Russell Crowe - La Stampa - traduzioni

 

Intervista a Russell Crowe - Weekend Magazine, 17 febbraio 2001

la traduzione e' a cura di Luisa luisacaron@easyclick.it

 

CROWE AL BIVIO
Di Nui Te Koha, Weekend Magazine, 17 febbraio 2001



Si definisce il signore dell'amore rifiutato e dice che ha sacrificato la sua relazione con Meg Ryan per la sua vita in Australia. Nui Te Koha trascorre una giornata on the road con l'attore e musicista Russell Crowe.

A volte la vita riesce ad essere inquadrata facilmente. O questo è quanto ha scoperto Russell Crowe, nel momento in cui la sua carriera cinematografica ha iniziato a decollare sei anni fa, e i profitti ed i riconoscimenti accumulati sul lavoro hanno dovuto essere inviati ad una fattoria nel New South Wales. "All'inizio, quando ho comprato la proprietà, ho vissuto in un camper per tre anni" dice Crowe. "Ho fatto trasferire i miei genitori nella casa e alla fine ho costruito alcune cose… e adesso lì c'è un ufficio per me. E sei anni di roba sono usciti da borse e scatoloni, e sono stati ficcati sugli scaffali o appesi ai muri."
"Stavo seduto su una sedia e guardavo questo muro ed era tutto coperto di queste cose. Con molto buon gusto, bada bene" ridacchia. "E ho avuto questa percezione chiarissima. Non stavo inseguendo niente. Ci ero in mezzo: la cosa che stavo cercando, cioè raggiungere uno stadio in cui fossi in grado di lavorare al livello più alto nel campo che avevo scelto." "Ed eccomi qui" dice Crowe senza la minima traccia di presunzione o autocompiacimento.
"Posso prendermi un po' più di tempo. Posso respirare un po' di più, perché non si tratta più di inseguire, ma del viaggio."
"Sedermi e guardare quel muro - e questo è successo solo di recente - è stato come dire 'OK, posso rilassarmi un pochino. Devo ancora lavorare moltissimo, ma non devo più lavorare per ottenere il lavoro."
Crowe, 36 anni - attore, musicista e, più recentemente, un uomo stranamente famoso per essere innamorato di Meg Ryan - è ad un bivio nella sua vita.
Non c'è nessuna crisi, o progetto di ritirarsi o fitta di rimpianto. Semplicemente vuole prendersi più tempo per se stesso dopo essersi gettato anima e corpo nel "lavoro diurno", il temine volutamente sotto tono con il quale Crowe stesso definisce la sua straordinaria carriera d'attore.
"Non si tratta di essere egoisti," dice. "Devi essere in grado di fare qualcosa per te stesso. Ogni tanto devi tirartene fuori."
E, con un bel cambiamento nell'enigma Crowe, ultimamente è stato il musicista nascosto nell'attore di talento ad aver messo maggiormente a nudo la sua anima riguardo alle prove della vita.
Bastard Life or Clarity, l'ultimo album della band di Crowe, Thirty Odd Foot of Grunts, parla di scelte, buone e cattive. In un viaggio rivelatore di relazioni infrante, passati che ritornano, sacrifici, persone reali e tragedie. I personaggi di Crowe passano dalla speranza alla disperazione.
Su un piano personale, Crowe, attore candidato all'Oscar e uno degli attori di questo paese più acclamati dalla critica, dice che ha scelto la chiarezza piuttosto che una vita bastarda già molto tempo fa.
"Non penso che potrei fare il lavoro che faccio e includere tutte le cose che faccio nella mia vita, senza un certo grado di chiarezza." 
"Comunque, la mole di lavoro, impedirà sempre certe prospettive. In effetti sono abbastanza impegnato" Sorride all'evidente minimizzazione.
Se la storia del successo di Russell Crowe potesse essere descritta con una frase potrebbe essere qualcosa di simile: incrollabile fiducia in se stesso, perseveranza e volontà di iniziare dalla gavetta.
"Da ragazzo ero pietrificato perché non avevo un diploma della NIDA," ricorda Crowe "Non avevo niente che dicesse che avevo studiato questa forma d'arte, che avevo studiato per questo mestiere."
"Ho pensato che l'unico modo per combattere questa cosa fosse fare più che potevo, fare dei lavori in tutti i possibili ambiti, fare di tutto finché non avessi imparato."
"Quindi ho fatto quello che riuscivo a prendere, sia che fosse un filmato per la Chiesa Avventista del Settimo Giorno, sia che fosse una pubblicità televisiva o solo roba per andare davanti ad una telecamera."
"Non ci arrivi a meno che tu non riparta dalla casella iniziale e ti dica: 'Questo è quello che voglio fare, e sono uno studente di qualsiasi cosa capiti'"
Aveva sei anni quando il fuoco della musica lo ha colpito con la stessa violenza di quello della recitazione. Ha ricevuto una chitarra nel 1970. L'avevano comprata i suoi genitori, "una di quelle piccolissime, ma era lo stesso gigantesca per me." "Ho scoperto immediatamente che era un modo per esprimermi, anche senza lezioni di chitarra." 
Crowe, negli anni Ottanta, ha saltabeccato tra diverse identità musicali sulla ricettiva e incoraggiante scena new wave di Auckland, in Nuova Zelanda. Nel 1984 ha incontrato il chitarrista Dean Cochran e ha formato il gruppo Roman Antics. E' stato l'inizio di un viaggio musicale in continua evoluzione che alla fine ha portato i due ai Thirty Odd Foot of Grunts.
Siamo in uno studio di registrazione a South Yarra per una sessione di prove e di jamming. Il gruppo, che non suona insieme dall'agosto scorso, si dà da fare tra brani del nuovo album, una scaletta per un concerto e canzoni nuove. Cochran estrae misteriose atmosfere di chitarra da una vecchia canzone, The River, mentre la band - Dave Wilkins (chitarra), Garth Adam (basso), Dave Kelly (batteria), Stewart Kirkwan (tromba) e Crowe - ridotta al silenzio, osserva con eccitazione.
"C'è una forza che scaturisce ogni volta che entriamo in quella stanza," dice Crowe più tardi. "E' grandioso."
"Ci rientriamo e sembra che ogni volta sia meglio. E' successo costantemente negli ultimi sette anni."
Crowe prende la faccenda della musica con grande serietà. Lo ha sempre fatto. Ma al di fuori, il modo in cui viene percepita la sua figura rispetto alla band continua a tormentarlo.
"Si tratta di altre persone che vedono in questo un vantaggio commerciale," dice.
"C'è anche, stranamente, la politica per cui, per chissà quale ragione, non è previsto essere creativi in due mezzi di espressione diversi."
"Penso che sia un ragionamento strano perché è evidente che chiunque sia creativo di per sé, sarà creativo in ambiti differenti."
Crowe dice che lo ha lasciato particolarmente perplesso il presentatore Andrew Denton quando, recentemente, gli ha chiesto per quale motivo l'attore volesse "due fette della torta" "Come mai la vedi in questo modo?" Ha chiesto Crowe. "Come mai è questa la percezione che ne hai? Se si riduce a questo, è triste… perché si tratta delle canzoni."
"Se non alzi gli occhi al cielo e ascolti semplicemente le canzoni, sentirai che c'è una ragione per cui facciamo tutto questo, ed è dentro alle canzoni."
Con grande rammarico di Crowe, alcuni hanno visto nelle ultime canzoni una porta aperta sulla sua vita privata e sulla sua ultrapubblicizzata storia d'amore con Meg Ryan. 
"Per inciso, non mi importa che sia passata al setaccio. In America hanno già cominciato a tirare fuori una canzone dall'album (Wendy) e a dire 'Questa deve essere su Meg perché il personaggio della canzone ha un figlio.'" (La canzone in realtà è su di una donna che Crowe ha osservato in silenzio 16 anni fa quando lavorava in una località di villeggiatura al mare).
"La gente può passare al setaccio qualsiasi cosa. Qualunque sia l'ipotesi. Mi sembra stupido che sulle riviste si venga piazzati in quella piccola casella emotiva: 'Devi essere questo genere di uomo insensibile!'" 
"Ma in realtà, come cazzo potrei fare il mio lavoro se fossi quel tizio, se fossi quel genere? Non è possibile."
Crowe spiega invece, confusamente, il contesto di due canzoni che parlano di relazioni, Hold You e Swept Away Bayou (Facing the Headlight Alone): sono due opposti dal punto di vista tematico, l'amore non corrisposto e l'amore riunito.
"Sono un esperto dell'amore non corrisposto," dice Crowe. "Però, nel tempo, sono riuscito a capire."
"Si tratta di vedere questo ideale che è irraggiungibile, e semplicemente non vuoi gettar via questi pensieri."
"Vedere qualcuno dal quale sei immediatamente attratto su piani diversi… te la dovresti godere."
"Non c'è bisogno che ne parli a qualcun altro o che lo fai capire a qualcun altro, ma perché non permettersi semplicemente di vivere quell'esperienza, anche se la situazione non è corretta?"
Nella vita reale Crowe non fa la vittima. Si gode ciò che la vita gli ha dato in sorte e conosce molto bene il rovescio della medaglia dell'essere una celebrità.
"Non mi lamento. Sto perseguendo le cose che ho sempre voluto perseguire. Ma un po' di tempo fa è iniziata una separazione tra il me stesso consapevolmente sotto gli occhi del pubblico e quest'altra cosa che è diventata questo 'Russell Crowe'."
"La vedo da questa prospettiva e penso, be', come è successo? Come ha fatto a capitare questo improvviso desiderio, questa sete, di spazzatura?"
"Diventi questo prodotto. Devi prenderla con ironia, amico. L'unico modo che hai per combattere è la forza del tuo lavoro."

Falsità - ce ne sono state un po'. Ma a lui non interessa. "Ho un sacco di questa merda, amico. Quest'anno mi sono sposato tre volte. Ho avuto mezza dozzina di figli, ogni donna con la quale parlavo rimaneva incinta, quindi ho l'alito più fertile della terra."
"Non mi interessano le falsità. Sono un bad boy. Sono Don Giovanni. Quello che vuoi, amico."
"Nel momento preciso in cui tutta quella roba veniva scritta, stavo marchiando i vitelli, quindi…"
Crowe rivela un elegante scherzo con una camicia che ha messo in atto nel momento della massima frenesia.
"Si era arrivati a un punto in cui ovunque andassimo, la gente ci spiava con le macchine fotografiche - e si trattava di me con chiunque altro," dice Crowe, e aggiunge ridacchiando: "All'inizio ho dato la colpa a Jodie Foster."
"Così ho semplicemente iniziato ad indossare questa camicia, che non piace a nessuno ma che a me piace un sacco. Se arrivavo in un posto e non l'avevo controllato bene, mi mettevo questa camicia."
Quando i fotografi saltano fuori, "non importa quello che il titolo dice che stai facendo, o dove dicono che lo stai facendo, se hai indosso gli stessi vestiti, la possibilità (di falsità) diminuisce nella testa di alcune persone."
"Se continui ad avere addosso la stessa camicia, un certo numero di persone dirà (della notizia): 'Oh, stronzate'."
Tutto ciò è vero: Crowe ha avuto una relazione con la Ryan durante, e dopo, la lavorazione del film Proof Of Life.
Alla domanda su cosa la Ryan abbia portato nella sua vita, Crowe risponde, all'istante: "Un sacco di luce, amico."
"Meg è un donna bella e coraggiosa. Mi rattrista molto averla persa come compagna, ma non ho perso la sua amicizia."
"Tutte quelle cose che si leggono su di noi, le liti di qua e di là, e l'andarsene sbattendo questa e quella porta - è proprio assolutamente tutta immondizia. E' del tutto spazzatura."
"Il nocciolo della questione è che io ho una vita qui. Devo stare qui. Quando riesco a tirarmi fuori dalle varie tabelle di marcia, devo venire a casa. Non riesco a reggere per tutto l'anno senza ricaricarmi a casa."
"E lei ha gli stessi bisogni. Entrambi abbiamo programmi mostruosi, quindi chi lo sa?"
"Lei è una ricercatrice. Ha una mente incredibilmente inquisitrice, quindi era molto facile per noi stare insieme nella stessa stanza per ore e ore e ore, solo a parlare. Era molto speciale."
Nello studio la band, presa con entusiasmo nella sessione da alcune ore, è passata su un terreno meravigliosamente melodico.
La canzone, Sail Those Same Oceans, dedicata all'attore Jack Thompson, parla poeticamente di Crowe che si allontana dall'Australia e dalle relazioni intessute a casa per fare un tentativo serio col lavoro diurno.
In questi giorni, casa significa equilibrio. "Casa mia è il mio spazio," dice. "Riesco ad alzarmi e a vedere il sole. Riesco a passeggiare sotto gli alberi, riesco a frequentare persone che capiscono senza che io debba spiegarmi di nuovo."
"Si tratta di cose davvero semplici. E' dura stare lontano dal tuo cane per sei mesi. E' difficile, amico."

Da Oceans la band passa a The Night Davey Hit the Train, un racconto più cupo, basato su alcune conversazioni avute con il chitarrista Cochran e gli attori Daniel Pollock e Ben Mendelshon riguardo al suicidio.
Il brano è dedicato a Pollock, il co-protagonista di Romper Stomper. Pollock è stato travolto da un treno.
Crowe ricorda un Cochran diciottenne che diceva che saltare da un ponte di Auckland, famoso per i suicidi, sarebbe stato qualcosa su cui almeno avrebbe avuto il controllo.
"Salti giù," aveva risposto Crowe, "ma non con l'idea della morte, con l'idea della vita. Qualsiasi sia la cosa che ti soddisfa, devi andare a prendertela. E' così facile accontentarsi di qualche altra cosa - anche della morte."
In un mondo di pop costruito, di produzioni artefatte e anche di budget enormi dai quali Crowe è circondato nel suo lavoro diurno, i Thirty Odd Foot of Grunts sono una proposta interessante.
Si accostano alla musica con serietà, ma si esaltano nella grezza, organica atmosfera di sala, una sorta di etica del "così-com'è".
Crowe si diletta nel suo ruolo di cantastorie, attraversando, una sigaretta dietro l'altra, vividi racconti di sconfitta e di conquista.
Inoltre, le note della tromba di Kirwan prestano alla musica un aspetto disarmante: a volte solenne, a volte sexy.
E, per ora, sembra che sia un animale che Crowe e il resto della band riescono a controllare. Felicemente.
I Grunts non sono sotto contratto con una casa discografica, non ci sono obblighi corporativi, e tutte le decisioni creative passano attraverso la band.
Se Crowe mette nei Grunts lo stesso livello di impegno che mette nel suo lavoro diurno, vuole ottenere lo stesso successo con la musica?
"Veramente preferirei di no," dice. "Il punto non è quello che di buono o di cattivo la gente dice di te. Non ti fai esaltare dalle lodi e non ti fai abbattere dalle critiche degli altri."
"Il punto è l'espressione artistica e se le dedichi tutto te stesso. Questo è il punto."

Crowe at the crossroads
17 FEB 2001
By NUI TE KOHA, Herald Sun


HE calls himself the master of unrequited love and says he sacrificed his relationship with Meg Ryan for life Down Under. NUI TE KOHA spends a day on the road with actor and musician Russell Crowe.

LIFE is sometimes easily boxed. Or so Russell Crowe discovered when his film career began fast-tracking six years ago and the accumulated spoils and accolades of the job had to be shipped from Hollywood to home -- a farm in northern New South Wales.

"When I first bought that property, I lived in a caravan for three years," Crowe says.

"I let my parents move into the little house and eventually I built some stuff . . . and there's an office there for me now. And six years of stuff came out of boxes and bags, and got stuck on shelves and put on walls.

"I sat in a chair and looked at this wall and it was covered in all these things. Very tastefully, mind you," he chuckles.

"And I had this perspective. I wasn't chasing anything. I was in the middle of it: the thing I had been looking for in terms of getting myself to a platform of being able to do work of the highest calibre in a medium I had chosen to work in. "Here I am," Crowe says without a hint of pretence or ego.

"I can take a little bit more time. I can take a deeper breath because it's not the pursuit any more, it's the journey.

"To sit back and look at that wall -- and this happened only recently -- it was like, 'OK, I can relax a little bit. I still have to work as hard, but I don't have to work on getting the work."

Crowe, 36 -- actor, musician and, more recently, a man oddly famous for being in love with Meg Ryan -- is at one of life's crossroads.

There's no crisis, retirement plan or pangs of regret. He simply wants to make more time for himself after throwing much heart and soul into the "day job", Crowe's own downbeat term for his incredibly successful acting career.

"It's not about being selfish," he says. "You have to be prepared to do something for yourself. Now and then you have to let yourself off the hook in terms of responsibility."

And, in a nice twist to the Crowe enigma, lately it's been the musician inside the talented actor who's bared his soul most on the tricky subject of life's checks and balances.

Bastard Life or Clarity, the latest album from Crowe's band, Thirty Odd Foot of Grunts, is about choices, good and bad.

In a revealing journey of broken relationships, haunted pasts, sacrifices, real-life people and tragedies, Crowe's characters shift between hope and hopelessness.

Personally, Crowe, an Oscar-nominated actor and one of this country's most critically acclaimed thespians, says he chose clarity over a bastard life a long time ago.

"I don't think I could do the job I do and include all the things I do in my life without a certain degree of clarity.

"However, volume of work will always block out certain views. I do get fairly busy." He smiles at the obvious understatement.

If the Russell Crowe success story could be described in one sentence it might go something like this: unwavering self-belief, perseverance and a willingness to start from the bottom.

"I was petrified as a young fella because I didn't have a certificate from NIDA," Crowe recalls. "I didn't have something official that said I studied this art form, I studied this craft.

"I thought the only way to combat this is you just do as much as you can, you do work in as many mediums as you can, you do everything until you've learned from that.

"So I did what I could for it, whether it was a training film for the Seventh Day Adventist Church, a television commercial or just stuff to get in front of the camera.

"You don't get there unless you go back to square one and say: 'This is what I want to do, and I am a student of whatever comes.' "

He was six years old when the music bug hit as hard as the acting one.

He got a guitar in 1970. His parents bought it, "one of those mid-size, teeny-weeny ones, but it was still gigantic for me".

"I found out immediately it was a way to express myself, even without guitar lessons."

Crowe juggled with several musical identities amid a receptive and supportive new wave scene in Auckland, New Zealand, in the 1980s.

In 1984 he met guitarist Dean Cochran and formed the band Roman Antics. It was the start of an ever-changing musical trip that eventually led the partnership to Thirty Odd Foot of Grunts.

We are in a recording studio in South Yarra for a day-night session of rehearsal and jamming. The band, who haven't played together since last August, power through tracks from the new album, a set list for a gig and new songs.

Cochran extracts eerie guitar feels on an old song, The River, while the band -- Dave Wilkins (guitar), Garth Adam (bass), Dave Kelly (drums), Stewart Kirwan (trumpet) and Crowe -- reduced to a hush, watch excitedly.

"There's a power that happens when we walk into that room," Crowe says later. "It's so cool.

"We walk back in and it feels like it's better than the last time. That's been happening consistently for seven years."

Crowe is serious about this music thing. Always has been. But outside, perceptions of who he is in relation to the band still hound him.

"It's about other people seeing a commercial advantage from that," he says.

"There's also the politics, strangely, that you are not supposed to be creative in two different media for whatever reason.

"I think that's a strange thought process because it stands to reason that anybody who is creative per se is going to be creative in different media."

Crowe says he was especially bemused when broadcaster Andrew Denton recently asked why the actor wanted "two bites of the cherry".

"How is it that you see it that way?" Crowe asked. "How is it that's the perspective you have? If that's what it comes down to, it's sad . . . because it's about the songs.

"If you don't roll your eyes and just listen to the songs, you will hear there is a reason that we do this, and that's within the songs."

To Crowe's chagrin, some have looked to the latest batch of lyrics for an open door to his private life and his highly publicised romance with Meg Ryan.

"Contextually, I don't care if it's scrutinised.

Already in America they have started taking one song off the album (Wendy) and saying: 'This must be about Meg because the character in the song has a boy.' "

(The song is actually about a woman Crowe quietly observed while he worked at a beach resort 16 years ago).

"People can scrutinise, whatever. Whatever the assumption is. It's silly to me that in the magazines you are put into that small, emotional box: 'You must be this insensitive man thing!'

"But in reality, how the f... could I do my job if I was that bloke, if I was that fella? It's not possible."

Crowe does explain, sheepishly, the context of two "relationship" songs, Hold You and Swept Away Bayou (Facing the Headlights Alone): thematic opposites, of love not returned, and love connected.

"I'm an expert at unrequited love," Crowe says. "I have, however, over a while, worked that out.

"It's about seeing this ideal that's unattainable, and you don't want to just throw those thoughts away. "To see somebody that you are immediately attracted to on a number of different levels . . . you should enjoy that.

"You don't have to discuss it with anybody or bring it to anybody's attention, but why not just allow yourself the experience, even if the situation is incorrect?"

In real life Crowe doesn't play the victim. He enjoys his lot in life and knows full well the flipside of celebrity.

"There are no complaints. I'm pursuing the things I've always wanted to pursue. But a separation began a while ago between me consciously in the public eye and this other thing that became this 'Russell Crowe'.

"I look at it from this perspective and think, well, how did that happen? How did this sudden desire, this thirst for absolute rubbish, happen?

"You become this product.

"You have to have a sense of humor about it, man. The only way you combat that is through the strength of your work."

Misconceptions -- there have been a few. But he doesn't care.

"I have a lot of routines about this s. . ., man. I got married three times this year, I had half a dozen babies, every woman I talked to I impregnated, so I've got the most fertile breath on Earth.

"I don't care what the misconceptions are. I'm a bad boy. I'm Lothario. Whatever, mate.

"At the same time all that stuff was being written, I was ear-tagging calves, so, whatever . . ."

Crowe reveals a nifty shirt trick he brought into action at the height of the frenzy.

"It got to the point that wherever we went, people would be sneaking up on us with cameras -- and that's me and whoever," Crowe says, then giggling: "I initially blamed Jodie Foster.

"So I just started wearing this shirt, which isn't popular with anyone, but I really like it. If I got to a place and hadn't really scoped it out, I just put on this shirt."

When photographers pounce, "it doesn't matter what the headline says you are doing, or where they say you are doing it, if you are wearing the same clothes, the possibility of (misconceptions) is lessened in some people's minds.

"If you keep wearing the same shirt, a certain number of people will say (of the reports): 'Oh, bulls. . .'." This much is true: Crowe romanced Ryan during, and after, they worked together on the film Proof of Life. Asked what Ryan brought to his life, Crowe replies, in an instant: "A lot of light, mate.

"Meg is a beautiful and courageous woman. I grieve the loss of her companionship, but I haven't lost her friendship.

"All these things that you read about us, the arguments here and there, and slamming this and that -- that's just all absolute rubbish. It's complete garbage.

"The bottom line is, I have a big life here. I have got to be here. When I'm off the hook with the schedules, I have to come home. I can't sustain myself through the course of the year without filling up on home.

"And she has the same needs. We both have huge schedules, so who knows about that sort of thing. "She's a searcher. She's got an incredibly inquisitive mind, so it was very easy for us to be in the same room together for hours and hours and hours, just talking. That was very special."

In the studio the band, tight and firing a few hours into the session, have crossed on to wonderfully melodic ground.

The song, Sail the Same Oceans, dedicated to actor Jack Thompson, is lyrically about Crowe removing himself from Australia and home-grown relationships in order to have a serious stab at the day job.

These days, home equals balance.

"Home is my space," he says. "I get to wake up in the sun, I get to walk around under the trees, I get to hang around with people who understand things without me having to re-explain myself.

"It's really simple things. It's rough being away from your dog for six months. That's rough stuff, man." FROM Oceans the band moves to The Night Davey Hit the Train, a darker narrative based on real-life conversations with guitarist Cochran and actors Daniel Pollock and Ben Mendelsohn about suicide.

The track is dedicated to Pollock, Crowe's co-star in Romper Stomper. Pollock was hit by a train.

Crowe recalls an 18-year-old Cochran saying that jumping off a famous suicide bridge in Auckland would at least be something he'd have control over.

"You jump off," Crowe replied, "but not with the point of death, with the point of life. Whatever the thing is that's going to fulfil you, you have got to go for it. It's so easy to settle for something else -- even death."

In a world of manufactured pop, slick productions and even the huge budgets Crowe must enjoy in his day job, Thirty Odd Foot of Grunts is an interesting proposition.

They approach the music seriously, but thrive on the unrefined, organic feel of the room, a sort of as-is ethic.

Crowe revels in his role as storyteller, chain-smoking his way through vivid tales of loss and gain.

Kirwin's horn lines also lend the music a disarming edge: sometimes solemn, sometimes sexy.

And for now, it feels like an animal that Crowe and the rest of the band can control. Happily.

The Grunts are not signed to a record label, there are no corporate obligations, and all creative decisions are channelled through the band.

If Crowe puts the same level of commitment into the Grunts as he does into his day job, does he want to achieve the same level of success with the music?

"I would really rather not," he says.

"The point is not the good or bad stuff people are saying about you. You don't drive yourself on praise, and you are not slowed down by other people's criticism.

"The point is the artistic expression and whether you will give yourself over to it. That's the point." * Bastard Life or Clarity is released on February 26. The first single is Things Have Got to Change. Band website: www.gruntland.com

 

A day in the life
HIS day job commands a $15 million-a-film salary, private jet travel and an army of minders.

But Russell Crowe, musician, is a low-maintenance, highly efficient operation.

"There's not much glamor involved in riding around in a beat-up Tarago that smells of other blokes' feet," Crowe once said.

"I'm just one part of a band whose members all have their own story to tell. It's a real, full, deep experience."

Here's an overview of his schedule last week while in Melbourne.

Saturday: Day and night rehearsal and jam session with the band. Sunday morning: Rehearsal for a television appearance. Noon: Arrive at television studio.

1pm: Perform.

2pm: Interview.

4pm: Takeaway souvlaki at a recording studio.

5pm: Rehearsal and jam session.

10pm: Takeaway Thai food at the studio.

11pm: Interview.

1am: Rehearsal and jam session.

Monday morning: Rehearsal for performance at Allan Border Medal ceremony.

4pm: Arrive at Crown for performance.

9pm: Perform.

11pm: Road crews unload gear for unannounced show at the Mercury Lounge.

1am: Mercury Lounge performance.

Tuesday: Crowe leaves Australia for the UK, via Italy, in a private jet to promote the film Proof of Life.

By the time he returns to Australia on February 23, he would have visited the UK, parts of Europe and the US -- all for the sake of the day job.

 

What's on the new album
Bastard Life or Clarity is about choices.

The stories in the songs are based on real-life experiences. Crowe's characters make decisions and shift between hope and hopelessness.

Things Have Got to Change is about relationships "that aren't suitable". Crowe also views it as his theme of freedom and the growing need to do things for himself.

Memorial Day: Crowe's grandfather was a World War II veteran who refused to wear his bravery medals because the Fijian troops he fought with were not given the same recognition.

"He was a reticent fella," Crowe says, recalling a night at a Japanese restaurant when the former digger wouldn't eat rice.

Hold You is from the self-confessed "expert at unrequited love". It's iconographic, according to Crowe.

"It's about seeing this ideal that's unattainable. To see somebody that you are immediately attracted to on a number of different levels -- you should enjoy that."

Sail Those Same Oceans is dedicated to actor Jack Thompson. It's about Crowe's need to take his skills offshore, but at a cost.

"I was in a great relationship, and getting on planes just destroyed it."

The Legend of Barry Kable: A homeless man guitarist Dean Cochran met while rescuing alcohol and drug-affected people on the streets of Sydney.

Kable, it turns out, was a former Painters and Dockers Union strong-arm man.

Somebody Else's Princess was the result of a jam session in Los Angeles. The red-haired, blue-eyed character in the first verse is a publicist who handled the Grunts' 1998-'99 tour, but elsewhere Crowe says it's a "combination of different people".

Wendy is a woman Crowe observed while working on a resort island in New Zealand. She would be "affectionate" with guests for the stretch of her 10-day shift and, for her four days off, her son would appear, turning Wendy into the "perfect mother".

The Night Davey Hit the Train is a series of conversations with Cochran and actors Daniel Pollock and Ben Mendelsohn about the same subject, suicide.

Heroin addict Pollock, Crowe's co-star in the neo-Nazi film Romper Stomper, died when he was hit by a train in Sydney.

"There's that great arrogance in thinking: 'There must have been something else I could have done, something else I could have said'," Crowe says.

Swept Away Bayou (Facing the Headlights Alone) is a relationship song about connection.

"It's about being completely taken over by somebody in terms of that emotional connection that we call love."

Judas Cart: Crowe's niece, who had lived with his parents and brother for seven years, was finally returning home to her mother. It was Crowe's job to drive her back.

"I turned back to see the look on my brother's face," Crowe says recalling the devastation.

The good news: his niece lives a great "balanced" life with her mother and father and went to the Academy Awards with Crowe last year.

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