Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: La Rivincita - seconda parte (leggi la prima parte)
autrice: Cassandra
e-mail: zambon.luisa@virgilio.it
data di edizione: 26 marzo 2003
argomento della storia: Russell Crowe, l'attore
riassunto breve: In crisi dopo un periodo di fallimenti privati e professionali, l'attore Russell Crowe e' disperato...
lettura vietata ai minori di anni: 

La rivincita (seconda parte)

 

"No, non ti lascio andar via, stavolta no. Ho passato l'inferno, ho capito cosa sia la solitudine più disperante, e tu, solo tu, mi sei sempre stata accanto, anche quando non ti volevo. Non si fa questo solo per amicizia, … vero Meg…?"

Le passò una mano dietro al collo, l'attirò a sé con dolcezza, fissandola negli occhi, quegli occhi da cui ora sgorgavano calde lacrime di felicità. Assaporò quelle lacrime salate eppure dolci, le baciò con rispetto mentre colavano sulle guance di lei, della donna che davvero lo amava incondizionatamente, lo vedeva e lo accettava per quel che era, senza confonderlo con nessun altro. Non Maximus, non Hando, non Bud, ma Russell.

Meg si lasciò andare dopo un attimo di resistenza. Era meraviglioso il gusto di quel bacio: non aveva mai dimenticato la morbidezza di quelle labbra che ora le scivolavano sul collo, sul seno, sul ventre e le regalavano un piacere incontenibile, intenso, assoluto, provato solo con lui.

Sdraiati, avvinghiati l'un l'altro con frenesia, lei lo fermò per guardarlo:

"Dimmi che non è solo riconoscenza….".

"Ti amo, Meg, ti amo con tutto me stesso. Ma se hai dubbi, ti capisco e aspetterò, ti convincerò pian piano, per il tempo che vorrai".

Conoscendo l'irruenza del "suo" uomo, le parole appena dette furono la conferma di cui aveva bisogno. Si arrese definitivamente alle braccia avide di lui, desiderosa soltanto di lasciarsi travolgere dalla passione per quello che sentiva essere l'unico uomo importante della sua vita.

Averla di nuovo fra le braccia, sentire il profumo della sua pelle, candida e liscia, perdersi dentro di lei, fu come una rinascita, un ritorno alla vita, che salutò con un lungo gemito di piacere beandosi del piacere di lei.

Dopo l'amore rimasero abbracciati e silenziosi. Le parole non erano necessarie. Si addormentarono, appagati, pacificati, restituiti entrambi all'amore che li aveva fatti incontrare ancora.  Un dono del destino? Un'altra chance? Se così era, non potevano permettere a niente e nessuno di interferire.

***

Si svegliarono dopo qualche ora. Aprire gli occhi e vedersi così vicini fu un'emozione per entrambi. Si guardarono fiduciosi e si riconobbero negli sguardi, ognuno si specchiava nell'altro, consapevoli che non si trattava di un sogno né di una parentesi, ma di una possibilità reale. Di nuovo insieme, potevano proseguire un cammino interrotto a metà.

Si salutarono con un bacio a fior di labbra. 

"E' tardi!… tardi per cosa? Stiamo insieme, ti va? Un giorno tutto per noi, prima di riprendere il lavoro", le disse con euforia, mentre gli occhi blu-oceano brillavano di una luce che Meg da tanto non gli vedeva. Anche il sorriso era luminoso; la barba metteva in risalto i piccoli denti bianchi che poco prima le avevano fatto gustare le altezze del paradiso, e la mano che le accarezzava il viso la fece fremere di piacere, ancora.

In risposta gli si appoggiò al petto, voleva prolungare il piacere del contatto con la sua pelle, ancora un po' incredula di fronte a tanta felicità.

Lui comprese e l'abbracciò più forte, a rassicurarla che sì, era tutto vero, che non temesse, che si abbandonasse senza riserve a quell'amore sorprendente anche per lui, ma vero e sicuro.

E lei si addormentò di nuovo tra quelle braccia dove si sentiva protetta come in un rifugio, e dove trovava finalmente riposo dopo quei mesi orrendi, pieni solo di paura per quel suo uomo che non voleva lasciar andare alla deriva.

Fu un breve sonno, che Russell vegliò con tenerezza quasi "paterna" mentre si lasciava cullare dalla voce calma del mare.

Quante volte, inconsciamente, si era rivolto al mare per annegarvi la sua disperazione, la sua sconfitta, per cercarvi l'oblio da una condizione esistenziale che non accettava ma che lo teneva prigioniero impotente. E l'oceano lo ascoltava: il suo respiro profondo e incessante rispondeva all'affanno del suo cuore umano, si metteva in ascolto, lui, l'infinito solo immaginato dalla mente mortale, corrispondeva con quel piccolo essere la cui anima si torceva dolorosamente; ne aveva pietà, lo sentiva come un figlio sofferente.

Chissà, forse proprio il legame con il mare gli aveva fatto accettare con entusiasmo la parte di JacK O' Brien nell'ultimo film.

Il film, il set, il copione da leggere e rivedere, la frenesia delle prove, gli spostamenti continui: come aveva potuto farne a meno per tanto tempo?

Adesso era completamente "guarito", sì, ora aveva voglia, una voglia matta di tornare sul set. Sentiva la pelle d'oca. Questo gli mancava: sentire il personaggio, penetrarvi nel profondo, dargli corpo e voce, nel perenne e antico gioco del travestimento.

Non odiava più i suoi personaggi, non erano più suoi rivali, non si erano impossessati di lui: lui aveva vinto su di loro, li aveva dominati.

Ora si riprendeva la sua vita, e una donna, che lo aveva amato e lo amava al di là delle copertine dei giornali, riempiva finalmente quella vita, dava un senso nuovo alla sua rinata esistenza, un senso di completezza, di affidabilità, di fiducia incondizionata.

*** 

C'era un gran fermento quella sera, un via vai di giornalisti, fotografi, addetti della sicurezza, centinaia di network a contendersi l'esclusiva di un particolare, di un minimo dettaglio sfuggito alla concorrenza.

La caotica eppure "ordinata" cerimonia di assegnazione degli Oscar.

Il gotha dello star-system aveva ancora una volta schierato la macchina organizzativa perché la serata fosse memorabile nonostante l'osservanza di un cliché ormai collaudato da decine di edizioni.

E c'erano loro, i divi, i candidati e i loro accompagnatori, dagli agenti ai familiari, che non potevano, anche volendo, sottrarsi alla magia un po' folle di una cerimonia che manteneva inalterato il suo fascino, fascino che ogni anno, inevitabilmente, condizionava proprio i protagonisti. 

Avevano impiegato molto tempo a prepararsi e quando furono avvertiti che la limousine era giunta all'albergo, Russell fu colto dal panico:

"Non ce la faccio, Meg. Ho sopportato Hollywood, qualche volta ho dichiarato anche il mio disprezzo per il sistema, e ora mi sento ipocrita…".

Si passò una mano tra i capelli che aveva tagliato come ai tempi del film con Meg. La barba era appena accennata, ma evidente e gli donava un non so che di irresistibile che lei apprezzava moltissimo: era un vero "maschio".

"Russell, posso capire come ti senti, ma non puoi tirarti indietro ora. La nomination ti ha sorpreso, e anche me, lo ammetto, ma è la quarta volta che sei candidato all'Oscar come miglior attore protagonista. Vorrà pure dire qualcosa, no?"

"Forse vogliono umiliarmi un'altra volta, allettarmi per poi …".

Non lo lasciò concludere:

"E se anche fosse? Quando ti sei ripresentato sul set, hai vinto la scommessa con te stesso, è questo che conta. Sei tornato a recitare, hai riconquistato la fiducia in quel mestiere che hai sempre avuto nel sangue. La gente ti riconoscerà, ti ha già riconosciuto. La prima è stata un successo, "The Cinderella Man" sbanca i botteghini di tutto il mondo e tu in questi mesi hai affrontato conferenze stampa più o meno velenose. Ma i tuoi fans ti hanno dimostrato subito il loro affetto, … per non parlare delle tue donne italiane…", finì con un sorriso complice, ringraziando in cuor suo le amiche di quel sito, di cui conosceva il nome di ognuna (con qualcuna aveva anche corrisposto via e-mail all'insaputa, per il momento, di Russell).

"Sai sempre trovare le parole giuste, eh? Come fai?"

Gli si avvicinò sistemandogli il papillon: "Ti amo, Russell, e l'amore fa miracoli…".

Cercò di abbracciarla e baciarla, ma lei si divincolò: "Non adesso, ho già il trucco e il vestito a posto. Voglio essere presentabile, degna di te".

"Sono io ad essere onorato della tua presenza al mio fianco. Va bene, andiamo".

Si avviarono tenendosi per mano, pronti a tener testa ai lampi dei flash e alla selva dei microfoni. Si tennero per mano anche in auto, un modo per darsi forza e sostegno; e quando scesero per la passerella, si abbracciarono davanti a tutti, incuranti dell'effetto che quel gesto avrebbe prodotto. E infatti, per giornalisti e fotografi fu uno scoop in diretta, inaspettato. Nessuno sapeva che Russell Crowe e Meg Ryan erano di nuovo insieme e la loro apparizione scatenò l'attenzione di tutte le TV e degli addetti stampa. Fino all'ingresso in sala fu un diluvio di domande, e non solo sul film.

Russell fu cortese e disponibile, quasi mansueto, e la cosa stupì alcuni e suscitò l'ironia di altri, come dire che il suo atteggiamento era studiato per ingraziarsi la giuria.

Finalmente lo spettacolo cominciò. In quelle ore Russell si sentiva ancora un po' a disagio, ma solo Meg se ne accorgeva ed era sempre pronta con un sorriso. Entrambi, tuttavia, seguirono le premiazioni e le presentazioni con partecipazione distaccata: erano lì, ma senza aspettarsi niente di particolare.

 

Giunse il momento clou: l'Oscar alla miglior attrice e al miglior attore protagonista.

Nicole Kidman finalmente riuscì a conquistare la preziosa statuetta. Felice oltre ogni dire, dal palco salutò tutti, collaboratori, famiglia, amici. Fra questi, rivolse un ringraziamento particolare proprio a Russell che, stupito e colto di sorpresa, fu anch'egli applaudito dal pubblico.

Il bell'attore neozelandese doveva vedersela con "giganti" del calibro di Robert De Niro e Jack Nicholson, e l'attesa, suo malgrado, lo rendeva ansioso.

A pronunciare il nome del vincitore fu chiamata Julia Roberts, con cui Russell aveva "condiviso" il premio nel 2001.

Come in un film, di cui non conosceva però il copione: non sentiva gli applausi, non comprese bene il suo nome, vedeva solo Meg con le lacrime agli occhi che lo incitava ad alzarsi, a camminare verso il palco, dove Julia lo stava aspettando a braccia aperte, con uno dei suoi sorrisi più smaglianti.

Sentì nelle mani il freddo del metallo e si riscosse improvvisamente: nelle orecchie il rimbombo di voci e mani che battevano frenetiche, e poi il silenzio, quasi irreale, e tutti gli occhi puntati su di lui.

 Doveva parlare.

 "Ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario possa accadere. E' questa all'incirca la frase che pronuncia Alicia in ABM. Scusatemi la citazione, ma è necessaria per il seguito.

Nella vita di ogni uomo, e donna, capitano momenti bui, oscuri, disperati. Molti sono davvero soli. Altri credono di esserlo e diventano egoisti, cinici, odiosi a se stessi e a chi gli sta vicino, e non vedono se non il proprio dolore. A me è capitato, e sono stato molto più fortunato di tanti miei simili. L'Oscar che stringo nelle mie mani non è mio, è di tutti coloro (e sono tanti) che non hanno mai smesso di credere in me. Loro mi hanno fatto vincere di nuovo, e non un semplice Oscar, ma la mia vita, che ho riconquistato per merito loro. Vi dirò chi sono: Ron Howard, che ha sfidato il produttore e il distributore del film; i miei colleghi, pazienti e disponibili nonostante il mio caratteraccio; tutti coloro che hanno lavorato in qualche modo al film.

Ma alcune persone più di tutte si sono sacrificate per me e grazie a loro ho capito davvero cosa significa amare senza condizioni. Meg, è a te che devo la mia rivincita. - dal palco gli occhi di lui vedevano solo lei, che piangeva e rideva senza ritegno -. E tuttavia, e concludo (non voglio che taglino un'altra volta il mio discorso…), ci sono ancora alcune persone straordinarie che mi hanno aiutato verso il successo e delle quali sarò sempre debitore. Non sono qui con noi, forse sono alla TV o davanti al loro computer e spero che in qualche modo arrivi loro il mio sincero e affettuoso ringraziamento. A voi, care amiche italiane, dedico anche a voi questa statuetta".

Fece il saluto alzandola al cielo e stava per congedarsi, quando Julia gli si buttò al collo e il pubblico applaudì come in delirio, alzandosi in piedi per omaggiarlo. Un omaggio di cui non si sentiva troppo degno, ma lo accolse con gioia regalando sorrisi e strette di mano a chiunque gli andava incontro. Riuscì a scendere dal palco: non vedeva l'ora di stringere fra le braccia la donna aveva reso possibile tutto questo. Fu un momento intenso di intimità tra di loro, pur in mezzo ad una folla urlante che voleva condividere con i loro beniamini anche quel momento di felicità privata.

La limousine si fermò davanti al loro albergo, erano le cinque del mattino.

Non sapevano se essere più stanchi o felici. Volevano solo silenzio e pace.

Il party dopo la cerimonia, sfarzoso come sempre, li aveva storditi completamente. Gli occhi e la curiosità di tutti erano per loro, e non facevano in tempo a salutare alcuni che altri sopraggiungevano per congratularsi e verificare se erano davvero tornati insieme. C'era anche dell'affetto, certo, soprattutto da parte degli amici veri, ma non mancarono commenti sarcastici di cui entrambi non si curavano affatto, ormai "superiori" alle meschinerie di quel mondo che ben conoscevano.

"Finalmente soli…". Lo dissero contemporaneamente e si guardarono divertiti.

Si lasciarono cadere sul letto, esausti come dopo una corsa affannosa. Si cercarono di nuovo le mani. Con gli occhi chiusi, ognuno perso nei propri pensieri, riandarono agli eventi dell'ultimo anno e capirono di dover essere molto grati al destino, o a Dio, a chiunque li avesse aiutati a ritrovare se stessi e l'un l'altro.

Fu un flash-back, fulmineo ma tangibile: un'alba serena aveva salutato la fine di un amore e ora, ancora l'alba era testimone di un amore che cresceva forte e sicuro, giorno dopo giorno. Erano mesi ormai che non pensava più a Danielle. Scoprì di non provare quasi niente per quel ricordo, nemmeno rancore. Anzi, forse la sua "seconda" vita aveva avuto inizio proprio da quell'esperienza negativa.

Non sapeva se parlarne con Meg, non voleva turbarla né tantomeno ferirla con ricordi lontani. Meglio lasciar perdere e guardare avanti, ad un futuro che gli si prospettava sereno accanto alla donna giusta. Tuttavia non voleva fare programmi a lungo termine, aveva bisogno di essere cauto, per sé e per lei.

Parlò per primo:

"Ho letto da qualche parte che quando siamo in difficoltà Dio ci prende fra le sue braccia e cammina per noi. Non so se credere in Dio, ma se esiste credo di dovergli molto,… specialmente per avermi ridato a te…".

"Se esiste Qualcuno lassù, anch'io gli devo molto. Ora te lo posso dire: tante volte ero tentata di lasciarti perdere. Tante volte mi sono detta che era tutto inutile, che non ero io la persona adatta per starti vicino. Eppure sono rimasta, aggrappata ai lievi mutamenti che vedevo in te. … Comunque, è acqua passata, non pensiamoci più, non ne vale la pena. Viviamo questo presente, godiamoci il più piccolo momento insieme, senza fare programmi, giorno per giorno".

"Carpe diem?"

"Com'è che conosci il latino?"

"Dalle storie di Massimo l'immortale, ricordi? A proposito, abbiamo qualcosa da fare ancora, prima di riposarci! Hai con te il PC portatile, vero?"

"Sì, ma… perché?"

"Le ho ringraziate dal palco, ma ora voglio scrivere ad ognuna di loro. Sto parlando di quel sito italiano…!"

Non credeva a quel che aveva sentito e lo guardava stupita, ma alla fine comprese e si mise all'opera. 

Il giorno dopo, alcune signore e signorine italiane ebbero una gradita - gradita? - una stupenda sorpresa, portata sulle ali della posta elettronica…

                                                               FINE

 


leggi la prima parte

 

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