Russell Crowe - La Stampa - traduzioni

 

RACCONTO DI POLY SULL'INCONTRO AL NATIONAL FILM THEATRE, Londra, 18 novembre 2003

traduzione a cura di grace

 

 
link: http://www.murphsplace.com/crowe/aubrey/poly.html pubblicato da murph 03-11-24

L'intervista Guardian con Russell Crowe all'NFT 

Il 18 novembre 2003 Russell Crowe e il suo coprotagonista Paul Bettany hanno preso parte al The Guardian Interview on-stage al National Film Theatre dopo la proiezione del loro film piu' recente, 'Master and Commander'. Russell e Paul sono stati intervistati dal giornalista edinburghese John Millar che aveva gia' intervistato Russell Crowe all'inizio degli anni 90.

November 18 - UK Screening & Q&A - National Film Theatre

RACCONTO DI POLY SULL'INCONTRO AL NATIONAL FILM THEATRE 

Non so come cominciare quindi andrò dritta al punto. Non vedevo l'ora ed ero sovreccitata al pensiero della proiezione NFT/Guardian e dell'intervista, ma contemporaneamente ero in ansia e avevo paura che ne sarei rimasta delusa. Alla fine la serata si è rivelata diversa dalle mie aspettative, più vibrante, più intima, più divertente ed in definitiva più spinta (beh, non mi aspettavo che fosse innanzitutto spinta). 

Il film è cominciato alle 19.15. Io e 6point7, altra fan di Russell e mia amica che era con me, avevamo degli ottimi posti in quarta fila, ottimi sia per il film che per il Q&A*. La sala del National Film Theatre non è molto grande, circa 300-350 posti ed è molto più larga che profonda, quindi si è tutti piuttosto vicini allo schermo. Da quella rompiscatole curiosa quale sono, mi guardavo intorno per vedere chi altri ci fosse fra il pubblico e ho notato Stephen Frears seduto poche file dietro di noi. Grande! C'erano altre facce familiari e un grande spazio di file libere nel mezzo. Come sospettavo, e avevo ragione, questi posti erano riservati ad alcune persone che sono venute con Russell e Paul dopo la proiezione. (Sapevamo già che Russell e Paul sarebbero venuti solo per il Q&A una volta terminata la registrazione della puntata di "Friday Night with Jonathan Ross").

Al termine del film, moltissimi applausi e poi l'annuncio di un breve intervallo. Ci viene chiesto di non usare macchine fotografiche e registratori, e contrariamente al fatto che queste sono le stesse regole previste per tutti eventi, questa è invece la prima volta che ci viene detto in modo esplicito che chiunque non le osserverà sarà invitato ad andarsene. Passano 15-20 minuti e ritorniamo tutti in sala. Appare John Millar, un giornalista di Edinburgo, e con grande humour ci illustra ciò che sta per accadere: prima alcune clip dei film di Russell e Paul, poi una sua intervista a Russell e Paul di 15 minuti ed infine domande da parte del pubblico.

Hanno proiettato spezzoni da "Romper Stomper", "Gangster No 1", "Gladiator" and "The Heart of Me". Vedere una scena di "Romper Stomper" sul grande schermo mi ha leggermente turbato, ma subito dopo è stato il turno di "Gangster No 1" e, credetemi, se paragonato al personaggio interpretato da Paul Bettany in quel film, Hando sembrava uno della corale. E voi credevate che Paul fosse un uomo così dolce! (In realtà lo è, ma ne parlerò ancora in seguito). Verso la fine dei filmati, abbiamo sentito rumori e voci provenienti dalla direzione dell'ingresso degli artisti. E subito dopo una leggera risata di gola che mi è familiare in un modo sconcertante. Così abbiamo sentito Russell prima di vederlo. 

John Millar è tornato sul palco e ha presentato prima Paul Bettany. Un buona mossa dato che significava che Paul sarebbe venuto in scena per primo e da solo, e il nostro applauso è stato tutto per lui. C'erano tre sedie, Paul sedeva su quella posta a destra rispetto a noi, John Millar in quella a sinistra e Russell doveva sedersi al centro. Russell viene annunciato, tantissimi applausi, lui entra in scena (t-shirt nera, jeans e giacca di pelle per chi non lo sapesse) e deve per forza passare davanti a Paul per raggiungere il proprio posto. Paul allunga la gamba in modo molto plateale e Russell fa finta di inciampare. L'intervista non è ancora cominciata che già abbiamo una scenetta comica.

Dopodichè è tutto confuso. Ricordo delle cose, ma non necessariamente nell'ordine esatto. Ci sono state parecchie canzonature sulla cravatta di John Millar (che aveva un grande motivo sgargiante) e sul suo accento (simpaticamente scozzese). Russell ha cominciato a parlare con accento scozzese, mi è sembrato davvero buono, ma che ne so? Non sono britannica, non sono geneticamente predisposta a capire questo genere di cose. C'è stata una serie di battute sulla cravatta, sugli accenti e sul rugby. Le cose non si sono del tutto animate e il ribattere non è che fosse troppo formale ma nemmeno del tutto rilassato o spontaneo.

Il meglio doveva ancora venire.

John Millar ha cominciato citando Russell quando nel 1997 aveva detto che non credeva di avere ancora fatto il suo miglior lavoro. John gli ha chiesto se la pensa ancora allo stesso modo. Russell ha detto di sì e ha finto di volersela cavare rispondendo con un monosillabo, ma John ha detto che no, voleva una risposta completa, una risposta DVD. Russell ha ampliato dicendo (come io sto parafrasando) che lui non vuole mai smettere di pensarla a quel modo perché vuole mantenere la freschezza. E' andato avanti per un pò, non scendo nei dettagli, primo perché non me li ricordo, e secondo perché spero che il Guardian fornisca presto una trascrizione completa (come fanno di solito). Credo che sia più interessante se invece vi do le mie impressioni.

Millar ha chiesto a Russell di "Romper Stomper" e della questione di come era stato accolto in Inghilterra. Russell ha raccontato di essere rimasto sbalordito per lo scalpore destato dal film poiché lui pensava che esso costituisse un'opportunità perché la gente facesse un esame di coscienza. Lui è rimasto particolarmente ferito quando NME (New Musical Express - ndt), "la bibbia della sua giovinezza" ha titolato un articolo "Racist Crowe" (Crowe razzista). Ha detto qualcosa tipo "Ti aspetteresti che si rendano conto che è solo recitazione". Ha anche detto che era contento di come il film aveva aiutato la gente in Australia a riflettere sul proprio comportamento e a comprendere che una battuta "sugli irlandesi o altri" non è innocente. John Millar ha colto l'occasione per dire: "Oh, allora la smetterai di fare battute sul mio accento". Russell ha fatto finta di vergognarsi e di essere contrito ma chiaramente non aveva alcuna intenzione di smetterla. 

A questo punto Russell ha cominciato a sciogliersi un pò. Non che prima fosse teso o poco comunicativo ma adesso cominciava ad essere visibilmente più coinvolto e animato nei confronti di ciò che stava avvenendo e delle domande. Ha ampliato il discorso dicendo che "Romper Stomper" è stato un film importante per lui perché è stato allora che ha capito per la prima volta che quello che gli dicevano, vale a dire che si deve amare il proprio personaggio, è una stronzata. Intanto Paul annuiva ripetutamente con la testa per far capire di essere d'accordo con quello che Russell stava dicendo.

La domanda successiva è stata per Paul, qualcosa su un film che ha fatto anni fa, su come la sua carriera è andata avanti e sul fatto di arrivare a fare due film con qualcuno come Russell. "Ma non intendo chiederti di Russell", Paul ha sottolineato che questo lo faceva sentire risollevato e tutti hanno riso, Russell compreso. Ad un'altra domanda su "The Heart of Me", su come il personaggio sia pieno di difetti, Paul ha risposto che nonostante molti attori prima di lui avessero rifiutato il ruolo ("Stento a credere che lo sto ammettendo") quello che attraeva lui era proprio questo. Mentre continuava a parlare dei difetti del personaggio, Russell ha cominciato a pizzicarlo: "Ma allora non era diverso da te", e a quel punto la discussione è andata fuori dai binari, da una cosa si saltava ad un'altra, e John e Paul hanno cominciato a parlarsi con le voci che si accavallavano e a fare doppi sensi su cose lunghe e dure. A quel punto Russell ha detto: "Perchè non ve ne andate fuori tutti e due a farvi una sega assieme?" 
Ve l'avevo detto che la serata è stata spinta! Ci sono state risate e John Millar ha detto: "Devo biasimare solo me stesso", il che era vero perché era stato lui a cominciare.

A questo punto hanno cominciato a rispondere alle domande dalla platea. Sia come sia, la prima domanda è venuta da un signore in fondo che, per quanto sono in grado di dire, amava "Gladiator" ma non si sentiva emotivamente coinvolto da "Master and Commander". Il succo della domanda era questo, voleva sapere se Russell si accingeva a tornare a lavorare con Ridley perché lui amava "Gladiator" ma aveva la sensazione che in "Master and Commander", "per quanto visivamente stupendo, mancava qualcosa". "Sarà lei che mancherà dal teatro entro un secondo" è stata la risposta di Russell data soprattutto per scherzo (la parola chiave è "soprattutto"). Ci sono state delle risate e subito Paul si è inserito dicendo a chiare lettere che "Master and Commander" è un film fantastico. Io non so se altre persone abbiano colto il cambio ma penso sia stato un momento di svolta della serata. Fino a quel momento, si era trattato del classico Q&A che stava andando come previsto (battute spinte a parte, e ancora mi domando se trascriveranno mai quella parte della conversazione). Ma con quell'intervento, che è stato franco e aperto e appassionato (Paul è davvero un tipo che sa diventare ardente), l'atmosfera è diventata più intima e le barriere fra il pubblico e la scena sono cadute. Un'altra cosa: dopo che Russell e Paul (soprattutto Paul, devo dire, ha assunto un ruolo guida in questa cosa) hanno finito di difendere il film, John Millar ha tentato di andare avanti ma Russell lo ha interrotto perché non si era ancora risposto alla domanda del signore. E' stata una bella mossa ed ha dimostrato che non c'era malanimo, Russell voleva comunque agire correttamente con quest'uomo. La risposta era basata su quanto Ridley sia un grande regista ed un buon amico, e che loro vogliono lavorare insieme nuovamente. Avevano progettato "Tripoli" ma poi la figlia di Ridley si è ammalata e hanno rinviato il film, e adesso pare che non si farà più.

Poi c'è stata una signora, che si è dilungata a spiegare quanto amasse il film (Russell e Paul all'unisono "Te l'avevo detto!" all'uomo in fondo, altre risate) e poi ha detto: "Voglio chiederle, dato che è un attore così eccitante" e poi pensando che fosse necessario chiarire "la domanda è per Mr Crowe" al che Paul ha alzato le braccia in aria con finta indignazione e ha detto "Oh, mavaff****lo!" Non so come meglio descriverlo per iscritto, ma è stato estremamente divertente e per nulla offensivo. Ci sono state delle gran risate e a questo punto, fra il tormentare il tizio di prima e Paul che giocava a fare l'offeso, la poveretta ha tentato per cinque minuti di fare la domanda. La domanda riguardava i media e il modo in cui Russell gestisce le pressioni. Lui ha detto che molto tempo fa, quando è stato la prima volta a Los Angeles, ha incontrato un sacco di persone che si erano perse completamente, e tutto quello che era rimasto di loro era la persona pubblica. E che lui è ben deciso a far sì che questo non capiti mai a lui, e che è il motivo per cui lui è tanto aperto e sincero con tutti e al diavolo le conseguenze.

So che mi è già capitato di leggere questa risposta, più o meno le stesse parole. Ma sentirle dire da lui fa una grande differenza. E' facile avere la parlantina sciolta a riguardo e credo che sia una frase che vuol nascondere una moltitudine di peccati. Ma è stato palesemente chiaro per chiunque che quest'uomo lo dice con tutto il cuore e che è per lui qualcosa di vitale.

Ad un certo punto, Russell ha raccontato (con evidente orgoglio, anche se lui non è d'accordo sull'usare questo termine) come, il giorno prima al Royal Film Performance, 17 dei 22 membri del cast che erano presenti e che non lo vedevano da tanto tempo lo hanno salutato "Aye, Captain". "E' solo perché non riuscivano a ricordarsi come ti chiami, amico" ha detto scherzando Paul.

Ad un altro punto, Russell ha dato una eloquente (anche se non originale, l'ho sentita tante volte in precedenza) risposta in merito a quanto fosse meraviglioso lavorare con Peter Weir. Se non sbaglio, è stata una risposta che l'altra sera ha strappato un applauso spontaneo da parte del pubblico. Come già altre volte, lui ha parlato di "The Last Wave" e del fatto che marinò la scuola per andarlo a vedere, e poi ha detto che non doveva farsi scappare questa cosa dato che sua madre e suo padre erano fra il pubblico. Fatto vero, mi sono girata ed erano seduti due file dietro di noi, prima non li avevo notati. Lui ha tentato di far ricadere la colpa su suo fratello "Ero con mio fratello, è lui il maggiore, è colpa sua", ma non è che sia stato molto credibile. 

Russell ha anche parlato della sceneggiatura, che non ne era soddisfatto all'inizio, delle lunghe conversazioni con Peter Weir e così via. Poi ha detto che uno dei momenti più piacevoli della lavorazione del film è stato 3-4 settimane prima di girare, quando arrivò Akiva Goldsman e loro quattro (Russell, Peter Weir, Akiva e Paul Bettany) hanno lavorato alla sceneggiatura e "abbiamo esaminato i libri rimettendo le cose a posto". Ma poi ha sottolineato che questa è una fase normale del processo, perché anche con la sceneggiatura più perfetta, quando metti veramente in piedi il personaggio, dei cambiamenti sono sempre necessari. 

Ad entrambi è stato chiesto quale sia stata la più grossa sfida nel fare il film. Paul ha parlato della solitudine e di come questo abbia formato uno speciale cameratismo fra il cast e la squadra e di quanto lui ne porterà il ricordo nel cuore per sempre. Era stupendamente appassionato nel rispondere, un lato di lui che non avevo ancora visto nel corso della serata. Prendendo lo spunto da Paul, Russell ha parlato prima degli aspetti piacevoli nel girare il film (cameratismo, guardare dei film insieme, giocare a rugby) e poi delle sfide: sì, vale a dire del violino.

Una signora ha premesso prima di porre la propria domanda che lei era una grande fan dei romanzi e quanto Russell e Paul avessero meravigliosamente dato vita ai personaggi. Sia Russell che Paul sono parsi genuinamente felici e gratificati, naturalmente allungavano lo sguardo al signore seduto in fondo e dicevano: "Lo vede, è necessario che lei riveda il film". (Questo è stato il tormentone scherzoso della serata, ogni volta che se ne poteva cogliere l'occasione). Lei ha chiesto se Russell avesse in mente qualche ruolo che gli piacerebbe interpretare. Russell ha risposto che nonostante la cosa fosse partita come una storia sui quotidiani senza alcun fondamento, gli piacerebbe interpretare Enrico VIII. Di recente si trovava a parlare con un grosso produttore (ho pensato che fosse Jerry Bruckheimer ed ho gridato in silenzio dentro di me: "Non farlo!") di una versione degli avvenimenti che sarebbe storicamente accurata. e perciò istruttiva. Io non credo che questa sia una ragione sufficientemente valida per fare un film però mi piacerebbe vedere Russell che interpreta Enrico VIII. Ha anche nominato Cromwell, Beckett, forse il principe Carlo (con un enorme sorriso e giocando con le orecchie). Ma poi è ritornato serio e ha detto che era stato un sincero piacere conoscere il principe Carlo. Paul si è inserito e a beneficio del tizio in fondo ha detto: "A proposito, a lui il film è piaciuto". "No", ha detto Russell, "Lo ha amato".

Un altro signore ha cominciato dicendo che questo era il film ambientato sul mare che lui aspettava da tantissimo tempo. Russell ha assunto il suo accento, che era americano, e ha chiesto: "Di dove sei, fratello?" Non amico, fratello. Molto caldo e intimo, e il pubblico lo ha molto apprezzato. L'uomo ha risposto: "New York". "E cosa stai facendo a Londra?" Il pubblico ha riso perché Russell aveva invertito completamente i ruoli. Russell faceva l'imbarazzato: "E allora? Sono semplicemente curioso". L'uomo ha detto che lavorava per The Economist e si trovava a Londra per alcuni incontri. Curiosità di Russell soddisfatta ("Grande!"), l'uomo ha chiesto se i ruoli del passato riaffiorano mai. Russell ha risposto: "Assolutamente. E' una cosa fisica, e gli stimoli sensoriali possono provocare la memoria fisica di un personaggio o di una scena". L'uomo ha scherzato: "E le scene con Kim Basinger in LA Confidential?" Russell ridendo: "Tu sporco bastardo!" ** 

C'è stato un piccolo incidente imbarazzante quando una ragazza ha avuto l'opportunità di fare una domanda e ha cominciato a dire smancerie su che grandi fan erano lei e la sua amica e ha chiesto se lui le avrebbe firmato un autografo. Come hanno riferito altre persone, la sua prima reazione, data con maggiore buon umore di quanto io stessa sarei riuscita a dominare, è stata: "Guardie, c'è una cacciatrice in sala". La cosa buona è stata che le smancerie della ragazza sono state accolte dal pubblico (con gemiti e risolini) peggio che da Russ, quindi su questo si era tutti sulla stessa lunghezza d'onda. Russell ha detto: C'è una domanda? Ah sì, se firmerò l'autografo". Poi si è abbassato sul microfono e ha detto, con un'espressione semiseria: "No!", ma dopo ha scosso la testa, ha sorriso e ha detto: "Portalo giù più tardi".

Ha parlato brevemente di "The Long Green Shore" quando gli è stato chiesto se ha in progetto di fare altri film in Australia. Ha detto che l'ultima stesura del film è lunga 180 pagine, e a questo punto è molto diversa dal libro, cosa non necessariamente negativa (parole sue). La mia impressione complessiva è che stiano continuando a lavorare al film ma non sono per niente prossimi alle riprese effettive.

Una ragazza - una delle fan - ha fatto un commento sul fattore della pelle d'oca e su "Virtuosity", che le riusciva difficile credere che lui avesse avuto la pelle d'oca con quel copione. Questo non lo ha detto al microfono, non è stata la sua domanda principale. Ma lui l'ha captata immediatamente, non in modo scortese o irritato, solo molto consapevole di quello che era stato detto e pronto a parlarne. Ha risposto che, assolutamente sì, quella è proprio la ragione per cui l'ha fatto. Ha spiegato che lui è emotivamente molto aperto con le sceneggiature e che viene facilmente catturato dal materiale, ecco perché il fattore "pelle d'oca" è tanto importante per lui. Se non si verifica, è difficile che lui vada oltre. Nemmeno io riesco a capire che cosa abbia visto in quel copione o nel prodotto finale, ma rispetto moltissimo il fatto che i suoi sentimenti personali sui propri film non dipendano dalla reazione generale o dal successo, ha una sorta di bussola interiore e non tentenna, nemmeno di fronte ad una schiacciante opposizione.

Un signore gli ha chiesto della Coppa del Mondo di rugby, chi vincerà. Russell si è visibilmente ringalluzzito, un'occasione per parlare del suo argomento preferito. Ha detto che l'Inghilterra aveva avuto la sua chance. E sebbene odi a morte Clive Woodward (l'allenatore inglese), rispetta il fatto che lui (Woodward) abbia dichiarato qualche anno addietro che avrebbe vinto la coppa e che era intento allo scopo e concentrato abbastanza da riuscirci. (Sappiamo tutti quanto Russell sia grande in fatto di dedizione e concentrazione, state certi che farà tanto di cappello davanti a persone che non gli piacciono ma che abbiano queste stesse caratteristiche). Però ha anche detto che sarebbe folle scommettere contro gli australiani quando giocano sul terreno di casa. Ha continuato dicendo qualcosa di tecnico e di mistico, e Paul scuoteva la testa, facendo commenti tipo: "Non ho nemmeno la più pallida idea di cosa stia parlando".

Verso la fine dell'intervista (l'intero Q&A è durato circa 45 minuti, che è davvero una buona durata considerato che c'era la proiezione del film prima e che si stava facendo proprio tardi) Russell stava rispondendo a una domanda su quanto i personaggi che ha interpretato siano rimasti con lui. Ha risposto che era solito ricordare tutte le battute di tutti i suoi personaggi e che poteva recitarli in qualsiasi momento, ma che ora l'età esige il suo tributo e lui ne sta dimenticando alcuni. Ha parlato di come le cose che si imparano per un ruolo non siano vera e propria conoscenza, se ne stanno nel lobo frontale e tu le sputi fuori non appena hai terminato perché hai bisogno di fare spazio per il ruolo successivo. Ha menzionato Daniel Day Lewis che parlava della stessa cosa. Con il tempo potresti migliorare come attore, ma non diventi più intelligente o più sapiente perché le cose che impari non sono vera conoscenza. Era molto meditativo sulla cosa, lo ha già ripetuto altre volte di recente, quindi probabilmente questa è una delle cose a cui pensa maggiormente. Ha anche detto che suonare il violino è stato così difficile che si era ripromesso di non smettere di farlo dopo il termine delle riprese. Ma naturalmente lo ha fatto. Solo che 6-7 settimane fa, mentre si preparava per il tour promozionale, lo ha ripreso e adesso suona un giorno sì ed uno no. Si è animato e davvero tanto al momento di questa risposta. John Millar si rendeva conto del tempo che passava e cogliendo una pausa in cui Russell ha smesso di parlare, ha tentato di tagliare per far andare oltre le cose. Ma Russell ha detto: "Non ho ancora finito". Non era seccato, è stato piuttosto dolce che si preoccupasse di dirlo nel modo migliore. 

Penso che l'ultima domanda sia stata su "Dirt Music", ne abbiamo già parlato. Ha detto che aveva appena ricevuto il copione e che gli era stato detto che è grande (non sono del tutto certa di questo, ha detto qualcosa su un amico che diceva che era grande, oppure che l'aveva scritto un amico). In ogni caso, è eccitato per il fatto di avere il copione e non vede l'ora di leggerlo. John Millar ha detto: "Ecco a voi, lo avete già sentito prima".

John ha cominciato a chiudere l'incontro, con un enorme applauso del pubblico. Russell e Paul si sono alzati per andare via, dicendo grazie e altre cose del genere. Millar ha iniziato a dire al pubblico qualcosa, si trattava di questioni interne, su ciò che sarebbe accaduto dopo, ma parlava sugli applausi e non si riusciva a sentirlo. Quindi c'è stato un breve momento in cui John Millar tentava di farsi sentire e Russell e Paul, anche se erano in piedi e avevano terminato il proprio intervento, non uscivano, aspettavano che John finisse dopodiché sono andati via insieme. Suppongo non sia molto importante, ma ho pensato che siano stati molto rispettosi nei confronti del loro ospite e del pubblico non cogliendo la prima occasione per sparire, ma al contrario aspettando per agire nel modo corretto. Sono certa che avessero tutte le ragioni per volersene andare al più presto possibile, essendo stanchi di incontri con la stampa e di tutti gli altri tipi di impegni. 
6point7 ed io siamo uscite e ci stavamo spostando verso l'uscita, che era accanto alla sala VIP (una piccola sala privata riservata dal National Film Theatre per i suoi ospiti). C'erano ancora parecchie persone che sembravano far parte dell'entourage ufficiale, quindi ho sospettato che Russell e Paul non se ne fossero ancora andati. 6point7 mi ha chiesto se volevo restare per tentare di vedere Russell. Ho detto di no (rovinando anche il suo divertimento!), ma io non ho mai avuto alcun vero desiderio di incontrarlo (non da fan almeno), o di chiedergli l'autografo. La fortuna ha voluto che mentre eravamo lì a parlare, l'ho visto improvvisamente lì davanti. Aveva appena lasciato la sala VIP, mi è passato dietro ed è uscito. C'erano alcuni fan dietro la transenna e lui si è fermato parecchio per firmare autografi. C'era un sacco di movimento e ho pensato che quelli del suo gruppo volessero portarlo via, ma lui si è preso il suo tempo. Io ero a pochi piedi di distanza, come ho detto non sono molto interessata agli autografi, e 6point7 ha scattato delle fotografie. I suoi genitori erano proprio accanto a noi, ho pensato di dire loro qualcosa, non ho mai incontrato un genitore che non voglia sentire delle cose belle sul proprio figlio in ogni occasione. Ma non volevo innervosirli, farli sentire tallonati. 

Quindi questa è stata l'intera serata. Voglio concludere con alcuni pensieri casuali:

Quello che mi ha maggiormente impressionato è stato quanto poco impressionata io sia stata. Mi spiego: quando vedi qualche personaggio famoso, e specialmente Russ per cui, ammettiamolo, io ho un debole, l'adrenalina e l'eccitamento irrompono. Personalmente, io mi sento in imbarazzo in situazioni del genere poiché penso che mi sto perdendo le cose importanti preoccupandomi per quelle superficiali. Prima del Q&A il pubblico era pieno di adrenalina. Appena sono apparsi Russell e Paul, le cose hanno cominciato a calmarsi. Erano un pò nervosi, così come lo eravamo noi. E' un buon inizio. Non avevano un aspetto strabiliante, avevano un aspetto comune. (Va bene, Paul non ha un aspetto comune, lui è di una bellezza da schiantarti, ma lasciamo perdere). Loro non si comportavano da persone comuni, lo erano. Una parte del mio cervello pensava "questo non è niente di cui sentirsi strabiliati". Ben presto ho superato del tutto la fase "E' proprio Russell Crowe!" e mi stavo godendo la serata. Il pubblico ha avuto la stessa reazione, penso.

C'è stato un grande momento di interazione con il pubblico. Ho cercato di comunicarvi questo nel mio resoconto più che potevo. L'interazione non si è limitata al rispondere alle domande. Ci sono state interruzioni, freddure, alcuni momenti la conversazione se ne andava da tutte le parti. L'interagire di Russ con il pubblico non era solo una questione di rispetto o di fare bene il proprio lavoro. Non ho idea di come lui si senta ai numerosi Q&A che fa, sospetto che sia molto difficile sentirsene eccitato, specialmente quando sei stanco e ne hai fin sopra i capelli di rispondere a delle domande. Ma a me è sembrato che sin dal momento in cui è arrivato, lui sia stato totalmente coinvolto nella situazione. Sono stata ad un sacco di Q&A e non ho mai visto nessuno aperto con il pubblico come lo è stato lui.

Ho come l'impressione che Russ sia molto consapevole e allo stesso tempo del tutto inconsapevole della sua fama. Ne è consapevole a livello intellettivo - ha fatto un sorriso davvero molto significativo quando Paul è parso sollevato perché non gli sarebbe stato chiesto com'é lavorare con lui. Ma la celebrità non è ancora entrata a far parte di lui. Quando si rilassa in una determinata situazione, si scorda totalmente della celebrità. A ma è sembrato che l'altra sera se ne sia dimenticato.

Ho già detto che c'è stata familiarità. A me non piace usare questa parola perché, secondo me, le fan spesso passano il confine e pensano di avere con lui un rapporto più intimo/personale di quanto sia accettabile. Ma c'è stata familiarità nel senso che lo scambio è stato aperto e sincero. Provare interesse per quello che gli altri hanno da dire. Non esibirsi, non essere condiscendente e cercare di liberarsi.

Sono stata a parecchie delle interviste del Guardian al National Film Theatre e non avevo mai visto una risposta migliore da parte del pubblico. Non sto parlando di applausi o di ammirazione (sebbene questo ne abbia fatto parte), parlo del sentirsi coinvolti a livello personale. Sono assolutamente certa che tutti hanno lasciato il cinema coscienti che Russ è un uomo dignitoso.

Quanto a me, non mi ero mai occupata del fatto che Russell sia una persona dignitosa, il suo lavoro è molto più importante per me. Ma dall'altra sera ne sono certa. E so anche come si caccia nei guai. Dopo tutti questi anni, lui è ancora incapace di vedere il suo interagire con altre persone come un esercizio di pubbliche relazioni. A volte i risultati sono grandi, come è avvenuto martedì sera. A volte non sono altrettanto buoni. Ma il principio rimane lo stesso. Ed io ho di lui il più assoluto rispetto per questo.


* Probabilmente è risaputo ma, in ogni evenienza, Q&A sta per "Questions and Answers", un altro modo per chiamare i dibattiti in cui personaggi noti rispondono anche a domande del pubblico.

** Bisogna anche ricordare che nella versione originale di M&C Jack chiama i francesi della Acheron "The dirty bastard!" Lo stesso Jay Leno ne faceva l'imitazione quando Russell è stato ospite nella sua trasmissione. 
The Guardian Interview with Russell Crowe at the NFT 

On Tuesday 18th November 2003 Russell Crowe and co-star Paul Bettany took part in The Guardian Interview on-stage at the National Film Theatre following a screening of their latest film Master and Commander: The Far Side of the World. This was a very late addition to the NFT programme and tickets were reserved for NFT members only until the day of the event itself when some stand-by tickets were available. Russell and Paul were interviewed by Edinburgh journalist John Millar who first interviewed Russell Crowe in the early 1990s. The interview sold out within a few days of it being announced on the website so it's always worth checking in for any late additions

Poly's report on the NFT Event:


I am not sure how to start, so I 'll just get straight to the point. I had big expectations and was very excited about the NFT/Guardian screening and interview, and at the same time I was apprehensive and was afraid I was setting myself up for disappointment. In the end, the evening turned out different from my expectations, more vibrant, more intimate, more fun and definitely raunchier (well, I didn't expect it to be raunchy in the first place). 

The film started at 7:15pm. I and 6point7, another Russell fan and friend who was with me, had very nice seats at the fourth row, very nice for both the film and the Q&A. The National Film Theatre screening room is not very big, maybe 300-350 seats and it's more wide than deep, so everyone is quite close. Being the curious bugger that I am, I was looking around to see who else was in the audience and noticed Stephen Frears sitting a few rows behind us. Cool! There were some other familiar faces and a big gap of empty seats in the middle. As I suspected, and I was right, these seats were reserved for people who came with Russell and Paul after the screening. (We knew that Russell and Paul were coming only for the Q&A straight after recording "Friday Night with Jonathan Ross").

After the movie ended, lots of applause and there is an anouncement for a brief break. We are given a lot of instructions about not using cameras and recording equipment, and while these instructions apply to all events, this was the first time when they explicitly said that anyone who doesn't comply, s/he 'll be asked to leave. 15-20 minutes pass and we are all back in the room. John Millar, a journalist from Edinburgh, appears and with a lot of humour talks us through what is going to happen: first some clips from Russell's and Paul's movies, then 15 minutes of him interviewing Russell and Paul and then questions from the audience.

They showed clips from Romper Stomper, Gangster No 1, Gladiator and The Heart of Me. Seeing a scene from Romper Stomper at the big screen was slightly uncomfortable, but Gangster No 1 came afterwards and believe me, Hando looked like a choir boy next to the character played by Paul Bettany at that movie. And you thought Paul was such a sweet man! (Actually he is but more about it later). Towards the end of the clips, we could hear some noise and voices from the direction of the stage door. And then a low throat giggle that I am embarassingly familiar with. We heard Russell before we saw him.

John Millar came back on stage and introduced Paul Bettany first. A nice touch since it meant that Paul came on stage first and by himself, and our applause was all for him. There were three chairs, Paul sat at the right one as we were looking at them, John Millar at the left and Russell was to sit at the middle one. Russell got announced, lots of applause, Russell comes on stage (black t-shirt, jeans, leather jacket if you need to know) and he needs to get past Paul to get to his seat. Paul extends his leg very theatrically and Russell pretends he trips and stumbles. The interview hasn't started yet, and we already have physical comedy.

After that, everything is a bit of a blur. I do remember things, but not necessarily at the right order. There was a lot of teasing about John Millar's tie (it had a big bright pattern) and his accent (lovely scottish one). Russell started speaking with a scottish accent, it sounded pretty good to me, but what do I know? I am not british, I am not genetically predisposed to understand these things. There was a bit of a bunter about the tie and the accents and rugby. Things haven't entirely warmed up and the bunter isn't stilted but is not entirely relaxed and spontaneous either.

The best was yet to come.

John Millar started by quoting Russell from 1997 when Russell said that he didn't think he had done his best work yet. John asked him whether he still feels the same. Russell said yes and pretended that he 'd try and get away with a monosyllabic answer, but John M. said no, I want the lengthy, DVD answer. Russell expanded by saying (and I am paraphrasing) that he never wants to stop feeling that way because he wants to keep things fresh. He went on for a while, I won't go into details, first because I don't remember, and secondly because I hope Guardian will provide a full transcript soon (as they usually do). I think it's more interesting if I give you my impressions. 

John Millar asked Russell about Romper Stomper and its reception in England. Russell talked about being shocked with the outcry the movie caused since he thought the movie was an opportunity for people to reexamine their own behaviour. He was particularly hurt when NME, "the bible of my youth", printed a headline "Racist Crowe". He said something like, you 'd think they 'll know it's acting. He also said that he was pleased how the movie helped people in Australia rethink their behaviour and realise that a joke "about the Irish or whatever" is not innocent. John Millar found the opportunity to say, Oh, so you'll stop making jokes about my accent. Russell pretended to be sheepish and remorseful but clearly he had no intention of stopping.

At this point Russell started to loosen up a bit. Not that he was tense or uncommunicative before but now he started being visibly more involved and warming up to anything that was happening and the questions. He expanded by saying that Romper Stomper was an important film for him because it was the first time he realised that what people were saying that you have to love your character is bull****. Lots of head bobbing by Paul in agreeing with what Russell was saying.

Next question for Paul, something about a movie he did years ago, how his career progressed, and now he gets to make two movies with someone like Russell. "But I am not going to ask you about Russell", Paul made a point of looking relieved, everybody laughed, including Russell. Next question about The Heart of Me, how the character is full of flaws, Paul said that although lots of actors before him turned down the role ("I can't believe I am admitting that"), for him that was the attraction. Went on to talk about the flaws of the character, Russell started teasing him: " He is not unlike you then", and at that moment the discussion got derailed, one thing led to another, and John Millar and Paul started talking over each othe and making sexual innuendos about things that are long and hard. At which point Russell said: "Why don't you both go out and pull yourselves together?" Told you the evening was raunchy! Laughter and John Millar said: "I only have myself to blame", which was true because he was the one who started it. 

At this point they started taking questions from the floor. For better or worse, the first question was from a gentleman at the back who, as far as I can tell, loved Gladiator but didn't feel emtionally involved with Master and Commander. That was the basis of his question, he wanted to know whether Russell was going to work with Ridley again, because he loved Gladiator but he felt that with Master and Commander, "although visually wonderful, something was missing". "It's going to be you missing from the theatre in a second" was Russell's response, delivered mostly in good fun. (The key word is mostly). There was some laughter and immediately Paul stepped in and said in no uncertain terms that Master and Commander is a wonderful movie. I don't know how other people perceived the exchange, but I think it was a turning point in the evening. Until then, it was a classic Q&A session that was going as expected (raunchy jokes aside, I still wonder if they are going to transcribe that part of the conversation). But with that exchange, which was frank and open and passionate (Paul is doing passionate very nicely indeed), the atmosphere became more intimate and the barriers between the audience and the stage broke. Another thing: after Russell and Paul (mostly Paul I have to say, he took the lead on this one) finished defending the movie, John Millar attempted to move on but Russell stopped him because the gentleman's question hadn't been answered yet. It was a very nice touch and it showed that they were no hard feelings, Russell wanted to do right by this man regardless. The answer was about how Ridley is a great director and a good friend, and they want to work together again. They had planned Tripoli but then Ridley's daughter got sick and they postponed the movie and now it seems that it's not going to happen.

Next was a lady, who made a point of saying how much she loved the movie (Russel and Paul in unison "Told you!" to the gentleman at the back, more laughter) and then she said, "I want to ask you, being such an exciting actor" and then she thought she needed to clarify, "this is for Mr Crowe", at which point Paul threw his hands in the air in mock indignation and said "oh F*** you!". I am not sure how well that translates on page, but it was extremely funny and not insulting at all. Roaring laughter, and by this point, between teasing the previous gentleman and Paul playing insulted, the poor lady was trying to ask the question for five minutes. The question was about the media and how Russell deals with the pressures. He said that a long time ago, when he first went to Los Angeles, he met a lot of people who had lost themselves completely, and all was left of them was this public persona. And he was determined that this will never to happen to him, and that's why he is as open and upfront with everyone and the hell with the consequences.

I know I have read this answer before, maybe down to the same words. But hearing him say it made a big difference. It's easy to be glib about it and think it's just a line that covers a multitude of sins. But it was plainly obvious to anyone that this guy means it with all his heart and it's something vital to him.

At one point, Russell talked (with obvious pride, although he doesn't like the word) about how, at the Royal Film Perfomance the previous day, 17 of the 22 cast members who were there and hadn't seen him for a long time greeted him with "Aye, Captain". "It's because they couldn't remember your name, mate" Paul quipped.

At another point, Russell gave an eloquent (if not original, I have heard most of it before) answer about how wonderful it was to work with Peter Weir. If I am not mistaken, that was one answer in the evening that drew spontaneous applause by the audience. As with other times, he talked about The Last Wave and how he missed school in order to see it, and then said he shouldn't be admitting this because his mum and dad were in the audience. True enough, I turned around and they were sitting a couple of rows behind us, hadn't noticed them before. He tried to shift the blame to his brother, "I was with my brother, he is older, it's his fault", but he was most unconvincing.

Russell also talked about the script, he wasn't happy about it at the beginning, long conversations with Peter Weir etc. Then he said that one of the most pleasurable times of working in the film was 3-4 weeks before filming, when Akiva Goldsman was brought in and the four of them (Russell, Peter Weir, Akiva and Paul Bettany) worked on the script and "went through the books putting things back in". But then he emphasised that this is a normal part of the process, because even with the most perfect script, when you actually put the character on his feet, changes are always needed.

Both of them were asked what was the biggest challenge on making the film. Paul talked about loneliness and how this forged a special camaraderie between the cast and crew and how much he 'll always cherish that. He was wonderfully passionate in his response, a side of him I hadn't seen before this evening. Taking his cue from Paul, Russell talked first about the pleausres of making the film (camaraderie, watching films together, playing rugby) and then about the challenges: yes, it was the violin.

A lady prefaced her question with saying how big a fan of the books she was and how wonderfully Russell and Paul brought the characters to life. Both Russell and Paul looked genuinely happy and grateful, of course they turned to the gentleman at the back and said: "See, you need to see the movie again". (That was the running joke of the evening, saying that with every opportunity). She asked whether Russell had any roles in mind that he 'd like to play. Russell said that although it started as a tabloid story without any truth, he 'd like to play Henry VIII. He was talking with a big action producer recently (I kept thinking Jerry Bruckheimer and silently screaming, don't do it!) about a version of the story that would be historically accurate, and therefore educational. I don't think this is a good enough reason to make a film but I 'd love to see Russell playing Henry VIII. He also mentioned Cromwell, Beckett, maybe Prince Charles (with a big grin and playing with his ears). But then got serious and said that it was a genuine pleasure meeting Prince Charles. Paul interjected and for the benefit of the gentleman at the back said: "By the way, he liked the film". "No", Russell said, "he loved it".

Another gentleman started saying that this was the seafarring film he 'd been waiting for for a long time. Russell picked up his accent, which was american, and asked: "Where are you from, brother?" Not mate, brother. Very warm and intimate, and the audience was responding to it big time. The man answered: "New York". "And what are you doing in London?". The audience laughed because Russell had reversed the roles completely. Russell looked sheepish, "What? I am just inquisitive". The man said that he was working for The Economist and was in London for some meetings. Russell's curiosity satisfied ("Cool!"), the man asked whether past roles ever come to the surface. Russell said absolutely. It's a physical thing, and sensory stimuli can trigger the physical memory of a character or a scene. The man quipped: "What about the scenes with Kim Basinger in LA Confidential?" Russell: "You dirty bastard!" laughing.

We had one embarassing incident when one girl was given the chance to ask a question and started gushing about how big fans she and her friend are and whether he'll sign an autograph. As other people reported, his first reaction, delivered with more good humour than I would have mastered, was: "Security, stalker in the house". The good thing was that the girl's gushing went down worse with the audience (some groans and sniggers) than with Russ, so everyone was on the same wavelength on this. Russell said: "Is there a question? Oh yes, whether I 'll sign the autograph". Then he leaned into the mike and said, in a mock serious expression: "No!", but then shook his head, smiled and said: "Bring it down afterwards".

He talked briefly about Long Green Shore when he was asked whether he plans to make more films in Australia. He said that the recent draft of LGS is 180 pages long, and at this point it's very different from the book, not necessarily a bad thing (his words). My overall impression is that they keep working on the movie but they are nowhere near filming.

A girl - one of the fans - commented on the goosebumps factor and Virtuosity, that she had a hard time believing that he had got goosebumps with that script. That was an aside by the way, not her main question. He picked up on it immediately, not in an unkind or irritated way, just very aware of what was said and ready to engage in conversation. He responded, absolutely, that's the reason he did it. He explained he is emotionally very open to scripts and he is easily engaged with the material, that's why the goosebumps factor is so important to him. If it's not happening, it's hard for him to get past that. I too can't see what he saw in the script or the final product, but I very much respect the fact that his personal feelings about his movies don't depend on general response or success, he has an internal compass and he doesn't waver, even in the face of overwhelming opposition.

A gentleman asked him about World Cup rugby, who is going to win. Russell perked up visibly, a chance to talk about his favourite subject. He said that England had its best chance ever. And although he hates Clive Woodward's guts (Clive Woodward is the English coach), he respects the fact that he (C. Woodward) said some years back that he was going to win the cup and he was dedicated and focused enough to get there. (We all know how big Russell is on commitment and focus, trust him to tip his hat to people he dislikes for these exact traits). But he also said that one would be crazy to bet against the Australians when they play in their own turf. He went on saying something technical and mystical, and Paul was shaking his head, making comments like: "I have no idea what he is talking about".

Towards the end of the interview (the whole Q&A lasted about 45 minutes, which is a very good length considering that there was a screening of the movie beforehand and it was getting quite late) Russell was answering a question about how characters he has played had stayed with him. He said that he used to remember all the speeches from all of his characters and could recite them at a moment's notice, but now age is taking its toll and he is forgetting some. He talked about how the things you learn for a role isn't real knowledge, they stay at your front lobe and you spit them out as soon as you are finished because you need to make space for the next role. He mentioned Daniel Day Lewis who was talking about the same thing. You might become a better actor with time, but you don't become smarter or more knowledgable because the things you learn isn't real knowledge. He was wistful about it, he has mentioned it a few times lately, so it's probably one of the things that are on his mind a lot.. He also said that the violin was so much hard work that he thought he wouldn't stop playing after filming ended. But of course he did. But about 6-7 weeks ago, as he was gearing up for the press tour, he picked it up again and now he plays every couple of days. He was animated and very much in the moment with this answer. John Millar was conscious of the time and at a lull when Russell stopped talking, he cut in trying to move things along. But Russell said: "I haven't finished yet". He wasn't angry, it was rather sweet that he cared enough to do this properly.

I think the last question was about Dirt Music, we have already talked about it. He said that he just received the script and he was told that it's great (I am not very sure about that, he said something about a friend saying that it was great, or that a friend wrote it). In any case, he is excited having the script and looks forward to reading it. John Millar said: "There you are, you heard it here first".

John Millar started wrapping things up, huge applause by the audience. Russell and Paul stood up to leave, saying thank you and all that. John Millar started saying something to the audience, it was housekeeping business, about what was going to happen next but he was talking over the applause so he couldn't be heard. So there was a brief moment when John Millar was trying to be heard and Russell and Paul, although they were up and their job had finished, didn't walk out, waited for John Millar to finish and they left together. I guess it's not very important, but I thought they were very respectful of their host and of the audience not disappearring at the first opportunity, instead they waited to do it properly. I am sure they had every reason to want to leave as soon as possible, being tired of doing press and of all sort of other commitments

6point7 and I went outside and we were moving towards the exit, that was near the VIP room (a small private area the National Film Theatre has for the guests). They were still a lot of official looking people around, so I suspected that Russell and Paul hadn't left. 6point7 asked me whether I wanted to stay and try to see Russell. I said no (therefore spoiling her fun as well!), but I never had any real desire to meet him (not as a fan anyway), or ask for his autograph. As luck had it, as we were standing there and talking, I saw him suddenly in front of him. He had just left the VIP room, walked behind me and out the door. There were some fans behind a barrier and he stayed quite a long time signing autographs. There was a lot of movement and I think his people wanted to get him out of there, but he took his time. I stood a few feet away, as I said I am not much for autographs, and 6point7 took some pictures. His parents were just next to us, I thought about saying something to them, I have never met a parent who doesn't want to hear good things about their child at every opportunity. But I didn't want to freak them out, make them feel stalked.

So that was the whole evening. I want to finish with some random thoughts:

I was most impressed with how unimpressed I was. Let me explain: When you see any famous person, and especially with Russ for whom, let's face it, I have a soft spot, adrenaline and excitement kicks in. Personally, I am not very comfortable with situations like that, because I feel that I am missing the important things being preoccupied with the superficial. Before the Q&A, the audience was full of adrenaline. As soon as Russ and Paul appeared, things started settling down. They were a bit nervous, so were we. It's a good start. They didn't seem impressive, they looked normal. (OK, Paul doesn't look normal, he looks drop dead gorgeous, but let's not get into that). They didn't just act normal, they were. A part of my brain was thinking, this is nothing to be overexcited about. Pretty quickly, I was totally overthe whole "it's Russell Crowe" thing and was enjoying the evening. The audience had the same reaction I think. 

There was a huge amount of interaction with the audience, I tried to convey this to my report as much as I could. The interaction wasn't limited in taking questions. There were interruptions, jokes, the conversation was moving all over the place some times. Russ' interaction with the audience was not just a matter of respect or doing his job well. I have no idea how he feels about the numerous Q&As he is doing, I suspect it's quite hard to get excited about them, especially when you are tired and fed up answering questions. But it seemed to me that from the moment he was there, he was totally in the moment and engaged with the situation. I have been to a lot of Q&As and I have never seen anyone being as open with the audience as he was. 

I am under the impression that Russ is both very aware of his fame and at the same time totally unaware of it. He is aware of it in an intellectual level - he gave a nice knowing smile when Paul looked relieved he wasn't going to be asked about working with Russell. But fame hasn't become part of who he is. When he relaxes into a situation, he totally forgets about fame. It seemed to me that he had forgotten about it that evening. 

I mentioned that there was intimacy. I don't like using that word because, in my opinion, the fans often step over the line and think they have a more intimate / personal relationship with him that what is acceptable. But there was intimacy in the sense that the interaction was open and sincere. Being interested in what other person have to say. Not giving a performance, not being patronisisng and trying to disengage yourself. 

I have been to several of the Guardian interviews at the NFT and I have never seeing an audience respond better. I am not talking about applause or admiration (although that was part of it), I am talking about feeling engaged on a personal level. I am absolutely certain that everyone left the cinema feeling that Russ is a decent man. 

As for me, I was never very invested in Russell being a decent person, his work is much more important to me. But after that evening I am sure of it. And I also know how he gets into trouble. After all these years, he is still incapable of seeing his interaction with other people as a PR excercise. Sometimes the results are great, as were Tuesday night. Sometimes they aren't as good. But the principle is the same. And I totally respect him for it.

 

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