Le Fan Fiction di croweitalia

titolo:  C'era una volta (titolo originale: Once Upon A Time- Marzo 2003)
autrice: Ilaria Dotti - per leggere altre storie scritte da Ilaria, consulta l'elenco delle fanfic qui.
e-mail: droit_et_loyal@fastwebnet.it
data di edizione: 25 gennaio 2005
argomento della storia: Massimo Decimo Meridio
riassunto breve: Britannia, inverno 185DC. Massimo incontra una persona davvero speciale…
lettura vietata ai minori di anni: SI!! SI SCONSIGLIA LA LETTURA AI MINORI DI 18 ANNI E ALLE PERSONE PUDICHE.
note:  Si consiglia di leggere le note in fondo alla pagina dopo aver letto l'intero racconto

C'era una volta

 

By Ilaria

Britannia, 185 d.C.

Era una notte ai primi di marzo, ma l'inverno non dava segno di voler lasciar posto alla primavera.

Un forte, gelido vento soffiava sulla fortezza romana vicina al Vallo di Adriano, spazzando le vie deserte e penetrando nelle baracche. Le due sentinelle di guardia alla porta principale andavano avanti e indietro battendo i piedi per evitare che congelassero, fermandosi ogni tanto a scambiarsi qualche parola e a scaldare le mani sui grandi bracieri posti ai lati dalla porta.

All’improvviso la loro attenzione fu attratta da un oggetto luminoso che attraversò il cielo con stupefacente rapidità. I legionari guardarono curiosi la strana cosa tracciare un fumoso e fiammeggiante arco nel blu della notte, prima di sparire aldilà delle colline che s'alzavano dietro la fortezza.

I due uomini voltarono le teste per guardarsi l'un l'altro, quasi a domandarsi se avessero visto la stessa cosa.

"Credi che sia un segno degli dei?" chiese infine il più giovane dei due.

"Forse." Rispose l'altro senza particolare interesse.

"E pensi che sia buono o cattivo?"

"Non lo so e non m'interessa. L'unica cosa di cui m'importa è che il nostro turno è quasi finito e presto la finiremo di congelarci il culo con questo maledetto vento!"

"Hai ragione!" Il legionario più giovane sorrise in segno di approvazione ma, prima di tornare al suo posto, si voltò a guardare un'ultima volta in direzione delle colline e fece uno scongiuro contro la malasorte: la prudenza non era mai troppa!

*****

Massimo Decimo Meridio posò la lettera che aveva appena finito di leggere sulla scrivania e appoggiò la schiena alla sedia, facendo una smorfia al dolore che gli era saettato dalla regione lombare fino al cervello. Ogni volta che gli accadeva, era come se lo stiletto di Commodo gli trafiggesse di nuovo le carni, nonostante da quel giorno fatale fossero passati quasi quattro anni. Massimo aveva sperato che, con il passare del tempo, gli restasse solo il ricordo di quei fatti ma, se ciò era vero nel clima mite dell'Hispania, altrettanto non si poteva dire in quello freddo e umido della Britannia Settentrionale.

Tuttavia, e il mero pensiero lo fece sorridere, il Senato l'aveva appena informato che il suo sostituto sarebbe arrivato da lì ad un mese, permettendogli così di tornare a casa. E questa volta sarebbe stato per sempre.

Quasi un anno prima, Massimo aveva accettato il temporaneo incarico di comandante della III Legione Felix, il cui legato era stato ucciso durante uno scontro con i Pitti. L'aveva fatto perché era stata la sua legione per tanto tempo, ed egli aveva diviso con molti suoi membri la gloria e le vittorie, e non aveva quindi voluto lasciarli soli. Ma aveva anche accettato perché si sentiva solo nella sua casa di Tergillium: nonostante la presenza dei servi, i giardini e le stanze della ricostruita villa in pietre rosa, erano per lui popolati soltanto di fantasmi. Il ricordo della moglie e del figlio morti lo aveva perseguitato, riempiendolo di dolore e di rimpianti, non permettendogli di rifarsi una vita. Pertanto, quando la richiesta del Senato era giunta, Massimo aveva pensato che un cambio di scenario avrebbe potuto fargli bene ed era partito immediatamente per la Britannia, sperando che il nuovo incarico lo avrebbe aiutato a uscire dal limbo che era la sua vita presente, offrendogli un nuovo scopo.

Aveva avuto ragione.

Lontano dai dolorosi ricordi e dai suoi sensi di colpa, e malgrado i doveri di comandante, Massimo aveva trovato la serenità interiore per valutare la propria vita e decidere che era il momento di voltare pagina. Dopotutto, pensava, la sua Selene era stata una donna pratica e non le sarebbe piaciuto vederlo sempre depresso. Lavorare spalla a spalla con i suoi legionari, dividere la loro compagnia maschile, lo avevano aiutato a ritrovare la passione per il lavoro e la gioia di vivere ed era sicuro che esse sarebbero rimaste con lui anche dopo il ritorno a casa, che sperava avvenisse prima possibile, dato che aveva grandi idee per incrementare ed ampliare le sue produzioni agricole.

“Solamente un altro mese,” si disse, “Solo un breve mese e poi…”

Un’improvvisa confusione interruppe i pensieri di Massimo ed egli sbatté le palpebre, tornando al presente, mentre si voltava verso la finestra, verso il principia che si estendeva aldilà di essa. Corrugò la fronte quando vide la causa di tutto quel rumore: sei legionari trascinavano un prigioniero in catene, una donna a giudicare dai capelli lunghi, anche se il suo vestito, una lunga tunica sporca di fango, non sembrava evidenziare curve femminili.

Massimo si alzò e si sporse dalla finestra, “Che succede?” Domandò sgomentato dal modo in cui i suoi uomini trascinavano e spingevano la prigioniera.

“Generale,” esclamò il militare di più alto grado del gruppo, un centurione che conosceva dai tempi della Germania, “Signore, abbiamo trovato questa creatura mentre vagava nei paraggi del forte!”

Creatura? Massimo fu confuso da quelle parole, “Portatela nel mio ufficio.”

“Signorsì.”

Si spostò dalla finestra, attraversò la stanza fino alla porta e la aprì, fermandosi in corridoio ad aspettare i legionari e la loro prigioniera. Non dovette rimanere lì a lungo perché, annunciati da incomprensibili rumori e da imprecazioni molto più chiare, il gruppetto svoltò presto l’angolo e l’intrusa fu trascinata nell’ufficio.

Massimo chiuse la porta quindi si portò al centro della stanza fermandosi di fronte alla straniera. Piegò la testa di lato e la osservò.

La sua prima impressione fu confermata, sembrava una donna molto alta e snella, con lunghi scintillanti capelli corvini che le arrivavano alla vita e occhi altrettanto scuri. Il suo viso, che aveva tratti delicati e curiose sopracciglia molto arcuate, non denotava alcuna emozione mentre restava passiva sotto il suo scrutinio, anche se notò che stava tremando. Perché aveva paura o perché aveva freddo? Quella tunica non sembrava proteggerla a sufficienza contro i rigori del clima ancora freddo.

Completato l’esame, Massimo voltò il viso verso il centurione. “Allora, Mario, spiegami che cosa è successo.”

“Generale, come al solito stavamo compiendo il nostro giro di pattuglia, quando abbiamo notato del fumo. Abbiamo pensato potesse trattarsi di qualche bivacco di barbari e ci siamo avvicinati a dare un’occhiata. Con nostra grande sorpresa, non abbiamo trovato il bivacco, ma un grande buco nel terreno come non ne avevamo mai visti prima. L’erba e gli alberi lì attorno e tutto il terreno circostante erano bruciati, ed erano essi la causa del fumo.”

Massimo annuì, accarezzandosi la barba dal mento giù fino al collo mentre digeriva quelle strane informazioni. “Dove l’avete trovata?” domandò allora, indicando la donna con un cenno della testa.

“Stava nascosta vicino al buco e ha tentato di scappare quando ci ha visti. Noi abbiamo pensato che fosse meglio catturare questa creatura e chiederle che cosa fosse successo nella foresta.”

“Perché continuate a chiamarla questa creatura? Mi sembra evidente che si tratti di una donna.” Gli occhi di Massimo si soffermarono sui rilievi ben visibili del petto. Si trattava certamente di seni: piccoli, ma saldi e alquanto appetitosi. Distolse lo sguardo, non volendo tradire il guizzo di desiderio che gli era corso per le vene. Del resto, era talmente tanto tempo che non toccava una donna…

“Io non ci giurerei, signore.”

“Perché?” Massimo inarcò un sopracciglio.

“Perché…per queste.” Mario allungò la mano per toccare la testa della donna, ma lei gli si sottrasse.

“Tenetela ferma!” Ordinò il centurione e gli altri legionari puntarono i piedi a terra, rafforzando la loro presa sulla prigioniera, e inducendo Massimo a domandarsi quanto in realtà fosse forte quella donna dall’aspetto tanto fragile. Le si avvicinò e osservò il suo uomo spingerle indietro i capelli, scoprendole le orecchie. Il generale gemette per la sorpresa quando vide che erano appuntite e non arrotondate.

“Oh,” commentò allungando una mano per sfiorare con delicatezza quegli strani padiglioni, che gli sembrarono troppo graziosi per essere malformati.

“E questa non è la sua sola stranezza. Guarda qui.” Il centurione le afferrò il braccio destro e lo scoprì, mostrandogli un graffio profondo, che ancora sanguinava. Ma il sangue non era rosso: era verde.

“Dei…” mormorò Massimo indietreggiando.

“Ecco perché la chiamiamo creatura. E’ evidente che non si tratta di un essere umano.”

Il generale annuì e guardò gli occhi dello strano essere. C’era qualcosa di speciale in quel misterioso, profondo sguardo che denotava tranquillità e intelligenza e, nonostante quel che aveva appena visto, Massimo seppe che la prigioniera non rappresentava un pericolo per lui. Era anzi affascinato e attratto da lei, perché era indubbio che di una femmina si trattasse, umana o no che fosse.

“Pensi che potrebbe essere un elfo, signore?”chiese un giovane legionario e Massimo sorrise al suo tono intimorito. Il ragazzo era un Britanno e certamente aveva udito molte leggende sugli elfi e le molte strane creature che popolavano la mitologia celtica.

“Non lo so,” rispose, “ma farò del mio meglio per scoprirlo.”

“Come, signore? La creatura non sembra conoscere il latino e neppure i dialetti locali. E penso che potrebbe essere pericolosa.” Mario aveva notato l’interesse del suo superiore verso la prigioniera e non era sicuro che questo gli piacesse. Il suo generale aveva già avuto abbastanza disgrazie nella vita ed egli non voleva che gli capitasse ancora qualcosa di brutto, non se lui poteva evitarlo. Massimo comprese e apprezzò la preoccupazione dell’altro nei propri riguardi, ma aveva deciso. Voleva saperne di più sulla donna dalle orecchie a punta e niente e nessuno avrebbe potuto fargli cambiare idea.

“Non preoccuparti, Mario, andrà tutto bene. E adesso per favore portala nei miei quartieri. Nell’anticamera ci sono due anelli fissati al muro, credo venissero usati per incatenare i cani. Legatela lì, ma preparatele un giaciglio per terra e prendete un paio di pellicce dal mio letto: sta tremando e penso che abbia freddo. Portate dell’acqua e mettetele anche un vaso da notte vicino. Voglio che stia più comoda possibile.”

Il centurione lo guardò con occhi selvaggi, ma aveva troppo rispetto del suo comandante per dirgli chiaro e tondo che era matto. Si limitò a chinare la testa. “Come desideri, Generale.” Quindi ordinò ai suoi uomini, “Venite con me.”

Massimo aspettò che il gruppetto marciasse fuori dalla stanza, notando come la donna non opponesse resistenza agli uomini, quindi si sedette alla scrivania provando a concentrarsi sui doveri da portare a termine: finire velocemente di leggere rapporti e scrivere ordini in modo da essere pronto prima possibile a tornare alla sua camera e alla sua ospite misteriosa.

*

Era quasi buio quando Massimo ritornò ai suoi quartieri; egli aveva desiderato vedere prima la donna, ma aveva appena finito di sbrigare il lavoro d’ufficio che era stato chiamato nelle scuderie, dove il veterinario lo aveva informato a proposito di un'epidemia, che aveva colpito i cavalli e che non era diminuita e rendeva necessarie drastiche misure. Molti animali erano stati abbattuti e i loro corpi bruciati, e l’intera procedura lo avevano rattristato e addolorato. La sua sola consolazione era stata che gli amati Argento e Scarto, i suoi vecchi destrieri, che gli erano stati restituiti dopo la fine delle sue tribolazioni, erano al sicuro e si godevano il meritato riposo in Hispania, lontano da ogni pericolo.

Massimo entrò nell'anticamera e subito i suoi occhi andarono all'angolo ove la prigioniera era stata incatenata e sospirò di sollievo vedendola lì. Considerata la forza di cui la donna sembrava in possesso, aveva temuto fosse riuscita a liberarsi e a scappare. Invece era ancora lì, seduta a gambe incrociate su un pagliericcio, con la schiena appoggiata al muro. Ancora una volta, lui si perse nel suo sguardo misterioso, restandone catturato. Tuttavia quegli occhi avevano un'espressione accusatoria. Gli stava rimproverando il trattamento che le era stato riservato? Probabile. Massimo sapeva anche troppo bene che cosa significasse trovarsi incatenato come una bestia, ma data la sua strana natura non aveva potuto fare altrimenti. Anche se qualcosa dentro di lui gli diceva che non era pericolosa, aveva deciso di essere prudente. In passato era stato troppo fiducioso e aveva pagato quell’errore quando l'uomo che considerava il suo migliore amico l'aveva fatto arrestare nel mezzo della notte e aveva ordinato l'esecuzione sua e dei suoi familiari. Massimo scacciò i ricordi di quella terribile notte in Germania e trascinò uno sgabello vicino alla donna, sedendosi di fronte a lei. Restò in silenzio per alcuni istanti, quindi finalmente parlò, usando il suo tono più gentile.

“Comprendi il latino?”

La donna piegò la testa di lato quindi lo fissò negli occhi, ma non diede segno di aver capito le sue parole.

"Riesci a comprendermi?" riprovò, ripetendo la domanda in lingua celtica, senza ottenere risposta. Allora provò a ricorrere ai gesti. Si toccò il petto e disse, "Massimo. Mi chiamo Massimo."Lo ripeté diverse volte e fu felice quando la donna annuì e, imitando le sue azioni, parlò per la prima volta.

"T’ally." La sua voce bassa e calda gli accarezzò le orecchie.

"Tally?"

"T-ally." Ripeté lei, scandendo bene le sillabe.

"T-ally." Provò ancora lui, e lei approvò.

"Massimo."

Sorrise sentendo il proprio nome, e la sua soddisfazione crebbe quando lei, timidamente, gli sorrise di rimando. "Bene!"esclamò battendosi una mano sulle cosce."Vuoi mangiare, T-ally? Vuoi del cibo?" E mimò il gesto di portarsi qualcosa alla bocca. "Cibo?"

La donna annuì e il sorriso di lui si allargò all'evidente dimostrazione della sua impazienza, anche se si rimproverò per non averle fatto portare del cibo durante il giorno. Massimo si alzò e andò alla tavola che il suo attendente aveva apparecchiato per la cena. Mise della carne, formaggio e verdure in due ciotole, le pose su un piccolo vassoio con un pezzo di pane e due coppe di vino annacquato. Quindi tornò a sedersi vicino a T-ally, allungandole una ciotola, una coppa e un pezzo di pane. Lei li prese e restò a guardarli, annusandoli con le narici frementi.

"E' buono, non preoccuparti. Mangia.” La incoraggiò Massimo, prima di attaccare con entusiasmo il proprio pasto.

T-ally lo guardò per un attimo quindi, dubbiosa, prese un pezzo di formaggio e lo piluccò.

Lui la osservò masticare lentamente, quindi annuire in segno d'approvazione, prima di cominciare a mangiare con appetito. Divorò ogni cosa meno la carne, mentre il vino le fece arricciare il naso, disgustata. Quel gesto sembrò così strano su quel volto delicato, che Massimo non poté trattenersi dal ridere, facendole inarcare le sopracciglia con aria perplessa.

"Perdonami, per favore, lo so che non è educato, ma," Massimo non completò la frase, ma si alzò di nuovo e posò le ciotole vuote sulla tavola. Quando tornò da lei, portava con sé una coppa d'acqua. "Tieni, questa dovrebbe piacerti di più."

T-ally lo prese e bevve senza esitazione, approvando ancora una volta.

Massimo si sedette sullo sgabello e, poggiando i gomiti sulle gambe, contemplò la donna che aveva di fronte, provando a trovare un modo di comunicare con lei. Avrebbe voluto chiederle tante cose... "Che razza di cosa sei?" disse in fine, quasi parlando da solo."E da dove vieni?"

T-ally scosse la testa e gli occhi si riempirono di confusione e di tristezza.

"Oh, non preoccuparti. Non è colpa tua se non riesci a capirmi. Ma io troverò il modo di parlare con te, credimi. Non so come né quando, ma lo farò."

Sorrise rassicurante, ma quando gli occhi si posarono sul suo braccio destro, il suo viso si turbò notando il sangue verde che le imbrattava la pelle. Ricordò la ferita che aveva visto quella mattina e gli mancò il respiro. Come aveva potuto dimenticarla? Come aveva potuto non ordinare al chirurgo di medicarla? Sperava solo che non si fosse infettata. Massimo scivolò giù dallo sgabello, e si mise in ginocchio di fronte a T-ally, che lo guardò sorpresa e poi allarmata quando lui tentò di prenderle il braccio. Si ritirò nel suo angolino e lo fissò con occhi selvaggi.

"Shhh," cercò di calmarla, rimproverandosi il gesto troppo brusco che doveva averla spaventata. "Shh. Non voglio farti del male...E' tutto a posto." le disse quanto più gentilmente possibile per calmarla. Tentò ancora di prenderle il braccio e questa volta lei non oppose resistenza, permettendogli di tirarle su la manica e di controllarle la ferita. Massimo si tolse la sciarpa di lino che portava al collo, la immerse in quel che rimaneva dell’acqua che aveva dato a T-ally, e la usò per pulirle la pelle, osservando distrattamente come fossero delicate le sue membra. Il sangue secco e verde gli ricordò, se ce ne fosse stato bisogno, quanto lei fosse diversa da qualsiasi cosa avesse mai visto in vita sua, ma nonostante tutto, non aveva paura di lei. Era vissuto abbastanza da imparare che sconosciuto non significava necessariamente pericoloso o malvagio. Egli completò la sua opera e, dopo che il taglio fu ripulito, lo fasciò con la sciarpa. Dando un'occhiata fuori dalla finestra,vide la luna alta nel cielo. Era tempo di coricarsi.

Si alzò e si diresse allora verso la sua camera, tornando dopo pochi minuti con alcune pellicce che diede a T-ally.

"Tieni, ti terranno calda durante la notte. Mi dispiace di non poterti liberare, ma lo farò presto. Te lo prometto." La osservò drappeggiarsi sulle gambe le pellicce, quindi la salutò chinando la testa." Buonanotte, T-ally, ci vediamo domani."

Dopodiché si ritrasse nella sua camera da letto e si addormentò in pochi minuti.

*****

 

T’ally attese che la luce dell’altra stanza si fosse spenta, quindi si lasciò scappare il profondo sospiro che sembrava aver trattenuto tutto il giorno, fin dal momento in cui era stata catturata.

Cullata dal buio e dal suono regolare del respiro che il suo finissimo udito era in grado di percepire proveniente dalla stanza accanto, la donna vulcaniana provò a concentrarsi e a pensare a quanto le era accaduto. La sua mente rivisse gli avvenimenti della notte e del giorno precedenti, dal momento in cui un’esplosione nella sala motori aveva reso ingovernabile la nave stellare, costringendola a un atterraggio di fortuna, fino al suo quasi miracoloso salvataggio dai rottami contorti e fiammeggianti con solo un graffio sul braccio.

Quindi pensò a coloro che l’avevano catturata: sapeva che erano membri di una razza che gli scienziati del suo pianeta non avevano ancora studiato da vicino, perché il loro livello di civiltà era troppo primitivo per suscitare in essi un certo interesse. Erano tuttavia individui assai intelligenti e lei non dubitava che un giorno avrebbero acquisito le conoscenze tecnologiche necessarie ai viaggi spaziali…ma ci sarebbe voluto ancora molto tempo.

T’ally sentì un leggero rumore proveniente dall'altra stanza e il suo pensiero tornò a Massimo, il capo dei guerrieri che la tenevano prigioniera. Era affascinata da lui: aveva un'aura carismatica che lo circondava e che si poteva quasi toccare con mano e, nonostante la situazione critica in cui si trovava, lei non aveva paura. Tutto ciò era estremamente illogico, così avrebbe detto il suo mentore, il Maestro Surak. Avrebbe dovuto essere preoccupata, intrappolata com'era in un pianeta sconosciuto, lontano dalle rotte abitualmente percorse dalle navi stellari dei mercanti vulcaniani, senza alcuna possibilità di trasmettere un messaggio e chieder soccorso. T’ally pensò che Surak sarebbe stato fiero del controllo da lei dimostrato dopo la cattura, ma dubitava che il Maestro avrebbe approvato le ragioni di tutto questo: si sentiva sicura in presenza di Massimo, istintivamente sapeva che non le avrebbe mai fatto del male. E questo la rendeva curiosa nei suoi riguardi. La reazione nei confronti di lei, escludendo lo stupore alla vista del suo sangue (il sangue di quegli esseri era tanto differente dal suo?) era stata completamente diversa da quella degli altri uomini. Non aveva percepito in lui né paura né disgusto, ma un grande interesse e perfino, anche se solo per un momento, attrazione fisica nei suoi riguardi. E, anche se era quasi imbarazzata nell’ammetterlo con se stessa, la cosa le aveva fatto piacere, ne era stata ben felice, perché trovava Massimo estremamente attraente. Le orecchie arrotondate e le sopracciglia erano un po' strane, ma il resto del suo viso, dal naso dritto alla forte mascella barbuta e bocca sensuale, era attraente e pieno di carattere. Ma quel che più l’aveva colpita erano gli occhi: avevano il colore dell’acqua che ricopriva gran parte del suo mondo, e mostravano la bellezza del suo katra, il suo spirito vitale. Quando l'aveva toccata, la mente, potente ed inesperta e le forti emozioni di lui avevano urtato contro i suoi scudi mentali con una forza inaspettata, e quella era la ragione che l’aveva fatta in un primo tempo resistere al suo tentativo di controllarle la ferita. Lei non si era aspettata che lui potesse reagire in quel modo: i Vulcaniani non si toccavano mai senza permesso, perché si trattava di un’esperienza molto personale, ma evidentemente la razza di Massimo non seguiva le stesse regole, forse perché non erano telepatici, come aveva presto scoperto. Solo quando era stata in grado di rafforzare le sue barriere mentali, T’ally aveva cessato di lottare e si era lasciata toccare. Ma adesso, nel suo stato di tranquillità, si permise di rievocare ciò che aveva appreso sul conto di lui durante il loro contatto, che, purtroppo, non si era protratto molto a lungo, e dopo aver meditato un po', giunse alla conclusione che l'esperienza non era stata affatto sgradevole. Proprio come per il suo aspetto fisico, lei aveva trovato la sua mente non addestrata diversa, ma in maniera piacevole. E adesso che aveva capito come tenerla a freno, T’ally non vedeva l’ora che accadesse di nuovo e non solo perché le avrebbe consentito di avere un maggior numero di informazioni sul suo mondo.

 

*****

La mattina dopo, Massimo si alzò sentendosi riposato e pieno di energia. Aveva il morale alle stelle e non solo perché sapeva che presto sarebbe tornato a casa. Si sentiva di nuovo pervaso dall'emozione della scoperta che lo aveva animato fin da ragazzo, quando aveva servito come tribuno in Dacia e in Egitto. Aveva amato studiare e comprendere le tradizioni e i costumi locali perché, benché convinto che Roma fosse la luce, aveva ritenuto che ovunque si potessero trovare cose giuste e interessanti. Ma, con l’avanzare della sua carriera politica e militare, l’aumento delle responsabilità aveva finito con l’uccidere la sua curiosità al punto che, al momento di iniziare le campagne in Germania, le uniche cose che gli interessasse conoscere riguardo a quei popoli erano stati i loro punti deboli, in maniera da poterli usare contro di loro. C’erano quindi state le sue tribolazioni in Africa e a Roma e Massimo aveva praticamente perso tutto, compresa la voglia di vivere.

Ma adesso...Adesso era tutto diverso. Il suo incontro con T-ally, quella bellissima e misteriosa creatura, aveva spazzato via anni di abulia e disinteresse, rendendolo di nuovo impaziente di conoscere ed imparare.

Massimo gettò via le coperte e, dopo qualche esercizio di ginnastica per la regione lombare, si alzò e iniziò la giornata. Si lavò con uno straccio e l’acqua contenuta in un bacile, poi prese gli abiti che l’attendente gli aveva preparato la sera prima. Quindi si pettinò i capelli tagliati corti e si diede una spuntatina alla barba (non troppo, a suo parere lo aiutava a proteggere la faccia dal freddo). Una volta terminato, lasciò la sua camera e si recò nell’andito, con il cuore che batteva un po’ più veloce all’idea che avrebbe rivisto T-ally.

Il suo sguardo andò immediatamente all’angolo della stanza e un sospiro di sollievo gli sfuggì dalle labbra vedendola seduta sul pagliericcio, ancora avvolta nelle pellicce. Il viso di lei sembrò illuminarsi quando lo vide, e un lento sorriso gli fiorì in risposta sulle labbra.

“T-Ally.” Inchinò la testa in saluto, mentre attraversava la stanza sino allo sgabello che aveva usato la sera prima.

“Massimo.” fece lei replicando il suo gesto.

“Spero tu abbia dormito bene. Mi assicurerò che stanotte tu disponga di un vero letto.” Massimo indicò il pagliericcio ma, dal suo sguardo desolato, comprese che lei non aveva capito nulla. Questo gli strinse il cuore e, piegandosi avanti, le sfiorò il braccio in segno di solidarietà. “Troverò un modo di comunicare con te, lo prometto.” Enunciò, guardandola negli occhi con intensità. Quindi fece per alzarsi, ma si bloccò quando T-ally allungò la mano e toccò e palpò il suo viso. Massimo rimase immobile, domandandosi se lei volesse sfiorare i suoi lineamenti come fanno i ciechi per capire come sono gli altri, ma le sue dita cessarono la loro esplorazione sulla tempia e sullo zigomo. Lui guardò affascinato mentre lei chiudeva gli occhi e sembrava perdersi nei suoi pensieri profondi tanto che, malgrado avesse la mente piena di domande, rimase immobile, lasciandola continuare. Pochi istanti dopo, T-ally aprì gli occhi e abbassò la mano, prima di fargli un sorrisino.

Massimo rimase fermo dove era, finché un colpo alla porta lo avvertì che l’attendente era arrivato con la colazione. Così si alzò e andò ad aprire, incapace di scacciare la sensazione che fosse appena accaduto qualcosa di molto importante. Ma che cosa?

 

*****

Il secondo giorno della prigionia di T’ally trascorse molto più in fretta del primo. Ancora una volta lei passò il suo tempo nell’attesa del ritorno di Massimo, la sua solitudine di tanto in tanto interrotta dall’attendente che le portava abiti puliti da indossare, acqua per lavarsi e le vuotava il vaso da notte, ma c’era anche un’importante differenza. Non era più spaventata da quel che le accadeva intorno, ed inoltre aveva trovato una maniera magnifica per passare il tempo. Quella mattina, aveva toccato ancora una volta i pensieri di Massimo, acquisendo abbastanza nozioni della sua lingua da poter comunicare con lui.

Adesso aveva bisogno di tempo per elaborare ciò che aveva appreso, ma era rimasta sollevata dallo scoprire che il latino, questo era il suo nome, era una lingua alquanto logica.

Il resto del tempo lo passò in modo meno piacevole, meditando su come avesse violato la mente di Massimo. Certo, non aveva inteso danneggiarlo, ma soltanto sondare i suoi pensieri per apprendere il suo modo di parlare ma, secondo l’etica vulcaniana, aveva commesso un terribile crimine, reso ancora più grave dal fatto che la vittima non fosse telepate. T’ally sperò che la soddisfazione di Massimo alla scoperta che adesso potevano comunicare l’avrebbe aiutata a dimenticare quel che aveva fatto…e il piacere che l’essere nella mente di lui le aveva provocato. Aveva percepito come egli fosse rimasto sorpreso dalle sue azioni, ed era rimasta colpita da come lui si fosse sforzato di rimanere fermo, lasciandola fare, con un grande senso di rispetto per le sue usanze.

T’ally portò a termine le sue riflessioni nel tardo pomeriggio, quindi tese le orecchie aspettando di sentire la voce o almeno i passi di Massimo echeggiare nel corridoio fuori dalla stanza. Quando finalmente lo udì avvicinarsi, si sedette sul pagliericcio e si esaminò i vestiti per vedere se erano sistemati bene: non era stato semplice vestirsi con un braccio incatenato, ma sperava di essere riuscita a farlo.

La porta si aprì e T-ally sentì dentro di sé una strana, violenta emozione. Era felicità. Felicità che lui fosse tornato da lei e a lei fosse dato di perdersi nella sua potente presenza. In tutta la sua vita, aveva conosciuto soltanto un altro uomo dotato di tale personalità, e costui era il Maestro Surak. Ma al contrario del katra del suo precettore, che era imprigionato dalle regole ferree della logica e della nuova filosofia di vista che stava insegnando alla sua gente, lo spirito di Massimo era molto più libero...più caldo...T’ally non poté che ammettere di esser affascinata da lui e di desiderare di conoscerlo meglio. Per un breve istante, pensò che il Maestro Surak non avrebbe approvato il suo comportamento, ma scacciò risolutamente quel pensiero: i Vulcaniani erano esploratori assetati di nuove conoscenze e quell'uomo rappresentava un universo da scoprire.

"T-ally?" La voce di Massimo la richiamò alla realtà e lei sorrise al modo particolare in cui lui aveva pronunciato il suo nome. Era appena entrato dentro la stanza e, dopo aver posato il mantello sullo schienale di una sedia, le si avvicinò.

"Massimo." lo salutò lei.

"Spero tu abbia trascorso una buona giornata e non ti sia troppo annoiata."

Un brivido le corse lungo la schiena quando comprese il significato di quelle parole pronunciate con voce calda e profonda. Si fece coraggio ed ordinò alle labbra di rispondergli, "La mia giornata è stata buona e non mi sono annoiata, Massimo."

T’ally vide i suoi bellissimi occhi verdazzurro dilatarsi per lo stupore.

"Tu...Tu mi capisci?" sussurrò meravigliato, crollando a sedere sullo sgabello.

Lei annuì. "Sì."

"Come?"

"E'...un trucco del mio popolo." T’ally detestava l'idea di non potergli dire di più, i Vulcaniani non mentivano, ma sapeva che lui non avrebbe compreso la verità nella sua interezza. La razza di lui, quella umana, aveva ancora molta strada da percorrere prima di poter accettare il concetto che potessero esserci altri pianeti abitati.

“Gli elfi? Questo è un trucco degli elfi?”

T’ally si irrigidì, non sapendo che cosa fossero gli Elfi, e scosse la testa. “Non gli elfi. I Vulcaniani.”

“Vulcaniani?” ripeté Massimo quasi assaporando sulle labbra la stana parola. “Sei una Vulcaniana?”

“Sì.”

“Oh.”

La fissò a lungo e lei poté leggere nei suoi occhi espressivi come la sua mente stesse lavorando per razionalizzare quel che aveva appena sentito, provando ad adattare alle sue conoscenze le nuove informazioni.

Infine scrollò le spalle e disse, “Mi dispiace, ma temo di non aver mai sentito parlare del tuo popolo.”

“Non ne sono sorpresa, solo pochi umani ci conoscono.” Ancora una volta, non stava mentendo, ma semplicemente manipolando un po’ la verità: dopotutto, solo Massimo e i soldati che l’avevano catturata conoscevano la sua esistenza.

“Vedo,” annuì lui, piegandosi in avanti, “Sei sola qui?”

“Sì. Io sono un’esploratrice.” Lui strizzò insospettito gli occhi e lei si affrettò ad aggiungere, “Non sono una spia, solo un essere molto curioso, come tutti i Vulcaniani.” Lui si calmò e lei continuò, “La mia nave si è guastata e ho fatto un atterraggio d’emergenza…”

“Allora hai percorso molta strada. Il mare è lontano da qui.”

T’ally si irrigidì per la confusione, finché comprese che lui era convinto fosse una naufraga. “Beh, sì…ho camminato parecchio.”

“Credi che i tuoi verranno a cercarti?”

“Non lo so.” replicò lei con sincerità, abbassando la testa e lasciando trasparire nella voce una certa preoccupazione. Ma perché? Temeva che i Vulcaniani, credendola morta, non andassero a cercarla? O forse temeva che essi venissero e la portassero via da Massimo? Erano domande difficili, alle quali non era pronta a rispondere.

Massimo percepì il suo disagio e si sporse per sfiorarle la mano. Lei alzò gli occhi per guardarlo reagendo al modo in cui le dava conforto e alla serietà del suo sguardo.

“Non hai niente da temere. Ti proteggerò finché i tuoi non verranno a prenderti e a riportarti a casa. Ma devi promettermi che non tenterai di allontanarti: solo accanto a me sarai al sicuro.”

T’ally annuì lentamente, ipnotizzata dal suo sguardo e dalla sua voce, “Lo prometto, Massimo: starò con te.”

“Bene.” Lui si alzò e le sorrise, rompendo l’incantesimo che aveva gettato su di lei. “E visto che sei mia ospite, non mia prigioniera, credo sia giunto il momento di liberarti da queste catene.” Si inginocchiò vicino a lei, prese una chiave che teneva nascosta sotto i vestiti, liberandole subito il braccio. “Per la tua sicurezza, fuori da qui faremo credere ai soldati che sei mia schiava, che mi appartieni. Ma nei miei quartieri, e nel mio cuore, tu sarai sempre libera e pari a me.”

“Sì, Massimo. Capisco le tue ragioni e le approvo. Credo che sia l’azione più logica da compiere.”

Massimo inarcò un sopracciglio alla curiosa scelta dei termini, quindi si alzò e l’aiutò a mettersi in piedi.

“Vieni, stasera mangeremo stando a tavola. Ho molte cose da chiederti, e vorrei farlo stando comodamente seduto, con davanti del cibo caldo e un buon bicchiere di vino.”

T’ally fece una smorfia ricordando la bevanda rossastra della notte prima, il ché causò a Massimo una cordiale risata. “Non preoccuparti, per te niente vino, solo acqua pura!”

E così dicendo la invitò a seguirlo a tavola.

*****

Nei giorni seguenti, la vita alla fortezza procedette secondo consuetudine, mentre Massimo restava in attesa del suo successore e si preparava per il viaggio in Hispania. Le tribù dall’altra parte del confine rimasero tranquille, avendo sofferto molto il rigido inverno e i legionari ne approfittarono per dedicarsi alla manutenzione delle vecchie strade e alla costruzione di nuove. Massimo usò quell’abbondanza di tempo libero per restarsene nel suo studio o nei suoi alloggi privati a chiacchierare con T-ally. Gli piaceva parlare con lei e ascoltare della sua terra, tanto quanto a T-ally piaceva sentirgli raccontare dell’impero e di Tergillium. La Vulcaniana (lui non aveva ancora ben capito dove si trovasse quella terra, forse in Asia, oltre l’Impero dei Parti?) si era adattata splendidamente bene alle abitudini della legione e a quelle personali di lui. Infatti era diventata così esperta riguardo alle sue preferenze, da quanto calda dovesse essere l’acqua del bagno, a come voleva che venisse piegata la sua roba, che aveva sostituito l’attendente nel prendersi cura della sua persona. Capiva al volo quando lui voleva essere lasciato solo e quando desiderava compagnia per chiacchierare, adattandosi alla sua vita in modo così perfetto, come la tessera di smalto a un mosaico, che ben presto lui si convinse che lei ne avesse sempre fatto parte.

I soldati della fortezza avevano accettato la sua nuova "schiava"senza troppi problemi poiché, su ordine del generale, coloro che l’avevano catturata non avevano sparso la voce riguardo la sua strana natura e lei aveva cura di nascondere le orecchie a punta sotto una bianca palla di morbida lana che Massimo le aveva dato e che s'intonava alla sua carnagione. Non aveva mai ricevuto strane occhiate, ma sguardi sinceramente ammirati, perché era veramente una bellissima donna. Tuttavia i legionari sapevano che era una proprietà del generale e nessuno di loro ci aveva provato con lei. Anzi, a dire il vero, gli uomini erano felici che il loro amato capo si fosse portato una donna nei suoi quartieri: tutti sapevano quel che era accaduto a sua moglie e quanto la morte di lei lo avesse scosso, ed erano felici di vedere come avesse iniziato a riprendersi dopo la tragedia. Solo Mario, il centurione che per primo aveva scoperto la creatura, aveva avuto delle riserve sul fatto che lei condividesse con il generale l'alloggio e la vita, almeno i primi tempi. Ma poi aveva pensato a Massimo, le cui imprese in battaglia e nell'arena erano diventate leggendarie; all'uomo che era risorto dalle sue ceneri come l'araba Fenice; all'uomo che aveva sfidato e sconfitto un tirannico imperatore quando non era che uno schiavo, e aveva deciso che non c'era ragione di preoccuparsi per una donna, strana o normale che essa fosse. E allora Mario si tranquillizzò, felice, come il resto delle truppe, per il sorriso che lei aveva fatto rinascere sulla bocca di Massimo.

 

*****

Man mano che il tempo passava, Massimo cominciò a rendersi conto che la sua attrazione per T-ally aumentava e si approfondiva, andando oltre la semplice curiosità per i loro diversi usi e costumi. Era interessato alla sua vita come un uomo verso una donna e non era semplice desiderio fisico. Si stava innamorando. Era la prima volta in così tanti anni che quasi gli era venuto un colpo quando se n'era accorto. Ma si era ripreso in fretta, felice com'era stato di scoprire che il suo cuore era finalmente guarito. Non avrebbe mai dimenticato Selene, e avrebbe sempre rimpianto la vita che non avevano potuto condividere. Ma adesso era tempo di guardare avanti ed era sicuro che la defunta moglie avrebbe approvato, anche se la donna che aveva risvegliato il suo amore era tanto diversa da lei, da lui e dalla razza umana in genere. A volte si era chiesto se non fosse diventato matto a provare sentimenti tanto profondi nei riguardi di una così strana creatura, ma aveva respinto il pensiero. Non gliene importava. Era pronto ad accollarsi i suoi rischi con lei, dopotutto non aveva niente da perdere e tanto da guadagnare. Ma era più semplice a dirsi che a farsi...Non sapeva niente delle usanze vulcaniane concernenti l'amore e il corteggiamento e temeva di far qualcosa di sbagliato nei riguardi di T-ally...qualcosa che avrebbe potuto offenderla o spaventarla. Per questo cominciò ad osservarla meglio, specie quando erano soli, spiando i suoi movimenti e le reazioni nei suoi riguardi, cercando di scoprire se lei provava solo gratitudine nei suoi riguardi o lo trovava per lo meno attraente come uomo. Il compito non era semplice, ma Massimo era un uomo paziente e determinato ad avere successo.

*****

Uno strano oggetto che volava nel cielo attrasse lo sguardo di T’ally, che smise di sistemare le pellicce sul letto appena rifatto di Massimo e guardò fuori dalla finestra per vedere cosa stesse succedendo. Aldilà delle mura del forte, dei legionari più esperti stavano insegnando ad alcune reclute a maneggiare le catapulte. T’ally osservò uno dei centurioni istruire un giovane, prima che un'altra palla di pietra fosse scagliata in aperta campagna. Quindi lasciò ancora una volta vagare lo sguardo sull'intero accampamento militare. I Romani potevano anche essere un popolo primitivo rispetto ai suoi modelli, ma l'organizzazione del loro esercito era veramente impressionante. Nessuna meraviglia che fossero i padroni del mondo conosciuto, come le aveva detto Massimo. Massimo...quasi senza volerlo, riprese in mano la pelliccia che aveva appena posato e se la portò al viso, annusando l'odore naturale del generale. Era così mascolino e pulito... Si scrollò, ritornò al suo lavoro e rimise la pelle sul letto. Quindi si guardò intorno per vedere se c'era ancora qualcosa da sistemare. I suoi occhi scuri percorsero la stanza, ancora una volta paragonando il semplice, caldo mobilio in legno scuro con il freddo, tecnologico arredamento a cui era abituata. I semplici utensili che poteva vedere sul tavolo o nella credenza erano simili a quelli che aveva ammirato nei musei storici del suo pianeta, una prova evidente che, nonostante le loro diversità biologiche, Umani e Vulcaniani non erano poi tra loro così differenti.

Soddisfatta che tutto fosse a posto, T’ally prese un rotolo dal mucchio sul tavolo e si sedette sul divano a leggere. Massimo era uscito dalla fortezza per controllare lo stato della sezione del Vallo di Adriano di sua competenza e non sarebbe stato di ritorno che molto più tardi. T’ally amava leggere: era un piacevole passatempo e anche un modo per imparare cose nuove sulla storia e le tradizioni dei Romani. Le permetteva anche di conoscere meglio i gusti di Massimo, aiutandola a conoscere meglio lui. Ne era affascinata, e avrebbe voluto scoprire tutto sul suo conto. In più di un'occasione, aveva desiderato sondare con delicatezza la sua mente,volendo sentire i pensieri di lui pervaderla, ma si era trattenuta, non ritenendo giusto fargli una cosa del genere senza il suo permesso. La prima volta era stato necessario per imparare il modo di comunicare con lui, ma adesso non aveva altre scuse, a parte il proprio desiderio. T’ally si chiese come l'avrebbe giudicata il Maestro Surak, ma anche quel pensiero sobrio non era sufficiente a ad alleviare quella che stava diventando una necessità impellente.

Le sue riflessioni vennero interrotte da un forte brusio che veniva dal corridoio, causato da molte voci preoccupate che parlavano tutte insieme.

"Bisogna metterlo a letto!"

"Dov'è Valeriano?"

"Antonio è andato a cercarlo."

"Spero che faccia presto, sta perdendo un mucchio di sangue!"

Le voci si fecero più vicine, quindi la porta degli appartamenti di Massimo venne spalancata e numerosi soldati si precipitarono dentro recando una barella. T’ally balzò in piedi e gli occhi le si spalancarono per l'orrore quando vide che stavano trasportando un Massimo svenuto e mortalmente pallido. Seguì gli uomini fino alla camera da letto del generale e li guardò dirigersi verso il letto. I suoi occhi percorsero la forma dell’uomo svenuto e si lasciò scappare un grido strozzato quando vide le condizioni della sua gamba destra: era completamente coperta da del liquido rosso che lei capì essere il sangue umano e piegata in un modo innaturale.

"Che è successo?" un altro uomo irruppe in scena e i legionari che circondavano il letto si scostarono per lasciarlo passare.

"Valeriano, il cavallo del Generale è rovinato a terra, e lo ha trascinato nella sua caduta. La gamba gli è rimasta imprigionata sotto il peso dell'animale."

"Umh…" il chirurgo tagliò via le brache di Massimo scoprendo l'arto infortunato. Un gemito collettivo si udì nella stanza non appena il tessuto impregnato di sangue venne scostato, rivelando la gamba martoriata. Le ossa del ginocchio si erano fracassate lacerando la pelle e bianchi spuntoni s'intravedevano attraverso i muscoli. T’ally ebbe un conato di nausea a quella vista e all’odore del sangue e il cuore le si strinse per la pena, sapendo che era il sangue di Massimo.

Il medico imprecò sotto voce poi fece, rivolto ai presenti, “Mi dispiace, ma non posso fare molto per lui.”

“Che cosa?”domandarono i soldati quasi all’unisono con voci colme di incredulità.

“Le ossa sono fracassate e il midollo contaminato dalla sporcizia…Rimuoverò le schegge e cauterizzerò la ferita, ma non credo che sopravvivrà all’infezione.”

“Potresti…potresti amputare l’arto?”domandò uno dei legionari e T’ally, che aveva ascoltato terrorizzata le parole del medico, quasi svenne alla sola idea di quel che ciò avrebbe implicato.

“No,” un profondo sospiro di sconfitta, “E’ troppo debole, potrebbe non superare l’operazione e in ogni caso credo che questa gli causerebbe solo un’inutile sofferenza.” Il medico inghiottì a fatica, “La sola cosa che posso fare è alleviargli il dolore nell’attesa che il destino segua il suo corso.”

Un pesante silenzio cadde nella stanza, quando tutti compresero quel che il chirurgo aveva detto. Senza aggiungere altro, Valeriano si chinò sul suo paziente e usando lunghi strumenti di metallo allargò la ferita e rimosse i pezzi d’osso. Quindi estrasse un coltello dalla sua sacca di cuoio, lo posò su un braciere pieno di carbone finché non si arroventò. “Tenetelo fermo,”ordinò il chirurgo e T’ally guardò i soldati afferrare Massimo per le braccia e le gambe immobilizzandolo contro il letto. La lama incandescente fu appoggiata contro la ferita e un fetore di carne bruciata invase la stanza. Alcuni dei legionari divennero pallidi come cenci e sembrarono sul punto di vomitare, ma Massimo rimase provvidenzialmente svenuto. Valeriano coprì allora la pelle ustionata con un cataplasma e la fasciò con delle bende. Dopo questo, Massimo venne spogliato dell’uniforme e rivestito con una veste da notte pulita. Giusto il tempo di adagiarlo sul materasso e già la sua fronte iniziò a bagnarsi di sudore e le guance a prendergli fuoco. Il chirurgo posò la mano sulla fronte del generale e confermò quel che tutti avevano compreso: una febbre altissima aveva iniziato a divorarlo.

"Schiava? Schiava!"A T’ally occorsero alcuni istanti per rendersi conto che Valeriano si stava rivolgendo proprio a lei.

“Sì, signore?”

“Come ti chiami?”

“T’ally”

“Bene, T-ally. Sei fedele al tuo padrone?” gli occhi bruni del medico la fissavano duri.

“Con tutta me stessa,” rispose lei con grande sincerità.

“Bene,” annuì lui soddisfatto, “Ho bisogno del tuo aiuto. Manderò dei soldati a procurare acqua fredda dal ruscello e tu la userai per fare delle continue spugnature al tuo padrone. Io andrò a preparargli un decotto a base di erbe per alleviargli il dolore e combattere l’infezione. Tornerò appena possibile.”

“Sì, signore.”

“In quanto a voi,” e il chirurgo si rivolse ai soldati, “tornate al vostro dovere: non potete far niente per lui e troppe persone attorno non gli giovano. Vi terrò al corrente sulle sue condizioni.”

Gli uomini annuirono malvolentieri, ma ubbidirono, e lasciarono la stanza dopo aver dato un’ultima occhiata alla sagoma immobile del loro generale, seguiti da Valeriano.

Non appena furono soli, T’ally prese una sedia e l’avvicinò al letto, sedendosi e guardando il viso di Massimo. Sembrava tanto fragile e indifeso! Sapeva che gli Umani erano più deboli dei Vulcaniani, ma fino a quel momento Massimo le era sembrato molto più forte di quanto in realtà non fosse. Erano state la sua personalità e la sua volontà di ferro a dare quell’impressione, ma adesso che era svenuto, la sua fragilità la colpì con forza, facendole sentire un groppo in gola.

*

T’ally trascorse le ore successive al fianco di Massimo, bagnandogli il corpo bruciante, man mano che la febbre peggiorava, dandogli dell’acqua da bere per rimpiazzare i liquidi che perdeva sudando e cercando di trattenerlo quando, in preda al delirio, si dimenava nel letto. Quando lui era vittima di quegli attacchi, le sue grida rauche e i suoi occhi brucianti e appannati la riempivano di disperazione, poiché le era insopportabile vederlo in quello stato, e così fu felice quando il delirio cessò ed egli svenne un’altra volta. Sperava che potesse essere un buon segno, ma quando Valeriano ritornò a controllare le condizioni di Massimo, lei non lesse sollievo e soddisfazione sul suo viso esausto. Invece notò qualche lacrima bagnargli le guance. “E’ quasi arrivata la fine,” disse scoraggiato, “E’ così debole…Non passerà la notte.” Quindi se ne andò a testa bassa e passo stanco.

Il mondo cessò di esistere quando la straziante verità di quelle parole si fece strada nella mente di T’ally. Massimo stava morendo a causa di una ferita che su Vulcano sarebbe stata sanata in pochi istanti, ma che era inguaribile per la scienza dei Romani. Era terribile. Era ingiusto. Per la prima volta da quando era ancora una bambina inesperta, T’ally sentì le sue emozioni diventare tanto potenti da non poterle controllare, e trovò conforto nelle lacrime, cadendo in ginocchio vicino a Massimo e posandogli la testa sul petto, mentre con la mano gli carezzava la fronte e le guance brucianti.

Negli anni che seguirono, T’ally non seppe mai se fu una semplice coincidenza che le fece allineare la dita contro i punti di contatto mentale di Massimo, o se invece lo fece inconsciamente, ma sta di fatto che presto si ritrovò dentro la mente di lui, circondata da dolore e sofferenza. Ma all’interno di quel turbine di malattia, vide che la fiamma della sua voglia di vivere bruciava ancora. Era debole e stava svanendo…ma era lì. C’era solo una cosa che T’ally potesse fare e la fece, dimenticando l’etica vulcaniana e gli insegnamenti del Maestro Surak. Chiuse gli occhi e si concentrò, chiudendo il mondo fuori, finché cadde nella trance curativa che la sua gente usava per curare i corpi. Concentrò in Massimo tutta l’energia risanatrice generata dalla propria mente, donandogli forza, aiutandolo nel processo di rigenerazione delle cellule e combattendo l’infezione che lo stava uccidendo.

T’ally non sapeva quanto tempo avesse passato in contatto profondo con Massimo, ma pian piano cominciò a rendersi conto che l’infezione era completamente sparita e che la forza interiore e la voglia di vivere del generale si erano accresciute. Era fuori pericolo, ed era venuto il tempo di lasciarlo. Lei cominciò a ritornare in se stessa, ma si ritrovò circondata dall’essenza stessa di Massimo, che adesso la teneva prigioniera.

<<Chi c’è?>> domandò lui.

<<Sono io, Massimo…>> rispose lei, sorpresa che lui l’avesse percepita dentro di sé.

<<T-ally?>> c’era sorpresa ma non timore, nella voce di lui, <<Che ci fai qui?>>

<<Ti sto aiutando a guarire da una gran brutta ferita.>>

<<Un altro dei tuoi trucchi vulcaniani?>>

<<Sì…>> in altre circostanze, T’ally avrebbe riso alla sua battuta scherzosa, ma la situazione cominciava a farsi pericolosa per lei. Mentre Massimo rifletteva sulle sue parole, lei percepì la forza della sua mente accrescersi ulteriormente e la barriera che la circondava assunse le apparenze di un solido muro. Massimo era curioso e voleva tenerla in sé. Ma era terribilmente rischioso. T’ally era molto indebolita dal lungo contatto e stava rischiando di trovarsi intrappolata per sempre nella mente di lui, il che avrebbe portato entrambi alla pazzia, se non se ne fosse andata subito. Percepì il panico crescerle dentro, ma si sforzò di mantenere il controllo, mentre sentiva Massimo sondarle delicatamente i pensieri.

<<Massimo,>> gli disse usando un tono quanto più possibile autoritario, <<Massimo, devi lasciarmi andare. Subito.>>

<<Perché?>>

<<Perché sta cominciando a diventare pericoloso.>>

<<Oh. Mi dispiace. Non lo sapevo.>> Era così mortificato che lei ebbe la necessità di rassicurarlo.

<<Va tutto bene. Non è successo niente d’irreparabile. Ma adesso devo andare.>>

<<Come vuoi…>> il muro che la imprigionava scomparve e T’ally si ritrasse subito, lasciando la mente di Massimo e rientrando nella propria. Appena prima di uscire, poté sentire la calda voce di lui mormorare <<Grazie, T-ally…>>

T’ally stava ancora sorridendo quando la vista le si snebbiò e lei si ritrovò a fissare il muro di fronte a lei.

Trasse un profondo respiro, prima di alzarsi. Le sue ginocchia protestarono e si domandò quanto tempo avesse passato inginocchiata: per una volta il suo senso del tempo vulcaniano non funzionò, forse a causa della sua stanchezza. T’ally era esausta, ma la visione di Massimo che riposava tranquillo, il respiro regolare e le guance non più brucianti di febbre la fecero sentire bene come non si era mai sentita. Dopo un’ultima occhiata all’umano assopito, raggiunse il suo letto e crollò addormentata non appena la sua testa ebbe toccato il cuscino.

*

 

Il grande campo la circondava e il suo odore fragrante e dolce le saturava le narici. Si trovava nel mezzo di esso, nell'erba bronzo dorata, i cui lunghi steli erano agitati nel vento. Non aveva mai visto quel genere di vegetazione, ma sapeva che il suo nome era grano. Si guardò intorno e vide un paesaggio sconosciuto di colline delicatamente arrotondate, di campi biondi e alberi alti allungarsi per quanto i suoi occhi potevano vedere. Tutto era pacifico e bello. Improvvisamente, due cavalli apparvero lungo una strada: essi galoppavano nella sua direzione, nitrendo festosi. Avanzò finché ebbe raggiunto il sentiero coperto di ghiaia e attese che i due cavalli, i mantelli bai lucidi sotto il sole, si avvicinassero. Essi si fermarono e lei allungò la mano per accarezzare al più vicino il muso morbido, ma si irrigidì quando notò che le dita che vedeva non erano le sue, delicate e sottili, ma erano spesse e callose. Le dita di un uomo. Le dita di Massimo.

T’ally si svegliò all'improvviso, scattando a sedere sul letto, gli occhi spalancati nel buio, mentre udiva Massimo esclamare, <<Argento, Scarto, come state, ragazzacci?>> Ma non stava parlando a voce alta: l'aveva fatto nel sogno e la sua voce era echeggiata nella mente di lei, come il sogno stesso.

Chiuse gli occhi e, ancora una volta, le immagini di Tergillium, la terra natale di Massimo, la invasero. Ma com'era possibile? Come poteva la sua mente unirsi a quella di lui senza che ci fosse, fra di loro, alcun contatto fisico? T’ally liberò la testa da tutti i pensieri e risalì all’origine delle immagini provenienti da Massimo. E fu così che lo trovò. Un legame. Un legame che univa la sua mente a quella di Massimo nella maniera più vincolante in cui un Vulcaniano potesse essere unito ad un’altra persona.

Un indissolubile, indistruttibile legame che li avrebbe avvinti per sempre, nella vita e nella morte.

 

*****

Accolto da rumorosi saluti di benvenuto, Massimo attraversò il Pretorio per la prima volta dopo l'incidente, che era accaduto da circa un mese. I soldati avevano temporaneamente lasciato le loro occupazioni per essere presenti quando il loro Generale, come lui sarebbe sempre stato, anche se la legione era adesso sotto il comando di un altro, avrebbe mosso i primi passi all’esterno, desiderando constatare con i loro stessi occhi che stesse davvero bene. E così era, anche se necessitava ancora delle stampelle per muoversi ed era un po'pallido. Ma il sorriso sul viso di Valeriano confermava che tutto andava bene per Massimo, anche se il vecchio medico stava ancora cercando di spiegarsi la guarigione del suo generale. "Miracolo" era la sola parola adatta a descrivere ciò che era accaduto. Era andato a dormire una notte, crollando esausto sul letto privo di forze e con il cuore spezzato al pensiero che al suo risveglio avrebbe con tutta probabilità dovuto constatare il decesso del suo comandante e amico. Ed invece, il mattino successivo, non solo aveva trovato il suo paziente ancora vivo, ma l’infezione e la febbre erano scomparse. Solo la gamba aveva ancora bisogno di tempo per rimettere in sesto le ossa fratturate. Era stata la cosa più stupefacente che Valeriano avesse visto mai e, malgrado come uomo di scienza, non amasse il mistero, per una volta accettò quel che era accaduto, scegliendo di credere che fosse un’altra dimostrazione della volontà degli dei di non lasciar morire Massimo.

*****

Massimo era seduto sul letto, la schiena appoggiata alla spalliera, le gambe distese in avanti. I suoi muscoli erano contratti e stanchi, ma era compiaciuto da come si muovesse il ginocchio. Aveva subito una lesione molto seria e ci sarebbe stato bisogno di tempo per recuperare la piena efficienza. No, Massimo non temeva di poter restare zoppo, era più preoccupato per il comportamento di T-ally. Dal giorno in cui era tornato in sé dopo la febbre, la donna vulcaniana era stata distante, addirittura fredda con lui, pur continuando ad occuparsi con grande attenzione alla sua salute. Lo aiutava ad eseguire gli esercizi che Valeriano gli aveva prescritto per recuperare l'uso del ginocchio, e gli massaggiava ogni sera la schiena, cancellando con le sue dita abilissime i dolori che la postura scorretta nel camminare provocava ai suoi muscoli, aiutandolo a riposare bene. Ma una volta terminati i suoi compiti, lei si richiudeva nel suo guscio, restandosene silenziosa e preferendo passare le serate da sola a leggere. Massimo aveva nostalgia delle loro lunghe chiacchierate dopo cena, quando avevano discusso dei rispettivi paesi o commentato qualcosa che lei aveva letto in qualcuno dei rotoli. E, cosa più importante, aveva nostalgia del calore dei suoi sorrisi e dei piccoli tocchi casuali quando lei era eccitata da qualche novità.

Si sentiva altresì impotente perché aveva la sensazione precisa che qualcosa fosse capitato alla donna e voleva aiutarla, ma ogni volta che provava a parlarle, lei rispondeva che era tutto a posto. E poi c’era la questione di quegli strani sogni che aveva incominciato a fare, nei quali si ritrovava in una strana terra con due soli e nessuna luna…Un posto in cui tutti gli abitanti rassomigliavano a T-ally….

L’oggetto delle sue elucubrazioni attraversò la stanza con una pila di abiti piegati ed ancora una volta Massimo notò la sua tristezza. Quell’evidente dolore gli strinse il cuore e decise che era venuto il momento di ottenere delle risposte. Non si poteva andare avanti così ancora per molto e lui desiderava, anzi voleva, riavere indietro la donna di cui si era innamorato.

“T-ally, per favore, prendi una sedia e siediti qui vicino a me. Noi due abbiamo bisogno di parlare.” Usò il suo tono di voce più autoritario, cogliendola di sorpresa e bloccando qualsiasi scusa lei avesse provato a scovare. Lei fece quel che le era stato detto e aspettò che lui parlasse, a testa china per evitare il suo sguardo.

“Ricordi la prima sera in cui abbiamo parlato, T-ally? Ricordi che ti promisi che ti avrei protetto?” Cominciò lui e la vide annuire e lanciargli uno sguardo fugace. “Quando dissi queste cose, lo feci perché era una mia responsabilità, ma anche perché desideravo che tu mi fossi amica. E’ passato del tempo, siamo arrivati a conoscerci e a diventare amici… Non è così?” Lei annuì ancora e Massimo continuò, soddisfatto che lei lo stesse ascoltando, “Bene, T-ally, ti parlo ora come ad un’ amica che mi è cara.” E come un uomo che ti ama, ma questo non lo disse a voce alta. “Che è successo,

T-ally? Perché non mi parli più? Ho fatto qualcosa di sbagliato? Ti ho mancato di rispetto? Per favore, spiegamelo.” Lei quasi sobbalzò, quando lui allungò una mano per prendere la sua. “Parlami, per favore.” le disse con intensità e lei alla fine alzò gli occhi per guardarlo. La vide inghiottire a fatica, quindi annuire nuovamente, ma con un’aria più risoluta.

“Hai ragione, Massimo, dobbiamo parlare. Io…ho bisogno di chiederti scusa per il mio comportamento vergognoso.”

Massimo aggrottò la fronte a quella scelta di parole: “vergognoso” era un aggettivo troppo forte per come lei si era comportata negli ultimi giorni.

“Non hai bisogno di scusarti, volevo solo sapere perché sei così triste.”

“Perché ho fatto una cosa terribile: ho violato la tua mente.”

Massimo spalancò gli occhi. “Che hai fatto?”

“Ho violato la tua mente. E’ lo stesso di uno stupro, anche se mentale e non fisico.” T-ally abbassò il capo per la vergogna e lui comprese che per lei si trattava di una faccenda molto seria.

“Come…Com’è potuto accadere? Per favore spiegati meglio perché non so neanche di che cosa tu stia parlando.”

“I Vulcaniani sono telepati…ciò significa che hanno la capacità di comunicare con il pensiero. Di solito lo si fa sfiorandosi reciprocamente ed è molto comune tra parenti e amici intimi.” Si fermò e lo osservò per studiare le sue reazioni. Massimo annuì e lei continuò, “Siamo anche in grado di controllare i nostri corpi e di “canalizzare” le forze vitali verso un particolare organo o arto per curarci da soli, se siamo feriti o malati.” Si fermò un attimo e lui la incoraggiò a continuare: niente di quel che aveva ascoltato fino a quel momento gli era sembrato particolarmente malvagio, sebbene fosse di certo molto strano!

“La notte dell’incidente, le tue condizioni peggiorarono così tanto che Valeriano era convinto che saresti morto prima che facesse mattino e disse che non poteva far niente per salvarti…Il midollo delle tue ossa si era infettato, e allora…” T-ally guardò un attimo dall’altra parte per cercare di darsi un contegno, ma quando tornò a guardarlo in viso aveva gli occhi pieni di lacrime. “Io…sono entrata nella tua mente per aiutare il tuo corpo a superare l’infezione…dividendo con te la mia forza vitale.”

Massimo la fissò stupito, ma infine le credette. Valeriano gli aveva detto più di una volta che era un miracolo se era ancora vivo e adesso sapeva che il suo miracolo aveva un nome: T-ally. Non dubitò di lei un solo istante: gli stava dicendo la verità, lo sapeva con la mente e con il cuore.

“Ti prego, Massimo…perdonami.” La voce di T-ally interruppe i suoi pensieri ed egli si accorse di come la donna stesse adesso piangendo.

“Perdonarti? E di che cosa? Dovrei inginocchiarmi ai tuoi piedi e ringraziarti! Mi hai salvato la vita! Mi hai salvato! Come potrei mai chiamarlo stupro? Io penso che il tuo sia stato un gesto meraviglioso…un gesto di altruismo… d’amore.” Massimo era impressionato e sopraffatto da quel che lei aveva fatto per lui e la gratitudine traspariva dalla sua voce ma, con sua grande meraviglia, questo non cancellò la tristezza di T-ally. Essa rimase a testa china. “Tu non sai tutto.”

“Allora dimmelo.”

“Ho perso il controllo della situazione, mentre eravamo uniti ed è accaduto qualcosa di irreparabile.”

“Che cosa?” La sollecitò lui.

“Le nostre menti hanno intrecciato un legame. Un legame mentale inscindibile, che ci terrà uniti per il resto della nostra vita.”

“Oh.”Massimo tacque, ponderando ciò che lei gli aveva detto. Legati per la vita…Questo avrebbe dovuto preoccuparlo, spaventarlo, invece non gli sembrava poi così male. Anzi, al contrario, gli dava un senso di appartenenza che non aveva più sentito dacché la sua famiglia era stata sterminata. Apparteneva a T-ally e lei a lui…Il suo corpo reagì a quell’idea e un brivido gli percorse la schiena. Un brivido di desiderio.

“Questo legame, per il tuo popolo è qualcosa come…il matrimonio?”

T-ally inarcò un sopracciglio, incapace di nascondere la propria sorpresa. “Come lo sai?”

“Allora, è così?”

“Sì. Questa è l’unione più definitiva tra due Vulcaniani.”

“Interessante.” Massimo non poté trattenersi dal sorridere. L’idea di essere sposato con T-ally era estremamente piacevole.

Gli occhi di lei si allargarono per lo stupore. “Ma come? Lo trovi interessante? Non sei in collera con me?”

Lui ritornò serio. "No, non sono in collera. Anzi, l'idea mi piace. E' qualcosa di totalmente diverso da quel che ho conosciuto e sperimentato in vita mia, ma sembra così bello...Potresti mostrarmi come funziona questo legame?"

"Davvero lo vuoi? Ne sei sicuro?"

"Certo."Massimo non era mai stato tanto sicuro in vita propria.

T-ally lasciò la sedia per accomodarsi sul materasso accanto a lui e allungò la mano destra verso il suo viso."Chiudi gli occhi," gli sussurrò e lui ubbidì. Sentì le dita di lei premere delicatamente contro la tempia e la guancia, quindi percepì una sensazione di calore, come se qualcosa gli scivolasse nella mente. Sembrava che qualcosa lo stesse sfiorando e lui si ritrasse istintivamente.

<<Shhh, Massimo...rilassati. Sono io, T-ally...>>

<<T-ally...sei davvero tu. Posso sentirlo. Tu sei qui...dentro di me.>>

<<Sì.>>

<<E' bellissimo. Strano, insolito...ma bellissimo.>>

<<Sì, lo è,>> e la sentì sorridere al suo tono reverenziale.

<<Puoi mostrarmi qualcosa di te stessa, di casa tua?>>

<<Certo che posso.>>

Un fiume di immagini fluttuò nella mente di Massimo: un arido deserto di nude rocce...un cielo rosso come il sangue... due soli scintillanti di giorno, ma nessuna luna che illuminasse la notte...gente che rassomigliava a T-ally che si spostava su strani carretti senza ruote e cavalli, che si muovevano a qualche piede dal suolo...enormi città con altissimi edifici di vetro e acciaio... Strane navi che volavano nel cielo alla ricerca di nuovi mondi...che atterravano o partivano per viaggi interstellari...T-ally seduta alla guida del suo vascello… un incendio che distrugge il motore ...il suo disperato tentativo di mantenere dritto il veicolo e mitigare la caduta...lei che emerge dai rottami fumanti...Mario e i legionari che la catturano e la portano alla fortezza...

Le immagini cessarono e T-ally si raddrizzò, ritraendosi dalla mente di lui. Massimo aprì gli occhi e la trovò che lo guardava ansiosa, in attesa di cogliere la sua reazione a quanto aveva appena visto. Un lento sorriso si allargò sul viso di lui. “E’ bellissimo…il tuo mondo. Grazie.” Il suo tono era intimorito. “Non avrei mai potuto immaginare niente del genere…Un altro mondo abitato…E’ quasi incredibile.” Restò per un po’ in silenzio, per assimilare quelle stupefacenti informazioni, quindi chiese, “Posso fare la stessa cosa? Mostrarti casa mia?”

“Sì, che puoi. Ma per questa volta, sarò io a guidarti. La tua mente non è ancora addestrata, ma sono sicura che molto presto padroneggerai appieno queste competenze.” Così dicendo, T-ally gli prese la mano e si premette le dita contro lo zigomo e la tempia. Massimo sentì il piacere attraversarlo quando si toccarono, ma lo represse rapidamente, non era il momento adatto, quello. “Questi sono chiamati punti di contatto,” spiegò T-ally, “Per adesso è necessario stabilire tra di noi un contatto per comunicare, ma in futuro potremo farlo senza toccarci.” Massimo annuì. “Adesso prova a concentrarti… Devi entrare in me. Pensa alla mia mente come a una stanza…Raffigurati una porta e la tua mano che spinge per aprirla…sì, sì, proprio così…”

Massimo si sentì ancora circondato da quella calda presenza che sapeva essere T-ally. <<Perfetto, Massimo, adesso ci sei. Adesso pensa a casa tua, richiama i tuoi ricordi in proposito…e mostrameli.>>

Lui fece come gli era stato spiegato e una serie di immagini lampeggiarono nella sua mente: campi dorati di grano e avena, le pesanti spighe che ondeggiavano nella lieve brezza…Il sole che scompariva dietro le colline nei pressi di Tergillium…filari ordinati di vigne…olivi che coloravano il paesaggio con il grigioverde delle loro foglie…un tortuoso ruscello che scorreva in mezzo ai campi…una villa in pietra rosa circondata dai cipressi…un alto pioppo vicino al cancello…due tombe coperte di fiori colorati…pony selvaggi che correvano liberi…

Dopo un po’ Massimo sembrò perdere di vista il suo obiettivo, mentre un pensiero si introdusse nei suoi ricordi: T-ally vorrebbe vivere là con me?

<<Sì, Massimo,>> fu la pronta risposta, <<Mi piacerebbe vivere lì con te.>> T-ally prese un profondo respiro e continuò, <<Devi saperlo: io ti amo. Ho cominciato ad amarti fin dal primo momento in cui la tua mente accarezzò la mia, la notte in cui fui catturata, quando tu mi sfiorasti il braccio.>>

Massimo non aveva alcun dubbio a proposito di ciò che aveva sentito, la sua sincerità era tutta intorno a lui, e lo circondava come un caldo mantello, ma la gioia per quelle parole gli giocò un brutto scherzo, facendolo scivolare fuori dalla mente di lei.

“Che è successo?” domandò, sbattendo le palpebre per focalizzare la sua visione. Era scosso dalla rapidità con cui il legame si era interrotto e provò un grande senso di perdita.

“Niente di grave. Sei solo un novizio inesperto e la tua mente ha perso la presa sulla mia.”

“Oh. Potresti aiutarmi a ristabilire il contatto?” Egli sperava di ritornare ancora in lei, era una sensazione così bella…

“Non oggi. Si tratta di un’esperienza molto stancante per un principiante, come ti accorgerai presto.”

“Capisco.” Massimo abbassò il capo per nascondere la sua delusione, ma non fu abbastanza veloce.

“Che cos’è questo?”chiese T-ally, posandogli sulla guancia le dita delicate.

Lui alzò gli occhi per guardarla. “E’ solo che…desideravo essere nella tua mente quando ti avrei detto che anch’io ti amo…e per farti sapere quanto sono sincero.”

“Ma questo lo so già,” T-ally sorrise prendendogli il viso tra le mani, “Tu non hai idea di quante cose di te mi abbia rivelato la tua mente. So che mi ami…e non sai quanto questo mi renda felice.”

Massimo sollevò anch’egli la mano per accarezzarle i capelli di seta. Si guardarono l’un l’altro per un lungo istante, quindi gli occhi di lui si posarono sulle labbra carnose di lei e domandò, “I Vulcaniani si baciano?”

“Sì…E fanno anche l’amore.” Lei sorrise divertita, prima di tornare seria come lui. Il sangue di Massimo si scaldò a quelle parole, ma una terribile stanchezza gli crollò addosso. Fece appena in tempo a sfiorare con delicatezza le labbra di T-ally prima che il sonno lo cogliesse.

*****

T’ally fu svegliata da un leggero movimento nella mente. Strizzò gli occhi per focalizzare la visione e si guardò intorno. Giaceva nel letto di Massimo e lui stava riposando accanto a lei, accoccolato contro la sua schiena. La sera prima, esausto dopo la loro unione mentale, Massimo era crollato addormentato da un momento all’altro, e lei, dopo averlo sistemato in modo confortevole, era scivolata nel letto accanto a lui, poiché non aveva potuto accettare di stargli lontano dopo un così intenso legame mentale. Durante la notte, Massimo le si era avvicinato e le aveva circondato la vita con il braccio muscoloso, come se anche lui non potesse separarsi da lei dopo le incredibili rivelazioni di poco prima.

T’ally gli accarezzò la mano e rimase ferma, assaporando il suo calore e la sua vicinanza. Le piaceva toccare la pelle di Massimo che, malgrado indurita dalla vita all’aria aperta, era molto più morbida rispetto a quella degli uomini vulcaniani, e aveva iniziato a prendere gusto a quei contatti. In verità stava cominciando a pensare che il desiderio del Maestro Surak di bandire tutte le emozioni, e le loro manifestazioni fisiche, dalla vita quotidiana della sua gente potesse non essere del tutto nel giusto.

Poco dopo lei sentì ancora un altro stimolo nella mente e questa volta capì che si trattava del primo segnale che Massimo si stava svegliando. Non appena lo comprese, diventò consapevole che anche il suo corpo si era risvegliato, sentendo la sua erezione mattutina premerle contro le natiche. Il pensiero eccitò T’ally. Era passato molto tempo dall’ultima volta che aveva fatto sesso e lo desiderava con insistenza, per quanto illogico fosse. Il Maestro Surak stava insegnando ai Vulcaniani ad astenersi dai rapporti sessuali prima della cerimonia del vincolo, perché essi scatenavano emozioni violente e incontrollabili, contrarie alla calma e alla pace dello spirito che lui voleva conquistare.

I Vulcaniani erano una razza guerriera, fortemente guidata dall’istinto e in tempi non troppo remoti, avevano rischiato l’estinzione perché, in certi periodi, i maschi diventavano talmente violenti nella ricerca delle femmine, da uccidersi a vicenda in feroci lotte, rischiando lo sterminio totale. Surak stava lavorando per far sì che questo non si ripetesse di nuovo. T’ally comprendeva le sue buone intenzioni, ma pensava anche che le unioni sessuali, anche senza il bisogno di procreare, non fossero necessariamente qualcosa di malvagio. Al contrario, potevano essere bellissime se fatte con la persona giusta e questa era la ragione che la spinse a premere forte il suo posteriore contro Massimo, strofinandoglielo sull’inguine, fino a sentire il membro diventare più grosso e duro.

“Che stai facendo?”le mormorò Massimo all’orecchio con voce ancora assonnata.

“Mi sembra evidente: sto stimolando la tua virilità. Voglio avere un rapporto sessuale con te.”

Lui si svegliò del tutto e, attraverso il legame mentale, lei poté percepire quanto fosse rimasto sconvolto da quella richiesta sfrontata. Forse non era costume dei Romani che le donne fossero tanto sfacciate in materia di sesso? T’ally si scrollò mentalmente: era più che disposta, una volta fuori dei suoi quartieri, a comportarsi da donna sottomessa e arrendevole come aveva visto fare alle altre, ma nel privato di quelle stanze, sarebbe rimasta se stessa. Amava Massimo con tutta la forza della sua passione vulcaniana e voleva dividere con lui l’intimità.

Continuò così con i suoi movimenti provocanti, finché le braccia di lui la strinsero più forte e la costrinsero a girarsi sulla schiena. Lui le andò sopra e le disse, con gli occhi verdazzurro brucianti di desiderio, “Ti voglio.”

“Anch’io ti voglio.”

Lui chinò la testa e la sua bocca ebbe un primo, leggero contatto con quella di lei. All’inizio non fu che uno sfregamento delle labbra, ma presto si trasformò in un vero assalto e lui le fece scivolare la lingua dentro la bocca, continuando a premere contro le sue gambe. T’ally sapeva che lui era meno forte di lei, ma tutta la sua forza sembrava essersi dileguata, non appena lui aveva preso il controllo del suo corpo, come se la sua essenza di maschio fosse quasi un’entità vivente. Le sue emozioni, la sua lussuria e la sua volontà le invasero la mente, come un fiume che avesse rotto gli argini spazzando via quanto incontrava sulla sua strada. T’ally se ne sentì sopraffatta e, istintivamente, alzò le sue barriere mentali per tenerlo a bada. Ma questo non fermò il diluvio delle sensazioni, le rese anzi più potenti, mentre esse sbattevano con vigore crescendo contro i suoi scudi, man mano che la passione di Massimo cresceva. T’ally iniziò ad allarmarsi e ad un certo punto la sua resistenza mentale divenne anche fisica.

“Fermati, Massimo, fermati!” lo spinse per le spalle facendolo quasi cadere dal letto.

Massimo afferrò la testata, appena in tempo per evitare la caduta e la guardò, sorpreso e un po’ ferito.

“Che c’è, T’ally? Ho fatto qualcosa di sbagliato?”

“No…E’ che…mi stai travolgendo.”

“Sto correndo troppo? Sono troppo veloce per te? Vuoi che rallenti?” Lei percepì un senso di colpevolezza nel tono della sua voce e si affrettò a rassicurarlo.

“No, amore. Non è il tuo corpo. Sono le tue emozioni: sono troppo forti per me. Devi ancora imparare a controllare il legame mentale e… stai invadendo la mia mente come qualcuna di quelle tue orde barbariche.” Provò a spiegarsi T’ally. Se lui fosse nato e cresciuto in una civiltà tecnologicamente evoluta come lei, avrebbe potuto dirgli che il loro legame era come un motore, che lui doveva imparare ad accendere e spegnere, ma siccome lui ignorava cosa fosse un motore, aveva cercato un altro esempio per poterlo aiutare a capire.

Massimo corrugò la fronte all’analogia e il suo viso si rabbuiò. “Significa che non saremo in grado di fare l’amore finché io non saprò controllare la mia mente?”

“Non necessariamente. Lasciami pensare a una soluzione.”

Lui annuì con impazienza e T’ally non poté fare a meno di sorridere alla sua espressione. Quindi chiuse il mondo fuori, si concentrò su se stessa e pensò a quello che era appena successo e a come, da bambina, le fosse stato insegnato a controllare la propria mente. La soluzione le apparve chiara. Non doveva resistere alle emozioni di Massimo, ma doveva canalizzarle a lasciare che facessero il loro corso.

Lei sbatté le palpebre e tornò a focalizzare lo sguardo su Massimo. “Vieni qui,”sussurrò aprendo le braccia. Lui non ebbe bisogno di ulteriori incoraggiamenti. Le fu subito sopra, incendiandole il sangue con i suoi baci appassionati e le sue ancor più appassionate emozioni, finché anche lei non fu pazza di desiderio. Si separarono per alcuni secondi, togliendosi i vestiti l’un l’altra, ansiosi di accrescere il contatto tra di loro. T’ally fece appena in tempo a lanciare uno sguardo all’erezione di Massimo prima che lui, ancora una volta, le giacesse sopra, ma non ne fu delusa: ci sarebbero state altre occasioni per guardarlo meglio. Gli fece correre le mani lungo i fianchi e la schiena, quegli stessi fianchi e schiena che aveva massaggiato tante volte e desiderato di accarezzare, godendo della consistenza serica della sua pelle e nella compattezza dei muscoli, che si gonfiavano sotto di essa. Gli uomini vulcaniani erano esili e lei apprezzava la differenza tra lui e loro. Era anche affascinata dalle cicatrici che aveva sul collo, sulla parte bassa della schiena e sul braccio sinistro. La scienza medica vulcaniana avrebbe potuto eliminarle in pochi minuti, ma in un certo qual modo essere erano appropriate per il guerriero che Massimo era, e lei era sicura che ognuno di quei segni avesse una storia da raccontare, una storia che lei sperava di conoscere presto, ma adesso non era il momento. T’ally sentì la tentazione di scoprire che cosa lui pensasse di lei come donna: la trovava così attraente come lei trovava attraente lui?

“Sei così bella…” mormorò Massimo contro le sue labbra, come in risposta, accarezzando con le grosse mani callose i suoi seni piccoli, ma sodi, sfiorandole i capezzoli con le dita, finché non furono duri ed eretti come il suo membro, che bruciava caldo, intrappolato tra i loro ventri. Quindi abbassò la testa sui suoi seni e li eccitò succhiandoli, leccandoli e mordicchiandoli. T’ally gemette forte e premette le dita nei suoi muscoli, totalmente travolta dal suo assalto fisico ed emotivo. Il bisogno di unirsi a lui, con il corpo e la mente, divenne insopprimibile e lei allargò le gambe, pronta a accoglierlo.

“Ho bisogno di te, Massimo. Adesso. Vieni a me, ti prego…Sono pronta, non farmi aspettare ancora.” Lo implorò e lui non perse tempo ad ubbidire a quella preghiera. La penetrò, e mentre i suoi gemiti e i suoi sospiri si fondevano con quelli di lei, T’ally pensò che non aveva mai provato un simile piacere in tutta la sua vita. Con la mano destra cercò alla cieca i punti di unione mentale sul viso di lui, unendo le loro menti alla stessa stregua dei loro corpi. Il piacere che stavano sperimentando percorse avanti e indietro il loro legame, le loro sensazioni ed emozioni mescolate, mentre i corpi frementi e coperti di sudore si muovevano insieme verso l’appagamento. I colpi di Massimo divennero più forti e profondi e T’ally si sentì contrarre intorno a lui, finché entrambi esplosero insieme. Anche le menti vennero insieme trasformandoli, per pochi istanti d’estasi che sembrarono eterni, in un unico essere, una sola anima in un solo corpo, prima che, lentamente si separassero, mentre il piacere continuava a scorrere nelle loro vene.

Quando riacquistò il controllo, T-ally si ritrovò accasciata sul letto, prosciugata, ma felice per quel che lei, anzi, loro, avevano sperimentato.

Massimo le era crollato addosso e riposava con la testa affossata nel suo collo. Ansimava ancora, e T’ally gli accarezzò piano la schiena sudata, affinché quel ritmo pacato l’aiutasse a riprendere il controllo. Infine lui alzò la testa e la guardò. I suoi occhi erano languidi, pieni di meraviglia e reverenza.

“Che è successo, T-ally?” domandò con voce strozzata, “Non avevo mai provato niente del genere prima…E tu?”

“Anch’io,” sussurrò lei carezzandogli i capelli sudati e strofinandogli la barba senza staccargli gli occhi di dosso. “Le nostre menti erano unite nel momento in cui abbiamo raggiunto l’orgasmo e questo non ha fatto che accrescere il nostro piacere.”

“E’ stato come se una palla di luce, calore e benessere fosse esplosa e ci avesse circondati.”

“Questa è una bella descrizione, T’hyla.” commentò lei sollevano la testa per baciarlo.

“T-hyla?” Massimo la guardò curioso “Che significa?”

“Significa amico, fratello, amante. Significa che sei la persona più importante della mia vita.” Travolta dall’emozione, T’ally si strinse a lui con forza, provocandogli un lamento di sorpresa e leggero disagio.

“Scusami,” esclamò allentando il suo abbraccio.

“Non hai niente di cui scusarti! E’ solo che non sono uso ad una donna più forte di me, ma prometto che mi ci abituerò…T-hyla.” Gli occhi di T-ally si spalancarono sentendogli pronunciare la parola e lui domandò, “Si dice così anche al femminile?”

“Sì. Solo che a me nessuno l’aveva mai detto. E mi piace molto.” Sorrise timidamente e Massimo replicò con sorriso dei suoi, prima di abbassare la testa per catturarle le labbra in un dolce bacio. “Piace anche a me e conto di usarlo molto in futuro. Ma adesso,” e rotolò sulla schiena trascinandola con sé finché lei si appoggiò al suo petto, “voglio usare la mia lingua: ti amo, T’ally.

“Ti amo, Massimo.

Si sorrisero l’un l’altro quindi sistemarono il loro abbraccio e si addormentarono di nuovo, mentre fuori cominciava ad albeggiare, l’inizio del loro luminoso futuro insieme.

Epilogo - Hispania, 186 d.C., estate.

T’ally stava camminando lungo il piccolo sentiero coperto di ghiaia che portava al frutteto. Infilato al braccio, portava un canestro vuoto che sperava di riempire con fichi maturi, uno dei frutti terrestri che più le piacevano. Era il primo pomeriggio e i braccianti si stavano riposando, mentre il sole bruciava alto nel cielo. Ma per il suo l’organismo vulcaniano, il clima torrido e la luce viva non erano un problema e lei utilizzava quel momento di quiete totale, quando anche gli animali sonnecchiavano, per meditare. Quando il Maestro Surak le aveva insegnato la meditazione, era stato per farle imparare come controllare e bandirle le emozioni dal suo essere, ma adesso lei usava quella tecnica per analizzare i propri sentimenti e conoscersi meglio. La vita sulla terra era molto diversa da quella che aveva conosciuto su Vulcano, ma la mancanza delle comodità a cui era abituata era stata compensata da un mondo tutto nuovo da scoprire e, soprattutto, dalla vicinanza di Massimo. Certo, aveva a volte nostalgia del suo pianeta natale, ma si trattava sempre di una sensazione fugace.

T’ally si fermò all’ombra degli alberi e cominciò a cogliere i frutti maturi canticchiando, un’abitudine presa dal suo umano marito. Come sempre succedeva, un sorriso le sbocciò sulle labbra, al pensiero di Massimo. Egli sembrava possedere tutto ciò che una donna, umana o vulcaniana, potesse desiderare: intelligente, affidabile, onesto e tenero, aveva imparato ad usare con abilità il legame mentale e il loro matrimonio era estremamente soddisfacente per entrambi, dal lato intellettivo, sentimentale e fisico. L’unico rimpianto era costituito dal fatto che non riuscissero ad avere figli. T’ally era rimasta incinta diverse volte, ma aveva sempre abortito pochi giorni dopo il concepimento, perché il sangue e le cellule di Massimo, che avevano come costituente chimico il ferro, erano incompatibili con quelli di lei, che invece avevano come componente base il rame. Se fossero stati su Vulcano, forse il progresso scientifico della sua gente avrebbe potuto aiutarli, ma il suo pianeta era lontanissimo e lei sapeva che Massimo non avrebbe potuto viverci: la temperatura era troppo alta e la gravità troppo pesante.

Persa com’era nei suoi pensieri, quasi non notò il lampo luminoso vicino a lei, finché esso non si materializzò in una forma solida: la sagoma di un uomo che T’ally aveva creduto di non rivedere mai più.

“Maestro Surak!” balbettò, sconvolta, e il vecchio Vulcaniano inarcò un sopracciglio alle emozioni che lei non era riuscita a controllare.

“T’ally. E’ splendido ritrovarti così in forma. Eravamo preoccupati per te. E’ passato tanto tempo dalla tua scomparsa.”

“Un anno, cinque mesi, diciassette giorni, due ore, venti minuti e quattro secondi, ” calcolò lei, facendo appello al suo senso vulcaniano del tempo. Ma per lei sembrava una vita.

Surak annuì. “Andiamo, è tempo di tornare a casa.”

Gli occhi di T’ally si spalancarono allarmati e indietreggiò di fronte al suo precettore. “Io non vengo, Maestro. La mia casa adesso è qui.”

“Qui?” il Vulcaniano si guardò intorno, osservando la tranquilla estensione del podere.

“Sì.”

“E' un bellissimo posto, molto rilassante, ma non fa per te. Questo mondo è così primitivo.”

“Sicuramente lo è. Ma è anche molto interessante: ogni giorno imparo qualcosa di nuovo. E, soprattutto, questa è la proprietà del compagno con cui condivido il legame mentale e perciò rappresenta il posto dove è mio dovere essere.”

“Il compagno con cui dividi il legame?!” Questa volta nemmeno il grande Surak riuscì a controllare la propria sorpresa.

"Sì. Il suo nome è Massimo ed è un ex guerriero, ora agricoltore. Tutte le terre che vedi intorno a te gli appartengono." disse T’ally con orgoglio.

"Ma lui non è della nostra razza..."

"Lo so. Quelli come lui si definiscono Umani." Sorrise, pensando a quanto amasse l'umanità di Massimo.

"Raccontami che cosa è successo."

Il sorriso di T-ally si spense, ma non esitò a narrare al suo mentore ogni cosa, che era accaduta tra lei e Massimo. Surak la ascoltò con attenzione e alla fine sospirò. "Quel che hai fatto è stato molto pericoloso, T’ally. Tu hai avuto un contatto con una mente sconosciuta e impreparata. Devi essere grata che non ti sia capitato niente di brutto. Hai rischiato di rimanere intrappolata dentro di lui ed entrambi di impazzire."

"Lo so. Ma Massimo stava morendo e la trance curativa era l'unico sistema per..."

"Lo vedo." Surak annuì quindi aggiunse, non troppo convinto, "Potrei provare a spezzare il legame, se lo desideri."

"Non puoi, Maestro. E' un legame fino alla morte. Esso ci unirà per il resto della nostra vita e oltre la morte. E anche se potessi spezzarlo, sarei io a non volerlo."

"Ma la durata della vita di questi umani è molto inferiore alla nostra, lo sai? Ho scoperto queste cose controllando la mia strumentazione di bordo, per rilevare le differenze tra noi e loro ed essere in grado di localizzarti.

"Lo so, ma questo non mi farà cambiare idea. Io amo Massimo. Ho iniziato ad amarlo prima di intrecciare il legame." T’ally fece un respiro profondo, "Usando la forza della mia mente, aiuterò il più suo fragile corpo a mantenersi sano e forte più a lungo di quanto la sua natura gli permetterebbe, ma quando la sua ora verrà, io lo seguirò senza rimpianti.” Disse lei con voce chiara e decisa e Surak non poté che approvare.

“Tu sei un’autentica figlia di Vulcano,” disse con un tono che tradiva tutto il suo orgoglio. Frugò tra i suoi abiti e ne trasse fuori un oggetto che le premette contro la mano. “Tieni, prendilo. Quando giungerà l’ora del tuo compagno umano, usalo per chiamarci. Vi porteremo entrambi su Vulcano perché entrambi i vostri katra possano rimanere per l’eternità sul monte Seleya, il luogo dove risiedono gli spiriti dei grandi vulcaniani.”

T’ally fissò il comunicatore quindi alzò gli occhi per guardare in quelli del suo Maestro, incapace di credere al grande onore che le era stato fatto.

Le labbra di Surak si curvarono in un sorriso. “Tu stai vivendo la nostra filosofia IDIC (infinite diversità in Infinite Combinazioni) nella sua interezza e tu e tuo marito sarete di esempio alle future generazioni.”

“Grazie,” mormorò T’ally anche se sapeva che mai avrebbe contattato Vulcano: era stata nella mente di Massimo troppe volte per non sapere quanto lui desiderasse rivedere la sua prima moglie Selene e suo figlio Marco. Desiderava andare a raggiungerli nei Campi Elisi, quando fosse giunta la sua ora, e lei non lo avrebbe costretto a passare l’eternità in un mondo estraneo. In quanto a lei, sarebbe andata con lui. Come aveva appena detto a Surak, il suo posto era al fianco del suo compagno, ora e sempre.

T’ally e il suo maestro si fissarono l’un l’altra, sapendo che presto si sarebbero dovuti dividere. Ma nessuno dei due intendeva andarsene per primo.

Fu allora che la mente di Massimo la chiamò.

<<T-ally, dove sei?>> lei sorrise, come sempre a sentirlo pronunciare il suo nome, <<Il letto è freddo senza di te…>>

<<In piena estate?>> scherzò lei.

<<Sai che cosa intendo…>> disse lui in un suggestivo bisbiglio.

<<Si lo so,>> mormorò lei ricordando i loro giochi d’amore dopo pranzo e come aveva lasciato Massimo prima di scendere nel frutteto: nudo, sazio e addormentato nel loro letto.

Massimo carezzò i centri del piacere nel suo cervello e lei rabbrividì di desiderio, <<Non farlo…>> sussurrò rauca.

<<E perché no? Ti piace.>> La voce di lui era giocosa e piena di malizia. Il legame era per lui una novità e si divertiva a scherzarci.

<<Certo. Ma preferisco essere a letto con te mentre lo fai.>>

<<Va bene, la smetto. Dove sei?>>

<<Nel frutteto. E tu?>> Normalmente, lei era in grado di sapere dove fosse Massimo senza pensarci troppo, e lui poteva scoprire dove stava lei con un po’ più di concentrazione, ma al momento stava schermando l’incontro con Surak, quindi aveva bloccato il loro legame direzionale.

<<Arrivo, ti aiuterò a raccogliere i fichi.>>

<<Perfetto.>>

Il legame mentale s’interruppe e T’ally tornò a concentrarsi su Surak. “Mio marito sta arrivando.”

“Allora è venuto il momento di andarmene.” Surak alzò la mano destra formando una V con le dita. “Lunga vita e prosperità, T’ally.” disse guardandola dritta negli occhi.

“Lunga vita e prosperità.” Lei ripeté il tradizionale saluto vulcaniano.

Quindi Surak parlò nel suo comunicatore e presto si dissolse in una scintilla luminosa.

T’ally fece un profondo sospiro, ma la sua tristezza si dissolse non appena vide Massimo camminare nel frutteto.

*****

Usando un piccolo monitor della sua nave stellare, Surak vide T’ally gettarsi tra le braccia del suo marito umano. Era curioso di vedere chi fosse l’uomo che aveva rubato il cuore della sua allieva prediletta e quel che vide gli piacque: Massimo era più basso, ma più muscoloso dei maschi vulcaniani; aveva barba e capelli scuri con soltanto qualche filo argentato alle tempie. Sembrava in perfetta forma ed era molto innamorato di sua moglie, così come i baci e gli abbracci appassionati testimoniavano. Un lento sorriso si allargò sul volto di Surak. Le emozioni erano negative per molti Vulcaniani, ma nel caso di T’ally non c’era dubbio che fossero giuste e necessarie. Egli continuò a osservare l’affiatato duo per un lungo istante, ben sapendo che sarebbero passati secoli prima che un’altra coppia mista si potesse formare, e desiderando imprimesi nella mente l’immagine della sua allieva, ma quando vide T-ally e Massimo inginocchiarsi sull’erba e iniziare a spogliarsi reciprocamente, seppe che era il momento di lasciarli alla loro intimità. Allora Surak, padre del moderno popolo Vulcaniano, spense il monitor e se ne andò, inconsapevole delle sue guance “inverdite” e con le labbra che ancora sogghignavano.

FINE

 

NOTE: Spero possiate perdonarmi questa piccola irruzione nell’universo di Star Trek, ma sono stata una fan della prima serie per lungo tempo, rimanendo, soprattutto, affascinata dal legame mentale dei Vulcaniani. Nella serie televisiva si è parlato poche volte di questo dono particolare, che è stato invece sviluppato sia nei racconti professionali, sia nelle fan fiction che ero solita leggere e che mi sono rimasti impressi nella mente

Quanto al fatto che T'ally sia una Vulcaniana emotiva, così diversa dal famoso Signor Spock, quando decisi di scrivere la storia, controllai le mie "Star Trek Encyclopaedia" e "Chronology" per sapere quando la Riforma di Surak (il suo personaggio appare in un episodio intitolato “The Savage Curtain”) ebbe luogo e scoprii che ciò avvenne intorno al 200 d.C. Poiché è presumibile che un tale cambiamento di abitudine non possa essersi completato nello spazio di alcuni giorni, è la logica a far supporre che T'ally non avesse ancora terminato il suo addestramento, e sia pertanto diversa da Spock (Star Trek è ambientato nel 2263+ d.C). Il primo contatto ufficiale tra umani e Vulcaniani è avvenuto in 2063.

 

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