Russell Crowe sulle riviste italiane... e non

(pagina 67)

dal Corriere della Sera, 31 marzo 2004, Pag. 45 

«Trasformerò il Gladiatore in un pugile da cineteca» 

Dundee, mito della boxe, allena Russell Crowe per un film I mille ricordi dell' uomo che fu all' angolo di Ali e Foreman 
Il manager che ha guidato ben 15 campioni mondiali è stato un mese a Sydney e dintorni per incontrare la grande star del cinema: «Ha il fisico adatto, è bravo e non si atteggia: mi piace lavorare con un tipo così» 
De Franco Luca
 


Conoscendo la scarsa considerazione che ha la boxe in Italia, riesce difficile immaginare come negli Stati Uniti un allenatore di pugilato sia considerato una leggenda vivente del mondo dello sport. Stiamo parlando di Angelo Dundee. Nato nel 1921, a Philadelphia, da genitori calabresi (Angelo Mirenda e Filomena Iannelli), Dundee ha allenato ben quindici campioni mondiali, tra cui Muhammad Ali, Ray Sugar Leonard e George Foreman. Angelo era nell' angolo di Ali il 30 ottobre 1974 a Kinshasa quando strappò il titolo iridato a Foreman nell' incontro reso immortale dal film documentario «Quando eravamo re». Proprio per questo, Foreman volle Angelo nel proprio angolo quando il 5 novembre 1994 a Las Vegas affrontò Micheal Moorer per i titoli Wba e Ibf. Alla decima ripresa, con un terribile destro, il 45enne reverendo texano mise k.o. il più giovane avversario tornando sul trono dei pesi massimi. 

Aver contribuito a scrivere pagine indimenticabili della storia della boxe ha portato ad Angelo Dundee una lunga serie di riconoscimenti. Il più importante, il 28 ottobre 2000 a Washington, conferitogli dall' allora presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, nel corso dell' annuale serata di gala della National Italian-American Foundation: lo «One America Award». E insieme a Dundee, venne premiato anche Muhammad Ali. Il campione ha voluto essere presente pure a Miami il 28 agosto 2002 quando il sindaco David Dermer ha organizzato una festa a sorpresa in onore di Angelo e gli ha consegnato una targa con la seguente motivazione: «Sono in pochi ad aver contribuito allo sport professionistico, come ha fatto Dundee. Non è solo una leggenda del pugilato, ma è parte integrante della storia di Miami». 

Non sorprende, quindi, che le case cinematografiche si rivolgano a lui per collaborare alla realizzazione di film sulla boxe. In questi giorni, Angelo, sta allenando Russell Crowe affinché sia credibile nel ruolo di James J. Braddock nel film «Cinderella Man». Dundee è stato per un mese intero in Australia per conoscere l' attore, affiancargli un personal trainer e seguirne i progressi. «Quando ho conosciuto Crowe, mi sono reso conto che ha le qualità per diventare un buon atleta. Ha il fisico adatto, non ha paura di lavorare duramente e ama il pugilato. Siamo andati subito d' accordo perché è un tipo alla mano, privo degli atteggiamenti lunatici di molti suoi colleghi. Inoltre, gli piacciono gli italiani». Dundee continua: «L' Australia è piena di paisà, Russell ne frequenta parecchi. È abituato al nostro modo di parlare, di comportarci, al nostro cibo e adora il cappuccino. Un giorno gli hanno regalato un giubbotto con la cartina dell' Italia sulla parte posteriore. Lo ha apprezzato tanto che non se lo toglieva mai». Sull' allenamento dell' attore come pugile, il grande trainer spiega: «Non potendo seguirlo ogni momento, gli ho affiancato un pugile di grande valore: Wayne Gordon. Era uno dei miei studenti, conosce il mio modo di lavorare. Ha avuto una buona carriera professionistica, fra i pesi welter. In seguito, è diventato allenatore della nazionale canadese. Wayne non si limita ad insegnargli la parte pugilistica, imposta tutta la sua preparazione atletica. Corrono insieme per diverse miglia, fanno dodici vasche (in una piscina olimpica), vanno in bicicletta, marciano a ritmo sostenuto sulle montagne. Io spiego a Russell come deve muoversi e parlare, per essere credibile nel ruolo del pugile. Come deve comportarsi durante le scene che si svolgono sul ring o in palestra. Gli spiego alcuni trucchi del mestiere. Lui impara tutto in fretta, sono sicuro che il risultato sarà superlativo». 

A Sydney Dundee ha anche avuto modo di visitare le palestre: «Sono stato in quella in cui si allena il campione mondiale dei supermedi Wba, Anthony Mundine. Ero insieme proprio a Russell. Quando mi ha visto, Mundine è venuto a salutarmi. Subito dopo, ha ripreso ad allenarsi per farmi vedere di cosa era capace. Non ha neppure notato Russell. Questo episodio, ha avuto ampio risalto sui quotidiani australiani. Anthony si è scusato pubblicamente con Crowe per non essersi accorto della sua presenza, era troppo emozionato di avermi conosciuto. Aveva sentito parlare di me da suo padre e suo nonno, entrambi pugili. Ho conosciuto suo padre Tony, a Roma, grazie al mio amico Rodolfo Sabbatini. Tony, era un ottimo pugile, anche se non ha vinto il titolo iridato». 

Dundee ha collaborato anche alla realizzazione del film «Ali», interpretato da Will Smith: «Certo, ho spiegato a Will come doveva comportarsi per assomigliare a Muhammad. Credo di esserci riuscito, considerato che tutti si sono stupiti di come Smith sia stato capace di immedesimarsi nel personaggio». A proposito di Muhammad Ali: vuole svelarci la verità riguardo al famoso match contro il campione di wrestling Antonio Inoki? Doveva essere un grande spettacolo, invece si è rivelato deludente. «Perché si è trattato di un incontro vero. Avessimo voluto organizzare un grande show, avremmo coreografato delle sequenze spettacolari. Invece, ci hanno chiesto di affrontare sul serio Antonio Inoki. Io non ne vedevo la necessità, ma Ali ha deciso di accettare. Era un grande evento mediatico e pagavano bene. Anche se Muhammad avrebbe potuto guadagnare la stessa cifra con il pugilato, ha voluto fare questo incontro. Come al solito, ha aiutato l' organizzatore a vendere i biglietti facendo delle bellicose dichiarazioni. Ha anche minacciato Inoki di metterlo k.o. con un solo pugno. Poteva farlo, ed Inoki lo sapeva. Per evitare questo rischio, si è rifiutato di combattere in piedi. Ogni volta che Muhammad si avvicinava, lo colpiva con dei potenti calci alle gambe. L' arbitro ha cercato di gestire la situazione, ma non poteva certo costringere Inoki a fare quello che non voleva. Tra l' altro, l' arbitro era figlio di una mia amica, Eileen Eaton, la prima donna ad organizzare incontri di pugilato a Los Angeles. Si chiamava Gene Le Bell, era gradito anche ad Inoki perché di mestiere faceva il wrestler. Tornando al match, alla fine Muhammad era pieno di ematomi alle gambe ed abbiamo dovuto portarlo in ospedale». 

Sull' attuale situazione dei pesi massimi, Dundee non si sbilancia: «C' è un grande equilibrio, ma non per questo li giudico dei brocchi. Prendiamo, come esempio, Wladimir Klitschko: tutti lo consideravano il futuro dominatore della categoria, hanno cambiato idea quando è stato messo k.o. al secondo round da Corrie Sanders. Il fatto che l' ucraino abbia perso, non significa però che non sia un ottimo pugile. Lo è anche Sanders, solo che prima dell' incontro non era famoso. Gli addetti ai lavori, tuttavia, conoscevano il valore di Sanders e non sono rimasti sorpresi dalla sua vittoria». 

In questo momento, Dundee allena il peso massimo Attila Levine: «È uno svedese di 27 anni, lo segue il mio allenatore di fiducia: Lou Lagerman. Nella sua carriera, Attila, ha sostenuto 30 incontri: ne ha vinti 29 (di cui 23 prima del limite) e perso uno, ma si è trattato di un incidente di percorso, è stato colpito a freddo al primo round. Si è rifatto con una serie di vittorie contro avversari di buon livello in Canada, Danimarca, Stati Uniti e Germania. Attualmente è numero 10 della Wbo e il prossimo 15 aprile combatterà contro Jeremy Williams a New York. La manifestazione, si svolgerà alla Hammerstein Ballroom e sarà organizzata da Cedric Kushner». Sugli altri progetti futuri, il trainer spiega che sta trattando con la rete televisiva Nbc «per collaborare al programma ' ' The Contender' ' . Alcuni aspiranti pugili saranno seguiti in tutte le fasi della loro preparazione e verranno sottoposti a numerose prove. Chi le supererà tutte, avrà la possibilità concreta di iniziare la carriera professionistica. Questo reality show sarà presentato da Sylvester Stallone, le riprese inizieranno nel gennaio 2005». Luca De Franco 

LA SCHEDA E' di origini calabresi Angelo Mirenda è nato il 30/8/21 a Philadelphia da genitori calabresi. Lo pseudonimo Dundee è stato un' idea del fratello Joe, ispirato da tre pugili italoamericani 
LA SUA SCUDERIA Da Ali a Leonard Angelo Dundee ha allenato ben quindici campioni del mondo: fra questi alcuni miti come Muhammad Ali, George Foreman e Ray Sugar Leonard 
GLI AMICI CUBANI Con Fidel Castro e il Che Dundee ha allenato diversi pugili cubani: fra i suoi ammiratori anche Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara, che una sera hanno voluto conoscerlo a bordo ring 
OGGI Istruttore di attori Angelo Dundee ora fa l' istruttore per stelle del cinema che devono interpretare ruoli da pugile. Attualmente guida Russell Crowe, prossimo «Cinderella Man» 
Grazie a Baby per la segnalazione dell'articolo e a Daniela per il reperimento!

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'Gazzetta del Sud' del 3 febbraio 2004. Grazie a grace per la scansione!

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'Musica' di Repubblica n. 400 del 22 gennaio 2004. Grazie a Carlotta per la scansione!

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'Corriere della Sera' del 21 dicembre 2003

Il regista-scrittore in platea per “Master & Commander”: storia di un britannico che nel 1805 combatte una nave pirata francese

“Nelle avventure del capitano Crowe le nostre passioni di uomini di mare”

Quilici: la vita a bordo, una palestra di rigore che farebbe bene ai giovani

ROMA -Nel buio della sala, già all'inizio, Folco Quilici si emoziona: "Dio quante cime, che veliero stupendo, gli uomini sulla coppa sono efficienti come dei radar, le loro antenne sono naso e occhi,", sussurra alla moglie Anna, compagna di avventure, dal Sahara alla Polinesia.

Costa del Brasile, anno 1805. Il capitano britannico Jack Aubrey riceve l’ordine di intercettare una nave pirata francese, un tre alberi nero come la pece dal nome infernale, «Acheron», Comincia così Master & Commander, l'ultimo film del regista australiano Peter Weir, al cinema dal 19 dicembre, con Russell Crowe nel ruolo del protagonista, indomito e coraggioso, abile con la spada e col violino che suona durante le lunghe traversate. E' “Lucky Jack” per la ciurma: alla fine riuscirà nell'impresa. Due ore e venti minuti di emozioni, in un crescendo dì : tempeste, arrembaggi, eroismo, amicizia (quella profonda tra il capitano e il dottore di bordo)

Quilici è rapito dal capitano Aubrey che all'inizio consulta le carte: «Capito? Già allora si conoscevano i fondali. Stupendo». Quilici, 73 anni, ai fondali dei mari vi è particolarmente affezionato: «Lo 0,1 per cento di quello che c'e’ sott'acqua è noto, per gli archeosub il lavoro da fare è immenso, un tesoro inestimabile li aspetta».

Il vascello comandato da Russell Crowe, il «Surprise», è pronto dunque a salpare con la sua foresta di cime, i suoi 28 cannoni e i 119 uomìni d'equipaggio: «Mica penserete che sulle navi c'è un letto per tutti i marinai - chiosa il regista-scrittore -gli uomini a bordo si danno continuamente il cambio per dormire, per mangiare, la vita là sopra è piena di sacrifici. Il mare è una scuola, una palestra di disciplina, perciò farebbe bene ai giovani d'oggi. Nobiltà e plebe, al largo, condividono quel piccolo mondo di legno che scricchiola e lì accomuna. Tra loro c'è molta solidarieta’. “Volete vedere la ghigliottina a Piccadilly? Questa nave e’ l’Inghilterra”, ricorda il capitano ai marinai. Solo fiction, d'accordo, ma Quilici quei mari li conosce bene, c'è stato, ci ha lavorato: il film di Weir (e il libro omonimo da cui è tratto, opera dello scrittore inglese Patrick O'Brian) si svolge tutto fra oceano Atlantico e Pacifico, lungo una rotta che porta la «Surprise» dalle coste del Brasile alle Galapagos passando per Capo Horn. A largo delle coste brasiliane, ad esempio, Quilici ha ambientato il suo ultimo libro, «I serpenti di Melqart», -dal nome del dio fenicio, un po' Ercole .e un po' Nettuno, protettore degli uomini coraggiosi. E quando, infatti, il capitano Aubrey rivolto alla ciurma prima dell'arrembaggio grida «Ciascuno alla sua cima e al suo cannone», Folco Quilici non ha dubbi: «Anche Aubrey è caro al dio Melqart», si entusiasma.

Capo Horn, dicevamo. L'incubo, la tempesta. «Film grandioso - dice ancora - perche’ dimostra di capire il mare, di saperlo raccontare. Con poca musica in sottofondo: la musica in questi casi è ingannevole. Ah se Paolo e Corso, i miei nipotini, i miei marinai di coperta, fossero qui... Si divertirebbero molto».

Il mare è uno specchio tranquillo e una bestia indomabile. Bisogna sempre temerlo, rispettarlo. Il mare fa presto a cambiare faccia, a diventare cattivo. "Eppure quando fummo noi a doppiare Capo Horn - scherza Anna Quilici - c’era bonaccia, liscio come l’olio, neanche un 'onda, potevamo anche buttare la cinepresa, tanto non serviva...".

La paura più grossa, invece, loro due, la presero nel Tirreno, un giomo che si fermò il motore della barca, «Yavanos", tra la Corsica e l'Italia. «Il silenzio del mare in quei momenti fa impressione, molto più di qualunque effetto speciaIe», racconta il marito, sincero. Il vascello pirata, però, vende cara la pelle: per due volte, addirittura, sorprende gli inglesi e le cannonate mietono vittime. Un albero si spezza e finisce in mare: su quell'albero c'è piazzato uno di loro, uno dell'equipaggio, che vi resta aggrappato, tra i flutti. La «Surprise» ondeggia. paurosamente tra le onde del mare in tempesta. Potrebbe affondare, c'è una decisione da prendere e quella la prende Crowe. Fa tagliare la cima che lega il legno al vascello e l'uomo finisce inghiottito dalla corrente. “È la legge del mare, inevitabile - commenta a bassa voce l'esploratore italiano -.La vita di uno per salvare gli altri, purtroppo a volte non c'è scelta. Me lo ha insegnato il mio amico Masino Manunza, sommozzatore della Decima Mas".

Il mare da sempre è suo compagno di strada. Quilici gli ha dedicato negli anni decine di film, libri, viaggi, documentari. Una produzione ciclopica. Ha lavorato con Flaiano (in “Ultimo Paradiso”,) e con Calvino “Tikoyo e il suo pescecane'), , ha girato Oceano e Cacciatori di Navi, pubblicato romanzi di successo: "Naufraghi", “Alta Profondità". E stato a Tahiti e a Bora Bora, ha navigato lungo il Rio delle Amazzoni e conosce bene il Mediterraneo. Per anni ha scandagliato il Tirreno alla ricerca dei resti delle navi fenicie, romane e cartaginesi che si fronteggiarono allargo delle Egadi più di duemila anni fa. Mille progetti, instancabile: «Adesso ho avuto l'ok per aprire un Museo del Mare in Sicilia- annuncia -.Il concetto è lo stesso delle Galapagos. Flora e fauna accessibili a tutti». «Sfida ai confini del mare»: così recita il sottotitolo del film di Peter Weir. Ma alle regate di oggi, supermoderne, supertecnologiche, con barche di titanio e satelliti a bordo, lui preferisce ancora gli scafi costruiti col legno del Libano. Come il suo, «Yavanos», che ha quasi 40 anni. Perche’ il mare - dice - è il regno della lentezza e chi va veloce non va da nessuna parte.

L'arrembaggio, alla fine, riesce. Con una trovata degna del genio di Ulisse: il vascello inglese truccato da innocua baleniera. I pirati dell'Acheron così vengono sconfitti ma il loro comandante è vivo e viaggia in incognito nascosto tra gli altri prigionieri. Ma il capitano Aubrey se ne accorge e... «Non è finita, vedrete - scommette Folco Quilici - io me ne intendo, ci sarà un seguito».

Fabrizio Caccia


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'New Age' n. 13 2003? - grazie Kya per le scansioni!

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'Film TV' n. 52 settimana dal 28 dicembre al 3 gennaio 2004. Grazie grace per le scansioni!

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'Famiglia Cristiana' n. 51/2003. Grazie grace per le scansioni!

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'Best Movie'  dicembre 2003 - grazie Silvia per le scansioni!

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'Kiss Me!' n. 66 - dicembre 2003. Grazie figlia per la rivista! ^__^

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'Vanity Fair' n. 12 del 27 dicembre 2003. Grazie a grace per la scansione!

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