Russell Crowe sulle riviste italiane... e non

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Dalla rivista "People" del 26 novembre 2001. La rivista aveva indetto un sondaggio per scoprire se i suoi lettori preferivano le celebrita' (maschili... :-D) ben rasate o con la barba. Il risultato e' stato che i lettori preferiscono i loro beniamini ben rasati, ad eccezione di Russell Crowe, il quale deve avere la barba, secondo l'opinione del 60% dei votanti. Anche io lo preferisco con la barba, e lo preferisco anche senza. Insomma, lo preferisco. :-D
 
Dalla "Repubblica" del 9 gennaio 2002, pagina 43, articolo intitolato "Hollywood Bugiarda", Cinema-verita' sott'accusa: "Fatti e persone alterati"
Dal Gazzettino del 6 gennaio 2002. Grazie a Gloria per la scansione!

 

RUSSELL CROWE

“COSI’ HO SCOPERTO IL GENIO DELLA FOLLIA”

In “A Beautiful Mind” di Ron Howard l’attore interpreta il matematico John Nash, premio Nobel affetto da schizofrenia

Russell Crowe torna sugli schemi con " A Beautiful Mind" di Ron Howard, e già si parla di un possibile secondo Oscar, dopo "Il Gladiatore" per l'attore australiano. Il film è ispirato alla vera vita di John Forbes Nash jr, l'eccentrico matematico che nel 1947, osservando i giochi competitivi dei suoi colleghi, fece un'incredibile scoperta di analisi matematica. Poi, la discesa agli inferi della schizofrenia: visioni, paranoie, elettroshock e psicofarmaci. Ma Nash guarì grazie all'aiuto della moglie Alicia. E dopo la tragedia, il premio Nobel per la sua "analisi degli equilibri nella teoria dei giochi non cooperativi" nel 1994. John Nash è tuttora professore a Princeton.

Di SILVIA BIZIO

LOS ANGELES - Nei panni di John Nash, Russell Crowe fa strani gesti con le mani, si tocca i capelli, il viso, si guarda intorno circospetto, cammina come zoppicando, un'andatura accentuata, apparentemente, dal continuo uso di psicofarmaci. Prepararsi per questo ruolo ha permesso a Crowe, una volta tanto in ottima forma, perfino allegro e spiritoso, di “mostrare che uno schizofrenico è uguale a qualsiasi altro malato: si innamora, ha figli, cerca di ottenere qualcosa nella vita”

Com'è stata la sua preparazione?

“L’atteggimento fisico di un personaggio è sempre stato importante per me. In questo caso Nash è ancora vivo, ma dopo 35 anni di medicine e ospedali non è più lo stesso e non esistevano filmati su di lui ai tempi dell'università. Mi sono basato sul libro di Sylvia Nasar, cui nash stesso aveva collaborato. L’idea non era quella dl fare un film squisitamente biografico ma di raccontare la disperazione, il genio, la follia, il premio Nobel e, cosa più importante per me, una storia d’amore fra lui e la moglie durata 50 anni”.

Ha visitato ospedali psichiatrici per capire la schizofrenia?

“No, ci sono un sacco di film e documentari che possono aiutare, non mi sembrava opportuno andare a scocciare pazienti in ospedale e fare domande indiscrete sulla loro malattia. E poi io vivo a Manhattan, e mi basta uscire di casa per una passeggiata per vedere schizofrenici che parlano da soli ad ogni angolo della strada. La realtà è che in questo paese, come in tutti i paesi cosiddetti "civilizzati", a causa dell'abuso di psicofarmaci ci sono un sacco di matti fuori dagli ospedali”.

Che rapporto ha lei con la matematica?

“Non siamo buoni compagni. A scuola avevo un insegnante ungherese che era bravissimo ma non parlava inglese e così durante l'ora di matematica facevo i compiti di storia e non ci ho più pensato. Non sono affatto un matematico, ho tentato di leggere il lavoro di Nash ma per me è incomprensibile. Ogni tanto gioco a scacchi, ma in genere una bambina di sei anni non ci mette niente a vincere con me. Forse è colpa di tutti quei numeri che mi erano sempre di fronte se durante le riprese del film soffrivo di insonnia, dormivo solo nei weekend. Facevo dei sogni terribili, e gli incubi sono ritornati da quando ho cominciato a fare interviste per questo film”.

Da giovane Nash era piuttosto arrogante, anche nei suoi rapporti con le donne. Cosa ne pensa?

“Innanzitutto penso che uno che parlava con le donne come faceva lui, dicendo chiaro e tondo che voleva andare a letto con loro, non verrebbe trattato così male oggi. Trovo il suo approccio onesto e fresco. Ammetto di non essere ne un matematico schizofrenico ne un perfetto gentiluomo”.

Che tipo di film le piace vedere come spettatore?

“Non vedo molti film al cinema, a meno che non guardi un film in cui ci sono io, indossando vestiti che non voglio indossare. Per fortuna adoro i pop-corn, sono il mio cibo preferito”.

Dopo l'Oscar questo sembrava il film perfetto. Non sarà ora più difficile scegliere ruoli?

"So quale sarà il mio prossimo film, ma non mi ci butterò dentro di corsa, come facevo nel passato, soprattutto agli inizi, quando giravo tre film all'anno. Non voglio più ritrovarmi nella situazione in cui devo preparare il lancio di un film mentre ne giro un altro, voglio aspettare di finire i giri di promozione per "A Beautiful Mind." Il mio prossimo film sarà "The Cinderella Man" per la regia di Lasse Hallstrom (il cui nuovo "The shipping news", interpretato da Kevin Spacey e Julianne Moore, sta per uscire sugli schermi americani, ndr.), ambientato nel 1930. E' un'altra storia vera sul pugile Jim Braddock ma non sarà un film sulla boxe come "Toro Scatenato" o "Ali", ma un film sul rapporto del protagonista con la famiglia e la sua forza”.

da "La Repubblica" dell'11 dicembre 2001. Trascrizione e scansioni a cura di luis.

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