Russell Crowe - La Stampa - traduzioni

 

Something to Crowe about, Vogue Men, aprile 1993 (trascrizione di Jamaica dal forum Mostly Russ)

traduzione a cura di grace

 

SOMETHING TO CROWE ABOUT

di Caroline Baum
Vogue Men - April 1993


Ha la fama di essere "spinoso," però il premiato Russell Crowe offre al cinema australiano una parte della più estrema, poliedrica recitazione. Quest'anno dispiega le ali e affronta la commedia, i cavalli e l'archeologia - per non parlare poi del volo. 

Certo, Russell Crowe ne ha in abbondanza di atteggiamenti da assumere, ma è anche capace di cedere con garbo; è vero che ci sono volute tre ore per convincerlo a provare uno smoking di Versace, però, quando alla fine lo ha fatto non solo ha ammesso che gli piaceva ma addirittura che pensava di comprarlo.

Potrebbe portarlo a Roma questo mese, durante una pausa dalle riprese di "Red Rain", una produzione italo-australiana al fianco di Jennifer Beals ("Flashdance," "In the Soup"). In esso Crowe, che si è fatto crescere la barba per questo ruolo, interpreta un professore di archeologia il quale, avendo trascorso la propria vita negli scavi, all'improvviso deve scavare dentro se stesso -- cosa che Crowe non ha mai avuto paura di fare. Vi è anche parecchio sesso e delitti, in netto contrasto con i suoi ultimi lavori: "Love in Limbo" e "The Silver Brumby."

"Love in Limbo," interpretato con Aden Young ed ambientato negli anni '50, segna il debutto di Crowe nella commedia; vi interpreta Arthur, un magazziniere gallese che descrive come "un inetto, però divertente."

Quanto a "The Silver Brumby," è il film australiano sui cavalli di quest'anno, basato sul classico di Elyne Mitchell. "La gente dice sempre che io interpreto ruoli molto differenti fra di loro, però io sono già stato un campagnolo, in "Hammers Over the Anvil," e sono state le similarità ad attrarmi verso il ruolo in "Brumby" anche se il background dell'eroe è molto diverso. E stavolta ho insistito per fare io stesso tutte le scene a cavallo, comprese quelle più pericolose," dice Crowe con palese soddisfazione. Sebbene sia stato in sella sin da quand'era un ragazzino, Crowe ha fatto più di quanto si aspettava, talvolta cavalcando per ben dodici ore al giorno, spesso al galoppo sfrenato giù per gole scoscese; è un riconoscimento della sua abilità nel cavalcare da cui è venuto giù soltanto una volta. "Naturalmente ho provato la paura, ma la controllo, come se fossi in combattimento," ammette Crowe, il quale ha anche sopportato le evoluzioni di un Tiger Moth per la storia d'amore degli anni '40 "For the Moment." "Ed io sono uno terrorizzato dal volo e dalle altezze."

Quest'ammissione non vuole essere una confidenza atta ad ingraziarsi gli altri. Incontrare Crowe è come incontrare un animale selvatico che sta soppesando se può fidarsi di te al punto di prendere il cibo dalla tua mano oppure se morderti le dita; un minuto prima cerca di essere amichevole e attraente, un minuto dopo sta cercando la lite, tanto per tenere in esercizio alcuni muscoli fisici e mentali. Nonostante riesca, in un momento di tenera introspezione,ad ammettere di piangere con facilità, per qualsiasi cosa, dalle notizie in tv fino ad arrivare a "Ghost," un attimo dopo è tornato al suo atteggiamento di sfida: "Ragazzi, voi avreste dovuto scrivere su di me parecchio tempo fa, quando ho fatto 'The Crossing' -- Ho dei seri dubbi che riuscirò mai ad offrire un'interpretazione migliore di quella che ho fatto in quel film. In questo paese, prima che qualcuno ti presti attenzione bisogna ancora aspettare qualche riconoscimento da oltreoceano. Prendete ad esempio 'Proof' (in cui lui era Andy) e 'Gara di ballo'." 

Non ha ancora superato la delusione per non aver avuto il ruolo che voleva veramente, in "The Sum of Us," un nuovo film con Jack Thompson in cui avrebbe interpretato il figlio omosessuale di Thompson. "Volevo tantissimo quella parte perché la sceneggiatura di David Stevens era una delle migliori che io abbia mai letto, nonostante ciò avrebbe comportato il fatto di dover baciare un uomo. Dopo aver saputo che Gerard Depardieu sostiene che è stata la cosa più difficile che lui abbia mai fatto in un film, ho pensato: 'Se ci riesce Gerard allora ci posso riuscire anch'io'." ci dice. "Ma il film ha degli investitori americani, quindi loro vogliono un americano per questo ruolo, anche se tutto il resto è australiano -- il che mi fa veramente diventar matto."

Crowe non si fa illusioni sulle proprie opportunità nel cinema americano, anche se di recente è entrato nella prestigiosa scuderia dell'ICM (International Creative Management) ed ha lo stesso agente di Nicolas Cage, Melanie Griffith e Denzel Washington. "So di non essere adatto al modo di lavorare americano. E' piuttosto difficile adattarcisi!" dice con un'alzata di spalle.

Ma la rabbia di Crowe svanisce in fretta. E' un incostante, con l'umore che cambia più rapidamente della sua capacità di far sfolgorare il travolgente sorriso nel proprio eclettico repertorio. Durante il servizio fotografico per Vogue lui gigioneggia, assumendo pose buffe, legandosi con dei nodi fatti con il nastro adesivo, raccogliendo senza sosta qualsiasi oggetto a portata di mano per giocarci come un oggetto di scena, sia che si tratti di un coltello da cucina, di un ombrello o un asciugacapelli. Dà fondo a tutto se stesso nell'impulso irrefrenabile di interpretare. Un'altra tecnica disarmante, che lui riconosce apertamente, è lo sguardo audace: Crowe ti pianta negli occhi un terrificante sguardo diretto, serrando le fredde iridi grigioazzurre sulla vittima e catturandola senza scampo. E' un trucco che funziona in modo ugualmente efficace sia in prima persona che davanti alla macchina da presa. Nonostante l'intensa intimità dello sguardo lui rimane strenuamente riservato: riguardo all'indirizzo in cui vive da solo, riguardo agli amici ("Sono stufo di tutta quella roba Brat Pack* su di me ed Aden Young") o riguardo alla sua attuale ragazza, limitandosi a dire che anche lei fa l'attrice. "In genere è più facile averle come compagne perché non hai bisogno di spiegare alcune cose strane che devi fare in questa professione." Come ad esempio le scene di sesso esplicito in "Romper Stomper." Su questo, come su qualsiasi cosa, Crowe ha una sua opinione: "Mi fa veramente indignare il fatto che quando stai girando una scena del genere, il regista prende sempre la donna da parte, parla con lei e si prende cura di lei, mentre, se tu sei l'uomo, ti lasciano del tutto solo ad affrontare la situazione. Mi offende anche l'idea che si ha che poiché sei un maschio tu stia tentando di approfittare di una scena di sesso." Scaldandosi sull'argomento, continua: "E non credo a tutta quella roba sul fatto di girare quel genere di scene su un set blindato, perché non sono mai veramente blindati; di solito c'è un monitor in un'altra stanza con l'intera troupe che sta a guardare -- il che mi rende furibondo. Se io fossi il regista in questa situazione, li caccerei tutti. Gli attori non sono là per essere fatti a pezzi."

Quando Crowe si sente deluso dalla sua professione, si rivolge al suo primo amore, la musica. Scrive ancora "canzoni, poesie e racconti patetici", la sua ispirazione è Billy Bragg, il trovatore della classe operaia britannica, e spende la maggior parte dei suoi soldi in cd che vanno dal rock anni Cinquanta, di cui si vanta di essere un conoscitore, fino all'operetta, che rivela il lato romantico della sua personalità. E che influenza la sua scelta dei film preferiti: "La storia fantastica" e "La rosa purpurea del Cairo." "In questo periodo non vado al cinema. Il solo modo in cui guardo i film è affittando cinque o sei videocassette alla volta e guardandole tutte in un solo giorno." L'anno scorso Crowe ha trascorso solo nove settimane nella propria città, Sydney. Quest'anno potrebbero essere anche di meno, dato che il "Corvo" è in volo.



*Brat Pack - "la banda delle piccole pesti" - era il nick usato da un gruppetto di attori, fra cui Demi Moore, Emilio Estevez, Andrew McCarthy, Mary Stuart Masterson e Rob Lowe - tanto per citare i più noti - che recitavano spesso insieme negli anni Ottanta. A sua volta questo nome si rifaceva a Rat Pack, usato per il gruppo che negli anni Cinquanta comprendeva F. Sinatra, D. Martin, P. Lawford e S. Davis Jr. (torna al testo)
SOMETHING TO CROWE ABOUT

by Caroline Baum
Vogue Men - April 1993

He has a reputation for being "difficult," but award-winner Russell Crowe delivers some of the most on-the-edge, versatile acting on the Australian screen. This year, he spreads his wings and tackles comedy, horses and archaeology - not to mention flying.

Sure, Russell Crowe has plenty of attitude, but he's also capable of giving in gracefully; while it may have taken three hours to persuade him to try on a Versace tuxedo, when he eventually did, he not only admitted that it looked good, but even thought he might buy it.

He could pick it up in Rome this month in a break from shooting "Red Rain," an Australian-Italian production co-starring Jennifer Beals (Flashdance, In the Soup). In it, Crowe, who has grown a beard for the role, plays a professor of archaeology, who, having spent his life digging in the ground, suddenly has to dig deep within himself -- something Crowe has never been afraid of. There is plenty of sex, murder, too, in sharp contrast to Crowe's latest releases, "Love in Limbo" and "The Silver Brumby."

"Love in Limbo," co-starring Aden Young and set in the fifties, marks Crowe's comedy debut; in it he plays Arthur, a Welsh warehouse worker whom Crowe describes as "a wimp, but hilarious."

As for "The Silver Brumby," it's this year's Aussie horse movie, based on the classic by Elyne Mitchell. "People always say I play such different characters, but I've been a bushman before, in "Hammers Over the Anvil," and I was attracted to the role in "Brumby" because of the similarities, although the hero's background is very different. And this time, I insisted on doing all my own riding, including the stunts," says Crowe, with evident satisfaction. Although he has been in the saddle since childhood, Crowe got more than he bargained for, sometimes riding twelve hours a day, often at full gallop down steep gullies; it's a credit to his horsemanship that he only came off once. "Of course I experienced fear, but I control it, as if I'm in combat," admits Crowe, who also endured looping the loop in a Tiger Moth for the forties romance, "For the Moment." "And I'm scared of flying and of heights."

The admission is not offered as an ingratiating confidence. An encounter with Crowe is like meeting a wild animal that's considering whether to trust you enough to eat out of your hand, or whether to simply bit off the ends of your fingers; one minute he seeks to entertain and charm, the next minute, he's looking for an argument, just to flex a few mental and physical muscles. Although he may, in a moment of mellow introspection, admit to crying easily, at anything from television news to "Ghost," the next minute he's back in challenging mode: "You guys should have done a story on me way back, when I did 'The Crossing' -- I doubt I'll ever give a better performance than I did in that film. In this country, you still have to wait for recognition from overseas before anyone pays attention. Look at 'Proof' (in which he played Andy) and 'Strictly Ballroom'."

He is still smarting over the disappointment of not getting the role he really wanted, in "The Sum of Us," a new film with Jack Thompson in which he would have played Thompson's homosexual son. "I wanted that part so much because the script by David Stevens, was one of the best I've ever read, even though it would've meant I'd have to kiss a man. After I learned Gerard Depardieu say that was the hardest thing he'd ever had to do in a film, I thought, 'If Gerard can do it, so can I'." he says. "But the film has American investors, so they want an American for the part, even though everything else about it is Australian -- that makes me really mad."

Crowe has no illusions about his chances on the American scene, although he's recently joined the prestigious stable of ICM (International Creative Management) and shares the same agent as Nicolas Cage, Melanie Griffith, and Denzel Washington. "I know I'm not suited to the American way of working. It's hard enough to fit in here!" he shrugs.

But Crowe's anger dissipates fast. He is mercurial, his mood changing faster than he can flash the devastating smile in his versatile repertoire. During the Vogue shoot, he hams it up, adopting ludicrous poses, binding himself up in knots with masking tape, restlessly picking up any handy object to play with it as a prop, whether it was a kitchen knife, an umbrella or a hair dryer. He exhausts himself with a compulsion to perform. Another disarming technique, which he freely admits to, is the bold stare: Crowe makes unnervingly direct eye contact, locking his cold grey-blue irises onto his victim and simply not letting go. It's a trick that works equally powerfully in person as on camera. Despite the intimate gaze he remains fiercely private: about the address where he lives alone, about his mates ("I'm sick of all that Brat Pack stuff about me and Aden Young") or about his current girlfriend, saying only that she too is an actor. "They're generally easier as partners because you don't have to explain some strange things you have to do in this profession." Such as the explicit sex scenes in "Romper Stomper." On this, as on everything, Crowe has an opinion: "I really resent the fact that when you're doing a scene like that, the director will always take the female to one side and talk to her and look after her, whereas, if you're the bloke, you're left totally alone to cope with the situation. I also resent the notion that because you're a male you're trying to cop a free feel during a sex scene." Warming to the subject, he continues: "And don't believe all that stuff about shooting those scenes on a closed set, because they're never really closed; there's usually a monitor in another room with the whole crew watching -- that makes me furious. If I were the director in that situation, I would want them all sacked. Actors are not there to be pissed on."

When Crowe gets disillusioned with his profession, he turns to his first love, music. He still writes "pathetic songs, poems and short stories", his inspiration is Billy Bragg, the British working-class troubadour, and he spends most of his money on cds ranging from fifties rock, of which he boasts connoiseur status, to operetta, which reveals the romantic side of his personality. As does his choice of favorite films: "The Princess Bride" and "The Purple Rose of Cairo." "These days, I don't get to the movies. The only way I see films is to hire five or six videos at a time and watch them all in one day." Last year, Crowe spent only nine weeks in his hometown, Sydney. This year, it could be even less, as the Crowe flies.

 

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