Le Fan Fiction di croweitalia

titolo: Il Concerto di Russell
autrice: Angela
e-mail: jessejames@iol.it
data di edizione: 18/03/2004
argomento della storia: Un concerto visto attraverso gli occhi di una fan: le speranze, i sogni, le aspettative, la realtà.
riassunto breve: Un'adolescente (Angela) e la sua amica del cuore riescono ad avere i biglietti per l'agognato concerto di Russell Crowe. Tutto può succedere, anche un imprevisto. Ma la speranza è l'ultima a morire...
lettura vietata ai minori di anni: racconto per tutti
note:  Il racconto è frutto della mia immaginazione, nessun fatto tra quelli narrati è realmente accaduto. Angela, 14/03/2004

Il concerto di Russell

 

CAPITOLO I
Un'adolescente in pena.


Erano almeno quaranta minuti che il telefono risultata occupato, ma cosa stava facendo la mia amica del cuore? Decisi di non attendere oltre, presi il motorino che avevo parcheggiato nel sottoscala e mi avviai verso casa sua.
"Mirellaaaaaaaa" chiamai a perdifiato sotto la sua finestra. La ragazzina si affacciò col cellulare ancora incollato all'orecchio. 
"Ti ha dato i biglietti tuo padre? Ok, ho capito che non puoi rispondere ma io ho una fretta dannata"
Mirella fece un sorriso e sparì. Poco dopo si affacciò di nuovo immersa nella conversazione con il misterioso interlocutore, mi lanciò una busta che afferrai al volo, poi ci salutammo.
Aprii la busta visibilmente in ansia e finalmente strinsi tra le dita due biglietti per il concerto di Russell Crowe.


CAPITOLO II
Cuori in tumulto.


Quella sera avevo già in mente tutta la scena: io che in prima fila gridavo come un ossessa e lui che mi rivolgeva occhiate compiaciute. Beh sognare non costa nulla. Intanto stavo aspettando Patrizia la mia compagna di ventura che quella notte avrebbe diviso con me la magia del momento.
Mio padre ci avrebbe accompagnato entrambe davanti al palasport dove si sarebbe svolto il concerto e al ritorno sarebbe venuto il papà di Patrizia invece a riprenderci.
Quando arrivammo già compresi che il mio sogno si era infranto davanti ad una muraglia umana di gente che tentava disperatamente di guadagnare le prime file. Noi due accalcate lungo le transenne eravamo talmente distanti dall'ingresso che dubitai persino di arrivare in tempo per l'orario di inizio previsto. Sperai ardentemente che Russell fosse in ritardo. Almeno stavolta.
C'erano ragazzine che bevevano birra e fumavano, avranno avuto si e no 14 anni, se Russell fosse stato qui forse avrebbe speso qualche parola per loro perché non si rovinassero la salute in quel modo. Già, se Russell fosse stato in mezzo a noi, cosa del tutto improbabile.
La folla sembrava non defluire mai anzi, si ingigantiva ogni minuto di più. Sentivo gli accordi provenire dalla sala, cominciai a sentirmi sfiduciata nonostante Patrizia fosse su di giri. Non riuscivo proprio ad ambientarmi in mezzo a quella calca umana. 


CAPITOLO III.
Sogni infranti.


"Angela pare che Russell sia già arrivato" mi gridò nell'orecchio Patrizia. Le rivolsi un occhiata sorpresa "E chi lo dice?" La mia amica alzò le spalle "Voci".
Guardai il palasport argenteo sotto il sole immaginando che sotto quella cupola illuminata ci fosse la stella più splendente di tutte. Poi con l'altoparlante ci comunicarono che c'era stato un cambio di programma e che il concerto era stato spostato a data da stabilirsi. Per eventuali rimborsi era necessario contattare in un secondo tempo la biglietteria. 
Ero attonita. Tutti che gridavano, che agitavano le magliette sulla mia testa. La mia amica Patrizia iniziò a saltellare intonando un inno di protesta. Sentivo le lacrime scendermi sulle guance, mi pareva di esser stata schiaffeggiata. Russell come potevi farmi questo? Era un mese che attendevo solo te, che progettavo le cose nel minimo dettaglio. Perché mi avevi lasciato sola? Patrizia iniziò a tirarmi spintonando gli altri partecipanti e facendosi largo tra la folla.
"Dobbiamo andare a chiedere spiegazioni al botteghino. Ma cos'hai? Piangi?"
Annuii seguendola docilmente. Anche al botteghino c'era una bella ressa ma Patrizia riuscì ad insinuarsi e riuscì a chiedere notizie.
"Pare che Russell abbia un calo di voce". Mi comunicò qualche minuto dopo.
"Beh risposi, io ho un calo di umore, eppure sono qui".
Patrizia rise "Sei sempre la mia amica preferita lo sai?" Mi abbracciò mentre le lacrime oramai non avevano più argini.


CAPITOLO IV
Come una meteora.


Ci avviammo verso l'uscita, Patrizia si allontanò dalle transenne per telefonare al padre evitando di dover gridare come un ossesso.
Io rimasi in attesa nel punto esatto dove mi aveva lasciato, non volevo certo perderla tra la folla. E fu allora che notai quell'auto parcheggiata davanti all'uscita di sicurezza. Una bellissima autovettura blu notte con autista, decisi di tenerla d'occhio e non dovetti attendere molto. Due body guard uscirono guardinghi e si diressero verso la vettura. Uno di loro parlò con l'autista mentre l'altro faceva cenno verso l'interno. E così accadde: "Lui" uscì velocemente col capo chino dirigendosi verso la vettura che nel frattempo veniva aperta per permettergli di accomodarsi sul sedile posteriore. I due ragazzi della sicurezza lo seguirono frettolosamente nella vettura che partì subito rombando.
"Russell" gridai con quanto fiato avevo in corpo mentre già intravedevo i suoi capelli dorati.
"Russell sono qui! Guardami!" E fu così che accadde. Due occhi verde smeraldo si girarono dalla mia parte, un occhiata fugace alle ragazzine urlanti che nel frattempo si erano animate e stavano letteralmente facendo impazzire la sicurezza.
Russell Crowe stava passando, il suo sguardo leggermente malinconico si era posato su di noi, chissà se per qualche micro secondo mi aveva guardato. E per quanto tempo le immagini restano in memoria? Sarei rimasta nella sua almeno il tempo di un ricordo seppure vago? Mi piace pensarlo, ancora oggi mi illudo che nella sua memoria ci sia una parte di me, un singolo neurone che gli trasmette la mia immagine, un immagine immagazzinata alla rinfusa in mezzo alle altre, una delle tante persone che gli vuole un gran bene.

 

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