. La mia non è una visita di cortesia. Sono passato ad avvertirvi che sta arrivando una tempesta di neve"
"Lo dici come se fosse una cosa preoccupante"
"Infatti. Per noi si tratta di ordinaria amministrazione ma per voi che non ci siete abituati potrebbe rappresentare un pericolo. Sarà meglio che rientriate subito. Giusto per evitare brutte sorprese".
"OK. Lo faremo appena ritornerà Valerie"
"Perché? Dove è andata?"
"Qui attorno, credo. Mi sembra abbia visto un qualche animale ed abbia deciso di seguirlo"
"Stai scherzando?"
"No"
"Vi avevo spiegato che è meglio che non vi spostiate più di tanto dal campo. Non conoscete la zona e..."
"Calmati John. Val non è una ragazzina. Ora vado a cercarla e ..."
"No. Io andrò a cercarla, mentre tu e gli altri tornerete subito in città"
"Un consiglio: non farle la ramanzina. Sapessi com'è suscettibile !"
"Sapessi quando me ne importa !!"
"Dimmi la verità: c'è un serio pericolo? Mi devo preoccupare?"
"No, se la trovo prima che si scateni la tempesta"
"Mi fai paura. Forse è meglio che venga con te"
"Meglio di no. Mi saresti solo d'impiccio. Tu fai come ti ho detto. Ci vediamo al vostro albergo appena l'avrò trovata"
"OK" rispose laconico Nick che iniziava a temere per l'incolumità della ragazza. Era sola, in mezzo alla neve e di lì a poco si sarebbe scatenata una bufera.

***
John salì sulla motoslitta e si diresse nella direzione indicatagli da Nick. Valerie nel frattempo ignara del pericolo incombente se ne stava tranquilla, seduta su di un tronco, nelle vicinanze di un lago ghiacciato. Si guardava attorno estasiata: quel silenzio l'affascinava. Nei giorni che aveva trascorso a Mystery si era gradualmente abituata a quel freddo che all'inizio proprio non riusciva a sopportare ed ora poteva restare anche per ore all'esterno senza avere alcun problema. Quei luoghi erano così diversi dalla sua città, racchiusa nel traffico e nel caos, attanagliata dallo smog e dallo stress. Lì a Mystery i ritmi erano molto blandi, la gente era tranquilla e cordiale, ormai conosceva praticamente tutti, lei, Nick e gli altri componenti della 
squadra erano stati "accettati" da tutta la cittadinanza, l'ambiente era familiare e semplice e lavorare lì era davvero molto piacevole.
Fu il rumore di una motoslitta che si stava avvicinando a tutta velocità a distrarla dai suoi pensieri. Quando vide di chi si trattava rimase molto sorpresa. Lo sceriffo Biebe non si era fatto vedere molto durante quella settimana, pensò quindi che fosse accaduto qualcosa di grave al campo. Si alzò e si diresse verso di lui.
"Salve sceriffo. C'è qualche problema al campo per farla scomodare?"
"Sono passato per avvertirvi dell'arrivo di una bufera di neve e che è meglio che tutti quanti voi rientriate in città"
"Ne ha già parlato con Nick?" 
"Si, poco fa"
"Bene. C'è dell'altro?" disse notando un certo imbarazzo nel giovane, come se volesse aggiungere qualcosa e stesse aspettando il momento giusto.
"In effetti si" rispose indispettito John
"E sarebbe?"
"Vi avevo avvertito che era meglio per voi restare al campo per evitare di perdervi?"
"Ma io non mi sono persa"
"Il fatto è che io avevo detto ..." iniziò a dire il giovane, con lo sguardo abbassato a terra
"Ho pensato che il suo fosse un semplice consiglio e non un ordine tassativo"
"Che cosa pretendeva che facessi? Che vi mettessi un guinzaglio lungo per impedirvi di allontanarvi troppo?"
"Ma si può sapere quale sarebbe il problema?"
"Il problema è che Scott, cioè il sindaco Pitcher vi ha affidato tutti quanti a me. Sappiamo bene che non siete abituati a un ambiente come questo e..."
"Ma è ridicolo. Sono tutte precauzioni inutili. Siamo adulti e vaccinati e non ci serve un baby sitter"
"Ne è sicura?"
"Certo"
Mentre i due se ne stavano lì a battibeccare all'improvviso si alzò un forte vento. John si guardò intorno e capì che era meglio cercare un rifugio. Di lì a poco si sarebbe scatenata la tormenta.
Fece salire Valerie sulla motoslitta e velocemente si diressero ad un rifugio a poca distanza da lì: era la cosa migliore da fare per non correre il rischio di essere sorpresi dal maltempo.
Mentre la motoslitta correva a grande velocità Valerie si dovette tenere saldamente aggrappata a John per non cadere. Non voleva ammetterlo ma i modi un po' rudi di lui non solo non le dispiacevano, al contrario, l'affascinavano. Abbracciata a quell'uomo lei si sentiva veramente al sicuro.
Arrivarono alla baita appena in tempo, dopo di che si scatenò la bufera di neve.
"E questo che posto è?"
"Una baita d'emergenza"
"Carina!"
"Diciamo che è soprattutto utile: ci sono 8 posti letto, luce elettrica a pannelli solari, viveri di emergenza e un piccolo bagno" disse John mentre si apprestava ad accendere il caminetto. Ben presto l'ambiente iniziò a riscaldarsi e i due poterono togliersi i pesanti giacconi. 
Valerie nel frattempo aveva ispezionato la baita ed era giunta alla conclusione che tutto sommato a Mystery sapevano apprezzare le comodità.
"Il posto ti soddisfa?" esclamò John mentre si apprestava ad accendersi una sigaretta
"Ti spiace evitare di fumare qui ?" intervenne Valerie
"Certo. Ogni tuo desiderio è un ordine per me" si infilò nuovamente il giaccone, aprì la porta ed uscì nonostante la tormenta di neve.
Quando alcuni minuti dopo rientrò era coperto di neve.
Valerie, cercando di restare seria, cercò di riprendere il discorso interrotto poco prima
"Siete ben organizzati qui"
"Non te l'aspettavi eh, in una cittadina dimenticata da dio e dagli uomini. Vero?"
"Guarda che io non vi sottovaluto affatto"
"No, certo" replicò il giovane sarcasticamente mentre si scrollava di dosso la neve
"Si può sapere che cosa intendi dire?"
"Tu sei abituata ad ambienti ben diversi da questo. Non è così?"
"Ti dirò, a San Francisco non è facile trovare la neve"
"Tu non ci vivresti mai in un posto come questo. Ti piacciono troppo le comodità"
"Non hai una gran considerazione di me, vero?"
"Hai indovinato"
"Ma chi ti credi di essere?"
"Dimmelo tu" rispose 
Mentre la discussione diventava sempre più accesa i due giovani si guardavano sempre più intensamente: i begli occhi verde/azzurri di lui si specchiavano in quelli grigi di lei. L'atmosfera cominciò a diventare sempre più "calda". Ad un certo punto John fece la prima mossa, si avvicinò a Valerie, la prese fra le sue possenti braccia e la baciò appassionatamente.
La ragazza fu presa alla sprovvista, non immaginava che il giovane potesse prendere una simile iniziativa ma finì col farsi travolgere dalla passione e cedere alle decise "avances" di lui. I due si baciarono e mentre lo facevano si sbarazzarono in fretta dei vestiti: non volevano perdere neppure un istante di quell'attrazione che si era creata così improvvisamente fra loro. Si baciarono ancora e ancora, si buttarono su uno dei letti. John seguitò a baciarla e lei ad un tratto iniziò a ridere. 
"E adesso perché ridi?" esclamò sorpreso John
"Mi fai il solletico... con la barba" rispose Valerie
"OK vorrà dire che cambierò strategia" replicò pronto John con voce roca
Valerie sentì la lingua di lui che esplorava ogni centimetro del suo fremente corpo. 
Certo John era ben diverso dai teneri e discreti amanti che aveva avuto in passato. Quelli erano tipi come lei, eleganti ma soprattutto tranquilli, niente al confronto di quel fantastico selvaggio che stava affondando dentro di lei con una passione e una determinazione che mai aveva conosciuto. 
Valerie scoprì in sé desideri che fino ad allora aveva tenuto nascosti dentro il proprio animo e il proprio corpo. 
Quando più tardi si svegliò, Valerie cercò a fianco a sé il giovane e rimase sorpresa nell'accorgersi che non era lì con lei. Si guardò attorno, il fuoco del camino stava ancora scoppiettando, il che significava che John aveva avuto l'accortezza di aggiungere altra legna sul fuoco per evitare che si potesse spegnare. Quando lo vide rientrare gli sorrise. Lui la raggiunse e si sedette sul letto con lei. 
"Dove sei andato?"
"Fuori, a fumare. Dato che ti da fastidio"
"Che gentiluomo"
"Ti stupisce?" John la baciò ma lei si ritrasse e disse "Ah, il tuo alito puzza di nicotina"
"Avevo fumato anche ieri sera ma non si direbbe che ti abbia infastidito più di tanto a giudicare dalla tua disponibilità a scopare con me"
"Era diverso. Ero molto... troppo... eccitata... per farci caso"
"Ah, ho capito" ribattè lui indispettito mentre si alzava in piedi
E continuò: "Quando si tratta di sesso sei molto accomodante"
"Non volevo dire questo" ribattè la ragazza con aria dispiaciuta
"Com'è la situazione là fuori?" disse cercando di cambiare discorso
"La tempesta è passata. Ho provato ad accendere la motoslitta. Il motore è OK, per fortuna il luogo dove l'ho posteggiata non è stato coperto dalla neve"
"Bene"
"Appena sarai pronta torneremo in città. Pensavo che avremmo potuto fare colazione qui, ma ora non mi sembra più una buona idea"
Tra i due, dopo la passione vissuta solo poche ore prima, era ripiombata la diffidenza.

***
Quando Nick vide Valerie rientrare in albergo notò subito qualcosa di diverso in lei. Erano amici da diversi anni ed aveva imparato a conoscerla molto bene. 
"Stai bene? Ero preoccupato per te"
"Sto benissimo. Per fortuna John e io ci siamo riparati in una baita"
"Ah" esclamò Nick
"Abbiamo passato lì la notte"
"Che fortuna!"
"Sai, è una baita d'emergenza... Pensa, ci sono ben 8 posti letto"
"E nei rimanenti 7 chi ci ha dormito?"
"Che cosa vorresti dire?"
"Oh, niente. E' solo che hai un'aria diversa. Come dire... soddisfatta!"
"Che sciocchezze"
"Ehi, sei una donna adulta ed io non sono tuo padre"
"E va bene. Vuoi sapere la verità?"
"Ma no ..."
"Ebbene si. L'abbiamo fatto ed è stato fantastico. Contento"
"L'importante è che lo sia tu !"
"E' stata solo un'avventura. Non si ripeterà più" - "Non si dovrà ripetere più" pensò Valerie

***
Dopo la doccia e una svogliata colazione Valerie si recò assieme a Nick al campo. I due giovani erano preoccupati che la tempesta di neve potesse aver danneggiato il lavoro svolto dalla squadra di recupero nei giorni precedenti. Fortunatamente la neve non era stata eccessiva e i lavori poterono riprendere senza problemi.
Quella sera Valerie, subito dopo cena si era recata in camera sua, doveva rielaborare degli appunti presi durante la giornata. Si era fatta un bagno ed indossava un morbido accappatoio. Poco dopo le nove sentì bussare alla sua porta. Quando l'aprì ebbe una sorpresa: davanti a lei c'era John.
"Ciao Val"
"Ciao"
"Posso entrare?" chiese lui
"Vorresti entrare? Adesso?"
"Bè, non sarebbe molto educato se ci mettessimo a scopare qui sul pianerottolo. Ti pare?" rispose lui entrando senza neppure attendere la risposta della ragazza.
Chiuse la porta dietro di sé e ci si appoggiò con tutto il suo peso. Iniziò quindi a spogliarsi: si tolse il giaccone, il maglione, la camicia...
"Senti John. Noi dobbiamo parlare"
"Di cosa?" le chiese dopo che si era tolto gli scarponi e si apprestava a togliersi i pantaloni
"Di quello che è successo la scorsa notte?"
"A me è piaciuto. E a te?" intanto era rimasto coi soli boxer
"Il fatto è che non avrebbe dovuto succedere. Ci siamo lasciati prendere dalla situazione"
"Scusa, ma quale sarebbe il problema. Siamo un uomo e una donna. Non c'è altro da sapere" nel frattempo John era ormai completamente nudo.
Valerie non potè fare a meno di restare incantata a guardarlo. John aveva un corpo fantastico, niente a che fare con i corpi costruiti in palestra, quello di John era un corpo temprato da una vita passata all'aria aperta, Valerie pensò che sicuramente nel tempo libero lui si dedicasse a qualche sport, non riusciva a togliergli gli occhi di dosso e lui lo sapeva. Sapeva di piacerle, sapeva che lei lo voleva ancora dentro di sé. Le si avvicinò, le passò le mani fra i capelli percorrendo lentamente la sua schiena, l'abbracciò, le baciò il collo, la sentì fremere. La fece stendere dolcemente sul pavimento, affondò la testa nell'apertura dell'accappatoio di lei. Valerie sentì la lingua di John che le solleticava i capezzoli, John sciolse il nodo della cintura dell'accappatoio, si sistemò sopra di lei, Valerie iniziò a gemere nel sentirlo dentro di sé, si strinse a lui e lo graffiò quando raggiunse l'orgasmo. 
Il loro fu un amplesso molto coinvolgente, non si volevano fermare, non volevano interrompere quell'appassionante incontro di sesso e di passione.
Quando John stava per ricominciare Valerie gli disse "Non potremo continuare sul letto. E' molto più comodo"
"Io sono comodo anche qui" rispose John
"Si, ma sul letto sarebbe meglio ..."
"OK. Ragazzina viziata !!" il giovane la prese fra le sua braccia, la sollevò da terra e la fece cadere con dolcezza sul letto.
"Contenta?"
"Si. Grazie"
"Ti piace dare ordini, vero?"
"Solo a quegli uomini che sono i miei giocattoli di piacere" disse scherzando
E ricominciarono...
Più tardi, mentre dormivano abbracciati qualcuno entrò nella camera. 
John, che aveva il sonno leggero, si svegliò e vide Nick.
Quando il giovane paleontologo si rese conto della situazione ormai era troppo tardi: John lo stava fissando con aria sorpresa. Nick a bassa voce, per non svegliare Valerie si limitò a dire: "Scusate" ed uscì velocemente. John si infilò i pantaloni e lo seguì fuori nel corridoio. Quando lo raggiunse Nick stava già entrando nella sua camera. 
"Ti posso parlare?" gli chiese senza alcun imbarazzo
"Si.. certo" rispose Nick, aprendo la porta della sua camera e lasciandogli il passo
"Io vorrei capire che cosa c'è fra te e Valerie"
"Fra me e Valerie?" disse sorridendo Nick mentre richiudeva la porta
"Esatto"
"Siamo molto amici. Ci conosciamo da tanti anni... Io tengo molto a lei"
"Fino al punto da entrare nella sua camera nel cuore della notte?"
"Per prima cosa non siamo nel cuore della notte. Da noi a San Francisco le undici sono come da voi le cinque del pomeriggio. Sapevo che sarebbe rimasta alzata fino a tardi, per lavorare. Sono passato per definire alcune cose relative allo scavo non immaginavo che fosse, cioè foste... già a letto. Tra l'altro luce era accesa. Solo quando sono entrato ho capito la situazione. Non è nel mio carattere fare da terzo incomodo".
"Dovrei crederti?"
"E perché non dovresti?"
"Non sarà che avevate un appuntamento?"
"Io e Valerie?"
"Si, esatto"
"Ascolta John. Io, come ti ho detto, sono molto affezionato a Valerie ma non potrei mai avere una storia d'amore con lei. Tantomeno andarci a letto..."
"E perché?" incalzò John, nervosamente
"Perché io sono gay! Per chiarirti le idee ti dirò che io vado a letto con gli uomini" rispose con grande tranquillità Nick.
John era rimasto molto sorpreso da quella dichiarazione. A quel punto si rese conto non solo che i suoi sospetti di una presunta storia d'amore tra Nick e Valerie erano infondati ma si sentì soprattutto imbarazzato dal fatto di trovarsi da solo, con i soli pantaloni addosso, in camera con Nick che si era dichiarato omosessuale. Per lui, che era un uomo 'semplice', quella era una situazione decisamente imbarazzante. 
"OK. Scusa per... Si insomma..."
"Non ti devi scusare. E' chiaro che la tua reazione deriva dal fatto che sei molto interessato a Valerie e vedevi in me un pericoloso antagonista"
"Si, esatto..."
"Ora sai che non devi temere la mia concorrenza"
"Già..."
"Dato che abbiamo definito la questione ora puoi tornare da lei"
"Si. Ci vado subito. E scusa ancora..."
"Non c'è problema"
John tornò nella camera di Valerie e, questa volta, ebbe l'accortezza di chiudere la porta a chiave e... spense la luce.
La ragazza non si era accorta di nulla, dormiva ancora profondamente, a pancia sotto, le braccia allungate sul cuscino, la testa girata da un lato, i lunghi capelli sciolti.
Il giovane sentì in sé il desiderio di possederla nuovamente, si tolse i pantaloni, si infilò sotto le lenzuola ma non la svegliò. Si mise sopra di lei, le appoggiò delicatamente una mano sul collo, mentre con l'altra le bloccò i polsi. La penetrò subito, senza preavviso, non con violenza ma certo con determinazione. Valerie si svegliò di soprassalto, si rese conto di provare piacere ma anche di non potersi muovere, John la bloccava e lei non poté fare altro che subire quello straordinario piacere che il giovane le trasmetteva. Lui allentò la presa solo dopo aver goduto con la stessa intensità trasmessa poco prima a lei. Le si distese di fianco, entrambi erano ansimanti. 
"Lo fai spesso questo?" chiese lei 
"Non tanto spesso. Solo quando voglio avere il totale controllo della situazione. Perché? Ti ho fatto male? La cosa ti ha infastidito?"
"Non direi. Diciamo che... mi ha sorpresa"
"Non ci sei abituata, eh?"
"Direi di no"
"Che tipi di uomini hai frequentato nella tua vita?"
"Tipi come me. Studiosi, colti e assolutamente privi di fantasia!"
"Ah, davvero?" esclamò John con aria soddisfatta
"Già"
"Il fatto è che io dovevo recuperare un po' di tempo perduto"
"In che senso?"
"Prima di incontrare te era da un po' che non... facevo sesso"
"Ah, si. E quanto, sentiamo!"
"Sei mesi"
"Cosa?"
"Si, davvero"
"Vorresti farmi credere che in tutti questi mesi non c'è stata almeno una donna che si sia offerta di fare compagnia all'affascinante sceriffo Biebe?"
"Oh, no. Di offerte ne ho avute... è solo che non mi interessavano"
"E posso chiederti il perché di questa... astinenza?"
"E' una storia lunga"
"Abbiamo tutta la notte". Disse lei carezzandogli la barba.
"OK. Tutto è iniziato circa un anno fa. Ah, ti ho detto che qui a Mystery abbiamo una bella squadra di hockey?"
"No, non me l'hai detto"
"Sabato c'è la nostra solita partita settimanale. Io sono il capitano-giocatore. Ti andrebbe di venirci a vedere?"
"Si certo. Mi piace l'hockey"
"Davvero?"
"Si, E' uno sport per veri uomini"
"Su questo ti devo proprio dare ragione" sorrise John
"Dai, vai avanti..."
"Bè, ti confesso che noi siamo abbastanza bravi, a tal punto che Charlie Danner, un giornalista sportivo di New York originario di Mystery, ha scritto un pezzo su di noi per una rivista specializzata, Sports Illustrated. Questo ci ha portati al centro dell'attenzione in tutti gli Stati Uniti. Così è stata organizzata una sfida con i New York Rangers della NHL"
"Fantastico"
"La partita ha avuto luogo e ... "
"Avete vinto !"
"No, abbiamo perso"
"Oh, mi dispiace"
"Bè, per noi è stata comunque una grande soddisfazione e un paio dei nostri ragazzi sono stati scelti da squadre importanti..." John si interruppe e rimase per qualche istante in silenzio
"Ma c'è dell'altro, vero?" disse Valerie
"Quello che non ti ho ancora detto è che quel giornalista, Charlie Danner, era l'ex fidanzato di mia moglie Donna. Stavano assieme quando erano al Liceo"
"Oh... Tua moglie" esclamò sorpresa la ragazza
"Quando è arrivato qui... io... insomma c'è stato un momento in cui io ho temuto che potesse rinascere la passione tra lui e Donna ma non è stato così. Poi però... quando Charlie se n'è tornato a NY, le cose tra me e lei sono precipitate... Ho capito che non era più felice qui... voleva qualcosa di più sia per se stessa che per i nostri figli ed è andata via, a NY, ha raggiunto Charlie. Ora vivono assieme. Donna ha chiesto il divorzio e non appena sarà possibile si sposeranno. Eravamo sposati da dodici anni !"
"Oh, John. Mi dispiace tanto. Riesci almeno a vedere i tuoi figli?"
"Si... una volta ogni tanto. C'è parecchia strada tra NY e Mystery. Loro vanno a scuola e non possono assentarsi per lungo tempo ed io ho il mio lavoro qui. Non è una cosa facile incontrarci"
"E' terribile"
"Mi mancano tanto... e..."
"E sono certa che a loro manchi tu"
"Ormai devo farmene una ragione"
"Come si chiamano?"
"Michael, Joey e Tim"
"Tre maschietti !!"
"Già. Mi sarebbe piaciuto aveva anche una femminuccia ma purtroppo... Non c'è stato il tempo..."
"Tu non hai pensato di opporti al divorzio? O di tenere almeno i ragazzi con te?
"E che senso avrebbe avuto. Donna ha fatto la sua scelta e... l'istruzione che loro possono avere a NY è senz'altro migliore di quella che potrebbero avere qui a Mystery. E poi Charlie guadagna molto bene, si può permettere avvocati molto bravi. Il migliore che avevamo qui a Mystery, Bailey Pruitt, è morto un anno fa d'infarto"
"Caro, mi dispiace davvero tanto" gli disse Valerie baciandolo sulla fronte. Si rannicchiò al suo fianco e rimasero così abbracciati per il resto della notte. Si rese conto che quella rivelazione che lui le aveva fatto aveva rafforzato il loro rapporto. Non erano più semplicemente amanti, fra loro stava nascendo qualcosa di forte ed intenso.
Il mattino seguente quando la sveglia suonò Valerie si svegliò sola nel grande letto. John se ne era già andato, ma aveva lasciato un biglietto sul cuscino con sopra scritto semplicemente: "Ti amo".

***
Per tutta la giornata Valerie e John non si incontrarono ma lui arrivò puntuale alla sera, nella sua camera. Valerie stava scrivendo al computer.
Quando lui entrò lei rimase alla tastiera, tutta concentrata sul proprio lavoro.
"Che cosa scrivi di così coinvolgente?" le chiese John baciandola dolcemente sul collo
"Oh, è un libro. Ci sto lavorando da parecchio tempo. Ho portato i miei appunti qui perché pensavo che avrei avuto la possibilità di dedicarmi ad esso con tutta calma. Non immaginavo che mi sarei ritrovata uno stallone nel letto" rispose la ragazza con aria ironica
"Dici sul serio?"
"Circa lo stallone? Si certo"
"No, quello lo so già. Mi riferisco al fatto che stai scrivendo un libro"
"Ma certo. Perché ti sembra una cosa strana?"
"Si. Abbastanza. E quale sarebbe l'argomento del libro?"
"Il mio primo amore: l'antico Egitto" rispose alzandosi ed andando a prendere dal frigo bar una birra.
"Credevo non bevessi quella roba"
"Infatti. Questa è per te"
"Oh, che gentildonna"
"Bè dato che non ti permetto di fumare qui, lascia almeno che ti offra da bere"
"E cosa mi offrirai dopo?"
"Tu hai delle preferenze?"
"Posso davvero scegliere?"
"No"
"Vieni qui" le disse il giovane attirando a sè la ragazza
"Comunque, tanto perché tu lo sappia, io fino ad un anno fa non fumavo, ho iniziato quando Donna mi ha lasciato".
Per loro le notti non erano mai noiose. John sapeva coinvolgerla emotivamente e fisicamente. Quando qualche ora dopo si ritrovarono stanchi ed abbracciati, John le disse:
"Sai domani sera mi piacerebbe che cenassimo assieme"
"Davvero?"
"Si. Che ne dici se ci vedessimo a casa mia. Cucino io!"
"Tu sai cucinare?"
"Si, certo. Non mi credi?"
"Si che ti credo E' solo che non riesco ad immaginarti in una cucina in mezzo a pentole e tegami"
"Bè, sappi che ti riuscirò a sorprenderti"
"OK. Accetto la sfida"

****
La sera seguente Valerie si recò a casa di John. Quando le aprì la porta lui rimase stupito.
"Ehi, che eleganza!" commentò il giovane quando vide la ragazza con un abito lungo, color bronzo e con una profonda scollatura.
"Ti piace?"
"Eccome"
"Sai tu mi vedi sempre in accappatoio o in camicia da notte. Ho pensato che un abito da sera potesse essere una simpatica alternativa"
"Hai ragione" rispose baciandola appassionatamente
"Che buon profumino? Che cosa c'è per cena?"
"Oh, la mia specialità: spaghetti alle verdure e polpette"
"Io ho portato una torta al cioccolato come dessert"
"Credevo fossi tu il dessert"
"Molto romantico"
"E che mi dici del menù?"
"Devo farti i miei complimenti. Ottime scelte. Sai ti devo fare una confessione: io non so cucinare"
"E come sopravvivi?"
"La verità è che mangio spesso fuori e quando sono a casa ordino una pizza oppure del cibo cinese"
"Una perfetta donna manager"
"Già"
"Io ho imparato a cucinare da poco. Prima era Donna che se ne occupava"
"Oh, certo"
"Scusa. Non volevo parlartene. Insomma tu sei qui con me, sei splendida, e io mi metto a parlare della mia ex"
"Non ci sono problemi. E' una cosa del tutto naturale"
"Tu mi piaci davvero tanto. Lo sai che mi hai proprio conquistato ?"
"E' lo stesso anche per me"
"Non è una cosa strana? Cioè che tutto sia nato così in fretta fra noi"
"Deve essere per il fatto che siamo così diversi"
"E' possibile. E io ne sono molto felice"
"Anche io"
Si guardarono. Lui le si avvicinò e le chiese a bassa voce:
"Lo hai mai fatto su una sedia?"
"No" rispose lei sorridendo
"Vieni qui" le disse lui sedendosi ed attirandola su di sé.

***
"Io ti amo" ansimò Valerie
"Si, anche io" le rispose John a fil di voce.
Il loro amplesso venne bruscamente interrotto dal telefono che squillò nella stanza accanto.
"Devo andare a rispondere" disse John
"Devi proprio" ribattè Valerie aggrappandosi sempre di più a lui
"Si. Potrebbe essere un'emergenza"
"E di me non ti preoccupi?"
"Sempre. Lo sai"
Valerie dovettè, suo malgrado, alzarsi per permettere a John di andare a rispondere al telefono. 
"Devo uscire" le disse rientrando nella cucina sistemandosi i pantaloni
"Di che si tratta?"
"Una rissa al bar. Sarà il solito Skank. Quello non perde occasione per fare a botte per una ragazza. Comunque non dovrei metterci molto"
"OK. Ti aspetto"
"D'accordo " le disse mentre si infilava il giaccone ed usciva, seppure di malavoglia.
Un'ora dopo era già di ritorno. Entrato in casa si mise a cercare Valerie. La trovò in camera da letto. Si era spogliata ed infilata sotto le coperte. 
Invece di raggiungerla si sistemò alla meglio sul divano. Non se la sentiva ancora di fare l'amore con un'altra donna nel letto nel quale aveva dormito con sua moglie. Non era ancora pronto per una cosa del genere.
Quando Valerie si svegliò la mattina seguente si sorprese di non avere al proprio fianco il giovane. Si alzò e lo raggiunse in cucina. John stava preparando la colazione. Non le era sfuggita la presenza di una coperta e di un cuscino sul divano. Capì che lui aveva dormito lì.
"Perché non mi hai svegliata al tuo ritorno? Perché non hai dormito con me?"
"Era tardi quando sono rientrato. Non ho voluto disturbarti"
"Ah" rispose lei imbronciata
"Sei arrabbiata?"
"No. E' solo che mi è sembrato strano svegliarmi da sola in un letto che non era il mio"
"Non accadrà più"
"Promesso?"
"Promesso"
Due giorni dopo Valerie e Nick vennero invitati ad assistere alla partita di hockey del sabato. C'erano tutti gli abitanti di Mystery comprese le personalità più in vista della città: il giudice Walter Burns e il sindaco Scott Pitcher accompagnati dalle rispettive consorti. La partita del sabato era una vera e propria istituzione per Mystery ed un punto di riferimento essenziale per l'intera cittadinanza.
Valerie fu molto sorpresa nello scoprire che il campo di gioco era costituito da uno stagno ghiacciato e ancora di più fu stupita dalla bravura dei giocatori, soprattutto il suo John. 
Dopo la partita si ritrovarono tutti assieme a mangiare attorno ad un'enorme tavolata. Mystery era come una vera e propria, "grande famiglia".
Alla sera si salutarono allegramente, stanchi ma felice per la piacevolissima giornata trascorsa. Valerie passò la notte a casa di John, nel suo letto e... fecero l'amore.

********
Lunedì mattina Nick si recò nell'ufficio di John. 
"E' arrivato il momento!"
"Come?"
"Stiamo per togliere il disturbo"
"Che intendi dire?" chiese John
"Tra due giorni saremo pronti per andarcene. Il recupero del mammuth è quasi completato"
"Ah"
"Valerie non te l'ha detto?"
"No"
"Oh, mi spiace. Spero di non aver fatto una gaffe?"
"Non ti preoccupare"
Per tutto il giorno John non fece altro che pensare a Valerie. Come aveva potuto tenerlo all'oscuro della loro partenza? La notte precedente l'avevano passata assieme ma lei non ne aveva fatto parola. Si sentì profondamente tradito. Valerie gli aveva mentito, non era vero che lo amava. Lui le aveva aperto il suo cuore mentre lei glielo aveva spezzato. 
Quella sera quando John si recò da lei non era certo di buon umore. Quando Valerie gli aprì la porta per farlo entrare lui non ricambiò il suo sorriso e neppure il suo bacio. 
"Eh. Tesoro. Che cosa c'è? Guai in ufficio?"
"No" rispose lui serio
"E allora, di che si tratta?"
"Questa mattina Nick è passato a darmi la bella notizia"
"Non capisco"
"Mi ha detto che siete pronti per andarvene"
"Oh"
"Quand'è che avevi intenzione di dirmelo?"
"Questa sera"
"Si certo"
"John, caro. Mi dispiace. E' solo che..."
"Tu mi hai usato. Fin dall'inizio. Volevi solo qualcuno con cui fare sesso. Un passatempo"
"No, non è così"
"E allora com'è?"
"Io ho riflettuto e... tu non puoi capire. La mia vita è a San Francisco. Il mio lavoro ..."
"Il TUO lavoro... è la TUA vita. Non hai altri interessi ! La verità è che hai cominciato a vivere quando sei arrivata qui!"
"Io ti amo"
"No. Tu sei proprio come Donna. Un'opportunista !!"
"Non è vero"
"E allora dimostralo. Rimani qui con me"
"E dovrei rinunciare a tutto, alla mia carriera..."
"Avresti me, un uomo che ti ama e che tu dici di amare"
"Non saprei neppure come passare il tempo. Io sono abituata a lavorare. A tenermi impegnata..."
"Potresti scrivere il tuo libro, finalmente avresti tutto il tempo che ti occorre e poi se fossi veramente interessata a un lavoro potresti insegnare qui a Mystery. Storia ad esempio"
"La mia vita NON è qui"
"Ma potrebbe diventarlo. Se solo tu volessi"
"Mi dispiace. Cerca di capire"
Valerie si avvicinò a John. Cercò di baciarlo, ma lui si ritrasse
"Non credo proprio che adesso riuscirei a fare l'amore con te dopo quello che ci siamo appena detti" e se ne andò sbattendo la porta.
Quella notte Valerie cercò invano di prendere sonno. Le mancava la compagnia di John, i suoi baci, le sue tenerezze e il suo corpo. Per la prima volta, dopo tanto tempo si sentì SOLA.

*******
Mercoledì mattina Valerie e Nick si apprestavano ad andarsene. La squadra era partita il giorno prima assieme alle attrezzature e al corpo del mammuth recuperato, loro si erano trattenuti per ringraziare coloro che li avevano aiutati nell'impresa. John non era presente. Arrivò poco prima che l'elicottero atterrasse. 
Raggiunse Val e Nick, strinse la mano al giovane e guardò di sfuggita la ragazza. A quel punto sentì Nick che si rivolgeva a lei dicendo: "Allora sei proprio convinta a restare?"
Sentendo quella domanda John si voltò verso Valerie 
"Si" fu la chiara risposta di lei
"E che diranno i membri dell'Accademia?"
"Se ne faranno una ragione"
"Allora arrivederci"
"Arrivederci Nick"
I due si abbracciarono e poi lei rimase ferma a guardare l'elicottero che si alzava da terra e prendeva il volo. Fu a quel punto che capì che per lei sarebbe iniziata una nuova vita.

******
"Che cosa ti ha fatto cambiare idea?"
"In queste ultime due notti, da sola nella mia camera, ho riflettuto molto su quello che è successo da quando sono arrivata qui. Mi sono resa conto di quanto fosse complicata la vita che ho sempre condotto, invece qui è diverso, tutto è più semplice e armonico. La natura è fantastica e poi ... bè poi ci sei tu !!"
"E la tua carriera? Non ti secca lasciare il tuo lavoro?"
"Attraverso le mie meditazioni sono arrivata ad una conclusione: non importa dove si vive o cosa si faccia nella vita, l'importante è CON CHI lo si fa. 
Questa mattina ho parlato con alcuni membri dell'Accademia. Ho proposto loro una mia collaborazione, seppur parziale. Del resto non è necessaria continuamente la mia presenza e poi con i potenti mezzi di comunicazione che ci sono al giorno d'oggi come fax, posta elettronica, video conferenze, ecc. sarà molto semplice per me restare in contatto con loro"
"E hanno accettato?"
"Sanno che se vogliono che una grande esperta continui ad occuparsi della loro Accademia è bene che accettino le mie condizioni. E poi voglio dedicarmi finalmente al mio libro e magari scriverne un altro. Ed infine se, fosse possibile, terrei volentieri qualche lezione di Storia nella vostra scuola. Giusto per non perdere le mie cognizioni. Tu che ne dici?"
"Dico che sei fantastica!!"
"Sei davvero felice di avermi ancora fra i piedi?"
"Oh, si"
"Pensi che staremo bene assieme?"
"Ne sono convinto"
"E poi, un'ultima cosa... se ti andrà... Potremo anche mettere in cantiere la bambina che ti sarebbe piaciuto avere!"
"Dici sul serio? Non hai paura di rovinare la tua splendida linea con una gravidanza?"
"Oh, no. Se sarai tu a... collaborare con me... la cosa sarà molto piacevole!"
Valerie e John s'incamminarono sulla neve, abbracciati, felici di essere definitivamente insieme e pronti a iniziare una nuova vita... armoniosamente.

FINE


 

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