Le Fan Fiction di croweitalia

titolo:  Cantami, o cesso...
autrice: Lalla Usai
e-mail: lallausai@tiscali.it
data di edizione: 29 luglio 2004
argomento della storia: Cantacesso is back! - per leggere le altre storie scritte da lalla, cerca nell'indice delle fanfiction
riassunto breve: Il Kolossal sulla Guerra di Troia che noi tutte avremmo voluto vedere.
lettura vietata ai minori di anni: c'è qualche parolaccia, ma penso possano leggerlo tutti.

CANTAMI, O CESSO…

Per Sam, fresca mogliettina e Kya e Isa, prossime spose. Questo è il mio personale regalino di nozze. Lalla

 

Credo tutti siano d’accordo con me nell’affermare che due ragazzini possono anche sconvolgerti l’esistenza. A maggior ragione se non sono i tuoi. E anche se li dovrai tenere con te un paio di giorni soltanto. E’ quel che mi è capitato nel week end appena trascorso. Mio fratello e mia cognata hanno deciso di concedersi, quale regalo dell’anniversario, un romantico fine settimana a Venezia, soli soletti. Naturalmente, a custodire i loro tesori, avrebbe provveduto zia Laura.

 

Federica e Matteo hanno rispettivamente dodici e dieci anni. Età balorda, mi dicono le amiche che dovrei invidiare, vale a dire quelle che a tempo debito hanno accalappiato il pollo e procreato. Ma mia cognata è sempre stata gentile con me, e non me la sono sentita di dirle di no: due giorni fanno in fretta a passare. E non ci vuol molto a riempirli, basta sapersi organizzare.

 

Dunque, i marmocchi adorano la pizza. Bene. Il maschietto stravede per i film d’azione e la ragazzina è innamorata di Orlando Bloom. Benissimo, il programma per sabato è presto fatto: pizza e cinema. “Troy ”.

 

***

 

Matty, seduto sulla poltroncina, sgranocchia una secchiata di popcorn godendosi in religioso silenzio duelli e battaglie. Fede invece, che ha il terrore di far la fine di quella cicciona di zia Laura, non s’azzarda ad assaggiarne neppure un granello, ma in compenso si mangia con gli occhi il povero Bloom, carino quanto si vuole e su questo sono d’accordo, tuttavia la sua infame interpretazione starà sicuramente facendo rivoltare nella tomba la buonanima di Omero. Io fremo, sudo, sbadiglio, mi indigno in silenzio contro lo scempio perpetrato ai danni di quelle che sono le radici della nostra cultura ad opera di tutti quanti, produttore, regista, interpreti…Vorrei inveire, ma non posso: mi caccerebbero dal cinema.

 

Resisto. Non inveisco. Non mi cacciano. Dopo due ore e mezza, l’interminabile polpettone giunge finalmente a compimento con la barzelletta, mai citata da Omero, né tantomeno da Virgilio, della consegna di un’improbabile “spada di Troia” a un ancor più improbabile Enea adolescente…Forse è meglio se tutti e tre ci fiondiamo in pizzeria: la noia (a me), l’entusiasmo (a Matty) e Orlando Bloom (a Fede) ci hanno fatto venire fame.

 

I pargoli si tuffano come avvoltoi in picchiata sulle loro maxipizze piene di tutto. Io mi accontento di una margherita ridotta. Faccio i salti mortali per evitare che la pizza debordante dal piatto derapi sulla tovaglia a quadrettoni e sforzi titanici per non offendere Monsignor della Casa e il suo Galateo, abbrancandola e mangiandola con le mani, come logica vorrebbe anche se la creanza non lo permette, visto che, come in ogni pizzeria degna di questo nome, le forchette non infilzano e i coltelli non tagliano. Se mi si materializzasse dinanzi il riccioluto Paride Bloom con in mano la spada di Troia, non ho alcun dubbio che gliela strapperei di mano, anche se sono un’impiegata di mezza età e non quell’improbabile Enea del film. Senza meno, riuscirei ad affettare questa maledetta pizza che ha la consistenza del cartongesso. Almeno credo.

 

I bambini, a proposito, guai se Fede mi sentisse chiamarla così, hanno già ripulito i piatti; io ci sono quasi. Sollevo la testa dal fiero pasto e…vedo quel che non avrei voluto vedere.

 

Non credevo che i miliardari frequentassero (scortati, è ovvio, da due gorilloni taglia Schwarzenegger prima della svolta politica) le pizzerie piuttosto che non Chez Maxim: evidentemente, Giacomo Leopardi Cantacesso, il re della carta igienica, l’ossessione della mia vita, è l’eccezione che conferma la regola. Col pensiero, faccio voto a Sant’ Antonio di offrirgli un cero grande quanto un baobab se mi farà la grazia di nascondermi alla sua vista, ma non funziona. Il derelitto si avvicina, chiede educatamente permesso e si accomoda al nostro tavolo. Non posso mandarlo affanculo, ci sono i bambini.

 

Eventuali battute tanto spontanee quanto imbarazzanti dei pargoli, che peli sulla lingua ne hanno proprio pochi, vengono tacitate da due sberle di gelato grandi quanto l’iceberg che affondò il Titanic. Io mi accontento di un caffè e quando il Cantacesso mi chiede come mai da queste parti gli rispondo che ho accompagnato i miei nipotini al cine a vedere “Troy”. E lui giù con la geremiade di quand’era ragazzino, giocava con gli amichetti del rione alla guerra di Troia e avrebbe tanto voluto essere Achille, o Ettore, o almeno Ulisse, ma i brutti disgraziati gli riservavano sempre il ruolo ingrato di Tersite ( il più petulante, imbelle, vigliacco e fisicamente infelice tra i guerrieri achei, N.d.A.).

 

Con due bambini al seguito, non posso tirar tardi. Grazie al cielo. Lo saluto con una stretta di mano e un arrivederci mentalmente accompagnato da il più tardi possibile. Appena posato il culetto sui sedili posteriori della Seicento, Matty mi fa: “Zia, ma com’era brutto quel signore! Sembrava la Mummia!” Non ho il coraggio di rimproverarlo, mi limito ad un fiacco “Tesoro, certe cose non si dicono.” Però si pensano.

 

Le piccole pesti non hanno sonno. Fede vorrebbe guardare MTV, Matty giocare a Monopoli (con me, che non ho mai capito cosa ci sia di tanto divertente). Io ho la testa che mi scoppia e le gambe a pezzi. Faccio la voce grossa, li spedisco in camera…Poi mi butto sul letto. Sono stanca morta, e spero soltanto di addormentarmi come un sasso. E di non sognare.

 

***

 

Immersa seduta stante in un sonno catalettico, mi ritrovo precipitata in un posto che sembra (almeno nell’immaginario di chi non ne ha mai visto uno, vale a dire la stragrande maggioranza dei comuni mortali, io compresa, mi pare ovvio) un teatro di posa. Mi comporto come se in un teatro di posa ci fossi nata, cresciuta e pasciuta. Anche perché, nel sogno, generato dalla stanchezza e non dai peperoni questa volta, so perfettamente quello che sono: la segretaria di produzione di Giacomo Leopardi Cantacesso il quale, non sapendo più come buttare al vento tutti i miliardi guadagnati con la carta igienica, ha ben pensato di investirne un cospicuo gruzzolo nella realizzazione di un film. Per la precisione, di un kolossal sulla guerra di Troia.

 

Nella storia del cinema, sono stati anche troppi i produttori che hanno preteso di imporre idee (spesso peregrine) e attori (altrettanto spesso cani) ai registi e, da quanto mi ha detto, temo che anche il Cantacesso faccia parte della categoria. Il giocattolo che s’è fabbricato, se lo vuol godere, non dimentico dei tempi infelici della fanciullezza, quando quelle carognette dei compagni di gioco lo relegavano al ruolo di Tersite. L’idea iniziale era quella di produrre e dirigere. Memore degli osceni spot pubblicitari partoriti dalla sua mente creativa, gli ho detto Iddio te ne scampi, e mi ha dato retta. Il regista è un discreto mestierante tedesco, tal Wolfgang Petersen, specializzato in pellicole catastrofico avventurose. Decima scelta, dopo il rifiuto di Ridley Scott, Anthony Minghella, Oliver Stone, Francis Ford Coppola, Michael Mann, Taylor Hackford, Peter Jackson, Sam Raimi, Edward Zwick e i fratelli Vanzina. Anche il cast, a base di superstar internazionali perché, all’idea di interpretare egli stesso un ruolo importante nel film, il Cantacesso ha rinunciato di sua spontanea volontà, e menomale, è quasi completo. Restano scoperti i ruoli di Tersite, Laocoonte, Menelao e Patroclo. E bisogna inventarne uno ex novo per una “giovane attrice alla quale il boss tiene molto” , secondo la migliore tradizione, anche se dubito che la tipa, per quanto ambiziosa, priva di talento e morta di fame possa essere, sia disposta a lasciarsi trombare dal Cantacesso in cambio di una porticina.

 

Il ruolo di Achille è stato offerto a Brad Pitt, che ha subito accettato. Da parte mia, avevo fatto di tutto per cercar di ficcare in testa a regista e produttore che si sarebbe trattato di una pessima scelta, ma loro, duri. Il Cantacesso, con un sorrisetto a tutta dentiera, mi ha detto e che, ci volevi il tuo cocco nella parte principale? Al che me ne sono andata sbattendo la porta. Sgrugnatela tu, con le quattro parole d’inglese che conosci, col regista e gli attori, gli urlo prima di dirigermi verso la macchinetta del caffè.

 

Ne ingollo tre di fila, per snebbiarmi il cervello, ma l’unica cosa che mi si snebbia sono le orecchie. Oltre la porta che ho appena varcato, li sento berciare come due indemoniati.

Petersen si è ficcato in testa di far debuttare il Cantacesso come attore. Sostiene che ha il phisique du role. “Du fa Derzite…” non fa che ripetergli a ogni piè sospinto, con il suo accento teutonico, a metà tra il Paolo Villaggio degli esordi televisivi e Hitler che arringa isterico la folla osannante sotto il balcone. Ma è un brav’uomo, il suo problema è solo l’accento…In quanto a convincere il Cantacesso a indossare i panni dell’aborrito Tersite, non credo sarà facile. Magari, una volta smaltita l’incazzatura, posso suggerire al crucco l’arma del ricatto, o mi fai Tersite o niente porticina per la tua protetta. Può darsi che abbocchi.

 

Anzi, abboccherà di sicuro. Sulle prime, il re della carta igienica, che alla sua pupilla deve tenerci per davvero, pretendeva per lei il ruolo di Elena, il che, conoscendo i suoi gusti in fatto di donne, avrebbe rappresentato i prodromi della catastrofe. In quanto causa scatenante di una guerra rovinosa, Elena non poteva essere una qualsiasi. Minimo, dico, una Bellucci, un’Arcuri…Mi viene in mente Cappuccetto Rosso della carta igienica e un lungo brivido mi attraversa la schiena. Comunque, pare che il regista abbia un’Elena adeguata per le mani. In quanto alla cocca del Cantacesso, dovrò provvedere io “che ho una solida cultura classica”ad inventare un personaggio tutto per lei da inserire nella sceneggiatura. Ammesso e non concesso che l’incazzatura sbollisca, sennò li mando tutti affanculo e il personaggio se lo inventano loro.

 

Sto per avvelenarmi con il quarto caffè della serie, quando un “Ehi, tesoro, come mai da queste parti?”sussurrato da un vocione di velluto che solleverebbe mezzo metro di pelle d’oca perfino alla superiora d’un convento di clausura mi fa sussultare. Mi volto, abbozzo un sorriso, cerco di modulare un how do you do ma quello che mi esce di bocca rassomiglia al rantolo di un gatto in agonia. Lui. In carne (tanta e di primissima scelta), ossa, canotta slabbrata e jeans indecenti. Russell Crowe, il più grande attore drammatico della sua generazione, colui che avrebbe potuto dare al personaggio di Achille lo spessore che quella Barbie gonfiata dagli anabolizzanti e depilata dappertutto fuorché in testa, Brad Pitt per chi ancora non l’avesse capito, non potrà dargli mai. Ma purtroppo i giochi ormai son fatti; ciò nondimeno prima di rassegnarmi, mi sovviene che alcuni ruoli sono ancora scoperti: un attore bravo e popolare come lui, per un cameo di cinque minuti, potrebbe farsi pagare a peso d’oro e si sa che sopra i dollari o gli euro nessuno sputa.

 

-Veramente sono venuto per un’altra faccenda, ma se si può fare non dico di no. In questo periodo ho parecchio bisogno di soldi. Quali sarebbero i ruoli ancora scoperti?

 

Mi sento tanto commissario tecnico, Vieri all’ala sinistra, Totti al centro dell’attacco e in difesa Cannavaro, Maldini e Nesta…Ah, e così il Ciccio ha bisogno di soldi. Allora i rotocalchi pettegoli che scartabello dall’estetista dicono il vero…E’ crisi tra il Principe Buzzurro e Cenerompola?

 

-Dunque, Ciccio…

-I like so much when you call me Ceeciow…

 

Mi guarda con quei suoi irresistibili occhioni azzurri da cucciolo e giuro che me lo mangerei. Ma mi mangerei anche quella megera che di certo non perde il suo tempo prezioso a vezzeggiare chiamandolo Ceeciow o roba simile l’uomo che sta in cima ai desideri delle donne di mezzo mondo e che lei sembra apprezzare unicamente per il capitale finanziario e il ritorno d’immagine. Mi costa caro, tuttavia debbo mantenere un tono distaccato anche in questa nostra conversazione informale. Certo, riuscissi a ingaggiarlo sarebbe un bel colpo…Il ruolo di Tersite neanche glielo propongo, un po’ perché tanto se lo beccherà il Cantacesso, e molto perché Russ, per quanto abbia tentato di imbruttirsi in alcuni film, non c’è mai riuscito del tutto, era sexy perfino con la testa rapata del naziskin, i quindici chili di troppo di Jeff Wigand e le orecchie a parafango di Cinderella Braddock.

 

Comincio a sparare le mie cartucce. Laocoonte.

Bene: pochi sanno che, aldilà dell’aspetto da bifolco, Russell Crowe è un uomo di una certa cultura, che ama l’arte e che certamente conosce il famoso gruppo marmoreo di scuola ellenistica riproducente l’atroce fine del poveretto, stritolato con i figli da un mostruoso serpente marino. Ma tutti sanno quanto sia superstizioso. Lo vedo impallidire e scuotere la testa in un insistito diniego, mentre con la mano destra si abbranca le palle. A questo punto, mi ritrovo a condividere la teoria della relatività formulata dal geniale Einstein: perché a qualsiasi altro uomo non avrei perdonato uno scongiuro così volgare. Ma a Ciccio…A Ciccio si perdona anche quello.

 

Sparo il secondo botto. Menelao.

Gli occhi scintillano maliziosi tra le folte ciglia dorate. Si gingilla un attimo con la zanna di animale che gli dondola sul petto leggermente villoso, sorride, quindi mi sussurra all’orecchio, con la sua voce da cardiopalmo:

-Tesoro, io non ho le corna. Di solito le corna le METTO.

 

Mi rimane un’ultima carta da giocare. La scopro: Patroclo.

Diventa serio. Non ho niente contro la categoria, mi fa, anzi, agli inizi della carriera mi sono conquistato i favori unanimi della critica interpretandone una, ma stavolta la checca non la faccio. Ho una reputazione da difendere e poi beh…Brad Pitt non è proprio il mio tipo.

Peccato, gli faccio. Eh, già, mi fa eco lui. Un po’ di soldi mi avrebbero fatto comodo. Una curiosità, Ciccio. Quale parte ti sarebbe piaciuto interpretare, se avessi potuto scegliere?

-Achille.

Ecco che il bue dà del cornuto all’asino, mi vien fatto di pensare. Ma il Pelide è il Pelide e sicuramente a Russell Crowe, il primo della classe, l’idea che un attore di media capacità, rinomato più per l’aspetto attraente che per il talento, abbia soffiato un ruolo tanto interessante rosica il fegato molto e non poco…

 

Beh, pazienza, tanto non mi trovavo da queste parti per il casting. E allora perché? Gli faccio io di rimando. Lui, con la faccia dei giorni peggiori, mi confida che sua moglie s’è messa in testa di riprendere la carriera di attrice. E che lui non ne è affatto contento.

 

-So riconoscere il talento. A colpo d’occhio. Lei non ne possiede neanche un briciolo e, se persiste con le sue follie, la fottuta figuraccia sarà il sottoscritto a farla.

 

Sul talento, sono d’accordo con lui. E anche sulla fottuta figuraccia. La poveretta ha dimostrato, con un filmetto di serie Z e un paio di comparsate in telenovele da quattro soldi, di possedere solo due espressioni: a bocca semiaperta e a bocca semichiusa. E se altrettanto si può dire della Muti o della Bellucci, quelle almeno sono due gran belle gnocche. Vedendola nel cast di un film importante, più di un maligno penserebbe a una raccomandazione…Di chi? Indovina indovinello? Con tutte le conseguenze che si possono immaginare. Eh già, tutto il mondo è paese.

 

-Non è che hai una vaga idea di dove potrei trovarla?

 

Nello studio vicino al nostro, stanno facendo i provini per il sequel di “Quattro matrimoni e un funerale”. Forse spera di ottenere la parte di “Faccia da Chiulo”. (per i pochi che non hanno visto il film: era la corteggiatrice assillante e appiccicosa di Hugh Grant, N.d.A.) Con ottime probabilità di riuscire nell’intento.

 

Vorrei dirglielo, ma mi trattengo. E’ stato un piacere vederti. Anche per me. Si china a baciarmi e mi punge la guancia con la barba. Salutami Charles. Gli faccio, e lo guardo allontanarsi con il suo passo dinoccolato da rugbista. Scompare dal mio spazio visuale. Vorrei rincorrerlo, parlargli ancora…Ho un brutto presentimento. Temo che la dolce mogliettina, più che dalle commedie brillanti si senta attratta dai kolossal in costume. Gli indizi ci sono tutti, compreso il fatto che il Cantacesso abbia dimostrato in varie circostanze d’avere un debole per lei. Rabbrividisco. Ma nel frattempo la rabbia è sbollita ed è ora di rientrare nell’ufficio del boss.

 

***

 

Con il cuore spaccato in due per la gioia di averlo incontrato e il dispiacere di non vederlo lavorare per noi, m’incammino a passo svelto in direzione dello studio. Sono, a dire il vero un po’ distratta, e centro in pieno un surfista modello California Beach, con il capello lungo ossigenato, la mascella grande quanto il parafango di un tir, una boccuccia imbronciata degna della BB degli esordi e il naso ridotto ai minimi termini. Dalla portata delle sue imprecazioni, in netto contrasto con il sembiante angelico, mi convinco che l’individuo debba essere uno scaricatore di porto figlio di madre turca e padre livornese. Solo dopo che svolta l’angolo lo identifico: è il nostro primo attore. Anzi, il nostro ex primo attore, che ci ha mollati con le pive nel sacco e il culo per terra.

 

Mentre il regista assentisce gravemente, il Cantacesso, più moscio di una corda bagnata, mi racconta come sono andate le cose. Innanzitutto, il divo avrebbe preteso di cambiare il finale della storia perché non gli andava di morire ammazzato e, per giunta, ad opera di quella mezza sega di Orlando Bloom. Pretendeva inoltre che il suo costume di scena comprendesse un bel paio di brache, perché non gradiva di mostrare all’universo mondo le sue coscette secche secche da galletto amburghese vallespluga in fase di avanzata denutrizione. Insomma, il cachet di Brad Pitt, oltre che in fior di dollaroni sonanti, avremmo dovuto pagarlo anche con il completo sconvolgimento dei miti omerici e la negazione di quanto trasmessoci con lampante evidenza da statue e pitture vascolari, ossia che gli Achei non portavano le brache. In parole povere, con il ridicolo.

 

-E adesso che si fa?

Mi sembra ovvio: si fa pagare al cafone una bella penale e si cerca un sostituto.

Racconto a regista e produttore del mio incontro nei paraggi della macchinetta del caffè, senza trascurare un solo dettaglio. Compreso di aver proposto a Russell Crowe la parte di Patroclo, che lui ha rifiutato. Gentilmente, ma con decisione.

-Del resto, anche a me riesce difficile immaginarlo nel ruolo del cinedo.

-Ma non era australiano?

-Sì, e allora?

-Non credi che per quella parte andrebbe meglio Jackie Chan?

-CINEDO!!! Ho detto CINEDO e non CINESE!!! Vuol dire FINOCCHIO!

 

Cantacesso mi sembra tutt’altro che convinto e io so perfettamente per quali motivi. Russell Crowe gli è sempre stato antipatico e prima di assegnargli la parte di protagonista nel suo film si farebbe spellare vivo. Con un muso lungo così, cita una rosa di nomi tra cui non si contano gli ottuagenari e i defunti, in mezzo ai quali il povero Petersen dovrebbe pescare il sostituto di Brad Pitt. Ma quando gli nomina Sidney Poitier, che oltre ad essere ottuagenario è pure di colore, il regista si inalbera.

-O Fussell Crofe, o niente!

Niente significa che, se anche questo ci molla, il Cantacesso si ritroverebbe costretto a ingaggiare Neri Parenti. Insomma, i prodromi dell’Apocalisse. E così vengo sguinzagliata all’inseguimento del divo australiano il quale, a meno che non gli siano spuntate le ali ai piedi, dovrebbe ancora transitare nei paraggi.

 

***

 

Mi perdo nella contemplazione di Ciccio che, circondato da una decina di Mirmidoni ancora più grossi di lui, avanza verso la cinepresa indossando con piglio regale i panni succinti del Pelide; di certo, lui non ha bisogno delle brache per nascondere qualche carenza e ostenta disinvolto un paio di cosce che sembrano le colonne del Partenone. Non oso pensare al frontone e ai capitelli…Ma ci penso lo stesso. Anche per impedirmi di pensare ai guai che stanno per piombarci tra capo e collo.

 

Ieri, il Cantacesso, che su disposizione del regista, per entrare meglio nel personaggio, indossa anche fuori dal set una clamide (abito, piuttosto succinto, tipico dei soldati N.d.A.) unta e sbrindellata offrendo al pubblico ludibrio tutte quante le sue ossa assemblate male, mi ha somministrato un solenne cazziatone perché ancora non mi sono degnata di scrivere la parte per la sua protetta. Siccome a me i cazziatoni nessuno può permettersi di somministrarli, men che meno quell’arnese e men che meno davanti a tutta la troupe, ho deciso di fargliela pagare. La parte te la scrivo in un baleno. Eh, già, tu sei particolarmente ferrata in questa branchia del sapere…Avrei voluto dargli dell’ignorante, ma mi sono limitata a ricordargli che sono dottore in lettere antiche, non veterinario ittiologo. Per farsi perdonare, lui mi ha scortata fino all’ufficio. Guarda, mi ha detto tutto orgoglioso fermandosi davanti al Cavallo di Troia che gli operai avevano appena finito di assemblare. Sembra un armadio della Ikea, ho pensato storcendo il naso. Mi è parso che dalla pancia del bestione sortisse una melodia sconocchiata per pianola e voce, ma dev’essere stato il caldo che mi ha dato alla testa. Tuttavia non fino al punto di provocarmi le traveggole, perché sarebbe stato impossibile per chiunque non notare, appesa al collo del ligneo equino, una bella pompa di calore modello split. E non penso proprio che quel dettaglio fosse farina del sacco di Ulisse, visto che né Omero nell’Odissea, né Virgilio nell’Eneide ne fanno menzione.

 

-Abbiamo deciso che la giovane attrice di cui tanto ti ho parlato alloggi qui, e vogliamo che stia bella fresca e comoda. Sì, le abbiamo preparato un appartamentino nella pancia del cavallo…sai, per evitare che la sua presenza possa dare alito (SIC!) a qualche problema…

 

Il Cantacesso è notoriamente individuo di solenne, abissale, cosmica ignoranza. Inanellate quattro bocciature che per poco non costarono un ictus a suo padre, il quale al pezzo di carta ci teneva veramente tanto, è riuscito ad acchiappare per i capelli un diploma di ragioniere in una di quelle scuole specializzate in recupero anni e riciclaggio somari il cui nome è tutto un programma, istituto Zucconi. Forse a fare i conti riusciva anche a sgrugnarsela, ma in italiano è sempre stato una schiappa. Ai tempi infausti della ASL numero 20, circolava sul suo conto una leggenda metropolitana secondo cui sarebbe stato assunto grazie ai buoni uffici d’una zia zitella che era la perpetua del fratello vescovo del direttore. In realtà, il posto fisso lo ha ottenuto grazie ad una sanatoria per sistemare i lavoratori precari. Perché, se avesse sostenuto un regolare concorso, lo avrebbero bocciato: allo scritto.

 

Mi sono morsa la lingua per non gridargli che l’unica cosa che avrebbe potuto dare ADITO a qualche problema era proprio il suo pestilenziale ALITO, ma avevo altro a cui pensare. Troppi indizi avevano ingenerato in me il pesante sospetto che nel bunker allestito dentro il Cavallo di Troia fosse alloggiata una vecchia conoscenza della sottoscritta e soprattutto di Russell, il quale in quanto ad ira funesta batte notoriamente di parecchie lunghezze il personaggio di cui è stato chiamato a vestire i panni. C’era il rischio che il set si trasformasse in un fronte di guerra…Come sedare gli animi prima che la situazione degenerasse? Raccomandandosi al Padreterno, pensai, accingendomi finalmente a scrivere quel che mi era stato commissionato. Dalla finestra dello studio, vidi il Cantacesso arrampicarsi su una scala a pioli, entrare nel Cavallo… E fu quella la conferma ultima e definitiva dei miei sospetti.

 

-Dunque, sta a sentire: “O possente Achille, figlio del grande Peleo…”

Figlio di Pelè?! Mi fa lui ostentando la meglio riuscita espressione da scemo del suo peraltro vasto repertorio. Sto per rispondergli certo, e sono lieta di comunicarti che Ulisse è il figlio segreto di Diego Armando Maradona, ma un’improvvisa apparizione alle spalle del mio interlocutore a momenti mi fa inghiottire la lingua.

 

-Hi…-mi fa la madama emettendo uno squittio da topo e allungandomi la zampetta ossuta. Indossa i consueti jeans a vita bassa e il consueto top incollato alle costole e ha raccolto le sterpaglie che ha sulla testa in due treccine stile Pippi Calzelunghe versione premenopausa.

 

Ho sempre pensato che l’abito più elegante che mai sia stato ideato per lusingare la femminile vanità non sia un parto della fantasia creativa di Armani, Barocco, Dior o Valentino, bensì opera di quell’ignoto che, quattromila anni fa o giù di lì, inventò il peplo. Due drappi di stoffa bianca, lana o lino, fermati da fibule più o meno preziose sulle spalle e stretti in vita da una cintura, un abbigliamento semplicissimo ma capace di valorizzare al meglio qualsiasi figura: da quella abbondante di Era a quella agile di Artemide, da quella voluttuosa di Afrodite a quella atletica e prestante di Pallade Atena. Mettendo assieme divinità e comuni mortali, mi è bastato guardarla un attimo per capire che l’unica su cui il peplo farà la figura dalla tovagliaccia a quadrettoni macchiata di vino e di sugo sul tavolo di una bettola di quart’ordine è proprio colei che mi sta davanti.

 

-Che nome hai deciso di mettere al personaggio che Miss Spencer interpreterà?

 

Non ci penso su due volte e, con un’improntitudine degna dei cinque perniciosi protagonisti di “Amici miei”, pronuncio una sola parola: Formaldeide. Una sostanza a forte tossicità, che entra spesso nella composizione di anticrittogamici e insetticidi. Io lo so, Cantacesso no di certo. Tremo al pensiero che Wolfgang Petersen possa saperlo, del resto in Germania hanno ottime scuole. Spero invece che lo sappiano, e si facciano quattro sane risate alla faccia del Cantacesso e della sua pupilla, i molti spettatori che andranno a vedere il film.

-Carino. Suona bene.

-Formaldeide era una divinità minore che veniva invocata dagli Achei quando le loro case erano infestate dalle mosche e il mobilio crivellato dai tarli…

Cantacesso e il regista annuiscono con la testa. Se la sono bevuta. Domani si gira la scena dell’ira di Achille, fa Petersen con il suo accento a metà tra Franz Krantz e l’Adolf d’infausta memoria. La mia bisnonna paterna era ebrea e, al pensiero, un lungo brivido mi attraversa dalla radice dei capelli alle unghie dei piedi.

 

***

 

Stringendosi al grande corpo del Pelide, Briseide sussurra, percorsa da un tremito:

-Un urlo ha squarciato il buio della notte, mio signore e padrone…Sarà forse un lupo affamato? O è la voce della tenebrosa Cassandra, profetessa di sventure, che sento echeggiare oltre le mura di Troia, foriera di mali e calamità?

Puntellandosi sui gomiti, Achille si solleva dal suo giaciglio coperto di pelli d’orso e di leone e la guarda.

-Macchè, è soltanto quel finocchio di Patroclo, là fuori, che sta berciando come un branco di babbuini perché credeva di avere l’esclusiva…Adesso dormi, dolce Briseide.

La bella fanciulla dalla carnagione olivastra e dai folti riccioli neri posa la testa sulla spalla dell’uomo che le ha fatto conoscere l’amore. In fondo, le è andata bene, pensa: se gli Achei non l’avessero catturata nel corso di una scaramuccia, avrebbe finito con lo sposare l’uomo che suo padre aveva scelto per lei, un vedovo di cinquant’anni, con la pancia grossa e l’alito puzzolente. Ne ha sentite di tutti i colori, a proposito del più forte tra i guerrieri ellenici, ma di vero non c’è molto. E nessuno ha provveduto ad informarla che Achille, oltre a un pessimo carattere, ha anche un corpo da dio, capelli fluenti e barba color miele, e i più straordinari occhi azzurri che mai si siano visti. Crudele…sanguinario…sbruffone e vanaglorioso…Macché! Quell’uomo può tranquillamente rappresentare il sogno di ogni fanciulla: al punto tale da renderla disponibile ad accettare perfino che possa prendersi, di tanto in tanto, qualche distrazione con lo starnazzante e depilato cuginetto Patroclo.

-Quando questa maledetta guerra avrà finalmente termine, ti porterò a Ftia e conoscerai mio padre, il vecchio Peleo, e mia madre Teti, che tra i Numi è seconda per bellezza solo ad Afrodite. Dopo di che, farò di te la mia sposa, dolce Briseide…

Le è stato insegnato che gli uomini fanno spesso promesse vane, che perfino le eroine delle leggende, come Arianna e Medea, furono crudelmente ingannate dai loro amanti. Ma a Briseide non costa fatica credere verità le parole di quel bellissimo giovanotto. Molto più miserevole è stata la sorte riservata dal Fato alla sua amica Criseide, finita tra le grinfie del Wanax (capo supremo, N.d.A.) degli Achei, il viscido Agamennone.

E la dolce Briseide si addormenta, con un sorriso sulle labbra.

 

-Pervetto! Brafissimo, Fussell! Cinque minuti di pausa e poi si cira la seconda scena!

Esclama soddisfatto Wolfgang Petersen. Non posso che approvare.

 

Achille, a torso nudo, siede su uno scranno coperto di pelli di leopardo: bracciali d’argento cesellato gli cingono i bicipiti e una collana di denti di leone gli dondola sul possente petto leggermente peloso. Briseide siede tra le sue ginocchia divaricate mentre Patroclo, conciato come Cristiano Malgioglio, se ne sta accoccolato su un prezioso tappeto d’Oriente, strimpella la cetra e guarda la donna come volesse fulminarla. D’un tratto, l’apertura della tenda si scosta e, senza farsi annunciare, tre uomini irrompono negli alloggiamenti del Pelide. I primi due sono sicuramente personaggi di alto rango, lo si capisce dalle corazze e dai mantelli sontuosi che indossano: sono alti, corpulenti, con folte barbe e l’acconciatura dei loro capelli rossastri brizzolati sulle tempie ricorda molto da vicino quella della signorina Tettamanzi, la mia maestra delle elementari. Il terzo, piccolo, storto e meschino, ha tutta l’apparenza di un servitore d’infimo rango. Sono Agamennone, il Wanax e Menelao, il cornuto che a guardarlo si capisce subito come mai la moglie lo abbia mollato col culo a bagno per squagliarsela con Orlando Bloom. Il terzo è, mi pare ovvio, il povero Tersite-Cantacesso: onde renderlo ancora più ripugnante, il regista ha preteso che la sua candida dentiera venisse sostituita con una protesi che simula alla perfezione un avanzato stadio di piorrea alveolare e che le sue orecchie, già grandi, venissero coperte con un paio di padiglioni in latice grossi quanto quelli di un elefante africano, da cui spuntano peli degni di una lince canadese.

 

-Che gli dei siano con te, o possente figlio del grande Peleo,!

-Vieni al dunque, o gran Re dei Re.

Achille si trattiene a stento dallo sbadigliare mostrando il bianco degli occhi, che solleva al cielo. Il Wanax non gli è mai piaciuto, e non vede l’ora che lasci la sua tenda.

-Se mi allontanai dai miei acquartieramenti e venni a te, o guerriero dal piè veloce, è perché urge decidere la sorte di codesta giovane figlia di Troia.

Agamennone indica Briseide e Achille diventa pallido, quindi paonazzo. Non fosse perché Patroclo glielo impedisce, si avventerebbe addosso a quello screanzato. Ma niente e nessuno possono impedirgli di ringhiare, digrignando i denti “Figli di Troia saranno Elettra e Oreste!” (i rampolli che Agamennone ebbe dalla moglie Clitennestra). Il che, stando alle chiacchiere che quel pettegolo di Ulisse ha raccolto da un mercante di passaggio, potrebbe anche essere vero: si sussurra in Argo che la bella e passionale regina, stufa di aspettare il ritorno del marito, se la intenda adesso con un certo Egisto, un bellimbusto che ha l’età dei suoi figli.

 

Riguadagnata una parvenza di calma, Achille si siede nuovamente e ascolta quel che il Wanax ha da dirgli. Ha dovuto rispedire con urgenza la bionda Criseide da suo padre, sommo sacerdote d’Apollo poiché il dio, furibondo per il sacrilego oltraggio, minacciava di propagare la peste tra i soldati achei. Evidentemente, la guerra batteriologica non è un terrificante incubo dei nostri incerti e turbolenti giorni.

 

-Ma siccome sono il Re dei Re e non sarebbe per me dignitoso non disporre di una serva giovane, bella e di nobile lignaggio pere mescermi il vino e scaldarmi il giaciglio, sono venuto a requisire Briseide.

 

Achille impallidisce. E gli occhi scintillanti da azzurri diventano di un freddo grigio metallico, mentre si stringono a fessura come quelli di un lupo che ha appena adocchiato la pecora da accoppare.

 

-Sta pur certo che non avrai questa donna, la quale fu assegnata a me in premio per il mio valore in combattimento.

-Ma io sono il capo e ti ordino di consegnarmela.

-Senti senti… Lui è il CAPO… Una comoda scusa da accampare per mandare gli altri in prima linea a farsi ammazzare standosene al sicuro nelle retrovie! Ma quando c’è da dividere il bottino, allora è la volta che iene e sciacalli si fanno avanti per strappare ai leoni il premio dovuto al loro coraggio!

-Hai osato darmi dello sciacallo?! Non sai forse con chi parli, Achille figlio di Peleo, mercenario e sicario prezzolato: io sono il Wanax di Micene, il capo di questa eroica spedizione, e i miei ordini si eseguono senza discutere!

-Senza discutere ti metterei le mani intorno al collo per strozzarti, ladro vigliacco, ma non lo farò: non è mia abitudine insudiciarmi le mani con la merda di cavallo come un qualsiasi miserabile schiavo addetto alla pulizia delle stalle. E adesso porta il tuo grasso culo poltrone fuori dalla mia tenda, e tirati appresso quel cornuto che non è stato neanche capace di tenersi sua moglie!

 

-Guardie!

Alcuni armigeri fanno il loro ingresso nella tenda e mentre una decina di essi tengono a bada Achille puntandogli contro le loro lance, due portano via Briseide, che piange e strepita. Il Pelide è pallido di rabbia impotente, ma deve giocare ancora la sua ultima carta.

 

-Bene, signori-fa infine, accompagnando il tutto con un sorrisetto bilioso- da questo momento in poi, Achille di Ftia non combatterà più per la causa di un inetto ambizioso, non metterà più a repentaglio la sua vita perché si adempia la meschina vendetta d’ un cornuto di cui, in verità, ben poco gli importa. Achille di Ftia toglie il disturbo! Patroclo, avverti gli uomini affinché preparino i bagagli: partiremo al più presto.

 

Ad Agamennone fumano le narici. Vorrebbe gridare in faccia a quell’arrogante che non può chiamarsi coraggio quello di chi si getta nella mischia ben sapendo di non rischiare quasi niente, essendo il suo corpo invulnerabile, salvo che in un brandello di pochi centimetri quadrati la cui collocazione è tenuta rigorosamente segreta. Ma la rabbia e la forza erculea dell’energumeno, che ha oltretutto vent’anni buoni in meno di lui, non sono da sottovalutarsi. Arrivederci a presto, gli fa ricambiando il sorriso. In fondo, sa che Achille non riesce a restare a lungo lontano dalla pugna e dalla tenzone. Che può facilmente avere tutte le donne che vuole, anche più belle di quella Briseide e che le sue furibonde incazzature non impiegano molto a sbollire. Se anche non sbollissero, l’astuto Ulisse potrebbe sicuramente metterci una pezza e poi…l e guerre le vincono gli eserciti, non gli eroi: il contributo dell’irascibile figlio di Peleo non sarebbe stato determinante. Quindi, andasse pure a quel paese.

 

Il Wanax si gira a guardarlo un’ultima volta, gli indirizza un sorrisetto lascivo e gli sibila un “dev’essere brava a letto, quella tua Briseide”. Achille sente che il sangue sta per andargli a fuoco.

 

-FUORI DAL COGLIONI!!!!!!!

Urla con tutta la voce che ha in corpo. E, onde enfatizzare l’invito, lo accompagna con un gesto inequivocabile: un potente, vigoroso, omerico OMBRELLO.

 

Wolfgang Petersen gongola: magari a lui non glielo daranno, perché i premi si assegnano ai bravi ragazzi e non ai cattivi soggetti, ma grazie alla superba interpretazione del cattivo soggetto in questione capace che il suo filmaccio si beccherà l’Oscar… Tuttavia per arrivare alla statuetta c’è un ostacolo arduo da superare: la scena successiva. Quella che potrebbe trasformare in realtà la finzione scenica, l’ira di Achille in quella ben più devastante di Mr Russell IRA Crowe.

 

***

 

Anche agli eroi viene sonno. Achille sta per gettarsi a corpo morto sul giaciglio coperto di pelli preziose, quando un leggero fruscio mette in allarme i suoi sensi acuti come quelli di un lupo selvaggio. Si volta verso l’apertura della tenda. Lo scorge. E il fulvo ciglio gli si aggrotta.

 

-Salute a te, o possente figlio del grande Maradon… pardon, Pelé…

-Riferisci al tuo signore che non ho niente da dirgli e fai in fretta a sparire, lercio topo di sentina!

-Non è il Wanax che mi manda, anche se le circostanze potrebbero dare alito a questo sospetto.

 

-Si dice ADITO, ignorante! L’alito è quell’immondo fetore che esce dalla tua lurida bocca; perciò vedi, o Tersite, di curare di più la tua igiene orale. E di consultare il dizionario, prima di usare le parole a sproposito. In quanto a mio padre, sappi che egli è Peleo, il re di Ftia. P-E-L-E-O, ficcatelo bene in testa, non un volgare adepto del culto di Eupalla! (sarebbe costei la musa del calcio ben giocato, una tra le più amene invenzioni del grande giornalista sportivo Gianni Brera N.d.A.)

 

-Fui io stesso a decidere di venire alla tua tenda, spinto dal timore che la tua ira inconsulta potesse causare infiniti lutti ai nostri compagni achei. Ma permettimi di aprire una parente…

 

Achille sospira: il cinico guerriero non può tollerare lo stupro perpetrato ai danni del parlare corretto dal suo interlocutore e sbotta, alzando gli occhi al cielo:

-Non mi si tacci d’essere crudele e sanguinario, quando questo qui, per chissà quale recondito scopo, si propone di squartare una vecchia zia… Si dice PARENTESI, ignorante! E adesso vedi di aprirla, e possibilmente anche di chiuderla in fretta.

 

Sono venuto a risarcirti. Gli fa. E gli spiega che, dopo averci a lungo pensato, ha deciso di rinunciare alla sua ancella per fargliene dono e annullare gli effetti catastrofici del ventilato ritiro del più forte tra i guerrieri achei dalla spedizione. L’indovino Calcante, che in quanto a portare sfiga non è secondo neppure a Cassandra e, come lei, ci azzecca sempre, ha infatti vaticinato che, se il Pelide lascerà il suolo troiano, per l’esercito di Agamennone sarà la disfatta.

 

La fanciulla è bionda, e canta con voce da usignolo. Il primo particolare solletica la fantasia di Achille: nel bacino del Mediterraneo, le bionde sono rare, pertanto molto appetite. Del secondo meno gli importa, già ne ha abbastanza dei lagnosi peana che Patroclo gli declama a ogni piè sospinto, accompagnandosi con la cetra. Si chiama Formaldeide.

-Bene, così terrà lontani gli scarafaggi dalla mia tenda. - commenta il Pié Veloce con un sorriso da squalo.

 

Ma il sorriso gli si spegne e il respiro gli si strozza in gola, quando Formaldeide, a piccoli passi esitanti varca la soglia e gli si rivolge, con voce timida: “O possente Achille, figlio del grande Peleo…” ostentando la professionalità d’una bimbetta di sei anni alle prese con la poesia di Natale e l’espressione afflitta di chi ha appena subito un enteroclisma. Il Ciccio farfuglia qualcosa che, ad un orecchio attento, dovrebbe significare piuttosto che con te preferirei recitare con Rin Tin Tin, ha molto più talento. Dopo di che, il suo occhio plumbeo cambia bersaglio. Avete presente Hando ma con i capelli, senza i tatuaggi e poco coperto da un costumino fetish tutto cuoio e borchie? La visione è sublime e terrificante al tempo stesso, specialmente quando, con lo sguardo che brucia come il cannello della fiamma ossidrica e le narici che fremono come quelle di Varenne in vista del traguardo, Ciccio-Achille sibilando con voce assassina “Sei stato tu… E questo non me lo dovevi fare…” allunga una manaccia grande quanto il tagliere di una macelleria, afferra per il collo il povero Tersite-Cantacesso e comincia a stringere…

 

***

 

Mi sveglio in un bagno di sudore. Devo aver urlato nel sonno perché, accanto al letto, scorgo Matty che ha acceso la luce e mi guarda con aria tra preoccupata e vagamente disgustata. Non è niente, tesoro. E’ stato solo un brutto sogno, torna in camera tua e non preoccuparti.

-Che fifona sei, zia! Ieri ho sognato Freddy Kruger (l’orrendo protagonista di “Nightmare” N.d.A.) che mi rincorreva ma mica ho fatto tutto ‘sto casino!

 

FINE

Lalla, 26 luglio 2004

 

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