Il vecchio Conte si affacciò dagli spalti del
suo cadente castello, per poter meglio contemplare i lampi che si
rincorrevano nel buio della notte, fra lo strepito infernale dei tuoni e
il lugubre ululato che saliva dal bosco circostante.
Era stanco, si ritrovò a pensare, prima che la
pioggia battente lo costringesse a tornare dentro. Da quanti secoli vagava
per le contrade inospitali della Transilvania spaventando la gente e
succhiando il collo delle donne giovani, belle e deficienti al punto da
non chiudere mai le finestre, tenere i crocifissi nel portagioie e gettare
le teste d’aglio dallo scarico del cesso, nonostante i reiterati
consigli delle vecchie comari e del professor Van Helsing, un accidente se
lo pigliasse, che se avesse partecipato a un quiz di Mike Bongiorno in
qualità d’esperto sui vampiri ne sarebbe uscito fuori miliardario,
invece preferiva rompere gli zebedei a lui e ai suoi simili con tutto l’armamentario
di acquasantiere, paletti di frassino e pesto alla genovese?
Un sospiro pesante gli uscì dalla gola. Aveva
maturato ormai l’età della pensione e, malgrado i vari governi
succedutisi nel Paese avessero di volta in volta innalzato il limite
minimo per il collocamento a riposo, ormai c’era arrivato. Ma…Anche
nelle storie di vampiri, non solo in quelle di burattini, c’è sempre un
ma che rovina tutto quanto.
Il vecchio Conte avrebbe dovuto cercarsi un degno
erede, al quale trasmettere il vasto bagaglio delle sue conoscenze e,
soprattutto, il ruolo di non trascurabile importanza che si era ritagliato
in ambito sociale. Che scusa avrebbero trovato, le verginelle tanto
vogliose quanto imbecilli, per tenere aperte le finestre anche nelle notti
di tempesta ? E come le mamme avrebbero potuto spaventare i figli discoli?
Ma soprattutto, chi avrebbe fornito ai registi dei filmetti di serie B l’ispirazione
per le loro storie truculente?
Quale cruccio angustiava le giornate del vecchio
vampiro? L’impossibilità di trovare un successore degno di questo nome.
Certo, lui aveva fatto il possibile: le agenzie di lavoro interinale per
creature delle tenebre erano state subissate di richieste e una valanga di
annunci era comparsa sulle pagine del “Nosferatu”. Aspiranti al posto
di vampiro se n’erano presentati tantissimi, e sì che la disoccupazione
era un problema che colpiva anche i succhiasangue, ma nessuno, NESSUNO,
era in possesso dei requisiti richiesti. E se, entro quella notte, il
sostituto non fosse stato trovato e ingaggiato, il povero Conte avrebbe
dovuto rimandare a data da destinarsi il giorno tanto atteso della
pensione.
Quello era tempo di magia, pensò il Conte. La
Notte in cui gli spiriti uscivano dai loro recessi e vagavano liberi sulla
terra spaventando come meglio credevano gli sventati che fossero venuti a
trovarsi sulla loro strada. Halloween. Quella notte, qualcuno sarebbe
venuto. Ne aveva la certezza quasi matematica.
***
L’orologio a pendolo aveva appena battuto i
cupi rintocchi della mezzanotte quando bussarono alla porta.
Colui che il Conte si trovò dinanzi, avvolto nel
suo lungo tabarro nero, era probabilmente l’ultimo aspirante sostituto
che avrebbe potuto prendere in esame per molto tempo. E mentre la luce dei
lampi lo illuminava sinistramente, il vecchio vampiro lo squadrò dalla
testa ai piedi, assai poco convinto.
Era un po’ più basso di lui, e fin qui poco
male,visto che il Conte superava abbondantemente i due metri. Il problema
stava nel fatto che era un tantino troppo grosso per essere un vampiro
degno di questo nome. Con quel corpaccione da fabbro ferraio che il
mantello stentava a nascondere, come avrebbe fatto a spiccare il volo o a
camminare lungo le pareti come le mosche? In che razza di pipistrello si
sarebbe trasformato, all’occorrenza? In uno pterodattilo (dinosauro
volante,N.d.A.)? E una volta raggiunte quelle dimensioni, come sarebbe
potuto penetrare nottetempo attraverso le finestre socchiuse, nelle
virginali stanze dove donne giovani, belle e deficienti lo aspettavano
sveglie, spasimando nell’attesa dell’infernale amplesso e del morso
fatale?
L’aspirante alla carica di Principe dei Vampiri
aveva una stretta di mano stritolatoria e occhi verdi dall’espressione
sorniona che scintillavano nel buio come quelli d’ un gatto di grondaia,
ma il viso tondeggiante faceva pensare a quello di un bimbo cresciutello e
la barbetta che lo incorniciava non era sufficiente a incrudelirlo. Il
conte scosse la testa, desolato.
-Qual è il vostro nome?
-Vampirussell.
Certo, quella voce cupa e tonante era una
magnifica credenziale, ma i denti che facevano capolino tra le labbra
delicate erano troppo piccoli e i canini non sporgevano abbastanza. Li ho
fatti sbiancare dal dentista l’altro giorno, gli aveva confidato,
perché erano gialli di nicotina.
Un vampiro con il vizio del fumo. Perfetto. Si
disse da sé solo il Conte, sarcastico, pensando seriamente di mettere
alla porta quel contadino che pretendeva di occupare abusivamente un ruolo
che non gli spettava. Ma una vocetta lontana lontana gli consigliava di
non farlo ancora.
-Da dove venite?
-Dall’altra parte del mondo: dall’Australia.
Benissimo. E nelle notti di luna piena in che
cosa si sarebbe trasformato? In un canguro mannaro?
-Anzi no, non esattamente. Vengo dalla Nuova
Zelanda.
Di bene in meglio: avremo una pecora mannara
anziché un canguro mannaro. Al pensiero di aver scartato un pirata della
Malesia e un senegalese,venditore ambulante di cianfrusaglie, gli vennero
i sudori freddi. Quelli, perlomeno, si sarebbero potuti trasformare come
niente in tigre e leone…risultando assai più credibili del buzzurro che
lo fissava torvo e aveva osato, il ribaldo, aprire bocca per dire col suo
vocione da orco mi sono scomodato a venire fin qui, vecchio stronzo. Si
può sapere che cazzo vuoi e perché continui a fissarmi in quella fottuta
maniera, neanche fossi il mostro di Frankenstein in libera uscita?
-Moderate le parole, giovanotto: forse non sapete
che vi trovate in presenza d’un gentiluomo di altissimo lignaggio,
ultimo discendente della famiglia più antica d’Europa: tra i miei
antenati, figurano il leggendario Barbablù e Vlad l’Impalatore, Voivoda
di Valacchia e di Transilvania!
L’aspirante vampiro arrossì come uno
scolaretto colto in fallo. Era ben strano che una creatura delle tenebre
arrossisse. Com’era strano che usasse quel linguaggio da caserma. E
magari anche che pensasse non fosse il caso di farsene un vanto, se si
discendeva da arnesi da galera come Barbablù e Vlad l’Impalatore.
Ma la vocetta continuava ad invitare il conte a
pensarci bene, prima di metterlo alla porta.
-Quale attività esercitavate, nell’altra vita?
-Ero attore.
Bene. Gli attori maestri nell’atre della
finzione. E quello era un attore molto bravo e famoso, vincitore di
numerosi premi, compreso il più prestigioso, l’Oscar. Perfetto.
-D’altro?
-Il cantante, a tempo perso. Non per vantarmi, ma
con la mia voce roca e i miei jeans dipinti direttamente sulla pelle ho
rincoglionito legioni di donne.
Il giovanotto aveva credenziali interessanti,
pensò il vecchio conte, mentre l’occhio gli cadeva involontariamente
sul ben provvisto davanti dei calzoni del suo interlocutore. Attore,
cantante rock…Qualcuno non aveva forse definito musica del diavolo
quello strepito infernale? Attore, cantante…E picchiatore. Aveva
abbottato di lividi legioni di uomini finché, nel cesso di un elegante
locale londinese, qualcuno non aveva abbottato lui.
-Poco tempo dopo, per ripulirmi l’immagine dopo
tanti disastri, mi sono sposato e…
Gli echi di quel becero matrimonio con la sposa
in ghigno truce, velo virginale e sottanaccia desolantemente vuota nei
punti strategici, lo sposo in smoking con l’aria del ma che ci faccio io
qui, le damigelle in grigio ratto di chiavica e il suocero con una faccia
degna della congrega erano rimbalzati anche in Transilvania, e il vecchio
conte sapeva bene come il giovane, talentoso e turbolento attore avesse
preso in moglie un ectoplasma. E sapeva anche come l’ectoplasma si fosse
ben presto trasformato in vampiro: ma invece che sangue, QUEL VAMPIRO
succhiava dollari.
***
Il vecchio Conte osservò ancora una volta con
attenzione l’aspirante alla carica: il suo curriculum non era affatto
male, ma c’era qualcosa in lui che non lo convinceva del tutto.
-E’ indubbio che voi possediate, signor
Vampirussell, ottime credenziali. Ma è altrettanto indubbio che il paese
da cui provenite manca, in materia di demoni, mostri e non morti, di
qualsiasi tradizione e background culturale degni di…
Un tuono apocalittico scosse fin dalle fondamenta
il cadente castello, mentre la luce abbagliante dei lampi illuminava la
figura massiccia del giovane vampiro.
-I miei antenati da parte di madre erano
cannibali, vecchio stronzo-sibilò picchiando il pugno sul tavolo tanto
forte da provocare il crollo di una panoplia appesa alla parete e da far
rovinare pesantemente a terra un’armatura completa. Dopodiché l’aspirante
vampiro afferrò il Conte per il bavero del frac e continuò, tenendolo
sollevato a un metro da terra- In quanto a quelli da parte di padre, nel
medioevo scorrazzavano in lungo e in largo per i mari settentrionali a
bordo di navi a forma di drago, terrorizzando le popolazioni costiere…Dovrebbe
bastare e avanzare, testa di cazzo!
Con un profondo sospiro, dopo che i suoi piedi
toccarono nuovamente terra, il Conte Dracula cacciò fuori dai polmoni
tutta l’aria in essi contenuta. Quindi, senza perdere il suo
imperturbabile aplomb, accennò lentamente di sì con la testa: dopo tanto
penare, aveva finalmente trovato l’uomo giusto. Anzi, il vampiro giusto.
***
-E’ giunta finalmente l’ora di placare la
vostra fame…gentile amico.
Fece il Conte, mentre i rintocchi cupi del
pendolo segnavano le due del mattino. E menomale, pensava l’altro
ascoltando il brontolio del suo stomaco. Dalla tavola apparecchiata con un’elegante
tovaglia di fiandra e sovrastata da alcuni giganteschi vassoi coperti con
campane d’argento, giungeva un profumino che stuzzicava piacevolmente il
suo gagliardo appetito.
Lui avrebbe ardentemente agognato, con la fame
che si ritrovava, d’affondare i denti in una polposa, butirrosa
ragazzona come quella che, dalle pagine dei rotocalchi pettegoli, aveva
visto sorridere con la bocca a canotto mano nella mano di un ex produttore
cinematografico nonché ex patron calcistico fallito. E poi magari, visto
che aveva anche parecchia sete, e certo non di acqua, pure in qualche
collega di bagordi in compagnia del quale, prima e dopo il matrimonio con
l’ectoplasma, aveva trascorso allegre serate in qualche pub di Coffs
Harbour, con un caraffone di birra in mano e un puttanone vestito come
Crocodile Dundee sulle ginocchia…Ma una terribile delusione era in
agguato.
Il Conte scoperchiò uno dei vassoi e
Vampirussell trattenne a stento un moto di disgusto, guardando, distesa
immobile in un sonno catalettico, la sagoma scheletrita del segretario dei
DS Fassino.
-Mio giovane amico, per essere credibile come
vampiro dovrete perdere qualche chilo, e la dieta comincia da questo
momento. Ma qualora la pietanza testè scoperchiata non fosse di vostro
gradimento, ci sarebbe un’alternativa…
-E quest’alternativa sarebb…
Le parole gli morirono in gola, non appena il
coperchio venne sollevato. Maledizione, è una vita che vado avanti a
forza di baccalà riscaldato e non riesco a liberarmene neppure da
vampiro!!! Imprecò infine con la faccia rossa, i capelli irti sulla testa
e gli occhi quasi completamente schizzati fuori dalle orbite mentre
contemplava, stesa su un canapé di bietole e pelo di bertuccia, piccola
piccola e secca secca, la dolce Dani con la sottanaccia di Armani addosso
e il ghigno dei giorni peggiori dipinto sulla faccia. L’ululato di
Vampirussell si confuse con quello dei lupi, echeggiando lugubre per la
vallata scossa dai tuoni e flagellata dalla pioggia. E i laboriosi
contadini, assopiti nel tepore dei loro giacigli, a quel grido demoniaco e
non umano, rabbrividirono fin dentro le ossa.
Fine
Lalla
22 ottobre 2003