Russell Crowe - La Stampa - traduzioni

 

Intervista a Russell Crowe nella trasmissione televisiva 'Inside the Actor's Studio', 4 gennaio 2004

traduzione a cura di grace; trascrizione dal forum The Purple Velvet Lounge

 

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RUSSELL CROWE A "INSIDE THE ACTOR'S STUDIO"

4 gennaio 2004

Presentazione di James Lipton (JL):

"Mentre proseguiamo le celebrazioni per il nostro decimo anno, l'ospite di questa sera si distingue particolarmente per aver ottenuto tre candidature all'Oscar come miglior attore protagonista per tre anni consecutivi. Dopo aver cominciato la sua carriera in Nuova Zelanda ed Australia, è apparso in 25 film in 13 anni. Da "The Crossing" per il quale ha ricevuto una nomination al premio dell'Australian Film Institute (A.F.I.), a "Proof" per cui lo ha vinto, a "Romper Stomper", per il quale ha ricevuto il premio della Critica Cinematografica Australiana (Australian Film Critic’s Award) ed il suo secondo premio A.F.I. "The Sum of Us," "The Quick and the Dead," "L.A. Confidential," "Mystery, Alaska," "The Insider", per il quale ha avuto la sua prima candidatura all'Oscar e il Golden Globe, l'Oscar britannico, e la candidatura al Chicago Film Critics Association e VINTO i seguenti premi come miglior attore: Broadcast Film Critics, London Film Critics Circle, Los Angeles Film Critics e National Board of Review. "Gladiator", per il quale ha ricevuto il premio Oscar, il Golden Globe e la nomination al premio S.A.G. (Screen Actor’s Guild), e VINTO anche : Blockbuster, Broadcast Film Critics e London Film Critics Awards. "A Beautiful Mind", per il quale ha ottenuto una nomination A.F.I. e la sua terza nomination all'Oscar, e per il quale ha vinto: Golden Globe, Screen Actor’s Guild, Broadcast Film Critics e British Academy Awards. E "Master and Commander: The Far Side of the World." The Hollywood Film Festival lo ha nominato "Attore dell'Anno" e ShoWest lo ha nominato "Star dell'Anno." Ed ecco come Time Magazine ha sintetizzato (JL solleva la copertina di Time Magazine con Russell nelle vesti del Capitano Jack Aubrey): 'Crowe al comando.' 
Inside the Actor's Studio è orgoglioso di dare il benvenuto a Russell Crowe."


(Il pubblico acclama con grande entusiasmo. Appare Russell, stringe la mano a JL e poi raggiunge la propria sedia. Rimane in piedi per alcuni secondi mentre il pubblico lo acclama ed applaude. Però sembra come se volesse proprio accasciarsi sulla sedia! Chi ha trascritto il testo aggiunge che questa almeno è stata la sua modesta impressione.)


JL: Per un puro caso, ben sei dei sette primi ospiti del nostro decimo anno sono cresciuti nel cuore o all'ombra di quello che un tempo è stato l'Impero Britannico. Dov'è cominciata la tua vita, Russell?

RC: Sono nato a Wellington, in Nuova Zelanda, la capitale della Nuova Zelanda.

JL: Come si chiama tuo padre?

RC: Il nome di mio padre è John Alexander Crowe.

JL: E quello di tua madre?

RC: Si chiama Jocelyn Yvonne Crowe.

JL: E il suo nome da ragazza era...?

RC: Wemyss, W-E-M-Y-doppia S. Mio nonno, suo padre, Stan Wemyss, che finì per fare il cineoperatore per la New Zealand Film Unit nella Seconda Guerra Mondiale, crebbe con sua nonna che era una Maori purosangue. Quindi da parte della famiglia di mia madre ci sono sia retaggi scozzesi che maori.

JL: Quando hai ricevuto l'Oscar, indossavi una medaglia.

RC: Mm-mmm

JL: Di chi era?

RC: Era di mio nonno, Stanley J. Wemyss. Era un membro dell'OBE, che sta per Ordine dell'Impero Britannico, onorificenza che aveva ricevuto dalla regina d'Inghilterra per i servizi resi alla Corona durante la Seconda Guerra Mondiale. Ed io l'ho messa, perché pensavo che fosse assolutamente ... ehmm ... davvero corretto da un punto di vista mio, personale, volevo solo che anche lui fosse lì presente.

JL: Quanti anni avevi quando ti sei spostato per la prima volta dalla Nuova Zelanda all'Australia?

RC: Quattro anni.

JL: Cos'è che spinse lì i tuoi genitori?

RC: Beh, mio nonno, Jack, l'altro nonno, fra le altre cose, aveva un brevetto per delle marmitte in acciaio inossidabile. E convinse mio padre a lasciare la ditta di impalcature per cui lavorava, e per cui aveva anche la qualifica, a Wellington, andare in Australia e aprire un negozio di marmitte d'acciaio. E così mio padre decise di vendere tutto, partì e così fece. Cosa che poi non si rivelò una mossa molto buona, per cui a quel punto i miei genitori si diedero al catering. Lo fecero per pochi anni (JL lo interrompe: Catering dove?) .... Soprattutto uno show televisivo chiamato "Spy Force." Era veramente interessante per me che ero un bambino, perché potevo esplorare i set e cominciare a rendermi conto che non tutte le porte portavano da qualche parte, sapete? Quindi poi fu come, eeehm, questo mondo del tutto artificiale e fu, "wow, fantastico!" e mi diedero una parte in questo show, "Spy Force," di cui potete ancora vedere il filmato di me a sei anni che indosso una maglia da football di una squadra chiamata South Sydney, a righe rosse e verdi, per cui non sbaglierete ad individuarmi, capito cosa intendo?

JL: Cos'hai ricevuto per il Natale del 1970?

RC: Una chitarra di grandezza media, che era ancora, sapete, molto più grande di me. E andai dritto alla porta accanto, in un posto detto "la casa di Reg Livermore". Lui era uno che faceva un sacco di feste con amici e roba del genere, e cantavano sempre con le chiatarre e via dicendo, il che fu forse il primo motivo che mi ispirò a chiedere una chitarra. Qualcuno mi insegnò alcuni accordi ed io tornai dritto a casa e scrissi una canzone.

JL: Ti sei mai presentato a qualche provino per nuovi talenti?

RC: Sì, ci andai una volta.

JL: Con la tua chitarra?

RC: Con la mia chitarra, quand'ero un ragazzino.

JL: Come andò?

RC: Non molto bene. Ad uno ad uno, i ragazzi salivano sul palco e facevano la loro prova e così via, e c'erano circa cinque o sei ragazzi che dovevano salire prime di me ed io invece uscii dalla porta sul retro e me ne andai a casa.

JL: Eri un bambino timido? 

RC: Beh, direi che è una strana combinazione, ma penso che sia una specie di fatto naturale, nella maggior parte della gente di spettacolo trovo che ci sia una, sapete, su un certo piano un'apertura e una franchezza o qualcosa di simile, ma c'è anche, come dire, anche un lato molto riservato. E, vedete, quel che ho appena detto su quel provino mostra che ero molto timido e che ero fortemente consapevole della differenza fra la terraferma e la scena. Tuttavia, quello stesso anno cominciai a fare pratica ogni venerdì.

JL: Dove?

RC: Alla ???? (Chi ha trascritto scrive di non aver capito il nome della scuola e chiede se può essere Barclays) Public School con un'insegnante che si chiamava Elizabeth Morgan. E facevo queste scene di guerra, (ride) dove in sostanza tutti dovevano solo correre in tondo sul palco e morire, (a questo punto ridono anche tutti i presenti), ma c'era, ci doveva essere uno scopo per questo, ogni settimana c'era un nuovo episodio o qualcosa del genere ed io trascorrevo buona parte del mercoledì e del giovedì a preparare delle uniformi di carta che poi attaccavo con gli spilli ai costumi dei membri del cast.

JL: Che scuola superiore hai frequentato? (fa una pausa, poi dice: "la Sydney Boy's"?) 

RC: Sono andato in tre diverse scuole superiori.

JL: Sydney Boy’s, ritengo.

RC: Sono andato alla Sydney Boy’s, alla Auckland Boy’s Grammar e alla Mt. Roskill Grammar.

JL: Mi pare che fosse la Sydney Boy’s ad avere un motto in latino ....

RC: Ah, "Verita Te, ???????" (Evidentemente anche qui chi trascrive non ha capito la frase)

JL: Che significa?

RC: Verità e onore.

JL: Sì. Se non vado errato, ho sentito qualcosa di simile proprio prima della scena di una battaglia .....

RC: Sì.

JL: In "Gladiator."

RC: Ah-ah. Sono andato da Ridley, perché stavo (sbuffa) stavo cercando qualcosa, vero, invece di dire semplicemente "arrivederci" (qui risata), qualcosa dal tono da gladiatore, militare ...qualcosa di adatto e che si potesse sentire come parte dell'epoca. E così io, ahhh, mi sono ricordato di quel, quel motto della scuola e l'ho cambiato, e l'ho detto a lui in latino. E, ehm ... ha alzato il sopracciglio, si è tolto il sigaro di bocca e ha detto: "Che cosa significa?" Io ho risposto: "Forza e onore," e lui fa: "Dici QUESTO." (Russell ha imitato tutti i movimenti di Ridley mentre descriveva questa scena. Ha mimato il sigaro, il modo di sollevare il sopracciglio, il modo di aspirare il sigaro e di sbuffare fuori il fumo, Ridley che punta il dito su di lui e gli dice "Dici Questo").

JL: Quando siete tornati ad Auckland, con i tuoi genitori, che cos'è The Potter's Wheel (La ruota del vasaio)? 

RC: Potter's Wheel era un hotel. Una taverna, in realtà. Faceva parte di un gruppo di concessioni ad ovest di Auckland. E quello fu il lavoro che mio padre trovò per finanziare il rientro della famiglia dall'Australia alla Nuova Zelanda.

JL: Che cos'è The Flying Jug (La caraffa volante)?

RC: Era The Potter's Wheel. Il termine Flying Jug si riferisce a... si usa servire la birra in caraffe di vetro grosso modo di questa misura (solleva una brocca con l'acqua da un tavolo accanto, è una brocca da due litri circa). E se... ehm ... in sala nasceva qualche problema, cominciavano a tirarsi le caraffe.

JL: Cos'era The Profile?

RC: The Profile era una band Mod. Ahm ... Un mio amico di nome Mark Stalfer ( o forse Stouffer?), avevamo un certo numero di band insieme, sapete, avevamo un, un trio chiamato Dave Deceit and the Interrogatives.

JL: Che cos'erano i Roman Antix?

RC: I Roman Antix erano una band venuta dopo quella.

JL: Chi è Russ Le Roq?

RC: Ho lavorato in un nightclub chiamato King Creole con un ragazzo di nome Tom Sharplin. Era un nightclub del 1950, prima di quello ho lavorato in un altro club chiamato Cream quando avevo 16 anni ed ho imparato a fare il DJ. Dunque, a 16 anni faccio il DJ in un nightclub. Tutti avevano un nickname. Una notte, sfortunatamente mi fu dato il nickname, ma ricordate, avevo 16 anni, di Russ Le Roq. E... ehm, mi è rimasto attaccato addosso per qualche anno, ho fatto anche un paio di dischi come Russ Le Roq, sapete. E... la mia postazione da DJ era la parte frontale di una Mercury 88 del 1949. Lo sapete, ho veramente appreso alcune CATTIVE lezioni come DJ, suppongo, perché era la cosa più facile al mondo per pizzicare donne, sapete. Un microfono, mandi della musica ...." e questa è per la ragazza .... con l'abito bianco ....." (Alza il braccio per controllare l'orologio, lancia un leggero fischio, come se stesse cronometrando quanto tempo manca perché la ragazza raggiunga di corsa la postazione.) 

JL: So che per un breve periodo in teatro hai lavorato in "Grease", giusto?

RC: Sì.

JL: Com'è che sei finito nel Rocky Horror Show?

RC: Mi imbattei in un gruppo di persone con cui ero in "Grease" e dissi: "Allora, ragazzi, che state facendo?" e loro dissero: "Oh, stiamo giusto facendo le audizioni per il Rocky Horror." Io dissi: "Dove sono le audizioni?" E loro dissero: "His Majesty’s Theater." Così in qualche modo mi preparai, avevo con me la chitarra. Poiché non avevo preparato una canzone e qualche pezzo musicale o roba del genere, allora dissi al tizio: "Le dispiace se mi limito ad accompagnarmi da solo?" e lui: "No, va benissimo." Feci questa canzone che si intitolava 'Rapid Roy the Stock Car Boy', che è una canzone di Jim Croce, un pò irriverente e comunque grande per me. Ehm, e cantai sul palcoscenico e il "???" tizio venne avanti, un tipo di nome Daniel "????" e in sostanza mi diede il lavoro. Ed uscii dal teatro alla fine della giornata con l'aria di "Ca**o! Adesso sono un interprete di teatro professionista," giusto? Sono in cartellone con il Rocky Horror ed ho avuto due ruoli, ho avuto Eddie ... ed ho avuto il Dr. Scott.

JL: Russell ricevette il suo primo premio A.F.I. (Australian Film Industry Award) per il ruolo di Andy in "Proof". Hai dichiarato che quel film è stato un'ottima esperienza per te, vero?

RC: Quando ho letto il copione non riuscivo a credere che qualcuno avesse scritto una sceneggiatura così bella. Divenne così importante per me da... da farmi coinvolgere in quel progetto. E fortunatamente mi fu presentato, visto?

JL: Russell ha ottenuto il premio A.F.I. come Migliore Attore Protagonista per un affascinante film dal titolo "Romper Stomper". Chi interpreti in "Romper Stomper?"

RC: Ho interpretato il leader di una gang di skinhead neo-nazisti. E' una storia ambientata a Melbourne, è una, sostanzialmente una serie di scontri fra la banda di skinhead ed una comunità vietnamese che opera nell'area. E' stato uno di quel genere di drammi che chiunque incontrassi e con cui ne parlassi all'epoca, ti diceva che... 'sai, non dovresti farlo, ti rovinerà la carriera. Inciderà sulla tua carriera e nessuno ti darà più nient'altro da fare una volta che avrai fatto quel tipo di film, oppure sarai associato con quel genere di idee politiche.' Ma per me, era, ehm, un argomento molto importante, un argomento di cui discutere mentre si fa colazione. Specie in Australia e specialmente, lo sentivo, in quel periodo.

JL: In "The Sum of Us" ancora una volta tu avevi un ruolo molto diverso da qualsiasi cosa avessi fatto prima. Che ruolo era?

RC: Interpretavo un, eehm, un gay, un idraulico giocatore di rugby. E dovevo baciare un attore che si chiamava John Polson, la gente mi chiedeva continuamente: "Quindi, Russell, qual è stato il tuo bacio preferito sullo schermo fino ad oggi?" (JL inserendosi:"Una domanda che stasera non sentirai!") lo dico sempre proprio perché fa sballare la gente, sapete. (il pubblico ride e Russell ha quella leggera espressione da imbroglione di quando sta per dire una freddura). E ehhmmm, vedete, voglio dire, questo .... lui venne, venne da me, giusto? E dice: "Russell, eeh.....guarda, eeh....sta per arrivare la scena del bacio, amico .... e eeehh" (lungo sospiro qui, sta imitando John Polson), "Io, io non, io non, io non, io non ho mai fatto, mai baciato .... non ho mai baciato un tizio, amico. Mi stavo chiedendo se non è il caso che, credi che dovremmo riunirci per fare le prove?" Ed io dissi: "Johnny, Johnny .... amico, siedi, accomodati. Allora, io andrò a lavorare con Sharon Stone dopo che avremo terminato questo film, John." Lui fece: "Sì, sìì." Ed io dissi: "Ho una scena di un bacio con Sharon." "Sì, sìì." "Come credi che reagirebbe se le chiedessi di provare per un pò?" (a sentir questo JL e l'intero pubblico scoppiano a ridere) e lui disse: "Ma sto solo dicendo che è perché non ho mai baciato un maschio!" Ed io dissi: "Beh, amico, nemmeno io ho mai baciato un maschio! Ti dico cosa faremo? Tu ti appoggi quanto basta, io mi appoggio quanto basta .... sono sicuro che al momento ci ricorderemo cosa fare!" 

JL: Quando Kevin Spacey è stato sulla sedia che occupi tu adesso, quando è stata qui Kim Basinger, abbiamo parlato di un film rivoluzionario, dal titolo "L.A.Confidential". (n.d.t. qui chi ha trascritto non è riuscito a captare alcune parole), una grande tradizione qui, Johnny Depp, Sean Penn, i fumatori! (Ovviamente Russell sta accendendo una sigaretta) Come ti fu assegnato il ruolo di Bud White?

RC:"L.A. Confidential" arrivò perché Curtis Hanson aveva visto "Romper Stomper." Curtis semplicemente mi telefonò e ... e attraverso il mio agente in sostanza disse: "Guarda, ho questo ruolo che, eeehhmm, ho sempre pensato a Russell per interpretarlo e so quello che sa fare in "Romper Stomper", voglio vedere se è in grado di fare l'altro lato del ... del suo personaggio."

JL: Come hai visto Bud?

RC: Vedi, ho sempre creduto che stesse semplicemente pensando di fare il suo lavoro nel miglior modo. Ovviamente aveva avuto un passato che aveva influenzato il suo modo di affrontare determinate cose. (Intervento di JL: "Cosa che abbiamo visto nel film.") Il libro descrive Bud White come l'uomo più corpulento del Distretto di Polizia di Los Angeles. Sono stato indeciso se accettare LA un paio di volte, ho telefonato a Curtis e ho detto: "Amico, non so chi lei creda di stare per incontrare o che altro, ma in realtà io non sono così alto, signore! Sono circa 181,61 cm e un altro pezzetto!" E lui disse: "Russellllll" Aaahhh, sapete, non era quella la sua sensazione, non gli serviva che gli assomigliasse alla lettera dal punto di vista fisico o simile. Voleva ottenere, sapete, le dimensioni dell'uomo con altri sistemi. 

JL: Voglio di farti un paio di domande tecniche riguardo al modo in cui hai costruito il ruolo.

RC: No, io non seguo alcun modo particolare per fare le cose. Non sono mai andato ad una scuola come fate voi ragazzi qui. Imparare il mestiere. Ho soltanto cominciato a farlo quand'ero un ragazzino. E poi, un poco, quando avevo circa 21, 22 anni ho fatto un pò di lezioni sul testo classico. Ho sempre visto persone che avevano un pezzo di carta dire di essere attori come persone che erano, sapete, decisamente al di sopra di me. Avevano un diploma che attestava che avevano studiato l'arte del recitare. E, mentre io tentavo di risparmiare denaro, per andare all'Istituto Nazionale di Arte Drammatica in Australia, ho finito per accumulare tutta quest'esperienza. Il che ha significato che all'epoca in cui avevo abbastanza soldi in banca per andare a scuola, in realtà non avevo più bisogno di andarci. Perché ero già un attore in piena attività. Per cui ho dovuto soltanto mettere insieme pezzi e pezzetti presi da tutte le parti.

JL: Quanto lavoro fai prima di arrivare sul set? Lavori a casa con il copione? Ti prepari per conto tuo?

RC: Si, naturalmente. La preparazione e la ricerca sono una prerogativa. Ehhhm, adoro farle. Sono molto curioso. So pure, so assolutamente, che più ci metto nel personaggio più è evidente sullo schermo. Così ad esempio, in "L.A.Confidential", era previsto che Bud White fosse l'uomo più grosso del distretto di polizia di Los Angeles. Ho preso in affitto un appartamento che era molto, molto piccolo. Potevo a malapena passare per la porta del bagno, ma, ogni giorno, specialmente durante le prove, mi sentivo come se fossi stato grosso, sapete, ero oltre, ero troppo grande per il mio ambiente la qual cosa era la mentalità che si suppone avesse Bud White. Ero solito fingere con me stesso di essere, come se fossi messo in moto soltando dal mio interno. Poi ho capito, quando stavo facendo "The Insider", che non avevo alcun posto dove andare, a meno che i fo***ti capelli non fossero quelli giusti. Volgiti verso l'esterno, se sei un pirata, procurati una benda per l'occhio, sai.... oppure un pappagallo o roba simile. Visto? Proiettati all'esterno più rapidamente che sia possibile, esci dal tuo modo di essere. Dai un'occhiata al tuo costume, rifletti sul tuo costume, e non aver paura di riadattare alcuna decisione. 
Il punto essenziale è, come ha detto Scorsese: "Uomo, non andrai da nessuna parte finché non prendi una decisione," quindi comincia a prendere decisioni rapidamente, sai, ma sii abbastanza aperto e lucido, abbastanza fluido da cambiare idea se ti rendi conto di sbagliare. Ok? E sii calmo a riguardo, mentre vai scoprendo le cose, cerca le pepite d'oro, uomo, non limitarti a prendere una decisione e quindi, se scopri di aver sbagliato e non ritorni sui tuoi passi, stai soltanto svalutando l'intero processo e stai prendendo in giro te stesso. Non dovresti accettare di fare la parte se hai intenzione di attaccarti alle cose in questa maniera. Quindi, servi il personaggio, non te stesso.

JL: Ti vorrei chiedere di Curtis Hanson. Ti è piaciuto lavorare con lui, non è vero?

RC: Sì, moltissimo.

JL: Cosa vuoi, idealmente, da un regista? Ne hai avuti parecchi là fuori.....

RC: Voglio semplicemente, amico, voglio solo onestà. Linearità. Non provate a fare giochini da beep-beep, perché potreste riuscire a farvi gioco di me, perché non è che sia così intelligente, sapete .... ma, ehm, il fatto è, se non riuscite a farvi gioco di me ed io vi scopro, beh, allora non ascolterò più quel che dite. Io sono lì, per servire il film al 100%. Sono lì solo per fare ciò di cui spetta a voi darmi le direttive per farlo, però amo avere l'opportunità di offrire delle idee al regista. 

JL: Russell ha ricevuto la sua prima nomination all'Oscar come migliore attore protagonista così come quelle ai British Academy Award e al Golden Globe, ed ha vinto i premi Broadcast Film Critics e National Board of Review per la sua interpretazione in "The Insider." Quanti anni avevi quando hai girato il film?

RC: Ne avevo, eeehm, 34.

JL: Quanti anni aveva Wigand, il personaggio?

RC: Più o meno 55 credo? All'epoca in cui accaddero i fatti?

JL: E, hai avuto difficoltà a farlo?

RC: Innanzitutto la mia prima sorpresa fu che mi fosse offerto quel ruolo. Quel Michael Mann è molto preparato. Gli dissi solamente che non credevo che avrei dovuto recitare la parte, che poteva avere un sacco di attori di quell'età che facessero il ruolo. E Michael girò da dietro la sua scrivania, mi mise la mano sul cuore e disse: "Non sto parlando con te per via della tua età, ragazzo, sto parlando con te per quello che c'è qua dentro." Il che per me fu, vedete,.... ogni tanto capita, che la gente ti faccia una cosa del genere, voglio dire, qualcuno è semplicemente talmente gentile con te e ti sconvolge perché è una vita dura, è un mestiere difficile, sapete? Ogni tanto capita, non è un luogo comune. Ed è davvero straordinario quando qualcuno ti offre uno di quei giorni. Perché, voglio dire, non appena lo ebbe detto, è stato come se, 'farò tutto ciò che tu vorrai, ci sto. Farò il responsabile del catering per la troupe, il vice aiuto regista, smonterò i set la notte, Michael, ma qualsiasi cosa accada, lavorerò nel tuo film perché amo il tuo modo di pensare!

JL: Dimmi, quanto hai preso dallo stesso Wigand?

RC: Oh, sono stato molto fortunato con Wigand, avevo un'intera deposizione di due ore e mezza/tre ore che aveva reso a Passagoula, nel Mississippi. Quindi avevo il racconto fatto da lui stesso dell'intera esperienza, che lui aveva realmente vissuto. Eeeh, in realtà non volevo incontrare Wigand, per qualche ragione, il che è molto strano, e ho fatto lo stesso per "A Beautiful Mind". Penso che abbia qualcosa a che fare con il fatto di non volere usare la persona che stai interpretando come una stampella. Ho letto della situazione. Ho passato in rassegna tutti i documenti legali. Ho tentato di capire la cosa dal punto di vista scientifico, cosa esattamente volesse mettere in luce, sapete, perché sapevo che c'era qualcosa di più che "fumare vi fa male", sapete? Ehm, è così.

JL: Chiaramente, tu non ne sei stato dissuaso. (sta facendo una battuta sul vizio del fumo di Russell)

RC: E' una di quelle ironie della vita, sai. Ehm, così... ho fatto in modo di diventare anche fisicamente ... Wigand, Sapete, ho visto ....

JL: Quanto peso hai acquistato, Russell?

RC: PARECCHIO, ed io, è stata una... una specie di...una di quelle cose strane, ma devo aver superato i 107, 109 chili o qualcosa del genere all'epoca. Ed io sono alto solo, come ho detto, 181,61 cm, quindi, sapete, quel peso sembrava enorme su di me, ma il fatto è che il mio metabolismo non è più stato lo stesso da quando ho fatto quel film. Ora ho sempre quest'incredibile ardua battaglia , sapete, con me che penso di essere il Sig. Metodo Chappy o roba simile. (fa una risatina) Non è stata una decisione molto intelligente da questo punto di vista. (chi ha trascritto dice che qui lui aggiunge qualcos'altro... qualcosa tipo mettersi un cuscino intorno alla vita, o qualcosa del genere).

JL: Russell ha vinto l'Oscar come migliore attore per il suo ritratto di Maximus Decimus Meridius in "Gladiator". Ho letto in una relazione di un incoraggiamento molto insolito che ti fu dato da Walter Parks al telefono. Lui ti diede in pratica tre motivi essenziali che ti hanno persuaso di poter prendere in considerazione il fatto di recitare in un film epico di questo genere.

RC: Dissero: "E' un film da 100 milioni di dollari che sarà diretto da Ridley Scott e tu interpreti un generale romano." Io sono sempre stato un grande fan di Ridley. E ho letto il copione, ed era, era effettivamente, era sostanzialmente allo stato grezzo. Persino il personaggio non ... sapete ... non esisteva sulla carta. E questo ha richiesto un lungo lavoro, è stata praticamente la prima volta che mi sono trovato in una situazione in cui.... la sceneggiatura non era completa, sapete? Quando abbiamo cominciato le riprese, c'erano all'incirca 32 pagine e, ehm, le avevamo esaurite in un paio di settimane. 

JL: Non è spaventoso?

RC: Sì, lo era, voglio dire ... è possibile che, parecchia della roba con cui ho da vedermela adesso, stando alla mia, fra virgolette, capricciosità, ha a che fare con quest'esperienza. Qui c'era una situazione in cui noi siamo arrivati in Marocco con una troupe di 200 persone e un cast di più o meno 100 , e io non avevo nulla da studiare. Sul serio non sapevo che scene ci sarebbero state. Avevamo, credo, uno sceneggiatore americano che ci stava lavorando, uno sceneggiatore inglese che ci stava lavorando, e naturalmente, un gruppo di produttori che hanno aggiunto pure loro le proprie idee e Ridley stesso, e quindi, nel momento in cui Ridley diceva: "Questa è l'ossatura, in tale punto cosa dirai?" E così allora ho preparato anch'io il mio materiale. Ed ecco come cose tipo "Forza e Onore," sono venute fuori. Ecco come sono saltate fuori cose come "Al mio segnale, scatenate l'inferno," sapete? Eeeh, il NOME Maximus Decimus Meridius, eehm, era così scorrevole. Eeeh....

JL: Da dove è venuto?

RC: Dalla.... dalla mia immaginazione! Avevo dieci ......

JL: E' partito da te?

RC: Avevo altri dieci, scrittori e nomi, che non credevo proprio avessero quel tipo di (schiocca le dita un paio di volte, ride) capacità per questo, sapete? E, voglio dire che Maximus è, esso stesso, quando il personaggio dapprima era stato chiamato Narcissus, giusto? Il personaggio si chiama Narcissus e intraprende un viaggio per vendicare la morte di sua moglie, è come .... ma sapete di cosa state parlando? Il tipo che lo aveva scritto. Non puoi chiamare il personaggio Narcissus. Così quando tornarono sui loro passi e dissero "lo vogliamo chiamare Maximus," io dissi: "Guardate, riuscirò a fare un numero interminabile di battute su Mad Maximus," cosa che finì per succedere in un sacco di situazioni.

JL: Consentimi di farti una domanda sulle lotte fra gladiatori. Sembrano pericolose ....

RC: Eh, hmmm

JL: E sembrano difficili. Ci furono delle ferite?

RC: Molte.

JL: Per te?

RC: Sì, sì. Un sacco di sangue, molto sangue, un sacco di escoriazioni, voglio dire, ho ancora, sapete, un sacco di piccole cicatrici qui (sulla mano, chi ha trascritto dice che non saprebbe dire se si riferiva alla destra o alla sinistra) e una qui sotto, in questo gomito (il destro), una macchia chiara sulla pelle ???? direttamente a "Gladiator". Eeeh ... ma c'è pure un sacco di roba interna. La più vecchia, sapete, ho avuto una fuoriuscita dei tendini d'Achille, dei ginocchi, ambedue le spalle, questa spalla ha effettivamente subito un intervento (la sinistra alla quale è stata fatta l'operazione all'articolazione del musculo rotatorio),ehmm, sapete, ho un problema alla schiena che proprio non se ne vuole andare e che deriva da un paio di botte prese cadendo durante sequenze di combattimenti o altra roba del genere, ma quello che amo veramente è quest'estremità qua sopra (chi trascrive dice:"almeno è così che credo abbia detto") che ogni tanto si sposta con uno schiocco (l'altra spalla) il che non è che sia molto piacevole. Ehm ... (JL interviene:"Gesù Cristo!") ho tutte e due, le due anche veramente pessime. E sapete, ho una specie di bruciore (n.d.t. o potrebbe anche essere il retaggio di una scottatura, non è chiaro) che va e viene al piede che ogni tanto, se... se faccio un movimento sbagliato mi causa dolore per un paio di settimane. Vedete, io sono sicuro che ci siano modi migliori di fare questo lavoro ma ancora non mi sono chiari, e pertanto.

JL: Pare che questo voglia significare che fai una grossa parte del lavoro tu stesso. Le acrobazie spericolate.

RC: Mi impegno fisicamente, per dare al regista l'opportunità di fare le riprese. 

JL: Quante volte abbiamo sentito la parola "impegno" stasera? Scoprirete che questo è il tema di questa particolare intervista.

(Viene mandato in onda uno spezzone di "Gladiator", quello in cui Commodo lo pugnala al fianco.)

JL: Mi sei piaciuto enormemente alla cerimonia di consegna degli Oscar. Hai parlato a persone come questi studenti. Ricordi? Posso citare quello che hai detto?

RC: Certo.

JL: Hai detto: "Quando crescete in un sobborgo di Sydney o di Auckland un sogno come questo sembra qualcosa di vagamente assurdo e completamente irraggiungibile. Ma questo è direttamente connesso con l'immaginario della fanciullezza. E per chiunque sia in svantaggio e confida solo nel coraggio, è possibile." Non riesco ad immaginare un messaggio migliore per persone come queste qui davanti. Ricordo anche un brindisi che hai fatto alla conferenza stampa, ricordi qual è stato?

RC: Dio benedica l'America, Dio salvi la regina, Dio difenda la Nuova Zelanda, e grazie a Cristo per l'Australia.

JL: Una delle cose che sono più evidenti stasera è la saggezza nelle scelte di Russell. Una delle tue scelte più sagge, e oserei dire più rischiose, è stato il ruolo di John Nash in "A Beautiful Mind." Come hai preparato quella parte?

RC: Un sacco di letture. Ehmm, un sacco di, voglio dire, avevo circa 16 fotografie in bianco e nero o qualcosa di Nash. E andando avanti mi è come capitato, durante il processo di scoperta, che queste fossero fotografie occasionali di lui il quale è effettivamente nella foto ma non è nella stanza. E' su qualche altro pianeta, sapete? Perché c'era proprio come una stasi sul suo volto, i muscoli dei suoi occhi, erano, eehm, avevano una certa direzione. Non guardavano direttamente qualcosa, erano come...ehm...come se fossero ancora da qualche parte qui in giro, ma lui in effetti era ... se n'era già andato da un pò. C'erano cose da apprendere sulla sua vita, cose da apprendere sull'epoca, cose che dovevo imparare sulla matematica, sapete? Emmm, vedete per... per esempio, voglio dire, dovevo riuscire con un mio sistema personale a ricordare cosa diavolo fosse quello che stavo scrivendo alla lavagna. Perché io ... io non riuscivo a pensare in termini matematici, perché non avevo mai studiato per niente quel tipo di matematica avanzata o applicata. Ehmm, quando incontrai Nash, gli chiesi, lui si intrufolò di soppiatto sul set, non era previsto che ci fosse, non aveva detto a nessuno che sarebbe venuto, così sono andato da lui e ho detto: "Salve, John," e lui guardava, mi fissava, era talmente intenso nel farlo. Lui disse: "L'ho appena vista in televisione l'altra sera," ed io: "Sì," e lui disse: "Com'è possibile che, in televisione l'altra sera, non assomigliava affatto a quello che sembra adesso?" Ed io: "Beh, sto cercando di essere lei, amico mio." Capite? 

JL: Una delle cose più stupefacenti di questo film è che, grazie al modo in cui è stato sceneggiato e diretto, vale a dire le fantasie interpretate in modo assolutamente realistico, ciò che ha realizzato è stato di portarci nella parte interiore di uno schizofrenico.

(A questo punto mandano uno spezzone da "A Beautiful Mind," quello con Charles e John nella loro stanza, quando Charles spinge la scrivania fuori dalla finestra.)

JL: Negli oltre nove anni di questa serie un altro degli argomenti che vi si sono inseriti è la musica. Cosa sono i Thirty Odd Foot of Grunts?

RC: Mentre facevo tutta quest'altra roba di cui abbiamo parlato, vedete, io, io ancora, ehhh, canto con la band, e abbiamo fatto dei dischi e ogni tanto facciamo un tour e così via. Ora, per me, è una valvola di scarico, per me, sapete, è come una versione del, del teatro. (mandano una clip di "So Afraid" da "Texas.") 

JL: Hai dichiarato che ti accosti alla recitazione con una mentalità da rock-and-roll. E' vero?

RC: Sì, è vero. Riguarda sempre il modo di intrattenere il pubblico. Ha sempre avuto a che fare con la consapevolezza di far parte di un processo (n.d.t. chi trascrive non ha colto un termine che definisce tale processo) di narrativa. Sapete, servite la narrativa e starete facendo il vostro lavoro. C'è una cosa che dicono, dovete amare il personaggio che state interpretando. (Qui Russell ha fatto una breve pausa per raccogliere il proprio pensiero) Vi innamorate di qualcuno, dimenticate tutti i suoi difetti, esatto? Vi innamorate del vostro personaggio, in questo caso perdete l'opportunità di estrinsecare i suoi difetti. L'obiettivo riguardo al personaggio che state interpretando, perché sono quei difetti che fanno di quella persona un individuo, è di renderlo un essere umano. Lui o lei, scusate, un essere umano. Ed io ho deciso di dire che mi sono innamorato del lavoro. Io amo recitare.

JL: Dov'è la tua fattoria?

RC: A circa sei ore di macchina a nord di Sydney, o sei ore e mezza, quindi probabilmente otto ore se si guida a velocità normale.

JL: E chi ci vive normalmente?

RC: Mia mamma e mio papà, mio fratello, Terry e sua moglie, Melissa. Ehmmm, i miei cani, Chasen e Lucy, 500 bovini, la mia cavalla, Honey.

JL? Il Paradiso?

RC: Vedi, è semplicemente la ca... è casa. Non ho vissuto in una vera e propria casa che quando avevo 14 anni, sapete, quindi la casa è molto importante per me. Mia mamma e papà avevano un'attività che conducevano e ... e fallirono. E ehmm, quindi..., sapete, io dissi loro, sapete, ehhh, perché non venivano in Australia, e vedete è una cosa buffa, perché presi i soldi in prestito, sapete, e avevo fatto un pò, diversi film molto famosi a quel tempo. Proprio un pò, ma non avevo soldi in banca, amico! Non fu che nel 1998, quando firmai il contratto per fare "Mystery, Alaska," che andai nel rosso più scuro, in nero. Non avevo lavorato per 14 mesi, perché volevo fare qualcosa di importante dopo "L.A. Confidential" per il quale avevo avuto un aumento di quotazione del 710%, fra i due film, sapete. Ed è veramente importante, che voi abbiate, che siate abbastanza pazienti da rafforzare il vostro talento ad un determinato punto in cui questo divenga reale. 

JL: Un paio di sere fa ho avuto il privilegio di assistere alla prima mondiale dello stupefacente film dal titolo "Master and Commander: The Far Side of the World." E' vero che non hai accettato subito il ruolo?

RC: No, non l'ho accettato.

JL: Perché?

RC: Non sono mai stato proprio un marinaio, ad essere sincero con te. Quindi cominciai a pensarci dal punto di vista che io, in realtà, volevo disperatamente lavorare con Peter Weir, mi era sempre piaciuto qualsiasi cosa avesse fatto. Sono un suo tale ammiratore. E ehmm, sapete, ho fatto questa cosa molte volte durante la mia carriera, in cui ho usato il lavoro che mi accingevo a fare per affrontare qualcosa di cui ho paura, sapete? Ho cominciato a trascorrere più tempo possibile sulle imbarcazioni, a salire e scendere dalle imbarcazioni e tutto il resto, finché ad un ... ad un certo punto della preparazione, mi sono semplicemente ritrovato a non soffrire più il mal di mare.

JL: I libri di O'Brian e il film sono un perfetto manuale dell'arte delle guerre navali ai tempi di Lord Nelson.

RC: Sai, Peter che fa un film che si suppone sia d'azione è una specie di bugia. Una bugia pubblicitaria, perché non è un film d'azione, sapete. E' un piccolo dramma sugli uomini che si trovano su una nave britannica.

JL: Questo è la sensazione provata da Richard Corliss di Time Magazine per "Master and Commander": "Mette la passione nell'azione e il brivido nel pensiero."

(Mandano lo spezzone in cui il Capitano Jack parla all'equipaggio di come mettere in trappola l'Acheron.)

JL: Cominciamo la lezione con il questionario inventato dal grande Bernard People? Peeble (n.d.t. "qualcosa del genere" scrive chi ha trascritto il testo)* Qual è la tua parola preferita?

RC: Pusillanime, Significa "codardo." Era ehmm, una parola che mia madre usava spesso quando sapeva che stava parlando con qualcuno che non ne conosceva il significato.

JL: Quale parola è la meno preferita?

RC: Una frase di tre parole: "Bad boy di Hollywood" (qui ci sono state parecchie risate!)

JL: Quando tutto questo andrà in onda, quello che questo signore ci ha dato stasera, ti ROVINERA' la reputazione! La gente crederà che tu sia un gattino. Cosa ti eccita?

RC: Una frase ben costruita mi dà i brividi.

JL: Cosa ti spegne?

RC: Le false accuse.

JL: Quale suono o rumore ami?

RC: I rumori profondi, lo strimpellare, cosìììì. Forse uno dei miei strumenti preferiti è il violoncello.

JL: Quale suono o rumore detesti?

RC: La televisione che si sente da un'altra stanza.

JL: Una domanda che aspetto di farti da nove anni e mezzo, Russell Crowe, qual è la tua parolaccia preferita?

RC: Una parolaccia in se stessa non è nulla. Bisogna darle del succo. Bisogna darle un contesto e poi bisogna ... ehhh metterci un pò di passione. "Fuck me, swingin'" (anche qui si sono scatenate le risate.)

JL: Eccellente! Quale professione, a parte la tua, ti piacerebbe provare?

RC: Dovrebbe essere un qualcosa che sia una variazione degli aspetti di questo lavoro. Ho visto persino fare il cameriere come ... una ... ehm ... un'opportunità per recitare, sapete? Io sono stato realmente un bravo f***uto cameriere. E sono stato un preparatore di cocktail veramente bravo. Vedete, l'avevo presa sul serio, e conoscevo tutti i drinks e potevo prendere il mixer e farci rock-and-roll e divertirmi. Ma potrebbe anche essere qualcosa che abbia a che fare, ehmm, con i colori, o con l'uso dei colori e altre cose del genere. Sapete, una specie di, ehhh, lavoro di design. 

JL: Di quale professione NON vorresti assolutamente far parte?

RC: La politica.

JL: Per finire, Russell, se il paradiso esiste, cosa ti piacerebbe sentirti dire da Dio quando arriverai alle porte del paradiso?

RC: Il paradiso esiste davvero e ... ehhh, probabilmente lui dira: "G'day."

JL: Un Dio australiano. Ecco i tuoi studenti, Russell.

(Qui inizia il Q&A)

Amy: Buona sera, Sig. Crowe.

RC: Buona sera, signorina, lei si chiama?

Amy: Mi chiamo Amy, e sono al secondo anno di regia.

RC: Ciao.

Amy: Ciao. La carriera di cui tu hai parlato stasera è la carriera di un camaleonte, sembra che non ci sia niente che tu non sia in grado di interpretare indipendentemente dall'età, dalla nazionalità o dalla carriera. C'è un ruolo che non hai ancora fatto che vorresti veramente interpretare, per il quale Hollywood normalmente non ti ingaggerebbe?

RC: Non sono uno di quel genere di attori che agognano ai ruoli, sai? Parlavo proprio di questo con James dietro le quinte, che non mi interessa fare il 174° Amleto. Quel che voglio fare è ... voglio scoprire chi sia lo Shakespeare di adesso, sai? Ecco che cosa sto in un certo senso davvero cercando, chi sia il grande scrittore di adesso. E voglio lavorare e voglio creare qualcosa. L'intera questione, l'intero lavoro, per me riguarda 'creare'. Non sto dicendo: ('qui sbuffa qualcosa' scrive la persona che ha trascritto) ma, so per certo che quel film "Master and Commander" è stato realizzato soltanto perché io ho risposto di sì, sai. Erano sul punto di buttare via Peter e cinque anni di ricerche e tutto quello che vi avevano messo dentro sol perché non potevano avere un nome tra virgolette da tabellone che soddisfacesse lo studio. E sia che si tratti di una produzione teatrale, sia che si tratti di un film, lavorare con persone che rispetti e, magari, sai, accantonare altre cose per lavorare con loro. Vedi, io raccomanderei vivamente, credo che sia, come dire, un legame che dobbiamo mantenere al suo posto.

Leah: Ciao.

RC: Ciao!

Leah: (ridacchiando, ma non perché fosse stupida o qualcosa di simile, era soltanto nervosa) Mi chiamo Leah, e sono al primo anno di recitazione, tu hai parlato un pò di quando gli attori e i registi hanno divergenze d'opinione sul personaggio e mi stavo proprio chiedendo quali siano le tue idee, fino a che punto lotti per far valere le tue opinioni in quanto attore, e quando, se ti capita, cedi le armi e dici: "Ok, farò quello che il regista vuole che faccia." 

RC: Molto bene. Quello è il mezzo espressivo del regista. Io faccio film, lavoro per quella data persona. Quindi, se non riesco a trovare un punto d'intesa con quella persona, su un particolare argomento, o su un aspetto del personaggio, allora lascio perdere. Perché sto facendo il suo film. Sì, sto interpretando il personaggio e tutto il resto, ma vedi, devi accettare il fatto che, non è il tuo film. Vedi, sei già abbastanza fortunato di essere a bordo, ma, sai, è il suo film. Di lui o di lei. Molte volte ti trovi in una situazione in cui qualcosa che hai detto, vedi, non è stata ascoltata o qualcosa di simile, e allora ti chiamano dalla sala di montaggio, dicendo "Ca**o, vorrei aver ascoltato quello che hai detto, perché è esattamente quello che manca." Quindi fai queste conversazioni, ma sono, sono piacevoli. Non ... non è una lotta, sai? Non sono lì per ... per avere degli alterchi di quella natura con il regista. Per cui, la scelta della persona con cui lavorerai è molto importante, su quel piano. A me piace lavorare con registi che siano realmente convinti del proprio punto di vista. Ehmm, perché quella forza ehhh, ti dà molto più spazio, sai? Se sono convinti di chi loro stessi siano in quanto registi e questo e quest'altro, e di come affrontano il loro mezzo espressivo, in tal caso per loro non sarà una minaccia che tu tiri fuori una tua idea come attore. Devi essere abbastanza pronto al cambiamento da correggerti, se tu, se qualcosa che tu pensavi sul personaggio più avanti si rivela sbagliata e te ne rendi conto, lasciala semplicemente perdere quella fo***ta idea! Lasciala stare! Buttala! Ah, e sprecare del tempo sul set di un film non è un tuo privilegio. Stare sul set di un film è un tuo privilegio. Ecco perché io e Ron Howard lavoriamo così bene assieme. Ma bene veramente, perché entrambi vediamo il fatto di fare dei film come un privilegio e teniamo in conto il fatto che qualcuno ha messo dei soldi per farci lavorare in una forma d'arte molto costosa, vedi, è proprio come: "Svelti! Finiamo prima che ci scoprano!" E', sai, è una sensazione fantastica farne parte.

James: Salve, Russell.

RC: Ciao, amico.

James: Sono James, sono un attore.

RC: Ciao, James.

James: Devo farti una specie di piccola confessione, in realtà. Quando avevo 17 anni, sono entrato senza autorizzazione sul set di un film, ehmm, a ... ehh ... Tilford, il mio paese, in Inghilterra, ed era "Gladiator." Emmmm, e ... ehhh, volevo solo dirti questo, come qualcuno che .....

RC: Hai rubato una delle frecce.

James: Ho rubato un cartello. ehmmm, ma come, come, come un ragazzo che, che a quel tempo, stava solo, solo cercando di decidere cosa vuol fare e così via, devo dire, che è stato come, essere sul set di un film, per me, era un posto incredibilmente terrorizzante ma eccitante. 

RC: Certo che era terrorizzante, stavi facendo qualcosa di illegale!

James: Sì, ehh, ma io stavo solo, beh, io .... beh, è vero, è vero. Puoi riavere il cartello, se vuoi. Io volevo solo chiedere, come per qualcuno che stia dal lato opposto, come ti senti adesso quando vai sul set di un film, senti ancora quella specie di eccitazione, oppure emmm, oppure è come andare in ufficio?

RC: Per niente. Non è mai così. Sai. E' sempre davvero eccitante ed io, vedi, vado sempre ad aprire tutte le porte, per vedere dove portano. Per controllare, sai? Io amo andare a lavorare adesso, sai. E so, con l'andar del tempo, quando io, quan'ero un ragazzino, ero solito risentirmi con le persone grandi che parlavano del recitare come di un lavoro, sai, perché ero probabilmente talmente immodesto e ridicolo da vederlo come una specie di vocazione. E non avrei permesso a quella loro specie di, ehm, mancanza di passione o solo apparente mancanza di passione di influenzare la mia fede in ciò che stavo facendo. Ehmm, ma poi tu in qualche modo, tu devi, vedi, devi superare te stesso. Ed un pò, ho cominciato a vedere .... il fatto è che .... per come vanno i lavori, se parli di un lavoro, è un ... è un lavoro dannatamente buono. E quindi, è ok vederlo come un lavoro, e vederlo, vederlo come il tuo, il tuo tipo di impiego, e, concentrarti su di esso in questi termini, però sai, a me non piace l'idea di andare in ufficio. Sono un fo***to zingaro, amico, e vengo da una lunga discendenza di zingari, e da qualche grande tradizione di zingari che narrano racconti. Ecco qual è il mio lavoro. Noi siamo tutti narratori, ed ecco per che cosa siamo qui, sai? Ora, alcune centinaia di anni fa era una situazione differente, ma adesso, attraverso una luce lampeggiante arriviamo a parlare a milioni di persone contemporaneamente, qualche volta, se si è abbastanza fortunati, sai, .... e ehm, è ok. E' fantastico. E' un buon lavoro. Ma io l'avrei fatto sul retro di un carro al tempo di Shakespeare. Sarei stato su quel carro che viene menzionato in "Amleto", sai? Sarei stato uno di quegli attori, tirando su, raccontando una storia, e sai .... non smetto mai di vedere questa cosa come un privilegio e di considerare l'opportunità di raccontare una storia alla gente come un privilegio. E so che questo può suonare del tutto tronfio e in qualche modo utopistico, ma c**zo, amico, IO SONO.


(Qui finisce. Gli studenti hanno fatto a Russell una standing ovation. E ci sono stati persino degli "whoop") (n.d.t. esclamazioni tipicamente americane di esultanza)




* In effetti il nome corretto è Bernard Pivot. Autore in Francia delle più importanti trasmissioni televisive sui libri, Pivot ha creato il questionario proprio per una delle sue serie, dal titolo "Bouillon de Culture." Sono in tutto dieci domande e J. Lipton le usa sempre con i suoi ospiti. 

Russell Crowe on Inside the Actor’s Studio, 4 Jan 2004
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James Lipton’s (JL) Introduction:

“As we continue our tenth year celebration, tonight’s guest holds the remarkable distinction of receiving Academy Award Best Actor nominations in three consecutive years. Beginning his career in New Zealand and Australia, he has appeared in 25 films in 13 years. From “The Crossing,” for which he received an Australian Film Institute nomination, to “Proof,” for which he won the Australian Film Institute Award, to “Romper Stomper,” for which he received the Australian Film Critic’s Award and his second Australian Film Institute Award. “The Sum of Us,” “The Quick and the Dead,” “L.A. Confidential,” “Mystery, Alaska,” “The Insider,” for which he received his first Academy Award nomination and Golden Globe, British Academy Award, and Chicago Film Critics Association nominations and WON the Best Actor awards of the Broadcast Film Critics, the London Film Critics Circle, the Los Angeles Film Critics and the National Board of Review. “Gladiator,” for which he received British Academy Award, Golden Globe and Screen Actor’s Guild nominations, and WON the Blockbuster, Broadcast Film Critics, London Film Critics Awards and the Academy Award. “A Beautiful Mind,” for which he received an AFI nomination and his third Academy Award nomination, and won the Golden Globe, Screen Actor’s Guild, Broadcast Film Critics and British Academy Awards. And “Master and Commander: The Far Side of the World.” The Hollywood Film Festival has saluted him as Actor of the Year and ShoWest has declared him Star of the Year. And, this is how Time Magazine sums it up: JL holds up Russell’s Time Magazine Cover as Capt. Jack Aubrey, “Crowe in Command.” Inside the Actor’s Studio is proud to welcome Russell Crowe.”

(the audience cheers wildly, Russell Comes out from backstage, shakes JL’s hand, and then moves to his chair. He stands for a second while the audience is cheering and clapping. Looks like he wants to just collapse in the chair, though! MHO!)

JL: By pure chance, six of the first seven guests of our tenth year have grown up in the bosom or shadow of what was once the British Empire. Where did your life begin Russell?

RC: I was born in Wellington, New Zealand, uhhhhh, which the capitol city of New Zealand. 

JL: What is your father’s name?

RC: My father’s name is John Alexander Crowe.

JL: And your mother’s name is what?

RC: My mother’s name is Jocelyn Yvonne Crowe.

JL: And her maiden name was?

RC: Wemyss, W-E-M-Y-double S. My grandfather, her father, Stan Wemyss, who ended up being a cinematographer for the New Zealand Film Unit of the Second World War, ummmmmm, grew up with his grandmother who was uh, a full-blood Maori. So there is Scottish and Maori heritage on that side of my mother’s family.

JL: When you won the Academy Award, you wore a medal. 

RC: Um-mmm

JL: Who’s medal was that?

RC: It was my grandfather’s, Stanley J. Wemyss. He was in the OBE, which is the Order of the British Empire, which he received from the Queen of England for services to uh, the Crown during the Second World War. And I wore it, because I thought it was quite…ummm….just appropriate in a way for myself, personally, I just wanted him to be there.

JL: How, how old were you when you moved the first time from New Zealand to Australia? 

RC: Four years old.

JL: What took your parents there? 

RC: Well my grandfather, Jack, the other one ah, had uhhhhh, among other things, he had the patent for stainless steel mufflers. And he convinced my father to stop working for the scaffolding company, which he also had the patent for, in Wellington, New Zealand and go to Australia and open a stainless steel muffler shop. And so my father sort of sold up everything and went and did that. Which didn’t turn out to be a, a very good move, and my parents at that stage went in to catering. Ummmm, they did for a few years (JL interjects: Catering what?)….Mainly a TV show called “Spy Force.” It was really interesting for me as a kid, cause I would get to explore the sets and start to realize that not every door went somewhere, y’know? So then it was like, uh, this whole artificial world and it was, “wow, that’s cool,” and they gave me a part in this show, “Spy Force,” which you can still see this footage of me as a six-year-old wearing a football jumper from a team called South Syndey which is red and green stripes, so it’s like you can’t miss me, you know what I mean?

JL: What did you get for Christmas in 1970?

RC: I got a mid-sized guitar, which was still, you know, much larger than me. And I went right next door to a fellow called Reg Livermore’s house. Now he always had lots of parties and friends around and stuff, and was always singing with guitars and stuff, which possibly inspired me to ask for a guitar in the first place. Someone taught me some chords and went straight back home and wrote a song.

JL: Did you ever sign up for a talent quest?

RC: Yeah, I signed up for a talent quest once. 

JL: With your guitar?

RC: With my guitar, when I was a little kid.

JL: How’d you do?

RC: Not very well. One by one, the kids get up on stage and they would do their thing and all that, and um, I probably got about five or six kids away from getting on stage and I just walked out the back door and went home instead.

JL: Were you a shy kid?

RC: Well, it’s a strange combination I would say, but I think this is kind of a natural thing with, in most performers I find that there is a, you know, there’s a, an openness on one level and a frankness or whatever, but there’s also, you know, very sort of private side of things as well. And, you know, what I just said about that uhhhh, about that talent quest and that illustrates, you know, I was very shy and intensely sort of aware of, of uh, the difference between terra firma and the stage. However, that same year, I started doing plays every Friday.

JL: Where?

RC: At ???? (I couldn’t understand the name of the school, could be Barclays?) Public School with a teacher called Mrs. Elizabeth Morgan. And I would do these war plays, (a small chuckle here) where basically everyone would just run around the stage and die, (audience chuckles here, too) but there would be some, there’d be some kind of point to it, each week there’d be a new episode or whatever and I’d spend most of Wednesday and Thursday making uniforms out of paper, which I would then pin to the costumes of the cast members.

JL: What High School did you attend? (he pauses, then says, “Sydney Boy’s?”)

RC: I went to three different high schools. 

JL: Sydney Boy’s, I’m thinking.

RC: I went to Sydney Boy’s High, Auckland Boy’s Grammar and Mt. Roskill Grammar.

JL: I think it was Sydney Boy’s High School had a motto in Latin….

RC: Ah, “Verita Te, ???????” 

JL: Which means?

RC: Truth and Honor.

JL: Yeah. Unless I’m mistaken, I heard something very like it just before a battle scene……

RC: Yes.

JL: in Gladiator.

RC: Uh-huh. I went to Ridley, cause I was (snort!) I was looking for something, you know, instead of just saying, “good bye.” (giggle here!) Something that felt gladiatorial…..military…..you know, something that sort of, and felt part of the time. And so I uh, I uhhhh, remembered that, that ummmm, school motto and I converted it, and I said it to him in Latin. And um….he sort of raised and eyebrow, and he took his cigar out of his mouth and said, “what does that mean, then?” I said, uh, I said, “Strength and Honor,” and he goes, “Say THAT.” (Russell made motions like Ridley’s while describing this scene. He mimicked the cigar, raising the eyebrow, inhaling the cigar smoke, blowing it out, Ridley pointing at him and telling him to, “say that.”)

JL: In “The Sum of Us,” you played a part that was again, widely divergent from anything you’d done before. What was the role?

RC: I played a, ahhh, a gay, football-playing plumber. And I had to kiss an actor called John Polson, whenever people ask me, “so, you know, Russell, what’s been your favorite screen kiss to date?” (JL interjects: “A question you will not hear tonight!” Ed. Note: As IF we needed reminding that this is a “serious” show, as opposed to other entertainment shows based on pure GOSSIP!) I always say that, just cause it freaks people out, you know. (audience laughs, and Russell has a wiley little look on his face, like he gets when he’s telling a joke.) And ummmm, you know, I mean, this….he came, he came up to me, right? And he says, “Russell, uh…..look, uh….we got the kissing scene coming up, mate…..and uhhhhh,” (long exhale, here, he’s mimicking John Polson), “I, I’ve, I’ve, I’ve, I’ve never done, never kiss…..I’ve never kissed a bloke, mate. I was wondering if we should, do you reckon we should get together and rehearse?” And I said, “Johnny, Johnny….mate, sit down, have a seat. Now, I’m about to go and work with Sharon Stone after we finish this movie, John..” He goes, “Yeh, yeah.” And I said, “I got a kissing scene with Sharon.” “Yeh, Yeah.” “How do you reckon she’s going to react if I ask her for some rehearsal time?” (JL and the entire audience cracks up at this!) And he said, “But I’m only saying it because I’ve never kissed a bloke!” And I said, “well, mate, I’ve never kissed a bloke either! But I’ll tell you what alright? You lean in far enough, I’ll lean in far enough……I’m sure we’ll remember what to do at the time!”

JL: When Kevin Spacey was in that chair, when Kim Basinger was here, we talked about a ground-breaking film, called L.A. Confidential. *something* *something*, a great tradition here, Johnny Depp, Sean Penn, the smokers! (Russell’s lighting a cigarette here, obviously. How did the role of Bud White come to you?

RC: “L.A. Confidential” came about because Curtis Hanson had seen “Romper Stomper.” Curtis just rang me up and, and he, and through my agent he basically said, “Look, I’ve got this role that ummm, I’ve always thought of Russell playing and I know, you know, what he can do in “Romper Stomper,” I want to see if he can do the other side of, of his character.”

JL: How did you see Bud?

RC: You know, I always thought he was just trying to do his best job. You know, he obviously had a history which affected the way he dealt with certain things. (JL interjection: “Which we learned in the movie.”) The book describes Bud White as the biggest man in the Los Angeles Police Department. I’ve been in and out of LA a couple times, well I rang up Curtis and I said, “mate, I don’t know what ya *think* ya’re gonna to meet or whatever, but I’m actually not that tall, sir! I’m about 5, 11 and half and a bit!” You know? And he said, “Russellllll.” Uhhh, you know, that wasn’t his vibe, he didn’t need it to be that, you know, physically literal or whatever. He wanted to, you know, to bring the, the size of the man out in other ways.

JL: I’m going to ask you a couple of technical questions about how you built the role.

RC: No, I don’t subscribe to any particular way of doing things. You know, I never went to school like you guys are. To learn the job. I just started doing it when I was a young kid. And you know, a little bit, when I was maybe uhhh, 21, 22 I did some classical text classes. I’d always seen the people who had a piece of paper saying that they were an actor as people who were, you know, definitely above me, you know. They had a degree that said they’d studied the craft, you know. And, while I was trying to save money, to go to The National Institute of Dramatic Art in Australia, I ended up gathering all this experience. Which meant that by the time I had enough money in the bank to go to school, I really didn’t need to go to school anymore. Cause I was already a working actor, you know? Ummmm, so I’ve just picked up bits and pieces from everywhere.

JL: How much work do you do before you come on the set? (RC interjects: “Yes, of course.”) Do you work at home with the script? Do you prepare on your own?

RC: Yes, of course. Preparation and research is a privilege. Aaaaand, uhhhm, I love to do it. I’m very inquisitive. I also know, I absolutely know, that the more I put into the character, the more is apparent on the screen. So for example, in “L.A. Confidential,” Bud White was supposed to be the largest man in the Los Angeles police department. I hired a flat that was very, very small. Ummm, I could hardly even fit in the doorway of the bathroom, but to me, every day, especially during rehearsal, I felt like I was big, you know, I was over, oversized for my environment which is the mentality that Bud White’s supposed to have. I used to pretend to myself that I was, I only operated from the inside, you know? Then I realized, when I was doing “The Insider,” that I had nowhere to go, unless the f*cking hair was right. Address the external, if you’re a pirate, get yourself an eyepatch, you know……or a parrot or something. You know? Address the external as early as you psossibly can, get it out of your way. Have a look at y our costume, think about your costume, and don’t be afraid to readjust any of those decisions, you know? The bottom line, is as Scorsese said, “man, you don’t get anywhere until you make a decision,” so start making decisions quickly, you know, but be open and lucid enough, fluid enough to change your mind if you prove yourself wrong. Ok? And be cool about that, while you’re discovering things, look for the nuggets of gold, man, you know, don’t just make a decision and then, you find yourself wrong and you do not go back on what you’ve done, you’re just undercutting the whole process, and you’re kidding yourself. Shouldn’t be doing the gig, if you’re gonna fall in love with things like that. You know, serve the character, not yourself.

JL: I’d like to ask you about Curtis Hanson. You enjoyed working with him, didn’t you?

RC: Yes, very much so. 

JL: What do you want, ideally, from a director? You’ve got a lot of director’s out there……

RC: Just, mate, I just want honesty. Straightforward. Don’t try and play any *bleep* games, cause you might be able to fool me, cause I’m not that smart, you know…..but, uh, the thing is, if you don’t fool me and I catch you out, well, I’m never gonna listen to what you say again. I’m there, 100% to serve the film. I’m only there to do what it is you direct me to do, but I do love the opportunity to bring ideas back to the director.

JL: Russell received his first Best Actor Academy Award nomination as well as British Academy Award and Golden Globe nominations, and won the Broadcast Film Critics and National Board of Review Best Actor awards for his performance in “The Insider.” How old were you when you made the film?

RC: I was uh, 34.

JL: How old was Wigand, the character?

RC: 55 or something I think? The time the story took place?

JL: And, did you have any difficulties getting there?

RC: My first surprise in the first place, that I should be offered that role. That Michael Mann is very prepared. I said to him that I just didn’t think that I should be playing the role, that he could get a lot of actors of that age to play the role. And Michael came round from his desk, and he put his hand on my heart and he said, “I’m not talking to you because of your age, boy, I’m talking to you because what’s in here.” You know? Which to me, was you know…..every now and then, people will do that to you, man, you know, I mean, somebody’s just so kind to you and it freaks you out because it’s a hard life, it’s a hard job, you know? Every now and then, isn’t it folks, you know? And it’s really amazing when somebody, you know, gives you one of those days, you know. Cause, I mean, once he said that, it’s like, I’m going to do anything you want, I’ll be here. You know? I’ll do craft service, third AD, I’ll pack up the sets at night, Micheal, you know, but whatever happens, I’m working on your movie cause I love the way you think!

JL: Tell me, how much did you take from Wigand himself?

RC: Oh, I was very lucky with Wigand, I had a whole two and a half, three-hour deposition that he’d given in Passagoula, Mississippi. So I had him talking through the whole experience, really, that he’d gone through. Annnd, I didn’t really wanna meet Wigand, for some reason, which is very odd, I did the same thing on “A Beautiful Mind,” as well. I think it’s got something to do with not using the person you’re playing as a crutch. I read about the situation. I went through all the legal papers. Uhhh, I tried to understand it from a scientific point of view, exactly what he’d been pointing out, you know, because I knew there was something more to it than smoking is bad for you, you know? Um, so ahhh. 

JL: Clearly, you were not dissuaded. (making a joke about Russell’s smoking.)

RC: It’s one of those ironies of life, you know. Um, so… and I just let myself, you know, physically……become Wigand, as well. You know, I saw……

JL: How much weight did you gain, Russell?

RC: A LOT, and I, it’s been a, it’s sort of, it’s one of those strange things, but I must have been clearing 235, 240 or something like that at the time. And I’m only, like I said, 5 foot, 11 and a half and a bit, so uh, or you know, so that looks gigantic on me, but one thing is my metabolism has never been the same since I did that film. Now I always have this incredible uphill battle, you know, me thinking I’m, you know, Mr. Method Chappy or whatever. You know? (little giggle, here, too!) It was not a very smart decision in that respect. (he says something else here, too…..it seemed like it was something about getting a pillow to put around the middle, something like that.)

JL: Russell won the Academy Award as Best Actor for his for his portrayal of Maximus Decimus Meridius in Gladiator. One account I read has a very strange pitch that was made to you by Walter Parks, on the phone. He gave you sort of the three points that persuaded you that you might consider playing in an epic of this kind.

RC: They said, “It’s a 100-million-dollar film, being directed by Ridley Scott, and you play a Roman General.” I’ve always been a big fan of Ridley’s. And I read the script, and it was, it was actually, it was substantially underdone. Even the character didn’t, you know wasn’t, existent on the pages. And that set about like a long process, that’s probably the first time I’ve been in a situation where…..the script wasn’t a complete done deal, you know? When we actually started shooting, there were about 32 pages and, ummmm, went through them in the first couple of weeks.

JL: Isn’t that scary?

RC: Yeh, it was, I mean…possibly, a lot of the stuff that I have to deal with now, in terms of my quote, unquote volatility, you know? Has to do with that experience. Here was a situation where we got to Morocco with a crew of 200 and a cast of a 100 or whatever, and I didn’t have anything to learn. I actually didn’t know what the scenes were gonna be. We had, you know, I think, one American writer working on it, one English writer working on it, and of course, a group of producers who’ve also added their ideas and Ridley himself, and then, on the occasion where Ridley would say, “This is the structure for it, what are you gonna say in that?” So then I’d be doing my own stuff, as well. And this is how things like, “Strength and Honor,” came up. This is how things like, “At my signal, unleash Hell,” came up, you know? Ummm, the NAME Maximus Decimus Meridius, ummmm, just flowed well. You know? And…

JL: Where did it come from?

RC: From my, my…..imagination! I had ten…..

JL: Was that from you?

RC: I had ten other, you know, writers and names, which I just didn’t think had that kind of (snaps fingers a couple of times, giggle) groove to it, you know? And, I mean Maximus is, itself, when the character was first called Narcissus, right? Character’s called Narcissus and he’s going on a journey of vengeance for his wife’s death, it’s like….do you know what you’re talking about? The fellow who wrote that. You cannot call the character Narcissus. So when they came back and said we want to call him Maximus, I said, “Look, I’m just going to get endless jokes about Mad Maximus,” which did end up happening in a lot of reviews.

JL: Let me ask you a question about the gladiatorial contests. They look dangerous….

RC: Uh, hmmm

JL: And they look difficult. Were there any injuries?

RC: Many. 

JL: To you?

RC: Yep, yep. Lot of blood, lot of blood, lot of grazes, you know, I mean, I’ve still got, you know, a lot of little scar here (on his and, I couldn’t tell if he meant his left hand or his right one) and one under here on this elbow (right), a discoloration of the skin that ???? directly to Gladiator. Eh, but there’s a lot of internal stuff, as well, that comes up. The older I get, you know, I’ve had Achilles tendons go out, knees go out, both shoulders, this shoulder’s actually had an operation on it (left one that he had the rotator cuff surgery on), ummmm, you know, I’ve got a lower back thing that just won’t go away, and that’s from a couple, sort of, fall impacts from fight sequences or whatever, but I really like the top here (I think that’s what he said) that pops out every once in a while (the other shoulder) which is not very comfortable. Ummmmm, (JL interjects: Jesus Christ!) I’ve got two, two really bad hips. You know, I’ve got a some kind of burn that’s wonky in my foot, too, cause every now and then, if I, if, if I do the wrong thing it’ll give me grief for a couple of weeks. You know, I’m sure there’s better ways of getting the job done, but they haven’t become apparent to me, so. 

JL: What this seems to mean, is that you do a lot of your own work. The stunts.

RC: I physically commit, cause it gives the director that opportunity to get the shot.

JL: How many times have we heard the word “commitment” tonight? You will find that this is the theme of this particular interview.

(They showed a clip from Glad, the one where Commodus stabs him in the side.)

JL: I liked you enormously at the Oscar ceremony. You talked to people like these students. Do you remember? May I quote you?

RC: Yep.

JL: You said, “When you grow up in a suburb of Sydney or Auckland a dream like this seems kind of vaguely ludicrous and completely unobtainable. But this is directly connected with those childhood imaginings. And for anybody who’s on the downside of advantage, and relying purely on courage, it’s possible.” I can’t think of a better message for people like these out here. I also recall a toast you offered at the press conference, you remember what that was?

RC: God bless America, God save the Queen, God defend New Zealand, and thank Christ for Australia. 

JL: One of the things that’s noticeable about tonight is the wisdom of Russell’s choices. One of your wisest, and I would think, riskiest choices, was the role of John Nash in “A Beautiful Mind.” How did you prepare that part?

RC: It’s a lot of reading. Ummmm, a lot of, I mean, I had about 16 black and white photographs or something of Nash. And it kind of occurred to me later on, you know, in the process of discovery, that these were episodic photographs of he’s actually in the photograph, but he’s not in the room, man. You know? He’s off on some other planet, you know? Cause there was just a slackening of his face, muscles in his eyes, were, uhhhh, had a certain direction. They weren’t looking directly at anything, they were like, eh you know, they’re still somewhere around here, but he was actually, he’d left for a while. There was things to learn about his life, things to learn about his time period, things I had to learn about mathematics, you know? Ummmm, you know, for, for example, I mean, I had to come up with my own system of remembering what the hell it was I was writing on the blackboard. Because I, I couldn’t think in terms of being mathematics, cause I’d never done that kind of advanced or applied mathematics at all, you know. Ummmm, when I met Nash, I asked him, he snuck up on the set, he wasn’t supposed to be there, he hadn’t told anyone he was coming, so I went over to him, and I said, “Hello, John,” and he looked, he was staring at me, he was so intense about it. He said, “I just saw you on the television the other night,” and I said, “Yeah,” and he said, “How come, on the television the other night, you don’t look anything like you look now?” And I said, “Well, I’m trying to be you now, mate.” You know?

JL: One of the most astonishing things about this film is that because of the way it was written and directed, that is to say the fantasies played absolutely realistically, what it did, was it took us inside a schizophrenic.

(they play a clip here from “A Beautiful Mind,” the one with Charles and John in the dorm room, when Charles pushes the desk out the window.)

JL: Over the more than 9 years of this series another of the subjects that has become imbedded in it, is music. What is Thirty Odd Foot of Grunts?

RC: While I’ve been doing all of this other stuff that we’ve talked about, you know, I, I still, uhhh, sing with the band, and we’ve released records and we tour around every now and then and stuff. Now, to me, it’s an outlet, to me, it’s you know, a version of, of theater. (clip of “So Afraid” from “Texas.”) 

JL: You have said that you always approach acting with a rock –n- roll mentality. Is that true?

RC: Yeah, it is. It’s always been about entertaining of the audience. It’s always been about knowing that you’re just part of you know, of narratives stories *something* process. You know, serve the narrative, and you’re doing your job. There’s a thing that they say, you know, you have to love the character you’re playing. (Russell paused here, like he was gathering his thoughts a little) You fall in love with somebody, you forgive all their faults, right? You fall in love with your character; you miss out on the opportunity of showing off those faults. The objective about the character you’re playing, because it’s those faults that make that person an individual, make him a human being. He or she, sorry, a human being. You know? And I decided to say I’ve fallen in love with the job. I love acting.

JL: Where is your farm?

RC: It’s about 6 hours north of Sydney by car, or 6 and a half hours, so probably about 8 hours if you drive the regular, the speed. 

JL: And who lives there, normally?

RC: My mum and dad, my brother, Terry and his wife, Melissa. Ummm, my dogs, Chasen and Lucy, 500 cows, my horse, Honey.

JL: Paradise?

RC: You know, it’s just ho-, it’s home. Wasn’t till I was 14 that I lived in a house, you know, so home is very important to me. My mum and dad had a business they’re were operating and they, and they went bankrupt. And ummm, so uhhh, you know, I said to them, you know, uhhhh, why don’t they come over to Australia, and see this is a funny thing, cause I borrowed money, you know, and I’d made a little, a lot of quite famous movies by then. You know? Quite a bit, but I didn’t have any cash, man! You know? It wasn’t until 1998, that I signed on to do “Mystery, Alaska,” that I went from the deepest red, into the black. I’d stayed out of work for 14 months, because I wanted to do something important after “L.A. Confidential” that I got a 710% pay rise, between those two gigs, you know. And that’s really important, that you, you have, that you’re patient enough to back your own talent at a certain point when it becomes real. 

JL: A couple of nights ago, I was privileged to attend the World Premier of the astonishing movie called “Master and Commander: The Far Side of the World.” Is it true that you did not instantly accept the role?

RC: No, I, I didn’t. 

JL: Why?

RC: I’ve never been much of a sailor, to be quite frank with, with you. So I began to think about it from the point of view as I really, desperately wanted to work with Peter Weir, always responded to everything he’d done. I’m such a fan of his. And ummm, you know, I’ve done this thing many times in my career, where I’ve used the job I’m gonna do to face down something that I’m fearful about, you know? I just set about spending as much time as I could on boats, and walking on and off boats and everything, until one, one point in that preparation, it just happened that I was no longer motion sick.

JL: The books by O’Brien and the movie are an immaculate primer on the art of naval warfare in the time of Lord Nelson.

RC: You know, Peter doing a supposed action film is kind of like a lie. It’s a marketing lie, cause it’s not an action film, you know. It’s a very small drama about guys on a British naval vessel. 

JL: This is how Richard Corliss of Time magazine feels about “Master and Commander,” “It puts the passion into action and the thrill into thought.”

(Spoiler Alert, if you haven’t seen it! Clip from “Master and Commander,” the one of Capt. Jack talking to the crew about springing the trap on the Acheron.)

JL: We begin our classroom with the questionnaire invented by the great Bernard People? Peeble? *something like that!* What is your favorite word?

RC: Pusillanimous. Means “fainthearted.” It was ahhh, a word my mother would often use when she new she was talking to someone who wouldn’t know what it meant.

JL: What is your least favorite word?

RC: Three word phrase: “Hollywood Bad Boy.” (lots of laughs here!)

JL: When this goes on the air, what this gentleman gave us tonight, is going to RUIN your reputation! People will think you’re a pussycat. What turns you on?

RC: A well-constructed sentence will give me chills.

JL: What turns you off?

RC: False accusations.

JL: What sound or noise do you love?

RC: Deep, thrumming kind of noises, soooo. Possibly one of my favorite instruments is the cello.

JL: What sound or noise do you hate?

RC: Television coming from another room.

JL: A question I’ve been waiting 9 and a half years to ask you, Russell Crowe, what is your favorite curse word?

RC: A curse word by itself is, is nothing. You need to give it some juice. You need to give it a context and then you need to ahhh, apply some passion. “Fuck me, swingin’.” (this got a lot of laughs, too. I knew the F- word was going to be in there somewhere!)

JL: Excellent! What profession, other than yours, would you like to attempt?

RC: It would have to be something that’s a variation on the aspects of this job. I mean, I even saw being a waiter as a, as a ummm, as a performance opportunity, you know? Uhhh, I was a really good fucking waiter. And I was a really good cocktail barman. You know, I took that seriously, and I knew all the drinks and I could take that and rock –n- roll with it and enjoy it. But it would probably be something to do with ummm, with colors, or the use of colors and stuff. You know, some sort of uhhh, design job, you know.

JL: What profession would you absolutely NOT like to participate in?

RC: Politics.

JL: Finally, Russell, if Heaven exists, what would you like to hear God say when you arrive at the Pearly Gates?

RC: Heaven does exist and uhhh, he’ll probably say, “G’day.”

JL: An Australian God. Here are your students, Russell.

(The Q and A sessions starts here)

Amy: Good evening, Mr. Crowe.

RC: Good evening, young lady, and your name is?

Amy: My name is Amy, and I’m a second-year director.

RC: Hi.

Amy: Hello. The career you’ve talked about tonight is the career of a chameleon, it seems there’s nothing you can’t play regardless of age, or nationality, or career. Is there a role you haven’t played yet that you really want to play, that Hollywood might not normally cast you in?

RC: I’m not one of that, like performers that covets roles, you know? I was just talking about this with James backstage that, you know? I’m not interested in being the 174th Hamlet. What I wanna do is, I wanna find who Shakespeare is now, you know? Uhhh, that’s what I’m really kinda looking for, who the great writer is now. And I wanna work and I wanna create something. The whole thing, the whole job, for me is about creating. I’m not saying, *something-he kind of snorts here* you know but, I do know that that movie “Master and Commander” it only got made because I said yes, you know. They were about to trash Peter and five years of research and everything they’d put into it because they couldn’t get a quote, unquote marquee name that would satisfy the studio. And whether it’s a theatrical production or whether it’s a movie, working with the people you respect and perhaps, you know, uhhhhh, putting other things aside to work with them. You know, I would highly recommend, you know, I think it’s sort of you know, it’s a connection that we need to keep in place, you know.

Leah: Hi.

RC: Hi!

Leah: (a few giggles here, but she wasn’t silly or anything, just nervous.) My name is Leah, and I’m a first-year actor here, and you spoke a little bit about when actors and directors have a difference of opinion about the character and I was just wondering what your thoughts are on how far you champion your opinions as the actor, and when, if ever, you just give up and say, “ok, I’ll do what the director wants me to do.”

RC: Alright. It is the director’s medium. I make movies, I’m working for that particular person. So, if I can’t find common ground with that person, uhhhh, on a particular subject, you know, or aspect of the character, then I let it go. Because I’m making his movie. Yes, I’m playing the character and all that sort of stuff, but you know, you’ve gotta allow for the fact that, it isn’t your gig. You know, you’re just lucky enough to be on the bus, you know, it’s his gig. His or her gig. Many times, you have a situation where you know, something that you said, you know, wasn’t listened to or whatever, and then you get a call from the editing room, going, “Fuck, I wish I’d listened to what you said, cause that’s exactly what’s missing,” you know? So you have those kinda conversations, but they’re, they’re pleasant. It’s not, not, not a fight, you know? I’m not there to, to sort of have, arguments of that nature with a film director. So, your choice of who you’re gonna work with is very important, on that level. I like to work with directors who are really confident about their point of view. Ummmm, cause that strength uhhhh, gives you a lot more space, you know? If they’re confident on who they are as a director and what and what, you know, and how they approach the medium then they’re not threatened when you come up with an idea as an actor. You know, you gotta be fluid enough to correct yourself, if you, if something you assumed about a character early on is wrong and you find yourself out, just let the fucking thing go! Let it go! Drop it, you know? Uhhhh, and wasting time on a film set is not your privilege. Being on the film set is your privilege. So, uhhhh, that’s why me and Ron Howard get on really well. Really well, because we both see making films as a privilege and we see the fact that somebody’s put up money for us to work in a very expensive art form, you know, it’s just like, “Quick! Let’s get it done before they discover us!” It’s, you know, it’s a fantastic situation to be in. 

James: Hi, Russell.

RC: Hi, mate.

James: I’m James, I’m an actor.

RC: Hi, James.

James: I sort of come with a bit of a confession, really. When I was 17, I broke onto a film set, ahhh, in uh, Tilford, which is my local village, in England, and it was “Gladiator.” Ummmm, and ahhh, I just wanted to say that, as someone who…..

RC: Did you steal one of the arrows.

James: I stole a sign. Ummmm, but as, as, as a guy who’s, who’s at the time, just sort of, just sort of deciding what he wants to do and stuff, I have to say, that like, being on a film set, for me, was an incredible frightening but exciting place. 

RC: Well, of course it was frightening, you were doing something illegal!

James: Yeah, uhhhh, but I just, well I….well that’s true, that’s true. You can have the sign back, if you want. I just wanted to ask, like for someone who’s like at the other end of the spectrum how does it feel for you when you go onto a film set now, do you still get that kind of excitement, or ummm, or is it just like going to the office?

RC: Not at all. It’s never like that. You know. It’s always really exciting and I always, you know, I always go and open up all the doorways, see where they lead. To check, you know? I love going to work now, you know. And I know, over time, when I, when I was a younger fellow, I use to resent the older people who talked about acting as a job, you know, because I was probably so pretentious and ridiculous I saw it as some kind of a calling. And I wouldn’t you know, wouldn’t allow their sort of, uhhhh, lack of passion or seeming lack of passion to affect my belief in what it is that I was doing. Ummmm, but then you kind of, you gotta, you know, you gotta….get over yourself. You know! And a little bit, and I began to see, and the thing is you know, as jobs go, if you talk about a job, you know, it’s a, it’s a pretty fucking good job. You know? And so, it’s ok to see it as a job, and see it, see it as your, your mode of employment, and, and you know, focus on it in those terms, but you know. I don’t like the idea of going to the office. I’m a fucking gypsy, man, and I come from a long line of gypsies, and some great tradition of gypsies who tell stories. That’s what my job is. We’re all storytellers, and that’s what we’re here for, you know? Now, a few hundred years ago it was a different situation, but now, through flickering light we get to talk to millions of people at a time, sometimes, if you’re lucky enough, you know….and uhhhh, it’s ok. That’s cool. That’s a good job. But I would have done it on the back of a wagon in Shakespeare’s time. I would have been in that wagon that’s mentioned in Hamlet, you know? I would have been one of those players, pulling up, telling the story, and you know…..I never cease seeing this thing as a privilege and seeing the opportunity to tell a people a story as a privilege. And I know that sounds all high-falutin’ and idealistic in a way, but fuck it, man, I AM. 

(This is the end. The students gave Russell a standing ovation. There was even a little “whoop” at the end!)



 

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