Russell Crowe - La Stampa - traduzioni

 

Dalla Guida Ufficiale al film 'Master and Commander, The Far Side of the World'

dal Capitolo Cinque: Equipaggio ai posti di rivista: Interviste con il Cast

traduzione a cura di grace

 

The Making of Master and Commander The Far Side of the World 
The Official Guide to the Major Motion Picture Tom McGregor © 2003 Twentieth Century Fox 
Film Corporation and Universal Studios and Miramax Film Corp.

dal Capitolo Cinque: Equipaggio ai posti di rivista: Interviste con il Cast.

RUSSELL CROWE



"La sola visione del mondo da quell'altezza," dice Russell Crowe, "è già una ricompensa in sé. E' davvero assolutamente straordinaria."

E' anche assolutamente terrorizzante. "Quell'altezza" è la cima dell'albero maestro della Surprise, qualcosa come 42 metri d'altezza vertiginosa dal ponte della nave. Da quella distanza, la Surprise ti sembra una tartina, non una nave. E, visto dal ponte, chiunque da lì sopra ti appare più come una bandierina che una persona. Può essere pericoloso specialmente se non sei agganciato ad un cavo di sicurezza. "Sì," dice Crowe con una risatina, "Tom Rothman (Vicepresidente della Fox) non ne era particolarmente contento. Mi ha telefonato per chiedermi cosa diavolo stessi facendo..."

Crowe ha un'ottima spiegazione riguardo al perché non stesse indossando un cavo di sicurezza. Ma le sue idee circa l'arrampicarsi su per il sartiame sono assolutamente affascinanti:" Non mi piacevano le altezze. E non mi piaceva neanche l'idea di arrampicarmi sulle sartie. Però Jack lo fa, e quindi: arrampicati sulle sartie anche tu..."

Patrick O'Brian definiva Jack Aubrey "il più risoluto dei capitani combattenti," lo stesso potrebbe essere detto di Russell Crowe. La determinazione, la fisicità, l'innata propensione per il comando e il sano humour sono proprio uguali. E hanno altresì in comune qualcosa che funziona su un piano viscerale. Jack non è "semplicemente" il capitano della nave come Russell non è "semplicemente" la stella di Hollywood. Per dirla come Chris Larkin: "Io non credo che chiamarlo un tipico personaggio di primo piano renda giustizia a Russell, perché ti porta solo a considerare il bell'aspetto e altre cose Hollywoodiane del genere. Non si tratta di questo. Si tratta di qualcosa di più profondo: qualcosa che induce gli altri a seguirti. Nelson era un piccoletto scheletrico, alto circa un metro e sessanta con un solo braccio e un solo occhio, e la gente lo seguiva fino ai confini del mondo. Ecco di che cosa si tratta.

"Lui possiede un'autorevolezza innata," sostiene Peter Weir. "E' nato per essere capitano di attori e capitano di una nave. Una stella del cinema è una creatura molto rara - se poi è anche un bravo attore è ancora più rara. Diventa il massimo che tu possa desiderare."

Di Jack, Russell Crowe dice che "era suo compito agire da patriarca. Se si vuole che sia l'uomo che si ritiene lui debba essere, allora in tal caso a lui spetta occuparsi del benessere di qualsiasi persona vi sia a bordo. Più impegno Jack metterà nell'insegnare a questi ragazzi, più agevole sarà la sua stessa vita. C'è un lato molto pratico - ma c'è pure un lato molto umano. Vuole che chiunque si trovi sotto il suo comando non venga meno a se stesso o a quello che serve alla comunità della nave."

Crowe ha assunto lo stesso atteggiamento prima che iniziassero le riprese. Già durante il campo di addestramento lui era, sostanzialmente Jack Aubrey. "in un certo qual modo tu devi esserlo... in questo genere di film vuoi far sì che venga stabilito un certo ritmo e una certa gerarchia perché è questo quello su cui è basato." Eppure, Crowe attribuisce la maggior parte del merito di questo a Peter Weir. "Se non ci fosse qualcuno come Peter che ti consente di essere inventivo nel tuo ruolo allo stesso modo in cui lo sarebbe l'ipotetico leader non avresti l'opportunità di fare queste cose."

C'è mancato poco che Crowe non cogliesse affatto l'opportunità. "Non mi sentivo" dice francamente "stimolato dal primo script che Peter mi ha presentato - però ci tenevo a lavorare con lui." Del lungo sviluppo dello script e della struttura organica di quello preparato per le riprese si è molto discusso in questo libro, ma Crowe è molto fermo per quanto riguarda il suo assoluto adeguamento alle fonti, "diventare un esperto del tuo ruolo a partire dal modo i cui O'Brian faceva parlare i suoi personaggi. Questo è vitale." 

E' anche vitale che Jack parli con Stephen Maturin in un modo diverso da come parla con chiunque altro. "Stephen," dice Russell Crowe, "è sotto molti aspetti il salvatore di Jack. Lui costituisce la valvola di sfogo della componente artistica che esiste nella parte interiore di questa figura autoritaria altrimenti tutta d'un pezzo: lui ha bisogno che Stephen sia lì. Sì, è un chirurgo di grande talento e offrirà a Jack ed ai suoi uomini maggiori probabilità di sopravvivenza però è anche al di fuori dell’ambiente dell'uomo di mare; può offrire a Jack opinioni semplici ed obiettive. I due hanno una visione del mondo molto, molto differente; vengono anche a parole, ma allo stesso tempo sono entrambi uomini abbastanza sensati da comprendere le reali dimensioni del pianeta su cui viaggiano e quanto abbiano bisogno l'uno dell'altro. A Stephen," conclude, "lui concede delle libertà nell'esprimersi che non può affatto consentire ai suoi ufficiali."

A lui le concede. E con i suoi ufficiali, Jack deve assumere un modus operandi - quasi un mantra - che Russell Crowe ha assunto nell'interpretare il personaggio. "Jack," dice, doveva essere sempre deciso - ma non necessariamente corretto. Devi abituare i tuoi uomini a rispondere a questo tuo essere deciso senza discutere. Questo è chiaramente visibile nella regata oceanica. E' così che funzionano le cose su una nave."

Funzionano anche in un altro modo: dando l'esempio. Questo è in parte il motivo per cui Russell stava in cima all'albero maestro senza cavo di sicurezza. "Se non mi assumessi delle responsabilità fisiche che sarebbero naturali in Jack, la reazione degli attori - specialmente i veri e propri marinai presenti su questa nave - non sarebbe istintiva. Facendo invece le cose in questa maniera, speri che aumentino le possibilità di acquistare la loro fiducia."

L'altra ragione per cui non c'era un cavo di sicurezza era per offrire a Peter Weir il cento per cento di quello che lui voleva per girare: un cavo di sicurezza ti limita nel fare una ripresa. "Ecco che cosa ho risposto a Tom Rothman," dice Crowe con un grande sorriso. "Gli ho detto che gli stavo dando l'opportunità di una ripresa migliore. Lui ha chiesto cosa sarebbe successo se fossi caduto." Allora gli ho detto, 'Amico mio, se lo fai in questo modo basta cambiare le tue priorità. Fissi la regola N. 1: Aggrapparsi forte! E' così semplice...'"
The Making of Master and Commander The Far Side of the World 
The Official Guide to the Major Motion Picture Tom McGregor © 2003 Twentieth Century Fox 
Film Corporation and Universal Studios and Miramax Film Corp.

from Chapter Five: Mustering the Crew: Interviews with the Cast. 

RUSSELL CROWE


"The view of the world from up there," says Russell Crowe, "is it's own reward. It's really quite special."

It's also quite scary. "Up there" is at the top of the main mast of the Surprise, some 138 vertiginous feet above the deck. From that distance, the Surprise looks like a canape, not a ship. And, from the deck, anyone aloft looks more like a decoration than a person. It can be dangerous: especially if you're not attached to a safety wire. "Yes," chuckles Crowe, "Tom Rothman [Co-Chairman of Fox] wasn't very pleased about that. He phoned me up to ask me what the hell I was doing..."

Crowe has a very good explanation for why the hell he wasn't wearing a safety line. But his own feelings about climbing the rigging are just as intriguing: "I didn't like heights. I didn't like the idea of climbing the rigging. But Jack does, so up the rigging you go..."

Patrick O'Brian referred to Jack Aubrey as "the most resolute of fighting captains," and the same could be said for Russell Crowe. The determinations, the physicality, the innate air of authority and the bluff humour are the same. And they share something that works on a visceral level as well. Jack isn't "just" as ship's captain and Russell Crowe isn't "just" a Hollywood star. As Chris Larkin puts it: "I don't think calling him a "classic leading man" does Russell justice, because it just infers good looks and Hollywood things like that. It's not about that. It's about something deeper: it's about what makes someone follow you. Nelson was a skinny little guy, about five foot four with one arm and one eye, and people followed him to the ends of the earth. That's what it's about."

"He has a natural authority," says Peter Weir. "He was born to be a captain: a captain of actors and a captain of a ship. A movie star is a very rare creature-even rarer if they're also a good actor. It's as much as you can ask for."

Of Jack, Russell Crowe says that "he had to be a patriarch. If you want him to be the man you think he is, then he has to be concerned with the welfare of every person on board. The more effort Jack puts into the teaching of these young men then the easier his life is. There's a very practical side-but there's also a very human side. He doesn't want anyone under his charge to fail themselves or what is required by the community of the ship."

Crowe adopted that attitude before filming began. During boot camp he was, basically, Jack Aubrey. "In a way you have to be...in this type of movie you want a certain rhythm and hierarchy established because that's what it's all about." Yet Crowe gives the greatest credit for that to Peter Weir. "If you don't have someone like Peter who allows you to be imaginative in your role as the supposed leader then you don't get the opportunity to do these things."

Crowe nearly didn't seize the opportunity at all. I wasn't," he says frankly, "turned on by the first script Peter presented me with-but I did want to work with him." The long development of the script and the organic nature of the shooting script is something that has been much discussed in this book, but Crowe is adamant about his absolute commitment to the source material, "to becoming an expert on your character from the way O'Brian had his characters talk. It's vital."

It's vital too, that Jack talks differently to Stephen Maturin than he does to anyone else. "Stephen," says Russell Crowe, "is Jack's saviour in many ways. He's the outlet for the art that works inside this otherwise monolithic figure of authority: he needs Stephen to be there. Yes, he's a very talented surgeon and he's going to give Jack and his men a better chance of survival, but he's also outside the sailor's world; he can give Jack simple and objective opinions. They have a very, very different view of the world; they also come to cross words, but at the same time they're both reasonable enough men to realise the size of the planet they travel on and how much they need each other. There are," he finishes, "freedoms of expression he allows Stephen that he just cannot allow with his officers."

Indeed there are. And with his fellow officers, Jack has to employ a modus operandi-almost a mantra-that Russell Crowe adhered to in his interpretation of the character. "Jack," he says, "had to be always definite-but not necessarily correct. You have to train your men," he continues, "to respond to your being definite and not to question the moment. It's apparent in the ocean-racing now. That's the way a boat works."

It works in another way as well: by setting an example. That's partly what Russell Crowe was doing at the top of the mast without a safety line. "If I don't take on physical responsibilities that would be second nature to Jack then the response of the actors-especially the real sailors on this ship-would be less than automatic. Doing things like that, you hope that, incrementally, you can win their trust."

The other reason for the lack of a safety line was to give Peter Weir one hundred per cent of what he wanted to shoot: a safety line limits a shot. "That's what I told Tom Rothman," say Crowe with a grin. "I said I was giving him the opportunity for a better shot. He said what if I fell off?" So I told him, 'Mate, you change your priorities when you do it this way. You stick to rule number one: Hold on! It's that simple...'"

 

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