Russell Crowe - La Stampa - traduzioni

 

Master of the Sea (and the French), New York Times, 14 novembre 2003

traduzione a cura di grace

 

COMANDANTE DEL MARE (E DEI FRANCESI)

NEW YORK TIMES

14 novembre 2003

di A. O. SCOTT

Volete vedere una ghigliottina a Piccadilly? Volete che i vostri figli crescano cantando la 'Marsigliese'? Questo è Jack Aubrey, comandante della H.M.S. Surprise, che incita al patriottismo i suoi uomini mentre si preparano ad attaccare una nave francese più veloce, più grossa in qualche punto al largo delle coste sudamericane. Questa nave è l'Inghilterra, egli proclama, e "Master and Commander: The Far Side of the World,", che esce oggi in tutta la nazione, ne rende l'idea con magnifico vigore e precisione.

Questo film stupendamente piacevole, diretto da Peter Weir e adattato da due dei romanzi della serie in 20 volumi di Patrick O'Brian sugli exploit navali di Aubrey, celebra una concezione dell'Inghilterra che avrebbe potuto apparire leggermente sdolcinata persino nel 1805, quando si svolge l'azione. La Surprise è una sede rigidamente gerarchica di pomposità e cerimoniali ma tuttavia consacrata agli ideali della correttezza, della dignità e dell'onore e retta da un uomo cui spetta la nomina contenuta nelle parole del titolo del film, se non per diritto divino, quanto meno per la sua forza di carattere da semidio.

Naturalmente la vita sulla Surprise non è tutta discorsi elevati ed azione dettata da nobili principi. Winston Churchill disse una volta che le fondamenta della tradizione navale britannica erano il rum, la sodomia e la frusta. "Master and Commander" che è stato inserito nella fascia "sconsigliato ai minori di 13 anni non accompagnati dai genitori", si accontenta di due sui tre.

E' allettante leggere alcune attinenze geopolitiche contemporanee in questo film, cosa che appare in un momento in cui alcune delle maggiori nazioni di lingua inglese sono unite in un'alleanza militare contro dei nemici il quali, talvolta è necessario che ce ne ricordiamo, in realtà non comprendono la Francia.

La Surprise può essere l'Inghilterra, ma "Master and Commander" è un pò una collaborazione di tutta la "anglosfera". Sia il regista che il protagonista, Russell Crowe, sono australiani (Crowe di origine neozelandese), e non meno di tre studios americani (Universal, Miramax e 20th Century Fox che è il distributore negli Stati Uniti) ne hanno pagato la produzione. Lo spettacolo dell'autodifesa imperiale britannica è stato reso più appetibile per il pubblico americano ricorrendo ad una cauta modifica della fonte letteraria: la storia è stata portata indietro di sette anni rispetto alla guerra del 1812, quando gli inglesi combattevano . . . ma lasciamo perdere. Mettiamoci una pietra sopra.

E comunque, il fascino che i libri di O'Brian esercita sul lettore moderno va più in profondità del loro casuale incrociarsi con la diplomazia o la politica odierne. A partire dal 1970, quando fu pubblicato il primo episodio, la serie ha raccolto un seguito entusiasta e leale che non si può spiegare solo con l'attualità. Il film di Weir, che nel trasferire sullo schermo le pagine zeppe di informazioni di O'Brian segue la capacità di parola vigorosa e di azione repentina di Jack, distilla l'essenza del carisma di Aubrey.

Aubrey è l'incarnazione ideale della moderna autorità dirigenziale - l'Harry Potter della classe manageriale. Le sue avventure sono insaporite da un'arcana cultura tecnica e saggezza amministrativa comprensibili persino ai sottodirigenti ed impiegati con minore esperienza di mare. Se non fosse un film, "Master and Commander" potrebbe essere un seminario presentato in Powerpoint e pubblicizzato su una di quelle riviste delle linee aeree: I segreti della leadership nella Royal Navy.

Questo non è assolutamente per ignorare il lavoro di Weir (o, per quanto riguarda la materia, quello di O'Brian); ma, piuttosto, per spiegare perché, nelle sue mani esperte, i più minuziosi dettagli del comportamento a bordo diventino talmente avvincenti da mozzare il fiato. Le sequenze delle battaglie sono filmate con coerenza e rigore stupefacenti, ma "Master and Commander" è, semmai, più eccitante possibile nella parte fra i due scontri, quando al centro dell'attenzione viene posto il complesso sistema di autorità e deferenza che muove la Surprise - ed i tratti della personalità necessari per continuare a dirigerla.

La nave di Jack Aubrey fa parte di un più ampio sistema burocratico che definisce i limiti della sua autonomia e i particolari del suo incarico; lui è però, entro tali parametri, libero di essere creativo, addirittura piuttosto spericolato, nel perseguire i traguardi che gli vengono assegnati. Il suo lavoro è talvolta brutale e pericoloso, ma è evidente che lui lo ama; un sorriso quasi di gioia attraversa il viso carnoso di Crowe in prossimità di ogni battaglia. Appassionato per com'è per la sua vocazione, Aubrey non è un tipo totalmente dipendente dal suo lavoro. Gli piace ubriacarsi e intrattenere gli altri ufficiali con battutacce scherzose, suonare il violino, e fare gli occhi dolci ad una bellezza brasiliana che compare solo per pochi silenziosi secondi giusto per ricordare al pubblico l'esistenza delle donne.

Ma chi ne ha bisogno, comunque? Jack scrive lettere a casa a sua moglie e fa un brindisi scurrile nella mensa degli ufficiali, ma la Surprise è un mondo di varia e generosa mascolinità. Nella migliore tradizione del film di guerra, "Master and Commander" è nella sua essenza uno studio del cameratismo maschile sotto costrizione. L'eterogeneo gruppo di ufficiali e marinai semplici mette in mostra vividi sprazzi di personalità durante lo svolgimento delle proprie mansioni a bordo. Particolarmente bravi George Innes nei panni di un veterano sdentato, Robert Pugh nel ruolo del pomposo e ampolloso aiutante ufficiale della Surprise e Max Pirkis in quello di Blakeney, un giovanissimo cadetto aristocratico.

Al centro del quadro vi è l'amicizia fra Aubrey e Stephen Maturin, il chirurgo di bordo, interpretato da Paul Bettany. Bettany, sensibile, acuto e pacioso, funge da ottimo compagno per il fiero Crowe, e questa è la sua seconda chiamata alle armi. In "A Beautiful Mind" il suo personaggio, il compagno di stanza immaginario di John Nash, era un uomo di lettere come quello di Crowe lo era di matematica: stavolta, è un uomo di idee, ed in quanto tale il perfetto contraltare dell'uomo d'azione di Crowe. Aubrey e Maturin, che suonano dei magnifici duetti di violino e violoncello nella cabina del capitano dopo i pasti, discutono animatamente sulla natura del potere e se si debbano far prevalere le esigenze della ricerca scientifica (Maturin è un naturalista e un fisico allo stesso tempo) o del dovere militare.

Non che Maturin sia una femminuccia: sa maneggiare una spada se necessario, e, in una delle tante abbacinanti scene in primo piano di Mr. Weir, si opera da solo all'addome.Nè Aubrey è semplicemente un bruto; egli dimostra un'acuta intelligenza tattica ed una sorprendente delicatezza di sentimenti. Ma è, al di sopra di ogni cosa, l'incarnazione del senso pratico degli inglesi (le origini di Maturin, per inciso, sono irlandesi e catalane), governato dall'istinto e dall'abitudine piuttosto che dall'intelletto. Ad un certo punto cerca di inculcare lo spirito della leadership in Hollum (Lee Ingleby), un giovane cadetto pavido che ha perso la stima degli uomini. Il ragazzo ripete pappagallescamente le parole di Jack e tu realizzi che, nella sua bocca, la disciplina e il rispetto sono delle astrazioni anziché dei principi vitali e che lui è di conseguenza tragicamente inadatto al comando. 

Le guerre napoleoniche che seguirono la rivoluzione francese diedero origine, fra l'altro, al conservatorismo britannico, e "Master and Commander," non facendo alcuna concessione ai moderni sentimenti egualitari, è fra i film più profondamente e orgogliosamente conservatori che siano mai stati realizzati. Esso vede la Surprise come una società coerente in cui la stabilità è assicurata per tradizione ed ogni uomo conosce il proprio dovere e il proprio posto. Non mi sarei sorpreso di vedere il nome di Edmund Burke* nei titoli di coda.

La regia di Weir è opportunamente di vecchia maniera, il che non vuol dire che sia seriosa. E' raro, oggigiorno, vedere una storia di tali proporzioni e complessità filmata con tanta chiarezza, agilità ed attenzione per i dettagli. La padronanza di O'Brian di conoscenze nautiche e di storia marittima fu sempre notevole, ma tendeva anche a saturare di troppi dati la sua narrativa. Nella versione di Weir, ogni chiodo, ogni cima, ogni tazza e bottone d'ottone è più o meno al proprio posto, ma anziché dare la sensazione di troppo elaborato ed antiquario, come fanno tante rievocazioni in costume di Hollywood, "Master and Commander" pulsa di humour, passione e vita. Ti verrebbe il desiderio che Napoleone fosse ancora nei dintorni, in modo tale che noi - cioè, voglio dire, l'impero britannico - potessero batterlo ancora una volta. 

"Master and Commander: The Far Side of the World" è particolarmente sconsigliato ai minori di 13 anni non accompagnati dai genitori. Contiene alcune scene sanguinose di battaglie navali (ed interventi chirurgici a bordo) oltre che linguaggio spinto da parte dei marinai.


* Scrittore e politico inglese (1729/97) noto per le idee liberali e per aver anticipato la politica inglese del 19° sec. Scrisse, tra l'altro, delle "Riflessioni sulla Rivoluzione Francese."
NY Times: Master of the Sea (and the French)

By A. O. SCOTT 

Published: November 14, 2003

DO you want to see a guillotine in Piccadilly? Do you want your children to grow up singing the 'Marseillaise'?" This is Jack Aubrey, commander of H.M.S. Surprise, rousing the patriotism of his men as they prepare to engage a faster, larger French vessel somewhere off the coast of South America. This ship is England, he proclaims, and "Master and Commander: The Far Side of the World," which opens nationwide today, makes his point with magnificent vigor and precision.

This stupendously entertaining movie, directed by Peter Weir and adapted from two of the novels in Patrick O'Brian's 20-volume series on Aubrey's naval exploits, celebrates an idea of England that might have seemed a bit corny even in 1805, when the action takes place. The Surprise is a stiffly hierarchal place of pomp and ritual that is nonetheless consecrated to ideals of fair play, decency and honor and ruled by a man whose claim on the words in the film's title comes, if not by divine right, then at least by demi-godlike force of character.

Of course, life on the Surprise is not all high-minded talk and principled action. Winston Churchill once said that the foundations of British naval tradition consisted of rum, sodomy and the lash. "Master and Commander," which is rated PG-13, settles for two out of three.

It is tempting to read some contemporary geopolitical relevance into this film, which appears at a moment when some of the major English-speaking nations are joined in a military alliance against foes we sometimes need to be reminded do not actually include France.

The Surprise may be England, but "Master and Commander" is something of an all-Anglosphere collaboration. Both the director and the star, Russell Crowe, are Australian (Mr. Crowe by way of New Zealand), and no fewer than three American studios (Universal, Miramax and 20th Century Fox, which is the United States distributor) paid for the production. The spectacle of British imperial self-defense has been made more palatable for American audiences by a discreet emendation of the literary source: the story has been moved back seven years from the War of 1812, when the British were fighting . . . but never mind. Bygones are bygones.

And in any case, the appeal of O'Brian's books to modern audiences goes deeper than their coincidental intersection with present-day diplomacy or politics. Since 1970, when the first installment was published, the series has gathered a fervent and loyal following that mere topicality could hardly account for. Mr. Weir's movie, which follows Jack's command of sharp word and quick action in transporting O'Brian's information-packed pages onto the screen, distills the essence of Aubrey's charisma.

Aubrey (Mr. Crowe) is an ideal personification of modern executive authority — the Harry Potter of the managerial class. His adventures are salted with arcane technical lore and administrative wisdom that resonate deeply with even the most landlubberly middle managers and office workers. "Master and Commander," were it not a movie, could be a Powerpoint seminar advertised in an airline magazine: Leadership Secrets of the Royal Navy.

This is not by any means to slight Mr. Weir's accomplishment (or, for that matter, O'Brian's); it is, rather, to explain why, in his expert hands, the smallest details of shipboard behavior become so breathlessly absorbing. The battle sequences are filmed with impressive coherence and rigor, but "Master and Commander" is, if anything, most thrilling between skirmishes, when the complex system of authority and deference that runs the Surprise — and the personality traits needed to keep it running — is at the center of attention.

Jack Aubrey's ship is part of a larger bureaucratic system that defines the limits of his autonomy and the particulars of his duty; but he is, within these parameters, free to be creative, even somewhat reckless, in pursuit of his designated goals. His work is occasionally brutal and dangerous, but he clearly loves it; an almost gleeful smile plays across Mr. Crowe's meaty face as each battle draws near. Passionate as he is about his vocation, Aubrey is not an utter workaholic. He likes to get drunk and regale the other officers with bad jokes, to play the violin, and to make eyes at a Brazilian beauty who shows up for a few silent seconds to remind the audience of the existence of women.

Who needs them, anyway? Jack does write letters home to his wife, and makes a ribald toast in the officers' mess, but the Surprise is a world of unstinting and diverse manliness. In the best war-movie tradition, "Master and Commander" is in essence a study of male camaraderie under duress. The motley ensemble of officers and ordinary seamen display vivid flashes of individuality as they go about their shipboard business. Especially fine are George Innes as a toothless old-timer, Robert Pugh as the Surprise's rotund and pompous Master and Max Pirkis as Blakeney, a very young aristocratic midshipman.

At the center of the picture is the friendship between Aubrey and Stephen Maturin, the ship's surgeon, played by Paul Bettany. Mr. Bettany, sensitive, quick-witted and easygoing, makes a fine sidekick for the fierce Mr. Crowe, and this is his second tour of duty. In "A Beautiful Mind" his character, John Nash's imaginary roommate, was a man of letters to Mr. Crowe's man of numbers; this time, he is a man of ideas, and as such the perfect foil for Mr. Crowe's man of action. Aubrey and Maturin, who play stately cello and fiddle duets in the captain's cabin after meals, argue about the nature of power and the competing claims of scientific inquiry (Maturin is a naturalist as well as a physician) and military duty. 

Not that Maturin is a sissy: he can handle a sword when he needs to, and, in one of Mr. Weir's many dazzling close-up set pieces, he performs abdominal surgery on himself. Nor is Aubrey simply a brute; he shows both a keen tactical mind and surprising delicacy of feeling. But he is, above all, the embodiment of English practicality (Maturin's background, by the way, is Irish and Catalan), ruled by instinct and habit rather than intellect. At one point he tries to impart the essence of leadership to Hollum (Lee Ingleby), a timorous young midshipman who has lost the esteem of the men. The younger man parrots Jack's words and you realize that, in his mouth, discipline and respect are abstractions rather than living principles, and that he is therefore tragically unsuited for command. 

The Napoleonic wars that followed the French Revolution gave birth, among other things, to British conservatism, and "Master and Commander," making no concessions to modern, egalitarian sensibilities, is among the most thoroughly and proudly conservative movies ever made. It imagines the Surprise as a coherent society in which stability is underwritten by custom and every man knows his duty and his place. I would not have been surprised to see Edmund Burke's name in the credits.

Mr. Weir's direction is appropriately old-fashioned, which is not to say that it is staid. It is rare, nowadays, to see a story of such scale and complexity filmed with such clarity, swiftness and attention to detail. O'Brian's command of nautical lore and maritime history was always remarkable, but it also tended to oversaturate his narratives with data. In Mr. Weir's version, every nail, every rope, every teacup and brass button is in more or less its place, but rather than feeling fussy and antiquarian, as so many Hollywood costume pageants do, "Master and Commander" hums with humor, passion and life. It makes you wish Napoleon were still around, so we — that is, I mean, the British Empire — could beat him all over again.

"Master and Commander: The Far Side of the World" is rated PG-13 (Parents strongly cautioned). It has some bloody scenes of naval warfare (and shipboard surgery) as well as some salty sailor talk.


MASTER AND COMMANDER: THE FAR SIDE OF THE WORLD

Directed by Peter Weir; written by Mr. Weir and John Collee, based on the novels by Patrick O'Brian; director of photography, Russell Boyd; edited by Lee Smith; music by Iva Davies, Christopher Gordon and Richard Tognetti; production designer, William Sandell; produced by Samuel Goldwyn Jr., Mr. Weir and Duncan Henderson; released by 20th Century Fox, Universal Pictures and Miramax Films. Running time: 140 minutes. This film is rated PG-13.

WITH: Russell Crowe (Jack Aubrey), Paul Bettany (Dr. Stephen Maturin), James D'Arcy (First Lt. Thomas Pullings), Edward Woodall (Second Lt. William Mowett), Chris Larkin (Captain Howard), Lee Ingleby (Hollum), George Innes (Joe Plaice), Robert Pugh (Mr. Allen), Max Benitz (Calamy) and Max Pirkis (Blakeney).

 

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