By Ilaria
Britannia, 185 d.C.
Era una notte ai primi di marzo, ma l'inverno non
dava segno di voler lasciar posto alla primavera.
Un forte, gelido vento soffiava sulla fortezza romana
vicina al Vallo di Adriano, spazzando le vie deserte e
penetrando nelle baracche. Le due sentinelle di guardia
alla porta principale andavano avanti e indietro
battendo i piedi per evitare che congelassero,
fermandosi ogni tanto a scambiarsi qualche parola e a
scaldare le mani sui grandi bracieri posti ai lati dalla
porta.
All’improvviso la loro attenzione fu attratta da un
oggetto luminoso che attraversò il cielo con
stupefacente rapidità. I legionari guardarono curiosi
la strana cosa tracciare un fumoso e fiammeggiante arco
nel blu della notte, prima di sparire aldilà delle
colline che s'alzavano dietro la fortezza.
I due uomini voltarono le teste per guardarsi l'un
l'altro, quasi a domandarsi se avessero visto la stessa
cosa.
"Credi che sia un segno degli dei?" chiese
infine il più giovane dei due.
"Forse." Rispose l'altro senza particolare
interesse.
"E pensi che sia buono o cattivo?"
"Non lo so e non m'interessa. L'unica cosa di
cui m'importa è che il nostro turno è quasi finito e
presto la finiremo di congelarci il culo con questo
maledetto vento!"
"Hai ragione!" Il legionario più giovane
sorrise in segno di approvazione ma, prima di tornare al
suo posto, si voltò a guardare un'ultima volta in
direzione delle colline e fece uno scongiuro contro la
malasorte: la prudenza non era mai troppa!
*****
Massimo Decimo Meridio posò la lettera che aveva
appena finito di leggere sulla scrivania e appoggiò la
schiena alla sedia, facendo una smorfia al dolore che
gli era saettato dalla regione lombare fino al cervello.
Ogni volta che gli accadeva, era come se lo stiletto di
Commodo gli trafiggesse di nuovo le carni, nonostante da
quel giorno fatale fossero passati quasi quattro anni.
Massimo aveva sperato che, con il passare del tempo, gli
restasse solo il ricordo di quei fatti ma, se ciò era
vero nel clima mite dell'Hispania, altrettanto non si
poteva dire in quello freddo e umido della Britannia
Settentrionale.
Tuttavia, e il mero pensiero lo fece sorridere, il
Senato l'aveva appena informato che il suo sostituto
sarebbe arrivato da lì ad un mese, permettendogli così
di tornare a casa. E questa volta sarebbe stato per
sempre.
Quasi un anno prima, Massimo aveva accettato il
temporaneo incarico di comandante della III Legione
Felix, il cui legato era stato ucciso durante uno
scontro con i Pitti. L'aveva fatto perché era stata la
sua legione per tanto tempo, ed egli aveva diviso con
molti suoi membri la gloria e le vittorie, e non aveva
quindi voluto lasciarli soli. Ma aveva anche accettato
perché si sentiva solo nella sua casa di Tergillium:
nonostante la presenza dei servi, i giardini e le stanze
della ricostruita villa in pietre rosa, erano per lui
popolati soltanto di fantasmi. Il ricordo della moglie e
del figlio morti lo aveva perseguitato, riempiendolo di
dolore e di rimpianti, non permettendogli di rifarsi una
vita. Pertanto, quando la richiesta del Senato era
giunta, Massimo aveva pensato che un cambio di scenario
avrebbe potuto fargli bene ed era partito immediatamente
per la Britannia, sperando che il nuovo incarico lo
avrebbe aiutato a uscire dal limbo che era la sua vita
presente, offrendogli un nuovo scopo.
Aveva avuto ragione.
Lontano dai dolorosi ricordi e dai suoi sensi di
colpa, e malgrado i doveri di comandante, Massimo aveva
trovato la serenità interiore per valutare la propria
vita e decidere che era il momento di voltare pagina.
Dopotutto, pensava, la sua Selene era stata una donna
pratica e non le sarebbe piaciuto vederlo sempre
depresso. Lavorare spalla a spalla con i suoi legionari,
dividere la loro compagnia maschile, lo avevano aiutato
a ritrovare la passione per il lavoro e la gioia di
vivere ed era sicuro che esse sarebbero rimaste con lui
anche dopo il ritorno a casa, che sperava avvenisse
prima possibile, dato che aveva grandi idee per
incrementare ed ampliare le sue produzioni agricole.
“Solamente un altro mese,” si disse, “Solo un
breve mese e poi…”
Un’improvvisa confusione interruppe i pensieri di
Massimo ed egli sbatté le palpebre, tornando al
presente, mentre si voltava verso la finestra, verso il principia
che si estendeva aldilà di essa. Corrugò la fronte
quando vide la causa di tutto quel rumore: sei legionari
trascinavano un prigioniero in catene, una donna a
giudicare dai capelli lunghi, anche se il suo vestito,
una lunga tunica sporca di fango, non sembrava
evidenziare curve femminili.
Massimo si alzò e si sporse dalla finestra, “Che
succede?” Domandò sgomentato dal modo in cui i suoi
uomini trascinavano e spingevano la prigioniera.
“Generale,” esclamò il militare di più alto
grado del gruppo, un centurione che conosceva dai tempi
della Germania, “Signore, abbiamo trovato questa
creatura mentre vagava nei paraggi del forte!”
Creatura? Massimo fu confuso da quelle parole, “Portatela
nel mio ufficio.”
“Signorsì.”
Si spostò dalla finestra, attraversò la stanza fino
alla porta e la aprì, fermandosi in corridoio ad
aspettare i legionari e la loro prigioniera. Non dovette
rimanere lì a lungo perché, annunciati da
incomprensibili rumori e da imprecazioni molto più
chiare, il gruppetto svoltò presto l’angolo e l’intrusa
fu trascinata nell’ufficio.
Massimo chiuse la porta quindi si portò al centro
della stanza fermandosi di fronte alla straniera. Piegò
la testa di lato e la osservò.
La sua prima impressione fu confermata, sembrava una
donna molto alta e snella, con lunghi scintillanti
capelli corvini che le arrivavano alla vita e occhi
altrettanto scuri. Il suo viso, che aveva tratti
delicati e curiose sopracciglia molto arcuate, non
denotava alcuna emozione mentre restava passiva sotto il
suo scrutinio, anche se notò che stava tremando.
Perché aveva paura o perché aveva freddo? Quella
tunica non sembrava proteggerla a sufficienza contro i
rigori del clima ancora freddo.
Completato l’esame, Massimo voltò il viso verso il
centurione. “Allora, Mario, spiegami che cosa è
successo.”
“Generale, come al solito stavamo compiendo il
nostro giro di pattuglia, quando abbiamo notato del
fumo. Abbiamo pensato potesse trattarsi di qualche
bivacco di barbari e ci siamo avvicinati a dare un’occhiata.
Con nostra grande sorpresa, non abbiamo trovato il
bivacco, ma un grande buco nel terreno come non ne
avevamo mai visti prima. L’erba e gli alberi lì
attorno e tutto il terreno circostante erano bruciati,
ed erano essi la causa del fumo.”
Massimo annuì, accarezzandosi la barba dal mento
giù fino al collo mentre digeriva quelle strane
informazioni. “Dove l’avete trovata?” domandò
allora, indicando la donna con un cenno della testa.
“Stava nascosta vicino al buco e ha tentato di
scappare quando ci ha visti. Noi abbiamo pensato che
fosse meglio catturare questa creatura e chiederle che
cosa fosse successo nella foresta.”
“Perché continuate a chiamarla questa creatura? Mi
sembra evidente che si tratti di una donna.” Gli occhi
di Massimo si soffermarono sui rilievi ben visibili del
petto. Si trattava certamente di seni: piccoli, ma saldi
e alquanto appetitosi. Distolse lo sguardo, non volendo
tradire il guizzo di desiderio che gli era corso per le
vene. Del resto, era talmente tanto tempo che non
toccava una donna…
“Io non ci giurerei, signore.”
“Perché?” Massimo inarcò un sopracciglio.
“Perché…per queste.” Mario allungò la mano
per toccare la testa della donna, ma lei gli si
sottrasse.
“Tenetela ferma!” Ordinò il centurione e gli
altri legionari puntarono i piedi a terra, rafforzando
la loro presa sulla prigioniera, e inducendo Massimo a
domandarsi quanto in realtà fosse forte quella donna
dall’aspetto tanto fragile. Le si avvicinò e osservò
il suo uomo spingerle indietro i capelli, scoprendole le
orecchie. Il generale gemette per la sorpresa quando
vide che erano appuntite e non arrotondate.
“Oh,” commentò allungando una mano per sfiorare
con delicatezza quegli strani padiglioni, che gli
sembrarono troppo graziosi per essere malformati.
“E questa non è la sua sola stranezza. Guarda qui.”
Il centurione le afferrò il braccio destro e lo
scoprì, mostrandogli un graffio profondo, che ancora
sanguinava. Ma il sangue non era rosso: era verde.
“Dei…” mormorò Massimo indietreggiando.
“Ecco perché la chiamiamo creatura. E’ evidente
che non si tratta di un essere umano.”
Il generale annuì e guardò gli occhi dello strano
essere. C’era qualcosa di speciale in quel misterioso,
profondo sguardo che denotava tranquillità e
intelligenza e, nonostante quel che aveva appena visto,
Massimo seppe che la prigioniera non rappresentava un
pericolo per lui. Era anzi affascinato e attratto da
lei, perché era indubbio che di una femmina si
trattasse, umana o no che fosse.
“Pensi che potrebbe essere un elfo, signore?”chiese
un giovane legionario e Massimo sorrise al suo tono
intimorito. Il ragazzo era un Britanno e certamente
aveva udito molte leggende sugli elfi e le molte strane
creature che popolavano la mitologia celtica.
“Non lo so,” rispose, “ma farò del mio meglio
per scoprirlo.”
“Come, signore? La creatura non sembra conoscere il
latino e neppure i dialetti locali. E penso che potrebbe
essere pericolosa.” Mario aveva notato l’interesse
del suo superiore verso la prigioniera e non era sicuro
che questo gli piacesse. Il suo generale aveva già
avuto abbastanza disgrazie nella vita ed egli non voleva
che gli capitasse ancora qualcosa di brutto, non se lui
poteva evitarlo. Massimo comprese e apprezzò la
preoccupazione dell’altro nei propri riguardi, ma
aveva deciso. Voleva saperne di più sulla donna dalle
orecchie a punta e niente e nessuno avrebbe potuto
fargli cambiare idea.
“Non preoccuparti, Mario, andrà tutto bene. E
adesso per favore portala nei miei quartieri. Nell’anticamera
ci sono due anelli fissati al muro, credo venissero
usati per incatenare i cani. Legatela lì, ma
preparatele un giaciglio per terra e prendete un paio di
pellicce dal mio letto: sta tremando e penso che abbia
freddo. Portate dell’acqua e mettetele anche un vaso
da notte vicino. Voglio che stia più comoda possibile.”
Il centurione lo guardò con occhi selvaggi, ma aveva
troppo rispetto del suo comandante per dirgli chiaro e
tondo che era matto. Si limitò a chinare la testa. “Come
desideri, Generale.” Quindi ordinò ai suoi uomini,
“Venite con me.”
Massimo aspettò che il gruppetto marciasse fuori
dalla stanza, notando come la donna non opponesse
resistenza agli uomini, quindi si sedette alla scrivania
provando a concentrarsi sui doveri da portare a termine:
finire velocemente di leggere rapporti e scrivere ordini
in modo da essere pronto prima possibile a tornare alla
sua camera e alla sua ospite misteriosa.
*
Era quasi buio quando Massimo ritornò ai suoi
quartieri; egli aveva desiderato vedere prima la donna,
ma aveva appena finito di sbrigare il lavoro d’ufficio
che era stato chiamato nelle scuderie, dove il
veterinario lo aveva informato a proposito di
un'epidemia, che aveva colpito i cavalli e che non era
diminuita e rendeva necessarie drastiche misure. Molti
animali erano stati abbattuti e i loro corpi bruciati, e
l’intera procedura lo avevano rattristato e
addolorato. La sua sola consolazione era stata che gli
amati Argento e Scarto, i suoi vecchi destrieri, che gli
erano stati restituiti dopo la fine delle sue
tribolazioni, erano al sicuro e si godevano il meritato
riposo in Hispania, lontano da ogni pericolo.
Massimo entrò nell'anticamera e subito i suoi occhi
andarono all'angolo ove la prigioniera era stata
incatenata e sospirò di sollievo vedendola lì.
Considerata la forza di cui la donna sembrava in
possesso, aveva temuto fosse riuscita a liberarsi e a
scappare. Invece era ancora lì, seduta a gambe
incrociate su un pagliericcio, con la schiena appoggiata
al muro. Ancora una volta, lui si perse nel suo sguardo
misterioso, restandone catturato. Tuttavia quegli occhi
avevano un'espressione accusatoria. Gli stava
rimproverando il trattamento che le era stato riservato?
Probabile. Massimo sapeva anche troppo bene che cosa
significasse trovarsi incatenato come una bestia, ma
data la sua strana natura non aveva potuto fare
altrimenti. Anche se qualcosa dentro di lui gli diceva
che non era pericolosa, aveva deciso di essere prudente.
In passato era stato troppo fiducioso e aveva pagato
quell’errore quando l'uomo che considerava il suo
migliore amico l'aveva fatto arrestare nel mezzo della
notte e aveva ordinato l'esecuzione sua e dei suoi
familiari. Massimo scacciò i ricordi di quella
terribile notte in Germania e trascinò uno sgabello
vicino alla donna, sedendosi di fronte a lei. Restò in
silenzio per alcuni istanti, quindi finalmente parlò,
usando il suo tono più gentile.
“Comprendi il latino?”
La donna piegò la testa di lato quindi lo fissò
negli occhi, ma non diede segno di aver capito le sue
parole.
"Riesci a comprendermi?" riprovò,
ripetendo la domanda in lingua celtica, senza ottenere
risposta. Allora provò a ricorrere ai gesti. Si toccò
il petto e disse, "Massimo. Mi chiamo Massimo."Lo
ripeté diverse volte e fu felice quando la donna annuì
e, imitando le sue azioni, parlò per la prima volta.
"T’ally." La sua voce bassa e calda gli
accarezzò le orecchie.
"Tally?"
"T-ally." Ripeté lei, scandendo bene le
sillabe.
"T-ally." Provò ancora lui, e lei
approvò.
"Massimo."
Sorrise sentendo il proprio nome, e la sua
soddisfazione crebbe quando lei, timidamente, gli
sorrise di rimando. "Bene!"esclamò battendosi
una mano sulle cosce."Vuoi mangiare, T-ally? Vuoi
del cibo?" E mimò il gesto di portarsi qualcosa
alla bocca. "Cibo?"
La donna annuì e il sorriso di lui si allargò
all'evidente dimostrazione della sua impazienza, anche
se si rimproverò per non averle fatto portare del cibo
durante il giorno. Massimo si alzò e andò alla tavola
che il suo attendente aveva apparecchiato per la cena.
Mise della carne, formaggio e verdure in due ciotole, le
pose su un piccolo vassoio con un pezzo di pane e due
coppe di vino annacquato. Quindi tornò a sedersi vicino
a T-ally, allungandole una ciotola, una coppa e un pezzo
di pane. Lei li prese e restò a guardarli, annusandoli
con le narici frementi.
"E' buono, non preoccuparti. Mangia.” La
incoraggiò Massimo, prima di attaccare con entusiasmo
il proprio pasto.
T-ally lo guardò per un attimo quindi, dubbiosa,
prese un pezzo di formaggio e lo piluccò.
Lui la osservò masticare lentamente, quindi annuire
in segno d'approvazione, prima di cominciare a mangiare
con appetito. Divorò ogni cosa meno la carne, mentre il
vino le fece arricciare il naso, disgustata. Quel gesto
sembrò così strano su quel volto delicato, che Massimo
non poté trattenersi dal ridere, facendole inarcare le
sopracciglia con aria perplessa.
"Perdonami, per favore, lo so che non è
educato, ma," Massimo non completò la frase, ma si
alzò di nuovo e posò le ciotole vuote sulla tavola.
Quando tornò da lei, portava con sé una coppa d'acqua.
"Tieni, questa dovrebbe piacerti di più."
T-ally lo prese e bevve senza esitazione, approvando
ancora una volta.
Massimo si sedette sullo sgabello e, poggiando i
gomiti sulle gambe, contemplò la donna che aveva di
fronte, provando a trovare un modo di comunicare con
lei. Avrebbe voluto chiederle tante cose... "Che
razza di cosa sei?" disse in fine, quasi parlando
da solo."E da dove vieni?"
T-ally scosse la testa e gli occhi si riempirono di
confusione e di tristezza.
"Oh, non preoccuparti. Non è colpa tua se non
riesci a capirmi. Ma io troverò il modo di parlare con
te, credimi. Non so come né quando, ma lo farò."
Sorrise rassicurante, ma quando gli occhi si posarono
sul suo braccio destro, il suo viso si turbò notando il
sangue verde che le imbrattava la pelle. Ricordò la
ferita che aveva visto quella mattina e gli mancò il
respiro. Come aveva potuto dimenticarla? Come aveva
potuto non ordinare al chirurgo di medicarla? Sperava
solo che non si fosse infettata. Massimo scivolò giù
dallo sgabello, e si mise in ginocchio di fronte a
T-ally, che lo guardò sorpresa e poi allarmata quando
lui tentò di prenderle il braccio. Si ritirò nel suo
angolino e lo fissò con occhi selvaggi.
"Shhh," cercò di calmarla, rimproverandosi
il gesto troppo brusco che doveva averla spaventata.
"Shh. Non voglio farti del male...E' tutto a
posto." le disse quanto più gentilmente possibile
per calmarla. Tentò ancora di prenderle il braccio e
questa volta lei non oppose resistenza, permettendogli
di tirarle su la manica e di controllarle la ferita.
Massimo si tolse la sciarpa di lino che portava al
collo, la immerse in quel che rimaneva dell’acqua che
aveva dato a T-ally, e la usò per pulirle la pelle,
osservando distrattamente come fossero delicate le sue
membra. Il sangue secco e verde gli ricordò, se ce ne
fosse stato bisogno, quanto lei fosse diversa da
qualsiasi cosa avesse mai visto in vita sua, ma
nonostante tutto, non aveva paura di lei. Era vissuto
abbastanza da imparare che sconosciuto non significava
necessariamente pericoloso o malvagio. Egli completò la
sua opera e, dopo che il taglio fu ripulito, lo fasciò
con la sciarpa. Dando un'occhiata fuori dalla
finestra,vide la luna alta nel cielo. Era tempo di
coricarsi.
Si alzò e si diresse allora verso la sua camera,
tornando dopo pochi minuti con alcune pellicce che diede
a T-ally.
"Tieni, ti terranno calda durante la notte. Mi
dispiace di non poterti liberare, ma lo farò presto. Te
lo prometto." La osservò drappeggiarsi sulle gambe
le pellicce, quindi la salutò chinando la testa."
Buonanotte, T-ally, ci vediamo domani."
Dopodiché si ritrasse nella sua camera da letto e si
addormentò in pochi minuti.
*****
T’ally attese che la luce dell’altra stanza si
fosse spenta, quindi si lasciò scappare il profondo
sospiro che sembrava aver trattenuto tutto il giorno,
fin dal momento in cui era stata catturata.
Cullata dal buio e dal suono regolare del respiro che
il suo finissimo udito era in grado di percepire
proveniente dalla stanza accanto, la donna vulcaniana
provò a concentrarsi e a pensare a quanto le era
accaduto. La sua mente rivisse gli avvenimenti della
notte e del giorno precedenti, dal momento in cui un’esplosione
nella sala motori aveva reso ingovernabile la nave
stellare, costringendola a un atterraggio di fortuna,
fino al suo quasi miracoloso salvataggio dai rottami
contorti e fiammeggianti con solo un graffio sul
braccio.
Quindi pensò a coloro che l’avevano catturata:
sapeva che erano membri di una razza che gli scienziati
del suo pianeta non avevano ancora studiato da vicino,
perché il loro livello di civiltà era troppo primitivo
per suscitare in essi un certo interesse. Erano tuttavia
individui assai intelligenti e lei non dubitava che un
giorno avrebbero acquisito le conoscenze tecnologiche
necessarie ai viaggi spaziali…ma ci sarebbe voluto
ancora molto tempo.
T’ally sentì un leggero rumore proveniente
dall'altra stanza e il suo pensiero tornò a Massimo, il
capo dei guerrieri che la tenevano prigioniera. Era
affascinata da lui: aveva un'aura carismatica che lo
circondava e che si poteva quasi toccare con mano e,
nonostante la situazione critica in cui si trovava, lei
non aveva paura. Tutto ciò era estremamente illogico,
così avrebbe detto il suo mentore, il Maestro Surak.
Avrebbe dovuto essere preoccupata, intrappolata com'era
in un pianeta sconosciuto, lontano dalle rotte
abitualmente percorse dalle navi stellari dei mercanti
vulcaniani, senza alcuna possibilità di trasmettere un
messaggio e chieder soccorso. T’ally pensò che Surak
sarebbe stato fiero del controllo da lei dimostrato dopo
la cattura, ma dubitava che il Maestro avrebbe approvato
le ragioni di tutto questo: si sentiva sicura in
presenza di Massimo, istintivamente sapeva che non le
avrebbe mai fatto del male. E questo la rendeva curiosa
nei suoi riguardi. La reazione nei confronti di lei,
escludendo lo stupore alla vista del suo sangue (il
sangue di quegli esseri era tanto differente dal suo?)
era stata completamente diversa da quella degli altri
uomini. Non aveva percepito in lui né paura né
disgusto, ma un grande interesse e perfino, anche se
solo per un momento, attrazione fisica nei suoi
riguardi. E, anche se era quasi imbarazzata nell’ammetterlo
con se stessa, la cosa le aveva fatto piacere, ne era
stata ben felice, perché trovava Massimo estremamente
attraente. Le orecchie arrotondate e le sopracciglia
erano un po' strane, ma il resto del suo viso, dal naso
dritto alla forte mascella barbuta e bocca sensuale, era
attraente e pieno di carattere. Ma quel che più l’aveva
colpita erano gli occhi: avevano il colore dell’acqua
che ricopriva gran parte del suo mondo, e mostravano la
bellezza del suo katra, il suo spirito vitale.
Quando l'aveva toccata, la mente, potente ed inesperta e
le forti emozioni di lui avevano urtato contro i suoi
scudi mentali con una forza inaspettata, e quella era la
ragione che l’aveva fatta in un primo tempo resistere
al suo tentativo di controllarle la ferita. Lei non si
era aspettata che lui potesse reagire in quel modo: i
Vulcaniani non si toccavano mai senza permesso, perché
si trattava di un’esperienza molto personale, ma
evidentemente la razza di Massimo non seguiva le stesse
regole, forse perché non erano telepatici, come aveva
presto scoperto. Solo quando era stata in grado di
rafforzare le sue barriere mentali, T’ally aveva
cessato di lottare e si era lasciata toccare. Ma adesso,
nel suo stato di tranquillità, si permise di rievocare
ciò che aveva appreso sul conto di lui durante il loro
contatto, che, purtroppo, non si era protratto molto a
lungo, e dopo aver meditato un po', giunse alla
conclusione che l'esperienza non era stata affatto
sgradevole. Proprio come per il suo aspetto fisico, lei
aveva trovato la sua mente non addestrata diversa, ma in
maniera piacevole. E adesso che aveva capito come
tenerla a freno, T’ally non vedeva l’ora che
accadesse di nuovo e non solo perché le avrebbe
consentito di avere un maggior numero di informazioni
sul suo mondo.
*****
La mattina dopo, Massimo si alzò sentendosi riposato
e pieno di energia. Aveva il morale alle stelle e non
solo perché sapeva che presto sarebbe tornato a casa.
Si sentiva di nuovo pervaso dall'emozione della scoperta
che lo aveva animato fin da ragazzo, quando aveva
servito come tribuno in Dacia e in Egitto. Aveva amato
studiare e comprendere le tradizioni e i costumi locali
perché, benché convinto che Roma fosse la luce, aveva
ritenuto che ovunque si potessero trovare cose giuste e
interessanti. Ma, con l’avanzare della sua carriera
politica e militare, l’aumento delle responsabilità
aveva finito con l’uccidere la sua curiosità al punto
che, al momento di iniziare le campagne in Germania, le
uniche cose che gli interessasse conoscere riguardo a
quei popoli erano stati i loro punti deboli, in maniera
da poterli usare contro di loro. C’erano quindi state
le sue tribolazioni in Africa e a Roma e Massimo aveva
praticamente perso tutto, compresa la voglia di vivere.
Ma adesso...Adesso era tutto diverso. Il suo incontro
con T-ally, quella bellissima e misteriosa creatura,
aveva spazzato via anni di abulia e disinteresse,
rendendolo di nuovo impaziente di conoscere ed imparare.
Massimo gettò via le coperte e, dopo qualche
esercizio di ginnastica per la regione lombare, si alzò
e iniziò la giornata. Si lavò con uno straccio e l’acqua
contenuta in un bacile, poi prese gli abiti che l’attendente
gli aveva preparato la sera prima. Quindi si pettinò i
capelli tagliati corti e si diede una spuntatina alla
barba (non troppo, a suo parere lo aiutava a proteggere
la faccia dal freddo). Una volta terminato, lasciò la
sua camera e si recò nell’andito, con il cuore che
batteva un po’ più veloce all’idea che avrebbe
rivisto T-ally.
Il suo sguardo andò immediatamente all’angolo
della stanza e un sospiro di sollievo gli sfuggì dalle
labbra vedendola seduta sul pagliericcio, ancora avvolta
nelle pellicce. Il viso di lei sembrò illuminarsi
quando lo vide, e un lento sorriso gli fiorì in
risposta sulle labbra.
“T-Ally.” Inchinò la testa in saluto, mentre
attraversava la stanza sino allo sgabello che aveva
usato la sera prima.
“Massimo.” fece lei replicando il suo gesto.
“Spero tu abbia dormito bene. Mi assicurerò che
stanotte tu disponga di un vero letto.” Massimo
indicò il pagliericcio ma, dal suo sguardo desolato,
comprese che lei non aveva capito nulla. Questo gli
strinse il cuore e, piegandosi avanti, le sfiorò il
braccio in segno di solidarietà. “Troverò un modo di
comunicare con te, lo prometto.” Enunciò, guardandola
negli occhi con intensità. Quindi fece per alzarsi, ma
si bloccò quando T-ally allungò la mano e toccò e
palpò il suo viso. Massimo rimase immobile,
domandandosi se lei volesse sfiorare i suoi lineamenti
come fanno i ciechi per capire come sono gli altri, ma
le sue dita cessarono la loro esplorazione sulla tempia
e sullo zigomo. Lui guardò affascinato mentre lei
chiudeva gli occhi e sembrava perdersi nei suoi pensieri
profondi tanto che, malgrado avesse la mente piena di
domande, rimase immobile, lasciandola continuare. Pochi
istanti dopo, T-ally aprì gli occhi e abbassò la mano,
prima di fargli un sorrisino.
Massimo rimase fermo dove era, finché un colpo alla
porta lo avvertì che l’attendente era arrivato con la
colazione. Così si alzò e andò ad aprire, incapace di
scacciare la sensazione che fosse appena accaduto
qualcosa di molto importante. Ma che cosa?
*****
Il secondo giorno della prigionia di T’ally
trascorse molto più in fretta del primo. Ancora una
volta lei passò il suo tempo nell’attesa del ritorno
di Massimo, la sua solitudine di tanto in tanto
interrotta dall’attendente che le portava abiti puliti
da indossare, acqua per lavarsi e le vuotava il vaso da
notte, ma c’era anche un’importante differenza. Non
era più spaventata da quel che le accadeva intorno, ed
inoltre aveva trovato una maniera magnifica per passare
il tempo. Quella mattina, aveva toccato ancora una volta
i pensieri di Massimo, acquisendo abbastanza nozioni
della sua lingua da poter comunicare con lui.
Adesso aveva bisogno di tempo per elaborare ciò che
aveva appreso, ma era rimasta sollevata dallo scoprire
che il latino, questo era il suo nome, era una lingua
alquanto logica.
Il resto del tempo lo passò in modo meno piacevole,
meditando su come avesse violato la mente di Massimo.
Certo, non aveva inteso danneggiarlo, ma soltanto
sondare i suoi pensieri per apprendere il suo modo di
parlare ma, secondo l’etica vulcaniana, aveva commesso
un terribile crimine, reso ancora più grave dal fatto
che la vittima non fosse telepate. T’ally sperò che
la soddisfazione di Massimo alla scoperta che adesso
potevano comunicare l’avrebbe aiutata a dimenticare
quel che aveva fatto…e il piacere che l’essere nella
mente di lui le aveva provocato. Aveva percepito come
egli fosse rimasto sorpreso dalle sue azioni, ed era
rimasta colpita da come lui si fosse sforzato di
rimanere fermo, lasciandola fare, con un grande senso di
rispetto per le sue usanze.
T’ally portò a termine le sue riflessioni nel
tardo pomeriggio, quindi tese le orecchie aspettando di
sentire la voce o almeno i passi di Massimo echeggiare
nel corridoio fuori dalla stanza. Quando finalmente lo
udì avvicinarsi, si sedette sul pagliericcio e si
esaminò i vestiti per vedere se erano sistemati bene:
non era stato semplice vestirsi con un braccio
incatenato, ma sperava di essere riuscita a farlo.
La porta si aprì e T-ally sentì dentro di sé una
strana, violenta emozione. Era felicità. Felicità che
lui fosse tornato da lei e a lei fosse dato di perdersi
nella sua potente presenza. In tutta la sua vita, aveva
conosciuto soltanto un altro uomo dotato di tale
personalità, e costui era il Maestro Surak. Ma al
contrario del katra del suo precettore, che era
imprigionato dalle regole ferree della logica e della
nuova filosofia di vista che stava insegnando alla sua
gente, lo spirito di Massimo era molto più
libero...più caldo...T’ally non poté che ammettere
di esser affascinata da lui e di desiderare di
conoscerlo meglio. Per un breve istante, pensò che il
Maestro Surak non avrebbe approvato il suo
comportamento, ma scacciò risolutamente quel pensiero:
i Vulcaniani erano esploratori assetati di nuove
conoscenze e quell'uomo rappresentava un universo da
scoprire.
"T-ally?" La voce di Massimo la richiamò
alla realtà e lei sorrise al modo particolare in cui
lui aveva pronunciato il suo nome. Era appena entrato
dentro la stanza e, dopo aver posato il mantello sullo
schienale di una sedia, le si avvicinò.
"Massimo." lo salutò lei.
"Spero tu abbia trascorso una buona giornata e
non ti sia troppo annoiata."
Un brivido le corse lungo la schiena quando comprese
il significato di quelle parole pronunciate con voce
calda e profonda. Si fece coraggio ed ordinò alle
labbra di rispondergli, "La mia giornata è stata
buona e non mi sono annoiata, Massimo."
T’ally vide i suoi bellissimi occhi verdazzurro
dilatarsi per lo stupore.
"Tu...Tu mi capisci?" sussurrò
meravigliato, crollando a sedere sullo sgabello.
Lei annuì. "Sì."
"Come?"
"E'...un trucco del mio popolo." T’ally
detestava l'idea di non potergli dire di più, i
Vulcaniani non mentivano, ma sapeva che lui non avrebbe
compreso la verità nella sua interezza. La razza di
lui, quella umana, aveva ancora molta strada da
percorrere prima di poter accettare il concetto che
potessero esserci altri pianeti abitati.
“Gli elfi? Questo è un trucco degli elfi?”
T’ally si irrigidì, non sapendo che cosa fossero
gli Elfi, e scosse la testa. “Non gli elfi. I
Vulcaniani.”
“Vulcaniani?” ripeté Massimo quasi assaporando
sulle labbra la stana parola. “Sei una Vulcaniana?”
“Sì.”
“Oh.”
La fissò a lungo e lei poté leggere nei suoi occhi
espressivi come la sua mente stesse lavorando per
razionalizzare quel che aveva appena sentito, provando
ad adattare alle sue conoscenze le nuove informazioni.
Infine scrollò le spalle e disse, “Mi dispiace, ma
temo di non aver mai sentito parlare del tuo popolo.”
“Non ne sono sorpresa, solo pochi umani ci
conoscono.” Ancora una volta, non stava mentendo, ma
semplicemente manipolando un po’ la verità:
dopotutto, solo Massimo e i soldati che l’avevano
catturata conoscevano la sua esistenza.
“Vedo,” annuì lui, piegandosi in avanti, “Sei
sola qui?”
“Sì. Io sono un’esploratrice.” Lui strizzò
insospettito gli occhi e lei si affrettò ad aggiungere,
“Non sono una spia, solo un essere molto curioso, come
tutti i Vulcaniani.” Lui si calmò e lei continuò,
“La mia nave si è guastata e ho fatto un atterraggio
d’emergenza…”
“Allora hai percorso molta strada. Il mare è
lontano da qui.”
T’ally si irrigidì per la confusione, finché
comprese che lui era convinto fosse una naufraga. “Beh,
sì…ho camminato parecchio.”
“Credi che i tuoi verranno a cercarti?”
“Non lo so.” replicò lei con sincerità,
abbassando la testa e lasciando trasparire nella voce
una certa preoccupazione. Ma perché? Temeva che i
Vulcaniani, credendola morta, non andassero a cercarla?
O forse temeva che essi venissero e la portassero via da
Massimo? Erano domande difficili, alle quali non era
pronta a rispondere.
Massimo percepì il suo disagio e si sporse per
sfiorarle la mano. Lei alzò gli occhi per guardarlo
reagendo al modo in cui le dava conforto e alla serietà
del suo sguardo.
“Non hai niente da temere. Ti proteggerò finché i
tuoi non verranno a prenderti e a riportarti a casa. Ma
devi promettermi che non tenterai di allontanarti: solo
accanto a me sarai al sicuro.”
T’ally annuì lentamente, ipnotizzata dal suo
sguardo e dalla sua voce, “Lo prometto, Massimo:
starò con te.”
“Bene.” Lui si alzò e le sorrise, rompendo l’incantesimo
che aveva gettato su di lei. “E visto che sei mia
ospite, non mia prigioniera, credo sia giunto il momento
di liberarti da queste catene.” Si inginocchiò vicino
a lei, prese una chiave che teneva nascosta sotto i
vestiti, liberandole subito il braccio. “Per la tua
sicurezza, fuori da qui faremo credere ai soldati che
sei mia schiava, che mi appartieni. Ma nei miei
quartieri, e nel mio cuore, tu sarai sempre libera e
pari a me.”
“Sì, Massimo. Capisco le tue ragioni e le approvo.
Credo che sia l’azione più logica da compiere.”
Massimo inarcò un sopracciglio alla curiosa scelta
dei termini, quindi si alzò e l’aiutò a mettersi in
piedi.
“Vieni, stasera mangeremo stando a tavola. Ho molte
cose da chiederti, e vorrei farlo stando comodamente
seduto, con davanti del cibo caldo e un buon bicchiere
di vino.”
T’ally fece una smorfia ricordando la bevanda
rossastra della notte prima, il ché causò a Massimo
una cordiale risata. “Non preoccuparti, per te niente
vino, solo acqua pura!”
E così dicendo la invitò a seguirlo a tavola.
*****
Nei giorni seguenti, la vita alla fortezza procedette
secondo consuetudine, mentre Massimo restava in attesa
del suo successore e si preparava per il viaggio in
Hispania. Le tribù dall’altra parte del confine
rimasero tranquille, avendo sofferto molto il rigido
inverno e i legionari ne approfittarono per dedicarsi
alla manutenzione delle vecchie strade e alla
costruzione di nuove. Massimo usò quell’abbondanza di
tempo libero per restarsene nel suo studio o nei suoi
alloggi privati a chiacchierare con T-ally. Gli piaceva
parlare con lei e ascoltare della sua terra, tanto
quanto a T-ally piaceva sentirgli raccontare dell’impero
e di Tergillium. La Vulcaniana (lui non aveva ancora ben
capito dove si trovasse quella terra, forse in Asia,
oltre l’Impero dei Parti?) si era adattata
splendidamente bene alle abitudini della legione e a
quelle personali di lui. Infatti era diventata così
esperta riguardo alle sue preferenze, da quanto calda
dovesse essere l’acqua del bagno, a come voleva che
venisse piegata la sua roba, che aveva sostituito l’attendente
nel prendersi cura della sua persona. Capiva al volo
quando lui voleva essere lasciato solo e quando
desiderava compagnia per chiacchierare, adattandosi alla
sua vita in modo così perfetto, come la tessera di
smalto a un mosaico, che ben presto lui si convinse che
lei ne avesse sempre fatto parte.
I soldati della fortezza avevano accettato la sua
nuova "schiava"senza troppi problemi poiché,
su ordine del generale, coloro che l’avevano catturata
non avevano sparso la voce riguardo la sua strana natura
e lei aveva cura di nascondere le orecchie a punta sotto
una bianca palla di morbida lana che Massimo le
aveva dato e che s'intonava alla sua carnagione. Non
aveva mai ricevuto strane occhiate, ma sguardi
sinceramente ammirati, perché era veramente una
bellissima donna. Tuttavia i legionari sapevano che era
una proprietà del generale e nessuno di loro ci aveva
provato con lei. Anzi, a dire il vero, gli uomini erano
felici che il loro amato capo si fosse portato una donna
nei suoi quartieri: tutti sapevano quel che era accaduto
a sua moglie e quanto la morte di lei lo avesse scosso,
ed erano felici di vedere come avesse iniziato a
riprendersi dopo la tragedia. Solo Mario, il centurione
che per primo aveva scoperto la creatura, aveva avuto
delle riserve sul fatto che lei condividesse con il
generale l'alloggio e la vita, almeno i primi tempi. Ma
poi aveva pensato a Massimo, le cui imprese in battaglia
e nell'arena erano diventate leggendarie; all'uomo che
era risorto dalle sue ceneri come l'araba Fenice;
all'uomo che aveva sfidato e sconfitto un tirannico
imperatore quando non era che uno schiavo, e aveva
deciso che non c'era ragione di preoccuparsi per una
donna, strana o normale che essa fosse. E allora Mario
si tranquillizzò, felice, come il resto delle truppe,
per il sorriso che lei aveva fatto rinascere sulla bocca
di Massimo.
*****
Man mano che il tempo passava, Massimo cominciò a
rendersi conto che la sua attrazione per T-ally
aumentava e si approfondiva, andando oltre la semplice
curiosità per i loro diversi usi e costumi. Era
interessato alla sua vita come un uomo verso una donna e
non era semplice desiderio fisico. Si stava innamorando.
Era la prima volta in così tanti anni che quasi gli era
venuto un colpo quando se n'era accorto. Ma si era
ripreso in fretta, felice com'era stato di scoprire che
il suo cuore era finalmente guarito. Non avrebbe mai
dimenticato Selene, e avrebbe sempre rimpianto la vita
che non avevano potuto condividere. Ma adesso era tempo
di guardare avanti ed era sicuro che la defunta moglie
avrebbe approvato, anche se la donna che aveva
risvegliato il suo amore era tanto diversa da lei, da
lui e dalla razza umana in genere. A volte si era
chiesto se non fosse diventato matto a provare
sentimenti tanto profondi nei riguardi di una così
strana creatura, ma aveva respinto il pensiero. Non
gliene importava. Era pronto ad accollarsi i suoi rischi
con lei, dopotutto non aveva niente da perdere e tanto
da guadagnare. Ma era più semplice a dirsi che a
farsi...Non sapeva niente delle usanze vulcaniane
concernenti l'amore e il corteggiamento e temeva di far
qualcosa di sbagliato nei riguardi di T-ally...qualcosa
che avrebbe potuto offenderla o spaventarla. Per questo
cominciò ad osservarla meglio, specie quando erano
soli, spiando i suoi movimenti e le reazioni nei suoi
riguardi, cercando di scoprire se lei provava solo
gratitudine nei suoi riguardi o lo trovava per lo meno
attraente come uomo. Il compito non era semplice, ma
Massimo era un uomo paziente e determinato ad avere
successo.
*****
Uno strano oggetto che volava nel cielo attrasse lo
sguardo di T’ally, che smise di sistemare le pellicce
sul letto appena rifatto di Massimo e guardò fuori
dalla finestra per vedere cosa stesse succedendo.
Aldilà delle mura del forte, dei legionari più esperti
stavano insegnando ad alcune reclute a maneggiare le
catapulte. T’ally osservò uno dei centurioni istruire
un giovane, prima che un'altra palla di pietra fosse
scagliata in aperta campagna. Quindi lasciò ancora una
volta vagare lo sguardo sull'intero accampamento
militare. I Romani potevano anche essere un popolo
primitivo rispetto ai suoi modelli, ma l'organizzazione
del loro esercito era veramente impressionante. Nessuna
meraviglia che fossero i padroni del mondo conosciuto,
come le aveva detto Massimo. Massimo...quasi senza
volerlo, riprese in mano la pelliccia che aveva appena
posato e se la portò al viso, annusando l'odore
naturale del generale. Era così mascolino e pulito...
Si scrollò, ritornò al suo lavoro e rimise la pelle
sul letto. Quindi si guardò intorno per vedere se c'era
ancora qualcosa da sistemare. I suoi occhi scuri
percorsero la stanza, ancora una volta paragonando il
semplice, caldo mobilio in legno scuro con il freddo,
tecnologico arredamento a cui era abituata. I semplici
utensili che poteva vedere sul tavolo o nella credenza
erano simili a quelli che aveva ammirato nei musei
storici del suo pianeta, una prova evidente che,
nonostante le loro diversità biologiche, Umani e
Vulcaniani non erano poi tra loro così differenti.
Soddisfatta che tutto fosse a posto, T’ally prese
un rotolo dal mucchio sul tavolo e si sedette sul divano
a leggere. Massimo era uscito dalla fortezza per
controllare lo stato della sezione del Vallo di Adriano
di sua competenza e non sarebbe stato di ritorno che
molto più tardi. T’ally amava leggere: era un
piacevole passatempo e anche un modo per imparare cose
nuove sulla storia e le tradizioni dei Romani. Le
permetteva anche di conoscere meglio i gusti di Massimo,
aiutandola a conoscere meglio lui. Ne era affascinata, e
avrebbe voluto scoprire tutto sul suo conto. In più di
un'occasione, aveva desiderato sondare con delicatezza
la sua mente,volendo sentire i pensieri di lui
pervaderla, ma si era trattenuta, non ritenendo giusto
fargli una cosa del genere senza il suo permesso. La
prima volta era stato necessario per imparare il modo di
comunicare con lui, ma adesso non aveva altre scuse, a
parte il proprio desiderio. T’ally si chiese come
l'avrebbe giudicata il Maestro Surak, ma anche quel
pensiero sobrio non era sufficiente a ad alleviare
quella che stava diventando una necessità impellente.
Le sue riflessioni vennero interrotte da un forte
brusio che veniva dal corridoio, causato da molte voci
preoccupate che parlavano tutte insieme.
"Bisogna metterlo a letto!"
"Dov'è Valeriano?"
"Antonio è andato a cercarlo."
"Spero che faccia presto, sta perdendo un
mucchio di sangue!"
Le voci si fecero più vicine, quindi la porta degli
appartamenti di Massimo venne spalancata e numerosi
soldati si precipitarono dentro recando una barella. T’ally
balzò in piedi e gli occhi le si spalancarono per
l'orrore quando vide che stavano trasportando un Massimo
svenuto e mortalmente pallido. Seguì gli uomini fino
alla camera da letto del generale e li guardò dirigersi
verso il letto. I suoi occhi percorsero la forma dell’uomo
svenuto e si lasciò scappare un grido strozzato quando
vide le condizioni della sua gamba destra: era
completamente coperta da del liquido rosso che lei capì
essere il sangue umano e piegata in un modo innaturale.
"Che è successo?" un altro uomo irruppe in
scena e i legionari che circondavano il letto si
scostarono per lasciarlo passare.
"Valeriano, il cavallo del Generale è rovinato
a terra, e lo ha trascinato nella sua caduta. La gamba
gli è rimasta imprigionata sotto il peso
dell'animale."
"Umh…" il chirurgo tagliò via le brache
di Massimo scoprendo l'arto infortunato. Un gemito
collettivo si udì nella stanza non appena il tessuto
impregnato di sangue venne scostato, rivelando la gamba
martoriata. Le ossa del ginocchio si erano fracassate
lacerando la pelle e bianchi spuntoni s'intravedevano
attraverso i muscoli. T’ally ebbe un conato di nausea
a quella vista e all’odore del sangue e il cuore le si
strinse per la pena, sapendo che era il sangue di
Massimo.
Il medico imprecò sotto voce poi fece, rivolto ai
presenti, “Mi dispiace, ma non posso fare molto per
lui.”
“Che cosa?”domandarono i soldati quasi all’unisono
con voci colme di incredulità.
“Le ossa sono fracassate e il midollo contaminato
dalla sporcizia…Rimuoverò le schegge e cauterizzerò
la ferita, ma non credo che sopravvivrà all’infezione.”
“Potresti…potresti amputare l’arto?”domandò
uno dei legionari e T’ally, che aveva ascoltato
terrorizzata le parole del medico, quasi svenne alla
sola idea di quel che ciò avrebbe implicato.
“No,” un profondo sospiro di sconfitta, “E’
troppo debole, potrebbe non superare l’operazione e in
ogni caso credo che questa gli causerebbe solo un’inutile
sofferenza.” Il medico inghiottì a fatica, “La sola
cosa che posso fare è alleviargli il dolore nell’attesa
che il destino segua il suo corso.”
Un pesante silenzio cadde nella stanza, quando tutti
compresero quel che il chirurgo aveva detto. Senza
aggiungere altro, Valeriano si chinò sul suo paziente e
usando lunghi strumenti di metallo allargò la ferita e
rimosse i pezzi d’osso. Quindi estrasse un coltello
dalla sua sacca di cuoio, lo posò su un braciere pieno
di carbone finché non si arroventò. “Tenetelo fermo,”ordinò
il chirurgo e T’ally guardò i soldati afferrare
Massimo per le braccia e le gambe immobilizzandolo
contro il letto. La lama incandescente fu appoggiata
contro la ferita e un fetore di carne bruciata invase la
stanza. Alcuni dei legionari divennero pallidi come
cenci e sembrarono sul punto di vomitare, ma Massimo
rimase provvidenzialmente svenuto. Valeriano coprì
allora la pelle ustionata con un cataplasma e la fasciò
con delle bende. Dopo questo, Massimo venne spogliato
dell’uniforme e rivestito con una veste da notte
pulita. Giusto il tempo di adagiarlo sul materasso e
già la sua fronte iniziò a bagnarsi di sudore e le
guance a prendergli fuoco. Il chirurgo posò la mano
sulla fronte del generale e confermò quel che tutti
avevano compreso: una febbre altissima aveva iniziato a
divorarlo.
"Schiava? Schiava!"A T’ally occorsero
alcuni istanti per rendersi conto che Valeriano si stava
rivolgendo proprio a lei.
“Sì, signore?”
“Come ti chiami?”
“T’ally”
“Bene, T-ally. Sei fedele al tuo padrone?” gli
occhi bruni del medico la fissavano duri.
“Con tutta me stessa,” rispose lei con grande
sincerità.
“Bene,” annuì lui soddisfatto, “Ho bisogno del
tuo aiuto. Manderò dei soldati a procurare acqua fredda
dal ruscello e tu la userai per fare delle continue
spugnature al tuo padrone. Io andrò a preparargli un
decotto a base di erbe per alleviargli il dolore e
combattere l’infezione. Tornerò appena possibile.”
“Sì, signore.”
“In quanto a voi,” e il chirurgo si rivolse ai
soldati, “tornate al vostro dovere: non potete far
niente per lui e troppe persone attorno non gli giovano.
Vi terrò al corrente sulle sue condizioni.”
Gli uomini annuirono malvolentieri, ma ubbidirono, e
lasciarono la stanza dopo aver dato un’ultima occhiata
alla sagoma immobile del loro generale, seguiti da
Valeriano.
Non appena furono soli, T’ally prese una sedia e l’avvicinò
al letto, sedendosi e guardando il viso di Massimo.
Sembrava tanto fragile e indifeso! Sapeva che gli Umani
erano più deboli dei Vulcaniani, ma fino a quel momento
Massimo le era sembrato molto più forte di quanto in
realtà non fosse. Erano state la sua personalità e la
sua volontà di ferro a dare quell’impressione, ma
adesso che era svenuto, la sua fragilità la colpì con
forza, facendole sentire un groppo in gola.
*
T’ally trascorse le ore successive al fianco di
Massimo, bagnandogli il corpo bruciante, man mano che la
febbre peggiorava, dandogli dell’acqua da bere per
rimpiazzare i liquidi che perdeva sudando e cercando di
trattenerlo quando, in preda al delirio, si dimenava nel
letto. Quando lui era vittima di quegli attacchi, le sue
grida rauche e i suoi occhi brucianti e appannati la
riempivano di disperazione, poiché le era
insopportabile vederlo in quello stato, e così fu
felice quando il delirio cessò ed egli svenne un’altra
volta. Sperava che potesse essere un buon segno, ma
quando Valeriano ritornò a controllare le condizioni di
Massimo, lei non lesse sollievo e soddisfazione sul suo
viso esausto. Invece notò qualche lacrima bagnargli le
guance. “E’ quasi arrivata la fine,” disse
scoraggiato, “E’ così debole…Non passerà la
notte.” Quindi se ne andò a testa bassa e passo
stanco.
Il mondo cessò di esistere quando la straziante
verità di quelle parole si fece strada nella mente di T’ally.
Massimo stava morendo a causa di una ferita che su
Vulcano sarebbe stata sanata in pochi istanti, ma che
era inguaribile per la scienza dei Romani. Era
terribile. Era ingiusto. Per la prima volta da quando
era ancora una bambina inesperta, T’ally sentì le sue
emozioni diventare tanto potenti da non poterle
controllare, e trovò conforto nelle lacrime, cadendo in
ginocchio vicino a Massimo e posandogli la testa sul
petto, mentre con la mano gli carezzava la fronte e le
guance brucianti.
Negli anni che seguirono, T’ally non seppe mai se
fu una semplice coincidenza che le fece allineare la
dita contro i punti di contatto mentale di Massimo, o se
invece lo fece inconsciamente, ma sta di fatto che
presto si ritrovò dentro la mente di lui, circondata da
dolore e sofferenza. Ma all’interno di quel turbine di
malattia, vide che la fiamma della sua voglia di vivere
bruciava ancora. Era debole e stava svanendo…ma era
lì. C’era solo una cosa che T’ally potesse fare e
la fece, dimenticando l’etica vulcaniana e gli
insegnamenti del Maestro Surak. Chiuse gli occhi e si
concentrò, chiudendo il mondo fuori, finché cadde
nella trance curativa che la sua gente usava per curare
i corpi. Concentrò in Massimo tutta l’energia
risanatrice generata dalla propria mente, donandogli
forza, aiutandolo nel processo di rigenerazione delle
cellule e combattendo l’infezione che lo stava
uccidendo.
T’ally non sapeva quanto tempo avesse passato in
contatto profondo con Massimo, ma pian piano cominciò a
rendersi conto che l’infezione era completamente
sparita e che la forza interiore e la voglia di vivere
del generale si erano accresciute. Era fuori pericolo,
ed era venuto il tempo di lasciarlo. Lei cominciò a
ritornare in se stessa, ma si ritrovò circondata dall’essenza
stessa di Massimo, che adesso la teneva prigioniera.
<<Chi c’è?>> domandò lui.
<<Sono io, Massimo…>> rispose lei,
sorpresa che lui l’avesse percepita dentro di sé.
<<T-ally?>> c’era sorpresa ma non
timore, nella voce di lui, <<Che ci fai
qui?>>
<<Ti sto aiutando a guarire da una gran brutta
ferita.>>
<<Un altro dei tuoi trucchi vulcaniani?>>
<<Sì…>> in altre circostanze, T’ally
avrebbe riso alla sua battuta scherzosa, ma la
situazione cominciava a farsi pericolosa per lei. Mentre
Massimo rifletteva sulle sue parole, lei percepì la
forza della sua mente accrescersi ulteriormente e la
barriera che la circondava assunse le apparenze di un
solido muro. Massimo era curioso e voleva tenerla in
sé. Ma era terribilmente rischioso. T’ally era molto
indebolita dal lungo contatto e stava rischiando di
trovarsi intrappolata per sempre nella mente di lui, il
che avrebbe portato entrambi alla pazzia, se non se ne
fosse andata subito. Percepì il panico crescerle
dentro, ma si sforzò di mantenere il controllo, mentre
sentiva Massimo sondarle delicatamente i pensieri.
<<Massimo,>> gli disse usando un tono
quanto più possibile autoritario, <<Massimo, devi
lasciarmi andare. Subito.>>
<<Perché?>>
<<Perché sta cominciando a diventare
pericoloso.>>
<<Oh. Mi dispiace. Non lo sapevo.>> Era
così mortificato che lei ebbe la necessità di
rassicurarlo.
<<Va tutto bene. Non è successo niente d’irreparabile.
Ma adesso devo andare.>>
<<Come vuoi…>> il muro che la
imprigionava scomparve e T’ally si ritrasse subito,
lasciando la mente di Massimo e rientrando nella
propria. Appena prima di uscire, poté sentire la calda
voce di lui mormorare <<Grazie, T-ally…>>
T’ally stava ancora sorridendo quando la vista le
si snebbiò e lei si ritrovò a fissare il muro di
fronte a lei.
Trasse un profondo respiro, prima di alzarsi. Le sue
ginocchia protestarono e si domandò quanto tempo avesse
passato inginocchiata: per una volta il suo senso del
tempo vulcaniano non funzionò, forse a causa della sua
stanchezza. T’ally era esausta, ma la visione di
Massimo che riposava tranquillo, il respiro regolare e
le guance non più brucianti di febbre la fecero sentire
bene come non si era mai sentita. Dopo un’ultima
occhiata all’umano assopito, raggiunse il suo letto e
crollò addormentata non appena la sua testa ebbe
toccato il cuscino.
*
Il grande campo la circondava e il suo odore
fragrante e dolce le saturava le narici. Si trovava nel
mezzo di esso, nell'erba bronzo dorata, i cui lunghi
steli erano agitati nel vento. Non aveva mai visto quel
genere di vegetazione, ma sapeva che il suo nome era
grano. Si guardò intorno e vide un paesaggio
sconosciuto di colline delicatamente arrotondate, di
campi biondi e alberi alti allungarsi per quanto i suoi
occhi potevano vedere. Tutto era pacifico e bello.
Improvvisamente, due cavalli apparvero lungo una strada:
essi galoppavano nella sua direzione, nitrendo festosi.
Avanzò finché ebbe raggiunto il sentiero coperto di
ghiaia e attese che i due cavalli, i mantelli bai lucidi
sotto il sole, si avvicinassero. Essi si fermarono e lei
allungò la mano per accarezzare al più vicino il muso
morbido, ma si irrigidì quando notò che le dita che
vedeva non erano le sue, delicate e sottili, ma erano
spesse e callose. Le dita di un uomo. Le dita di
Massimo.
T’ally si svegliò all'improvviso, scattando a
sedere sul letto, gli occhi spalancati nel buio, mentre
udiva Massimo esclamare, <<Argento, Scarto, come
state, ragazzacci?>> Ma non stava parlando a voce
alta: l'aveva fatto nel sogno e la sua voce era
echeggiata nella mente di lei, come il sogno stesso.
Chiuse gli occhi e, ancora una volta, le immagini di
Tergillium, la terra natale di Massimo, la invasero. Ma
com'era possibile? Come poteva la sua mente unirsi a
quella di lui senza che ci fosse, fra di loro, alcun
contatto fisico? T’ally liberò la testa da tutti i
pensieri e risalì all’origine delle immagini
provenienti da Massimo. E fu così che lo trovò. Un
legame. Un legame che univa la sua mente a quella di
Massimo nella maniera più vincolante in cui un
Vulcaniano potesse essere unito ad un’altra persona.
Un indissolubile, indistruttibile legame che li
avrebbe avvinti per sempre, nella vita e nella morte.
*****
Accolto da rumorosi saluti di benvenuto, Massimo
attraversò il Pretorio per la prima volta dopo
l'incidente, che era accaduto da circa un mese. I
soldati avevano temporaneamente lasciato le loro
occupazioni per essere presenti quando il loro Generale,
come lui sarebbe sempre stato, anche se la legione era
adesso sotto il comando di un altro, avrebbe mosso i
primi passi all’esterno, desiderando constatare con i
loro stessi occhi che stesse davvero bene. E così era,
anche se necessitava ancora delle stampelle per muoversi
ed era un po'pallido. Ma il sorriso sul viso di
Valeriano confermava che tutto andava bene per Massimo,
anche se il vecchio medico stava ancora cercando di
spiegarsi la guarigione del suo generale.
"Miracolo" era la sola parola adatta a
descrivere ciò che era accaduto. Era andato a dormire
una notte, crollando esausto sul letto privo di forze e
con il cuore spezzato al pensiero che al suo risveglio
avrebbe con tutta probabilità dovuto constatare il
decesso del suo comandante e amico. Ed invece, il
mattino successivo, non solo aveva trovato il suo
paziente ancora vivo, ma l’infezione e la febbre erano
scomparse. Solo la gamba aveva ancora bisogno di tempo
per rimettere in sesto le ossa fratturate. Era stata la
cosa più stupefacente che Valeriano avesse visto mai e,
malgrado come uomo di scienza, non amasse il mistero,
per una volta accettò quel che era accaduto, scegliendo
di credere che fosse un’altra dimostrazione della
volontà degli dei di non lasciar morire Massimo.
*****
Massimo era seduto sul letto, la schiena appoggiata
alla spalliera, le gambe distese in avanti. I suoi
muscoli erano contratti e stanchi, ma era compiaciuto da
come si muovesse il ginocchio. Aveva subito una lesione
molto seria e ci sarebbe stato bisogno di tempo per
recuperare la piena efficienza. No, Massimo non temeva
di poter restare zoppo, era più preoccupato per il
comportamento di T-ally. Dal giorno in cui era tornato
in sé dopo la febbre, la donna vulcaniana era stata
distante, addirittura fredda con lui, pur continuando ad
occuparsi con grande attenzione alla sua salute. Lo
aiutava ad eseguire gli esercizi che Valeriano gli aveva
prescritto per recuperare l'uso del ginocchio, e gli
massaggiava ogni sera la schiena, cancellando con le sue
dita abilissime i dolori che la postura scorretta nel
camminare provocava ai suoi muscoli, aiutandolo a
riposare bene. Ma una volta terminati i suoi compiti,
lei si richiudeva nel suo guscio, restandosene
silenziosa e preferendo passare le serate da sola a
leggere. Massimo aveva nostalgia delle loro lunghe
chiacchierate dopo cena, quando avevano discusso dei
rispettivi paesi o commentato qualcosa che lei aveva
letto in qualcuno dei rotoli. E, cosa più importante,
aveva nostalgia del calore dei suoi sorrisi e dei
piccoli tocchi casuali quando lei era eccitata da
qualche novità.
Si sentiva altresì impotente perché aveva la
sensazione precisa che qualcosa fosse capitato alla
donna e voleva aiutarla, ma ogni volta che provava a
parlarle, lei rispondeva che era tutto a posto. E poi c’era
la questione di quegli strani sogni che aveva
incominciato a fare, nei quali si ritrovava in una
strana terra con due soli e nessuna luna…Un posto in
cui tutti gli abitanti rassomigliavano a T-ally….
L’oggetto delle sue elucubrazioni attraversò la
stanza con una pila di abiti piegati ed ancora una volta
Massimo notò la sua tristezza. Quell’evidente dolore
gli strinse il cuore e decise che era venuto il momento
di ottenere delle risposte. Non si poteva andare avanti
così ancora per molto e lui desiderava, anzi voleva,
riavere indietro la donna di cui si era innamorato.
“T-ally, per favore, prendi una sedia e siediti qui
vicino a me. Noi due abbiamo bisogno di parlare.” Usò
il suo tono di voce più autoritario, cogliendola di
sorpresa e bloccando qualsiasi scusa lei avesse provato
a scovare. Lei fece quel che le era stato detto e
aspettò che lui parlasse, a testa china per evitare il
suo sguardo.
“Ricordi la prima sera in cui abbiamo parlato,
T-ally? Ricordi che ti promisi che ti avrei protetto?”
Cominciò lui e la vide annuire e lanciargli uno sguardo
fugace. “Quando dissi queste cose, lo feci perché era
una mia responsabilità, ma anche perché desideravo che
tu mi fossi amica. E’ passato del tempo, siamo
arrivati a conoscerci e a diventare amici… Non è
così?” Lei annuì ancora e Massimo continuò,
soddisfatto che lei lo stesse ascoltando, “Bene,
T-ally, ti parlo ora come ad un’ amica che mi è cara.”
E come un uomo che ti ama, ma questo non lo disse a voce
alta. “Che è successo,
T-ally? Perché non mi parli più? Ho fatto qualcosa
di sbagliato? Ti ho mancato di rispetto? Per favore,
spiegamelo.” Lei quasi sobbalzò, quando lui allungò
una mano per prendere la sua. “Parlami, per favore.”
le disse con intensità e lei alla fine alzò gli occhi
per guardarlo. La vide inghiottire a fatica, quindi
annuire nuovamente, ma con un’aria più risoluta.
“Hai ragione, Massimo, dobbiamo parlare. Io…ho
bisogno di chiederti scusa per il mio comportamento
vergognoso.”
Massimo aggrottò la fronte a quella scelta di
parole: “vergognoso” era un aggettivo troppo forte
per come lei si era comportata negli ultimi giorni.
“Non hai bisogno di scusarti, volevo solo sapere
perché sei così triste.”
“Perché ho fatto una cosa terribile: ho violato la
tua mente.”
Massimo spalancò gli occhi. “Che hai fatto?”
“Ho violato la tua mente. E’ lo stesso di uno
stupro, anche se mentale e non fisico.” T-ally
abbassò il capo per la vergogna e lui comprese che per
lei si trattava di una faccenda molto seria.
“Come…Com’è potuto accadere? Per favore
spiegati meglio perché non so neanche di che cosa tu
stia parlando.”
“I Vulcaniani sono telepati…ciò significa che
hanno la capacità di comunicare con il pensiero. Di
solito lo si fa sfiorandosi reciprocamente ed è molto
comune tra parenti e amici intimi.” Si fermò e lo
osservò per studiare le sue reazioni. Massimo annuì e
lei continuò, “Siamo anche in grado di controllare i
nostri corpi e di “canalizzare” le forze vitali
verso un particolare organo o arto per curarci da soli,
se siamo feriti o malati.” Si fermò un attimo e lui
la incoraggiò a continuare: niente di quel che aveva
ascoltato fino a quel momento gli era sembrato
particolarmente malvagio, sebbene fosse di certo molto
strano!
“La notte dell’incidente, le tue condizioni
peggiorarono così tanto che Valeriano era convinto che
saresti morto prima che facesse mattino e disse che non
poteva far niente per salvarti…Il midollo delle tue
ossa si era infettato, e allora…” T-ally guardò un
attimo dall’altra parte per cercare di darsi un
contegno, ma quando tornò a guardarlo in viso aveva gli
occhi pieni di lacrime. “Io…sono entrata nella tua
mente per aiutare il tuo corpo a superare l’infezione…dividendo
con te la mia forza vitale.”
Massimo la fissò stupito, ma infine le credette.
Valeriano gli aveva detto più di una volta che era un
miracolo se era ancora vivo e adesso sapeva che il suo
miracolo aveva un nome: T-ally. Non dubitò di lei un
solo istante: gli stava dicendo la verità, lo sapeva
con la mente e con il cuore.
“Ti prego, Massimo…perdonami.” La voce di
T-ally interruppe i suoi pensieri ed egli si accorse di
come la donna stesse adesso piangendo.
“Perdonarti? E di che cosa? Dovrei inginocchiarmi
ai tuoi piedi e ringraziarti! Mi hai salvato la vita! Mi
hai salvato! Come potrei mai chiamarlo stupro? Io penso
che il tuo sia stato un gesto meraviglioso…un gesto di
altruismo… d’amore.” Massimo era impressionato e
sopraffatto da quel che lei aveva fatto per lui e la
gratitudine traspariva dalla sua voce ma, con sua grande
meraviglia, questo non cancellò la tristezza di T-ally.
Essa rimase a testa china. “Tu non sai tutto.”
“Allora dimmelo.”
“Ho perso il controllo della situazione, mentre
eravamo uniti ed è accaduto qualcosa di irreparabile.”
“Che cosa?” La sollecitò lui.
“Le nostre menti hanno intrecciato un legame. Un
legame mentale inscindibile, che ci terrà uniti per il
resto della nostra vita.”
“Oh.”Massimo tacque, ponderando ciò che lei gli
aveva detto. Legati per la vita…Questo avrebbe dovuto
preoccuparlo, spaventarlo, invece non gli sembrava poi
così male. Anzi, al contrario, gli dava un senso di
appartenenza che non aveva più sentito dacché la sua
famiglia era stata sterminata. Apparteneva a T-ally e
lei a lui…Il suo corpo reagì a quell’idea e un
brivido gli percorse la schiena. Un brivido di
desiderio.
“Questo legame, per il tuo popolo è qualcosa come…il
matrimonio?”
T-ally inarcò un sopracciglio, incapace di
nascondere la propria sorpresa. “Come lo sai?”
“Allora, è così?”
“Sì. Questa è l’unione più definitiva tra due
Vulcaniani.”
“Interessante.” Massimo non poté trattenersi dal
sorridere. L’idea di essere sposato con T-ally era
estremamente piacevole.
Gli occhi di lei si allargarono per lo stupore. “Ma
come? Lo trovi interessante? Non sei in collera con me?”
Lui ritornò serio. "No, non sono in collera.
Anzi, l'idea mi piace. E' qualcosa di totalmente diverso
da quel che ho conosciuto e sperimentato in vita mia, ma
sembra così bello...Potresti mostrarmi come funziona
questo legame?"
"Davvero lo vuoi? Ne sei sicuro?"
"Certo."Massimo non era mai stato tanto
sicuro in vita propria.
T-ally lasciò la sedia per accomodarsi sul materasso
accanto a lui e allungò la mano destra verso il suo
viso."Chiudi gli occhi," gli sussurrò e lui
ubbidì. Sentì le dita di lei premere delicatamente
contro la tempia e la guancia, quindi percepì una
sensazione di calore, come se qualcosa gli scivolasse
nella mente. Sembrava che qualcosa lo stesse sfiorando e
lui si ritrasse istintivamente.
<<Shhh, Massimo...rilassati. Sono io, T-ally...>>
<<T-ally...sei davvero tu. Posso sentirlo. Tu
sei qui...dentro di me.>>
<<Sì.>>
<<E' bellissimo. Strano, insolito...ma
bellissimo.>>
<<Sì, lo è,>> e la sentì sorridere al
suo tono reverenziale.
<<Puoi mostrarmi qualcosa di te stessa, di casa
tua?>>
<<Certo che posso.>>
Un fiume di immagini fluttuò nella mente di Massimo:
un arido deserto di nude rocce...un cielo rosso come il
sangue... due soli scintillanti di giorno, ma nessuna
luna che illuminasse la notte...gente che rassomigliava
a T-ally che si spostava su strani carretti senza ruote
e cavalli, che si muovevano a qualche piede dal
suolo...enormi città con altissimi edifici di vetro e
acciaio... Strane navi che volavano nel cielo alla
ricerca di nuovi mondi...che atterravano o partivano per
viaggi interstellari...T-ally seduta alla guida del suo
vascello… un incendio che distrugge il motore ...il
suo disperato tentativo di mantenere dritto il veicolo e
mitigare la caduta...lei che emerge dai rottami
fumanti...Mario e i legionari che la catturano e la
portano alla fortezza...
Le immagini cessarono e T-ally si raddrizzò,
ritraendosi dalla mente di lui. Massimo aprì gli occhi
e la trovò che lo guardava ansiosa, in attesa di
cogliere la sua reazione a quanto aveva appena visto. Un
lento sorriso si allargò sul viso di lui. “E’
bellissimo…il tuo mondo. Grazie.” Il suo tono era
intimorito. “Non avrei mai potuto immaginare niente
del genere…Un altro mondo abitato…E’ quasi
incredibile.” Restò per un po’ in silenzio, per
assimilare quelle stupefacenti informazioni, quindi
chiese, “Posso fare la stessa cosa? Mostrarti casa
mia?”
“Sì, che puoi. Ma per questa volta, sarò io a
guidarti. La tua mente non è ancora addestrata, ma sono
sicura che molto presto padroneggerai appieno queste
competenze.” Così dicendo, T-ally gli prese la mano e
si premette le dita contro lo zigomo e la tempia.
Massimo sentì il piacere attraversarlo quando si
toccarono, ma lo represse rapidamente, non era il
momento adatto, quello. “Questi sono chiamati punti di
contatto,” spiegò T-ally, “Per adesso è necessario
stabilire tra di noi un contatto per comunicare, ma in
futuro potremo farlo senza toccarci.” Massimo annuì.
“Adesso prova a concentrarti… Devi entrare in me.
Pensa alla mia mente come a una stanza…Raffigurati una
porta e la tua mano che spinge per aprirla…sì, sì,
proprio così…”
Massimo si sentì ancora circondato da quella calda
presenza che sapeva essere T-ally. <<Perfetto,
Massimo, adesso ci sei. Adesso pensa a casa tua,
richiama i tuoi ricordi in proposito…e
mostrameli.>>
Lui fece come gli era stato spiegato e una serie di
immagini lampeggiarono nella sua mente: campi dorati di
grano e avena, le pesanti spighe che ondeggiavano nella
lieve brezza…Il sole che scompariva dietro le colline
nei pressi di Tergillium…filari ordinati di vigne…olivi
che coloravano il paesaggio con il grigioverde delle
loro foglie…un tortuoso ruscello che scorreva in mezzo
ai campi…una villa in pietra rosa circondata dai
cipressi…un alto pioppo vicino al cancello…due tombe
coperte di fiori colorati…pony selvaggi che correvano
liberi…
Dopo un po’ Massimo sembrò perdere di vista il suo
obiettivo, mentre un pensiero si introdusse nei suoi
ricordi: T-ally vorrebbe vivere là con me?
<<Sì, Massimo,>> fu la pronta risposta,
<<Mi piacerebbe vivere lì con te.>> T-ally
prese un profondo respiro e continuò, <<Devi
saperlo: io ti amo. Ho cominciato ad amarti fin dal
primo momento in cui la tua mente accarezzò la mia, la
notte in cui fui catturata, quando tu mi sfiorasti il
braccio.>>
Massimo non aveva alcun dubbio a proposito di ciò
che aveva sentito, la sua sincerità era tutta intorno a
lui, e lo circondava come un caldo mantello, ma la gioia
per quelle parole gli giocò un brutto scherzo,
facendolo scivolare fuori dalla mente di lei.
“Che è successo?” domandò, sbattendo le
palpebre per focalizzare la sua visione. Era scosso
dalla rapidità con cui il legame si era interrotto e
provò un grande senso di perdita.
“Niente di grave. Sei solo un novizio inesperto e
la tua mente ha perso la presa sulla mia.”
“Oh. Potresti aiutarmi a ristabilire il contatto?”
Egli sperava di ritornare ancora in lei, era una
sensazione così bella…
“Non oggi. Si tratta di un’esperienza molto
stancante per un principiante, come ti accorgerai
presto.”
“Capisco.” Massimo abbassò il capo per
nascondere la sua delusione, ma non fu abbastanza
veloce.
“Che cos’è questo?”chiese T-ally, posandogli
sulla guancia le dita delicate.
Lui alzò gli occhi per guardarla. “E’ solo che…desideravo
essere nella tua mente quando ti avrei detto che anch’io
ti amo…e per farti sapere quanto sono sincero.”
“Ma questo lo so già,” T-ally sorrise
prendendogli il viso tra le mani, “Tu non hai idea di
quante cose di te mi abbia rivelato la tua mente. So che
mi ami…e non sai quanto questo mi renda felice.”
Massimo sollevò anch’egli la mano per accarezzarle
i capelli di seta. Si guardarono l’un l’altro per un
lungo istante, quindi gli occhi di lui si posarono sulle
labbra carnose di lei e domandò, “I Vulcaniani si
baciano?”
“Sì…E fanno anche l’amore.” Lei sorrise
divertita, prima di tornare seria come lui. Il sangue di
Massimo si scaldò a quelle parole, ma una terribile
stanchezza gli crollò addosso. Fece appena in tempo a
sfiorare con delicatezza le labbra di T-ally prima che
il sonno lo cogliesse.
*****
T’ally fu svegliata da un leggero movimento nella
mente. Strizzò gli occhi per focalizzare la visione e
si guardò intorno. Giaceva nel letto di Massimo e lui
stava riposando accanto a lei, accoccolato contro la sua
schiena. La sera prima, esausto dopo la loro unione
mentale, Massimo era crollato addormentato da un momento
all’altro, e lei, dopo averlo sistemato in modo
confortevole, era scivolata nel letto accanto a lui,
poiché non aveva potuto accettare di stargli lontano
dopo un così intenso legame mentale. Durante la notte,
Massimo le si era avvicinato e le aveva circondato la
vita con il braccio muscoloso, come se anche lui non
potesse separarsi da lei dopo le incredibili rivelazioni
di poco prima.
T’ally gli accarezzò la mano e rimase ferma,
assaporando il suo calore e la sua vicinanza. Le piaceva
toccare la pelle di Massimo che, malgrado indurita dalla
vita all’aria aperta, era molto più morbida rispetto
a quella degli uomini vulcaniani, e aveva iniziato a
prendere gusto a quei contatti. In verità stava
cominciando a pensare che il desiderio del Maestro Surak
di bandire tutte le emozioni, e le loro manifestazioni
fisiche, dalla vita quotidiana della sua gente potesse
non essere del tutto nel giusto.
Poco dopo lei sentì ancora un altro stimolo nella
mente e questa volta capì che si trattava del primo
segnale che Massimo si stava svegliando. Non appena lo
comprese, diventò consapevole che anche il suo corpo si
era risvegliato, sentendo la sua erezione mattutina
premerle contro le natiche. Il pensiero eccitò T’ally.
Era passato molto tempo dall’ultima volta che aveva
fatto sesso e lo desiderava con insistenza, per quanto
illogico fosse. Il Maestro Surak stava insegnando ai
Vulcaniani ad astenersi dai rapporti sessuali prima
della cerimonia del vincolo, perché essi scatenavano
emozioni violente e incontrollabili, contrarie alla
calma e alla pace dello spirito che lui voleva
conquistare.
I Vulcaniani erano una razza guerriera, fortemente
guidata dall’istinto e in tempi non troppo remoti,
avevano rischiato l’estinzione perché, in certi
periodi, i maschi diventavano talmente violenti nella
ricerca delle femmine, da uccidersi a vicenda in feroci
lotte, rischiando lo sterminio totale. Surak stava
lavorando per far sì che questo non si ripetesse di
nuovo. T’ally comprendeva le sue buone intenzioni, ma
pensava anche che le unioni sessuali, anche senza il
bisogno di procreare, non fossero necessariamente
qualcosa di malvagio. Al contrario, potevano essere
bellissime se fatte con la persona giusta e questa era
la ragione che la spinse a premere forte il suo
posteriore contro Massimo, strofinandoglielo sull’inguine,
fino a sentire il membro diventare più grosso e duro.
“Che stai facendo?”le mormorò Massimo all’orecchio
con voce ancora assonnata.
“Mi sembra evidente: sto stimolando la tua
virilità. Voglio avere un rapporto sessuale con te.”
Lui si svegliò del tutto e, attraverso il legame
mentale, lei poté percepire quanto fosse rimasto
sconvolto da quella richiesta sfrontata. Forse non era
costume dei Romani che le donne fossero tanto sfacciate
in materia di sesso? T’ally si scrollò mentalmente:
era più che disposta, una volta fuori dei suoi
quartieri, a comportarsi da donna sottomessa e
arrendevole come aveva visto fare alle altre, ma nel
privato di quelle stanze, sarebbe rimasta se stessa.
Amava Massimo con tutta la forza della sua passione
vulcaniana e voleva dividere con lui l’intimità.
Continuò così con i suoi movimenti provocanti,
finché le braccia di lui la strinsero più forte e la
costrinsero a girarsi sulla schiena. Lui le andò sopra
e le disse, con gli occhi verdazzurro brucianti di
desiderio, “Ti voglio.”
“Anch’io ti voglio.”
Lui chinò la testa e la sua bocca ebbe un primo,
leggero contatto con quella di lei. All’inizio non fu
che uno sfregamento delle labbra, ma presto si
trasformò in un vero assalto e lui le fece scivolare la
lingua dentro la bocca, continuando a premere contro le
sue gambe. T’ally sapeva che lui era meno forte di
lei, ma tutta la sua forza sembrava essersi dileguata,
non appena lui aveva preso il controllo del suo corpo,
come se la sua essenza di maschio fosse quasi un’entità
vivente. Le sue emozioni, la sua lussuria e la sua
volontà le invasero la mente, come un fiume che avesse
rotto gli argini spazzando via quanto incontrava sulla
sua strada. T’ally se ne sentì sopraffatta e,
istintivamente, alzò le sue barriere mentali per
tenerlo a bada. Ma questo non fermò il diluvio delle
sensazioni, le rese anzi più potenti, mentre esse
sbattevano con vigore crescendo contro i suoi scudi, man
mano che la passione di Massimo cresceva. T’ally
iniziò ad allarmarsi e ad un certo punto la sua
resistenza mentale divenne anche fisica.
“Fermati, Massimo, fermati!” lo spinse per le
spalle facendolo quasi cadere dal letto.
Massimo afferrò la testata, appena in tempo per
evitare la caduta e la guardò, sorpreso e un po’
ferito.
“Che c’è, T’ally? Ho fatto qualcosa di
sbagliato?”
“No…E’ che…mi stai travolgendo.”
“Sto correndo troppo? Sono troppo veloce per te?
Vuoi che rallenti?” Lei percepì un senso di
colpevolezza nel tono della sua voce e si affrettò a
rassicurarlo.
“No, amore. Non è il tuo corpo. Sono le tue
emozioni: sono troppo forti per me. Devi ancora imparare
a controllare il legame mentale e… stai invadendo la
mia mente come qualcuna di quelle tue orde barbariche.”
Provò a spiegarsi T’ally. Se lui fosse nato e
cresciuto in una civiltà tecnologicamente evoluta come
lei, avrebbe potuto dirgli che il loro legame era come
un motore, che lui doveva imparare ad accendere e
spegnere, ma siccome lui ignorava cosa fosse un motore,
aveva cercato un altro esempio per poterlo aiutare a
capire.
Massimo corrugò la fronte all’analogia e il suo
viso si rabbuiò. “Significa che non saremo in grado
di fare l’amore finché io non saprò controllare la
mia mente?”
“Non necessariamente. Lasciami pensare a una
soluzione.”
Lui annuì con impazienza e T’ally non poté fare a
meno di sorridere alla sua espressione. Quindi chiuse il
mondo fuori, si concentrò su se stessa e pensò a
quello che era appena successo e a come, da bambina, le
fosse stato insegnato a controllare la propria mente. La
soluzione le apparve chiara. Non doveva resistere alle
emozioni di Massimo, ma doveva canalizzarle a lasciare
che facessero il loro corso.
Lei sbatté le palpebre e tornò a focalizzare lo
sguardo su Massimo. “Vieni qui,”sussurrò aprendo le
braccia. Lui non ebbe bisogno di ulteriori
incoraggiamenti. Le fu subito sopra, incendiandole il
sangue con i suoi baci appassionati e le sue ancor più
appassionate emozioni, finché anche lei non fu pazza di
desiderio. Si separarono per alcuni secondi, togliendosi
i vestiti l’un l’altra, ansiosi di accrescere il
contatto tra di loro. T’ally fece appena in tempo a
lanciare uno sguardo all’erezione di Massimo prima che
lui, ancora una volta, le giacesse sopra, ma non ne fu
delusa: ci sarebbero state altre occasioni per guardarlo
meglio. Gli fece correre le mani lungo i fianchi e la
schiena, quegli stessi fianchi e schiena che aveva
massaggiato tante volte e desiderato di accarezzare,
godendo della consistenza serica della sua pelle e nella
compattezza dei muscoli, che si gonfiavano sotto di
essa. Gli uomini vulcaniani erano esili e lei apprezzava
la differenza tra lui e loro. Era anche affascinata
dalle cicatrici che aveva sul collo, sulla parte bassa
della schiena e sul braccio sinistro. La scienza medica
vulcaniana avrebbe potuto eliminarle in pochi minuti, ma
in un certo qual modo essere erano appropriate per il
guerriero che Massimo era, e lei era sicura che ognuno
di quei segni avesse una storia da raccontare, una
storia che lei sperava di conoscere presto, ma adesso
non era il momento. T’ally sentì la tentazione di
scoprire che cosa lui pensasse di lei come donna: la
trovava così attraente come lei trovava attraente lui?
“Sei così bella…” mormorò Massimo contro le
sue labbra, come in risposta, accarezzando con le grosse
mani callose i suoi seni piccoli, ma sodi, sfiorandole i
capezzoli con le dita, finché non furono duri ed eretti
come il suo membro, che bruciava caldo, intrappolato tra
i loro ventri. Quindi abbassò la testa sui suoi seni e
li eccitò succhiandoli, leccandoli e mordicchiandoli. T’ally
gemette forte e premette le dita nei suoi muscoli,
totalmente travolta dal suo assalto fisico ed emotivo.
Il bisogno di unirsi a lui, con il corpo e la mente,
divenne insopprimibile e lei allargò le gambe, pronta a
accoglierlo.
“Ho bisogno di te, Massimo. Adesso. Vieni a me, ti
prego…Sono pronta, non farmi aspettare ancora.” Lo
implorò e lui non perse tempo ad ubbidire a quella
preghiera. La penetrò, e mentre i suoi gemiti e i suoi
sospiri si fondevano con quelli di lei, T’ally pensò
che non aveva mai provato un simile piacere in tutta la
sua vita. Con la mano destra cercò alla cieca i punti
di unione mentale sul viso di lui, unendo le loro menti
alla stessa stregua dei loro corpi. Il piacere che
stavano sperimentando percorse avanti e indietro il loro
legame, le loro sensazioni ed emozioni mescolate, mentre
i corpi frementi e coperti di sudore si muovevano
insieme verso l’appagamento. I colpi di Massimo
divennero più forti e profondi e T’ally si sentì
contrarre intorno a lui, finché entrambi esplosero
insieme. Anche le menti vennero insieme trasformandoli,
per pochi istanti d’estasi che sembrarono eterni, in
un unico essere, una sola anima in un solo corpo, prima
che, lentamente si separassero, mentre il piacere
continuava a scorrere nelle loro vene.
Quando riacquistò il controllo, T-ally si ritrovò
accasciata sul letto, prosciugata, ma felice per quel
che lei, anzi, loro, avevano sperimentato.
Massimo le era crollato addosso e riposava con la
testa affossata nel suo collo. Ansimava ancora, e T’ally
gli accarezzò piano la schiena sudata, affinché quel
ritmo pacato l’aiutasse a riprendere il controllo.
Infine lui alzò la testa e la guardò. I suoi occhi
erano languidi, pieni di meraviglia e reverenza.
“Che è successo, T-ally?” domandò con voce
strozzata, “Non avevo mai provato niente del genere
prima…E tu?”
“Anch’io,” sussurrò lei carezzandogli i
capelli sudati e strofinandogli la barba senza
staccargli gli occhi di dosso. “Le nostre menti erano
unite nel momento in cui abbiamo raggiunto l’orgasmo e
questo non ha fatto che accrescere il nostro piacere.”
“E’ stato come se una palla di luce, calore e
benessere fosse esplosa e ci avesse circondati.”
“Questa è una bella descrizione, T’hyla.”
commentò lei sollevano la testa per baciarlo.
“T-hyla?” Massimo la guardò curioso “Che
significa?”
“Significa amico, fratello, amante. Significa che
sei la persona più importante della mia vita.”
Travolta dall’emozione, T’ally si strinse a lui con
forza, provocandogli un lamento di sorpresa e leggero
disagio.
“Scusami,” esclamò allentando il suo abbraccio.
“Non hai niente di cui scusarti! E’ solo che non
sono uso ad una donna più forte di me, ma prometto che
mi ci abituerò…T-hyla.” Gli occhi di T-ally si
spalancarono sentendogli pronunciare la parola e lui
domandò, “Si dice così anche al femminile?”
“Sì. Solo che a me nessuno l’aveva mai detto. E
mi piace molto.” Sorrise timidamente e Massimo
replicò con sorriso dei suoi, prima di abbassare la
testa per catturarle le labbra in un dolce bacio. “Piace
anche a me e conto di usarlo molto in futuro. Ma adesso,”
e rotolò sulla schiena trascinandola con sé finché
lei si appoggiò al suo petto, “voglio usare la mia
lingua: ti amo, T’ally.
“Ti amo, Massimo.
Si sorrisero l’un l’altro quindi sistemarono il
loro abbraccio e si addormentarono di nuovo, mentre
fuori cominciava ad albeggiare, l’inizio del loro
luminoso futuro insieme.
Epilogo - Hispania, 186 d.C., estate.
T’ally stava camminando lungo il piccolo sentiero
coperto di ghiaia che portava al frutteto. Infilato al
braccio, portava un canestro vuoto che sperava di
riempire con fichi maturi, uno dei frutti terrestri che
più le piacevano. Era il primo pomeriggio e i
braccianti si stavano riposando, mentre il sole bruciava
alto nel cielo. Ma per il suo l’organismo vulcaniano,
il clima torrido e la luce viva non erano un problema e
lei utilizzava quel momento di quiete totale, quando
anche gli animali sonnecchiavano, per meditare.