Russell Crowe - La Stampa - traduzioni

 

Local Hero - Filmink Magazine, dicembre 2003

traduzione a cura di grace

 

EROE LOCALE


Dopo quasi due anni di attesa da "A Beautiful Mind" Crowe ritorna in maniera trionfale sul grande schermo in "Master and Commander: The Far Side of the World" di Peter Weir. Dov Kornits di Filmlink è stato abbastanza fortunato da poter fare una chiacchierata con il principale interprete sul suo ultimo film, sulla sua dedizione al proprio mestiere e sull'importanza di una cultura cinematografica australiana.

Russell Crowe è in piedi con le spalle rivolte verso di me quando entro in un'elegante stanza d'hotel a Sydney, che funge da residenza dell'attore premio Oscar per questa giornata di interviste. E' un modo per far sentire un giornalista quasi come se potesse accedere alla vera e propria casa di Crowe. L'hotel ha anche degli appartamenti privati, uno dei quali è stato comprato di recente da lui, cosa salutata con molto baccano da parte della stampa di Sydney ossessionata dalle sue proprietà. La stampa sembra seguire come un segugio ogni peto silenzioso di questo attore premio Oscar, quindi è con una leggera trepidazione che entro nella stanza, in attesa di incrociare il celebre sguardo di Crowe.

E' un'entrata da divo del cinema, nonostante sia io, in realtà, quello che sta entrando mentre invece Russell Crowe porta la barba non rasata da un paio di giorni, una tuta sportiva azzurra e scarpe da jogging e si sta preparando da solo una tazza di té.

Russell è stato in palestra, sicuramente per prepararsi al suo prossimo ruolo, quello del campione dei pesi massimi del periodo della Depressione ed eroe popolare Jim Braddock in "Cindarella Man" di Ron Howard.

Sono passati alcuni mesi da quando ha completato la lavorazione di "Master and Commander: The Far Side of the World", sua prima collaborazione con il regista australiano Peter Weir, il quale, come Crowe, preferisce con orgoglio chiamare patria l'Australia. Ed è passata meno di una settimana da quando ha concluso un tour con la sua band, i 30 Odd Foot of Grunts (TOFOG), che comprendeva posti come il Rooty Hill, il Revesby Workers Club, il Sydney Campbelltown Catholic Club, ed infine il Metro a Sydney.

Russell Crowe non è affatto un divo del cinema qualsiasi.

Chiedendo cortesemente alla sua pubblicista di portargli un altro pacchetto di cicche, Russell se ne accende una, butta la cenere in un piattino in mancanza di un posacenere, ed iniziamo.

Gli chiedo se ha visto "Kill Bill", che io avevo visto il giorno prima del più tradizionale "Master and Commander", e se prenderebbe mai in considerazione l'dea di interpretare un film del genere.

"Non sono in grado di dirlo perché non l'ho visto" risponde, guardando in lontananza prima di riportare lo sguardo su di me. "Ma lascia che ti racconti una storia. Una volta Quentin venne a trovarmi in Texas, dove la band stava registrando, eravamo nel mezzo di una discussione sull'arrangiamento di una canzone e Quentin entrò e incominciò a parlare. Abbiamo riso molto con le sue storie - erano molto divertenti; è un tipo molto piacevole, e con cui è veramente facile conversare - e sette storie più tardi, era a metà della settima, si è interrotto. E ha detto qualcosa tipo: 'permettimi di dirtelo, a questo mondo ci sono due tipi di persone in fatto di conversazione. Un primo tipo ascolterà quello che dice l'altra e forse avrà qualche esperienza nella propria vita da condividere e da esprimere all'altra nel corso della conversazione. L'altro tipo di persona aspetterà solamente che tu abbia smesso di parlare. Tu appartieni al secondo tipo.'

Aneddoti come questo aggiungono pepe alle risposte di Russell Crowe. Lui ti colpisce perché è un osservatore costante, che conserva nell'archivio della memoria attimi, gesti e conversazioni - da cui trarre insegnamenti e/oppure da poter utilizzare nel caso diventi utile per la sua recitazione. E' anche un parlatore molto controllato, qualcuno che ti vien voglia di interrompere a causa del tempo che gli ci vuole per esprimere la sua idea. Naturalmente, questo è Russell Crowe, e tu aspetti parola per parola in previsione che stia per dire qualcosa di significativo. E lui non delude le aspettative.

Continuando con l'argomento Tarantino: "Penso che abbia un'anima da meraviglioso realizzatore di film e ho chiaccherato di lavoro con lui. Ma per quanto mi riguarda, io ho questo fattore della pelle d'oca. E se non mi interessa a livello veramente sostanziale, se non mi fa passare notti insonni anche solo per prendere in considerazione la possibilità o per considerare certe cose che possono accadere nella sceneggiatura, allora non farò quel film indipendentemente dal fatto che ci si possa poi lavorare per renderlo più appetibile per un ampio pubblico. 

"Master and Commander: The Far Side of the World" è basato sui popolari romanzi di Patrick O'Brian, che seguono le avventure marinare del Capitano Jack Aubrey (Russell Crowe) - detto anche "Lucky Jack" (Jack il Fortunato) - a bordo della sua nave Surprise, a caccia di una nave francese, di gran lunga più forte e più veloce, durante le Guerre Napoleoniche nel 1805. Lucky Jack è un leader - molto rispettato su una nave che ha una sua gerarchia - a cui piace rilassarsi prendendo un drink con l'equipaggio dopo cena oppure suonare il violino con l'oceano sterminato davanti. 

"La sceneggiatura che ho letto all'inizio era più che altro un'ossatura, ma è stato il parlare con Peter Weir, successivamente alla lettura, che mi ha fatto capire che ogni singolo osso aveva della polpa sopra" spiega Russell. Ma non posso prescindere dall'idea della pelle d'oca. Una volta qualcuno mi disse: 'E' il 184 DC, sei un generale romano e sarà Ridley Scott a dirigerti.' Passai tre incontri ad ascoltare persone che mi parlavano di assoluta spazzatura, ma allo stesso tempo dicendo: 'Sai una cosa, è un'idea troppo buona per abbandonarla.'"

E lo stesso vale per Peter Weir.

"Il mio primo lavoro fu in un programma televisivo chiamato Spyforce" dice Russell, riferendosi al cimelio australiano del 1971 sullo spionaggio durante la Seconda Guerra Mondiale che aveva fra gli interpreti anche Jack Thompson e Bill Hunter."Metà del cast erano persone che avevano lavorato con Peter e parlavano del film in toni reverenziali, già allora. Andai ad una proiezione a casa di qualcuno, avrò avuto 8 o 9 anni, e anche se eravamo là per guardare qualcos'altro, l'intera conversazione fu su 'The Cars that Ate Paris'(Le macchine che distrussero Parigi) e tutti nella stanza parlavano di quel film e di quanto fosse coraggioso e del fatto che nessun altro faceva quel genere di roba. Se volevi fare del cinema serio in quel periodo in Australia dovevi veramente fare qualcosa sulla Seconda Guerra Mondiale." 

"Ho visto 'The Last Wave'(L'ultima onda, 1977) ad una settimana dalla sua uscita a George Street con mio fratello e mi ritrovo seduto là, sto guardando un film, non si tratta di televisione, e l'autobus che appare non è un bus rosso di Londra, non è uno scuolabus americano giallo, è l'autobus su cui salgo ogni mattina per andare a scuola e questa è stata una svolta decisiva. Per me è stato come se il film australiano fosse arrivato ad un nuovo punto di connessione e che Peter fosse uno di quel gruppo che ha portato l'industria del cinema a quel livello." 

La prima volta che Crowe e Peter si incontrarono fu in un bar dopo una produzione teatrale in cui Crowe aveva investito dei soldi. Si dava il caso, tra l'altro, che Ingrid Weir (la figlia di Peter, che aveva anche avuto una particina in 'The Last Wave') fosse la costumista dello spettacolo. In quell'occasione parlarono di un progetto ma non se ne fece niente, e poi Weir cominciò a lavorare a Master and Commander. 

"Le cose capitano per caso" dice Russell, il che ti colpisce come filosofia di vita per uno di 39 anni. "Non potrei dire se lui avesse necessariamente in mente me mentre sviluppava il film, ma andò giusto a capitare che io fossi una delle poche persone con cui lo studio era disposto a spendere tutti quei soldi in un film. Così va a finire che il tipo che è nel più grosso lavoro che Peter Weir abbia mai realizzato in termini economici e di difficoltà è quel ragazzino che marinava la scuola con suo fratello per andare a vedere il suo film 'The Last Wave'."

Parecchie persone ritengono erroneamente che Russell abbia goduto di una fulminea ascesa alla gloria dell'Oscar. Figlio di ristoratori per set cinematografici, Crowe tentò maldestramente la carriera musicale (compresi dei musical e un tentativo di diventare una stella del rock) prima di trovare la sua vera vocazione. Dopo un'apparizione in "Neighbours"(Vicini di casa) nel 1985, ottenne il suo primo ruolo cinematografico in "Blood Oath" (Giuramento di sangue, 1990). Nello stesso anno ottenne il suo primo ruolo da protagonista in "The Crossing", coprotagonisti Danielle Spenser - che ha sposato meno di un anno fa - e Robert Mammone, che è stato suo testimone di nozze.

Le prime critiche importanti su Crowe arrivarono con il suo ruolo da cointerprete in "Proof" (Istantanee), per il quale ottenne il premio AFI come miglior attore non protagonista. A molti attori sarebbero brillati gli occhi, ma non a Crowe, che continuò con una partecipazione nell'acclamata miniserie "Brides of Christ", un ruolo di primo piano a fianco di Charlotte Rampling in "Hammers Over the Anvil" (Fra l'incudine e il martello/Un piccolo grande eroe) ed uno minore in "Spotswood", che mise in luce la sua capacità di interpretare ruoli ripugnanti e carismatici. Questa capacità fu la chiave per la sua successiva performance nell'avanguardistico "Romper Stomper" (Skinheads), e fu questo ruolo a dimostrare che Crowe era una futura stella del cinema di prima grandezza.

Dopo un ruolo secondario in "Love in Limbo" e due principali in "The Silver Brumby" e "The Sum of Us" (di cui Crowe mantiene ancora impressioni negative dovute alle frustranti trattative con i produttori del film), Rusty volò ad Hollywood per il costoso "The Quick and the Dead" (Pronti a morire), per il quale Sharon Stone lo aveva raccomandato sulla scorta di "Romper Stomper"

La stampa australiana impazzì. Era il nostro primo attore dopo Mel Gibson a compiere il passo verso Hollywood e la posta era alta, ma sfortunatamente al botteghino "Pronti a morire" fu all'altezza del suo titolo.

"All'epoca, in Australia, io ero un divo considerato in essenza nella descrizione del ruolo principale come la celebrità del film. Quindi quando andai a girare quel film le previsioni che si fecero su di me erano enormi. O per voglia di soldi, o perché so cavalcare un cavallo, anche se poi interpreto un prete e non salgo mai su un cavallo.

"Potete dire che la gente fu trovata in un supermarket, ma in realtà quello che accade per gli attori è che se lavori, e se ti focalizzi sul lavoro, e lavori un sacco, allora i livelli si superano. Le cose migliorano e quello avrebbe potuto essere un successo e avrebbe potuto cambiare le cose. Anche "Virtuosity" avrebbe potuto essere un successo, tu ci stai provando a fare del tuo meglio nel lavorare e, per quanto la gente abbia da dire su "The Quick and the Dead", era ugualmente un grande ruolo da interpretare. Ma non è che io sia un grande fan del film nella sua interezza. L'ho rivisto di recente in America con la band, e una certa parte è assolutamente merda però si vedono gli esordi di Sam Raimi come grande regista e gli esordi del suo comprendere quanto sia importante la narrativa.

La mia unica altra occasione per intervistare Russell Crowe fu durante il battage dei media intorno a "The Quick and the Dead". Anche se tutti gli altri lo consideravano come il grande del futuro, Crowe era molto più fosco riguardo alla situazione e invitò me e alcuni altri giornalisti ad andare alle prove che avrebbe fatto più tardi quella stessa sera con la sua band. Non vi fu alcuna chiacchierata sulla celebrità quella sera poiché Russell si sciolse i capelli e fece rock per tutta la notte, circondato da vecchi (fra gli altri Kym Wilson) e nuovi amici.

Non fu che due anni dopo con "LA Confidential" che Hollywood si drizzò sulla poltrona e tese l'orecchio. L'Academy ignorò ingiustamente la performance di Crowe e quindi lui si arrampicò faticosamente tra materiale di qualità inferiore come "Breaking Up" (Lasciarsi) a fianco di Salma Hayek (Rusty interprete romantico!), Mystery Alaska (Rusty che fa la commedia!), "Rough Magic" con Bridget Fonda, ed il suo ritorno in Australia nell'orrendo film d'azione "Heaven's Burning" (Paradiso di fuoco). 

Se Crowe avesse bisogno di questi ruoli per prepararsi a quello che sarebbe venuto in seguito è discutibile. Fatto sta che a partire da "The Insider" (The Insider - Dietro la verità) del 1999 e "Gladiator", del 2000, Crowe è divenuto una celebrità del cinema bona fide, capace di far uscire un film a #1*, risultato a cui il giro d'affari cinematografico odierno dà un valore maggiore che a tutto il resto. Questa capacità reca con sè un'enorme quantità di pressione, che Russell ha scelto di evitare dopo aver ultimato "A Beautiful Mind." 

"In quanto attore, la vita reale ispira i personaggi che tu interpreti. C'è il rischio di esserne distrutti e di ereditare una vita artificiale se rimani troppo vicino alla macchina da presa per un tempo eccessivo. Penso che sia molto salutare allontanarsene e dare uno sguardo in giro e riflettere su quel che stai facendo, e questo è in sostanza ciò che è stato l'ultimo anno per me."

"Negli ultimi due non ho fatto due film all'anno come ero solito, ma negli ultimi tempi sono pure film molto più grossi. Quando hai un budget di 135 milioni di dollari o giù di lì, l'impegno è enorme, quindi volevo prepararmi bene per il prossimo. Ma la ragione vera e propria è che volevo sposarmi e volevo fare lo sposino, non dire 'ora che ci siamo sposati, amore, ci vediamo dopo.'"

"Ho avuto un grande anno, però so che adesso devo tornare nel maelstrom**. Ho avuto con delle persone tante conversazioni fondamentalmente prive di senso. Se ho veramente qualcosa da dire, questo potrebbe essere riassunto nei film. Andate a vedere il film. Se non vi piace, cercherò di fare di meglio la prossima volta. E' tanto semplice! Chi sia il Russell Crowe preconfezionato non ha nulla a che vedere con me. Quello ha a che fare con le vendite dei giornali o con il riempire una pagina."

A questo punto io divento del tutto consapevole del fatto che è esattamente quello che sto facendo io, ma con mio sollievo il premuroso Crowe pone fine alla mia sofferenza.

"Io non condanno affatto il sistema delle interviste, ma nel giornalismo queste non sono un'esclusiva delle riviste di cinema indipendenti. Ci sono tanti altri generi di tribuna, altre cose vengono deviate, rivoltate e così via. Avere una conversazione con una persona che ama il film in quanto film - grande, semplice. Tutti quegli altri aspetti sono una cosa differente.

Cosa dire riguardo a "Master and Commander", ed in particolare sul ricongiungimento di Crowe con il suo co-protagonista di "A Beautiful Mind" Paul Bettany, che interpreta il medico di bordo, un uomo di grande intelletto che condivide l'amore per la musica del capitano Jack Aubrey?

"Peter Weir ed io avevamo preso in considerazione alcune persone per quel ruolo, e l'idea di Paul era stata fra le prime solo che non ti permetti nemmeno di proporlo a Peter sol perché hai appena fatto un film di successo e lui ha recitato al tuo fianco, la maggior parte dei registi scapperebbero lontano un miglio da un tale tipo di accoppiata. Ricordo la gag che ho usato quando Peter ha riproposto lui in modo più serio. Ho detto: "Effettivamente 'non puoi' conteggiare 'A Beautiful Mind' perché lui non era reale.' E Peter: 'giusto, possiamo seguire questa strada, ma consideriamolo in quanto attore.' Io ho aggiunto: 'beh, più che un attore è un musicista' ed è stato questo che ha catturato veramente Peter. Naturalmente si sta parlando di un personaggio che suona il violoncello. Il fatto è che Paul è sul serio un abile compositore di canzoni, ed ha una bella voce e suona pure la chitarra in modo davvero pregevole Questo per Peter era un ottimo punto di partenza e allora si è deciso per Paul. E Paul ha le qualità, ha i trascorsi teatrali, ha la sensibilità, ha l'intelligenza ed è una persona con cui è molto divertente stare insieme. Quindi a quel punto, una volta che il suo ingaggio era una possibilità, la decisione dipendeva da lui. Ci siamo dati un grande abbraccio nei corridoi del Dorchester Hotel dopo la conferma che lui era nel film.

Quando l'intervista sta per finire, ringrazio Russell per avermi dato il suo tempo e gli domando se sta ancora considerando l'idea di passare alla regia con " The Long Green Shore" che vedrebbe anche il suo ritorno in Australia. Lui mi conferma che ci sta decisamente lavorando, ma che è qualcosa che deve fare durante il tempo che gli rimane fra uno e l'altro dei grossi lavori cinematografici retribuiti che deve affrontare. 

"Quello che adoro è sentire di australiani che tornano per impiegare tempo e denaro nell'industria australiana. Come Mel Gibson con il NIDA*** e Nicole Kidman con il teatro australiano. Penso che sia qualcosa che abbiamo qui e che è molto speciale per questo paese. In un certo senso si ottiene una specie di riciclaggio di energia, se così si può esprimere il concetto. Suppongo che si possa spiegare dicendo che la gente condivide l'esperienza e getta le basi per la generazione successiva, il che è grande.

"Naturalmente, lo vedo che le onde vanno e vengono" dice riferendosi allo stato attuale dell'industria cinematografica australiana. "L'interesse della gente si risveglia e poi si appisola nuovamente. La morale è: se hai un grande film allora riempirai i cinema in Australia. Il pubblico c'è. Se in 100.000 arrivano al Tropfest, vuol dire che hai un sacco di gente interessata a vedere storie australiane nei film. Ma a volte la storia più ovvia, possiamo prendere come esempio 'Ned Kelly', non è quella che catturerà il pubblico.Forse sono cose come 'Priscilla' (Priscilla, Regina del deserto, ndt) che ti parleranno della cultura australiana e degli australiani molto di più che non una versione di 'Ned Kelly.' Io vorrei vedere il film in cui Ned Kelly sia un brigante irlandese che uccide poliziotti. Chi se ne fotte del sentimento.

* Non l'ho mai visto prima e non sono un'esperta ma intuisco che #1 possa riferirsi a film di primo livello nell'industria del cinema. 
** Notare come R. non si sia semplicemente limitato a usare un termine semplice come, ad es. 'vortice'. C'è da chiedersi se abbia usato il termine con l'intenzione di far capire come nell'ambiente di Hollywood lui si senta come risucchiato in un abisso senza fondo e senza scampo.
*** NIDA è il National Institute of Drama ed ha sede a Sydney. 
LOCAL HERO

Filmlink Magazine - December 2003


After an almost 2 year wait since A Beautiful Mind, Russell Crowe returns triumphantly to the big screen in Peter Weir's Master and Commander: The far Side of the World. For this exclusive interview, Filmlink's Dov Kornits was lucky enough to chat with the leading man about his latest film, his dedication to his craft and the importance of an Australian film culture

Russell Crowe stands with his back to me as I enter a swish Sydney hotel room, which is home for the Oscar winning actor on this day of interviews. It's as close as a journalist is ever going to get to Crowe's actual home. The hotel also houses private apartments, one of which Crowe recently bought, a fact which was greeted with much brouhaha from the real estate-obsessed Sydney press. The press seem to hound every silent fart of this Oscar winning actor, so its with slight trepidation that I enter the room, waiting to be met by Crowe's famous gaze.

It's a movie star entrance, even though I'm doing the entering and Russell Crowe is wearing 2-day growth, a blue tracksuit and joggers, and is fixing himself a cup of tea.

Russell Crowe's been in the gym, no doubt working out for his next role as Depression era heavyweight boxing champ and folk hero Jim Braddock in Ron Howard's Cinderella Man.

It's a few months since Crowe completed work on Master and Commander: The Far Side of the World, his first collaboration with Australian director Peter Weir, who like Crowe, proudly chooses to call Australia home. And it's less than a week since Crowe completed a tour with his band 30 odd Foot of Grunts (TOFOG), that took in venues such as the Rooty Hill RSL, the Revesby Workers Club, the Sydney Campbelltown Catholic Club, and finally The Metro in Sydney's CBD.

Russell Crowe is no ordinary movie star.

Politely asking his publicist to get him another pack of fags, Russell lights up, ashes into a saucer that substitutes for an ashtray, and we're away.

I ask him whether he's seen Kill Bill, which I'd caught the day before I saw the far more traditional Master and Commander, and whether he'd ever consider acting in a movie like that.

"I can't call it because I haven't seen it," he answers, looking away into the distance before returning his gaze. "But let me tell you a story. Quentin came to visit me once in Texas, where the band was recording, and we were in the middle of a conversation about the arrangement of a song and Quentin came in and began to talk. We'd been laughing at his stories - they were very funny ; he's a very personable bloke, and he's really easy to have a good conversation with - and seven stories later, he was in the middle of his seventh story and he stopped talking. And he was like, 'let me explain to you, there are two types of people in this world in terms of conversation. One type of person will listen to what the other person is saying and perhaps have some kind of experience in their own life that they share and express it with the other person in the conversation. The other type of person in the conversation will just wait for you to stop talking. You are the latter.'"

Anecdotes such as this pepper Russell Crowe's answers. He strikes you as a constant observer, storing moments, gestures and conversations in the memory bank - to learn from and/or in case it becomes useful to his acting. He's also a very measured talker, someone you feel like interrupting due to the time it takes him to make his point. Of course, this is Russell Crowe, and you hang on each word in anticipation he's about to say something of significance. He does not disappoint.

Continuing on the subject of Tarantino: "I think he has a wonderful filmmaker's soul and I have had conversations about working with him. But to me, I have this goose bump factor. And if it doesn't interest me on a really essential level, if it doesn't give me sleepless nights just considering the possibilities or considering some things that can happen in the script, then I won't do that movie no matter what you can apply to it later to make it more palatable to a general audience. If it's not a good story then you won't find me in that film"

Master and Commander: The Far Side of the World is based on the popular fictional novels of Patrick O'Brian, following the seafaring adventures of Capt. Jack Aubrey (Russell Crowe) - or "Lucky Jack" - aboard his ship Surprise, in pursuit of a far more powerful and speedy French ship during the Napoleonic Wars in 1805. Lucky Jack is a leader - well respected on a ship that has its own class structure - who likes to wind down by having a drink with his crew over dinner or playing the violin with the endless ocean in front of him.

"The script that I read initially was very much a bare bones script, but it was talking to Peter Weir, subsequent to the reading, that made me realise that every one of those bones has flesh on it," explains Russell. "But I can get goose bumps out of a concept. Somebody said to me once, 'It's 184 AD, you're a Roman General, and Ridley Scott is directing you.' And that got me through three meetings listening to people talk about absolute rubbish, but still saying, 'you know what, that's too much of a good concept to walk away from.'"

And the same goes for Peter Weir.

"My first job was on a TV show called Spyforce,: Russell says, referring to the 1971 Australian WWII spy relic that also starred Jack Thompson and Bill Hunter. "Half of the crew were people that had worked with Peter and spoke of the film in reverential tones, even at that stage,. I went to a screening at someone's house and I would have been 8 or 9, and even though we were there to watch something else, the whole conversation was about The Cars that Ate Paris and everyone in the room was talking about that film and how bold it was and nobody else was doing that sort of stuff. If you wanted to be a serious film maker at that point of time in Australia you really had to do something about the Second World War.

"I saw The Last Wave (1977) within the first week of its release in the cinemas on George Street with my brother and I'm sitting there, I'm watching a film, it's not television, and the bus that's featured is not a red London bus, it's not a yellow American school bus, it's the bus I get on every morning to go to school and that was a great turning point. To me that's like Australian film had reached a new point of relevancy and Peter was one of the group0 of men that brought the industry to that point."

The first time Crowe and Weir met was at a bar after a theatrical production that Crowe had invested in. It also happened to have Ingrid Weir (Peter's daughter, who also happened to play a small role in The Last Wave) as the show's costume designer. They talked about a project then, but nothing came of it, but then Weir started working on Master and Commander.

"Things come around," Russell says, which strikes you as a life philosophy for the 39 year old. "I wouldn't necessarily ever say that I was in his mind while he was developing the film, but it just so happened that I was one of the few people that the studio wanted to spend that much money on a film with. Turns out that the bloke that's in the biggest Peter Weir has done by far in terms of money and complication, is the kid that wagged school with his brother to see his film The Last Wave."

A lot of people hold the misconception that Russell Crowe enjoyed a meteoric rise to Oscar glory. the son of film-set caterers, Crowe fumbled with a music career (that included musicals and a stab at rock stardom) before finding his true calling. After a guestie on Neighbours back in 1985, Crowe landed his first feature film role in 1990's Blood Oath. In the same year he landed his first leading role in The Crossing, co-starring Danielle Spencer - who he went on to marry less than a year ago - and Robert Mammone, who was best man at their wedding.

Crowe's first major notices came with his supporting role in Proof, for which he won the AFI Best Supporting Actor Award. For many actors whit would have put sparkly stars in their eyes, but not Crowe, who went on to a small role in the acclaimed min-series Brides of Christ, a lead opposite Charlotte Rampling in Hammers Over the Anvil and a supporting role in Spotswood, which hinted at his ability to play nasty and charismatic. This knack was key in his next performance in the groundbreaking Romper Stomper, and it was this role that proved Crowe was a major movie star in waiting.

After a supporting role in Love in Limbo , and leads in The Silver Brumby and The Sum of Us (which Crowe still harbours negative vibes about due to his frustrating negotiations with the film's producers), Rusty was off to Hollywood for the big budget The Quick and the Dead, for which star Sharon Stone had recommended him on the strength of Romper Stomper.

The Australian press went into a frenzy. It was our first actor since Mel Gibson to make the Hollywood transition and the stakes were high, and unfortunately The Quick and the Dead lived up to its name at the box office.

"At that time in Australia, I was film star in the basic description of the lead role being described as the star of the film. So when I went over to make that film the assumptions that were made about me were gigantic. It must be to do with the money, it must be because I can ride a horse, even though I play the priest and never get on a horse.

"You can say that people were discovered in the supermarket, but really what happens is with actors is that you being to work and if you focus on your work, and you work a lot, then levels get passed. Things progress and that could have been a hit and that might have changed things. Virtuosity might have been a hit, you're looking to do your best work on the day and for whatever people want to say about The Quick and the Dead, it was still a great role to play. But I'm not necessarily a big fan of the movie in total. I saw it again recently in America with the band, and some of it's absolutely shit but you see the beginnings of Sam Raimi as a great filmmaker and you see the beginnings of his understanding of how important the narrative is."

My one and only other time interviewing Russell Crowe was during the media frenzy surrounding The Quick and the Dead. Even though everyone else was tagging him as the next big thing, Crowe was much more sombre about the situation, inviting me and a few other journalists to come along to the rehearsals of his band later that night. There was no talk about superstardom that evening, as Russell let his hair down and rocked the night away, surrounded by old friends (Kym Wilson amongst many others was there ) and new.

It wasn't until LA Confidential two years later that Hollywood sat up and listened. The Academy unfairly ignored Crowe's performance, and he then trudged through inferior material such as Breaking Up opposite Salma Hayek (Rusty as a romantic lead!), Mystery Alaska (Rusty doing comedy!), Rough Magic with Bridget Fonda, and his return to Australia in the nasty actioner Heaven's Burning.

Whether Crowe needed these roles to prepare for what was to come is debatable. the fact is that since 1999's The Insider and 2000's Gladiator, Crowe has become a bona fide movie star, capable of opening a movie at #1, a feat today's movie business values above all else. This ability brings with it an enormous amount of pressure, which Russell chose to avoid after completing A Beautiful Mind.

"As an actor, real life informs the characters that you are playing. There is a danger of getting vandalised and inheriting an artificial life if you stay too close to the machine for too long. I think it's very healthy to step away and have a look and have think about what you're doing, and that's basically what this last year was to me.

"In the last couple of years I haven't been making two a year like I used to, but they are also a lot bigger these days. When you have a budget of $135 million or something like that, the commitment is gigantic, so I wanted to get ready for the next one. But the real reason is that I wanted to get married and I wanted to be a newly wed and not say 'now we're married love, see you later.'"

It is during this year, between A Beautiful Mind and Master and Commander, that Crowe's personal life has been invaded more than ever before. He is now tabloid fodder, and Rusty's not impressed. 

"I've had a great year, but now I know that I have to step back into the maelstrom. I've had a whole lot of conversations with people that are just essentially meaningless. If I've to anything to say really, it could be summed up in the movies. Go watch the film. If yo don't' like it, I'll try better next time. It' as simple as that. Who the constructed Russell Crowe is has nothing to do with me. It's got to do with selling newspapers or filling up a page.

At this stage I become well aware of the fact that I am doing exactly that, but thankfully the attentive Crowe puts me out of my misery.

"I'm not at all condemning the interview process, but within the description of journalism it doesn't begin and end in a really cool independent film magazine. There's lots of other platforms, other things get diverted, twisted around and that sort of stuff. Having a conversation with person that loves film about film - great, easy. All those other aspects are different.

So, how about Master and Commander, and in particular Crowe's reunion with his A Beautiful Mind co-star Paul Bettany, who plays the ship's doctor, a man of great intellect who shares Captain Jack Aubrey's love of music.

"Peter Weir and I discussed a few people to play that role, and the idea for Paul had come up really early but you're not even going to go to Peter with that because you've just done a successful movie and he's played opposite you and most directors are going to run a mile from that sort of connection. I remember the gag that I used on Peter when he brought him up in a more serious fashion. I said, 'you cant' really count A Beautiful Mind because he wasn't real.' Peter was like, 'righto, we can go down that street, but let's talk about him as an actor.' I said, 'well, he's more of a musician than an actor,' and that really got Peter. Of course you're talking about a character that plays the cello. The thing is Paul is a real accomplished songwriter, and he's got a beautiful voice and he plays the guitar really nicely as well. That to peter was a wonderful place to start, and then it's up to Paul. The thing is, Paul has the chops, he has the theatre background, he has the sensitivity, he has the intellect, and he's a lot of fun to be with. So at that point, once his hiring was a possibility, it's up to Paul. We had a great hug in the corridors of the Dorchester Hotel after it was confirmed that he was going to do the gig."

As the interview comes to a close, I thank Russell for his time and ask whether he's still considering stepping up to feature film directing with The Long Green Shore, which would also see him return to Australia. He confirms that he's definitely working on it, but that it's something he ahs to do in his own time, in between all the demanding paid gigs that he has trouble knocking back.

"What I love is when I hear about Australians putting time and money back into the Australian industry. Like Mel Gibson with NIDA and Nicole Kidman with Australian theatre. I think that's something we have here and it's very special to this country. You have this kind of recycling of energy in a way, if that's the proper way to put it. I suppose the way to put it is that people share the experience and set the platform for the next generation, which is great.

"Of course, I see the waves come and go," Russell says referring to the current state of the Australian film industry. "People get interested and then they drop off again. Bottom line, if you have a great film, you're going to fill the cinemas in Australia. The audience is here. If 100,000 turn up to Tropfest, you've got plenty of people that are interested in seeing Australian stories on film. But sometimes the most obvious story, and this is kind of illustrated with Ned Kelly, is not what's going to get the audience. Maybe it's things like Pricilla that are going to tell you about Australian culture and Australians far more than a version of Ned Kelly. I'd like to see the film where Ned Kelly is a bog Irish cop killer. Fuck the sentiment."

 

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