Russell Crowe notizie in lingua italiana

Russell Crowe

Russell Crowe notizie in lingua italiana

 

Russell Crowe sulle riviste italiane... e non

(pagina 71)

Espresso07-07-10_1.jpg (278762 byte) Espresso07-07-10_2.jpg (310643 byte) Espresso07-07-10_3.jpg (339626 byte)
'L'Espresso' del 10 luglio 2007. Grazie a Cris Russ per le scansioni e a Maddalena per il testo! ^__^
da espresso.repubblica.it 


Black gangster


di Angiola Codacci-Pisanelli


Denzel Washington il cattivo. Russell Crowe l'incorruttibile. E droga nelle bare dei morti in Vietnam. Il nuovo, atteso, film di Ridley Scott. Già in odore di Oscar 


Regista? No, "creatore di mondi". Si definisce così Ridley Scott, l'ex compagno di David Hockney alla Royal Academy of Arts che ancora oggi per ideare i suoi film si affida a un blocco per gli schizzi. E nessuno dei milioni di spettatori che si sono fatti trasportare nei mondi di 'Alien', 'Blade Runner', 'Il gladiatore', gli darebbe torto. Per questo c'è grande attesa intorno al suo prossimo lavoro. Un film che fin dal titolo, 'American Gangster', dichiara l'ambizione di scrivere un capitolo nuovo e fondamentale nella grande saga dei film sulla malavita: quella fatta da 'Scarface', 'Il padrino', 'Goodfellas'. 

Dopo De Palma, Coppola, Scorsese, dopo i gangster italoamericani e irlandesi, arriva un regista britannico a raccontare il vero 'gangster americano': che, a sorpresa, ha la pelle nera. E, seconda sorpresa, ha la faccia di un attore noto per i suoi ruoli da buono, sullo schermo e nella vita: Denzel Washington. In una scena del film uno dei famosi giochi di luce di Scott mostra la sagoma scura di Washington che si avvicina a qualcuno steso a terra, prende la mira e fa fuoco: e solo la luce dell'esplosione gli illumina il volto. Contro il 'gangster americano', in un duello a distanza che li vedrà incontrarsi solo nelle ultime scene, c'è l'attore feticcio degli ultimi film di Scott, Russell Crowe. Dopo 'L. A. Confidential', torna a interpretare un poliziotto incorruttibile con un debole per le belle donne (come Carla Gugino). C'è da meravigliarsi che 'American Gangster', in uscita a novembre, sia uno degli appuntamenti più attesi della prossima stagione? E che intorno al film che 'L'espresso' presenta in queste pagine sia già iniziato il toto-nomination per la corsa agli Oscar?

A settant'anni, Ridley Scott è più impegnato che mai. Non sono più i tempi in cui lasciava passare tre o quattro anni tra un film e l'altro: era il primno periodo della sua carriera trentennale costellata di capolavori e di fallimenti altrettanto clamorosi. Ora che è un nome obbligato nel Pantheon dei grandi registi e, dopo che Scorsese ha vinto l'anno passato, il primo nella lista dei 'registi che hanno fatto la storia del cinema ma non hanno ancora vinto un Oscar', ora che - soprattutto - i film se li produce da solo, 
un flop non basta più a fargli perdere il ritmo di lavoro e tanto meno la fiducia in se stesso. Anche perché in fondo il più leggendario dei suoi film, 'Blade Runner', è stato anche uno dei meno apprezzati al momento dell'uscita. Per questo a pochi mesi dal fallimento di 'Un'ottima annata', improbabile commedia romantica tra vignaioli americani trapiantati in Francia, Scott è di nuovo in pista. Lo ha teorizzato in un'intervista recente: "Se lasci passare due anni perdi le persone con cui lavori. Bisognerebbe riuscire a fare un film all'anno. Parlare di un film, progettarlo, produrlo, sono cose importanti, ma farlo è un'altra cosa. Girare il film è il lavoro vero: per questo continuo a fare spot, per tenermi in allenamento". L'allenamento comprende pure i film a cui lavora come produttore, da 'Body of Lies' del fratello Tony Scott a 'Emma's War', sulla moglie inglese di un 'signore della guerra' del Sudan.

E poco importa se i risultati non sono tutti buoni: i fan gli perdonano tutto. La produzione di Ridley Scott ha alti e bassi quasi matematici. Dopo i tre 'botti' iniziali ('I duellanti', 'Alien', 'Blade Runner') passano tre titoli dimenticabili e quasi dieci anni prima di 'Thelma e Louise'. Dal 2000, il ritmo altalenante si fa più preciso: alto ('Il gladiatore'), basso ('Hannibal'), alto ('Black Hawk Down'), basso ('Il genio della truffa'), alto ('Le crociate'), basso ('Un'ottima annata'). Ora si torna in alto, quindi. Poi toccherà a 'Nottingham', ménage à trois tra Robin, Marian e lo sceriffo (prevedibile 'basso') per tornare in alto con la trasposizione del capolavoro di Cormack McCarthy, 'Meridiano di sangue'.

Ma non è solo questione di ritmo. C'è un altro elemento in 'American Gangster' che fa ben sperare. Ridley Scott ha dato il meglio di sé nei film in cui affrontava un genere nuovo. Dalla fantascienza al fantasy (con il flop 'Legend', rivalutato negli anni), dal noir al 'peplum', dal film storico al thriller, Scott ama cambiare genere e ama cambiare i generi che frequenta. Con 'American Gangster' il regista si cimenta non solo con il 'gangster movie', ma con la sua prima storia vera. Alla base del film, scritto da uno dei migliori sceneggiatori di Hollywood, Steven Zaillian (Oscar per 'Schindler's List', poi sceneggiatore di 'Hannibal' e 'Gangs of New York', e l'anno scorso regista di 'Tutti gli uomini del re') c'è un articolo del 'New York Magazine' su Frank Lucas, l'uomo che aveva monopolizzato il traffico di droga nella New York degli anni Settanta. E che dopo l'arresto aiutò il poliziotto incorruttibile Richie Roberts a incastrare i suoi colleghi che lo avevano aiutato. 

Del resto, nessuno sceneggiatore avrebbe osato inventare il sistema ideato da Lucas per importare eroina purissima a prezzi stracciati direttamente dall'Estremo Oriente. La droga arrivava a New York a quintali a bordo degli aerei militari che riportavano i soldati morti in Vietnam. Nelle bare, sotto i sacchi neri che nascondevano i resti martoriati, c'erano doppi fondi che venivano riempiti di droga. Com'è nata l'idea diabolica? Lo ha raccontato in un'intervista il vero Lucas, oggi un ottantenne sulla sedia a rotelle che con pochi anni di carcere ha pagato i suoi conti con la giustizia: "Ogni sera in televisione mostravano i soldati che si facevano di droga, che lì si trovava a prezzi stracciati. Un giorno mi sono detto: 'Ecco!'. Sono salito su un aereo, sono andato a Bangkok, ho passato un paio di mesi in hotel, e il resto è storia".

A nascondere e recuperare il carico ci pensavano militari al soldo di Lucas. In una scena del film, Roberts fa perquisire l'aereo da cui è appena sceso Henry Kissinger. Invano: gli agenti (corrotti?) si fermano davanti al velluto che imbottisce l'interno delle bare. Per Roberts è uno smacco enorme. E del resto nessuno vuole credere che il traffico della droga sia nelle mani di un nero."Nessun nero ha mai fatto quello che la mafia americana ha fatto in cent'anni", dice un agente dell'Fbi in una frase che dichiara un altro dei temi portanti del film: lo scontro razziale anche all'interno del business malavitoso.

Il commercio di Lucas va avanti. Lui continua a gestire il suo impero in maniera impeccabile, tra indagini di mercato e testa a testa con i mafiosi, vita di famiglia e omicidi a sangue freddo. Nella sua vita ha avuto una sola debolezza: un giorno, per far contenta la fidanzata, ha accettato di indossare un pacchiano cappotto di cincillà. Ed è stata proprio quella botta di cattivo gusto a farlo notare da Roberts, che era da mesi sulle tracce dei nuovi re del traffico di droga.

Alla fine è un piccolo informatore a dare al poliziotto la chiave per incastrare Lucas. Ma è anche il fatto che la malavita stanca. Uno dei fratelli tra i quali il gangster ha diviso la gestione della città viene ucciso, lui viene ferito, sua moglie, una bellissima debuttante, Melissia Hill, non ne può più. Un giorno la donna carica le valigie in macchina, prende tutti i soldi e porta il marito all'aeroporto. "E dove andiamo?", chiede lui. "In Spagna? In Cina? Io sono nato qui. Non riesco neanche a dormire quando sono all'estero. Io sono americano". E resta. Vede i suoi amici morire, i suoi avvocati annaspare, il suo impero crollare come un castello di carte. Quando Roberts gli propone di collaborare, Lucas accetta di fare i nomi di tutti i poliziotti che ha pagato: gli arresti sono 150.

Ma nella realtà, hanno raccontato i veri protagonisti, a far pentire il gangster è stata una donna: la madre di un ragazzo ucciso dalla droga purissima e a prezzo stracciato che era il 'trade mark' di Lucas. È stata la sua testimonianza durante il processo a toccare il cuore del gangster: "Sapevo quello che facevo. Ma non l'avevo mai vista così", ha detto. Nell'ultima scena del film Roberts e il suo nuovo amico Lucas, che è appena uscito dal carcere, vengono affrontati sul marciapiede da un grppo di bulletti che non vogliono cedere loro il passo. È il cambio della guardia: gli 'American Gangster' degli anni Ottanta sono loro.

ha collaborato Emiliano Carpineta
(10 luglio 2007)

BestMovie07-03_01.jpg (28688 byte)
'Best Movie' di marzo 2007. Grazie Cora per la scansione!

GazzettaDelSud_07-03-24.jpg (122717 byte)
'La Gazzetta del Sud', 24 marzo 2007. Grazie grace per la scansione!

vai alla pagina della stampa n. 70 - vai alla pagina della stampa n. 72

 

Questo sito e' creato, mantenuto e gestito da Gloria (lampedusa). Se hai bisogno di contattarmi, scrivimi all'indirizzo croweitalia@gmail.com. Se hai delle informazioni da segnalarmi, contattami via email. Il sito e' online dal 21 febbraio 2001. Pagina creata il 13/06/2007