Russell Crowe notizie in lingua italiana

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Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Creature delle Tenebre - per leggere le altre storie scritte da lalla, consulta l'indice delle fanfiction
autrice: Lalla Usai
e-mail: lallausai@tiscali.it
data di edizione: 29 ottobre 2003
argomento della storia: Nella magica notte di Halloween, il Conte Dracula incorona il suo erede...
note: Dedicato alla webmaster lampedusa da Lallastrega
lettura vietata ai minori di anni: 4

 

Creature delle Tenebre

 

Dedicato alla webmaster Lampedusa da Lallastrega

Il vecchio Conte si affacciò dagli spalti del suo cadente castello, per poter meglio contemplare i lampi che si rincorrevano nel buio della notte, fra lo strepito infernale dei tuoni e il lugubre ululato che saliva dal bosco circostante.

 

Era stanco, si ritrovò a pensare, prima che la pioggia battente lo costringesse a tornare dentro. Da quanti secoli vagava per le contrade inospitali della Transilvania spaventando la gente e succhiando il collo delle donne giovani, belle e deficienti al punto da non chiudere mai le finestre, tenere i crocifissi nel portagioie e gettare le teste d’aglio dallo scarico del cesso, nonostante i reiterati consigli delle vecchie comari e del professor Van Helsing, un accidente se lo pigliasse, che se avesse partecipato a un quiz di Mike Bongiorno in qualità d’esperto sui vampiri ne sarebbe uscito fuori miliardario, invece preferiva rompere gli zebedei a lui e ai suoi simili con tutto l’armamentario di acquasantiere, paletti di frassino e pesto alla genovese?

Un sospiro pesante gli uscì dalla gola. Aveva maturato ormai l’età della pensione e, malgrado i vari governi succedutisi nel Paese avessero di volta in volta innalzato il limite minimo per il collocamento a riposo, ormai c’era arrivato. Ma…Anche nelle storie di vampiri, non solo in quelle di burattini, c’è sempre un ma che rovina tutto quanto.

Il vecchio Conte avrebbe dovuto cercarsi un degno erede, al quale trasmettere il vasto bagaglio delle sue conoscenze e, soprattutto, il ruolo di non trascurabile importanza che si era ritagliato in ambito sociale. Che scusa avrebbero trovato, le verginelle tanto vogliose quanto imbecilli, per tenere aperte le finestre anche nelle notti di tempesta ? E come le mamme avrebbero potuto spaventare i figli discoli? Ma soprattutto, chi avrebbe fornito ai registi dei filmetti di serie B l’ispirazione per le loro storie truculente?

Quale cruccio angustiava le giornate del vecchio vampiro? L’impossibilità di trovare un successore degno di questo nome. Certo, lui aveva fatto il possibile: le agenzie di lavoro interinale per creature delle tenebre erano state subissate di richieste e una valanga di annunci era comparsa sulle pagine del “Nosferatu”. Aspiranti al posto di vampiro se n’erano presentati tantissimi, e sì che la disoccupazione era un problema che colpiva anche i succhiasangue, ma nessuno, NESSUNO, era in possesso dei requisiti richiesti. E se, entro quella notte, il sostituto non fosse stato trovato e ingaggiato, il povero Conte avrebbe dovuto rimandare a data da destinarsi il giorno tanto atteso della pensione.

Quello era tempo di magia, pensò il Conte. La Notte in cui gli spiriti uscivano dai loro recessi e vagavano liberi sulla terra spaventando come meglio credevano gli sventati che fossero venuti a trovarsi sulla loro strada. Halloween. Quella notte, qualcuno sarebbe venuto. Ne aveva la certezza quasi matematica.

***

L’orologio a pendolo aveva appena battuto i cupi rintocchi della mezzanotte quando bussarono alla porta.

Colui che il Conte si trovò dinanzi, avvolto nel suo lungo tabarro nero, era probabilmente l’ultimo aspirante sostituto che avrebbe potuto prendere in esame per molto tempo. E mentre la luce dei lampi lo illuminava sinistramente, il vecchio vampiro lo squadrò dalla testa ai piedi, assai poco convinto.

Era un po’ più basso di lui, e fin qui poco male,visto che il Conte superava abbondantemente i due metri. Il problema stava nel fatto che era un tantino troppo grosso per essere un vampiro degno di questo nome. Con quel corpaccione da fabbro ferraio che il mantello stentava a nascondere, come avrebbe fatto a spiccare il volo o a camminare lungo le pareti come le mosche? In che razza di pipistrello si sarebbe trasformato, all’occorrenza? In uno pterodattilo (dinosauro volante,N.d.A.)? E una volta raggiunte quelle dimensioni, come sarebbe potuto penetrare nottetempo attraverso le finestre socchiuse, nelle virginali stanze dove donne giovani, belle e deficienti lo aspettavano sveglie, spasimando nell’attesa dell’infernale amplesso e del morso fatale?

L’aspirante alla carica di Principe dei Vampiri aveva una stretta di mano stritolatoria e occhi verdi dall’espressione sorniona che scintillavano nel buio come quelli d’ un gatto di grondaia, ma il viso tondeggiante faceva pensare a quello di un bimbo cresciutello e la barbetta che lo incorniciava non era sufficiente a incrudelirlo. Il conte scosse la testa, desolato.

-Qual è il vostro nome?

-Vampirussell.

Certo, quella voce cupa e tonante era una magnifica credenziale, ma i denti che facevano capolino tra le labbra delicate erano troppo piccoli e i canini non sporgevano abbastanza. Li ho fatti sbiancare dal dentista l’altro giorno, gli aveva confidato, perché erano gialli di nicotina.

Un vampiro con il vizio del fumo. Perfetto. Si disse da sé solo il Conte, sarcastico, pensando seriamente di mettere alla porta quel contadino che pretendeva di occupare abusivamente un ruolo che non gli spettava. Ma una vocetta lontana lontana gli consigliava di non farlo ancora.

-Da dove venite?

-Dall’altra parte del mondo: dall’Australia.

Benissimo. E nelle notti di luna piena in che cosa si sarebbe trasformato? In un canguro mannaro?

-Anzi no, non esattamente. Vengo dalla Nuova Zelanda.

Di bene in meglio: avremo una pecora mannara anziché un canguro mannaro. Al pensiero di aver scartato un pirata della Malesia e un senegalese,venditore ambulante di cianfrusaglie, gli vennero i sudori freddi. Quelli, perlomeno, si sarebbero potuti trasformare come niente in tigre e leone…risultando assai più credibili del buzzurro che lo fissava torvo e aveva osato, il ribaldo, aprire bocca per dire col suo vocione da orco mi sono scomodato a venire fin qui, vecchio stronzo. Si può sapere che cazzo vuoi e perché continui a fissarmi in quella fottuta maniera, neanche fossi il mostro di Frankenstein in libera uscita?

-Moderate le parole, giovanotto: forse non sapete che vi trovate in presenza d’un gentiluomo di altissimo lignaggio, ultimo discendente della famiglia più antica d’Europa: tra i miei antenati, figurano il leggendario Barbablù e Vlad l’Impalatore, Voivoda di Valacchia e di Transilvania!

L’aspirante vampiro arrossì come uno scolaretto colto in fallo. Era ben strano che una creatura delle tenebre arrossisse. Com’era strano che usasse quel linguaggio da caserma. E magari anche che pensasse non fosse il caso di farsene un vanto, se si discendeva da arnesi da galera come Barbablù e Vlad l’Impalatore.

Ma la vocetta continuava ad invitare il conte a pensarci bene, prima di metterlo alla porta.

-Quale attività esercitavate, nell’altra vita?

-Ero attore.

Bene. Gli attori maestri nell’atre della finzione. E quello era un attore molto bravo e famoso, vincitore di numerosi premi, compreso il più prestigioso, l’Oscar. Perfetto.

-D’altro?

-Il cantante, a tempo perso. Non per vantarmi, ma con la mia voce roca e i miei jeans dipinti direttamente sulla pelle ho rincoglionito legioni di donne.

Il giovanotto aveva credenziali interessanti, pensò il vecchio conte, mentre l’occhio gli cadeva involontariamente sul ben provvisto davanti dei calzoni del suo interlocutore. Attore, cantante rock…Qualcuno non aveva forse definito musica del diavolo quello strepito infernale? Attore, cantante…E picchiatore. Aveva abbottato di lividi legioni di uomini finché, nel cesso di un elegante locale londinese, qualcuno non aveva abbottato lui.

-Poco tempo dopo, per ripulirmi l’immagine dopo tanti disastri, mi sono sposato e…

Gli echi di quel becero matrimonio con la sposa in ghigno truce, velo virginale e sottanaccia desolantemente vuota nei punti strategici, lo sposo in smoking con l’aria del ma che ci faccio io qui, le damigelle in grigio ratto di chiavica e il suocero con una faccia degna della congrega erano rimbalzati anche in Transilvania, e il vecchio conte sapeva bene come il giovane, talentoso e turbolento attore avesse preso in moglie un ectoplasma. E sapeva anche come l’ectoplasma si fosse ben presto trasformato in vampiro: ma invece che sangue, QUEL VAMPIRO succhiava dollari.

***

Il vecchio Conte osservò ancora una volta con attenzione l’aspirante alla carica: il suo curriculum non era affatto male, ma c’era qualcosa in lui che non lo convinceva del tutto.

-E’ indubbio che voi possediate, signor Vampirussell, ottime credenziali. Ma è altrettanto indubbio che il paese da cui provenite manca, in materia di demoni, mostri e non morti, di qualsiasi tradizione e background culturale degni di…

Un tuono apocalittico scosse fin dalle fondamenta il cadente castello, mentre la luce abbagliante dei lampi illuminava la figura massiccia del giovane vampiro.

-I miei antenati da parte di madre erano cannibali, vecchio stronzo-sibilò picchiando il pugno sul tavolo tanto forte da provocare il crollo di una panoplia appesa alla parete e da far rovinare pesantemente a terra un’armatura completa. Dopodiché l’aspirante vampiro afferrò il Conte per il bavero del frac e continuò, tenendolo sollevato a un metro da terra- In quanto a quelli da parte di padre, nel medioevo scorrazzavano in lungo e in largo per i mari settentrionali a bordo di navi a forma di drago, terrorizzando le popolazioni costiere…Dovrebbe bastare e avanzare, testa di cazzo!

Con un profondo sospiro, dopo che i suoi piedi toccarono nuovamente terra, il Conte Dracula cacciò fuori dai polmoni tutta l’aria in essi contenuta. Quindi, senza perdere il suo imperturbabile aplomb, accennò lentamente di sì con la testa: dopo tanto penare, aveva finalmente trovato l’uomo giusto. Anzi, il vampiro giusto.

***

-E’ giunta finalmente l’ora di placare la vostra fame…gentile amico.

Fece il Conte, mentre i rintocchi cupi del pendolo segnavano le due del mattino. E menomale, pensava l’altro ascoltando il brontolio del suo stomaco. Dalla tavola apparecchiata con un’elegante tovaglia di fiandra e sovrastata da alcuni giganteschi vassoi coperti con campane d’argento, giungeva un profumino che stuzzicava piacevolmente il suo gagliardo appetito.

Lui avrebbe ardentemente agognato, con la fame che si ritrovava, d’affondare i denti in una polposa, butirrosa ragazzona come quella che, dalle pagine dei rotocalchi pettegoli, aveva visto sorridere con la bocca a canotto mano nella mano di un ex produttore cinematografico nonché ex patron calcistico fallito. E poi magari, visto che aveva anche parecchia sete, e certo non di acqua, pure in qualche collega di bagordi in compagnia del quale, prima e dopo il matrimonio con l’ectoplasma, aveva trascorso allegre serate in qualche pub di Coffs Harbour, con un caraffone di birra in mano e un puttanone vestito come Crocodile Dundee sulle ginocchia…Ma una terribile delusione era in agguato.

Il Conte scoperchiò uno dei vassoi e Vampirussell trattenne a stento un moto di disgusto, guardando, distesa immobile in un sonno catalettico, la sagoma scheletrita del segretario dei DS Fassino.

-Mio giovane amico, per essere credibile come vampiro dovrete perdere qualche chilo, e la dieta comincia da questo momento. Ma qualora la pietanza testè scoperchiata non fosse di vostro gradimento, ci sarebbe un’alternativa…

-E quest’alternativa sarebb…

Le parole gli morirono in gola, non appena il coperchio venne sollevato. Maledizione, è una vita che vado avanti a forza di baccalà riscaldato e non riesco a liberarmene neppure da vampiro!!! Imprecò infine con la faccia rossa, i capelli irti sulla testa e gli occhi quasi completamente schizzati fuori dalle orbite mentre contemplava, stesa su un canapé di bietole e pelo di bertuccia, piccola piccola e secca secca, la dolce Dani con la sottanaccia di Armani addosso e il ghigno dei giorni peggiori dipinto sulla faccia. L’ululato di Vampirussell si confuse con quello dei lupi, echeggiando lugubre per la vallata scossa dai tuoni e flagellata dalla pioggia. E i laboriosi contadini, assopiti nel tepore dei loro giacigli, a quel grido demoniaco e non umano, rabbrividirono fin dentro le ossa.

 

Fine

 

Lalla

22 ottobre 2003


 

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