Russell Crowe

 

A Good Year - Un'Ottima Annata (2006)

 

Qui di seguito alcune recensioni italiane del film 

 

Recensione 'Un'Ottima Annata'

dal corriere.it: «Un'ottima annata», 15/12/2006

Lo stile pubblicitario soffoca la storia interpretata da Russel Crowe

Ridley Scott, favola patinata girata con la tecnica degli spot.
Inquadrature scelte per il loro effetto, forza evocativa della musica


Il primo amore non si scorda mai. Vale per il protagonista del film, Max, che da giovane aveva scoperto il piacere che possono offrire le labbra femminili. Ma vale soprattutto per il regista. E il primo amore di Ridley Scott è stata la pubblicità. Non quella supersincopata e supertecnologizzata che va di moda oggi, no: quella raffinata ed estetizzante che negli anni Settanta aveva rivoluzionato il mondo dell'advertising epermesso al cinema inglese di rinascere. Grazie a registi come Ridley Scott e suo fratello Tony, Alan Parker, Hugh Hudson, Adrian Lyne. Era stata una vera e propria rivoluzione, una specie di reazione all'immediatezza e all'ostentato verismo delle varie «nouvelle vague».
Non più la vita catturata nella sua realtà di eventi quotidiani, ma il sogno ricreato grazie alla forza inventiva del cinema. Controluce, rallenti, inquadrature scelte per il loro effetto non per il loro significato, forza evocativa della musica. E tutto messo abilmente al servizio di storie che con la «pubblicità» non c'entravano nulla (il senso dell'onore ai tempi di Napoleone: I duellanti; la voglia di rivalsa che passa attraverso lo sport: Momenti di gloria) per creare un ulteriore cortocircuito nella mente dello spettatore. Altro che banalizzazione dei sentimenti (tipo Un uomo, una donna): qui tutti si inchinavano a un nuovo modo di intendere il cinema. Compreso il «maestro» Rossellini, che a Cannes premiò proprio I duellanti. Il problema è che da allora sono passati quasi trent'anni e quel tipo di cinema ha perso forza e smalto. E soprattutto non ha più idee così sorprendenti sottomano. Lo dimostra proprio Un'ottima annata, dove lo «squilibrio» tra la storia e la sua messa in scena finisce per soffocare tutto il film, costretto a scegliere tra un prevedibile riscatto morale (del protagonista) e un altrettanto prevedibile elogio regionale (della Provenza).

LA TRAMA - I due antagonisti, infatti, sono da una parte, Max (Russell Crowe) lo squalo più cinico di tutta la city londinese, uno che non va in vacanza da chissà quanti anni per paura che qualcuno gli rubi il posto e che ripete continuamente ai suoi sottomessi il motto «vincere non è tutto... è l'unica cosa!». Dall'altra c'è il fascino senza tempo delle colline di Provenza, dei suoi tramonti, dei suoi filari di viti e, naturalmente, delle sue donne «gelosissime ed esigentissime». A obbligarli al confronto ci pensa l'eredità di un vecchio zio (Albert Finney), saggio e bon vivant: la villa, con annessi vigneti, dove lo squalo della finanza aveva passato spensierate estati d'adolescente. Se all'inizio l'eredità sembra solo l'occasione per un ulteriore guadagno, una piccola disavventura professionale e un quasi insignificante incontro con la ristoratrice Fanny (Marion Cotillard), contribuiranno a modificare vita e prospettive esistenziali di tutte le persone in gioco (che comprendono anche una figlia naturale dello zio arrivata da San Francisco — Abbie Cornish — e un vignaiolo che nasconde qualche segreto — Didier Bourdon).
TROPPO BELLO PER ESSERE VERO - Una favoletta aggiornata alle mode attuali, prima fra tutte il fascino dell'enologia e dei suoi misteriosi «vini da garage», che pur non avendo pedigree riconosciuti sono ricercatissimi dagli intenditori. Giusto un passatempo romantico per incrinare almeno un po' la cappa di cinismo e di egoismo che sembra dominare questi anni. Niente di male, insomma, se non fosse per quell'eccesso di «stile pubblicitario» che Ridley Scott sembra aver rispolverato dopo le megaproduzioni storiche degli ultimi tempi. Fateci caso. Nella scena d'amore tra Max e Fanny, l'illuminazione non arriva mai dalla stessa parte: cambia di 180˚a seconda che illumini il volto di lui o di lei. E in precedenza era stata la volta del colore del cielo (rosso, azzurro, grigio, senza mai una vera giustificazione meteorologica) o del panorama provenzale o ancora degli scorci nel giardino della villa. Non è mai la verosimiglianza a guidare le scelte del regista, ma piuttosto la voglia di aumentare un'effetto, di ribadire un'atmosfera, di aggiungere una sottolineatura. In fondo è questo lo scopo della pubblicità: vendere qualche cosa. Convincere il pubblico. Solo che a volte anche i messaggi promozionali rischiano di essere controproducenti, di ottenere l'effetto opposto. E qui, un po', succede. Troppo repentino il cambiamento di vita del protagonista, troppo bella la favola del primo amore che si ritrova quasi per caso. Non perché le favole non debbano avere una loro ragione di esistere, ma perché se ci si mette troppo zucchero (e troppi filtri rossi) alla fine non ci si crede più.
15 dicembre 2006

Recensione 'Un'Ottima Annata'

- da unita.it: La ballata del vino buono 14/12/2006

Non ce ne abbiano gli spettatori di città se li distinguiamo da quelli dei piccoli centri. Ma Un´ottima annata, suadente ballata di un Ridley Scott in grande scioltezza da non perdere assolutamente, è un regalo proprio per loro. Perché se il cinema apre una finestra sul mondo e produce sogni, uno dei più ricorrenti nelle notti di tanti professionisti infiocchettati nei loro appartamenti infarciti di oggetti Bang & Olufsen, in quartieri ben tenuti di città mediamente congestionate, è quello di fuggire in un (comodo) casolare di campagna e staccare la spina. Sono magari proprio quelli che si sono sentiti dire dal capo: «Avvertimi quando la tua vita privata va in pezzi. Vuol dire che ti meriti una promozione» (Il diavolo veste Prada). E che affettivamente coriacei, cinici, single e disincantati hanno sprecato anni a inseguire la soddisfazione economica visto che non conoscono altri risvolti della questione esistenziale. Magari non faranno mai il passo definitivo abbandonando la posizione raggiunta ma ameranno pensare che, se lo desiderano, è "prevista un´opzione". Il coraggio di una scelta clamorosa lo aveva già dimostrato la Diane Keaton yuppie in carriera di Baby boom (1987), che lascia la città per rincorrere maternità, amore e successo in campagna. Resta il fatto però che per la maggioranza di noi una casa coloniale con un vitigno di qualche ettaro per produrre buon vino rimane un bel sogno. Se il massimo che possiamo permetterci è un casetta a schiera in un posto con il verde "a metro quadrato", tanto vale…

Invece il ricco e sprezzante broker londinese Max Skinner/Russell Crowe lascia il covo di speculatori finanziari (che chiama mezze seghe), nel quale brillava per spregiudicatezza, e si ritira nello chateau in Provenza che lo zio (Albert Finney), viveur e ribelle, gli ha lasciato morendo. Tentato all´inizio di venderlo come un qualsiasi Fabrizio Bentivoglio che vuole disfarsi del La Terra, desiste (prevedibilmente) fino a fare il grande passo. Sarà un altro dei pendolari famosi che vivono 6 mesi nel sud della Francia e 6 mesi in giro a fare affari. Oppure film, come lo stesso Ridley Scott, che ha chateau e 11 ettari di vigneti proprio dalle parti in cui ha girato. E che ha deciso di portare sullo schermo il romanzo omonimo di un antesignano del "club" (dei fortunati), un certo Peter Mayle, ex pubblicitario inglese convertito alla scrittura. A parte questo, Un´ottima annata si segue facendo il tifo per Max, sperando che finalmente ceda ai piaceri della vita e lo faccia per noi. Abbandonare una Londra grigia e piovosa non è difficile, specie per quelle stanze francesi vintage come da rivista di arredamento, assolate e spazzate dal Mistral. Li dentro aleggiano gesta e parole di uno zio che insegnò al piccolo Max il gusto per la libertà, soprattutto mentale e l´amore per i buoni rossi. E poi adesso c´è Fanny (Marion Cotillard), che ha un bistrot in paese ed è una visione notevole e bacia alla francese.

Da manuale la scena del temporale che coglie di sorpresa Max e Fanny davanti allo schermo all´aperto dove si stava proiettando un montaggio di vecchie commedie sentimentali, slapstick e chincaglieria hollywoodiana. A proposito: archiviati i classici greci che decantavano le meraviglie del vino, per Bacco, i cineasti "propriamente" europei sembrano dare per scontato questo prezioso strumento degli dei. Così ci facciamo raccontare dagli americani le meraviglie del Pinot nero (Sideways). O dobbiamo ripescare nel repertorio di malinconici cantautori già andati come il Piero Ciampi del mesto dopo sbornia: «Ma come è bello il vino, rosso, rosso rosso, bianco è il mattino, sono dentro a un fosso. E in mezzo all´acqua sporca, mi guardo queste stelle, questa vita è corta».
pasquale.colizzi@fastwebnet.it
Recensione 'Un'Ottima Annata'

da agoranews.it: A GOOD YEAR

Dal 15 dicembre approderà nelle sale italiane UN’OTTIMA ANNATA film di Ridley Scott basato sul romanzo “Un amore per caso – a good year” scritto da Peter Mayle.

Sicuro di sé e arrogante, ostinato e affascinante, Max Skinner (Russel Crowe) è un banchiere di successo specializzato in transazioni finanziarie. Squalo della finanza sulla piazza londinese, Max non conosce rivali nella corsa alla conquista delle borse europee. Il suo ultimo successo infatti, è stato un “misero” guadagno a sette cifre, con grande sgomento e dolore dei suoi rivali. Ma in fondo, il trionfo di Max è in linea con la sua filosofia di vita secondo la quale “vincere non è tutto, è l’unica cosa! Poco dopo il suo ultimo exploit, Max riceve una brutta notizia dalla Francia: l’anziano zio Henry (Albert Finney) è morto e Max è l’unico beneficiario della sua tenuta, che include un villa in Provenza con tanto di vigna. La tenuta si chiama La Siroque, ed è il luogo in cui Henry si è dedicato alla coltivazione dell’uva negli ultimo trent’anni. Max si reca alla villa dove era solito trascorrere le vacanze da ragazzino insieme all’eccentrico zio, che non vedeva e non sentiva più da diversi anni. I ricordi di Max e il passare del tempo risvegliano in lui emozioni e sentimenti che pensava fossero scomparsi per sempre, e che gli permettono di apprezzare nuovamente e da una nuova prospettiva la filosofia di vita dello zio Henry, e soprattutto della vita in Provenza: “Non c’è nessun altro luogo al mondo in cui si può essere occupati facendo così poco e divertendosi così tanto!”

Secondo Russell Crowe, i flashback servono a sottolineare uno dei temi centrali del film e cioè che ‘fino a quando una persona resta nel nostro cuore, non muore mai.’ “Ho pensato che si trattasse di una meravigliosa metafora,” commenta Crowe. “Quando Ridley ed io abbiamo lavorato per ‘Il gladiatore,’ la metafora era la morte ma oggi, in UN’OTTIMA ANNATA, abbiamo discusso anche di un tema come la reincarnazione, e non mi riferisco al ritorno dal mondo dei morti ma parlo piuttosto di quello che succede a Max, una persona che per certi aspetti era come morta ma che dall’esperienza in Provenza trova nuove energie e esce rinato. Ogni personaggio di questa storia affronta una situazione che gli cambierà la vita in meglio.”

“Credo che il pubblico dopo aver visto il film riscoprirà i ricordi della sua infanzia,” commenta il quattordicenne Freddie Highmore, che interpreta Max da ragazzo. “Il film spingerà tutti a guardarsi indietro e a considerare le cose che ci sono successe nella vita. Quando era un ragazzo, Max non si rendeva conto di quanto fossero importanti gli insegnamenti dello zio Henry ma una volta adulto, tornando in quei luoghi si rende conto di quanto abbiano contribuito alla sua crescita e a fare di lui l’uomo che è.”
massimiliano valenzano
Recensione 'Un'Ottima Annata'

da zabriskiepoint.net: UN’OTTIMA ANNATA

di Rossella Rinaldi

Giudizio (max 5): 3

Max Skinner, brooker rampante e senza scrupoli, proprio nel momento di maggior gloria riceve la notizia della morte di suo zio Henry, che gli ha lasciato in eredità un casale con vigneti nel Sud della Francia. Partito solo per qualche giorno per sbrigare le formalità della successione, sarà talmente irretito dal paesaggio e dalle vicissitudini provenzali da modificare radicalmente la sua esistenza.
Ridley Scott affronta per la prima volta la commedia leggera (se si vuole escludere il dolceamaro Thelma e Louise) traendo spunto dal romanzo, autobiografico, del suo amico Peter Mayle, ex pubblicitario londinese che da qualche anno ha lasciato la frenetica vita cittadina per rifugiarsi in Provenza.
Nel film di Scott, anche lui proprietario di una tenuta da quelle parti, ogni sequenza trasuda ammirazione per i posti descritti (una vera maison vinicola letteralmente invasa dalla troupe proprio nel periodo della vendemmia), anche se la Francia è rappresentata con uno stile scanzonato e fumettistico che ricorda un po' "il fantastico mondo di Amelie". Ma sebbene il film risenta di quest'impostazione dualistica, che un po' moralisticamente (a chi non piacerebbe vivere tra le vigne provenzali?...) contrappone la spietata vita londinese con l'allegra e tranquilla atmosfera di campagna, dove magicamente si trova anche l'amore, la commedia funziona e scorre anche grazie ad un Russell Crowe perfettamente a suo agio tra uva, calici e scorpioni. Da menzionare la presenza del grande Albert Finney, lo zio Henry, mentre la sua figlia illegittima è interpretata dall'astro nascente australiano Abbie Cornish.

Recensione 'Un'Ottima Annata'

da scanner.it: Un'ottima annata - A good year 31/12/2006

di Paolo Boschi

Date a Ridley Scott una bella storia, a prescindere dal genere, e senza dubbio riuscirà a trarne fuori un buon film, come nel caso de Il gladiatore o Il genio della truffa, magari persino un cult movie, come gli accadde con Alien, Blade Runner o Thelma & Louise. L’ultima fatica dietro la macchina da presa del grande regista britannico, intitolata Un’ottima annata, appartiene alla prima categoria: Scott per la prima volta si è messo alla prova con una commedia sentimentale, traslando sul grande schermo l’omonimo romanzo di Peter Mayle. Al centro della trama di Un’ottima annata figura un simpatico bastardo rispondente al nome di Max Skinner, broker londinese consapevolmente cinico oltre ogni umana concezione, interessato soltanto al crudo profitto, da raggiungere senza scrupoli di sorta per le vittime collaterali, un uomo sostanzialmente privo di affetti e legami veri, almeno finché dal passato non si riaffaccia il caro zio che l’ha cresciuto in una magnifica villa provenzale dopo la morte precoce dei suoi genitori. Intendiamoci, il ragazzo di un tempo per seguire il suo sogno di successo e ricchezza ha di fatto dimenticato lo zio, che da anni ormai non sentiva neppure per telefono: ma la triste notizia della dipartita dell’anziano parente, amante del buon vino e delle belle donne, risveglia in Skinner tanti meravigliosi ricordi, che vividamente ricominciano ad affacciarsi con forza e con nostalgia nella testa del nipotino di un tempo, peraltro rimasto erede della magnifica villa con annesso vigneto del vecchio zio. Ma, tranne qualche comprensibile concessione al passato, quando Max Skinner approda nel suo buen retiro d’infanzia, il suo pensiero dominante è come trarne il maggior profitto possibile nel minor tempo possibile. Poi, gradualmente riconvertito alla particolare percezione locale del tempo e della vita – ovvero assai rallentata rispetto ai frenetici standards metropolitani –, il protagonista inizia a cedere alle lusinghe del passato, al richiamo di un vino mitico ed introvabile, e soprattutto alla passione irresistibile per una splendida cuoca dal cuore infranto, l’affascinante Fanny. Aggiungiamo anche una rediviva cugina che il prode zio ha avuto (senza mai saperlo) da una conquista californiana un quarto di secolo prima, che diverrebbe erede universale di villa e vigneto in caso di riconoscimento legale e che peraltro ha una vera passione per la viticoltura. Troppe scoperte (e riscoperte) in contemporanea per non lasciarsi soggiogare, anche in virtù dell’ambientazione mozzafiato in una Provenza ritratta sul filo sottile che separa il poster illustrato da un panorama insostenibile. Perché dunque non concedersi la possibilità di una vita diversa, una vita da godersi attimo per attimo senza l’ossessione banale di accumulare soldi con spericolate alchimie finanziarie? Quando Max Skinner riuscirà a darsi una risposta, fare la cosa giusta diverrà semplicemente l’unica opzione possibile. Un’ottima annata è una commedia che incanta sequenza dopo sequenza, caratterizzata da tempi semplicemente perfetti, ottime battute, un cast davvero in forma. Cosa chiedere di più ad un plot intriso di romanticismo e con happy ending d’obbligo? Da non perdere.

Voto 7½

Recensione 'Un'Ottima Annata'

da xtm.it: Un'ottima annata (A Good Year) 03/01/2007

di Simone Cosimi

Ci si diverte dall’inizio alla fine. Alternando momenti che cavalcano il burlesque, frangenti assai più intensi e sfruttamento intensivo di luoghi comuni a fini parodistici ed ironici, ma con stile. Questi sono forse gli unici punti fermi. Per il resto, “Un’ottima annata” – pur nella sua totale scontatezza di genere – spiazza nei nomi e nel lavoro di chi ci sta dentro: nell’assolata regia di Ridley Scott – amante della Provenza e fraterno amico di Peter Mayle, autore del romanzo “A Good Year” -, uno abituato a farci rabbrividire nell’umida oscurità di “Blade Runner”, “Alien” e nel sudore e sangue de “Il gladiatore” o di “Soldato Jane”. Uno insomma che non lavora con Boldi e la Santarelli. Ed anche nell’interpretazione – ancora una volta assai convincente – del suo pupillo Russell Crowe, che si conferma interprete versatile e credibile. Nei panni di uno spietato broker della City l’occhialuto e scapigliato Max Skinner si ritrova catapultato in Francia, dove scopre di aver ereditato dall’amato zio Henry – col quale da bambino aveva trascorso estati indimenticabili ma che non sente da anni – la notevole proprietà comprendente palazzo e vigneto. E come in una specie di favoletta alla Willy Wonka campagnolo, il Cuor di pietra Famedoro londinese, partito con l’intenzione di sbarazzarsi rapidamente della proprietà, finisce col cadere con tutto il cappello nel fascino del sole francese, del vino e soprattutto della commovente Marillon Cotillard, che lo convinceranno a cambiare decisione.
In mezzo – fra accelerazioni manierate, sequenze di puro divertissement e telefonini che squillano incessantemente – i frequenti flash-back in cui ricompare lo zio Henry, donnaiolo e viveur di grande esperienza, e soprattutto il buon lavoro fatto sui personaggi che popolano la vicenda assieme al protagonista: il vignaiolo-filosofo che cita Proust e nasconde in cantina le bottiglie di un vino pregiatissimo e leggendario ed un grasso e magnifico Albert Finney nei panni del leggendario zio su tutti. Poi l’amico avvocato-tontolone, la figlia illegittima di Henry scappata fuori di punto in bianco, la fetish-segretaria e la magnifica e burbera locandiera del paese, Marillon Cotillard (vista in “Taxxi 2”), che aggancerà Skinner convincendolo a mollare tutto a Londra e quasi a reincarnarsi nello zio Henry.
Direi che il vero film di questo Natale 2006 è questo di Scott: nel senso che è un lavoro dignitosissimo, quasi un passatempo di un regista più spesso impegnato in produzioni megagalattiche. Eppure funziona alla grande, oltre ogni aspettativa: certo è cretinetto, scontato. Una favoletta ben raccontata, manierata e terribilmente preda di luoghi comuni: però “gira”, in certe scene si ride a crepapelle, gli interpreti sono credibili e “giusti” per le loro parti ed oltre tutto a volerla trovare c’è anche la solita, ma mai inutile, morale del “fermatevi un attimo e godetevi la vita”. C’è un bell’attore, una gran bella donna, il fascino (un po’ annacquato e visibilmente sulla scia di commedie come “Sideways”) del nettare degli Dei, una trama che regge ed un intreccio gradevole, una soundtrack frizzante e tanti piccoli - sebbene strumentali – colpi di scena.
Cosa volere di più il 24 dicembre, per chi desidera glissare con classe – senza dunque farsi tacciare di oscurantismo librario – gli stomachevoli ed ammuffiti cinepanettoni?
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