Russell Crowe - La Stampa - traduzioni

 

The Bold Man and the Sea, Time Magazine, 10 novembre 2003 

la traduzione e' a cura di AleNash alessandradonnini@yahoo.it

 

Russell Crowe on the cover of Time Magazine, issue novembre 10, 2003 INTERVISTA TRATTA DALLA RIVISTA TIME MAGAZINE - 10 NOVEMBRE 2003

LO SPAVALDO E IL MARE
Ma Russell Crowe, protagonista di Master and Commander e attuale fusto cinematografico incasinato, in fondo, è in realtà uno zuccherino? Assolutamente no. Ma è un uomo pieno di sorprese.

La prima volta che mi è capitato di scorgere quella che gli amici di Crowe chiamano “l’intensità” di Crowe è stato sulle onde verde smeraldo di Sidney Harbor. Prima del nostro incontro la sua pubblicista mi ha annunciato che il mio cliente mi aveva preparato una sorpresa: aveva noleggiato una barca – simile a quella da lui capitanata nel suo nuovo film: Ai confini del mare – giusto per fare qualche foto e dire due parole per presentarci. Sembrava tutto un po’ scontato: un film con la nave, un’intervista con la nave. E mi sono chiesto se non fosse stata una mossa alquanto maldestra al fine di orientare la conversazione più su nodi e braccia piuttosto che su argomenti più interessanti come risse nei bar e relazioni sentimentali. Presto però ci sono state altre sorprese da considerare.

Mentre camminavamo con passo incerto verso il porto a bordo della Svanen, una bella imbarcazione alta 120 piedi (365,76 m NDT) in legno di quercia, non c’era alcuna traccia di Crowe e sulla nostra ciurma è sceso un silenzio alquanto sospetto. Una volta superati i traghetti per pendolari e le imbarcazioni turistiche, il motore della Svanen ha emesso un suono lamentoso e mi è stato detto di guardare verso terra.

Sforzando gli occhi a tal punto da diventare strabico sono riuscito a mettere a fuoco due sagome che si muovevano sulle onde: una era una donna e l’altro era Crowe. “Questa sì che è una sorpresa!” ha detto la pubblicista di Crowe. “E’ uscito con il kayak per incontrarti con il suo personal trainer!” Ero sorpreso, o perlomeno confuso. Doveva forse stupirmi il fatto che sapesse andare in kayak? O essere sconvolto dal gesto insolito seppur esagerato?

Mi sentivo ancora confuso quando Crowe si è arrampicato sulla scala a pioli della barca, ha bofonchiato qualcosa contro il fotografo che lo aveva immortalato nella sua salita a bordo ed è sparito nella stiva. “Mi ha detto di andare a fanculo” mi ha riferito nervosamente il fotografo. “Che lo deconcentravo.” Dieci minuti dopo Crowe è rispuntato fuori cambiato: indossava dei Levis comodi e un maglione scuro. Si è fatto fare un altro paio di fotografie e, con un ampio cenno della mano, ha detto scherzando ad una imbarcazione poco distante, “il mio contributo al turismo australiano.” Poi ha preso una borsa di Doritos e si è seduto a gambe incrociate per fare due chiacchiere sul rugby. Era vivace, simpatico, spontaneo. Con i capelli corti, la barba di circa una settimana sul viso rotondo e la sua mano cicciotella intenta a cercare nel sacchetto delle patatine, sembrava un orso che si sentiva molto a suo agio. Dopo un po’ Crowe ha suggerito di fare ritorno al suo appartamento sul molo Woolloomooloo. Qualche istante dopo stavamo solcando le onde. “Ho il culo bagnato,” ha gridato da una parte all’altra della barca.
E’ stata una giornata singolare.

Questo in breve, quello che ha fatto Crowe agli appassionati di cinema dal tempo della sua prepotente entrata in scena con la pellicola del 1997 L.A. Confidential. Li prende in giro con presunzione e poi li seduce con talento e fascino immensi. “Russell è davvero imprevedibile,” dice di lui il regista Peter Weir. “Nella vita e sullo schermo non sei mai troppo sicuro di come si comporterà a seconda della situazione. Non riesci a smettere di guardarlo.” Ron Howard, amico di Crowe e regista di A Beautiful Mind (2001) “E’ un ragazzo molto profondo. Ed è decisamente, bè, … ti trasmette i suoi stati d’animo – mettiamola in questi termini.”

A 39 anni è stato candidato tre volte all’ Oscar (l’ha vinto come migliore attore nel 2000 con il film Il Gladiatore). Ancora non è la principale attrazione mondiale al botteghino (quel posto lo occupa Tom Cruise), ma ha ampiamente superato i colleghi Cruise e Tom Hanks nella lista dei preferiti di molti registi. “Gli offrono tutto – o tutto ciò che sia di qualità – inizialmente,” dice un agente. (Crowe ha rifiutato, tra le altre, la parte poi affidata a Hugh Grant in About a Boy, la parte di Laurence Fishburne in Matrix e la parte di Viggo Mortensen ne Il Signore degli Anelli). Ma mentre Hanks e Cruise sono entrati nel cuore degli spettatori facendosi amare sia sullo schermo che nella vita reale, Crowe è riuscito in un ben più difficile intento: è una delle maggiori star a livello mondiale ed è spesso visto come uno dei maggiori coglioni a livello mondiale.

Gran parte di questa brutta reputazione gli deriva da tutta una serie di episodi che, all'inizio della sua carriera, hanno esposto Crowe a critiche assurde. Per farla breve, Crowe ha avuto a che fare con una relazione molto pubblicizzata con Meg Ryan; voci (negate) di appuntamenti segreti con Courtney Love, Jodie Foster, Nicole Kidman e Sarah Ferguson; innumerevoli evidenti scatti d'ira; e con una minaccia di rapimento seria quanto basta da costringerlo ad essere scortato da una dozzina di guardie del corpo la sera che lo ha visto vincitore del premio Oscar. Crowe non è riuscito a gestire particolarmente bene nessuna di queste questioni. Invece di mostrare divertito sconcerto di fronte a ciò che è tipico dell'essere famosi, strategia perfezionata da Colin Farrell, Crowe si è dimostrato sprezzante e ha dichiarato, con lo sguardo severo di Massimo, "come osate essere incuriositi da me, branco di ingrati bastardi!" Poco dopo di lui è stata fatta una parodia a "South Park" come di un grande attaccabrighe irascibile.

La vita di Crowe, adesso, è decisamente più tranquilla. Nello studio del suo immenso appartamento, dove abbiamo pranzato a calamari e bevanda allo zenzero, c'è una foto di Danielle Spencer, la cantante e attrice australiana che ha sposato lo scorso aprile. La Spencer è in attesa del primo figlio di Crowe, un maschietto, che dovrebbe nascere a gennaio. Gli chiedo se la vita "domestica" lo ha reso più docile e lui ha alzato la mano dicendo "prima si mangia e poi si fa l'intervista."

Dopo pranzo dice :" Sono sicuro che indipendentemente dal matrimonio e dalla mia imminente paternità, certe cose finiscono col cambiare per via dell'età." Una di queste cose riguarda per esempio il fatto di non andare più nei pub per dimostrare semplicemente di non essere troppo famoso per non andare più nei pub. "Sono un attore famoso," afferma con la decisa rassegnazione di un ex tossicodipendente.

Crowe ha lavorato come attore sin dall'età di sei anni quando suo padre, gestore di un hotel e responsabile del servizio di catering per i set cinematografici, è riuscito a trovargli un lavoro in uno show televisivo. "Non avevo un lavoro fisso quando ero un ragazzino, mi assegnavano piccole parti," afferma, "ma erano sufficienti ad alimentare un forte desiderio di continuare su quella strada. Non sono mai stato un bambino prodigio, ma semplicemente un bambino che faceva la comparsa; in questo modo imparavo e osservavo senza pressione alcuna." Dopo la scuola Crowe voleva iscriversi al college per studiare storia. Ma suo padre era disoccupato e così Crowe è entrato nel giro ottenendo lavoro nei repertori di produzioni come Grease e The Rocky Horror Picture Show, cantando in un gruppo di discreto successo "Roman Antix". Dopo aver sopportato i classici insuccessi del principiante, compreso un lavoro come star di un video avventista fatto in casa girato in sette giorni, ha colto la sua prima grande opportunità all'età di 25 anni quando è stato scelto per una parte nel film, dal budget limitato, The Crossing. Il regista, George Ogilvie, dice di aver chiesto a Crowe quale ruolo avrebbe voluto interpretare e lui gli avrebbe risposto "Tutti quanti". 

Recitare per Crowe è la sintesi di due grandi passioni: ama l'interpretazione di ruoli e guarda ad ognuno di essi come ad un'opportunità di arricchire il suo curriculum e recuperare l'istruzione superiore che non ha avuto. Per interpretare la parte di Jack Aubrey in Master and Commander Crowe ha trascorso mesi interi a imparare a suonare il violino e ad imparare l'origine linguistica dell'accento del suo personaggio. "La maggior parte del tempo però l'ho passata a leggere," afferma facendomi vedere una libreria in fase di cedimento. "Qui abbiamo ad esempio 'la navigazione insegnata agli idioti…". Lui ride, ma accanto a diverse dozzine di volumi molto più impegnativi sulla storia navale, ce n'è uno praticamente distrutto, intitolato "Nelson: l'amore e la fama" di Edgar Vincent. L'ammiraglio Nelson viene solo brevemente citato nel film, Crowe tuttavia, ha evidenziato e riempito il libro di commenti ai margini proprio come uno studente del college. "Volevo riuscire a coglierne il significato più profondo perché Jack è stato al suo servizio quando era molto giovane, almeno stando alla leggenda del personaggio inventato. Nessuna delle mie ricerche mi ha pesato, "aggiunge, "sono semplicemente curioso."

Crowe recita immedesimandosi completamente nel personaggio ("Lavoro nello spazio di tempo che separa la parola 'azione' dalla parola 'taglia!' "), ma è anche uno che porta la sua ossessione preparatoria sul set. Il primo giorno delle riprese di Master and Commander si è presentato sul set con tre camicie per ogni membro del cast con l'ordine che gli fossero restituite in 24 ore con cucite sopra targhette riportanti i nomi, per far sì che si abituassero a prendere ordini da lui. "Hanno eseguito l'ordine in un batter d'occhio." Afferma Billy Boyd che interpreta la parte di un timoniere. “Per così dire.” Crowe afferma che cose del genere le fa spesso e che sono parte integrante del suo “lavoro a beneficio del suo personaggio,” sebbene alcuni registi abbiano avuto da ridire su queste sue libere iniziative. “Durante le riprese di A Beautiful Mind era profondamente deciso a voler esprimere se stesso e le sue idee e se tentavi di stroncargliele se la prendeva all’inverosimile,” afferma Howard che ancora una volta lavorerà con lui l’anno prossimo nelle riprese di The Cinderella Man”, un film di box. “Ma di recente ha detto qualcosa del tipo, ‘senti, non farti influenzare dal mio vortice oscuro. Sono lunatico, posso incupirmi, ma fai il tuo lavoro. Sii il mio regista, dirigimi. Sono al servizio del film che sto girando.’ E mi ha dato il 110% delle mie scelte. Ha detto, “Non me la bevo, Ron. Al momento del montaggio ti farà schifo’ Però l’ha fatto.”

Peter Weir che ha diretto Harrison Ford ne “Il Testimone” e in “The Mosquito Coast” e Jim Carrey in The Truman Show, ammette di essere affascinato e allo stesso tempo lievemente frustrato dal suo primo attore: “Una sera, dopo aver avuto una settimana ultra piena di riprese giornaliere, l’ho guardato e gli ho chiesto, ‘ma come ci riesci?’ e lui ha replicato, ‘non lo so, tu come ci riesci?’ E questo è stato il momento più intenso mai raggiunto con lui. Penso di aver conosciuto Jack Aubrey molto più di quanto abbia conosciuto Russell Crowe.”

Anche il pubblico finisce spesso con l’avere la stessa impressione. Crowe ama gli annessi e connessi dell’esser celebri: ha trascorso notti fuori con Bruce Springsteen a Brisbane, cene a Londra con Emma Thompson e una serie di singolari telefonate con Michael Jackson. (“Faceva partire quelle strane voci e poi ridacchiava, ‘oh Russell, sono Michael.’”) Crowe tuttavia deve ancora mettersi l’animo in pace col fatto di essere famoso. “Penso, per molti versi, di essere il peggior amico di me stesso e questo perché non rispondo a domande molto semplici,” afferma. “E non è necessariamente perché sono arrogante – sebbene ormai io sappia che, se in questo momento dicessi ‘queste domande sono noiose,’ indicherebbe proprio il contrario. Ci sono però alcune cose che penso si contrappongano a tutto quello che sto facendo. Per quel che mi riguarda la realtà di Russell Crowe dovrebbe essere banale e lo spettatore può aggiungerci quello che vuole per farselo piacere. 

E’ una saggia strategia se il risultato è quello di intraprendere una carriera diversa. Hanks, Cruise e la superdonna Julia Roberts sono i cordiali simpaticoni che il pubblico si aspetta che loro siano, ma sono nel contempo prigionieri della loro stessa cordialità, condannati ad offrire infinite variazioni della stessa messa in scena. Crowe può fare qualunque cosa perché ha abituato il pubblico ad aspettarsi qualunque cosa. E’ abbastanza intelligente da far credere di essere lui stesso a premeditare una strategia mediatica così eremitica; è allo stesso tempo abbastanza ribelle da odiare che la sua vita privata venga invasa. In ogni caso il desiderio di Crowe di non essere conosciuto è visto in modo capriccioso e, come tutto il resto, non fa che alimentare la sua immagine da coglione. Non è come se lui non avesse mai considerato la possibilità di diventare una stella del cinema, vero?

“Sai, sono finito nei guai qualche tempo fa quando ho detto, ‘sentite, non ho voglia di diventare una delle vostre starlette.’ Ho citato Sinatra: ‘Vi devo il mio lavoro migliore, ma non vi devo ciò che faccio durante la giornata,’ il che significa” – fa una pausa . “non esattamente ciò che provo, ma c’è del valore in tutto questo. Fatemi fare il mio lavoro. Io faccio il lavoro, i film e voi andate al cinema. Perché non riusciamo a limitarci a questo?”

Crowe si rende conto di dover rinunciare ad alcuni aspetti di se stesso, pertanto qualche volta offre un racconto sincero, per certi aspetti diversivo: Russell Crowe, ragazzo semplice. Alla domanda su quale consiglio darebbe ad un attore che dovesse interpretarlo risponde: "Gli direi di cambiare mestiere. Non ne varrebbe la pena, sono un tipo molto noioso." C'è da dire che le credenziali di Crowe come ragazzo normale sono impeccabili. Gli piace giocare a rugby, farsi una pinta di birra, lavorare sui suoi 800 acri di fattoria vicino a Coffs Harbor, sei ore a nord di Sidney. Gli piace anche suonare con il suo gruppo, i Thirty Odd Foot Of Grunts. Il "gruppo dell'attore famoso" è un clichè infelice nell'ambito delle celebrità, ma i TOFOG, così sono conosciuti in giro, esistevano molto prima che il nome del suo cantante diventasse noto in tutto il mondo. (Crowe e il chitarrista Dean Cochran suonano insieme da quando erano ragazzi.) Questo gruppo di sei elementi, un buon gruppo da locale sostanzialmente, è diventato ora un facile bersaglio ed esiste, ad oggi, quasi indipendentemente dalla fama di Crowe. "La maggior parte della gente che parla di noi non ci ha nemmeno mai ascoltati," afferma Dave Kelly, batterista del gruppo. " 'Il gruppo di Russell Crowe? Ho sentito dire che fanno schifo.' E' una cosa frustrante, ma Russell ha sempre fatto parte del gruppo. Non potremmo pensare al gruppo senza di lui."

E nemmeno lo può fare Crowe. E' un bravo cantante e, si gusta le bravate cameratesche mostrate nel DVD del gruppo, intitolato Texas, dove i membri dei TOFOG bevono, scoreggiano e strimpellano andando su e giù per lo stato del Texas. I TOFOG non sono però per Crowe tanto la realtà quanto piuttosto il desiderio di fuggire da essa. "Il fatto di essere famoso non salta mai fuori veramente," afferma Kelly. "Come quella storia del rapimento: mi pare che noi non l'abbiamo saputa prima che lo dicessero ai telegiornali. Ha la tendenza a tenersi problemi del genere per se stesso."

Mentre i personaggi che interpreta sono così meravigliosamente sfaccettati, Crowe sembra paralizzato dall'idea di integrare i suoi vari "se stesso" in un unico, onesto personaggio pubblico. "E' strano," afferma Wier. "quando pensi finalmente di trovarti davanti ad un semplice uomo australiano - cioè della serie ‘non ti aspettare più di quello che già vedi' - i suoi occhi sono attraversati da una strana improvvisa luce, ti dice qualcosa di profondo o preciso che ti fa tornare alla mente come lui sia invece una persona molto colta. E così ti rendi conto di quanto poco tu lo conosca."

Dopo due giorni che ci conoscevamo Crowe ha parlato con chi di dovere facendo così in modo di farci chiacchierare sul palcoscenico dell'Opera di Sidney. E' stato un atto di grande generosità da parte sua - gesto da stella del cinema - ma proprio come per la barca e il kajak sembrava un gesto fatto per fare colpo, confondere e allo stesso tempo creare una certa distanza. Crowe ha mostrato comunque molto interesse riguardo a come altri gestiscono il gioco della caccia alle celebrità. Guardando fisso il rivestimento della volta acustica mi ha chiesto, "non chiedi mai, quando intervisti i musicisti, la classica domanda del "chi ti ha influenzato?" Sì. "Perché è una delle domande più fastidiose alla quale rispondere." Ha afferrato il tono della sua voce e lo cambia. "E' la domanda più strana perché ci si aspetta che chi deve rispondere la deve prendere sul serio quando in realtà la musica è il risultato di influenze provenienti da moltissime altre cose. E' una domanda talmente ampia. Non ho mai trovato una risposta pronta ed esaustiva che potesse chiudere la questione."

Fuori si è riunita una schiera di paparazzi. Adesso che Nicole Kidman vive a New York Crowe è diventato il boccone più prelibato della zona e gli obbiettivi dei fotografi lo seguono ovunque. Con impegno cerca di assumere l'aria di un uomo che sopporta le seccature cinematografiche, come con gli uccelli, sembra che Crowe non riesca a tenerli lontani dal suo terreno. Non ha esattamente cercato di allontanarli. "Cerco di non pensare affatto a questi rompi coglioni," ha affermato accomodandosi per un caffè in un locale all'aperto. "Potremmo anche andarcene, ma tanto mi hanno già fotografato. Forse dovrei - no, meglio di no. Ci sono già troppe foto in giro di me che mostro il dito medio."

La conversazione scivola inevitabilmente sul fatto che ci sono una sacco di persone interessate a vedere foto di lui che si beve un caffè macchiato e che di problemi al mondo ce ne sono di più gravi. "Sì, bisogna prenderla con filosofia arrivati ad un certo punto," afferma. Puoi sbatterci la testa contro il muro finché vuoi, ma ti senti meglio quando la smetti." Sente poi il rumore di una persiana che si apre. - "Questo poi pensa di essere riuscito a fare il furbo, vaffanculo!" - e il suo umore cambia totalmente. Dovrei forse essere perseguitato perché non fa per me vivere la mia vita come la vivono i personaggi che interpreto? Voglio dire, è per questo che molti mi perseguitano, giusto? Perché non ho nessuna intenzione di diventare un'icona o un pezzo di legno e di comportarmi tutto il tempo come un divo dello schermo." Poi aggiunge: "Penso che la cosa più interessante di Daniel Day-Lewis sia il fatto che sia abbastanza forte da dire 'ok, non farò film per alcuni anni. Lasciamo che questa cosa dell'essere celebri scompaia.' "

Crowe ammette di non essere forte abbastanza - oppure ama troppo recitare - per lasciare perdere tutto. Ed esiste comunque una via di messo tra l'essere un pezzo di legno e scomparire. Ma fino al momento in cui lui ancora non la troverà Crowe sarà costretto a continuare a pagaiare tranquillamente cercando di rendersi simpatico, e a dire di … sapete cosa. (per vedere le foto di Tim Bauer che accompagnavano l'articolo, clicca qui)
The Bold Man and The Sea 

Is Russell Crowe, star of Master and Commander and cinema's current hunk in a funk, really a sweetie after all? Nope. But he is full of surprises 

The first glimpse I had of what Russell Crowe's friends call Crowe's "intensity" was on the green waves of Sydney Harbor. In advance of our meeting, Crowe's publicist announced that her client had a surprise for me: he had rented a tall ship—like the one he captains in his new movie, Master and Commander: The Far Side of the World—for the sake of a photo shoot and our introductory chat. It seemed a bit obvious—ship movie, ship interview—and I wondered if it wasn't a clumsy gesture designed to focus the conversation on knots and fathoms rather than more interesting matters like bar brawls and love affairs. But soon there were other surprises to ponder. 

As we toddled into the harbor aboard the Svanen, a 120-ft. oak beauty, Crowe was nowhere to be found, and our crew became suspiciously quiet. Once we were past the commuter ferries and tourist boats, the Svanen's engine yawned, and I was told to look toward land. 

Squinting, I could just make out two shapes bobbing on the waves. One was a woman; the other was Crowe. "This is the real surprise!" said Crowe's publicist. "He's kayaking out to meet you with his personal trainer!" I was surprised, or rather, confused. Was I supposed to be impressed that he could kayak? Or swept away by the strange, albeit larger-than-life gesture? 

I was still stumped when Crowe scaled the ship's ladder, grumbled something to the photographer who had been taking pictures of his approach and disappeared into the hold. "He told me to f___ off," said the photographer nervously. "I was breaking his concentration." Ten minutes later, Crowe emerged, having changed into loose-fitting Levi's and a dark sweater. He posed for a few more pictures and waved grandly to a boat across the way, joking, "My service to Australian tourism." Then he grabbed a bag of Doritos and sat down cross-legged for a chat about rugby. He was smart, funny and spontaneous. With his hair cut short, a week's worth of growth crowding his round face and his chubby hand digging in the chip bag, he looked like a very comfortable bear. After a while, Crowe suggested we paddle back to his apartment on the Woolloomooloo wharf. Moments later, the two of us were slicing through the waves. "I've got a wet ass," he shouted across the water. 

It was an odd day. 

This, in microcosm, is what Crowe has been doing to moviegoers since his breakout performance in 1997's L.A. Confidential. He jerks them around with surliness, then seduces them with immense talent and charm. "Russell is very unpredictable," says Master director Peter Weir. "In life and on the screen you're never quite sure what he's going to do in any situation. It keeps you watching." Says Ron Howard, Crowe's friend and the director of 2001's A Beautiful Mind: "He's a pretty intense guy. And he is definitely, uh, well, the mood can shift on you—I'll put it that way." 
At 39, Crowe is a three-time Academy Award nominee (he won Best Actor for 2000's Gladiator). He is not yet the biggest box-office draw on the planet (that's Tom Cruise), but he has jumped Cruise and Tom Hanks in many directors' casting wish lists. "He gets offered everything—or everything good—first," says an agent. (Crowe turned down the Hugh Grant part in About a Boy, the Laurence Fishburne part in The Matrix and Viggo Mortensen's role in The Lord of the Rings, among others.) But where Hanks and Cruise insinuated their way into moviegoers' hearts by exuding amiability on- and offscreen, Crowe has pulled off a far more unlikely trick: he is one of the world's biggest stars and is frequently perceived as one of the world's biggest jerks. 

Much of the negativity stems from an insane gauntlet Crowe ran at the onset of fame, when, in short order, he had to deal with a highly publicized affair with Meg Ryan; rumored (and denied) trysts with Courtney Love, Jodie Foster, Nicole Kidman and Sarah Ferguson; countless apparent losses of temper; and a kidnapping threat serious enough that he needed a dozen security escorts with him on the night he won his Oscar. Crowe did not handle any of this particularly well. Instead of expressing amused bewilderment at the peculiarity of fame—a strategy Colin Farrell has perfected—he was defiant, his Maximusian scowl declaring "How dare you be intrigued by me, ungrateful rabbling dogs!" Soon he was being parodied as a great marauding sourpuss on South Park. 

Crowe's life is now significantly calmer. In the study of his vast apartment, where we lunch on calamari and ginger beer, there is a picture of Danielle Spencer, the Australian singer and actress he married this past April. Spencer is pregnant with Crowe's first child, a son, due in January. I ask if domesticity has calmed him, and he raises a hand: Eat, then interview. 

When lunch is over, he says, "I'm sure regardless of my marriage and impending fatherhood, certain things shift just because of age." One of those things is that he no longer goes out to bars simply to prove that he is not too famous to go out to bars. "I am a famous actor," he says with the grim acceptance of a recovering addict. 

Crowe has been working as an actor since age 6, when his father, a hotel manager and film-set caterer, got him a job on a TV show. "I didn't work continuously when I was a young fella, just little bits and pieces," he says, "enough to formulate the desire. And I was never a child star, just a child extra, so I was learning and observing without pressure." After school, Crowe wanted to attend college to study history. But his father was out of work, so instead he hit the market and got jobs in repertory productions of Grease and The Rocky Horror Picture Show and sang in a moderately successful band, Roman Antix. After enduring the usual amateur lows—including a job as the star of a Seventh-Day Adventist in-house video—he caught his first big break at 25, when he was cast in a low-budget film, The Crossing. The director, George Ogilvie, says he asked Crowe which role he wanted to play. "All of them," Crowe responded. 

Acting for Crowe is the synthesis of two passions: he loves performing, and he also approaches each role as a chance to design his own curriculum and make up for his lost higher education. To play Master and Commander's Jack Aubrey, he spent months learning the violin and studying the linguistic origins of his character's accent. "But the vast majority of it is reading," he says, guiding me to a sagging bookcase. "You've got Sailing for Dummies ..." He laughs, but there it is, next to several dozen more sophisticated volumes on naval history, one of which—Nelson: Love & Fame, by Edgar Vincent—is almost in tatters. Admiral Nelson is mentioned only briefly in the film, yet Crowe highlighted and Post-it-noted the text like a grad student. "I wanted to have an intimate knowledge about Nelson," he says. "I wanted to feel the sense of him, because Jack served with him as a very young man, at least that's the legend of the fictitious character. None of this research is a burden," he adds. "I'm just inquisitive." 

Crowe is not a Method actor ("I work between 'Action!' and 'Cut!'"), but he does take his preparatory obsessiveness to the set. On the first day of Master and Commander, he handed out three shirts to each cast member and ordered them to return in 24 hours with name tags sewn on them as a way of getting them used to taking orders from him. "It was kind of done with a wink," says co-star Billy Boyd, who plays a coxswain. "Kind of not, too." Crowe says he does this kind of thing a lot and that it is part of his "work on behalf of the character," but some directors have complained about his free-lancing. "On A Beautiful Mind he was intensely adamant about expressing himself and trying his ideas, and if you tried to squelch them he'd resent the hell out of it," says Howard, who will work with Crowe again on next year's The Cinderella Man, a boxing movie. "But early on he said something like, 'Look, don't get caught in my vortex of darkness. I am moody, and I may get dark, but do your job. Direct me. I'm here to serve the movie.' And he gave me 110% on my choices. He'd say, 'I don't buy it, Ron. You'll hate this in the editing room.' But he'd nail it."

Peter Weir, who directed Harrison Ford in Witness and The Mosquito Coast, and Jim Carrey in The Truman Show, admits to being fascinated and a bit frustrated by his leading man: "One evening when we'd just had a spectacular week of dailies, I looked over at him and said, 'How do you do it?' And he shot back, 'I don't know. How do you?' That's about as deep as we got. I think I knew Jack Aubrey better than I knew Russell Crowe." 

Audiences are frequently left with the same impression. Crowe enjoys the trappings of celebrity: he has had nights out in Brisbane with Bruce Springsteen, dinner parties in London with Emma Thompson and a series of odd phone calls from Michael Jackson. ("He used to put on these funny voices and then giggle, 'Oh, Russell, it's Michael.'") But Crowe has yet to fully make his peace with being famous. "I think in a lot of ways I'm my own worst enemy, because I won't answer simple questions," he says. "And it's not because I'm arrogant necessarily—though I know now that if I say, 'These questions are tedious,' it will indicate that I am arrogant—but there's just some things that I think run counter to the whole gig that I'm doing. As far as I'm concerned, the reality of Russell Crowe should be vanilla, and the viewer can add whatever it is they need to make it work for them." 

This is a wise strategy if the goal is a diverse career. Hanks, Cruise and ladies' champ Julia Roberts are the gracious wits audiences like to imagine themselves as, but they are also prisoners of their own goodwill, condemned to deliver endless variations on the same performance. Crowe can play anything because he has conditioned audiences to expect anything. He is smart enough to possibly be given credit for premeditating this eremitic media strategy; he is also obstreperous enough simply to hate having his privacy invaded. Either way, Crowe's desire not to be known reads as petulance, and that, as much as anything, feeds his jerky image. It's not as though he never considered the possibility that he might become a movie star, right? 

"You know, I got in trouble a while ago when I said, 'Look, I don't want to be one of your movie stars.' I quoted Sinatra: 'I owe you my best work, but I don't owe you the time of day,' which is"—he pauses—"not exactly how I feel. But there is some merit in that. Let me just do my work. I just do the work. I'll make movies, and you go to the cinema. Why can't we just keep it at that?" 

Recognizing that he has to give up something about himself, Crowe sometimes offers a true, if somewhat diversionary, narrative: Russell Crowe, simple bloke. Asked what advice he would give to an actor playing him, he says, "I'd tell them to get another job. It wouldn't be worth doing. I'm very boring." It must be said that Crowe's normal-guy credentials are impeccable. He loves rugby, throwing back a pint and working on his 800-acre farm near Coffs Harbor, six hours north of Sydney. He also loves playing with his band, 30 Odd Foot of Grunts. The actor-band is an unfortunate cliché of celebrity culture, but TOFOG, as Crowe's group is known, existed well before its lead singer became a household name. (Crowe and guitarist Dean Cochran have been playing together since their teens.) Nevertheless, the six-man group, essentially a very good bar band, has become an easy target and now exists almost in spite of Crowe's fame. "The vast majority of people who talk about us have never even heard us," says TOFOG drummer Dave Kelly. "'Russell Crowe's band? I heard they suck.' It's frustrating. But Russell's always been in the band. We can't imagine it any other way." 

Nor can Crowe. He's a good singer, and he savors the every-dude camaraderie shown on the band's DVD, Texas, in which the members of TOFOG drink, fart and strum their way through the Lone Star State. But TOFOG is not Crowe's reality so much as his escape from reality. "The subject of his celebrity never really comes up," says Kelly. "Like that kidnapping thing: I don't think we found out about it until we heard about it on the news. He tends to keep those kinds of troubles to himself." 

While his screen characters are magnificently nuanced, Crowe seems paralyzed by the thought of integrating his various selves into an honest public persona. "It is strange," says Weir. "Just when you think you see him as a kind of an Aussie simple man—you know, what you see is what you get—there'll be a flash from those eyes, he'll say something penetrating or precise, and you'll remember that he is a savant of some kind. It reminds you how little you know the man." 

On the second day of our acquaintance, Crowe pulled some strings and arranged for us to chat on the stage of Sydney's famed Opera House. It was a grand and generous gesture—a movie-star gesture—but like the boat and kayak it seemed designed to simultaneously impress, overwhelm and create some distance. Still, Crowe was interested in discussing how the game of celebrity hide-and-seek is played by others. Staring at the acoustical tiles he asked me, "Do you ever ask, when you're doing interviews with musicians, the what-are-your-influences question?" I do. "Because it's one of the most tedious questions to have to answer." He caught his tone and changed it. "It's just the funniest question, because you're supposed to take it seriously, but music is influenced by many other things. It's just such a gigantic question. I've never found a satisfactorily glib answer that can deal with it and put it away." 

Outside, a phalanx of paparazzi had gathered. With Nicole Kidman living in New York City, Crowe is the biggest local meal ticket, and long lenses follow his every move. Gamely, he tried to affect the air of a man enduring a comic nuisance, like birds he just can't seem to shoo off his lawn. He didn't quite pull it off. "I really try not to think about these f______ c__ks," he said while settling in for a coffee at an outdoor cafe. "We could go, but they've already got me. I should—no, I won't. There's been too many photographs of me giving people the finger." 

Inevitably the conversation turns to the fact that a lot of people are interested in seeing photos of him sipping a macchiato and that there are worse problems in the world. "Yes, you've got to be philosophical about it to a certain degree," he says. "You can bang your head against the wall for a long time, but it feels really good when you stop." Then he heard a shutter click—"Oh, this one thinks he's being sneaky, f______ c__k!"—and the mood shifted. "But should I be hounded because I don't see it's my gig to live up to what I do on the screen? I mean, that's what a lot of people hound me for, right? Because I won't become an icon or a block of wood and behave at all times like a movie star." Then: "I think the most interesting thing about Daniel Day-Lewis is that he's strong enough as a man to say, 'Uh, I'm not going to make a movie for a few years. Let all this die away.'" 

Crowe admits he's not strong enough—or loves acting too much—to let it all die away. And there is a middle ground between being a block of wood and disappearing. But until Crowe finds it, he'll be stuck paddling out to amiability, and telling it to ... you know.

 

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