IL GLADIATORE - Il Copione (sesta parte)

 

Dedea (dedea@libero.it) ha tradotto il copione del film "Il Gladiatore" nella versione trovata sul sito "Dream Works SKG Fansite"

Sesta parte

 

CAMBIO SCENA. Si torna al palazzo dove Commodo sta firmando documenti. Lucilla entra. Senza alzare lo sguardo,

Commodo le chiede “Perché è ancora vivo?”

LUCILLA: Non lo so

COMMODO: Non dovrebbe essere vivo! Questo fatto mi irrita. Sono terribilmente irritato. (si poggia alla schienale della sedia) Ho fatto quanto dovevo fare. Se nostro padre avesse potuto fare a modo suo l’impero sarebbe stato fatto a pezzi. Lo capisci questo?

LUCILLA: (quietamente mormora) Si

COMMODO: Cosa hai provato quando lo hai visto?

LUCILLA: (nascondendo l’emozione risponde) Non ho provato niente.

COMMODO: Ti ha colpito profondamente non è vero?

LUCILLA: Non più di quanto io abbia colpito lui.

COMMODO: Mi hanno mentito in Germania. Mi avevano detto che era morto. Se mi hanno mentito non mi rispettano. Se non mi rispettano, allora come potranno amarmi?

LUCILLA: Allora dovrai fare si che le legioni sappiano che il tradimento non resterà impunito.

COMMODO: Povera sorella! Non vorrei essere tuo nemico.

LUCILLA: (tace e poi chiede) Cosa farai?

Commodo riflettendo non dice niente, tenendo il dito sulle labbra come a dire: shhhhhhhhh….

CAMBIO SCENA. Nelle celle in cui si trovano i gladiatori. Massimo è prelevato da due guardie dalla sua cella per un’altra dove è incatenato al muro per i polsi. Le guardie vanno via e da un angolo buio appare Lucilla che si avvicina a Massimo.

LUCILLA: Le ricche matrone pagano bene per essere soddisfatte dai loro campioni preferiti.

MASSIMO: (risponde rabbiosamente) Sapevo che tuo fratello avrebbe mandato dei sicari, ma non credevo che avrebbe mandato il migliore! (si avventa contro di lei trattenuto dalle catene)

LUCILLA: Massimo, lui non sa che sono qui!

MASSIMO: La mia famiglia è stata bruciata e crocifissa mentre era ancora viva!!!!

LUCILLA: Non sapevo niente!

MASSIMO: Non mentirmi! (si allontana leggermente)

LUCILLA: (si fa più vicina) Ho pianto per loro (Massimo rapido allunga la mano e la prende per la gola)

MASSIMO: Come hai pianto per tuo padre? Come hai pianto per tuo padre?!

LUCILLA: Ho vissuto in una prigione di paura da quel giorno. Non poter piangere tuo padre per timore di tuo fratello. Vivere nel terrore ogni momento di ogni giorno perché tuo figlio è l’erede al trono. Oh se ho pianto!

MASSIMO: Mio figlio era innocente.

LUCILLA: Come lo è il mio! Deve morire anche mio figlio prima che tu possa avere fiducia in me? (Massimo allenta la stretta alla sua gola)

MASSIMO: Cosa ti importa se ho fiducia in te o no?

LUCILLA: Gli dei ti hanno risparmiato, non lo capisci? Oggi ho visto uno schiavo diventare più potente dell’imperatore di Roma!

MASSIMO: Gli dei mi hanno risparmiato? Io sono alla loro mercè con il solo potere di divertire la folla.

LUCILLA: Questo è il potere! La folla è Roma! E poiché Commodo la controlla, egli controlla ogni cosa. Ascoltami! Mio fratello ha nemici! Molti di loro nel Senato. Ma poiché il popolo lo segue, nessuno ha osato levarsi contro di lui prima di te.

MASSIMO: Gli si oppongono ma non fanno niente:

LUCILLA: Ci sono alcuni politici che hanno dedicato la loro vita a Roma. Un uomo più di tutti. Se riesco ad organizzarlo, tu lo incontrerai?

MASSIMO: Non hai capito? Io posso morire in questa cella stanotte o nell’arena domani! Io sono uno schiavo! Cosa credi che possa fare?

LUCILLA: Quell’uomo vuole quello che vuoi tu.

MASSIMO: (con un grido profondo) Allora uccida lui Commodo!

LUCILLA: Conoscevo un uomo una volta. Un uomo nobile. Un uomo di sani principi, che amava mio padre e mio padre amava lui. Quell’uomo servì bene Roma.

MASSIMO: Quell’uomo non c’è più. Tuo fratello ha fatto bene il suo lavoro.

LUCILLA: Lasciati aiutare da me.

MASSIMO: (abbassa la voce fin quasi ad un sussurro e si fa più vicino a Lucilla) Si, tu puoi aiutarmi. Dimentica di avermi conosciuto. Non tornare mai più qui. Guardia! La signora ha finito con me.

Gli occhi di Lucilla sono colmi di lacrime mentre sta ferma indifesa fissando Massimo.

CAMBIO SCENA. Scuola dei gladiatori. Gladiatori siedono ad un tavolo facendo un gioco con un serpente cobra. Da un’altra parte Massimo, Juba e Hagen siedono insieme. Juba e Hagen mangiano pane e fagioli.

HAGEN: Massimo, tu comandavi le legioni? Hai avuto molte vittorie?

MASSIMO: Si

HAGEN: In Germania?

MASSIMO: In molti paesi.

Il cuoco chiama “Generale” e Massimo va verso di lui che gli tende una coppa di fagioli. Massimo torna al tavolo. Avvertendo lo sguardo attento di Juba alza lo sguardo per vedere l’amico che lo mette in guardia scotendo leggermente la testa in segno di diniego. Massimo esita e non mangia il cibo. Cogliendo la sua esitazione riguardo il cibo, Hagen prende il suo stesso cucchiaio, lo mette nella coppa di Massimo e lo porta alla bocca. Improvvisamente comincia a boccheggiare e soffocare, afferra la propria gola mentre Massimo e Juba guardano allarmati. Allora comincia a ridere, Juba e Massimo ridono con sollievo. Massimo ritorna al suo pasto ma guarda Juba con un’espressione dubbiosa, non per ciò che è accaduto in quel momento ma per quello che potrebbe presentarsi più avanti.

JUBA:Tu hai un grande nome. Deve uccidere il tuo nome prima di uccidere te.

CAMBIO SCENA. Al Colosseo dove i senatori si sono radunati per l’imminente combattimento. Il senatore Gracco sta per sedersi.

FALCO: Senatore Gracco. Non ti vediamo spesso condividere i piaceri del rozzo popolo.

GRACCO: Bene. Io non pretendo di essere un uomo del popolo senatore, ma cerco di essere un uomo per il popolo:

Un carro entra nell’arena gettando pane e frutta alla folla che ne è felice. Cesare entra nell’arena, accettando le acclamazioni della folla. In un palco in alto, sta Cassio ornato con una parrucca rossa sta annunciando l’inizio del combattimento mentre la folla grida “Cesare…Cesare…..Cesare…”

CASSIO: Popolo di Roma! Nel quarto giorno della festa di Antiocchia, noi possiamo celebrare il 64° giorno dei giochi, e, nella sua maestosa benevolenza, l’imperatore ha designato questo giorno per rallegrare il popolo di Roma con uno storico scontro finale. Ritornato oggi al Colosseo, dopo cinque anni di ritiro, Cesare si compiace di offrirvi l’unico imbattuto campione della storia romana, il leggendario……..TIGRIS DELLE GALLIE!!!!!!

Dal tunnel viene fuori Tigris sul suo grande cocchio, indossando un elmo argentato che gli ricopre tutta la testa. Entra nell’arena per la gioia della folla. E tra la folla Cicero, servo di Massimo dalla battaglia di Germania, siede ansioso, aspettando di vedere Massimo.

CAMBIO SCENA. Nei sotterranei del Colosseo dove stanno i gladiatori mentre attendono il loro turno nell’arena. Massimo sta in un corridoio (o galleria), le ombre cadono minacciosamente su di lui mentre si esercita, agile com’è, con la spada aspettando il suo ingresso nell’arena.

Proximo, in piedi in fondo alla galleria con gli altri lottatori grida verso di Massimo che risponde.

PROXIMO: Sa fin troppo bene come manipolare la folla.

MASSIMO: Marco Aurelio aveva un sogno che era Roma Proximo. Ma non è questo! Non è questo!

PROXIMO: Marco Aurelio è morto Massimo! Noi mortali siamo soltanto ombra e polvere, ombra e polvere Massimo.

Massimo è pronto ad entrare nell’arena, il cancello viene aperto e si può sentire la voce dell’annunciatore Cassio “….Rappresentante della scuola di addestramento di Antonio Proximo, Cesare è orgoglioso di presentarvi MASSIMO DECIMO MERIDIO! (Aelius Maximus) Con questo Massimo entra nell’arena, lo scudo in una mano, la spada nell’altra.

La folla gioisce. Proximo si ferma poiché sentire il suo nome annunciato nel Colosseo, gli riporta in mente vecchi ricordi.

Commoso, Lucilla, Lucio e Quinto guardano dal palco dell’imperatore mentre Massimo e Tigris sono presentati alla folla. Nell’arena Massimo pianta la sua spada nella sabbia e si piega nel compiere il suo solito rituale, raccogliere nelle mani una manciata di terra.

Si vede ancora Cicero sulla gradinata; questa volta sorride leggermente, sollevato nel vedere il generale. Nel palco dell’imperatore, Lucilla nasconde ogni emozione, la folla grida “Massimo…Massimo…Massimo…”

COMMODO: Lo accolgono come se fosse uno di loro.

LUCILLA: Il popolo è volubile fratello. Sarà dimenticato in un mese.

COMMODO: No. Molto prima di allora. E’ stato tutto organizzato.

Si torna sulla sabbia dell’arena. Togris si volta verso il palco di Cesare con le due spade incrociate, si inchina salutando “Noi che stiamo per morire ti salutiamo” (Ave Caesar morituri te salutant). Massimo sta a guardare non esibendo alcun genere di saluto. Come egli è pronto per combattere, le grandi porte dell’arena vengono aperte violentemente sorprendendolo.

Da ogni parte emerge un gruppo di uomini che girano nell’arena. Ogni gruppo raccoglie una catena dalla sabbia. Massimo è momentaneamente distratto, Tiglris gli calcia in faccia della sabbia e comincia il combattimento con la sua spada seguito immediatamente da un poderoso calcio al petto.

Massimo è scagliato a terra e rotola in direzione di una botola che si sta aprendo mentre una grande tigre salta fuori balzando sui gladiatori intenti a combattere. Massimo ora sta cercando di sfuggire ai suoi artigli mentre combatte contro Tigris. Un’altra tigre balza su Massimo che schiva l’attacco con il suo scudo. Si possono sentire gli ansiti rabbiosi di Massimo mentre combatte. Dal fondo si sente “allenta..allenta….” e “tira.. tira…” mentre gli addetti alle catene coordinano i loro sforzi controllando ognuna delle tigri che adesso sono sul pavimento dell’arena ringhiando e assalendo Massimo. Mentre il combattimento continua, ogni contendente attacca l’altro con colpi violenti. Come Massimo si fa più vicino, si aprono le botole e le tigri saltano fuori, gettandosi con forza su di lui con le loro grandi zampe; egli cade a terra e rotola su se stesso per allontanarsi. Massimo riesce a disarmare Tigris con un violento colpo dello scudo alla sua faccia; spostando la presa della spada da una mano all’altra è pronto a finire Tigris ma improvvisamente una quarta tigre salta fuori da una botola e si avventa su Massimo che voltandosi in quel medesimo istante,colpisce l’animale con la spada. Massimo è gettato sulla sabbia mentre la grande bestia lo ricopre e lui la colpisce ripetutamente uccidendola. La folla urla incontrollatamente. Tigris si avvicina per un attacco, Massimo semigirato, con la bestia ancora addosso è pronto ad afferrare l’ascia di Tigris, colpisce ancora con lo scudo la faccia dell’avversario e, con grande forza e con un urlo selvaggio, inchioda il piede di Tigris che si piega con sofferenza mentre il sangue si riversa dall’apertura della sua maschera.

Massimo si alza e sferra un calcio al petto di Tigris gettandolo a terra. Egli è battuto. La folla urla “Uccidi…uccidi…uccidi…(a morte…a morte…a morte…).

Con l’ascia in mano, stando piegato su Tigris caduto, egli fa scivolare l’apertura della maschera d’argento esponendo il volto insanguinato dell’avversario. Massimo guarda su verso Commodo. L’imperatore è chiaramente deluso che il suo piano sia fallito. Commodo si alza in piedi, protende il braccio e lentamente mostra un “pollice verso” (in giù). Massimo solleva l’ascia sopra la sua testa, pronto ad uccidere Tigris quando inaspettatamente lancia l’ascia da parte come sfida verso Commodo, ma anche per finirla con le uccisioni. I senatori seduti nel loro palco, silenziosamente si guardano l’uno con l’altro con stupore. Si può sentire la folla urlare “Massimo…Massimo il misericordioso”. Commodo mostra un cenno di falso sorriso come a nascondere alla folla accorta l’odio che prova verso Massimo e proteggere se stesso dalla consapevolezza del suo fallimento. Commodo abbandona il palco.

Massimo sta quasi per uscire dall’arena quando i pretoriani entrano e lo circondano mentre Commodo entra nell’arena tra la disapprovazione della folla e raggiunge Massimo.

COMMODO: Cosa devo fare con te, tu semplicemente non vuoi….morire. Siamo così diversi tu ed io? Tu prendi la vita quando devi, così faccio io.

Sfinito per il combattimento, Massimo lo fissa freddamente.

MASSIMO: Ho soltanto una vita da prendere e poi è finita.

COMMODO: Allora prendila ora!

Massimo lancia uno sguardo a Lucilla, che si trova nel palco dell’imperatore, e poi ai pretoriani che montano la guardia intorno a loro due. Con calma si volta per andare via….

COMMODO: Mi hanno detto che tuo figlio (Massimo lentamente si volta indietro verso di lui) strillava come una ragazza mentre lo inchiodavano alla croce…..(il dolore di rivivere l’atroce atto passa attraverso il suo viso) e tua moglie gemeva come una puttana mentre la violentavano ancora, e ancora , e ancora..

MASSIMO: (dimostrando un’estrema, apparente, controllata calma) Il tempo degli onori presto sarà finito per te…principe!

Massimo lentamente si allontana da Commodo, il pretoriano si fa da parte e gli permette di passare. Egli lascia l’arena. Commodo è rimasto con uno sguardo di sorpresa.

FOLLA: Massimo…Massimo…..Massimo….

CAMBIO SCENA. Per la strada mentre Massimo, scortato da due guardie, ritorna alla scuola dei gladiatori. Proximo li segue protetto dal suo largo ombrello. Essi passano attraverso le strade adiacenti il Colosseo, una grande folla di ammiratori sta aspettando Massimo acclamando il suo nome e agitando vessilli con su scritto “MASSIMO”:

Tra la folla si trova Cicero che cerca di catturare l’attenzione di Massimo protendendo il braccio, tenendo una piccola borsa di pelle e chiamando a gran voce il suo nome.

CICERO: Generale…Generale…

Finalmente Massimo lo vede e con gioia risponde “Cicero…”. Cicero corre attraverso la folla urlante dietro di lui cercando disperatamente di andare più vicino al suo padrone; Massimo lotta per avvicinarsi ma le guardie restano accanto facendo indietreggiare la folla.

MASSIMO: Dove siete accampati?

CICERO: Ostia.

Finalmente, dopo numerosi tentativi, si nasconde dietro un prostituta che a sua volta sta cercando di richiamare l’attenzione di Massimo che in quel momento si avvicina a Cicero e si protendono l’uno verso l’altro.

MASSIMO: Di agli uomini che il generale vive. Che mi hai trovato. Che mi hai trovato!

Le guardie gridano “Cammina….Avanti muoviti!” Mentre spingono Massimo lontano da Cicero, questi riesce a dargli la sacchetta che stava portando e Massimo la nasconde nel suo palmo.

Più tardi in cella, con impazienza, Massimo apre la sacchetta di pelle che gli ha dato Cicero, dentro trova le due figurine di sua moglie e di suo figlio. Egli le guarda bramoso, baciando teneramente la figurina della moglie come se ella fosse li a ricevere il suo affetto ed il suo amore. Juba si avvicina.

JUBA: Possono sentirti?

Massimo volta la testa verso Juba, gli occhi umidi per la felicità della riunione con la sua famiglia attraverso le figurine e risponde a Juba.

MASSIMO: Chi?

JUBA: La tua famiglia, nell’altra vita?

MASSIMO: Oh! Si.

JUBA: Cosa gli stai dicendo?

MASSIMO: Al mio ragazzo dico che ci rivedremo ancora, tra poco, e di tenere giù i talloni quando cavalca il suo cavallo (Massimo continua con un sorriso mentre afferra le figurine più saldamente) A mia moglie….questi non sono affari tuoi.

Insieme sorridono. Massimo tiene strette le sue cose mandando a Juba uno sguardo di vittoria. Un’espressione di pace si fissa sul suo viso mentre stringe forte le figurine.

CAMBIO SCENA. Si torna al palazzo. Commodo, facendo il broncio come un bambino, parla con il senatore Falco.

COMMODO: E adesso amano Massimo per la sua clemenza, così io non posso ucciderlo altrimenti apparirei ancora più spietato. Tutta questa faccenda sembra un…..incubo.

FALCO: Ti sta sfidando. Ogni sua vittoria è un atto di sfida, il popolo se ne accorge così come il senato. Ogni giorno che egli vive diventano più audaci. Uccidilo!

COMMODO: No. Non voglio fare di lui un martire.

FALCO: Mi è stato raccontato di uno strano serpente marino che ha un metodo veramente insolito per attirare le sue prede. Giace sul fondo dell’oceano come se fosse ferito, allora i suoi nemici si avvicinano e ancora lui giace quieto, e allora i suoi nemici gli strappano piccoli brandelli di carne e lui resta immobile ancora.

COMMODO: Allora resteremo immobili e lasceremo che i nostri nemici vengano da noi a morderci…. Ogni senatore deve essere seguito!

CAMBIO SCENA. Il giorno seguente i gladiatori si stanno allenando nella scuola. Massimo cammina attraverso il campo dirigendosi verso un cancello dove la folla guarda i gladiatori messi in mostra. Massimo oltrepassa una guardia che lo chiama per nome. Egli gira lo sguardo in ricognizione e raggiunge il cancello dove Cicero sta aspettando. Posando la sua mano dietro la testa di Cicero e afferrando la sua mano con l’altra essi parlano.

MASSIMO: Cicero, mio vecchio amico! Credevo di averti visto per l’ultima volta.

CICERO: Noi credevamo che fossi morto.

MASSIMO: Quasi! Da quanto tempo gli uomini sanno ad Ostia?

CICERO: Tutto l’inverno.

MASSIMO: E come sono?

CICERO: Grassi e annoiati.

MASSIMO: Chi è al comando?

CICERO: Qualche imbecille di Roma.

MASSIMO: Quando credi che potrebbero essere pronti a combattere?

CICERO: Per te domani.

MASSIMO: Ho bisogno che tu faccia qualcosa per me.

CAMBIO SCENA. In città al bazar, mentre Cicero aspetta ansiosamente scrutando la strada intorno, è in corso un gioco. Colui che interpreta Cassio intrattiene la folla “Venite, state seduti. Se non siete stati nell’arena potete vedere lo spettacolo da qui. Il gigante Massimo sta sconfiggendo il nostro imperatore Commodo. Cosa dobbiamo fare?” La folla ride e grida.

Improvvisamente Cicero vede Lucilla, mentre è trasportata nella sua lettiga attraverso la folla. Egli corre per incontrarla.

CICERO: Mia signora! Ho servito tuo padre a Vindobona!

GUARDIA: Indietro.

CICERO: Mia signora! ho servito tuo padre a Vindobona!

GUARDIA: Indietro

CICERO: Ho servito anche il generale Massimo! Lo servo ancora!

GUARDIA: Indietro

LUCILLA: (alla sua scorta) Fermatevi! Fermatevi! State indietro!

CICERO: (inginocchiandosi davanti a lei sussurra) Il generale ti manda un messaggio. Incontrerà il tuo politico.

LUCILLA: (gli da due monete d’oro)Per la tua lealtà soldato.

CICERO: Grazie mia signora.

CAMBIO SCENA: Celle dei gladiatori.Massimo è stato condotto da Proximo nella stanza principale.

LUCILLA: (Ordina a Proximo) Lasciaci! (Massimo siede mentre Lucilla si rivolge verso una stanza adiacente e chiama) Senatore Gracco.

GRACCO: (entra nella stanza) Generale..Io spero che la mia venuta qui oggi sia prova sufficiente che puoi fidarti di me.

MASSIMO: Il Senato è con te?

GRACCO: Il Senato? Si posso parlare per loro.

MASSIMO: Puoi comprare la mia libertà e farmi uscire clandestinamente da Roma?

GRACCO: Per quale motivo?

MASSIMO: Fammi uscire dalle mura della città. Tieni pronti cavalli freschi per portarmi ad Ostia. Il mio esercito è accampato li. Per la sera del secondo giorno tornerò alla testa di 5000 uomini.

LUCILLA: Ma le legioni hanno tutte nuovi comandanti leali a Commodo.

MASSIMO: Quando i miei uomini mi vedranno vivo vedrai a chi daranno la loro lealtà.

GRACCO: Questa è una follia! Nessun esercito romano è entrato nella capitale da 100 anni. Io non voglio barattare una dittature per un’altra!

MASSIMO: Il tempo delle mezze misure è finito, Senatore.

GRACCO: Così dopo il tuo glorioso colpo che farai? Prenderai i tuoi 5000 guerrieri e partirai?

MASSIMO: Io partirò! I soldati resteranno per proteggervi sotto il comando del Senato.

GRACCO: Così, una volta che tutta Roma sarà tua, tu semplicemente la renderai al popolo. Dimmi perché?

MASSIMO: (si volta verso Lucilla) Perché questo era l’ultimo desiderio di un uomo morente. (si volta indietro verso Gracco) Io ucciderò Commodo, il destino di Roma lo lascio a voi.

GRACCO: Marco Aurelio si fidava di te. Sua figlia si fida di te. Io mi fiderò di te. Ma abbiamo poco tempo. Dammi due giorni ed io comprerò la tua libertà. E tu resta vivo, o io sarò morto! Adesso devo andare. (Gracco allunga la sua mano per battere Massimo sulla spalla mentre egli si alza)

CAMBIO SCENA. Negli appartamenti di Proximo dove Massimo sta parlando con lui.

PROXIMO: Questo piano non può andare. L’imperatore sa troppe cose. E per quanto mi riguarda, sta diventando pericoloso. (si vede un soldato sullo sfondo che tenta di ascoltare il loro discorso)

MASSIMO: Sarai pagato al mio ritorno. Ti do la mia parola.

PROXIMO: La tua parola! Cosa succederebbe se tu non tornassi?

MASSIMO: Ricordi cosa vuol dire avere fiducia Proximo?

PROXIMO: Fiducia? Perché dovrei fidarmi?

MASSIMO: Io ucciderò Commodo!

PROXIMO: Perché dovrei volere questo? Egli mi rende ricco. Oh! Io….io so che tu sei un uomo di parola generale. Io so che tu moriresti per onore. Tu moriresti per Roma. Tu moriresti per la memoria dei tuoi antenati. Ma io,invece , sono un artista. Guardia!

MASSIMO: (mentre lascia Proximo, si volta indietro e dice) Ha ucciso l’uomo che ti ha reso libero.

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