Russell Crowe - La Stampa - traduzioni

 

The man who sent Crowe to sea, Sunday Times (UK), 14 dicembre 2003

traduzione a cura di grace

 

SUNDAY TIMES (UK)
14 dicembre 2003

L'UOMO CHE HA FATTO NAVIGARE CROWE

John Collee, lo sceneggiatore nativo di Edinburgo, racconta a Tom Lappin che portare sul grande schermo il romanzo picaresco 'Master and Commander' è stato come fare un adattamento della Bibbia.

Mentre i film d'azione vanno, questo potrebbe riverlarsi in assoluto il più improbabile successo. 'Master and Commander: The Far Side of the World' sta attualmente facendo dare di stomaco per le strade gli spettatori appena usciti dalle multiplex, in preda al mal di mare ma soggiogati dalla sua storia di eroiche prodezze virili sui mari del 19° secolo. Eppure questo film snobba tutte le concezioni cinematografiche moderne perché non vi è alcuna donna fra gli interpreti, perché sceglie gli inglesi come eroi e non ha praticamente nemmeno un'azione che si svolga sulla terra ferma.

Il successo di una produzione "contro le formule" corrisponde alla carriera del regista australiano Peter Weir, i cui successi, da 'Witness' a 'The Truman Show', sono sempre andati contro le mode di Hollywood. A condividere il credito è il suo co-sceneggiatore, John Collee, nato ad Edinburgo, che ha trascorso settimane con Weir a cimentarsi con una tale quantità di fonti da cui attingere da far paura.

I romanzi picareschi di O'Brian sul chiassoso capitano Jack Aubrey e sul suo contrappunto intellettuale, il chirurgo di bordo Stephen Maturin, erano stati considerati inadatti per un film, specie perché l'attrazione dei libri era nascosta nella densa tessitura dell'atmosfera del periodo piuttosto che in un percorso narrativo convenzionale. Collee e Weir hanno visto in questo una risorsa anziché un ostacolo.

"Adattare i suoi romanzi in un solo film era come sentirsi chiedere di adattare la Bibbia," dichiara Collee. "Ma O'Brian ti fornisce tantissimo materiale da usare nel tuo adattamento. Di solito quando si adatta un romanzo storico si dovrebbero fare molte ricerche per inquadrare bene il periodo. Con O'Brian c'è già tutto nei romanzi."

Gli appassionati della serie troveranno da ridire sul film, soprattutto sulla combinazione di due romanzi e sull'eliminazione di un elemento chiave della trama, quello che vede coinvolta la moglie girovaga del capo cannoniere*. Collee, però, si rende conto che film e libro sono indirizzati a due diversi tipi di pubblico. "Devi cercare un tema contemporaneo, e noi questo lo abbiamo trovato nell'amicizia maschile fra Jack e Stephen che sono figure molto contrastanti; Jack, il tipo di uomo d'azione aperto, allegro, e Stephen, un pò riservato, contemplativo."

Sceneggiatore e regista si sono ritrovati a recitare i dialoghi nella casa di Weir, scivolando nei personaggi (e negli accenti istrioneschi). "Ovviamente, dati i miei trascorsi medici, io mi identificavo con Stephen, ma sono rimasto stupito nel vedere fino a che punto Peter si identificasse con Jack," sostiene Collee. "Un medico è sempre in una certa misura un osservatore, mentre Peter in quanto regista aveva quella dimistichezza con il comando, con l'essere responsabile di un equipaggio e dover prendere decisioni dure, talvolta dolorose." 

La prima stesura comprendeva la moglie del capo cannoniere, ma è stato Weir a notare che era superflua, in quanto l'intellettivo dottore era già un modello "femminile". "Stephen ha quelle doti contemplative e riflessive che sono tradizionalmente femminili," dice Collee.

"Una volta ho chiesto a Peter del rapporto fra Jack e Stephen, e lui ha detto per scherzo che era quasi-sessuale, ma lo è, fino ad un certo punto. Qualcuno una volta mi ha detto, 'ogni volta che adatti una storia, cerca di adattarla alla vita quotidiana dei tuoi spettatori.' Qui c'era già il rapporto madre-padre-figlio, con Jack visto come il padre, Stephen come il personaggio femminile e il giovane ufficiale Blakeney come il figlio che li ama entrambi."

Possono sembrare osservazioni inusuali per un film palesemente d'azione come questo, che non lesina versamenti di sangue, raccapriccianti scene di operazioni chirurgiche e tempeste ululanti in prossimità di Capo Horn. Collee e Weir sono stati abili nel rispecchiare l'introspezione psicologica di O'Brian. E' stata la star del film, Russell Crowe, a conferirgli una accurata identità da film d'arte da 150 milioni di dollari.

I 150 milioni, naturalmente, erano solo imminenti perché Crowe, attualmente una droga** del box-office, era entrato nel film, e Collee è giustamente grato alla sua star. "L'ho incontrato un paio di volte ed è stato incantevole e delizioso in ambedue le occasioni," dichiara. "E' un attore molto creativo che riesce a comunicare sia forza che sensibilità, entrambe componenti essenziali di umanità che erano importanti per il film. Peter ed io non abbiamo volutamente discusso la questione del casting quando stavano scrivendo il nostro Jack Aubrey, ma Russell gli ha veramente conferito la giovialità dell'uomo."

Per Collee il film è destinato a fare da spartiacque. Per anni ha alternato i suoi scritti con la carriera di medico in servizio nel Terzo Mondo, con l'arrivo di bambini che lo spingeva verso una "vita di contemplazione piuttosto che d'azione".

La moglie è australiana e la famiglia si è stabilita a Sydney sette anni fa. Adesso le richieste per lui si stanno ammucchiando, fra le più prestigiose una sceneggiatura per un progetto sulla seconda guerra mondiale di Steven Spielberg. Ma che ne pensa di un altro film con i personaggi di Aubrey e Maturin? "Mi piacerebbe moltissimo farlo," dice. "Anche se la prossima volta vorrei proprio andare sulla terraferma. Magari con una storia d'amore. Un paio di donne nel prossimo film ci starebbero bene....."

* Si riferisce alla vicenda della signora Horner in "The Far Side Of The World".
** Nel testo originale viene usato il termine "catnip" che in gergo indica la sigaretta di marijuana.
SUNDAY TIMES (UK)
December 14, 2003 


The man who sent Crowe to sea

Taking picaresque novel Master and Commander to the big screen was like adapting the bible, Edinburgh-born scriptwriter John Collee tells Tom Lappin

As action films go, it might be the unlikeliest hit ever. Master and Commander: The Far Side of the World is currently disgorging sizeable multiplex audiences back onto the streets, slightly seasick but enthralled by its tale of manly derring-do on the 19th-century high seas. Yet it flouts all modern cinematic conventions by featuring no women, casting the English as heroes and having virtually no action on dry land.

The success of the formula-defying production is in accordance with the career of the Australian director Peter Weir, whose successes, from Witness to the Truman Show, have tended to cut across the grain of Hollywood fashion. Sharing the credit is his co-writer, Edinburgh-born John Collee, who spent weeks with Weir wrestling with some daunting source material.

Patrick O'Brian's picaresque novels of roisterous Captain Jack Aubrey and his cerebral counterpoint, the ship's surgeon Stephen Maturin, had been regarded as unsuitable for film, mainly because the appeal of the books was buried in the rich, dense fabric of period atmosphere rather than conventional narrative drive. Collee and Weir saw this as an asset rather than an obstacle. 

"To adapt his novels into a single film was like being asked to adapt the Bible," Collee says. "But O'Brian provides you with so much material to use in your adaptation. Usually when you are adapting a historical novel you would have to do a lot of research to get the period right. With O'Brian it's all in the novels." 

Fans of the books will pick holes in the film, not least the writers' conflation of two novels and their removal of one key plot strand involving the master gunner's errant wife. Collee, though, realises that film and book are aiming for different audiences. "You have to look for a contemporary theme, and for us it was the male friendship between Jack and Stephen, who are such contrasting figures; Jack the cheery, outgoing man-of-action type, and Stephen slightly aloof, contemplative." 

Writer and director found themselves acting out the dialogues in Weir's house, slipping into character (and hammy accents). "Obviously with my medical background I identified with Stephen, but I was surprised by the extent to which Peter identified with Jack," says Collee. "A doctor is always to some extent an observer, while Peter as a director had that knowledge of command, of being responsible for a crew and having to make tough, sometimes painful decisions."

The first draft included the gunner's wife, but it was Weir who pointed out she was superfluous, in that the cerebral doctor was already a "female" lead. "Stephen has those traditional female virtues of contemplation and reflection," says Collee. 

"I asked Peter once about the relationship between Jack and Stephen, and he joked that it was quasi-sexual, but it is, up to a point. Somebody told me once, whenever you’re adapting a story, try to make it relevant to the day-to-day lives of your audience. This already had the mother-father-son relationship, with Jack as the father, Stephen as the female character, and the young officer Blakeney as the child who loves both of them." 

These may seem unusual considerations for what is ostensibly an action movie, one that doesn't stint on the bloodshed, grisly surgical scenes and howling storms around Cape Horn. Collee and Weir were keen to reflect O'Brian's psychological depth. It was the film's star, Russell Crowe, who accurately identified it as a "$150m (£86m) art movie".

The $150m, of course, was only forthcoming because Crowe, currently box-office catnip, was on board, and Collee is suitably grateful to his star. "I met him a couple of times and he was charming and delightful on both occasions," he says. "He is a very creative actor who manages to convey both strength and sensitivity, both essential components of manhood that were important to the film. Peter and I deliberately didn't discuss the question of casting when we were writing our Jack Aubrey, but Russell really brought over the joviality of the man." 

For Collee, the film is bound to be a watershed. For years he alternated his writing with a career as a doctor working in the Third World, the arrival of children propelling him towards "a life of contemplation rather than action".

His wife is Australian, and the family settled in Sydney seven years ago. Commissions are now piling up, the most prestigious being a script for a Steven Spielberg second world war project. But what about another film using the characters of Aubrey and Maturin? "I would love to do it," says Collee. "Although I’d quite like to get on dry land next time. With maybe a love story. A couple of women in the next film would be good . . . "

 

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