Russell Crowe - La Stampa - traduzioni

 

20 years later, Peter Weir remembers Kuh, Bembol, The Philadelphia Inquirer, 14 dicembre 2003

traduzione a cura di grace

 

THE PHILADELPHIA INQUIRER

20 ANNI DOPO PETER WEIR RICORDA KUH E BEMBOL 

di Ruben V. Napales, Corrispondente da Los Angeles
14 dicembre 2003

LOS ANGELES - "E che ne è di Bembol Roco, come sta?"

Il nome di Bembol viene pronunciato chiaramente da Peter Weir, sorprendendomi piacevolmente.

Avevamo appena chiesto a Weir, che sta ottenendo le più ricche lodi della sua carriera con un'avventura epica: "Master and Commander - The Far Side of the World," di quando ha girato a Manila "Un anno vissuto pericolosamente."

Il regista di film come "L'attimo fuggente," "The Truman Show," "Gallipoli" e "Witness" appare visibilmente interessato, con gli occhi che si illuminano al sentir menzionare il suo film in cui Manila subentrava a Giacarta intorno al 1965, quando cadde il regime dittatoriale di Sukarno. Nonostante i capelli d'argento, Weir ha un aspetto giovanile per i suoi 59 anni.

"Fu un'esperienza molto creativa, molto stimolante," dice Weir del film girato nel 1983 che vedeva come interpreti il suo amico australiano Mel Gibson, Sigourney Weaver, Linda Hunt, Bembol (nel ruolo di Kumar) e Kuh Ledesma (in quello di Tiger Lily). 

Quando citiamo il nome di Kuh, Weir si riaccende nuovamente e chiede: "Si esibisce ancora?" Alla nostra risposta ne fa subito un'altra: "Dove?"

Poi domanda di Bembol. Quando viene a sapere che Bembol recita ancora, sorride e dice: "Bene."

Gli facciamo notare la sua buona memoria. Sul suo volto vediamo quanto sia genuinamente felice e interessato nel sentire di Bembol e Kuh.

"Erano due miei attori chiave," dice raggiante. "E avevo alcuni attori filippini molto bravi per dei ruoli minori. Adoravo le Filippine e non ci sono più tornato da allora. Mi piacerebbe tornarci."

Sono passati 20 anni da quando "Un anno vissuto pericolosamente" ha portato Weir all'attenzione dei produttori cinematografici americani. Ora, con l'acclamazione unanime da parte della critica che sta ricevendo per "Master and Commander: The Far Side of the World," quest'uomo nativo di Sydney potrebbe ottenere la sua quarta nomination all'Oscar per la regia (e magari finalmente vincerlo?).

Sia il New York Post che la CNN.com hanno urlato lo stesso titolo: "Master-ful!" ("Magistrale!"), mentre il New York Times ha urlato in visibilio, "un film stupendamente piacevole."

I quasi sei anni di attesa di un nuovo film di Weir dopo "The Truman Show" ne sono valsi la pena.

Weir spiega il grosso vuoto fra i due film: "La ragione per cui non sono stato ad Hollywood era che non riuscivo a trovare nulla che mi piacesse fra quello che mi mandavano. E' stato un periodo frustrante. La sola cosa che alleviava questa frustrazione era la lettura, per mio interesse personale, alcuni libri meravigliosi sulla marina britannica di un tizio chiamato Patrick O'Brian. Ed era un piacere per me mentre leggevo tutta la robaccia che arrivava da Hollywood. E' stata una assoluta coincidenza che "Master and Commander" fosse proprio il progetto che mi si è presentato.

Weir ha creato una autentica versione cinematografica di due libri tratti dalla serie dei 20 romanzi di O'Brian. 

Sullo sfondo delle guerre napoleoniche che infuriano nel 1805, Weir dipinge un racconto vivamente dettagliato del Capitano Jack Aubrey (Russell Crowe), uno dei più fieri ufficiali navali britannici, a cui viene ordinato di combattere i francesi.

"Durante la lavorazione del film," sostiene Weir, "era come se io stessi vivendo ai primi del diciannovesimo secolo. E' stato strano passare dalle riprese sul ponte della nave con l'artiglieria al momento in cui, accendendo la televisione, c'erano i carri che scivolavano sui cingoli nel deserto. La guerra continua. Sembra essere un'attività naturale dell'uomo."

"Volevo dare una rinfrescata a questo genere, "dichiara. "Ho preso in restito dai film di avventure spaziali cominciati con 'Alien' e via da lì con l'astronave diretta verso l'ignoto spazio profondo. Ho portato quello spirito all'era di questo film, l'età delle scoperte. Ho aperto questo film nello stesso modo, perché il pubblico sentisse l'oceano e la nave fiera diretta verso l'ignoto. E sentisse che la terra su cui poggiavo il piede era come un pianeta disabitato.

Ecco il modo in cui ho fotografato le Galapagos - con una grande panoramica iniziale. Le Galapagos non sono mai state abitate - non quelle nove isole. Non c'è alcuna costruzione. Non volevo che ce ne fossero.

Le Galapagos - sotto la giurisdizione governativa dell'Equador - sono la sola terraferma che appare nel film. Il resto del film è ambientato sul mare e Weir, guidato dagli scritti di O'Brian e dalle proprie ricerche personali, mostra in modo realistico com'era la vita a bordo nel 1805."

Chiediamo a Weir se ritiene che la profonda amicizia fra il capitano Aubrey e il medico chirurgo di bordo/naturalista, Stephen Maturin (Paul Bettany), possa ancora esistere oggi fra due uomini.

"In circostanze estreme, sì, probabilmente in una situazione militare come quella in questa storia. E' possibile in una situazione di guerra in cui persone disperate possono ritrovarsi insieme. Probabilmente troverete membri delle truppe nelle recenti guerre, come quella nel Golfo, che hanno stabilito dei rapporti che, diversamente, in tempo di pace non avrebbero mai creato. Non esistono più equipaggi segregati come quello su una nave. E' difficile pensare ad un sottomarino nucleare ed immaginare il comandante ed il primo ufficiale che suonano un concerto per violino. Magari lo fanno, ma probabilmente suoneranno Jimy Hendrix."

Weir è, a seconda dell'attitudine di un attore, noto o famoso per il fatto che odia le sessioni di prova. "Quando scegli il cast nel modo giusto, hai dei buoni attori, allora non c'è bisogno di tanti discorsi. Se gli attori sono ben preparati e tu stesso sei ben preparato, accade così, semplicemente. Ecco perché non mi piacciono le prove.

Talvolta gli attori si sono sentiti frustrati da quello che faccio. Identificano il posto e dicono, ecco il ponte artiglieria, la cabina del capitano è quaggiù, noi siamo in questi panni. Questa è la scena e la si adotta. A me non piace per niente fare così. A me piace avere la ripresa reale, gli oggetti di scena, i vestiti e l'atmosfera, la sua sensazione. Questo mi ispira e credo che lo faccia anche con molti attori. Non si riesce proprio a non recitare."

Weir, però, crede nella ricerca. Ad esempio, le macabre pratiche mediche eseguite dal personaggio del chirurgo, Maturin, sono state studiate dall'attore prima che le riprese cominciassero in Messico e alle Galapagos.

E dice: "Nel periodo in cui Paul doveva eseguire l'amputazione, é stato a Londra ed ha incontrato dei chirurghi. Non c'è stato alcun bisogno di fare prove. Qui c'è il ragazzo steso davanti a lui. Deve amputare. Ecco il coltello."

Il fatto che il co-sceneggiatore John Collee sia un medico deve aver aiutato Weir a realizzare queste scene con precisione. Weir spiega: "Quel che ho scelto di mostrare erano operazioni che illustrassero in modo chiaro che l'abilità del medico andava oltre a quella di un normale chirurgo - amputazioni o altre cose del genere - e che in qualche modo queste sono parte inerente della storia." 


UNA GRANDE QUALITA'

Alla richiesta di descrivere il suo attore principale, Weir offre una delle migliori intuizioni di come sia Russell Crowe: "Imprevedibilità. Un senso di pericolo che è il risultato dell'imprevedibilità. Non sai mai assolutamente quello che potrebbe fare o cosa potrebbe dire. Questo, in un attore, è una qualità favolosa. E' una qualità altrettanto grande da avere in un film. La prevedibilità è in un certo senso la morte di un film."

Con il suo adattamento riuscito, Weir andrà ad estrarre altro potenziale cinematografico dai rimanenti 18 romanzi della serie Aubrey-Maturin di O'Brian? I fans, devoti quanto i seguaci di "Harry Potter" e del "Signore degli Anelli", amano questi romanzi.

"Non penso di essere interessato," dice Weir. "Veramente non mi vorrei ripetere. Non ho mai fatto un sequel. Ho avuto la sensazione di aver fatto tutto quello che volevo in questo. Se fosse un grosso successo e diranno 'vorresti farne un altro', sarà una tentazione dire di sì per via dell'euforia. Ma salvo alcune eccezioni, 'Il Padrino' e 'Il Signore degli Anelli", ho spesso trovato il secondo e il terzo della serie meno interessanti del primo."

Nell'andar via, Weir mi dice: "Se vede Kuh e Bembol, potrebbe dargli i miei saluti?"

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20 years later, Peter Weir remembers Kuh, Bembol 
Posted:10:11 PM (Manila Time) | Dec. 14, 2003 
By Ruben V. Nepales, LA correspondent
Inquirer News Service 


LOS ANGELES-"And what about Bembol Roco, how is he?" 

Bembol's name rolls clearly from filmmaker Peter Weir's tongue, pleasantly surprising Inquirer Entertainment. 

We had just asked Weir, who is earning the most lavish praise of his career with the epic adventure "Master and Commander: The Far Side of the World," about filming "The Year of Living Dangerously" in Manila. 

The director of such films as "Dead Poets Society," "The Truman Show," "Gallipoli" and "Witness" visibly perks up, eyes lighting up at the mention of his film in which Manila subbed for Jakarta circa 1965, during the collapse of Sukarno's dictatorship regime. Although silver-haired, Weir looks boyish at 59. 

"It was a very creative experience, very stimulating," Weir says of shooting the 1983 film that starred his fellow Aussie, Mel Gibson, Sigourney Weaver, Linda Hunt, Bembol (in the role of Kumar) and Kuh Ledesma (Tiger Lily). 

When we mention Kuh's name, Weir again looks eager and asks, "And does she still perform?" After we reply, he shoots another question, "Where does she perform?" 

Then he inquires about Bembol. Upon learning that Bembol is still acting, Weir smiles and says, "Good." 

We remark about his good memory. In his face we see how genuinely pleased and interested he is in hearing about Bembol and Kuh. 

"They were my two key actors," he says, beaming. "And I had some very good Filipino supporting players. I loved it (the Philippines) very much and haven't got back there since. I'd love to go back." 

It has been 20 years since "The Year of . . ." brought Weir to the attention of American movie producers. Now, with the unanimous critical acclaim he is receiving for "Master and Commander: The Far Side of the World," the Sydney native could earn his fourth Oscar best director nomination (and perhaps finally win?). 

Both New York Post and CNN.com screamed the same headline, "Master-ful!," while The New York Times raved, "stupendously entertaining movie." 

The almost six-year wait for a new Weir film after "The Truman Show" with Jim Carrey is worth it. 

Weir explains the big gap between the two movies: "The reason I wasn't in Hollywood was that I couldn't find anything I liked from what they were sending me. It was a frustrating period. The only thing that alleviated the frustration was reading, for my own interest, some wonderful books about the British Navy by a guy called Patrick O'Brian. And that was my pleasure while I read all this junk coming from Hollywood. It was quite a coincidence that 'Master and Commander' should be the very project that is presented to me." 

Weir has created an authentic cinematic rendering of two books from the late O'Brian's 20-volume serial novel.

With the Napoleonic Wars raging in 1805 as his setting, Weir paints an impressively detailed tale of Capt. Jack Aubrey (Russel Crowe), one of the fiercest British navy officers, who is ordered to battle the French. 

"While making the movie," says Weir, "it was like I was living in the early 19th century basically. It became funny to go from filming on the gun deck of the ship and then when I turned the television on, there were tanks rolling in the desert. War goes on. It seems to be a natural human activity." 

While his material took him two centuries back, Weir looked to the future for inspiration in his magnificent contribution to the seafaring epic genre. He postulates that in the 19th century, shipping expeditions were the equivalent of space explorations. 

"I wanted to refresh this genre," he declares. "I borrowed from the space adventure movies that started with 'Aliens' and so on with the spacecraft heading into the unknown outer space. I brought that spirit to this movie's era, the age of discovery. I opened this movie the same way, for the audience to feel the ocean and the proud ship heading out into the unknown. And that the land that I touched on would be like an uninhabited planet. 

"That's the way I photographed The Galapagos-with a big initial pan. In fact, The Galapagos has never been inhabited-not those nine islands. There was no architecture. I didn't want any." 

The Galapagos-under the jurisdiction of the Ecuador government-is the only land shown on the film. The rest of the film is set at sea and Weir, guided by O'Brian's writings and by his own research, realistically shows shipboard life in 1805. 

Does Weir think that the deep friendship between Captain Aubrey and the ship surgeon/naturalist, Stephen Maturin (Paul Bettany), can still exist between two men today? 

"Under extreme circumstances, yes, probably in a military situation which this (story) is (about). It's possible in a war situation where desperate people can find themselves together. You'll probably find some members of troops in the recent wars, like the Gulf War, who made connections they would not otherwise have made in peacetime. There aren't anymore crews confined like that on a ship. It's hard to think of a nuclear submarine and imagine the captain and the first officer playing violin concerto. Maybe they do, but they'd probably play Jimi Hendrix."

Weir is, depending on an actor's attitude, notorious or famous for hating acting rehearsals. "When you cast well, you have good actors, there's not a lot of talk needed. If the actors are well prepared and you're well prepared, it just happens. So that's why I don't like rehearsals. 

"Actors have been frustrated by what I do sometimes. They type up the floor, and say, here is the gun deck, the captain's cabin is over here, we are in these clothes. This is the scene and you take it up. I don't like doing that at all. I like to have the real shoot, the props, the clothes and the atmosphere, the feel of it. That inspires me and I think it does many actors. You can't help but act." 

Weir believes in researching, though. Grisly medical procedures performed by Bettany's surgeon character, Maturin, for example, were studied by the actor before the filming commenced in Mexico and The Galapagos. 

Weir says, "By the time Paul has to do the amputation, he's been to London and met surgeons. No rehearsals needed. Here's the boy lying before him. He must amputate. Here is the knife." 

That co-writer John Collee is a doctor must have helped Weir execute these scenes with precision. Weir explains, "What I chose to show were operations illustrative of the doctor's skill beyond that of a regular surgeon-amputations, whatever-and that somehow these are inherently part of the story."


A great quality 

Asked to describe his lead actor, Weir offers one of the best insights on Russell Crowe: "Unpredictability. A sense of danger which is the result of the unpredictability. You never quite know what he might do or what he might say. That, in an actor, is a fabulous quality. It's a great quality to have in a movie as well. Predictability is the death of a film in a way." 

With his successful adaptation, will Weir mine the cinematic potential of the remaining 18 Aubrey-Maturin novels of O'Brian? Fans, as devoted as the followers of the "Harry Potter" and "Lord of the Rings" books, love these novels. 

"I don't think I'm interested," says Weir. "I wouldn't really want to repeat myself. I've never done a sequel. I felt I did everything I wanted to do in this one. If it was a huge success, and they say would you want to do another one, it will be tempting to say yes because of euphoria. But with some exceptions, 'The Godfather' and 'Lord of the Rings,' I've often found the second or third ones to be less interesting than the first one." 

On his way out, Weir tells Inquirer Entertainment, "If you see Kuh and Bembol, would you send them my regards?" 
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