- da Capital.it:
''Decenza, pulizia, onestà'': i valori del pugile gladiatore
05-09-2005
Parla Russell Crowe, ma niente domande sui telefoni... (qualche mese fa l'attore aveva ferito un cameriere tirandogli una cornetta)
dalla nostra inviata ARIANNA FINOS
VENEZIA - Russell Crowe, in polo bianca con colletto nero e scritta dorata, arriva puntale al Lido insieme al regista Ron
Howard, l'ex Richie Cunningham di 'Happy days', in coppia hanno vinto l'oscar per 'A Beautiful
mind', e Renée Zellweger, con abito zebrato nero, bianco e rosa, di nuovo in versione bionda.
Il loro film, 'Cinderella man', malgrado le ottime recensioni, è stato disertato dal pubblico americano. A peggiorare la situazione, c'è stato anche l'episodio, piuttosto antipatico, dell'arresto a New York di Russell
Crowe, che ha tirato il telefono in faccia ad un portiere d'albergo perché non riusciva a chiamare moglie e figlio in Australia.
Ora i tre cercano un riscatto europeo portando il film fuori concorso alla Mostra di Venezia.
'Cinderella man', che esce venerdì prossimo nelle sale italiane, è la storia vera del pugile Jim
Braddock, che durante gli anni della Grande Depressione, malgrado le difficoltà economiche, tornò sul ring e divenne campione del mondo battendo, nel 1937, il crudele tedesco Max
Bauer, in un match entrato nella storia del pugilato.
La conferenza stampa è stata preceduta dall'annuncio che, essendoci una causa legale in corso, non saranno accettate domande sull'episodio del telefono. E, con queste premesse, Russell
Crowe, di ottimo umore, inizia a rispondere...
Nel film interpreta un padre. Anche nella realtà lei è diventato padre...
Prima di tutto, diventare padre è stata l'esperienza più bella della mia vita. E' fantastico. Ed è una esperienza quotidiana che mi arricchisce, la raccomanderei a tutti. Io lavoro anche tra un ciak e l'altro, faccio ricerche, cambio fisico, se necessario. Tutto fa parte del lavoro. Ma, per me, il film finisce con l'ultimo ciak: i film non entrano nella mia vita. E viceversa.
Dopo questa esperienza professionale, ha riflettuto di più sui sentimenti dei poveri rispetto al passato?
Questo film è importante perché ricorda agli americani che l'abbondanza di cui godono non è un diritto assoluto e che, anche poco tempo fa, in America c'era chi soffriva la povertà. E' importante ricordare a tutti, anche nelle società più ricche, che il mondo è vasto e i beni dovrebbero essere divisi in maniera più equa.
La scorsa settimana a Parigi sono partite le riprese del suo nuovo film con Ridley Scott, con il quale torna dopo 'Il gladiatore'. Cosa hanno in comune Howard e Scott?
Beh, in comune c'è che sono entrambi simpatici. Amici miei tutti e due. Lavorare con Ridley Scott è come lavorare con Ron
Howard. Grazie alle esperienze precedenti, sappiamo cosa aspettarci l'uno dall'altro, lavoriamo in grande armonia e spero questo si veda nel film.
Cosa pensa di James Braddock? C'è qualcosa di simile tra un pugile e un attore?
Il mio rapporto con Braddock? Mi piacciono le priorità della sua vita, i suoi valori etici. Il fatto che, dopo essere stato disoccupato per tanto tempo, è tornato all'ufficio disoccupazione per restituire i soldi del sussidio che aveva ricevuto. Per me, era giunto il momento di fare una storia sui valori fondamenti di un essere umano pulito e onesto. Tante cose nel mondo ci fanno perdere i veri valori di decenza, pulizia ed onestà. Quanto alle somiglianze, no, mi sembra che ci sia più somiglianza tra un attore e un matematico schizofrenico che tra un pugile e un attore.
Si è mai trovato in un angolo? Ha mai trovato la forza di reagire?
Dicono tante cose agli attori che devono sfondare. Ma sono voci dovute alle paranoie degli altri. Noi attori facciamo quello che ci piace, non avrà grandi conseguenze nel mondo, ma è importante per noi. E se faccio dimenticare al pubblico, anche solo per cinque minuti, i propri problemi, questo mi basta. Sono molto fiero del fatto che la critica abbia accolto favorevolmente il film. E, senza entrare nei dettagli statistici, la reazione del pubblico è stata ottima. Chi ha visto il film, ha reagito in modo positivo. Questo mi basta.
- da Primissima.it:
Sempre dalla conferenza stampa di Venezia 07/09/2005
Cinderella Man
Chi si nasconde dietro a un ruvido e massiccio tipo con felpa e sguardo da duro? Russell
Crowe, ovvio. E' arrivato al Lido per Cinderella Man, l'ascesa ma soprattutto la caduta e lotta per la sopravvivenza del prode pugile irlandese Jim Braddock e famiglia. Tra gli anni ruggenti e la Grande depressione. A dirigerlo è Ron Howard che lo ha già diretto in A Beautiful
Mind, storia di un altro personaggio emblematico e realmente esistito.
Ron Howard sostiene che il carisma degli attori australiani è merce rara a Hollywood, vero. Nel film Crowe è bravissimo. Certo, questo è un ruolo fatto su misura per lui, ma a guai a ricordargli la sua passione fuori dal set per risse e pugni!
Mr Crowe, questo film le ha insegnato qualcosa sulla povertà?
"A volte bisogna usare il prisma della memoria, della storia per raccontare qualcosa che riguarda il mondo di oggi. Il periodo durissimo della depressione dovrebbe insegnare all'America, ma direi ad ogni società agiata, che la ricchezza non va mai data per scontata. E che forse sarebbe più giusto dividere ciò che si ha con chi ne ha bisogno".
Lei qui interpreta la parte classica del piccolo-grande eroe Usa, colui che crede nei valori, lotta per giustizia, onestà, famiglia. Come si è confrontato con questo personaggio?
"Molto bene. Di lui mi ha molto colpito un dettaglio biografico: finito il peggio ha restituito tutti i soldi del sussidio statale. Questo tipo di persona che riesce a fronteggiare situazioni difficilissime senza mai corrompere, tradire ciò in cui crede, cercando di essere un esempio per i propri figli, mi piace. E trovo che in un mondo come il nostro in cui domina opportunismo e si vedono tanti orrori sia un bene che appaia uno come Jim
Braddock".
Anche lei è un padre, le è servito esserlo per affrontare questo ruolo?
"Ho la fortuna di essere un padre, una fortuna che vivo e scopro ogni giorno e auguro a tutti. Ma non faccio paragoni tra la mia vita privata e i film. Il mio lavoro esiste tra un ciak e l'altro. Non me lo porto a casa, finito il ciak, finito il lavoro".
Però magari l'idea di ascesa e caduta di un personaggio pubblico le sarà venuta in testa?
"Jim Braddock è un pugile, non è un attore. E non trovo ci siano somiglianze tra i due mestieri, ce ne sono di più tra un matematico pazzo e un attore. Ma il pugile appartiene davvero a un altro mondo. Detto questo, è chiaro che la domanda su come sia passare dalle stelle alle stalle me la sono posta. La risposta è, come ho già detto, fama, ricchezza non sono cose scontate".
Ora lei è a Parigi sul set del nuovo film di Ridley Scott, con cui ha già lavorato. Questo è il suo secondo film con Howard. Sono i registi che la vogliono ancora, oppure è lei che preferisce lavorare con chi conosce?
"Entrambe le cose, credo. Quando ti conosci hai un vantaggio: sai dove e come puoi progredire e cosa ti puoi aspettare dall'altro.
E' molto importante per un attore, è un' opportunità di evolversi professionalmente".
Jim Braddock è un uomo onesto e leale, ma è anche un duro...
"Alt, a me piace la sua integrità, rara. Di duri è pieno il mondo".
Nella sua vita ci sono stati momenti difficili? Lei conosce il tipo di sacrifici a cui va incontro il protagonista e la sua famiglia?
"Beh, così estremi no, non ho mai provato nulla del genere. Non per niente la Depressione americana è un fatto storico. Io credo però che oggi vi sia una nuova forma, terribile di povertà in aree ricche e avanzate e questo film con la scusa della fiction in qualche modo ne parla".
Cosa le piace del suo mestiere?
"Mi sembra utile, se uno che ha i suoi guai entra al cinema e si dimentica del peggio, anche solo per un paio d'ore, questo per me, attore, è un grande successo".
Lo consiglierebbe ai suoi figli?
"Se lo volessero, sì. Io ho sempre detestato gli 'scoraggiatori', ci sarà sempre gente che ti consiglia di abbandonare ciò che desideri, lo fanno per paura, insicurezza. L'importante è fare ciò che si desidera davvero".
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